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Alberto Giacometti: Un ricercatore


“Vedere, capire il mondo, sentirlo intensamente e allargare al massimo la nostra capacità di esplorazione. L’arte è solo un mezzo per vedere.”



Alberto Giacometti è uno dei grandi artisti del Novecento che possiamo considerare specchio di un’epoca, perché al pari di Munch, Picasso, Francis Bacon e molti altri ha vissuto ed espresso nella sua arte il dramma del secolo di cui, nella nostra complessità, noi siamo figli. Nato la notte del 10 ottobre 1901 a Borgonuovo, un villaggio delle montagne dei Grigioni, in Svizzera, respirò l’arte in casa: suo padre Giovanni era un pittore postimpressionista e il padrino Cuno Amiet era in contatto con gruppi espressionisti dei Fauve e Die Brucke.
Lui stesso ancora bambino serviva da modello al padre, e presto si cimentò con la scultura: ai suoi tredici anni appartengono le teste modellate dei fratelli Diego e Bruno. In quegli anni inizia anche a copiare i disegni degli antichi maestri pubblicati nei libri della biblioteca paterna.

 

Dalla sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti diGinevra in poi la sua parabola artistica attraversa le più significative sperimentazioni artistiche del Novecento che ebbe modo di incontrare soprattutto a Parigi, ma anche negli ambienti della Biennale di Venezia, oltre che nel mondo artistico che ferveva attorno a Peggy Guggenheim. Tuttavia non si identificò stabilmente con alcuna delle ipotesi artistiche ed esistenziali rappresentate dai movimenti e dalle correnti con cui entrava in contatto: il suo spirito inquieto ed introspettivo espresse sempre nella attività creativa quella continua insaziabile e insoddisfatta domanda di senso che sentiva posta dalla realtà nel momento in cui essa fungeva da fonte di ispirazione.

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