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Intercettazioni, fra colpi di maggioranza e deliri di onnipotenza

Adrian
Postato il 18-giu-2009 16.37
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Dal Blog di Beppe, interviene anche il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli.



18 Giugno 2009
Caselli, le intercettazioni e la tela di Penelope


Le intercettazioni servono per catturare i delinquenti. Meno intercettazioni, più stupratori, pedofili, corruttori in libertà. Le intercettazioni non costano, i capitali recuperati, ad esempio per il caso Fiorani, sono maggiori dei costi. Limitare le intercettazioni favorisce i criminali. Chi ha votato questa legge è complice e responsabile. Chi ha votato questa legge è spesso condannato in via definitiva, in primo e secondo grado, indagato, prescritto. Parlamentari con il curriculum e l'esperienza adatta per concepire e approvare una legge che favorisce il crimine. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Giancarlo Caselli: Quello delle intercettazioni è un problema fondamentale per quanto riguarda l'accertamento della verità processuale, delle responsabilità penali, e quindi la tutela efficiente della sicurezza dei cittadini.
E non è problema che uno affronta o si inventa magari oggi, io ho scritto con mio figlio Stefano un libro intitolato "Le due guerre" vuol dire le mie esperienze ai tempi dell'anti terrorismo e poi quelle a Palermo sul versante dell'antimafia, scriviamo: ai tempi del terrorismo si repertavano peli o capelli riferibili a un attentato, prova che oggi col test del Dna oggi sarebbero schiaccianti, all'epoca quel test ancora non esisteva. Se oggi qualcuno imponesse di fare a meno del test Dna si comporterebbe esattamente come coloro che di fatto vogliono, pretendendo il requisito dei gravi indizzi di colpevolezza, vorrebbero impedire di fatto le intercettazioni. Ben strana logica di chi vorrebbe tagliare le unghie degli inquirenti sottraendo loro mezzi di indagine decisivi, un po' come se ai medici si vietassero le radiografie e le risonanze invitandoli a tornare alle sanguisughe della scuola di Esculapio.
Ecco questo è il problema! Se io ho a disposizione un mezzo particolarmente incisivo di indagine, le intercettazioni telefoniche, ambientali, che mi consente - esperienza alla mano statistiche alla mano - di scoprire la verità in una infinità di casi e questo strumento mi viene tolto o le sue potenzialità di impiego vengono drasticamente diminuite, scoprirò meno delinquenti.
Tutelerò assai di meno la sicurezza dei cittadini e soprattutto non si riesce a capire per quale motivo perché mai una cosa che funziona debba essere o tolta o drasticamente ridimensionata! Proprio, io, francamente non lo capisco.
Per quanto riguarda mafia e terrorismo si dice che le cose rimangono inalterate, è abbastanza vero ma non del tutto - magari ci torneremo successivamente - ma al di fuori dell'ambito di mafia e terrorismo chi non è né mafioso né terrorista ma soltanto - dico soltanto tra 112 virgolette - assassino, rapinatore, stupratore, bancarottiere, usuraio, corruttore, pedofilo, sfruttatore di prostitute, trafficante di droga, chi è soltanto queste cose con la nuova disciplina delle intercettazioni vedrà aumentare vertiginosamente le sue possibilità di farla franca perché la nuova norma stabilisce che le intercettazioni si possono disporre soltanto quando ci sono evidenti indizi di colpevolezza, cioè soltanto quando di fatto il colpevole è già identificato, ma siccome un'altra norma dice che le intercettazioni sono possibili soltanto se assolutamente necessarie, se il colpevole è già identificato nella gran parte dei casi niente intercettazioni.
E allora fine o quasi di questo strumento incisivo, importante, decisivo in migliaia di casi di indagine e di accertamento della verità, e conseguentemente aumento del livello di impunità di fior di delinquenti! Con ricadute negative e pesantissime sulla sicurezza dei cittadini, che saranno meno difesi di fronte a delitti gravissimi come quelli che ho elencato. Omicidi, rapine, estorsioni, stupri, pedofilia, traffico di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, corruzione, bancarotta e via seguitando... con una grossa incoerenza! Illogicità, mi verrebbe persino di dire un pochino di schizofrenia nel sistema complessivamente considerato, se questo progetto dovesse diventare legge dello Stato.
Perché questo progetto è sostenuto dalle stesse forze politiche di maggioranza del nostro Paese che un giorno sì e anche l'altro anche gridano sicurezza, sicurezza! Cioè si mette in campo tutto e di più esercito, flotta e ronde, tolleranza zero e poi su un altro versante, quello delle intercettazioni che sono il vero baluardo il vero argine a tutela della sicurezza dei cittadini, la sicurezza sembra diventare improvvisamente con incoerenza, con una discrasia, un optional perché questo baluardo della sicurezza dei cittadini con la nuova norma viene picconato.
Invece di essere mantenuto quanto meno più possibile saldo ecco delle brecce, ecco delle fenditure attraverso le quali molti delinquenti possono sfuggire alla giustizia e conseguentemente la sicurezza dei cittadini è meno tutelata. Allora nominiamo ministro Penelope, quella che di giorno tesseva e di notte disfaceva. Si dice ci sono stati degli abusi. Io non lo so quali e quanti. So che se ci sono stati o se si teme che ci possano essere bisogna adottare i rimedi del caso.


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Adrian
Postato il 18-giu-2009 16.38
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E per quanto riguarda questo profilo il progetto di legge è buono, positivo perché fissa dei paletti rigorosi affinché non sia processualmente utilizato men che mai pubblicato, divulgato ciò che non è funzionale all'accertamento della verità processuale. In parole povere ciò che non c'entra col processo. Ma fissato questo perimetro basta! Al di fuori di questo perimetro ridurre le potenzialità di questo strumento importante e decisivo che è l'intercettazione è un siluro sotto la linea di galleggiamento della sicurezza dei cittadini. Barriere a protezione del potere e soprattutto delle sue eventuali deviazioni.
Ebbene le intercettazioni queste barriere le oltrepassano. Mettono a nudo il potere disvelando anche ciò che il potere vorrebbe tenere nascosto. Forse è per questo motivo che le intercettazioni a una certa politica non vanno giù. Ma per meglio tutelare gli interessi di questa certa politica ecco che si mettono a rischio gli interessi di tutti i cittadini italiani per quanto riguarda la loro sicurezza. Ancora qualche considerazione. Frequentissimamente si sente dire di un'Italia tutta quanta intercettata, sostanziale falsità, un luogo comune quantomeno un'esagerazione propagandistica perché - parlo dei dati della procura di Torino nella quale lavoro - ogni anno a Torino si scrivono 170 mila fascicoli all'interno dei quali vi sono attività di intercettazione soltanto per lo 0,2 per cento del totale. Allora dove sono tutti gli italiani intercettati? Dov'è quel grande fratello di cui disinvoltamente si favoleggia. Nel 2008 sono stati 5 mila. Ma attenzione! Non vuol dire 5 mila persone intercettate vuol dire 5 mila telefoni complessivamente controllati perché sappiamo benissimo che ogni soggetto può avere a disposizione molte schede.
Le spese: si dice spendete troppo. A parte che se si spende tanto è perché c'è tanta criminalità, tanta illegalità da fronteggiare e questo strumento è indispensabile per fronteggiarla adeguatamente. Bè ma anche qui si sono fatte cose importanti che non vengono mai dette, anzi vengono cancellate. Ancora una volta con riferimento alla procura di Torino in 5 anni le spese sono diminuite del 75 per cento, incrementando i livelli di sicurezza e sempre rispettando i requisiti prescritti dal garante della privacy. Allora le cose funzionano! Quantomeno possono ottimamente funzionare o sempre meglio funzionare.

Blog: In termini di numeri quante intercettazioni in meno si potranno fare a Torino?

Giancarlo Caselli: E' venuto fuori un dato complessivamente considerando il lavoro dell'intero ufficio che vedrà ridurre almeno del 50 per cento il numero delle intercettazioni. Almeno la metà di coloro che attualmente riusciamo a individuare come responsabili la faranno franca, e attenzione, ho sempre parlato di individuazione di colpevoli.
Le intercettazioni molte volte servono anche per scagionare gli innocenti che sono stati ingiustamente accusati sembra invece che i cittadini italiani siano in preda a una sorta di ipnosi malefica. Supponiamo che qualcuno del governo della maggioranza vada all'Ordine dei medici e dica: voi avete le radiografie, da domani non le adoperate più perché sono invasive. Limitatevi a battere con le nocche sulla schiena del paziente a fargli dire 33. Se succedesse questo ci sarebbe una rivolta generale, leghisti, democratici di sinistra, berlusconiani, finiani, uomini e donne, giovani e vecchi di tutte le appartenenze culturali, politiche, sociali, geografiche si rivolterebbero perché con la salute non si scherza.
Qui sta succedendo un po' la stessa cosa. Dalla sicurezza sanitaria passiamo alla sicurezza sociale. Con questo progetto è come se qualcuno andasse dalle forze dell'ordine della magistratura e dicesse: voi avete le intercettazioni, mezzo incisivo e potente di accertamento della verità, scordatevele! Da domani tornate ai vecchi sistemi, la soffiata di qualche confidente della Polizia o dei Carabinieri perché? Perché sono invasive anche queste.
Per quanto riguarda la sicurezza sociale tutto sta passando, ripeto, nell'indifferenza generale. Anche questo secondo me è preoccupante.

Adrian
Postato il 18-giu-2009 23.13
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Vi riporto l'appello pubblicato sul blog Voglio scendere da Gianni Barbacetto, Pino Corrias, Peter Gomez, Sandro Ruotolo e Marco Travaglio.
Diffondiamolo ovunque, amici.



18 giugno 2009
Così muore la libertà di informazione, ma noi vogliamo tenerla in vita

Noi sottoscritti ci riconosciamo nell’articolo 21 della Costituzione Italiana che recita fra l’altro: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Il disegno di legge n. 1415 sulle intercettazioni e sulla cronaca giudiziaria, cioè la legge-bavaglio, che sta per essere definitivamente approvato al Senato viola apertamente questi principi.

Noi ci dichiariamo pronti all’“obiezione di coscienza”, cioè a continuare a pubblicare gli atti giudiziari (intercettazioni, ma non solo) che non sono segreti, ma di cui la maggioranza di governo vuole impedire la pubblicazione e la conoscenza. Chiediamo agli editori, all’Ordine dei Giornalisti, alla Federazione della Stampa, agli organismi sindacali di tutte le testate (carta stampata, radio e televisione) di aderire a questa forma di protesta civile.

Invitiamo il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a valutare i profili di incostituzionalità del disegno di legge e a respingerlo alle Camere.

Chiediamo ai cittadini di aderire al nostro appello, perché hanno il diritto di essere informati correttamente e compiutamente.

Noi giornalisti siamo pronti a pagare in tribunale le conseguenze del nostro gesto, in attesa che la Corte costituzionale e la Corte europea di giustizia di Strasburgo dichiarino illegittima la legge-bavaglio. La nostra libertà di informare riguarda tutti. E’ giunto il momento di difendere la nostra Costituzione.

Gianni Barbacetto, Pino Corrias, Peter Gomez, Sandro Ruotolo, Marco Travaglio

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Adrian
Postato il 2-lug-2009 2.14
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Dal Corriere della Sera



La carta stampata incrocia le braccia il 13
Intercettazioni, giornalisti in sciopero per una giornata di silenzio il 14 luglio
Protesta contro il ddl Alfano: «Un bavaglio alla stampa per impedire di raccontare le indagini giudiziarie»

ROMA - I giornalisti - si legge in un una nota della Fnsi - «si fermeranno nei prossimi giorni per una giornata di silenzio, il 14 luglio prossimo (con blocco però dell'attività nella carta stampata il 13), per contrastare il ddl Alfano sulle intercettazioni che introduce inaccettabili divieti al diritto di informazione sulle indagini e sulle inchieste giudiziarie».

LE MOTIVAZIONI - È la decisione del Consiglio Nazionale della Stampa Italiana riunito martedì a Roma, che ha approvato con un solo voto contrario e due astenuti la proposta della giornata di protesta di tutto il nostro giornalismo avanzata dal Segretario Generale, Franco Siddi. «La giornata di astensione dell'informazione, alla quale i giornalisti sono costretti dopo un anno di iniziative civili, di confronto e di dibattito e denuncia per la libertà dell'informazione, senza censure e intimidazioni - si legge nella nota della Fnsi - è lo strumento con il quale si vuole marcare una volta di più l' indignazione più ferma di fronte alle previsioni del ddl Alfano: un bavaglio ai giornalisti e la sanzione (un danno economico) per gli editori al fine di impedire di dar conto delle notizie sulle indagini giudiziarie negli organi d'informazione; la pesante limitazione del diritto dei cittadini a sapere o essere informati su fatti importanti per la loro vita». «Non si sciopererà, quindi, per un aumento di stipendio ma - sottolinea il sindacato - per un aumento della libertà nel nostro Paese».

30 giugno 2009

Adrian
Postato il 4-lug-2009 10.42
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Attenzione, colpo di scena
Cenni di abbandono della fase REM
Da Repubblica



Il capo dello Stato convoca Alfano al Quirinale: senza modifiche niente firma
Il presidente preoccupato per i rischi di incostituzionalità. Esclusa la fiducia
Legge sulle intercettazioni
arriva lo stop di Napolitano

di LIANA MILELLA

ROMA - Irragionevole, incostituzionale, gravemente dannosa per le indagini, foriera di scontri con una stampa già pronta allo sciopero del 13 luglio. La legge sulle intercettazioni, così com'è, non va. Napolitano poteva rinviarla alle Camere e dare uno schiaffo a Berlusconi. Ma fedele al motto che "gli strappi tra le istituzioni vanno sempre evitati" (almeno fin dove è possibile), il capo dello Stato l'ha fermata prima del suo ultimo passaggio al Senato.

Con un governo pronto a mettere la fiducia come aveva fatto alla Camera. Dopo un anno di ininterrotta moral suasion, dopo aver messo in allerta Fini e Schifani, il presidente della Repubblica ha compiuto il passo definitivo, ha chiamato al Quirinale il Guardasigilli Alfano. Che arriva lesto lesto.

Poco meno di un'ora di colloquio, accanto i suoi esperti giuridici, un esordio che non consente spiragli di trattativa: "Sono molto preoccupato e turbato per la tensione che si sta creando nel mondo della giustizia e della stampa su questa legge. I miei consiglieri mi spiegano che se dovesse passare così al Senato i vizi di palese incostituzionalità mi costringerebbero a fare un passo che di certo non vi sarebbe gradito". Il ministro della Giustizia, che si è sempre mostrato rispettoso del Colle, non tenta neppure una difesa. Alla fin fine sa che al premier questa legge non è mai piaciuta perché lui ne avrebbe voluta una molto più dura, con gli ascolti autorizzati solo per mafia e terrorismo. Nel rinviarla, soprattutto in ore in cui, per le voci su procure in azione, non vuole scontri con toghe, polizie, servizi, non soffrirà troppo. Napolitano prosegue: "È vero che avete intenzione di mettere la fiducia?".

Alfano si allarga in uno dei suoi sorrisi da bravo ragazzo: "Assolutamente no, presidente, il governo non pensa di farlo. Tutt'altro. Il testo non è blindato, siamo pronti a far tesoro del lavoro della commissione Giustizia. Certo, dopo che è rimasto un anno alla Camera, ci auguriamo che non succeda lo stesso al Senato". Il ghiaccio è rotto, si può pure ragionare dei dettagli e mettere sul tavolo i palesi dubbi di costituzionalità. Non uno, ma numerosi.

A cominciare da quella che il Quirinale considera una pessima, irragionevole, incostituzionale, norma transitoria, forse la buccia di banana più platealmente inaccettabile su cui scivola il ddl. "Le disposizioni della presente legge non si applicano ai procedimenti pendenti alla data della sua entrata in vigore". Doveva servire, è servita, per far dire all'avvocato del premier Niccolò Ghedini (e ora anche presidente della Consulta del Pdl sulla giustizia, sempre per tenere ben vivo il conflitto d'interessi) che "questa non è una legge ad personam, visto che non si applica ai processi in corso". E in effetti è così, ma con il rischio di un tal guazzabuglio tra chi godrà di norme più favorevoli e chi no, di giornalisti in galera e altri fuori, di intercettazioni pubblicate ed altre censurate, che l'incostituzionalità è manifesta. Dunque la norma va cambiata. Ma non solo. Il Colle punta il dito sugli "evidenti indizi di colpevolezza" necessari per ottenere un ascolto. Che ne sarà delle indagini contro gli ignoti (autori anche di omicidi), di quelle sui reati che poi portano a scoprire la mafia (usura, racket, rapine e tanti altri)? Giusto nelle stesse ore in cui Alfano è seduto di fronte a Napolitano, al Csm protestano i più noti procuratori antimafia.

Alle orecchie di Alfano risuonano le tante insistenze di Giulia Bongiorno, la presidente della commissione Giustizia della Camera e alter ego di Fini per la giustizia, che si è battuta nella sua maggioranza per "limitare i danni". Ma anche lei, di fronte ai falchi ghediniani e alfaniani che insistevano, ha dovuto piegare la testa sugli "evidenti indizi di colpevolezza" che adesso diventeranno "evidenti indizi di reato". E infine il capitolo sulla stampa, dal carcere (fino a un anno) per i giornalisti che pubblicano intercettazioni da distruggere e che fano protestare anche il Garante della privacy Pizzetti, alle supermulte contro gli editori, ai testi delle telefonate che non si potranno pubblicare neppure per riassunto, creando così una marchiana e irragionevole differenza tra una prova, gli ascolti, e un'altra, una lettera, un verbale d'interrogatorio che invece, quelli sì per riassunto, potranno essere pubblicati.

Non prende appunti Alfano, ma il terremoto che si abbatte sul suo ddl è intensissimo. Non di modifiche formali si tratta, ma di cambiamenti sostanziali. A Napolitano non era affatto piaciuto il grido dell'Anm, "sarà la morte della giustizia", ma i suoi rilievi sono la riprova che la legge stoppa indagini e cronaca giudiziaria. Il Guardasigilli se ne va tranquillizzando il presidente: "Non abbiamo fretta, seguiremo i lavori del Senato". Alfano sa che Berlusconi non vuole spingere l'acceleratore sulla giustizia. La decisione della Consulta sul lodo Alfano è alle viste, le procure incombono, il premier continua ad avere il dubbio che il Bari-gate sia esploso a ridosso del voto della Camera giusto sulle intercettazioni. Questo ddl e la famosa riforma costituzionale della giustizia possono aspettare. Alfano l'ha detto al presidente preoccupato di uno scontro estivo con le toghe: "I prossimi consigli dei ministri saranno dedicati all'economia. Io sono soddisfatto del mio lavoro. Domani (oggi, ndr.) entra in vigore la riforma del processo civile, in cui ho profondamente creduto ed è legge la sicurezza con le norme antimafia più forti da quando è morto Falcone. Che senso avrebbe una riforma costituzionale a metà luglio?". C'è tempo. Magari quando si saprà se la Consulta conferma o boccia il lodo Alfano.
(4 luglio 2009)

gp75
Postato il 4-lug-2009 11.46
user 5094936
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Faccio notare che alle 11.45 il "Corriere della Sera" sul sito non dice ancora niente!

C'è una riga in home page che dice :"Alfano al Quirinale per discutere il ddl"
Grande risalto invece al lancio di 6 missili da parte della Corea del Nord, nel giorno della festa in USA

Adrian
Postato il 6-lug-2009 0.51
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Commento di Marco da Voglio scendere



4 luglio 2009
Immoral suasion

La mosca tzé tzé
da L'Antefatto

Qualche ingenuo starà brindando per l’iniziativa assunta dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e annunciata oggi da Liana Milella su la Repubblica. Siccome nessuna smentita è giunta dal Quirinale, se ne deduce che è tutto vero. Il capo dello Stato ha convocato il Guardagingilli Angelino Jolie per fargli sapere che la legge sulle (anzi contro le) intercettazioni e il bavaglio alla stampa, così com’è uscita dalla Camera e sta per essere approvata anche dal Senato, lui non la firma. E’ preoccupato per le eccessive limitazioni alla libertà di stampa e per l’irragionevolezza di alcuni paletti alle intercettazioni che, a suo avviso, potrebbero indurre la Corte costituzionale a bocciare la legge. Dunque, dirà qualche ingenuo, dobbiamo essere felici. Nossignori. Anzitutto per una questione di procedure: come lo stesso Napolitano ha più volte detto in pubblico, “quando il Parlamento lavora, il capo dello Stato tace”. Attende cioè che una legge sia approvata per esaminarla e decidere se promulgarla con la sua firma, oppure rinviarla alle Camere per manifesta incostituzionalità (o per scopertura finanziaria, ma non è questo il caso). Lui invece s’è inventato questa prassi sconosciuta alla nostra Costituzione, che i soliti tromboni e pompieri al seguito chiamano elogiativamente “moral suasion”: far sapere riservatamente alla maggioranza che la legge non gli piace, affinchè sia modificata come vuole lui.

L’aveva già fatto col decreto anti-Eluana, e giustamente il governo aveva protestato contro l’insolita prassi di dare un parere preventivo mentre il consiglio dei ministri era riunito per decidere. Ora la scena si ripete mentre il Senato sta esaminando il testo. Lo scopo dell’iniziativa quirinalesca è evidente: “migliorare” una legge-porcata assolutamente impossibile da migliorare (come pensare di profumare un ammasso di letame con una goccia di Chanel numero 5) e risparmiare al governo Al Tappone lo smacco plateale di un disegno di legge bocciato dal Quirinale dopo essere passato in entrambi i rami del Parlamento. Peccato che, fra i poteri che la Costituzione riserva esplicitamente al capo dello Stato, non sia contemplato quello di preoccuparsi delle figuracce del governo (come non è previsto che il capo dello Stato inviti le opposizioni e la stampa a una “tregua” per non disturbare il governo alla vigilia del G8).

Il risultato sarà che la legge-bavaglio verrà lievemente ritoccata, produrrà ugualmente danni indescrivibili, ma alla fine il Quirinale ne firmerà la nuova versione, riducendo le speranze che la Corte costituzionale la faccia a pezzi. Se c’è il rischio che la Consulta non bocci nemmeno il Lodo Alfano, capolavoro di incostituzionalità, figurarsi i tremori dei nostri ermellini (compresi i compagni di merende di Papi) quando dovranno esaminare la porcata “migliorata” dalla “moral suasion" quirinalizia. Insomma, le peggiori notizie, nella politica italiana, sono proprio quelle che, all’apparenza, sembrano le migliori. Nella celebre commedia "A che servono questi quattrini", il protagonista Eduardo De Filippo consiglia a un suo giovane discepolo il da farsi in caso di eventi apparentemente negativi: mettersi di fronte allo specchio e ripetere alternativamente due frasi: “Chi ti dice che sia una disgrazia?” e “Chi ti dice che non sia una fortuna?”, facendole precedere entrambe con un bell’”A me nun me passa manco pe’ ‘a capa”. Noi, ogni volta che entra in scena la moral suasion napolitana, dobbiamo fare esattamente il contrario. Cioè ripetere allo specchio: “Chi ti dice che non sia una disgrazia?” e “Chi ti dice che sia una fortuna?”, “”A me nun me passa manco pe’ ‘a capa”.

Adrian
Postato il 6-lug-2009 0.55
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Alfano rassicura Napolitano, ma il premier insiste: il ddl intercettazioni non si tocca
di Marco Conti

ROMA (5 luglio) - Alla fine Silvio Berlusconi preferirà ”gestire” i rilievi che il Quirinale potrebbe porre sotto la legge sulle intercettazioni rinviandola alle Camere, che riaprire, magari a Montecitorio, e con ”pezzi” scomodi della sua maggioranza, una trattativa che lo ha già impegnato per un anno.

Alla fine, e ovviamente dopo il G8, il presidente del Consiglio deciderà di stringere i tempi con un voto di fiducia, qualora a palazzo Madama dovesse emergere la volontà delle opposizioni di tirarla inutilmente in là.

Alla fine, Silvio Berlusconi costringerà ancora una volta i suoi alleati a far quadrato per respingere, con il ddl-intercettazioni, l’ennesimo assalto alla sua leadership. Un ”assalto” «eversivo», come lo ha più volte definito, partito da Casoria, fermatosi a Bari e che secondo i ben informati avrà, dopo la tregua del G8, Napoli come tappa estiva.

Alla fine, ancora una volta, Berlusconi non mollerà la presa su un provvedimento che, al pari del ”lodo-Alfano”, considera ormai fondamentale per difendere il suo ruolo da premier e, fatti salvi gli eventuali rilievi che il Quirinale porrà sotto il testo, riproporrà la legge già frutto di una mediazione non facile dentro la maggioranza.

D’altra parte il Cavaliere la levata di scudi sul ddl intercettazioni se l’aspettava ma la decisione presa nei giorni scorsi di disinnescare lo scontro decidendo di mettere in un cassetto di palazzo Madama il testo già approvato alla Camera per poi tirarlo fuori a metà mese, non è bastato. E’ stato infatti sufficiente l’incontro di ieri l’altro del ministro della Giustizia Angelino Alfano con il capo dello Stato, per scatenare nuove polemiche sulla intoccabilità o meno del testo e sulla decisione finale del presidente della Repubblica di mettere o meno la sua firma sotto la legge.

Le perplessità del presidente della Repubblica su qualche passaggio del provvedimento sono note da tempo. Così come è nota la preferenza che Giorgio Napolitano attribuisce al confronto parlamentare rispetto alla possibilità di porre un voto di fiducia che troncherebbe ogni dibattito. Ovviamente nel pieno del percorso parlamentare del testo, quella del capo dello Stato si chiama ”moral suasion” e non altro, visto che la valutazione finale avviene a provvedimento ”chiuso” e la firma o il rinvio alle Camere sono i due possibili esiti.

A poche ore dall’inizio del vertice del G8 e nel pieno di quella tregua che lo stesso Napolitano qualche giorni fa aveva invocato chiedendo uno stop allo scontro su ”feste e veline”, Berlusconi non intende calcare la mano. «Siamo in attesa degli eventi e del G8», chiosava ieri il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri.

In attesa che si consumi l’appuntamento di Coppito, il Guardasigilli ha potuto sostenere ciò che l’avvocato Ghedini spiega da un paio di giorni: «Niente stop al ddl, ma il testo è modificabile». Nel tentativo duplice di confermare a volontà del governo di portare quanto prima a casa il testo della legge, Alfano lascia uno spiraglio aperto al confronto che si spiega solo con il calendario internazionale e con la voglia di dare a Napolitano ancora una volta la prova di quella che Berlusconi definisce «scarso contributo costruttivo dell’opposizione».

Sull’impianto della legge, il premier non intende mollare neppure sulla parte che nelle scorse settimane aveva fatto masticare amaro l’onorevole e avvocato di stretta osservanza ”finiana”, Giulia Bongorno. Non si toccano gli ”evidenti indizi di colpevolezza”, così come le sanzioni alla stampa. Qualche disponibilità invece sulla non applicabilità ai processi pendenti. Anche perché c’è il rischio di favorire lo stesso presidente del Consiglio.




Fonte: Il Messaggero
Adrian
Postato il 6-lug-2009 1.59
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Giusto per non farci mancare nulla, riporto qualche riferimento legislativo.

Il testo originale del disegno di legge sulle intercettazioni (recante: "Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche") , approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 13 giugno 2008, è consultabile sul sito del Ministero della Giustizia, qui.
Sussistono ancora i "gravi indizi di reato", e il limite per intercettare è fissato a tre mesi (art.4, modifiche all'articolo 267 del codice penale).

L'iter di lettura alla Camera dei Deputati è invece disponibile qui.
L'atto è il n.1415, approvato l'11 giugno 2009 e trasmesso al Senato.
Al Senato il disegno di legge si traduce nell'atto n.1611 (qui l'iter in corso).

Ora, il testo (quasi) definitivo - n.1611 - licenziato dalla Camera in seguito al maxi emendamento, che dovrà ora passare l'esame conclusivo al Senato, è consultabile qui (vi riporto anche la versione in pdf).
Lo possiamo leggere per esteso su OpenParlamento (la lettura, in tal caso, è utile perchè riporta anche gli articoli del codice penale che subiranno le modifiche per effetto del disegno di legge).
Entrano magicamente in scena gli "evidenti indizi di colpevolezza", al posto dei "gravi indizi di reato", necessari per poter intercettare (ovvero, mentre prima era sufficiente accertare un reato per iniziare ad intercettare alla ricerca del colpevole, adesso sarà necessario scoprire prima il colpevole per poi intercettarlo, e quindi scoprire il colpevole, cioè sempre lui). I tre mesi di tolleranza diventano due (30 giorni, con un massimo di due proroghe da quindici giorni ciascuna). E' il testo che oggi sta comunicando al mondo la soppressione della Giustizia in Italia.
Adrian
Postato il 6-lug-2009 11.10
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Vi invito di cuore a prendervi un po' di tempo e a leggerlo, poichè è ben più allucinante di quanto descritto dai media, anche in rete. Vi sono chicche di impareggiabile violenza culturale. E' la fonte istituzionale diretta, non ci sono analisi interpretative di mezzo, è tutto nero su bianco. Buona lettura e buona incazzatura angrysmile
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