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Bacheca messaggi Gruppo Meetup "Amici di Beppe Grillo di Brescia" › La nuova centrale Turbogas di Lamarmora
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Il Bresciaoggi, nell'edizione di ieri, sabato 22 dicembre, riportava un interessante articolo in merito alla "riqualificazione" che ASM vorrebbe apportare alla già esistente Centrale di Lamarmora.
Sabato 22 Dicembre 2007 L'ALLARME. La città cresce ma senza un potenziamento - avvertono in via Lamarmora - nessun nuovo allacciamento. Nella notte tra ieri e l'altro ieri sfiorato il blocco "La caldaia è al massimo: rischio stop" Teleriscaldamento al limite Un guasto in rete può lasciare al freddo un quartiere Asm: serve la nuova centrale Mimmo Varone Il teleriscaldamento entra nella fase a rischio. E se non si farà subito la nuova centrale di Lamarmora i bresciani si vedranno rifiutate le loro richieste di allacciamento. Che sono tante. La città si espande, nascono nuovi quartieri, la rete di tubi che portano acqua calda si fa più ampia. Le centrali che producono calore restano sempre quelle. D'estate va anche bene, ma con le basse temperature di caldo ne serve tanto e i margini di sicurezza dell'intero sistema si stanno assottigliando. Una prima avvisaglia si è avuta la notte scorsa, tra il 20 e il 21, quando si è verificato un guasto alla caldaia di Lamarmora. Fortunatamente i tecnici sono riusciti a ripararlo sfruttando la manciata di ore notturne quando la richiesta di calore cala. Ma è stata una fortuna. Se la rottura del tubo della caldaia fosse avvenuta in una zona meno accessibile (è alta oltre 20 metri) e tale da richiedere tempi di riparazione più lunghi, "la richiesta di calore - informa Asm - non avrebbe potuto essere soddisfatta in alcune zone della città". La multiutility sottolinea la necessità urgente che Regione Lombardia e ministero dell'Ambiente approvino il progetto di riqualificazione della stessa centrale di Lamarmora, che ormai ha 30 anni di vita. Nel caso ciò non dovesse accadere - avverte -, sarà costretta a "interrompere il programma di estensione del teleriscaldamento lasciando inevase nei prossimi anni le numerose richieste previste nell'ordine di un milione di metri cubi l'anno di nuovi edifici o ristrutturazioni, a vantaggio di sistemi di riscaldamento meno efficienti". La situazione, in ogni caso, è a rischio già adesso - dice Asm -, e siamo appena agli inizi dell'inverno, con temperature esterne non particolarmente rigide. Nel 2006, che tutti ricordano come uno degli anni più caldi in assoluto, la temperatura media giornaliera è scesa oltre i due gradi sotto zero per due sole giornate. L'anno prima, invece, si erano registrate medie giornaliere fino a 5 gradi sotto. In queste mattine, il visualizzatore che indica in tempo reale la potenza termica immessa nella rete - spiega un comunicato della multiutility - ha raggiunto valori limite intorno ai 550 mila chilowatt, con tutti gli impianti funzionanti a pieno regime, dal termoutilizzatore alle caldaie di Lamarmora, alla centrale Nord. Utilizzando caldaie di appartamento o condominiali sarebbe come bruciare "oltre un milione di metri cubi di gas metano". Insomma, gli attuali impianti di teleriscaldamento "hanno ormai raggiunto il limite quanto a potenzialità disponibile", sottolinea Asm. E ad aggravare la situazione accade che "a fronte dei 4 milioni di metri cubi di nuovi edifici allacciati negli ultimi quattro anni (corrispondenti a 13 mila appartamenti) la potenzialità degli impianti di produzione è rimasta invariata dal dicembre 2003". In quell'anno è entrata in servizio la terza linea del termoutilizzatore, "peraltro già in ritardo rispetto alle esigenze della rete del teleriscaldamento", nota Asm mentre aggiunge che pure la rete di tubazioni, "non interconnessa con altre reti come quella elettrica e quindi non supportata in caso di carenze, deve essere adeguata". Nella previsione, per di più, ci sono nuovi edifici che progressivamente si allacciano, ed "entro fine anno raggiungeranno complessivamente i 38,5 milioni di metri cubi". Per far fronte a tutto questo l'azienda di via Lamarmora ha da tempo sviluppato un progetto di riqualificazione della centrale di Lamarmora, che "oltre al necessario incremento della potenza termica comporterà anche un significativo miglioramento ambientale con un risparmio di oltre 100 mila tonnellate di petrolio ogni anno, e conseguente riduzione di emissioni". Il progetto è già stato approvato dal Comune nel dicembre 2005, e poi inoltrato da Asm alla Regione Lombardia e al ministero dell'Ambiente. Ma lì sembra essersi arenato ed "è tuttora in attesa di approvazione". |
| Adrian | |
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Si prosegue.
IL CALORE. L'acqua è pompata nelle tubature anche dal termoutilizzatore e dalla caldaia Nord Tre "fonti bollenti" L'impianto di Lamarmora produce i due terzi A produrre calore per la rete del teleriscaldamento cittadino sono tre centrali, ma il grosso del caldo che i bresciani ricevono d'inverno viene dalle caldaie di Lamarmora, che da sole producono i due terzi del necessario. Il rimanente viene per lo più dal termoutilizzatore di via Codignole, che come si sa produce in cogenerazione energia elettrica e acqua calda. La centrale Nord, invece, viene utilizzata soltanto nei picchi di freddo durante l'inverno, o in situazioni di emergenza, ma per il resto è un impianto ormai vetusto. Gran parte dell'acqua bollente immessa nelle tubazioni del teleriscaldamento, dunque viene dalla centrale Lamarmora, che è composta da tre turbogruppi di cogenerazione e da una caldaia semplice di integrazione. I turbogruppi di cogenerazione, a loro volta, sono composti da generatore di vapore, turbina e alternatore. La centrale, nella sua configurazione attuale, si è costituita con passaggi successivi. Nel 1976 (30 anni fa) è stato avviato il primo turbogruppo. Nel 1980 il secondo e nel 1988 il terzo, dotato di una caldaia che può utilizzare anche carbone. Il livello termodinamico si differenzia da quello di una centrale termoelettrica tradizionale perché la condensazione del vapore viene ottenuta utilizzando come acqua di raffreddamento l'acqua della stessa rete del teleriscaldamento. In termini di energia, la richiesta annuale di calore risulta coperta per più del 98 per cento dalla cogenerazione, e per la parte restante dalla produzione semplice. La centrale di Lamarmora produce 409 GWh (GigaWattora) elettrici e 961 GWh termici all'anno. L'impianto è dotato di un sistema di automazione computerizzato in grado di svolgere in modo integrato le funzioni di controllo e di supervisione del processo. E' certificata Uni En Iso 14001, e ha ottenuto la registrazione Emas, due riconoscimenti che "garantiscono il rispetto dell'ambiente". Però, l'impianto è vecchio, e 30 anni di funzionamento lo stanno portando al limite. Ma soprattutto la sua capacità non basta più - sottolinea Asm - a soddisfare le richieste di calore che arrivano dalla città. Il termoutilizzatore, durante l'estate riesce a contribuire per la metà e anche oltre al fabbisogno di acqua calda, ma durante l'inverno il suo apporto, che resta costante, si riduce percentualmente a un terzo o poco meno. E la centrale Nord ha ormai fatto il suo tempo. MI.VA. |
| Adrian | |
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Per curiosità sono andato a leggere il comunicato stampa di ASM, in merito al "gravissimo pericolo" che avremmo potuto correre.
21 dicembre - Temperature basse, nuovi allacciamenti e la mancanza di nuovi impianti stanno assottigliando i margini di sicurezza del sistema. Durante la notte si è verificato un guasto ad una caldaia della Centrale Lamarmora, che fortunatamente i tecnici sono riusciti a riparare sfruttando il breve periodo di riduzione notturna del riscaldamento. Se la rottura del tubo della caldaia, che l'anno prossimo compirà 30 anni, fosse stata localizzata in una zona più difficile da raggiungere (la caldaia è alta oltre 20 m) tale quindi da richiedere un maggior tempo di riparazione, al mattino non avrebbe potuto essere soddisfatta la richiesta di calore in alcune zone a nord della città. E questo con una temperatura esterna non ancora particolarmente rigida. Si pensi ad esempio che nel 2006, che tutti ricordano come uno degli anni più caldi in assoluto, la temperatura media giornaliera è scesa oltre i due gradi sotto lo zero per due giornate. Nel 2005 si sono registrate temperature medie giornaliere fino a 5 gradi sotto lo zero. In queste ultime mattine il visualizzatore, che indica in tempo reale la potenza termica immessa nella rete di teleriscaldamento, ha raggiunto valori limite intorno ai 550mila chilowatt, con tutti gli impianti funzionanti a pieno regime: il Termoutilizzatore, la Centrale Lamarmora e la Centrale Nord. Utilizzando caldaie di appartamento o condominiali equivarrebbe a bruciare oltre 1 milione e cento metricubi di gasmetano. Ad aggravare la situazione degli impianti del teleriscaldamento, che hanno ormai raggiunto il limite estremo di sicurezza quanto a potenzialità disponibile, vi è il fatto che, a fronte dei 4 milioni di metricubi di nuovi edifici allacciati negli ultimi 4 anni (corrispondenti a 13mila appartamenti), la potenzialità degli impianti di produzione è rimasta invariata dal dicembre 2003, cioè da quando è entrata in servizio, peraltro già in ritardo rispetto alle esigenze della rete di teleriscaldamento, la terza linea del termoutilizzatore. Va anche considerato che la rete di tubazioni del teleriscaldamento non è come la rete elettrica che è interconnessa con altre reti e quindi supportata in caso di carenze: deve essere adeguata alle esigenze. Per far fronte alla crescente necessità di potenza termica per soddisfare il fabbisogno dei nuovi edifici che progressivamente si allacciano alla rete del teleriscaldamento, che a fine anno raggiungeranno complessivamente i 38,5 milioni di metricubi, ASM ha da tempo sviluppato un progetto di riqualificazione della Centrale Lamarmora che, oltre al necessario incremento della potenza termica, comporterà anche un significativo miglioramento ambientale in termini di incremento del risparmio energetico (oltre 100mila tonnellate di petrolio risparmiate ogni anno) e la riduzione conseguente delle emissioni. Tale progetto, approvato dal Comune di Brescia nel dicembre 2005, è stato inoltrato da ASM alla Regione Lombardia e al Ministero dell'Ambiente nel marzo 2006 ed è tuttora in attesa di approvazione. A fronte della situazione di grave carenza della potenzialità termica disponibile dagli attuali impianti, qualora l'iter autorizzativo del progetto non si concluda in tempi molto stretti, ASM si vedrà, suo malgrado, costretta ad interrompere il programma di estensione del teleriscaldamento lasciando inevase nei prossimi anni numerose richieste previste nell'ordine di oltre un milione di metricubi l'anno di nuovi edifici o ristrutturazioni, a vantaggio di sistemi di riscaldamento meno efficienti. |
| Adrian | |
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E' stupefacente come l'informazione sia in grado di dettare una cultura, convogliarla, addirittura crearla. L'articolo del Bresciaoggi ripresenta questa inquietante eventualità. E i brividi non si fanno attendere.
Leggo un comunicato stampa aziendale e lo ritrovo praticamente pari pari, nei medesimi contenuti e non solo, all'interno di un articolo pubblicato su un quotidiano. Un comunicato stampa che suona quasi come una minaccia: "o si fa la centrale turbogas, o vi lasciamo senza riscaldamento". La stessa agghiacciante sensazione ricompare all'interno dell'articolo. Personalmente, reputo un esempio del genere assai lontano dal poter essere considerato "giornalismo". Questa sembra invece semplice propaganda. Ma il Bresciaoggi è un quotidiano locale, non è un prodotto aziendale, o almeno non dovrebbe esserlo. E come sempre, mi va di pensare che ci sia ancora una speranza: quella che il "giornalismo" possa arrivare un giorno ad ammettere gli errori che compie, e porvi rimedio. In questo caso, si potrebbe parlare di"svista". Incomprensibile ma pur sempre degna di rispetto. Oso sperare, infatti, che prima di scrivere il pezzo ci si sia chiesti il perchè di una battaglia tanto feroce come quella imbastita dai Comitati contro la prospettata Centrale Turbogas di Offlaga. Evidentemente, nonostante questo e valutate le apparenti scarse informazioni al riguardo, si è deciso di proseguire nella stesura e nella pubblicazione. Eppure, è lecito domandarsi a questo punto cosa sia cambiato dal 7 novembre scorso, giorno in cui, sullo stesso quotidiano Bresciaoggi, Pietro Gorlani scriveva un altro interessante articolo in merito alla questione. Ho provato a cercarlo nella rassegna stampa del Comune di Brescia, senza riuscirci. Magari non l'ho notato, mi è sfuggito, ma se qualcuno riesce a recuperarlo sarebbe un bene. Intanto, lo riporto di seguito. Offlaga, centrale addio? Scritto da Pietro Gorlani - Bresciaoggi mercoledì 07 novembre 2007 LA BATTAGLIA DELLA BASSA. Un aiuto inaspettato all'ampio fronte del "no" arriva da un documento del Pirellone. Il Piano d'azione per l'energia varato dalla giunta regionale afferma l'assoluta inutilità di nuovi impianti turbogas. In Lombardia non servono altre centrali termoelettriche. Tanto meno quella di Offlaga. La disponibilità di energia abbonda, tanto che viene esportata: nel 2004 si sono consumate 24.487 ktep (migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio, ovvero 286 miliardi di kilowattora) ma erano disponibili 30.000 ktep (351 miliardi di kwh): una eccedenza di 64,4 milioni di kwh. Chi lo sostiene? Il "Pae" (Piano d'azione per l'energia) redatto dai tecnici del Pirellone e approvato recentemente dalla giunta Formigoni. Un piano che smentisce il precedente Programma energetico regionale (del 2003) là dove diceva che serviva l'installazione di altri 1300 megawatt per diminuire il deficit energetico regionale. L'approvazione del "Pae" sottoscrive gli impegni presi dal Pirellone per ridurre gli inquinanti atmosferici, e suona il "de profundis" al progetto della centrale di Offlaga: come prevede l'articolo quinto dell'accordo Stato-Regioni, sono quest'ultime a decidere in materia d'energia. "Sul territorio lombardo - si legge nel Pae - risultano installati a fine 2005 complessivamente 17.314 Mw, tra impianti idroelettrici (33%) e termoelettrici (67%). Nel periodo 2000-2005 la potenza installata in Lombardia è cresciuta di oltre il 30%, pari ad un incremento di circa 4.000 Mw. L'aumento è sostanzialmente da attribuire all'entrata in esercizio di nuove centrali termoelettriche a ciclo combinato e ad ammodernamenti e potenziamenti di quelle esistenti". Infatti 2.030 Mw si sono ottenuti da potenziamenti di vecchie strutture (Tavazzano, Ponti sul Mincio, Mantova, Ostiglia, Sermide, Cassano, Turbigo); altri 1.410 dalle nuove realizzazioni (Voghera, Ferrera Erbognone). Insomma, di energia ne produciamo abbastanza. E non si possono costruire altre "caldaie" perchè siamo in emergenza ambientale: le emissioni di Co2 nel 2004 hanno superato i 76 milioni di tonnellate, un record che supera del 15% gli impegni presi per il rispetto del protocollo di Kyoto. Va invece potenziato il ricorso alle fonti di energia rinnovabili (biomasse, solare, idroelettrico di piccola taglia): e la provincia di Brescia già fa la parte del leone, col maggior numero di impianti solari e idroelettrici installati. Il Pae ha anche previsto due scenari futuri in merito alla diminuzione degli inquinanti: uno molto ottimista, che prevede la diminuzione di circa 13 milioni di tonnellate di Co2; l'altro, più realista, parla di una diminuzione di 5,8 milioni di tonnellate. Una cosa è certa: la provincia di Brescia e la Lombardia non si possono permettere un impianto come quello di Offlaga, che emetterebbe oltre 2 milioni di tonnellate di anidride carbonica l'anno. E negli uffici regionali della Valutazione di impatto ambientale c'è chi dà per imminente la definitiva bocciatura della turbogas bassaiola da parte della giunta Formigoni. Un impianto progettato dagli acciaieri della Seb (40%) dall'International power (40%) e da Asm (20%). |
| Adrian | |
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Ora, una presa di posizione del genere forse sarebbe stato il caso di citarla, nell'articolo di ieri. Purtroppo non v'è traccia.
Ancora una volta, mi ritrovo a chiedermi il perchè dell'assoluta mancanza, nella sapiente terminologia impiegata dall'ufficio stampa aziendale di ASM, di espressioni quali "risparmio energetico" o "fonti di energia rinnovabile". Chissà. La risposta è nelle semplici ed esaustive parole Il problema, quindi, rimane. Non si è riusciti ad Offlaga, si tenta in pieno centro città (siamo riusciti a costruirci un centro commerciale, cosa sarà mai una centrale turbogas, progetto assai più attuabile, dato che lo spazio è già predisposto?). Ma in tale ambito, prima di scrivere un pezzo in merito ad una così importate tematica qual è la politica energetica a Brescia, sarebbe bene informarsi su quale sia la voce degli ambientalisti, oltre che quella di ASM, che proprio da poco hanno lanciato una raccolta firme per impedire la "riqualifica". Chissà perchè. Sarebbe il caso di chiederglielo, no? |
| Giulia | |
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Che schifo...e lo chiamano giornalismo, e la chiamano informazione e la chiamano....pubblicità!
Che ASM cerchi i profitti è più che ovvio, che il Cumune le conceda di farla da padrone a discapito della salute e della sicurezza di un'intera città NO! Anche Qui Brescia riportava ieri l'urgenza di un repowering di ASM per poter far fronte alle richieste del teleriscaldamento...cioè tradotto in parole più chiare per poter guadagnare di più! ![]() |
| Giulia | |
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..................sullo stesso quotidiano Bresciaoggi, Pietro Gorlani scriveva un altro interessante articolo in merito alla questione. C'è già Adrian, lo puoi trovare qui oppure nei files Modificato da Giulia il 23-dic-2007 14.45 |
| Vito | |
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Io credo che non ci siano dubbi sui motivi che ci stanno dietro, ed è il mercato libero dell'energia elettrica. Oggi ASM o A2A può vendere energia elettrica anche ad un utente del comune di Pachino nell'estremo sud della Sicilia, semplicemente immettendo nel mercato elettrico la quantità corrispondente al cosumo dell'utente. Quindi maggior produzione di energia significa più potenziali clienti, significa più soldi, significa più utili, significa più introiti per il Comune.... che speranze ci sono? Chi difende i nostri interesi in questo grandissimo conflitto di interessi?
Per quanto riguarda il problema teleriscaldamento citando un documento del COMITATO CONTRO LA CENTRALE TURBOGAS DI BRESCIA E PER IL RISPARMIO ENERGETICO che potete trovare QUI Una delle argomentazioni pretestuose di Asm, la principale, è che la nuova megacentrale è giustificata dalla “domanda” che deriverebbe dalla ulteriormente espansione dell teleriscaldamento. Asm ha pubblicato un suo documento sul teleriscaldamento che riporta dati che meritano di essere considerati, perché contraddicono lo scenario di previsione inventato ora per giustificare la nuova megacentrale (ASM "Dichiarazione ambientale 2004. Teleriscaldamento", Brescia agosto 2005, a pag. 97 Sviluppo del teleriscaldamento ed erogazione di calore nella rete anni 1999-2003 ANNO 1999 Volumetria servita Mm3 31,5 Calore erogato GWh 1.030 Calore immesso in rete GWh 1.176 Calore prodotto GWh 1.299 ANNO 2000 Volumetria servita Mm3 32,3 Calore erogato GWh 983 Calore immesso in rete GWh 1.141 Calore prodotto GWh 1.423 ANNO 2001 Volumetria servita Mm3 33,1 Calore erogato GWh 1.023 Calore immesso in rete GWh 1.214 Calore prodotto GWh 1.418 ANNO 2002 Volumetria servita Mm3 33,9 Calore erogato GWh 962 Calore immesso in rete GWh 1.164 Calore prodotto GWh 1.413 ANNO 2003 Volumetria servita Mm3 34.5 Calore erogato GWh 1.055 Calore immesso in rete GWh 1.251 Calore prodotto GWh 1.586 Da questa tabella si ricavano due considerazioni: 1. di fronte all’aumento della volumetria servita del 9,5% circa nel quinquennio, il calore erogato all’utenza è stato sostanzialmente stabile, pari ad una media di 1.010, con un incremento scarsamente significativo tra il 1999 ed il 2003 solo del 2,5% (il che significa un incremento del risparmio energetico “spontaneo” da parte dei cittadini di circa il 7% nel quinquennio). 2. nel quinquennio è aumentato a dismisura lo spreco di energia termica globale che dal 28% circa esplode al 50% circa, se confrontiamo l’energia prodotta e quella erogata (Ma a questo dato va aggiunta la terza linea dell’inceneritore entrata in funzione nel 2004, e cioè altre circa 150 GWh, con un totale di 1.730 GWh anno di calore prodotto di fronte a un consumo di poco più della metà). Anche il calore immesso in rete, anche se in misura minore, ha avuto un incremento superiore di quello erogato (+ 2,5%), pari a circa il 7%. |
| Adrian | |
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Il 27 luglio scorso, intanto, la Commissione per la valutazione di impatto ambientale (V.I.A.),
organo della Direzione generale per la salvaguardia ambientale del Ministero dell'Ambiente, ha già dato parere negativo. Vi riporto l'articolo Infrastrutture/3 - Valutazione di impatto ambientale: ora la parola a Regione e Ministro Centrale Lamarmora, la Commissione del ministero esprime parere negativo Bonomo, Asm: "Nessuno stop, la procedura è tuttora in corso. Riqualificazione virtuosa, migliora efficienza energetica e riduce emissioni" Parere negativo per la Centrale Lamarmora di Brescia. Otto parole che rischiano di complicare l'iter per l'intervento di riqualificazione della centrale del teleriscaldamento di Asm. Già, perché il "no" in questione è quello espresso dalla Commissione per la valutazione di impatto ambientale, organo della Direzione generale per la salvaguardia ambientale del Ministero dell'Ambiente. Un parere - è bene dirlo subito - che allo stato delle cose non è vincolante. A termine di legge, è previsto che le considerazioni motivate della Commissione siano sottoposte al ministro, nella fattispecie il Verde Alfonso Pecoraro Scanio, il quale dovrà prima di adottare una decisione per decreto, sentire il parere della Regione Lombardia. E il Pirellone, sia pur in via informale, ha già espresso consenso al progetto avanzato da Asm Brescia. Quali siano le considerazioni che abbiano indotto la Commissione a optare per il no, non è dato sapere, visto che il Ministero ha affidato ad una scarna nota divulgata in tarda serata la comunicazione di questa e di altre nove valutazioni analoghe formulate nei giorni scorsi dalla Commissione Via romana per vari progetti di tutta Italia. "Non è stata adottata alcuna decisione definitiva" ha sottolineato Antonio Bonomo, direttore del Settore Energia e vicedirettore generale vicario di Asm Brescia, raggiunto telefonicamente in serata. "Allo stato attuale l'iter prosegue regolarmente. Gli enti locali interessati dal progetto devono essere interpellati per legge. Il Comune ha da tempo approvato il progetto, e la Regione dovrà ora solo formalizzare un parere positivo che ha già anticipato informalmente". Al centro, resta la soluzione di riqualificazione generale dell'impianto che sorge in via Lamarmora. Il primo gruppo produttivo di cogenerazione (calore/energia elettrica) fu attivalo nel 1978, seguito dal secondo e dal terzo datati rispettivamente 1980 e 1992, e affiancati dalla caldaia policombustibile (1987). Il progetto, inoltrato da Asm al Ministero nel maggio 2006, da un lato prospetta la disattivazione delle unità cogenerative 1 e 2 di Lamarmora, con il mantenimento per riserva delle sole caldaie per la produzione di calore in caso di guasto di altre unità o freddo eccezionale. Dall'altro l'introduzione di un nuovo impianto a "turbogas". Contestualmente è prevista la demolizione dei due camini esistenti e la realizzazione di una nuova torre. Da ultimo, sulla caldaia policombustibile è prevista l'installazione di particolari filtri per ridurre l'emissione di ossidi d'azoto. "Un intervento - sottolinea Bonomo - che garantirebbe un complessivo miglioramento tanto in termini di efficienza energetica (+334Mwt, ndr), quanto in fatto di risparmio di combustibile. Le emissioni calerebbero del 30-50% rispetto all'assetto attuale, con una mancata emissione di 300mila tonnellate equivalenti di anidride carbonica. Un aspetto decisamente importante anche rispetto al protocollo di Kyoto". La "conversione" della centrale di Lamarmora era peraltro una delle condizioni previste da una delibera del Comune del 2002 per la realizzazione della terza linea del termoutilizzatore. Il che rende la riqualificazione dell'impianto ancora più importante nel quadro del complessivo "repowering" concepito da Asm Brescia. g. gal. |
| Adrian | |
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E questo il comunicato stampa diffuso dal Comitato contro la centrale turbogas di Brescia e per il risparmio energetico
Il comitato contro la Centrale di Lamarmora registra con soddisfazione che la Commissione per la valutazione di impatto ambientale del Ministero dell'ambiente e tutela del Territorio abbia espresso un secco parer negativo al progetto. Ribadiamo che la centrale in questione avrà un impatto molto negativo soprattutto sulla qualità dell'aria di Brescia che rappresenta l'area più inquinata di tutta Europa e dove gli indicatori degli effetti sanitari sulla stato di salute della popolazioni per l'inquinamento sono fra i peggiori che si possono registrare. La centrale è un impianto assolutamente inutile ai fini del teleriscaldamento e che il Comitato, nelle proprie osservazioni inviate al Ministero, ha dimostrato essere già ora sovra dimensionato e sovra alimentato: nel 2006 si è tra l'altro registrata una diminuzione del 20-25% del fabbisogno di acqua calda che alimenta la rete di teleriscaldamento nel corso dell'anno, sia per il surriscaldamento generale sia per il risparmio energetico delle famiglie, oltre al fatto che il calore viene pressoché totalmente disperso nell'ambiente per la maggior parte dell'anno e soprattutto nei mesi estivi come avviene in queste settimane torride, aumentando le già elevate temperature in città. Ribadiamo che l'ammodernamento dei gruppi di produzione di energia di Lamarmora debba avvenire solo con una sostituzione di impianti esistenti a parità di potenza generata con un beneficio netto sulla quantità totale delle emissioni. Ribadiamo inoltre la necessità di far funzionale da subito la centrale policombustibile a gas, e non a carbone, più economico ma molto più inquinante, di dotare tutto il polo energetico di catalizzatori per ridurre le emissioni di ossidi di azoto e quindi di PM2,5, e di interrompere il funzionamento della terza linea dell'inceneritore per la quale la Corte di Giustizia della Unione Europea ha condannato l'Italia e ASM decretandone così la illegalità. Brescia 27 Luglio 2007 |