In tutto il mondo sta prendendo piede il trattamento meccanico biologico (TMB) perché è il miglior sistema di smaltimento dei rifiuti. La sua flessibilità permette di poter far funzionare gli impianti anche se un giorno si dovesse raggiungere il risultato del 100% di raccolta differenziata (cosa impossibile nel caso degli inceneritori). In sintesi, il residuo delle raccolte differenziate entra nell'impianto e viene separato meccanicamente in diversi flussi (relativi ai vari materiali presenti: vetro, metalli, plastiche...). La parte organica separata dal residuo inorganico è ulteriormente separata per sottoporla in parte al compostaggio (per creare un compost per riempimenti e opere di copertura di discariche) e in parte alla digestione anaerobica per produrre biogas (impiegato come combustibile). Alla fine del processo rimane una piccola frazione residua da mettere in discarica (attualmente stimabile in un 9% di tutti gli RSU). Ma tale frazione è inerte, 10 volte meno inquinante del caso degli RSU (rifiuti solidi urbani) non trattati nelle discariche tradizionali.
alcuni articoli corredati di link di approfondimento e le fonti:
1. Rifiuti Zero: la fine delle discariche (espongo l'obiettivo "rifiuti zero" citando il sito Zero Waste Alliance, un post sintetico di Beppe Grillo e il sito del GCR; );
La proposta di adottare il TMB come sistema di smaltimento è stata per la prima volta proposta da Greenpeace e dalla Rete Nazionale Rifiuti Zero. In Germania smaltiscono con questo sistema circa 7 milioni di tonnellate all'anno di rifiuti (circa il 23% dei rifiuti mentre il 27% è smaltito con l'incenerimento: tutto questo in soli 4 anni). In Argentina, Nuova Zelanda, Australia, Giappone e a San Francisco hanno adottato l'obiettivo Rifiuti Zero (tutti i materiali e i prodotti dovranno essere riciclabili al 100% entro il 2020).
L'Italia è all'avanguardia nelle tecnologie TMB, vi sono numerose aziende leader mondiali, ma non vi sono impianti di questo tipo se non per produrre CDR. Mentre il massimo si otterrebbe se il sistema portasse i residui in una discarica di inerti.
Per avere un'idea di come funzioni un impianto TMB finalizzato alla discarica e con produzione di biogas, si è realizzato, per il coordinamento GCR, uno schema semplificato. Rossano Ercolini, coordinatore della Rete Nazionale Rifiuti Zero, ha invece realizzato questo schema un po' più complesso.
Per un'idea su cosa si ottenga nel giro di 3 anni dopo aver avviato politiche di riduzione, di riuso, di riciclaggio e un impianto TMB come quello sopra descritto, potete leggere quest'altro schema.
Prima di addentrarmi ancora, in maniera approfondita, nella tematica del TMB, voglio sottolineare alcune nozioni fondamentali.
Quando si parla di incenerimento, si devono considerare tutte quelle metodologie di smaltimento che come risultato finale producono ceneri e polveri. Dunque, oltre agli inceneritori tradizionali, si devono considerare come impianti di incenerimento anche i gassificatori, gli impianti di pirolisi, al plasma e così via. Tale concetto è ribadito dall'art. 3 comma 4 dir. 2000/76/CE.
I commi 4 e 5 dell'articolo sopra menzionato definiscono cosa sia un impianto di incenerimento. Come si può notare, non c'è in nessun punto dell'articolo e dell'intera direttiva la parola termovalorizzatore. La stessa cosa accade nelle leggi italiane.Termovalorizzatore è un vocabolo impiegato soltanto dai politici e dalle delibere delle amministrazioni locali.
Bisogna capire che lottare contro gli inceneritori non è la stessa cosa che lottare contro l'incenerimento. Molti hanno proposto come alternative pulite ai primi i gassificatori. Premesso che l'inquinamento dei gassificatori di RSU è simile a quello degli attuali inceneritori, e potrebbero essere migliori soltanto se smaltissero un rifiuto piuttosto omogeneo (quindi trattato adeguatamente), comunque si tratta sempre di impianto di incenerimento, come spiegato nei punti precedenti. Quindi, bisogna ricordare che tutta la campagna fatta in Italia da decine di migliaia di persone è per abbandonare l'incenerimento dei rifiuti, in virtù delle stesse direttive europee che impongono di recuperare i materiali innanzitutto e solo dopo recuperare energia dai residui. Proporre gassificatori o impianti di pirolisi significa soltanto promuovere un altro tipo di incenerimento.
La prima cosa che i politici, i professionisti e i dirigenti che lavorano nel campo dell'incenerimento fanno nei confronti di chi protesta contro l'incenerimento è denigrarlo, ridicolizzarlo e confutarlo con il marketing e notizie scientifiche tendenziose. Per questo motivo, quando in pubblico si devono promuovere le alternative e si deve spiegare che la gestione dei rifiuti deve essere fatta in un altro modo, bisogna essere credibili agli occhi della gente, nonostante quello che dicono i potenti e i loro esperti prezzolati. I comitati devono avere, oltre cittadini determinati e sinceramente dediti alla questione, gente competente come chimici, ingegneri, architetti, geologi, medici, giornalisti, esperti di comunicazione e di pubbliche relazioni. Queste figure possono fornire preziose competenze in campo medico, sanitario, ambientale, energetico e urbanistico, perciò possono produrre una serie di osservazioni ai progetti e di documenti che possano contestare quanto le amministrazioni portano avanti e informare adeguatamente le persone. Se non sono all'interno dei comitati veri e propri, non importa, basta che conosciate queste figure che possano aiutarvi. Infine, siate preparati: nei dibattiti pubblici dovete saper rispondere alle domande; ci vorrà tempo ma ci si riesce, ve lo assicuro. Serve per risultare credibili, altrimenti non riuscirete a convincere i cittadini.
Contattate i comitati locali. Molti meetup locali come il mio lo hanno fatto (in realtà a Parma il comitato è stato proprio fondato da noi), altri no. Contattateli e dimostrate che possono fidarsi di voi. Infatti diversi comitati non sono convinti di farsi aiutare dal meetup a causa della presenza di diverse teste calde. Siate credibili, aiutate nell'organizzazione di manifestazioni, volantinaggi e banchetti informativi - soprattutto questi.
Il problema degli inceneritori non si riduce soltanto al problema delle nanoparticelle. Gli altri problemi sono:
- inquinanti come diossine e furani, altri policlorobifenili (PCB), metalli pesanti (tra cui mercurio, cadmio, nickel e piombo), arsenico, ceneri pesanti, ceneri volanti, acido cloridrico, acido fosforico, ossidi di azoto e di carbonio;
- problemi energetici come efficienza energetica nettamente inferiore alle vecchie centrali a carbone, bisogno di iniezioni di altro combustibile (metano o, peggio, gasolio e olio combustibile), scarsa efficienza nel teleriscaldamento, necessità di impianti turbogas per sopperire alla mancata produzione di energia durante i periodi di interruzione del servizio, recupero energetico pari a un quinto (quando va bene) dell'energia persa bruciando i rifiuti;
- insostenibilità della gestione rifiuti in quanto un impianto di incenerimento ha bisogno, per abbattere i costi di gestione elevati, di un apporto costante di rifiuti (per questo a Brescia il 50% della plastica raccolta viene bruciata); dunque la politica di incenerimento si scontra con la riduzione dei rifiuti, il riutilizzo e il riciclaggio (prioritari nelle direttive europee e italiane - e per buon senso...); inoltre questi impianti hanno bisogno di discariche per rifiuti tossici per smaltire le loro scorie, e sono molto più pericolose e costose delle discariche tradizionali;
- insostenibilità economica: se la raccolta differenziata supera il 40-50% l'inceneritore va in perdita; i cittadini pagano 3 volte per alimentare l'impianto (con il finanziamento alle rinnovabili, con la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, con la bolletta dell'energia prodotta - come se un benzinaio pagasse i propri clienti per il pieno); i costi sanitari e ambientali sono enormi e stimabili in centinaia di milioni di euri; il valore degli immobili intorno a questi impianti crolla mostruosamente; i prodotti tipici possono perdere il marchio se l'UE decide che la qualità non è soddisfacente.
Dunque serve prepararsi non solo a esporre anche questi problemi, a conoscerli a fondo, ma anche a proporre alternative (per esempio, per la produzione di energia - cavallo di battaglia del marketing- si può proporre la microgenerazione).
SCHEMA GENERALE DI FUNZIONAMENTO
In sostanza, un impianto TMB per produrre biogas e mettere in discarica il residuo non recuperabile è composto da queste sezioni principali, così come proposto dalla Rete Nazionale Rifiuti Zero e dal GCR di Parma.
Separazione meccanica dei diversi flussi tramite vagliatura. Ciò che rimane sopra il vaglio (chiamato sopravaglio) è costituito principalmente da materiale inorganico recuperabile (vetro, plastica, metalli, tessuti,...). Ciò che filtra sotto il vaglio (sottovaglio) è sostanzialmente rifiuto organico.
Recupero dei materiali. Sfruttando la differente densità dei materiali si adottano mezzi meccanici diversi per separare completamente i materiali del sopravaglio e avviarli all'industria del riciclaggio. Sarebbe molto utile che all'interno dell'area dell'impianto TMB vi siano anche impianti per il riciclaggio, che in Italia non sono così sviluppati e che permetterebbero ingenti guadagni, come avviene all'estero.
Percolazione. Il sottovaglio, costituito da rifiuti organici è composto da una parte solida e da una liquida. Il percolatore separa le due frazioni in modo che la parte solida sia mandata al gruppo di compostaggio, mentre quella liquida viene immessa nel digestore anaerobico (cioè funziona in assenza di ossigeno) per produrre biogas.
Compostaggio. I rifiuti organici solidi sono digeriti da microorganismi aerobi (cioè lavorano in presenza di ossigeno) per produrre un humus fertile adatto per il ricoprimento delle discariche (che permette di far sì che il carbonio della parte organica dei rifiuti della discarica sia sequestrato dal terreno, riducendo la formazione di gas serra come metano e anidride carbonica). Il compost non può attualmente essere usato in campo agricolo - a differenza del caso di impianto di compostaggio dedicati solo ai rifiuti organici- perché questo compost è contaminato da altre sostanze dei rifiuti solidi urbani.
Digestione anaerobica. In un grosso reattore la parte liquida dei rifiuti organici è degradata da batteri anaeobi in modo accelerato, al fine di produrre biogas. Questo viene poi filtrato e depurato per recuperare il metano in esso contenuto (fino a un 70%) e venderlo o come combustibile o come gas da cucina (e così risolviamo in parte il problema del gas).
Centro di ricerca. Un centro in cui si studiano i limiti dell'impianto nel recuperare i materiali e il modo in cui questi sono progettati. Il fine è indicare ai produttori la via migliore per riprogettare i prodotti in modo che siano riciclabili al 100% e trovare soluzioni migliori per migliorare l'impianto stesso per recuperare il più possibile.