addressalign-toparrow-leftarrow-rightbackbellblockcalendarcameraccwcheckchevron-downchevron-leftchevron-rightchevron-small-downchevron-small-leftchevron-small-rightchevron-small-upchevron-upcircle-with-checkcircle-with-crosscircle-with-pluscrossdots-three-verticaleditemptyheartexporteye-with-lineeyefacebookfolderfullheartglobegmailgooglegroupsimageimagesinstagramlinklocation-pinm-swarmSearchmailmessagesminusmoremuplabelShape 3 + Rectangle 1outlookpersonStartprice-ribbonImported LayersImported LayersImported Layersshieldstartickettrashtriangle-downtriangle-uptwitteruseryahoo
A former member
Post #: 622
Ecco "finalmente" il testo della proposta del Governo Monti:

DISCIPLINA SULLA FLESSIBILITA’ IN USCITA E TUTELE DEL LAVORATORE
3.1
Revisione della disciplina in tema di licenziamenti individuali
Un passaggio significativo del disegno di riforma è l’intervento realizzato sulla disciplina dei licenziamenti individuali, per quanto concerne, in particolare, il regime sanzionatorio dei licenziamenti illegittimi, previsto dall’art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, cd. Statuto dei lavoratori.
Va precisato subito, peraltro, che di tale regime rimane immutato il campo di applicazione, che comprende, di massima e fatte salve situazioni particolari come quelle delle organizzazioni cd. di tendenza, i datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, aventi più di 15 dipendenti nell’ambito comunale, o più di 60 nell’ambito nazionale. Questo comporta che il regime applicabile ai licenziamenti illegittimi disposti dalle piccole imprese continua ad essere fissato dall’art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604 (a parte l’ipotesi dei licenziamenti discriminatori su cui infra).
Ciò premesso, il nuovo testo dell’art. 18 prefigura, fondamentalmente, l’articolazione fra tre regimi sanzionatori del licenziamento individuale illegittimo, a seconda che del licenziamento venga accertata dal giudice: a) la natura discriminatoria o il motivo illecito determinante; b) l’inesistenza del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro (licenziamenti cd. soggettivi o disciplinari); c) l’inesistenza del giustificato motivo oggettivo addotto dal datore di lavoro (licenziamenti cd. oggettivi o economici).
Poiché la motivazione attribuita al licenziamento dal datore di lavoro diviene, nel nuovo contesto normativo, molto importante, è prevista una correzione della regola attualmente posta dall’art. 2 della legge 15 luglio 1966, n. 604, nel senso di rendere obbligatoria l’indicazione, nella lettera di licenziamento, dei motivi del medesimo.
a) Per i licenziamenti discriminatori, le conseguenze rimangono quelle del testo attuale dell’art. 18: condanna del datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, qualunque sia il numero dei dipendenti occupati dal predetto, a reintegrare il dipendente nel posto di lavoro e a risarcire al medesimo i danni retributivi patiti (con un minimo di 5 mensilità di retribuzione), nonché a versare i contributi previdenziali e assistenziali in misura piena. Inoltre, il dipendente mantiene la facoltà di chiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione, il pagamento di un’indennità pari a 15 mensilità di retribuzione, la cui richiesta determina la risoluzione del rapporto di lavoro.
Il medesimo regime si applica per i licenziamenti disposti nel periodo di maternità, in concomitanza del matrimonio, nonché disposti per motivo illecito ai sensi dell’art. 1345 del codice civile.
La tutela nei confronti del licenziamento discriminatorio rimane, pertanto, piena ed assoluta, comportando esso la lesione di beni fondamentali del lavoratore, di rilievo costituzionale.
b) Per i licenziamenti soggettivi o disciplinari, il regime sanzionatorio prevede un’articolazione interna.
Nell’ipotesi in cui accerta la non giustificazione del licenziamento per l’inesistenza del fatto contestato al lavoratore ovvero la riconducibilità dello stesso alle condotte punibili con una sanzione minore alla luce delle tipizzazioni di giustificato motivo soggettivo e di giusta causa previste dai contratti collettivi applicabili (situazioni che denotano un uso particolarmente arbitrario del potere di licenziamento), il giudice annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione del dipendente e al risarcimento dei danni retributivi patiti, dedotto quanto percepito o percepibile dal lavoratore, entro un massimo di 12 mensilità di retribuzione. V’è altresì condanna al pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali, dedotto quanto coperto da altre posizioni contributive eventualmente accese nel frattempo. In questa ipotesi, il lavoratore mantiene, infine, la facoltà di scegliere, in luogo della reintegrazione, un’indennità sostitutiva pari a 15 mensilità.
Il regime di cui sopra (reintegrazione) si applica anche ai licenziamenti intimati, prima della scadenza del periodo cd. di comporto, a causa della malattia nella quale versa il lavoratore, ed a quelli motivati dall’inidoneità fisica o psichica del lavoratore, ma trovati illegittimi dal giudice.
Nelle altre ipotesi di accertata illegittimità del licenziamento soggettivo o disciplinare, non v’è condanna alla reintegrazione bensì al pagamento di un’indennità risarcitoria che può essere modulata dal giudice tra 15 e 27 mensilità di retribuzione, tenuto conto di vari parametri.
Il regime da ultimo descritto (indennità risarcitoria) vale anche per le ipotesi di licenziamento viziato nella forma o sotto il profilo della procedura disciplinare. Tuttavia, in questi casi, se l’accertamento del giudice si limita alla rilevazione del vizio di forma o di procedura, esso comporta l’attribuzione al dipendente di un’indennità compresa fra 7 e 14 mensilità di retribuzione; ciò a meno che il giudice accerti che vi è anche un difetto di giustificazione del licenziamento, nel qual caso applica le tutele di cui sopra.
c) Per i licenziamenti oggettivi o economici, ove accerti l’inesistenza del giustificato motivo oggettivo addotto, il giudice dichiara risolto il rapporto di lavoro disponendo il pagamento, in favore del lavoratore, di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva, che può essere modulata dal giudice tra 15 e 27 mensilità di retribuzione, tenuto conto di vari criteri.
Al fine di evitare la possibilità di ricorrere strumentalmente a licenziamenti oggettivi o economici che dissimulino altre motivazioni, di natura discriminatoria o disciplinare, è fatta salva la facoltà del lavoratore di provare che il licenziamento è stato determinato da ragioni discriminatorie o disciplinari, nei quali casi il giudice applica la relativa tutela.
Per questo tipo di licenziamenti è previsto, altresì, l’esperimento preventivo di una rapida procedura di conciliazione innanzi alle Direzioni territoriali del lavoro, non appesantita da particolari formalità, nell’ambito della quale il lavoratore potrà essere assistito anche da rappresentanti sindacali, e potrà essere favorita la conciliazione tra le parti.
Deve essere infatti rilevato, in generale, che la predeterminazione dei possibili importi del risarcimento che può essere preteso del lavoratore licenziato illegittimamente è rivolta a rendere tale risarcimento indipendente dalla durata del processo, e ad incoraggiare la definizione consensuale delle liti, con un benefico effetto di riduzione del contenzioso (a prescindere dalle misure processuali illustrate infra, § 3.2).
Il regime di cui sopra deve essere coordinato, altresì, con quello dei licenziamenti collettivi, nei limiti in cui per essi vale l’art. 18, con l’applicazione, per i vizi di tali licenziamenti, del regime sanzionatorio previsto per i licenziamenti economici.
A former member
Post #: 623
Dico la mia: si tratta evidentemente di una truffa, alla stregua del gioco dei tre bussolotti.
Il punto critico è proprio nel terzo "bussolotto" (c): che senso ha infatti risolvere il rapporto di lavoro se il giustificato motivo del licenziamento economico è inesistente ??
Questa è una grossa turlupinatura, perché viene punita la vittima e non il truffatore che si divertirà molto a vedere il licenziato darsi da fare per dimostrare l'indimostrabile.
francesco l.
franz
Bagno a Ripoli, FI
Post #: 8
salve
sono un neofita, scusate il terminaccio, per cui ho alcune domande, perplessità e convinzioni da condividere. La prima è che vedo un movimento 5 stelle sotto un attacco incredibile per cui tocca aprire l'ombrello per ripararsi e anche le menti per controbattere senza arrabbiarsi, perchè già ho sentito alcuni commenti per cui tutti i "grillini" sarebbero su di giri e se si arrabbiano troppo avrebbero qualcosa da cui difendersi quindi da nascondere. Non lo penso assolutamente però penso, perchè ci sono cascato anch'io argomentando la difesa del 5 stelle, che si debba rispondere con la giusta tranquillità e conoscenza perchè l'infamia va chiaramente a braccetto con l'ignoranza. A questo proposito voglio citare l'articolo apparso su http://www.giornalett...­ per cui la neodeputata Roberta Lombardi del M5S avrebbe affermato che l'art 18 è un'aberrazione. Lei già incolpata di difendere il fascismo. Io penso che il fascismo non vada difeso in nessun modo, né agli albori né alla fine della sua storia perchè è la negazione di quello che stiamo facendo ovvero della democrazia partecipativa, per cui spenderei le mie parole sulla tradizione democratica del nostro paese e non su quella autoritaria e tanto più su quella fascista. Credo che si debba stare molto attenti a trattare questi argomenti specie quando non c'è una posizione ufficiale del M5S anche se è chiaro che gli strumentalizzatori useranno sempre qualsiasi cosa si possa dire per attaccarlo. Lei dice: " pensare di poter reitegrare un lavoratore sul posto di lavoro da cui è stato licenziato senza giusta causa o giustificato motivo è secondo me un'aberrazione e crea uno stato di tensione (relazionale, discriminatoria o di natura economica) maggiore tra datore di lavoro e lavoratore stesso di quello che ha dato origine al licenziamento. Meglio a mio avviso prevedere invece un veramente congruo indennizzo a favore del lavoratore ove venisse riconosciuta dal giudice del lavoro la illegittimità del licenziamento. Qualcosa che gli dia veramente la tranquillità di potersi guardare intorno in cerca di nuove opportunità". Da un punto di vista pratico è molto interessante questo argomento perchè di fatto anche il lavoratore può privilegiare questa posizione per non tornare in un posto dove è malvoluto e starebbe certamente male. Per cui è giusto che il datore paghi una bella cifra anche perchè capisca che la sua arroganza immotivata la deve pagare salata. Al contempo penso però che a livello del diritto del lavoro non si possa e non si debba mettere per legge che il lavoratore non ha diritto a rientrare. La discrezione è del giudice, come dopo la riforma dell'art 18, per cui c'è reintegro obbligatorio e a discrezione del lavoratore solo in caso di discriminazione sindacale, religiosa, politica e razziale. Altrimenti come ho detto e ripeto per tutti gli altri casi è a discrezione del giudice se prevedere o meno il reitegro. Io penso invece che in tutti i casi senza eccezioni dovrebbe essere lasciata al lavoratore la scelta se ritornare a lavorare oppure no, perchè non è possibile che in una democrazia non valgano le regole democratiche sul posto di lavoro. Se il lavoratore ha ragione deve poter scegliere se rientrare o no, altrimenti la legge è tutta dalla parte del datore di lavoro: lui può scegliere se buttarmi fuori anche senza motivo, se gli sto solo antipatico e non gli porto il caffè e poi, anche se non ha ragione, io devo stare fuori. Sarebbe come dire che il datore ruba, lo scopro, ma gli lascio la refurtiva e non lo metto neppure in carcere. Nel modo in cui dice la
Lombardi in effetti è ambiguo perchè io come lavoratore discriminato devo poter scegliere se rientrare o no ed il datore di lavoro che ha peccato di onnipotenza (ovvero si vorrebbe sostituire al legislatore e vi posso assicurare che datori arroganti e coi deliri di onnipotenza ce ne sono) o esborsa molti soldi o mi reintegra e impara a trattare con maggiore democrazia e benevolenza verso i propri dipendenti senza discriminarli, senza vessarli, senza far loro mobbing, stalking, avances sessuali e quanto altro succede nei posti di lavoro. In poche parole basta che impari la democrazia invece che l'autoritarismo. Anzi combattere per il ripristino dell'art 18 com'era aggiungendo la possibilità di un forte risarcimento è una battaglia di democrazia perchè altrimenti i posti di lavoro sono come delle free zone dalla democrazia. Io voglio solo discutere di questi argomenti perchè credo che non ci si possa basare su un singolo discorso della Lombardi per giudicarla e giudicare tutto il movimento, e penso che si dovrebbe considerare meglio la questione e che c'è ancora necessità di parlare fra noi di questo argomento, semmai con un legale che conosce tutti i particolari. Che ne dite?

Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza sono molto faverole ma solo ad una condizione: che non sia una misura assistenziale ma che preveda ( in accordo con la nostra costituzione per cui la repubblica è basata sul lavoro e vuole garantire un lavoro dignitoso ad ogni cittadino per mantenere con decoro la propria famiglia) una restituzione alla società per il reddito percepito ovvero che il cittadino disoccupato in forza di lavoro sia impiegato in lavori di pubblica utilità: ad esempio in Toscana c'è la rete di volontariato più grande del mondo, perchè non prevedere che queste persone prestino la loro opera entro quella rete ampliandola anche con più servizi? Oppure perchè non impiegarle dentro i servizi tecnici dei comuni? O nelle scuole? o in chissà quanti altri servizi alla collettività? Non una misura assistenziale quindi, ma la restituzione di un ruolo all'individuo con anche un modesto reddito che gli permetta di vivere. Penso infatti che non sia solo il reddito il motivo di avere un lavoro.
francesco l.
franz
Bagno a Ripoli, FI
Post #: 9
e questa come la spieghiamo? https://www.facebook....­[url=https://www.facebook.com/photo.php?­fbid=620123808003747&set=a.620123744­670420.1073741826.100000183998228&ty­pe=1&ref=nf][/url]
francesco l.
franz
Bagno a Ripoli, FI
Post #: 10
è vero che non hanno messo la colonna di quelli del PD che han appoggiato la fornero sull'art 18
Powered by mvnForum

Our Sponsors

People in this
Meetup are also in:

Sign up

Meetup members, Log in

By clicking "Sign up" or "Sign up using Facebook", you confirm that you accept our Terms of Service & Privacy Policy