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ma noi vogliamo tenerla in vita! Cari amici, la questione è semplice. Ci stanno ammazzando lentamente la libertà d'informazione. Ce la tolgono piano piano, in attesa della stretta finale, come l'illusionista fa sparire la tovaglia dal tavolo, lasciando in piedi tutti i bicchieri ed intatte le stoviglie. Fino a quando ci sveglieremo un giorno e ci sembrerà come il precedente, per poi scoprire che ogni nostra parola si perde nel vuoto, inascoltata. E mentre prima eravamo in grado di parlare, di farci ascoltare, chi ci starà davanti non si accorgerà nemmeno della nostra presenza. Saremo diventati esseri trasparenti, vuoti, perchè il silenzio non ha colore, non ha tono, non ha vita. La legge bavaglio sulle intercettazioni non è una porcata come quella elettorale. E' una violenza culturale, consapevole, meccanica. Mafiosa. Protratta per fini ben distanti dalla "sicurezza" alla quale tanto ci si appella. Ed è solo un anno che questa Legislatura è in corsa. Ne mancano ancora quattro alla scadenza del mandato. Ogni giorno è un'offesa in più, un tentativo di sovvertire la nostra dignità di cittadini informati e liberi di scegliere. Ogni giorno è un passo forzato verso la demolizione controllata del nostro Stato di Diritto, della nostra Giustizia e rispettabilità internazionale. Secoli di storia dell'umanità hanno visto in Italia la nascita di geni inarrivabili della letteratura, dell'arte, della musica, della cultura, della politica. Oggi, in quello che dovrebbe essere il Tempio di queste Memorie - il Parlamento Italiano -, siedono fianco a fianco pregiudicati, condannati in via definitiva, prescritti, inquisiti ed indagati. Mentre in internet scorrono fiumi di sterco e verità nascoste, in tv si affacciano profumi inebrianti, parole suadenti e corpi mozzafiato. Quella che era ed è la feccia di questo Paese ne è diventata la faccia. Chissà a chi non è venuto da sorridere amaro, ascoltando i tg nazionali parlare di "Regime che ha nel mirino la Rete, i siti, i blog, internet, la libertà d'espressione" per ciò che sta accadendo in Iran. Chissà a quanti non è venuto da chiedersi: "stanno parlando dell'Iran o dell'Italia?", per poi vedere le immagini delle centinaia di migliaia di cittadini iraniani nelle piazze, e convincersi che no, non era dell'Italia che si stava parlando, poichè in Italia le piazze si riempiono solo per i V-Day di Beppe Grillo. O per i saldi. Alcuni degli ultimi giornalisti liberi rimasti in Italia usciranno a settembre con un nuovo giornale, "Il Fatto Quotidiano", del quale un giorno ci piacerebbe diventare azionisti, attraverso il Meetup. Quelle stesse persone stanno organizzando una notte bianca di protesta a Roma, il prossimo 8 luglio, senza bandiere, che riproporremo anche a Brescia. Sempre loro hanno sottoscritto un appello per la libertà d'informazione, al quale ci sentiamo in dovere di aderire, con il cuore e con la mente, con tutte le nostre voci in coro, per urlare "Così muore la libertà di informazione, ma noi vogliamo tenerla in vita!". Meetup "Amici di Beppe Grillo di Brescia" Associazione "Ricomincio da Grillo" Diffondiamo il più possibile. Dal Blog Voglio scendere 18 giugno 2009 Così muore la libertà di informazione, ma noi vogliamo tenerla in vita Noi sottoscritti ci riconosciamo nell’articolo 21 della Costituzione Italiana che recita fra l'altro: "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione". Il disegno di legge n. 1415 sulle intercettazioni e sulla cronaca giudiziaria, cioè la legge-bavaglio, che sta per essere definitivamente approvato al Senato viola apertamente questi principi. Noi ci dichiariamo pronti all'"obiezione di coscienza", cioè a continuare a pubblicare gli atti giudiziari (intercettazioni, ma non solo) che non sono segreti, ma di cui la maggioranza di governo vuole impedire la pubblicazione e la conoscenza. Chiediamo agli editori, all'Ordine dei Giornalisti, alla Federazione della Stampa, agli organismi sindacali di tutte le testate (carta stampata, radio e televisione) di aderire a questa forma di protesta civile. Invitiamo il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a valutare i profili di incostituzionalità del disegno di legge e a respingerlo alle Camere. Chiediamo ai cittadini di aderire al nostro appello, perché hanno il diritto di essere informati correttamente e compiutamente. Noi giornalisti siamo pronti a pagare in tribunale le conseguenze del nostro gesto, in attesa che la Corte costituzionale e la Corte europea di giustizia di Strasburgo dichiarino illegittima la legge-bavaglio. La nostra libertà di informare riguarda tutti. E' giunto il momento di difendere la nostra Costituzione. Gianni Barbacetto, Pino Corrias, Peter Gomez, Sandro Ruotolo, Marco Travaglio Iscriviti al gruppo su Facebook Informiamoci e coordiniamoci: - la legge bavaglio sulle intercettazioni: http://beppegrillo.me... - il presidio dell'8 luglio a Brescia: http://beppegrillo.me... - il Fatto Quotidiano, il giornale di Antonio Padellaro e Marco Travaglio: http://beppegrillo.me... |
| Adrian | |
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16 giugno 2008 Arrestateci tutti. Disobbedire per informare Annuncio fin d'ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d'indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato. Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all'articolo 21 della Costituzione e all’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo e le libertà fondamentali ("Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche...", con possibili restrizioni solo in caso di notizie "riservate" o dannose per la sicurezza e la reputazione). Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l'Unione Cronisti, l'associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti. Marco Travaglio Arrestateci tutti su Libero News Berlusconi, il leader con una marcia in più: quella su Roma - guarda il video Per aderire Lasciate un vostro messaggio all'interno dei commenti di questo post o inviate una mail a: arrestatecitutti@gmail.com (ricordatevi di dare il consenso a pubblicare il vostro nome nell'elenco delle adesioni) (Tra commenti, lettere e e-mail abbiamo già superato le 5000 adesioni!) Fonte: Voglio scendere |
| Adrian | |
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Adesione al progetto resistenziale-Travaglio
l'Unità, 16 giugno 2008 Caro Direttore, invio la mia totale adesione al progetto resistenziale-Travaglio da casa mia, dove sono già in una specie di "arresti domiciliari". Metaforici, certo, dal punto di vista di una professione che stava precipitando di suo e a forza di Alfano verrebbe colpita e affondata del tutto. Aderisco ad "arrestateci tutti" (che risulta così tragicamente attuale per assonanza con "ammazzateci tutti" dei ragazzi di Locri) perché se la reazione sarà generale facendo come se la legge non ci fosse forse riusciremo a non far passare un "golpe bianco": o comunque gli italiani sapranno che di questo si tratta, del diritto/dovere dell'informazione democraticamente indispensabile e non di un qualunque dibattito su opposte visioni del giornalismo. Stanno rapinandoci della democrazia, almeno se ne dia l'allarme. Oliviero Beha Fonte: Italiopoli |
| Adrian | |
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16 giugno 2008
Anche noi adesso diciamo "arrestateci tutti" l'Unità, 16 giugno 2008 Ieri Marco Travaglio ha scritto un articolo «arrestateci tutti» in cui inviatava tutti i giornalisti a continuare a scivere le notizie nonostante il bavaglio del ddl intercettazioni. Ha ricevuto numerose risposte, eccone alcune: Diciamo no a questo quadro agghiacciante Aderisco all'appello «Arrestateci tutti». Se l'agghiacciante quadro della nuova legge sulle intercettazioni con il divieto di cronaca giudiziaria sulle indagini passerà in Parlamento, l'unica risposta possibile sarà la disobbedienza civile. Cioè organizzare, per quanto riguarda noi giornalisti, una violazione dichiarata e di massa delle norme, accettando nel caso l'arresto. Ovviamente la violazione (cioè la pubblicazione di articoli basati su atti giudiziari che il Governo vorrebbe mantenere segreti, anche se già messi a disposizione delle parti processuali e dunque non più segreti) dovrà avere un contenuto strettamente giornalistico. Si dovranno pubblicare cioè notizie e non pettegolezzi o vicende coperte dalla privacy. A quel punto, una volta finiti sotto inchiesta o in galera, potremo tentare di rivolgerci alla Corte Costituzionale e alla Corte di giustizia europea per far cancellare una legge che minaccia di spingere il nostro paese verso derive pericolose e autoritarie. Peter Gomez (inviato de l'Espresso) E io continuerò a dare notizie Il mio mestiere è dare notizie - verificando le fonti - e continuerò a farlo nonostante una legge che minaccia il mio arresto. Se avranno paura gli editori, lo farò sul mio blog rispettando sempre l'unica cosa che mi ha mosso in quasi 30 anni (ho iniziato a 18): il desiderio di raccontare e dare notizie ad altri, sempre verificandone l'attendibilità. Il Ddl sulle intercettazioni è solo il regolamento di conti di una casta - quella dei politici - contro magistrati e giornalisti (fra l'altro, se fosse già in vigore, oggi Stefano Ricucci sarebbe lo stimatissimo editore del Corriere della sera, Luciano Moggi avrebbe fatto vincere alla Juve gli ultimi due scudetti e gli italiani non saprebbero nulla di quel che accadeva nella clinica Santa Rita di Milano). Di liberale questa norma non ha nulla. Non potrà impedirmi di fare il mio mestiere. Franco Bechis (direttore di Italia oggi) È sancito: adesso sarà regime La legge Berlusconi-Ghedini-Alfano, che proibisce le intercettazioni per i reati dei politici e degli imprenditori (e non solo), vieta anche la pubblicazione delle notizie giudiziarie fino al processo: impedisce così la formazione della pubblica opinione e sancisce l'ingresso nel regime. I giornalisti devono reagire continuando a scrivere tutto e a informare i loro lettori. Anche a costo del carcere. A una legge-bavaglio non possiamo che rispondere con la disobbedienza civile. Diventiamo tutti obiettori di coscienza. Gianni Barbacetto (Annozero, Societacivile.it) Nessuna intimidazione dai boss, nessuna dai bavagli Nonostante sia stato recentemente indagato per favoreggiamento a Cosa nostra, per aver pubblicato i "pizzini" del boss Lo Piccolo, non mi lascerò intimidire da una legge che viola i principi basilari di libertà. Propongo sin da ora a chi è d'accordo di realizzare un sito internet con sede legale in un paese libero dove, se saremo costretti, pubblicheremo tutto quello che in Italia non vorranno far sapere ai lettori. Francesco Viviano (la Repubblica) Il nostro dovere: pubblicare quello che sappiamo Pubblichiamo tutto quello che sappiamo, facciamolo sempre: è questo il nostro dovere. Ogni mattina uomini e donne si affacciano in edicola e versano un euro per essere informati, hanno fiducia nei loro giornali e nei giornalisti, noi non possiamo tradirli, né deluderli. Se c'è da rischiare rischiamo e facciamolo a viso aperto. Enrico Fierro (L'Unità) Fonte: Voglio scendere |
| Adrian | |
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19 giugno 2008
«Vogliono il silenzio, ma noi continueremo a fare il nostro lavoro» In questo caso disobbedire è un dovere Sono d'accordo con Travaglio e, per quanto mi riguarda, non muterò nulla del mio modo di lavorare. Se avrò a disposizione intercettazioni, o atti d'indagine, che riterrò utili per la libera circolazione delle notizie, li trascriverò nei miei articoli come ho sempre fatto. Siamo sempre più spesso preda di un capovolgimento di valori, e persino di «categorie» -come spesso accade quando diviene regola il capovolgimento «soffice» delle regole- e quindi: «disobbedire», come dice Marco, in certi casi diviene un dovere, e pertanto il carcere e le pene pecuniarie, lungi dall'essere un «discredito», per chiunque si «macchi» del reato di informare, si trasformeranno in un certificato di buona condotta sociale. Mi auguro che questa «disobbedienza» parta da tutta la nostra categoria. Una mobilitazione repentina mi pare giustificata, necessaria e doverosa. Antonio Massari (Collaboratore de La Stampa) È una legge che calpesta la Costituzione L'informazione è un diritto del cittadino, ma anche un dovere del giornalista. Sono d'accordo con Travaglio. Dobbiamo continuare a scrivere quello che i potenti vogliono nascondere. Una legge che calpesta i princìpi della Carta costituzionale e delle convenzioni Ue merita la disobbedienza civile e un referendum che la spazzi via. Marco Lillo (L'Espresso) Non potremo più fare il nostro lavoro Non sono state disposte intercettazioni nell'inchiesta sui presunti abusi nella scuola di Rignano Flaminio. Non sono state disposte intercettazioni nell'inchiesta sul delitto di Meredith Kercher, a Perugia. Eppure quando entrerà in vigore la nuova legge non si potrà scrivere sui giornali perché le maestre sono state arrestate, né perché è finito in galera Patrick Lumumba Diya. E i giornalisti non potranno sottolineare, come invece è accaduto in questi due casi, perché le ordinanze di custodia cautelare erano basate su elementi deboli e quindi dovevano essere annullate. Sono soltanto due esempi. Credo possano essere eloquenti per capire che la cronaca giudiziaria racconta i fatti tenendo conto sia delle posizioni dell'accusa, sia di quelle della difesa. Ma senza conoscere i fatti, non si può raccontare proprio nulla. Fiorenza Sarzanini (Corriere della Sera) Uno sciopero immediato la prima cosa da fare Quando ho scoperto che grazie al ddl sulle intercettazioni per poter indagare i preti bisogna prima avvertire il vescovo, ho subito telefonato a mia mamma e le ho detto che aveva ragione lei a insistere che dovevo farmi prete invece di pensare al giornalismo e così candidarmi alla galera. Persino se fossi stato un prete pedofilo avrei potuto sperare in un maggiore riguardo. Come sopravvivere, dunque, senza essere né preti né pedofili? Forse con un server all'estero. In un Paese in cui non ci sia la «democratura» italiana. Intanto, uno sciopero generale immediato della cosiddetta categoria e una manifestazione nazionale affinché il capo dello Stato non firmi dovrebbero essere le prime cose da fare. Carlo Vulpio (Corriere della Sera) Vogliono il silenzio ma noi faremo rumore Disse un giorno Martin Luther King: «Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare: ma bisogna prenderla, perché è giusta». Quell'ora per noi è arrivata. Un anno fa scioperammo contro il ddl Mastella sulle intercettazioni, oggi serve una mobilitazione ancora più forte. Non a difesa delle prerogative di una fantomatica casta, ma per la tutela di una libertà di stampa che è interesse primario di un paese veramente democratico. Ha ragione Travaglio, è il momento di prendere una posizione e di assumerci il rischio delle nostre scelte. Continuerò a fare il mio lavoro senza cambiare di una virgola il mio metodo. Pubblicherò le notizie di cui sarò in possesso e, se sarà il caso, violerò consapevolmente una legge che punta soltanto a imbavagliare la magistratura e comprimere la libertà di ciascuno di noi di essere informati. Vogliono il silenzio intorno alle loro azioni. Noi invece faremo rumore. Massimo Solani (L'Unità) Fonte: Voglio scendere |
| Adrian | |
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19 giugno 2008
«Legge oscena, ci vorrebbe una rivolta» Le adesioni pubblicate da l'Unità il 19 giugno 2008 Si riporta l'Italia indietro di un secolo Da circa un anno non faccio che pensare alla mattina in cui i carabinieri sono arrivati a casa mia per cercare le prove della divulgazione di atti «coperti da segreto» da me effettuata nell'ambito dell'inchiesta «Why not». Uno dei più grandi scandali della recente storia calabrese, che ha visto sparire nel nulla centinaia di milioni di euro, è stato trasformato in una sorta di caccia al magistrato che ha avuto la sfrontatezza di fare le indagini e ai giornalisti che hanno avuto l'ardire di volerle raccontare. Chi ha provato a dire la verità è stato indagato, perquisito, messo al bando, ricattato, additato come il complice di chissà quale congiura. Ma informare i cittadini non fa parte di una congiura. Volerlo impedire, invece, sì. È un tentativo maldestro di eliminare diritti costituzionalmente garantiti e di riportare l'Italia indietro di un secolo. Disobbedire, in questo caso, è più che un dovere. Un'esigenza vitale, per permettere a noi giornalisti di continuare a chiamarci tali. Ogni sforzo, finalizzato a impedire la concretizzazione di leggi assassine della libertà di stampa, deve essere messo in campo. Con l'onestà intellettuale e la passione di chi, nonostante tutto, ancora crede che in Italia dire la verità sia possibile. Chiara Spagnolo (Quotidiano della Calabria) Aderiscano anche direttori ed editori Aderisco anche io alla tua campagna «Arrestateci tutti», anche se la mia adesione non serve a niente e anche se nulla o pochissimo potrò fare contro questa legge oscena. Dovrebbero aderire i direttori. E dovrebbero aderire soprattutto gli editori. Ma direttori ed editori sono due categorie che poco hanno a che fare con il giornalismo come lo intendiamo noi. Sono due categorie che, nella quasi totalità dei loro membri, poco hanno a cuore la libertà di stampa. Claudio Sabelli Fioretti Ci vorrebbe una rivolta dei giornalisti Caro Direttore, non posso che aderire alla proposta di Travaglio. Dare le notizie, resta il compito unico e solo dei giornalisti. Accettare di tacere significherebbe smettere di fare questa professione. La scelta di imporre un bavaglio per legge, a pensarci, ha un suo lato positivo: mette finalmente la categoria dei giornalisti di fronte alla necessità di scegliere. (...) Per quanto mi riguarda la scelta è sempre stata ovvia: pubblicare tutto quello che ha valore di notizia e che influisce sulla possibilità dei cittadini di formarsi una libera opinione con la dovuta conoscenza dei fatti. Per farlo ieri si pagavano prezzi come i processi per violazione di segreto d’ufficio, le perquisizioni. Oppure si diventava scomodi e si veniva cacciati dalle redazioni come è successo al sottoscritto. A qualcuno dalle mie parti è anche andata peggio. Da oggi si potrà anche andare in carcere se si pubblicano intercettazioni o atti del fascicolo del Pm anche se non secretati. Un prezzo in più da pagare in un Paese che purtroppo finisce per assomigliare sempre di più a certi Stati sud americani. Ma nessuno ci ha mai detto che quello del giornalista fosse un mestiere facile, né, di farlo ce lo ha prescritto il medico. Domenico Valter Rizzo (Annozero) Fonte Voglio scendere |