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Inceneritori a Venezia

RIFIUTI, INCENERITORI / TERMOVALORIZZATORI
Il Rapporto Annuale APAT ci informa che il Veneto è secondo solo alla Lombardia nella produzione di rifiuti speciali, con oltre quattordici milioni di tonnellate di rifiuti speciali (quasi quanto tutto il centro Italia). Circa il cinque per cento di questi sono pericolosi, e prodotti in quantità maggiore in provincia di Venezia (duecentocinquantamila tonnellate); fatto che è facilmente interpretabile nel momento in cui si consideri che è l’industria chimica che produce le maggiori quantità di rifiuti pericolosi, circa un milione di tonnellate solo al Nord.
A questi vanno sommati i rifiuti urbani: le statistiche di Vesta indicano in circa duecentomila tonnellate la quantità di rifiuti prodotti ogni anno.
La combustione può anche essere utilizzata per ridurre le quantità da conferire in discarica, anche se ciò si traduce generalmente in ulteriori emissioni e in un peggioramento delle qualità del rifiuto rimanente.

Nella zona industriale di Porto Marghera è presente un’elevata concentrazione di impianti di trattamento di rifiuti, la maggior parte per rifiuti industriali. Tre di questi,

1) Peabody (1984-inattivo da qualche anno), funzionale al TDI di Dow Chemical,
2) CS28 (dal 1972), funzionale al Cloro-Soda di Syndial,
3) E71 (dal 1993), funzionale all’impianto di produzione di CVM/PVC di Ineos,
sono strettamente legati alla discussa filiera produttiva del cloro, pertanto sono sorgenti di diossine. Vi è poi l’impianto:

4) SG31 (dal 1983), termocombustore per il trattamento dei fanghi provenienti dalle stazioni di depurazione dei reflui liquidi, di Ambiente Spa;
in tale impianto finiscono fanghi e rifiuti industriali (in buona parte pericolosi) per diverse decine di migliaia di tonnellate. È opportuno considerare nell’elenco le cosiddette

5) torce, sistemi di combustione per emissioni in condizioni di emergenza;
(le abbiamo viste tutti il 9 luglio?) veri e propri “inceneritori di emergenza”, sono in grado di bruciare circa centoventi tonnellate di idrocarburi all’ora (il 9/7 forse andavano più di fretta ... sono state bruciate ottocento tonnellate di idrocarburi!!!) e quindi rilasciare in atmosfera diversi inquinanti (in grandi quantità) per combustione imperfetta in misura dipendente dalle condizioni emergenziali. (cfr. le foto di Lorenzo )

Ecco il commento di Domenico in relazione all'evento "fumogeno" di settimana scorsa:
"Osservo con ironia che, ad ogni fuori servizio del CRACKING di Porto Marghera, tutti i media si precipitano assicurando i cittadini che dalle fiaccole sono fuoriusciti solo prodotti innoqui, ottenuti dalla combustione dell'etilene e del propilene. La mia domanda a questo punto è la seguente: se al cracking oltre agli idrocarburi alifatici (etilene e propilene) producono anche idrocarburi aromatici come: benzene 102.308 T/a, toluene 34.770 T/a, dicloropentadiene 5.353 T/a, perchè di questi non ne parlano mai? La mia risposta è perchè tali prodotti sono altamente cancerogeni , essendo della famiglia degli aromatici, mentre gli alifatici normalmente non lo sono, a meno che non vengano bruciati ed in alcuni casi da alifati "ciclizzano" e diventano aromatici."

Più sintetico il commento di Paolo:
"torce esagerate fiamme disordinate e colonna di fumo. Proprio oggi la giornata in cui se dovrebbe decidere il futuro della chimica"

Sono poi presenti gli impianti di trattamento dei rifiuti urbani e speciali del bacino veneziano, che non vanno in discarica, che vengono attualmente smaltiti nell’impianto urbano di Vesta:

6) termovalorizzatore Vesta (dal 1998),
che ogni anno incenerisce oltre cinquantamila tonnellate/anno di rifiuti urbani, producendo il 30% in peso di scorie (in parte ceneri tossiche) e generando poco meno di venti GWh di energia elettrica.
Da qualche anno è inoltre attivo il processo di trasformazione dei rifiuti in combustibile e la successiva combustione in uno dei gruppi della centrale Enel di Fusina,

7) combustione CDR (dal 2006),
per un’entità pari a circa settantamila tonnellate all’anno di una selezione di rifiuti ad alto potere calorico ritenuta adatta alla combustione.

Ad inquinare negli anni il nostro territorio non sono state solo le realtà industriali. Per oltre vent’anni ha funzionato un inceneritore:

- l’impianto di Sacca Fisola, per i rifiuti urbani (1969- chiuso nel 1984),
privo di camere di post-combustione per il controllo delle temperature di combustione responsabile dell’emissioni di quantità significative di inquinanti (decine di grammi di diossine/anno, diverse tonnellate di ossidi di zolfo/anno, etc).

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