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Intercettazioni, fra colpi di maggioranza e deliri di onnipotenza

Cristina
Postato il 10-giu-2009 17.49
user 4067945
Brescia, BS
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adrian basta, sono coltellate una dietro l'altra...

mi viene da piangere non hanno neanche aspettato la decenza di non fare collegare cene e cenette con voti votini e affossamenti del referendum

siamo in dittatura sparata ragazzi, disobbediamo come ha dichiarato che farà Grillo, vi prego!!!

http://it.notizie.yah...
gp75
Postato il 10-giu-2009 18.27
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Condivido Adrian, hanno una paura fottuta, di tutto, e fretta anche, molta fretta!

Scriviamo una lettera ad Obama, chiediamogli di invaderci, ed anche al governo europeo, a tutti!!shock
Adrian
Postato il 11-giu-2009 0.00
AdrianWasThere
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Già, una fretta dettata non soltanto dai reati di cui sono artefici, ma anche dalla consapevolezza che la maggioranza dei consensi non ce l'hanno più. Quindi hanno ancora più paura. Intanto l'ANM ci va giù pesante: è la "morte della giustizia penale".
Riporto dal Corriere



Pd, Idv e Udc scrivono a napolitano: «Il voto di fiducia impedisce la libera espressione»
Intercettazioni, sì alla fiducia
Anm: «E' la morte della giustizia penale»

La Camera ha votato la fiducia al governo sul provvedimento con 325 sì e 246 no

ROMA - L'Aula della Camera ha confermato la fiducia al governo sul disegno di legge in materia di intercettazioni con 325 sì, 246 no e due astenuti. La presidenza della Camera sarebbe orientata, secondo quanto si apprende, a concedere il voto segreto sul ddl intercettazioni nel caso che l'opposizione glielo chieda. E l'opposizione, sempre secondo quanto si apprende sarebbe intenzionata a farlo. Il voto finale è previsto per giovedì alle 15 subito dopo l'esame degli ordini del giorno presentati al disegno di legge dal centrosinistra.

POLEMICA - La votazione è arrivata al termine di una giornata parlamentare segnata da aspre polemiche tra maggioranza e opposizione. «La misura è colma». Pd, Idv e Udc hanno scritto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per esprimere il proprio disagio contro il ddl intercettazioni e contro «questo modo di legiferare della maggioranza, che di fatto è diventato un mercato delle vacche» tra Lega e Pdl. Il voto di fiducia posto sul provvedimento «ha come unico obiettivo quello di impedire che ci possa essere una libera espressione da parte dei parlamentari della maggioranza su questo ddl», spiegano in conferenza stampa congiunta il capogruppo del Pd Antonello Soro, il presidente dei deputati dell'Idv Massimo Donadi e il vice capogruppo dell'Udc Michele Vietti.

BAVAGLIO ALLA STAMPA - L'opposizione denuncia che su un provvedimento che tratta di sicurezza dei cittadini, privacy e libertà di informazione, diritti tutelati dalla Costituzione, il governo metta la fiducia «per impedire a deputati leghisti ed alcuni settori di An di manifestare il proprio dissenso con il voto segreto», come ha detto il capogruppo del Pd, Antonello Soro. «I vertici della Lega hanno deciso di scambiare la morte certa del referendum elettorale, cedendo un pezzo di libertà del Paese», ha aggiunto il capogruppo dell'Italia dei Valori, Massimo Donadi, commentando quello che l'opposizione definisce un do-ut-des Carroccio- Pdl concordato all'indomani delle elezioni europee ed in vista dei ballottaggi alle amministrative e dei referendum il 21 giugno. «L'Udc è molto gelosa della sua specificità di opposizione - precisa Vietti -, ma stavolta la situazione è tale che occorre un'azione congiunta per far capire ai cittadini quanto la situazione stia diventando pericolosa. E noi chiediamo a Napolitano di valutarla bene questa situazione per capire se non ci sia un rischio per gli equilibri costituzionali».

«NESSUNA IMPOSIZIONE» - Dalla maggioranza arriva la replica di Paolo Romani, viceministro alle Comunicazioni: «È errato parlare di un’imposizione del governo al Parlamento: il ricorso alla fiducia e il fatto che del testo in materia di intercettazioni se ne parli da troppo tempo ha portato a renderlo finalmente legge. Il testo è stato largamente modificato rispetto a quello iniziale anche e soprattutto con il contributo dell’opposizione. Ciò che si vuole impedire è la pubblicazione delle intercettazioni. La sintesi rispetto alle informazioni che portano sino al processo sarà consentita, anche se prima non lo era».
Le doglianze rivolte dalle opposizioni al capo dello Stato sul ddl intercettazioni sono «immotivate, perchè la fiducia è uno strumento previsto dall'ordinamento giuridico» aggiunge ancora il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. «È ipocrita - sottolinea Alfano - chi sostiene che non c'è stato tempo per la discussione, che c'è stata una strozzatura del dibattito, dal momento che il ddl è in Parlamento da un anno. È altrettanto ingiusto - aggiunge - lamentarsi per la fiducia, che è uno strumento previsto dall'ordinamento e di cui ha fatto un ampio uso il passato governo» più di quello attuale.

ANM - Ma il provvedimento voluto dal governo non getta nello sconcerto solo l'opposizione, ma anche i magistrati. Siamo di fronte alla «morte della giustizia penale» in Italia. Lo afferma l'Associazione nazionale magistrati, denunciando «la gravità delle conseguenze che deriveranno dalle novità legislative in materia di processo penale e intercettazioni»: in un momento in cui «la sicurezza dei cittadini è sovente evocata come priorità del Paese - si legge nel documento diffuso dal sindacato delle toghe - lascia sgomenti il fatto che il Parlamento stia per effettuare scelte che rappresentano un oggettivo favore ai peggiori delinquenti».

GIORNALISTI - E proprio contro il ddl sulle intercettazioni, che infligge gravi limitazioni alla libertà e al diritto d'informazione, la Federazione nazionale della stampa italiana e tutte le altre sigle sindacali del giornalismo sono pronte a «scioperare nei prossimi giorni». Lo ha annunciato il segretario generale della Fnsi, la Federazionale nazionale della stampa italiana, Franco Siddi. Dopo aver ricordato le molte iniziative di protesta susseguitesi in questi mesi in tutta Italia, dopo aver annunciato la pubblicazione di un appello (congiunto Fnsi-Fieg) a tutte le forze politiche e la possibilità dello sciopero, Siddi ha concluso affermando che «se tutto questo non fosse sufficiente, passeremo alla disobbedienza civile, pubblicando quello che riterremo utile e necessario, anche se non pubblicabile secondo il ddl, e ce ne assumeremo la responsabilità».

10 giugno 2009




Forse dovremmo fare qualcosa anche noi in piazza.
La circostanza è a dir poco drammatica.
Adrian
Postato il 11-giu-2009 0.01
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In tutto ciò c'era qualcosa che mi sfuggiva, un tassello mancante. Poi ho realizzato. E così, giusto per non farci mancare nulla, ecco in arrivo un bel monito del Presidente Napolitano sul protagonismo dei pm.
Ridatemi Sandro Pertini.



Il capo dello Stato al Consiglio superiore della magistratura
Napolitano: «I magistrati riflettano sulla loro perdita di prestigio»
«Necessaria una seria autocritica. No a protagonismo dei Pm. Disordine e tensioni in certe procure»

ROMA - Il presidente della Repubblica è «preoccupato» per la crisi di fiducia e del prestigio della magistratura e invita i magistrati a «una seria, aperta e non timorosa autocritica» e a riflettere «su quanto abbiano potuto e possano nuocere alla sua credibilità tensioni ricorrenti all'interno della stessa istituzione». Lo ha affermato Giorgio Napolitano nel suo intervento al Consiglio superiore della magistratura (Csm). Questo, ha sottolineato il capo dello Stato, «sarebbe il modo migliore per prevenire qualsiasi tentazione di sostanziale lesione dell'indipendenza della magistratura».

FIDUCIA - Napolitano ha espresso preoccupazione per la «crisi di fiducia» nel Paese per «un funzionamento gravemente insoddisfacente, nel suo complesso, dell'amministrazione della giustizia e per effetto anche dell'incrinarsi dell'immagine e del prestigio della magistratura». Il capo dello Stato riconosce che ci sono problemi che governo e Parlamento non hanno risolto «in modo ordinato e coerente», ma la magistratura «non può non interrogarsi su sue corresponsabilità dinanzi al prodursi o all'aggravarsi delle insufficienze del sistema giustizia e anche su sue più specifiche responsabilità nel radicarsi di tensioni e opacità sul piano dei complessivi equilibri istituzionali». L'obiettivo, indica Napolitano anche al Csm, è lavorare per «recuperare pienamente quel bene prezioso che è il prestigio della magistratura».

DISORDINE IN CERTE PROCURE - Il presidente della Repubblica ricorda alcuni «elementi di disordine e di tensione che si sono purtroppo clamorosamente manifestati in tempi recenti nella vita di talune procure». E fa quindi appello allo stesso Csm perché sia di esempio per «rigore e misura dell'obiettività e imparzialità», operando senza farsi condizionare «da logiche di appartenenza correntizia» rispettando, come è chiesto a ogni istituzione, «gli equilibri costituzionali e i limiti che comportano».

NO A PROTAGONISMO PM - Il presidente richiama anche i pubblici ministeri: «Non può che risultare altamente dannoso per la figura del Pm qualunque comportamento impropriamente protagonistico o chiaramente strumentale ad altri fini». Agli eccessi «si può porre rimedio non soltanto con l'intervento disciplinare, ma con concrete e tempestive iniziative di sorveglianza e coordinamento, che sono già state adottate in occasione di vicende che hanno destato clamore e sconcerto». Secondo Napolitano, il protagonismo dei Pm è controproducente, in quanto «la figura del pubblico ministero finisce per non poter reggere ad attacchi all’esterno della magistratura».

NO A STRAPPI COSTITUZIONE - L'invito alla riflessione del presidente, però, non è rivolto solo alla magistratura, ma è « rivolto a tutti i soggetti istituzionali operanti sulla base della Carta vigente». Ne consegue un «invito alla riflessione indirizzato in primo luogo al Parlamento, ma anche alla società civile, all'opinione pubblica, alle forze politiche». Per Napolitano gli equilibri disegnati nella Costituzione «possono essere rimodulati» attraverso una revisione della seconda parte, ma attenzione a «gravi danni e conseguenze» nel «tentativo di operare strappi negli attuali equilibri costituzionali, senza definirne altri convincenti e accettabili, coerenti con i principi della Carta del 1948 e con fondamentali conquiste di libertà e di pluralismo, tra le quali l’indipendenza della magistratura».

MANCINO - A Napolitano ha indirettamente risposto Nicola Mancino, vice presidente del Csm: «È necessario un clima di rispetto degli equilibri costituzionali da parte di tutti coloro che sono chiamati a osservarli. Massima attenzione al dialogo costruttivo: lo scontro non aiuta a favorire il corretto rapporto giustizia-politica».

Adrian
Postato il 11-giu-2009 15.29
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E Repubblica lanciò l'appello



I giornali hanno il dovere di informare
I cittadini hanno il diritto di sapere
Firma l'appello di Repubblica


I giornali hanno il dovere di informare perché i cittadini hanno il diritto di conoscere e di sapere. La nuova legge sulle intercettazioni telefoniche è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini. Per questo va fermata.

Ecco cosa dice l'emendamento al ddl




"I giornali hanno il dovere di informare", "I cittadini hanno il diritto di sapere". C'è da chiedersi in quali altre circostanze valgano queste espressioni. Leggerle sul sito di Repubblica pare quasi uno stupro intellettuale.
gp75
Postato il 11-giu-2009 15.41
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A proposito di Napolitano, cosa vuoi pretendere da uno che è sotto ricatto da 40 anni? (fonte: qualche passaparola fa di Travaglio)
Adrian
Postato il 11-giu-2009 18.51
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Commento di Peter Gomez sul blog Voglio scendere.



11 giugno 2009
Criminali in parlamento

I piduisti amici del boss mafioso Vittorio Mangano e di altri noti criminali ce l'hanno fatta. Tra ieri e oggi, nel silenzio complice di buona parte della stampa italiana, è stata abolita la libertà di parola. D'ora in poi, salvo ripensamenti del Senato, sarà impossibile raccontare sulla base di atti giudiziari i fatti e i misfatti delle classi dirigenti. Chi lo farà rischierà di finire in prigione da 6 mesi a tre anni, di essere sospeso dall'ordine dei giornalisti e, soprattutto, dal suo giornale, visto che gli editori andranno incontro a multe salatissime, fino a un massimo di 465.000 euro.

Il plurimputato e pluriprescritto Silvio Berlusconi per raggiungere il risultato è stato costretto a ricorrere al voto di fiducia. Le nuove norme contenute nel disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche sono infatti talmente indecenti da risultare indigeste persino a un pezzo importante della sua maggioranza.

Da una parte, s'interviene sul diritto-dovere d'informare con disposizioni grossolane e illiberali stabilendo, per esempio, che le lettere di rettifica vadano pubblicate integralmente (anche dai blog) senza possibilità di replica. Insomma, se un domani Tizio scriverà a un giornale per negare di essere stato arrestato, la sua missiva dovrà finire in pagina, in ogni caso e senza commenti, pur se inviata dal carcere di San Vittore. Dall'altra, per la gioia di delinquenti di ogni risma e colore, si rendono di fatto impossibili le intercettazioni. Gli ascolti saranno infatti autorizzati, con una procedura farraginosa e lentissima, solo in presenza di «evidenti indizi di colpevolezza». Cioè quando ormai si è sicuri che l'intercettato è colpevole. E in ogni caso non potranno durare più di due mesi. Inoltre le microspie potranno essere piazzate solo nei luoghi in cui si è certi che vengano commessi dei reati: detto in altre parole, è finita l'epoca in cui le cimici nascoste nelle auto e nei salotti dei mafiosi ci raccontavano i rapporti tra Cosa Nostra e la politica.

Che Berlusconi e un parlamento formato da nominati e non da eletti dal popolo, in cui sono presenti 19 pregiudicati e una novantina tra indagati e miracolati dalla prescrizione e dall'amnistia, approvi sia pure tra qualche mal di pancia leggi del genere non sorprende. A sorprendere sono invece le reazioni (fin qui pressoché assenti) di quasi tutti i direttori dei quotidiani e dei comitati di redazione dei telegiornali (dai direttori dei tg, infatti, non ci si può aspettare più nulla). Quello che sta accadendo in parlamento dovrebbe essere la prima notizia del giorno. E invece a tenere banco è la visita di Gheddafi e le polemiche intorno alla sua figura di dittatore. Così a furia di parlare di Libia nessuno si accorge di come il vero suk sia ormai qui, a Roma, tra Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi. E di come, tra poco, nessuno potrà più raccontarlo.

gp75
Postato il 13-giu-2009 20.24
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Grandioso Marco!

Partito Delinquenti Liberi
di Marco Travaglio, da l'Unità

Un paio di quiz alla portata di tutti, esclusi i deputati del Pdl e i 20 dell’opposizione che han votato la legge-bavaglio. 1) Oggi, quando si trova un morto ammazzato, o una ragazza stuprata, o un bimbo abusato, o quando scompare una persona rapita, e non si sa chi è stato, si indaga contro ignoti e si intercettano parenti, amici e conoscenti per scoprire il colpevole. Per farlo, basta sapere che un grave delitto è stato commesso («indizi di reato»). Con la nuova legge bisognerà prima scoprire il colpevole («evidenti indizi di colpevolezza»), poi si potrà iniziare a intercettarlo. Ma per scoprire il colpevole bisogna intercettare, dunque non si scoprirà mai il colpevole e non s’intercetterà più nessuno. Domanda: chi può aver ideato una legge del genere? a) Un fine umorista; b) un totale deficiente; c) il colpevole di cui sopra o un suo amico; d) un’allegra brigata di appartenenti alle categorie a, b, c. 2) Esaminate attentamente queste tre affermazioni: a) «Con questa legge non si rovinerà più la vita della gente» (soprattutto dei delinquenti); b) «Non avremo più intercettazioni illimitate nel tempo: adesso si andava avanti nella speranza di scoprire qualcosa» (così non si scoprirà più nulla); c) «Abbiamo fatto una nuova legge perché quella vecchia veniva violata» (come dire che, siccome è vietato uccidere ma si continua a farlo, bisogna riformare il reato di omicidio). Chi potrebbe mai esserne l’autore? a) un fine umorista; b) un totale deficiente; c) il colpevole di cui sopra o un suo amico; d) il ministro della Giustizia. Stavolta la domanda è a risposta plurima.

(13 giugno 2009)

Adrian
Postato il 15-giu-2009 21.28
AdrianWasThere
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Segnalo tre interventi interessanti dalla rete:
- Peter Gomez da Repubblica Radio tv;
- la riflessione di Antonio Ingroia, Procuratore aggiunto della Repubblica di Palermo;
- il magistrale commento di Furio Colombo, deputato PD, in Parlamento.









Adrian
Postato il 15-giu-2009 22.41
AdrianWasThere
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Ed ecco il limpido intervento di Marco Travaglio, dal Passaparola odierno.





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