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Inquinamento Alimentare ed Educazione Bio

Fabio Bono
Posted Sep 7, 2009 8:22 AM
Elfoscuro
Sanremo, IM
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Ragazzi, iniziative come questa dovrebbero essercene di più: MITICI!!!!!
Adesso ci butto un occhio più approfondito...intanto voi che ne pensate?
TT&GG
Posted Sep 7, 2009 9:56 AM
user 9732023
Ventimiglia, IM
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Ola Marco-to, come stai? Il sito che segnali mi sembra molto gradevole e ... buono!
Sembra di poter cogliere anche qualcosa di più profondo.
Fabio Bono
Posted Sep 8, 2009 8:38 AM
Elfoscuro
Sanremo, IM
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Dopo un intensissimo fine settimana solo oggi sono riuscito a riguardarmi con calma il link di marco su "Il mio Orto".
Sicuramente gli abitanti di Milano, Vercelli, Biella, Torino, Casale e Novara si possono considerare molto fortunati a poter godere di un offerta simile!
Pagando un tot. all'anno si possono ricevere i prodotti dell'orto biologico di Vercelli...Sì, la spesa iniziale è cospiqua (minimo di 850 Euro per la fornitura annuale di circa 200 Kg di verdura), però facendo due conti la cosa potrebbe anche essere fattibile.
Insomma, è un esperimento da seguire.
Adesso lo posto anche nelle omonime Discussioni di Milano e Torino!




Questa mattina ritorno anche sul fattaccio dell'Azienda Biologica dove hanno trovato tonnellate di Atrazina. Solleva questioni molto importanti e spesso sottovalutate, ma essenziali per capirne di più su questi "spiacevoli" accadimenti.
Da: http://it.greenplanet...

Ettari, mercato e questione morale


Non ci va di sollevare la questione morale. Giochetti del genere vanno troppo di moda in questa Italia caotica come non mai. E sono stucchevoli. Se c'è una questione morale nel biologico, la lasciamo ad altri.

Il caso dell'azienda veronese "biologica" con tonnellate di sostanze all'atrazina in magazzino, che abbiamo commentato una settimana fa, provocando reazioni più preoccupate che scandalizzate, richiede semmai una ripresa "tecnica" per capire come mai certe cose possano accadere. Chi glielo fa fare, ad un'azienda agricola libera di scegliere tra biologico e convenzionale, di passare al biologico con una pura operazione di facciata, però con tanto di certificazione?

La risposta - scusate, possiamo sembrare pedanti, ma il giornalismo è chiarezza fin dove possibile - sta in queste frasi pubblicate in un editoriale dell'Informatore Agrario la settimana scorsa a firma di un commentatore autorevole e neutro come Gabriele Canali:

"Vi sono produttori che si sono dedicati al biologico solo per ottenere i contributi previsti prima dal vecchio regolamento 2078/1992 e poi, fino ai nostri giorni, dalle diverse versioni dei Piani di sviluppo rurale regionali. Non di rado si tratta di un biologico 'sulla carta' nel senso che il fine di questa attività è semplicemente il contributo e non la produzione di prodotti di qualità per il mercato". E Canali aggiunge: "A ben guardare, anche se molti spesso se ne dimenticano, gran parte delle superfici italiane destinate a produzioni bio sono facilmente collocabili in questo contesto...". Abbiamo citato un esperto che i problemi li conosce e che sa indicare la strada: la conquista di mercati ancora affamati "di buoni prodotti bio che l'Italia potrebbe (e dovrebbe) offrire".

Con questi presupposti, la competizione tra Italia e Spagna sul piano delle superfici dedicate all'agricoltura biologica non solo passa in secondo piano ma può essere letta nella maniera più appropriata.
La Spagna ha superato l'Italia con un milione 300 mila ettari contro un milione 150 mila ettari. Ma anche la Spagna cerca di conquistare finanziamenti costi quello che costi, proprio come fanno gli italiani. La questione è quali parametri contano. E lo possiamo dire: il parametro che conta è rispondere alle richieste dei consumatori di tutto il mondo con un biologico il più possibile fedele a se stesso.
Qui sta il senso di tutto e anche la chiave del successo commerciale. Alcuni esponenti del biologico italiano, tuttavia, hanno considerato con preoccupazione i dati sulle superifici.
Ci sembra, sinceramente, che dovrebbero preoccuparsi di altro.

Antonio Felice

Fabio Bono
Posted Sep 9, 2009 7:34 AM
Elfoscuro
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Icea al Sana tra forum e convegni



Ogni giorno uno o più temi: dai cambiamenti climatici allo standard unico per la biocosmesi, dall'acquacoltura bio alle esportazioni in Cina


Cooperazione internazionale, lancio della Giornata nazionale del Biologico, e nuovo disciplinare europeo Cosmos per la cosmesi: con questi temi portanti anche quest'anno Icea sarà al Sana, il salone internazionale del naturale in programma dal 10 al 13 settembre a Bologna.

L'Istituto Certificazione Etica e Ambientale, con oltre 12mila aziende certificate il maggior ente di controllo italiano del biologico e della crescita sostenibile, avrà a disposizione per il Food due isole per 290 mq al pad. 22, dove ospiterà anche una selezione di sedici aziende certificate, più altri 48 mq al pad. 16 per la cosmesi, con altre sette aziende.

Presso lo stand, all'interno di un'ampia area attrezzata, si alterneranno degustazioni e forum tematici. Questi ultimi - per ulteriori info visitare www.icea.info - si svilupperanno così:

Giovedì 10: Standard europeo cosmesi; Biologico di Fattoria; Esportare in Cina
Venerdì 11: Cambiamenti climatici; Acquacoltura e Pesca sostenibile
Sabato 12: Rassegna presentazione Premi Biol e BiolMiel, verso il BiolWine
Domenica 13: Mostra del tessile biologico e degustazioni prodotti etnici

Presentazioni in allegato.

Scarica anche il numero per il Sana della newsletter Icea "EcoBioEquo"
Fabio Bono
Posted Sep 11, 2009 8:30 AM
Elfoscuro
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In questi giorni si svolge il SANA a Bologna, una delle più grandi Fiere italiane di Biologivo.
E' anche il luogo ideale per snocciolare le cifre del Mondo del Biologico.
Eccone un riassunto:


Da: http://it.greenplanet...

SANA2009. Cominciamo con un po' di numeri

Giovedì 10 Settembre 2009 09:25


Il mercato italiano, con le prime stime diffuse, vale oggi tra i 2.8 e i 3 miliardi di euro ed ha registrato nei primi sei mesi del 2009 un +7,4% di crescita in valore e 8.5% (crescita media dal 10 al 15% nello specializzato). Nord Ovest e Nord Est del Paese in cima alla lista. Se la crescita dei terreni coltivati senza senza chimica è cresciuta negli ultimi anni su scala globale( 32 milioni di ettari, 1.200.000 aziende in 141 Paesi e un mercato del valore di oltre 46 miliardi di dollari pari ad oltre 32 miliardi di euro), mediamente dal 10 al 20% annuo, l'Europa è il maggior mercato mondiale per i prodotti biologici. I Paesi comunitari in cui si sviluppa meglio abbiamo Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia. La "classifica" delle coltivazioni biologiche è guidata dall'Australia con 12 milioni di ettari, mentre l'Italia, con una superficie bio pari a circa 1 milione di ettari, occupa il sesto posto (dopo Australia, Argentina, Brasile, Cina e Stati Uniti) a livello mondiale e il primo a livello europeo, in un testa a testa con la Spagna e davanti a Germania e Gran Bretagna. E' anche al primo posto in Europa per il numero di aziende agricole che hanno scelto il metodo biologico, adottando tecniche di coltivazione moderne e rispettose dell'ambiente.

L'Italia spicca, oggi, come primo produttore al mondo di ortaggi, cereali (con circa 250.000 ettari), agrumi, uva (con 38.000 ettari, il doppio della Francia) olive bio e si colloca al secondo posto per il riso biologico (dopo la Thailandia).

Sul territorio nazionale vengono coltivati numerosi altri prodotti biologici, vere e proprie eccellenze agroalimentari uniche al mondo: nel corso degli anni numerose aziende biologiche italiane hanno vinto premi prestigiosi nei concorsi internazionali dedicati a
prodotti come vino, olio, formaggi.

Indirizzando una parte significativa della produzione bio all'estero, l'Italia è anche il maggior esportatore mondiale di prodotti biologici ( Europa, Stati Uniti e Giappone i principali mercati di destinazione) per un valore di circa 900 milioni di euro.

Questo costante sviluppo dell'agricoltura biologica anche se dimostra la sempre maggiore attenzione dei produttori alla salvaguardia dell'ambiente e della salute e la crescente consapevolezza dei consumatori dell'importanza di acquistare prodotti alimentari naturali e garantiti, vede una situazione, all'interno del mercato nazionale non adeguata.

In Italia la spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane si assesta sul 3%, contro quote che per alcune tipologie di prodotti sfiorano il 20% in altri stati europei come Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania e Paesi scandinavi.

Il mercato del biologico italiano è stimato tra i 2.8 e i 3 miliardi di euro, con circa 1.8 miliardi di vendite al dettaglio in negozi specializzati, supermercati, vendite dirette delle aziende agricole (particolarmente per olio, vino e ortofrutta), consegne a domicilio
e gruppi d'acquisto. La ristorazione scolastica vale tra i 200 e i 250 milioni di euro.

Per quanto riguarda la grande distribuzione (che, pur sensibile al biologico, offre comunque una gamma limitata di prodotti), nonostante la crisi generale di consumi nei primi sei mesi del 2009 gli acquisti di prodotti bio confezionati in Italia hanno fatto
registrare un incremento del 7.4% in valore e dell'8.5% in quantità rispetto al 2008, per circa 350 milioni di euro (dati Ismea/AcNielsen).

Tra i settori che hanno evidenziato gli incrementi maggiori si segnalano l'ortofrutta, le bevande e le uova (il cui consumo è aumentato di oltre il 35% dal 2005 al 2007: nei soli supermercati i consumatori italiani ne acquistano più di 250.000 al giorno). Ma
vanno bene tutte le categorie di prodotti
:
ogni giorno nella grande distribuzione si acquistano 15 tonnellate di yogurt e oltre 40.000 litri di latte biologici. Nell'analisi geografica dei consumi il traino maggiore arriva dalle regioni del Nord Ovest e del Nord Est.

Il canale dei punti vendita specializzati in soli prodotti biologici (oltre un migliaio di negozi distribuiti in tutta Italia, anche se in prevalenza concentrati al nord e al centro) ha segnato performance anche superiori, facendo registrare una crescita media dal
10% (negozi indipendenti) al 15% (punti vendita affiliato in franchising).
Analogo andamento positivo per le vendite dirette degli agricoltori (sono circa 2.000 quelli che offrono direttamente al pubblico i loro prodotti in spacci aziendali e in banchi ai mercati) e per i gruppi d'acquisto.

Il settore produttivo si caratterizza per dati assolutamente originali, se confrontati con la situazione generale dell'agricoltura italiana: altissima la percentuale di donne imprenditrici (25%), di giovani (il 50% ha meno di 50 anni), di scolarizzazione elevata (il 50% dei produttori bio ha il diploma, il 17% la laurea) e la propensione alle nuove tecnologie (il 52% utilizza Internet).

(mio commento: per la serie: "Scelgono Biologico le persone più intelligenti, che comprendono l'importanza dell'Alimentazione sulla Salute...")

Da rilevare, infine, la grande diffusione dei prodotti bio nella ristorazione collettiva: in circa 750 Comuni italiani, infatti, le mense scolastiche utilizzano alimenti biologici per un totale di oltre 1 milione di pasti al giorno.


Marzia
Posted Sep 11, 2009 9:18 PM
user 4114504
Sanremo, IM
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Proprio sul "SANA" di Bologna riporto un commento di Federica, del Meetup di Bologna...IMBARAZZANTE, vero?sadconfused

Ieri ho visitato il SANA (la fiera del "naturale" che si tiene ogni anno a Bologna) e ne sono uscita con profondo disgusto.

Credevo di trovare tanti piccoli produttori in cerca di visibilità e di reti di contatti, e invece ho visto un'organizzatissima "macchina da soldi" che usa la bandiera del biologico per giustificare prezzi inverosimili, e che per giunta ha ormai oscurato o fagocitato i produttori di piccole e medio-piccole dimensioni: il "business" si fa con l'immagine, rendendo il prodotto facile da comprare e accattivante, usando la certificazione solo come fastidioso rito di sdoganamento per la sola parte dell'agricoltura "dove si fanno i soldi veri" (sic! sentito dire da un espositore).

E non importa se bisogna passare sopra al buonsenso (pesche a 4€/kg in questa stagione!) o ai più elementari rudimenti di coscienza ecologica (il TRIPLO IMBALLO!!! prodotti sedicenti ecologici venduti con un triplo imballo!!!)

Mi sono fermata a fare due chiacchiere con un piccolo produttore che stagionalmente segue anche un agrumeto di pochi ettari (credo 2 o 3).

Raccontava una situazione paradossale: lui che coltiva questa estensione così modesta, riesce a vendere il grosso della produzione ai G.A.S. e ai mercatini locali, ricavandone un prezzo equo che gli consente di continuare a seguire i criteri della coltivazione organica (biologica);
il suo vicino, che coltiva un'estensione circa doppia, sempre ad agrumi, non riuscirebbe a vendere una parte sufficiente della produzione attraverso la micro-rete dei GAS o dei mercatini dei produttori, perciò è forzato a coltivare per un gruppo di distribuzione (centrale acquisti? consorzio?) e a mantenere determinati standard quantitativi ed estetici ...ragion per cui non potrebbe svincolarsi dalle tecniche di coltivazione "convenzionali" neppure volendo, e alla fine di tutto rischia di guadagnare meno del suo piccolissimo vicino di campo!

Fabio Bono
Posted Sep 13, 2009 1:06 AM
Elfoscuro
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Da: http://www.43zero58.c...

Umberto Veronesi: “l’Italia guidi la cultura alimentare”.
Guido Barilla: “Nel settore alimentare lo sviluppo delle conoscenze è un aspetto fondamentale per la progettazione del futuro”.


Un appello stile “il gatto & la volpe” lanciati al forum Ambrosetti di Cernobbio, ovvero l’apoteosi del conflitto d’interesse.

Esprimiamo seri dubbi se questi due compagni di merendine si mettono insieme, ed iniziano a pensare alla nostra “sana” alimentazione.

Caro Guido, nel mulino che vorrei:

tu non ci sei
non si coltiva grano ai bordi dell’autostrada, tra la statale e l’alta velocità
non ci sono gazebo di lotta operaia all’ingresso dell’azienda
il mio fornaio non ha sedi in paradisi fiscali
non si viene condannati dall’antitrust per formazione di cartelli della pasta
non si promuovono le merendine ai bambini
in etichetta si scrive tutta la verità
non c’è bisogno di Alixir o alimenti-farmaco
le fabbriche del cibo hanno il buongusto e il rispetto per la nostra intelligenza di non farsi promotrici di sana alimentazione

Caro Umberto, non dovresti occuparti di cultura alimentare perchè:

non conosci l’alto significato di “cultura alimentare” e non sei tu che ce lo devi insegnare
sostieni che gli inceneritori non hanno alcun nesso col cancro
ti occupi di finanza, imprese e saltuariamente di salute
hai una fondazione a tuo nome che fa i soldi col cancro ed ha come sponsor Acea inceneritori, Enel, Veolia Environment costruzione inceneritori
sei un convinto promotore degli OGM, sicuro che ci miglioreranno la vita
hai pubblicato uno studio dichiarando che “se togliessimo da un embrione umano il gene P66, in una operazione che richiede pochissimo tempo, potremmo creare un bambino che vivrà 120 anni, e così suo figlio, si tratta di una nuova linea umana”
sei un commerciante di pomodori geneticamente modificati, progetto Flora del pomodoro viola, che secondo te combatterebbe l’insorgenza dei tumori, e non perdi occasione pubblica per cercare di piazzarlo sul mercato
il tuo istituto di ricerca oncologica è stato coinvolto in una indagine per finanziamenti illeciti
sei a favore della vivisezione
sei uomo immagine e co-fondatore di Genextra, che nel 2003 ha generato Congenia concentrata su mallattie legate all’età, che nel 2004 ha generato DAC incentrata sull’oncologia, che nel 2005 ha generato Tethis nel settore nanotecnologie, che nel 2006 ha generato Intercept Pharmaceuticals focalizzata su malattie del fegato, che alla fine della storia il tutto serve a sviluppare farmaci
Barilla - Veronesi, un’accoppiata infelice e preoccupante. Terremo d’occhio i prossimi movimenti e i conseguenti risultati, attenti a quei due!

Attendiamo anche i risultati, che tuttavia possiamo supporre, del Barilla Center for Food & Nutrition International Forum, il 3 dicembre a Roma, evento che ha già avuto patrocinio della Presidenza del Consiglio (non poteva mancare) e del Ministero dell’Ambiente. Parteciperà William Haseltine, un’altro scienziato imprenditore, una categoria piena di conflitti d’interesse, business is business, fondatore della Human Genome Sciences, Inc. ha servito come presidente e amministratore delegato della Società fino al 2004. Egli è anche il fondatore di otto altre aziende biotecnologiche di successo, è un partner in India di Ashmore Asset Management Ltd, una società di private equity asset management, e membro della Reliance Industries, Ltd. per l’innovazione, consulente per le biotecnologie in varie aziende farmaceutiche, è il presidente del Global Health Haseltine, LLC, una società dedicata alla creazione di nuovi e più efficienti strumenti per sviluppare farmaci e dispositivi medici, è presidente del consiglio di amministrazione del Centro Berkeley per la biologia sintetica. C’è da fidarsi ad accettare caramelle da costui?

Conclude l’intervento di Cernobbio Guido Barilla, “La speranza è che l’approccio interdisciplinare della scienza possa fornirci chiavi di lettura ancora più efficaci e praticabili per sviluppare offerte di prodotti sostenibili nel tempo, sicuri, buoni e utili alla salute e al benessere psico-fisico delle persone”.

Cioè quello che certamente non esce e non uscirà mai dall’industria alimentare.
Fabio Bono
Posted Sep 14, 2009 8:20 AM
Elfoscuro
Sanremo, IM
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Sempre sul caso dell'Atrazina trovata nei magazzini di una Azienda biologica italiana, ho trovato questo articolo che (giustamente) ne approfondisce il caso:

Da:http://it.greenplanet...

Non abbiamo paura di fare chiarezza
DOMENICA 13 SETTEMBRE 2009 20:12


Ci sono delle indagini in corso. Il caso della Bozzola di Casaleone (Verona), l'azienda che aveva in magazzino sostanze a base di atrazina per 20 tonnellate e altri liquidi tossici, e che nello stesso tempo esibiva sul suo sito internet certificazioni biologiche, non sarebbe isolato.
Il biologico "di facciata" pare fosse un business remunerativo per alcune altre aziende italiane produttrici di mais, grano, orzo, soia nelle province di Verona, Padova, Varese, Pesaro, dove le indagini si stanno concentrando: cereali e semi oleose spacciati per biologici - e putroppo certificati, a quanto pare, come tali - erano prodotti con forte utilizzo di prodotti chimici, persino vietati come l'atrazina. Una parte della produzione sarebbe stata destinata all'estero, verso altri Paesi europei. La frode è evidente. Il danno d'immagine per l'intero settore sarebbe molto grave se le indagini dovessero portare ai risultati attesi.
Si sa per certo che le aziende "nel mirino", non appena emerso il caso Bozzola, sono corse immediatamente ai ripari: i contenitori "vietati" sono subito spariti; i controlli, nei loro confronti, sono dunque più sofisticati. Possono avvenire sul prodotto, in campagna, nei libri contabili, negli altri registri aziendali.

Al SANA di Bologna l'argomento è emerso sottovoce in alcuni colloqui. Circolavano anche dei foglietti con tanto di nomi delle aziende destinatarie dei controlli. Ci fermiamo. Speriamo si faccia chiarezza. Perché qui non si tratta di percentuali infinitesimali di residui - e dell'accademia che qualcuno, anche in buona fede, ci ha fatto attorno - ma di botte chimiche pesanti, venefiche, vietate anche nell'agricoltura convenzionale. Dietro ai conseguenti profitti truffaldini di questa attività c'è purtroppo anche la complicità di qualche certificatore poco accurato. E altre complicità. Perché certe truffe, sicuramente in piedi da alcuni anni, non si organizzano da soli.
La concorrenza sleale nei confronti delle aziende serie e corrette è evidente.
Anche per questo il settore, che è in larghissima misura fatto da imprenditori non solo onesti ma terribilmente appassionati del loro mestiere, come lo stesso SANA ha fatto emergere nei giorni scorsi, non deve avere paura di pretendere pulizia e di fare chiarezza.

Antonio Felice
Fabio Bono
Posted Sep 17, 2009 7:26 AM
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Vi riporto questa confortante tendenza delle famiglie italiane (nonostante la disinformazione imperante in Italia su certe tematiche)., puntualizzando che comunque sia è sempre meglio affidarsi ad un Gruppo di Acquisto Solidale locale!

Da:http://it.greenplanet...

Il bio in famiglia


La Confederazione italiana agricoltori e la sua associazione dell'agricoltura biologica Anabio mettono in risalto i significativi risultati ottenuti lo scorso anno nelle vendite del settore (+5,4%).Trend positivo che è proseguito anche nel primo semestre del 2009 (+4-5%). Frutta, ortaggi, pane, pasta, uova, olio e miele tirano la volata dei consumi di prodotti biologici che, a differenza di quelli dell'agricoltura tradizionale, non hanno risentito minimamente della crisi, non perdendo così l'appeal tra i consumatori, informa la Confederazione italiana agricoltori (Cia) in un comunicato. Nel 2008 si è registrata una crescita nelle vendite domestiche, in termini monetari, del 5,4 % rispetto l'anno precedente. Trend che è proseguito anche nel primo semestre del 2009 che, secondo i primi dati ancora provvisori, segna un aumento tra il 4 e il 5 %.

Indubbiamente, siamo in presenza -avverte la Cia, anche sulla base delle ultime rilevazioni dell'Ismea-Nielsen- di un risultato soddisfacente per il comparto, anche se meno positivo rispetto al + 10,2 % riscontrato nel 2007. Tuttavia, è un dato migliore rispetto all'andamento complessivo dei consumi agroalimentari, inclusi i prodotti convenzionali, che l'anno scorso sono cresciuti, sempre in termini monetari, del 4,4 %, mentre sono rimasti pressoché stabili sotto il profilo della quantità.


Gli incrementi maggiori di crescita si rilevano per l'ortofrutta fresca e trasformata (+20 circa rispetto al 2007), per i prodotti per l'infanzia (+16 %) e per pane, pasta, riso e uova, che su base annua hanno fatto segnare un aumento superiore al 14 %.

Meno consistente è risultata, invece, la crescita della spesa domestica per l'acquisto di bevande biologiche (+ 2,7 %) e dei prodotti lattiero-caseari (+ 1,5 %). Mentre, in controtendenza, registrano una battuta d'arresto i prodotti della prima colazione (caffè, tè, biscotti, dolciumi), in calo del 14 % su base annua. E', comunque, l'unico segmento "bio" con il segno negativo.

Bene anche gli oli, soprattutto quelli extravergine d'oliva, che hanno avuto un aumento del 7,1 % e il miele (+ 7,5 %). Trend simile per i gelati e i surgelati che, secondo Ismea-Nielsen, sono cresciuti del 10 %.

Pressoché invariata la distribuzione della spesa per singole categorie: i prodotti lattiero-caseari si sono attestati al 20 % del totale, seguiti dall'ortofrutta, al 19,5 % e dai prodotti della prima colazione (14 %). Categorie che, in pratica, raggiungono un'incidenza di oltre il 50 % del complesso degli acquisti "bio" nel nostro Paese.

Rispetto alla distribuzione territoriale, i dati del 2008 confermano la forte concentrazione degli acquisti di prodotti biologici nelle regioni settentrionali, con percentuali del 44,1 % nel Nord-Ovest e del 27,2 % nel Nord-Est. Un altro 19,7 % fa riferimento alle regioni centrali, inclusa la Sardegna, mentre il Mezzogiorno copre il restante 9 % di quota.

La crescita più sostenuta, rispetto al 2007, si è registrata al Centro-Sud, in particolare nel Mezzogiorno (+ 12,3 %) e in misura minore nel Centro e Sardegna (+ 8,5 %). In aumento i consumi bio anche nelle regioni del Nord-Ovest (+ 6,8 %), a fronte di una flessione dello 0,8 % registrata nel Nord-Est.

Per quanto riguarda la distribuzione, si evidenzia una crescita della spesa di oltre il 5 % presso gli iper e i supermercati. Più rilevante l'incremento registrato nei negozi tradizionali (+ 17,3 %) e negli hard discount (+ 45,9 %), canali che rivestono un ruolo comunque limitato nel biologico, mentre si riduce del 25 % la spesa nelle "superette".
Nella lista dei prodotti "bio" + acquistati dalle famiglie italiane figurano -conclude la Cia- in testa le uova (7,7 % del totale), seguite da latte fresco (7,2 %) e yogurt (7,0 %). Nella classifica figurano, inoltre, le bevande alla soia (5,4 %), gli omogeneizzati (4,4 %), succhi di frutta (4,1 %), oli di oliva (3,8 %), pasta di semola e miele (3,7 %).
Mata Hari
Posted Sep 21, 2009 5:03 PM
aivlis80
Sanremo, IM
Post #: 716
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ciao ragazzi sono tornata da una bella vacanza nel centro Italia e sono qui per darvi un po' di indirizzi...
il primo è se passate da spoleto troverete il negozio "Il Biologico" che è anche bio-bar dove ho gustato una buonissima torta con i porri biologica ed un estratto di pesca, dando una sbirciata ho visto che a mezzogiorno fa menu completo per 11 euro!!!! ecco il sito: http://www.ilbiologic...
inoltre a savona vi è un negozio in centro molto simile al natura-sì di bordighera, si chiama bio bio di bove luciana (lo trovate anche sulle pagine bianche) inoltre la prima domenica del mese per il centro città vi sono le aziende dell'entroterra che fanno un mercatino biologico.
terzo indirizzo: http://www.pieveasalt...
si tratta di un agriturismo a buonconvento vicino a siena che oltre a darvi il completo relax immersi nelle colline toscane vi dà anche cibi biologici, e li vende anche (la marmellata di albicocche è una delizia!!!!!!!!!!)
per ora è tutto, baciotti!
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