I Grilli di Arma, Taggia & Sanremo Message Board › La Decrescita Felice

| Fabio Bono | |
|
|
Proprio questa mattina ho sentito come ci definisce il Der Spiegel : Codardi come Schettino mentre loro rappresentano un popolo ed una razza (vedi Hitler).
La mia risposta "alla leghista": Se potessi esprimere un desiderio vorrei che l'Italia uscisse dall'Euro, prendesse a calci i suoi rappresentanti politici e valorizzasse tutta la sua qualità ed il suo territorio....entrambi eccezionali. La gran parte dei prodotti bio tedeschi sono prodotti in Italia tanto per fare un esempio...e dove vanno in vacanza i tedeschi in prevalenza? Io glieli farei pagare entrambi il doppio e poi vorrei vedere cosa ci fanno con le loro industrie e le loro pseudo professioni! Una vergogna, fomentata dall'incapacità dei nostri parlamentari! -------------------------------------- Con i tempi che corrono io & Marzia stiamo aiutando Viola a creare un ORTO SINERGICO (con i principi della PERMACULTURA). Queste tecniche, malgrado si stiano diffondendo molto rapidamente in tutta Italia (e nel Mondo) non vengono pubblicizzate per un solo motivo: NON PORTANO NIENTE ALLE MULTINAZIONALI FARMACEUTICHE E DEI PRODOTTI PER L'AGRICOLTURA. L'agricoltura sinergica è più NATURALE di quella biologica e biodinamica in quanto non si forza la crescita delle piante in alcun modo, neanche con fertilizzanti o tisane naturali! Questo tipo di agricoltura richiede anche MOLTO MENO LAVORO delle agricolture tradizionali! Non si deve vangare e non si deve diserbare! Il lavoro più lungo (che si fa solo uina volta!) è quello della preparazione dei "bancali" (biscioni di terra coperti con paglia e muniti di irrigazione a goccia sotto quest'ultima)...poi basta piantare e raccogliere! Il terreno si arricchisce naturalmente con una sinergia delle colture piantate seguendo le "consociazioni" (associazioni di piante che si aiutano a vicenda, tenendo lontani i naturali partassiti o rilasciando nel terreno le sostanze che vengono richieste dalle colture limitrofe). La paglia protegge il terreno dal sole (e dall'ossigeno!) che lo brucia ed impoverisce. I frutti della terra vengono estratti dai banconi lasciandone intatte le radici (humus prezioso che aiuterà a mantenere la fertilità del nostro bancale). Su Internet esistono INNUMEREVOLI video su queste tecniche e rimarrete stupiti dalla sua diffusione tra piccoli gruppi (e non solo ecovillaggi)! Uno dei più toccanti è sicuramente quello del "Contadino Contemporaneo (Grazie Viola per la segnalazione!), mentre Marzia consiglia a tutti quelli di Emilia Hazelip, una delle creatrici di queste tecniche (nate più di trent'anni fa a Fukuoka in Giappone): Lo stesso Dottor BERRINO, nostra vecchia conoscenza, ne ha creato uno nella sua "Cascina Rosa", alle porte di Milano. BUONA AGRICOLTURA SINERGICA A TUTTI! ![]() Edited by Fabio Bono on Jan 27, 2012 7:17 AM |
| luci | |
|
|
grande berrino!!
|
| Fabio Bono | |
|
|
Da Viola al proposito mi arriva un'altra segnalazione....Guardate i GRILLI REGGIANI...
http://www.grilliregg... |
| Fabio Bono | |
|
|
Un interessante articolo de Il Secolo XIX:
Loredana Demer Vallecrosia - A Perinaldo, di recente, il sindaco Francesco Guglielmi ha chiesto ai suoi concittadini di mettere a disposizione le cantine inutilizzate per realizzarvi botteghe artigianali per rilanciare turismo e commercio ed ora anche l’amministrazione comunale di Vallecrosia lancia un appello: creare in città orti comuni. Cioè terreni incolti che i proprietari devono mettere a disposizione di volontari che li coltiveranno e poi ne divideranno il raccolto. Per aiutare chi non ha lavoro, chi vuol combattere la depressione. E lo stesso sindaco Armando Biasi ha chiesto anche alla Provincia ed alla società “Autostrada dei fiori”, ma istanza sarà inviata anche ad altri Enti pubblici, di mettere a disposizione dell’agenzia della famiglia le aree demaniali non date in concessione. «Anche la nostra città può dare il buon esempio in tal senso come già avviene con la proliferazione delle associazioni no profit ben 52 presenti a Vallecrosia - spiega Biasi - e può farlo creando una rete sociale che vede parte attiva il Comune e l’Agenzia della famiglia. Si possono ricercare terreni incolti presenti nelle diverse parti del territorio ed attraverso un regolamento di utilizzo si potrebbero assegnare a gruppi familiari che si occupino della loro coltivazione. I vantaggi che deriverebbero da tale accordo sono molteplici sia per i proprietari che per i gruppi di volontari che aderiranno a tale iniziativa attraverso la corretta divisione dei prodotti orto-frutticoli che si andranno a coltivare». «Non solo. In un momento come questo - prosegue - nel quale la perdita del posto di lavoro rischia di creare fenomeni pericolosi come l’aumento di crisi familiari e stati depressivi, l’occupazione temporanea ed a rotazione di singoli soggetti potrebbe fornire importanti risultati. Per questo dobbiamo riappropriarci di quello spirito di collaborazione e reciprocità che ha sempre contraddistinto gli italiani. Sono mesi che continuo a ricevere persone che purtroppo hanno perso il posto di lavoro ma non riesco ad intravedere nuove occasioni di alternative. La situazione è ancora più grave quando osserviamo le esigue disponibilità nei bilanci degli Enti riservate al sociale a causa degli eccessivi tagli di Governo e Regione. Ecco perché voglio lanciare un appello ai cittadini che posseggono un terreno incolto o inutilizzato, invitandoli a metterlo a disposizione dell’Agenzia della famiglia contattando i referenti che regolamenteranno l’accesso, la gestione dei costi e la corretta suddivisione dei prodotti che si raccoglieranno, tra le varie parti interessate. E contestualmente mi rivolgo a Provincia e Autostrada dei fiori affinchè mettano a disposizione le aree demaniali non concesse e che si potranno dare alle famiglie in difficoltà economica attraverso il Forum delle famiglie provinciale. Non pensiamo di essere troppo lontani da fenomeni sociali, vissuti nel passato, come il baratto o peggio ancora l’aumento di microcriminalità legata all’eccessiva povertà di singoli cittadini o nuclei familiari, come possono testimoniare i volontari della Caritas. Dobbiamo agire in fretta». L’amministrazione comunale da tempo ha caratterizzato le sue scelte per la prosecuzione del progetto “Vallecrosia città della famiglia”. progetto inteso a sensibilizzare cittadini e realtà associative per la crescita e la difesa dei diritti dei nuclei familiari e che ha già visto aderire diversi ristoratori che applicano sconti del 15% a chi possiede la family and food card». |
| Fabio Bono | |
|
|
Forse questo video lo avevamo già segnalato ma non ricordo bene...meglio rinfrescare la memoria anche perchè con il Governo Monti in fondo le Multinazionali si sono impadronite di fatto del nostro povero ex-Bel Paese!
Annie Leonard ci spiega qual'è il problema della corsa al consumismo iniziata negli anni 50. L'uso e lo smaltimento di tutte le cose, nella nostra vita, ha un enorme impatto, ma la maggior parte di questo ciclo è nascosto alla nostra vista. Si ringrazia il progetto dePILiamoci a cura di Roberto Lorusso e Nello De Padova per la traduzione e il doppiaggio italiano: |
| Fabio Bono | |
|
|
Abbiamo anticipato Beppe con il nostro post della settimana scorsa!
Ecco ciò che ha postato oggi sul suo Blog nazionale: |
| luci | |
|
|
Il negozio dove non si vende ma si regala
http://www.aamterranu... Un negozio dove non si usano soldi, ma si può prendere ciò che serve, condividere esperienze e informarsi. L'interessante iniziativa nata a Bolzano, sospinta dal Movimento delle Transition Towns e dal Movimento per la Decrescita Felice Il negozio dove non si vende ma si regala Sulla vetrina del negozio non c'è il simbolo di Visa o MasterCard. Non si paga con la carta di credito. Non si paga col bancomat. E neppure con le banconote. In questo negozio il portafogli non serve proprio, si può lasciare a casa. Si chiama Passamano, e si trova a Bolzano in via Rovigo 22 c. A gestirlo c'è un gruppo di volontari che non ricevono compenso e chiedono solo una libera offerta facoltativa per coprire le spese fisse del negozio o di lasciare – se si vuole – qualcosa in cambio del proprio “acquisto”. Potrebbe sembrare una sorta di negozio dell'usato dove poter portare cose ormai dismesse e che non usiamo più, ma Passamano è un qualcosa di decisamente diverso. Non è solo un luogo dove fare shopping "a scrocco", ma un progetto nato in seno al movimento delle Transition Towns. Un luogo dove poter socializzare e informarsi, per condividere idee e conoscenze sul consumo consapevole, il riciclaggio e il riutilizzo , ma anche la cucina vegana e vegetariana, l’animalismo, l’eco-architettura, il turismo responsabile e tutti i temi più cari a chi si impegna per costruire ogni giorno un mondo migliore. I suoi locali ospitano anche una biblioteca, una sala riunioni per serate e incontri a tema e un laboratorio condiviso, dove si puó apprendere a creare oggetti di abbigliamento o di design con ció che non ci serve piú o offrire il proprio tempo libero per lavorare come volontario o mettere a disposizione degli altri le proprie abilità e conoscenze. Il negozio-info point è stato inaugurato sabato e si prefigura come ka sede ufficiale del Movimento per la decrescita felice di Bolzano. Ecco in sintesi cosa è possibile fare a Passamano: -Puoi prendere ciò che ti serve -Puoi portare quello che non ti serve più se pensi che qualcuno lo possa usare -Gli oggetti non hanno prezzo e si possono prendere e dare senza denaro in cambio -I volontari non ricevono compenso -Si può fare un offerta per coprire le spese fisse del negozio (è facoltativa e non è legata all’oggetto che si ritira) - ci si può informare e utilizzare il negozio come un info-point e luogo di socializzazione. Contatti: mdfbolzano@gmail.com di Gabriele Bindi |
| luci | |
|
|
riporto questo intervento che ho trovato sulla newsletter di "Bilanci di giustizia"
Cambiare per crescere Oltre il Pil, con i capitali civili di Luigino Bruni Anche Mario Draghi ha lanciato l’appello per un «patto per la crescita», anche Angela Merkel si sta convincendo che si tratta di una necessità. Sta diventando chiaro a tanti – e, meno male, anche a tanti tra coloro che contano – che basarsi unicamente sul «patto fiscale» non solo è troppo poco, ma rischia di peggiorare ulteriormente la situazione economica e sociale dei Paesi europei più fragili. Crescita, dunque; ma crescita di che cosa? Senza abbracciare le tesi radicali, e a volte ingenue (soprattutto nelle terapie che propone) della cosiddetta decrescita, occorre essere coscienti che la domanda più importante sulla crescita è proprio il «che cosa?». Quando si pensa alla crescita, normalmente si pensa alla crescita del Pil. E si sbaglia, perché, anche se non lo si dice mai, questa crisi è stata generata pure da una crescita sbagliata del Pil. In questi ultimi decenni, infatti, il Pil è cresciuto troppo e male, poiché è cresciuto – e cresce – a spese dell’ambiente naturale, sociale, relazionale, spirituale, alimentando l’ipertrofia della finanza speculativa. In Italia e nell’Europa in crisi, il Pil è poi cresciuto anche grazie a un abnorme aumento del debito pubblico – è troppo comodo e irresponsabile far aumentare il Pil aumentando la spesa della pubblica amministrazione. Oggi non abbiamo alcuna garanzia che rilanciare il Pil significhi anche aumentare i posti di lavoro e il benessere delle persone, poiché se la crescita continuasse a essere guidata e drogata dalla speculazione finanziaria, e quindi dalle rendite, la vita degli italiani continuerebbe certamente a peggiorare anche con qualche punto in più di Pil. Come lo conosciamo oggi, il Pil non è né un indicatore di benessere umano in generale (e questo lo si sa), ma neanche un buon indicatore di benessere economico nell’era della finanza (e questo lo si sa meno). Se vogliamo misurare bene la buona crescita, occorre riformare il Pil e soprattutto affiancargli altri indicatori, che però – e qui sta il punto – siano indicatori di stock e non di flussi (com’è il Pil). In quale senso? Il concetto di «Prodotto interno lordo» nasce nel Settecento in Francia (con i Fisiocratici), con l’intuizione geniale e rivoluzionaria che la forza economica di un Paese non la misurano i capitali o gli stock ma il reddito annuale (un flusso quindi), poiché un Paese non è ricco perché ha miniere, petrolio e foreste, ma solo se è capace di mettere questi capitali «a reddito», il che dipende da molti fattori (persone, tecnologia, cultura...). E da lì siamo arrivati fino al Novecento e alla nascita del Pil, continuando a pensare che per la ricchezza delle nazioni contino i flussi e non gli stock. Quella bella antica idea, però, oggi rischia di essere fuorviante. Anche volendo lasciare un suo valore a un indicatore di flussi (un nuovo Pil), è più urgente che gli stock e i capitali ritornino a occupare il cuore della scena economica sociale e politica. Il tema ambientale, ma anche quelli relazionale e sociale – drammaticamente centrali – sono forme di stock e non di flussi, capitali accumulati durante millenni (o milioni di anni, nel caso dell’ambiente), che oggi la corsa per aumentare i flussi di reddito sta danneggiando e deteriorando. Se vogliamo e dobbiamo rilanciare la crescita, dobbiamo allora concentrarci sulla crescita e sulla manutenzione di queste forme di capitali: se esse non venissero rafforzate, mantenute e in molti casi ricreate, i flussi economici non ripartirebbero; o, se anche ripartissero perché drogati dalla finanza o dai fondi europei, continuerebbero ad alimentare le crisi del nostro tempo. Basterebbe soltanto pensare all’impoverimento di quegli antichi capitali civili che si chiamano relazioni di vicinato e di prossimità e di quella "coralità produttiva" dei territori che hanno generato fino a tempi recenti le tante esperienze di cooperazione e i distretti industriali del Made in Italy. Il deterioramento di questi capitali sta determinando una progressiva sterilità del nostro tessuto civile, che non è capace di generare alcun flusso, né culturale, né spirituale, né economico. Per poter ricostruire, e presto, questi indispensabili capitali, occorre prima saperli vedere, e poi magari misurare, dando vita a nuovi misuratori di stock o, meglio, di patrimoni, parola più suggestiva perché, se intesa come patrum-munus, cioè il dono dei padri, ci ricorda simbolicamente che questi patrimoni li abbiamo ricevuti in dono dalle generazioni passate, e quindi li dobbiamo custodire e sviluppare, se non vogliamo essere ricordati come la prima generazione ingrata della storia, quella che ha interrotto la grande catena di solidarietà intertemporale. E questo non possiamo permettercelo anche per rilanciare, oggi, la buona crescita economica. (da Avvenire del 29 aprile 2012) |
| Fabio Bono | |
|
|
Considerazioni molto interessanti....che ribadiscono l'inefficenza di un indicatore ritenuto erroneamente importante come il PIL...ma qualcuno lo vorrà insegnare anche al "Professor" Monti?
|
| Fabio Bono | |
|
|
Da Greenplanet:
Cresce il peso economico dell'urban farming Cresce l' 'urban farming' (l'agricoltura urbana) anche in Italia dopo che questa nuova tendenza verde si è affermata negli Stati Uniti e in Inghilterra. L'agricoltura urbana, secondo dato diffusi dalla CIA (la Confederazione italiana agricoltori), ha già conquistato 4,5 milioni di italiani, per un giro d’affari annuo di oltre un miliardo di euro. Si tratta della scelta di portare un po’ di campagna in città, ricavando un piccolo orto sui terrazzi e balconi, ma anche coltivando spazi pubblici messi a disposizione dai Comuni per sottrarre al degrado terreni abbandonati. Secondo la CIA, il fai da te agricolo attirerebbe il 20% delle famiglie. I nuovi 'contadini per caso', spiega la CIA, sono per lo più appassionati del mangiar sano e dell’area aperta, hanno in media 45 anni, un buon livello di istruzione, sensibilità per temi ambientali e una certa dose di tempo libero. Il 55% è diplomato, il 30% laureato. Nella maggior parte dei casi l’agricoltore urbano è insegnante (20%) o impiegato (13%) e vive al Nord (45%). Meno frequenti gli operai (10%) e gli imprenditori (3%). Numerosi gli studenti (5%) ma soprattutto i pensionati (40%), che si avvicinano al lavoro della terra per risparmiare qualcosa e per tenersi in forma. 'Quello degli orti urbani – conclude la CIA – è un fenomeno in costante espansione, non più etichettabile solo come una moda passeggera ispirata dagli orti vip di first lady o di attrici di Hollywood, dovuto alla crescente voglia di prodotti agricoli fatti in casa, freschi e genuini e che riportano nelle nostre case il senso della stagionalità dei cibi'. |