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Bacheca messaggi Gruppo Meetup "Amici di Beppe Grillo di Brescia" › "Cara Debora...", firmato Beppe Grillo
| Adrian | |
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Sì, deve muoversi adesso. Ma non credo debba candidarsi solo per farli cagare sotto, gli altri. Non penso ne abbia bisogno, dopo la risposta che ha dato a Beppe. "Caro Beppe, quando parli di PDmenoelle tu hai in mente i vertici e quello che hanno fatto. Quando io penso al PD, penso alla base, al partito che possiamo costruire." Sono parole pesanti, alle quali bisognerà dare seguito, ma intanto credo stiano già facendo cagare sotto chi di dovere.
Li deve mandare a casa senza riserve, sostenendolo apertamente. I D'Alema, i Fassino, i Bersani, i Violante, questa è gente che se ne deve andare, e basta. Il loro tempo è finito, i baffi di D'Alema devono estinguersi. Sono stati assoluti protagonisti della disfatta dell'opposizione in Italia, dell'omologazione ai più beceri valori che la nostra Storia ci abbia mai trasmesso, della progressiva devastazione culturale che ha investito questo Paese. La Serracchiani ha dalla sua una freschezza di spirito che il popolo della sinistra attende dalla morte di Enrico Berlinguer. Si sta costruendo un bacino di consensi saggio e potente. A mio avviso può e deve giocarsela tutta, puntando il più in alto possibile. Sostiene che vi è la necessità di "lasciare a casa qualcuno". Bene, lo urli a gran voce, amplifichi questa presa di posizione, anche e soprattutto attraverso la Rete. Chiarisca chi deve rimanere a casa, e perchè. Faccia i nomi, ne elenchi l'invidiabile pedigree. E traduca in fatti i suoi presupposti. Perchè quanta più credibilità potrà acquisire correndo da sola, tanta più ne perderà se si circonderà degli uomini, delle voci, delle facce - e della feccia - di ieri. E di oggi, visti i soggetti che iniziano a farsi strada da quelle parti. Mandi a zappare la terra Pierluigi Bersani, primo firmatario del ritorno al nucleare. Suggerisca di fare altrettanto al tale "Obama italiano" de noantri, Matteo Renzi, tanto giovane e lungimirante da sostenere una pratica vecchia di quarant'anni, l'incenerimento dei rifiuti. Intanto, chi ha detto che l'Obama italiano non può essere una donna? ![]() E spero di cuore che un giorno arrivi una ventata di freschezza anche per il popolo di centro-destra. Nel suo discorso all'assemblea del PD, Serracchiani ha parlato di conflitto d'interessi, questione morale. Pensate, ne parlava anche Enrico, trent'anni fa, quando la politica vedeva affacciarsi volti nuovi, come quello di Massimo D'Alema, Piero Fassino. Che trent'anni dopo lasceranno a casuccia Enrico e magnificheranno tale Bettino Craxi da Hammamet, inserendolo fra i "padri ispiratori" del Partito Democratico. Partito Democratico del quale Debora Serracchiani è fiera esponente, e che sembra abbia intenzione di ripulire da dentro, "dal basso". Spero francamente ci riesca, e con valori a cinque stelle. Apriti cielo. |
| Emanuele | |
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| gp75 | |
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Questo è quello che ho scritto a Debora, secondo me dovremmo pressarla.
Ciao Debora, ti scrivo per darti un consiglio, forte ma sincero: CANDIDATI! DEVI candidarti alla segreteria del PD, sei forse l'unica possibilità che ha il partito per salvarsi dal crollo definitivo. Pensare a Bersani al tuo posto, prestanome di D'Alema, mi fa rabbrividire. Tu hai il dovere di farlo, verso la democrazia ormai moribonda e verso la base del partito che ancora crede in determinati valori. E solo tu lo puoi fare, perchè sei appena arrivata, non sei stata ancora "corrotta" dalla tua classe dirigente, collusa e complice dell' "Imperatore dei Corrotti". Bersani, Veltroni, D'Alema, Latorre e tanti altri sono stati la distruzione della sinistra, degli ideali di Berlinguer,ed è vitale che escano di scena, perchè solo senza di loro tu e le tante persone oneste che ancora ci sono nel PD potete tornare ad essere i difensori della libertà in Italia. Ma devi farlo ora, perchè rimane poco tempo, da solo Di Pietro non può farcela, non puoi lasciarlo solo a combattere Testa d'Asfalto e ciò che rappresenta. Secondo me non devi adagiarti ad un "ruolo" nel partito, ma devi diventarne il capo, perchè la gente è con te. E subito. Non avere paura. perchè se sarai eletta, credimi, ci saranno molte persone che avranno paura di te, più di quanto tu ne puoi avere, e fra queste moltissimi dei tuoi attuali dirigenti. Forza Debora, i Padri della Costituente, le anime dei partigiani, Berlinguer, Pertini, ti stanno chiamando! Ho invitato anche un alto, altissimo (circa 1,80 m) esponente del PD che ben conosciamo a fare altrettanto ![]() Modificato da gp75 il 30-giu-2009 22.40 |
| Adrian | |
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Adriano giragli quello che hai scritto su suo forum http://www.serracchia... Fate copia incolla e scrivetele voi ![]() Comunque credo sia perfettamente consapevole di ciò che rappresenta per il popolo di sinistra. Le cose che ha scritto a Beppe pesano, e difficilmente le si vanno a scrivere se non si è abbastanza sicuri, o con le spalle coperte. Coperte magari da risultati elettorali travolgenti, e quindi in grado di consentirle una risposta tanto forte. Ed apprezzata, potremmo dire. Guardate i risultati parziali di un recente sondaggio promosso dal Corriere della Sera. |
| Adrian | |
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A proposito di Debora
Nuovo articolo di Marco per "La Mosca tzè tzè" 1 luglio 2009 Pd, Partito decrepiti Debora Serracchiani non si candida a leader del Pd. Ha capito che l’avrebbero massacrata, come accade a chiunque non sia un boss di apparato, non stia in Parlamento da almeno trent’anni e piaccia almeno un pochino agli elettori (guardate come hanno ridotto Sergio Cofferati). Ma, siccome ha deciso di non sparire dalla circolazione e ha osato financo rilasciare un’intervista a Curzio Maltese su Repubblica contro D’Alema e il suo prestanome Bersani, la massacrano lo stesso. Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, il fratello di Montalbano, la prende in giro per aver detto che Franceschini "è il più simpatico": "Se questo è il criterio, peccato che siano morti Totò e Tina Pica. Erano molto simpatici e sarebbero stati un ticket straordinario". Si fa vivo persino Marco Follini, già segretario dei giovani Dc dal 1977 all’80; membro della Direzione nazionale Dc dal 1980 all’86; consigliere di amministrazione della Rai dal 1986 al ’93; membro della Direzione nazionale del Ccd dal ’94; segretario dell’Udc dal 2001 al 2005; vicepremier del governo Berlusconi-2 nel 2004; dopo aver votato tutte le leggi vergogna di Berlusconi, nel 2007 è passato al centrosinistra ed è deputato da quattro legislature. Bene, questo campione del nuovo che avanza, anzi del vecchio che è avanzato, fa lo spiritoso: "Ho letto una densa e pensosa intervista di Deborah Serracchiani che annuncia che voterà Franceschini 'perché' è più simpatico. Ora finalmente so a cosa serve il rinnovamento: a sbaragliare gli antipatici". Anche un altro giovine virgulto come Barbara Pollastrini, che nel ’68 era maoista con Servire il Popolo, poi 40 anni fa entrò nel Pci, poi fu consigliere comunale a Milano, poi deputata dal 1992 (siamo alla sesta legislatura) e due volte ministro, ce l’ha con la Serracchiani: "Potrei rispondere che preferisco Bersani perché sa cantare...'. Ma per favore, non scherziamo! Cerchiamo di rispettarci di più e di saperci ascoltare". Poteva mancare l’illuminato parere del pregiudicato Enzo Carra? No che non poteva, e infatti ecco l’ex portavoce di Forlani, deputato da tre legislature e condannato in Cassazione per false dichiarazioni al pool Mani Pulite sulla maxitangente Enimont: "La 'promessa' Debora Serracchiani ha rivelato di stare dalla parte di Franceschini 'perché è il più simpatico'. Un buon motivo, non c'è dubbio. Ma basta per la leadership di un grande partito? Nel mondo di Debora il leader è biondo, bello, di gentile aspetto. E la colonna sonora è dell'orchestra Casadei: 'Tu sei la mia simpatia'…". Roberto Giachetti, ex radicale, poi margherito, ora pidino, celebre per aver invitato Giuliano Ferrara come libero docente alla scuola quadri del Pd, in Parlamento da tre legislature, esprime solidarietà al povero D'Alema, minacciato dalla terribile Debora: "Sento la necessità di esprimere pubblicamente, attraverso il blog, tutta la mia stima nei confronti di Massimo D'Alema anche in ragione del contributo sincero che ha dato alla costruzione del Pd". Naturalmente la Serracchiani non ha detto di aver scelto Franceschini solo per la simpatia, ma soprattutto perché lo ritiene il più “bravo, innovativo, coraggioso” fra i candidati su piazza (che sono due), mentre “dall’altra parte c’è D’Alema” e “l’apparato”. Poi ha parlato di “laicità, questione morale, conflitto d’interessi, riforma del Welfare” e soprattutto di “difendere le primarie da chi vorrebbe abolirle”, per “aprire il partito al rinnovamento” e “chiamare gente nuova”. E’ comprensibile che le muffe di cui sopra, al solo sentire parole come “primarie”, “questione morale”, “rinnovamento” e “gente nuova”, mettano mano alla fondina. Presto per dire se Debora abbia scelto l’amico giusto, Franceschini. Ma una cosa è certa: i nemici se li sa scegliere benissimo. |
| Silvia | |
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Domanda senza sottintesi o malizie varie: qualcuno ha notizia di un/una corrispettivo/a "Serracchiani" nel PDL?
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| Adrian | |
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Punterei su Massimo D'Alema.
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| Vito | |
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Domanda senza sottintesi o malizie varie: qualcuno ha notizia di un/una corrispettivo/a "Serracchiani" nel PDL? Capezzone? |
| Adrian | |
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Vi riporto un articolo di un giornalista del Corriere della Sera, che si atteggia a giornalista e a lungo andare si è convinto di esserlo, ed è pure riuscito a convincere il Corsera circa la veridicità della sua professione. Un esteta della penna, al quale è sufficiente arrivare alla terza riga di un articolo per comprenderne il contenuto. La nuova generazione che avanza, quella dei giornalisti tre righe. Intanto, qualche decina di migliaia di lettori continua a domandarsi se effettivamente non si tratti di uno scherzo.
Il soggetto in questione è Pierluigi Battista, ex vice di Giuliano Ferrara a Panorama, ed oggi, nostro malgrado, editorialista del massimo quotidiano italiano. Leggete cosa scrive il saggio pensatore. Metamorfosi a sinistra E Debora la vincente diventò nel Pd una giovane petulante Il «paradigma Serracchiani»: prima era un soprammobile pregiato, adesso una presenza molesta e petulante. Sono bastate due battute di un'intervista Il «paradigma Serracchiani» prescrive che nel Pd il giovane adottato da tutti sia trattato come un cucciolo da vezzeggiare con paternalistica accondiscendenza, ma se è un giovane che sceglie una parte e dice la sua, allora sono rampogne severe, commiserazione, persino dileggio. Da un giorno all'altro il volto nuovo di Debora Serracchiani si deforma nel simbolo dell'ingenuità. La fresca energia si rovescia in sventatezza. La schiettezza in dabbenaggine. Prima era un soprammobile pregiato, adesso una presenza molesta e petulante. Sono bastate due battute di un’intervista a Repubblica per compiere questa repentina metamorfosi. Giovane, e donna, ha appena ottenuto un record di preferenze alle europee, addirittura battendo Berlusconi nel suo Friuli. Il voto, in democrazia, dovrebbe pur fare la differenza. Non la solita cooptazione oligarchica, l’ennesima candidatura in «quota giovani». Ma un’investitura popolare, con una messe di consensi che molti dei notabili della corrente a lei avversa, oggi in prima fila nell’accanirsi sulla poco sorvegliata creatura, neanche possono sognarsi. Invece, due battute e parte il fuoco d’interdizione. La Serracchiani ha detto che sta con Franceschini perché è più simpatico. Una leggerezza, ma da quanti anni, e con quanta stucchevole ripetitività, nella sinistra ci si avvita nella ricerca smaniosa di un leader che sia dotato di un appeal comparabile a quello di Berlusconi? Mai un rimprovero, nemmeno un buffetto: niente di paragonabile all’orrore suscitato dalla irriverente giovane (e donna). La Serracchiani ha anche detto che Massimo D’Alema rappresenta a suo parere una logica d’apparato da cui il Pd dovrebbe emanciparsi. Magari è una ruvida e ingiusta semplificazione. Ma è esattamente quella che pensano e non dicono, o forse sussurrano, esponenti ben più esperti e stagionati del Partito democratico. E poi, se la sfida tra i candidati è una gara vera e appassionante, si ha un’idea della brutalità politica con cui è stata condotta la competizione delle primarie democratiche tra Obama e Hillary Clinton, oggi sullo stesso fronte? La Serracchiani, ex astro nascente quando si prestava a un unanime appoggio pre-elettorale, ha parlato troppo e male. Non dispone di paracaduti di partito (a parte il dettaglio dei voti conquistati) e dunque su di lei è più agevole esercitarsi nell’arte della demolizione ad personam che sfiora il linciaggio politico. Non c’è bisogno di concordare con le sue tesi per non accorgersi che in tanta virulenza c’è qualcosa di smodato e di paradossale. Un partito che invoca il rinnovamento si trasforma in un consesso di arcigni professori che bacchettano la giovane che ha osato valicare i confini dell’irriverenza. Un partito che invoca le «primarie» a ogni passo non tiene in nessun conto il consenso elettorale che quella giovane ha ricevuto. Un partito che non fa che dichiarare la propria insofferenza per le oligarchie di appartenenza si scandalizza se la critica alla nomenklatura viene espressa con parole e concetti decisamente poco diplomatici. Il «paradigma Serracchiani» è anche la spia di una schizofrenia politica che rischia di ipotecare seriamente la rude verità di una battaglia politica da cui scaturirà il volto del nuovo Partito democratico. Si spera solo una caduta di stile, non il sintomo di una voglia d’ordine (interno). Pierluigi Battista 03 luglio 2009 "Sono bastate due battute di un'intervista a Repubblica". C'è da chiedersi se il Battista abbia letto le altre sessanta, di battute. Perchè a leggerle, c'è da strabuzzare gli occhi, ed è quasi impossibile trovarsi in disaccordo. Ma per i giornalisti tre righe nulla è impossibile. |
| Adrian | |
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Per dovere di cornaca, riporto l'intervista integrale rilasciata a Repubblica da Serracchiani.
La Serracchiani rinuncia alla candidatura al congresso E dice: "Perché sto con Dario? Perché è più simpatico" "Io non corro, sosterrò Franceschini D'Alema e gli altri sono l'apparato" "Partiamo sfavoriti al congresso, ma poi c'è il voto delle primarie se non provano ad abolirle come qualcuno vorrebbe" di CURZIO MALTESE ROMA - La più votata nel Nord Est, la donna che ha battuto Berlusconi alle europee, Debora Serracchiani, non si candida alla segreteria del Pd, come le chiedevano molti dei suoi elettori. Ha deciso di correre con Dario Franceschini, contro Pierluigi Bersani. Oggi esce il suo istant book sulla travolgente esperienza di pochi mesi. Titolo: "Il coraggio che manca". Serracchiani, non sarà che un po' di coraggio è mancato anche a lei? "Al contrario, non candidarmi mi sembra la scelta più coraggiosa. La strada più semplice era candidarmi, riempire la terza casella. Farmi la mia bella corrente, prendere il mio pezzetto di partito e cucirci sopra il nome. Ma sono queste le cose che ci hanno portato dove siamo". Magari non sarebbe stato un pezzetto piccolo. Sono molti gli insoddisfatti dal duello Franceschini-Bersani. "Un terzo candidato servirebbe oggi soltanto a frammentare. Sono contenta che Chiamparino abbia rinunciato. Spero anzi che venga con noi". Perché ha scelto di stare dalla parte di Franceschini? "Perché è il più simpatico" Ottima ragione. Ma una volta non era scettica? "Sì. Poi però l'ho conosciuto in campagna elettorale. E come segretario è stato bravo, innovativo, coraggioso". Senza contare che ieri le ha offerto la vice segreteria? "Mai parlato di vice o di ticket. Abbiamo discusso di come dovrà essere il Pd che ancora non s'è visto". In questi casi si dice: vicino ai problemi degli italiani. "Appunto, si dice e non si fa. E a me, come a milioni di elettori, interessa che si faccia davvero". E se dovesse spuntare un terzo candidato, ora che lei e Chiamparino avete lasciato il posto libero? Per esempio il senatore Ignazio Marino? "Non penso che riuscire a parlare di laicità sia sufficiente per guidare il secondo partito d'Italia. Comunque io la mia scelta l'ho fatta" Che cosa non le piace di Bersani? "Rappresenta l'apparato. In tutto, linguaggio compreso. Parlano ancora di piattaforma programmatica, un'espressione che proprio non si può più sentire. Non mi sono piaciuti i modi della sua candidatura. Da un anno è un candidato a prescindere, come direbbe Totò. A prescindere dall'avversario, dal segretario in carica, dal risultato elettorale, da tutto". Quindi, non ha avuto dubbi a schierarsi con Franceschini? "Nemmeno mezzo. Di qua c'è il progetto del Pd, dall'altra parte c'è D'Alema. Io sto col Pd". C'è D'Alema, ci sono le tessere, gli apparati, come dice lei, tante personalità del partito... "È vero. Partiamo sfavoriti al congresso. Ma poi c'è il voto delle primarie. Se non provano ad abolirle, come qualcuno vorrebbe. Sono fiduciosa. Se vincesse Bersani sarebbe un salto all'indietro" Se invece vincerà Franceschini sarà la rivoluzione? "Lo spero. Franceschini dovrà aprire il partito al rinnovamento, chiamare gente nuova, come ha fatto con me, pescare fra le straordinarie risorse di questo pezzo d'Italia" Non era anche il programma di Veltroni? "Sì, certo" Mi spiega con parole semplici perché Franceschini con un risultato del 26 per cento dovrebbe riuscire dove Veltroni ha fallito partendo dal 33? "Perché Franceschini è molto più determinato di Veltroni ed è una dote necessaria per fare il segretario di un partito. È abbastanza semplice?" Al limite della brutalità. Di che cosa avete parlato con Franceschini, invece che di poltrone? "Dei grandi temi sui quali il Pd deve ancora dare risposte chiare all'elettorato" Non abbiamo così tanto spazio. Mi elenca soltanto i principali? "La laicità, la questione morale, il conflitto d'interessi, la riforma del welfare. Non generiche aspirazioni, ma proposte concrete da portare al congresso e sulle quali confrontarsi. Questo è il primo congresso vero del Pd, con uno scontro autentico che arriverà alle primarie. Può essere un'altra passerella di narcisismi assortiti oppure un'occasione straordinaria per discutere sulle cose e illustrare agli italiani le nostre proposte. Se si butta via questa occasione non ne avremo un'altra" Nell'intervento che l'ha resa celebre, lei partiva proprio dalla laicità e dal caso Englaro. Che cosa le fa pensare che il cattolico Franceschini sia più sensibile al tema del suo rivale? "Proprio il fatto che venga dal mondo cattolico. Paradossalmente i cattolici democratici hanno molte meno remore a sfidare il clericalismo di quante ne abbiano gli altri" Una legge sul conflitto d'interessi, la questione morale, le norme contro le candidature di condannati. Sono tutte questioni che il centrosinistra ha archiviato da tempo. "I leader sì, gli elettori per nulla. Certo, se vogliamo contribuire ulteriormente al successo di Di Pietro..." In questi mesi si è data una ragione della sua clamorosa e immediata popolarità? "E' il fatto che sono una persona normale. L'elettorato si identifica nel linguaggio, nel modo di essere, direi quasi nella fisicità. E poi non vengo da tutta una vita di sezione" Non sarebbe ora per il Pd di esprimere un leader che non provenga dal funzionariato politico, come avviene già da tempo per tutti i partiti occidentali? "Franceschini è un mio collega, un avvocato. Certo, sta in politica da tempo. Ma lui faceva il consigliere comunale quando Bersani era già ministro e D'Alema aveva già smesso di fare il segretario del Pds. C'è una bella differenza anche qui, le pare?" (1 luglio 2009) |