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ICT, una proposta realizzabile ed appetibile per il Movimento, di Carlo d'Ottone

L'informatica, non necessita di materie prime di importazione ma solo di valorizzazione delle risorse umane nazionali. Non è mai stato fatto un piano nazionale per l'informatica, si è organizzato solo il sistema di gare, monitori, ribassi, che hanno portato ad uno sfruttamento di migliaia di ragazzi senza creare una scuola italiana del pensiero ICT. Un esempio per tutti: Microsoft, l'8 aprile, ha cessato l'assistenza del suo sistema operativo XP ora ministeri, regioni, comuni, enti pubblici dovranno aggiornare il sistema operativo e con esso l'hardware che lo supporti ed addestrare il personale alla novità. Pensate al costo.
Allora, decidiamo di creare una scuola italiana che produca un software di base che affranchi l'Italia da una dipendenza tecnologica.
L'Amministrazione pubblica non ha ancora adottato standard comuni, l'ente più ricco utilizza le ultime versioni dell'office automation commerciale, gli altri si arrangino con i readers gratuiti. Pensiamo alla possibilità di implementare i prodotti "open sources" già disponibili e creare un ambiente tecnologico italiano dedicato alle pubbliche amministrazioni. Università, centri di ricerca, istituti tecnici, docenti, ricercatori studenti, una corrente di saperi che potrebbe essere organizzata per questo fine. Fate qualche conto su questa rivoluzione e quanto sviluppo si potrebbe avere frutto di un nuovo tipo di collaborazione. Non penso ad una sostituzione nell'immediato, ma ad una rivoluzione culturale che ci trasformi da meri consumatori di software a produttori per il mercato interno e perché no ? anche per quello estero.

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  • Carlo D.

    Riprendo l'argomento dopo aver letto il post sull'Olivetti; che avventura affascinante hanno vissuto quel gruppo di ingegneri e matematici che misero a punto il primo processore e soprattutto riuscirono ad integrare la tecnologia con la vita industriale ed economica della società, Hanno segnato un punto di svolta per l'umanità e questo grazie anche al geniale Olivetti che assecondò, rischiando in proprio, e non scevro di gusto e amore per l'arte sviluppò un modello industriale unico al mondo. E ora ? bé abbiamo la Madia, abbiamo Il nuovo capo dell'agenzia che dirigerà lo sviluppo dell'informatica italiana nei prossimi anni ..... stiamo tranquilli.

    July 16, 2014

    • Carlo D.

      Ieri sera ho ascoltato, con grande sforzo il melenso intervento di Renzi alla segreteria del PD; sono emerso da quell'oceano di parole ( contate quante volta utilizza l'aggettivo "straordinario"­ ed il sostantivo "occasione", ormai sembra entrato in un loop ) dicevo, sono emerso quando ha accennato ai problemi dell'informatica nella PA ed in particolare ha sottolineato i costi dovuti alle duplicazione dei sistemi informativi utilizzati dalle amministrazioni comunali. La soluzione di accentramento che ha proposto può essere accettabile solo ben strutturata su sistemi scalabili. Forse non gli è ben chiaro che i problemi della PA non sono nelle funzionalità delle procedure ma nell'ordine delle grandezze da gestire. Un recente esempio del problema è stato il blocco del sistema degli uffici giudiziari sul quale anche Rapetto non ha potuto far a meno di rimarcare la leggerezza con la quale era stato affrontato il problema.

      July 16, 2014

    • Carlo D.

      Il vero problema è che nessuno parla di sviluppare una cultura informatica nazionale, di valorizzare e riconoscere le professionalità, di creare professionisti, nel privato e nel pubblico riconoscibili ed improntati ad un approccio creativo e non solo speculativo delle ICT.

      1 · July 16, 2014

  • LGM

    Un consiglio generale per i messaggi lunghi: invece di postare più commenti separati, è più pratico fare un solo commento e poi continuare come Reply, in questo modo

    1 · May 20, 2014

    • LGM

      e veloce per tutti

      May 20, 2014

    • Sebastiano R.

      Grazie del consiglio Lorenzo, effettivamente a colpo d'occhio sembra un sistema più ordinato, immediato e razionale.

      May 21, 2014

  • Carlo D.

    ( segue--) Quello del Senato è un sistema informativo costoso dalle applicazioni, al software, agli stipendi del personale che vi opera; tra le regole, non buone ma essenziali per un CED come questo, c'è il periodico backup dei dati che devono essere conservati in locali e località diverse da quelle del CED stesso per garantirne la sicurezza. Se per un "salto di corrente" il sistema ha perso i dati né è possibile recuperare le informazioni sugli accessi di Greganti è necessario intervenire. Non possiamo permettere che anche un tecnico del Senato possa sbeffeggiare in questo modo Magistratura e popolo italiano.

    1 · May 20, 2014

    • Natale C.

      scusa carlo e chiunque lo voglia ci servirebbe un aiuto per la creazione di un sito o di un blog: potresti aiutarci? in questo mu http://www.meetup.com...­

      May 20, 2014

  • drgrog

    Riprendo la nota di Carlo D'Ottone con una considerazione. Il problema del passaggio di Greganti al Senato, senza che sia stato registrato, alla luce delle notizie che ho appreso dalla stampa, appare essere più una clamorosa voragine di sicurezza che non un problema informatico. Personalmente, come tecnico, credo poco a fesserie come "è saltata la corrente". Delle due l'una (sempre come logica considerazione, non conoscendo i fatti) o Greganti è entrato con credenziali completamente false, oppure è stato manomesso l'archivio e questo è inaccettabile.
    Ripeto, parlo per mera lettura delle notizie di cronaca, ma o l'una o l'altra ipotesi mi fanno spavento.
    Spero vi sia una terza possibilità, che però, allo stato, non vedo.

    May 20, 2014

  • Carlo D.

    Stiamo parlando di informatica, ma è bene tener presente che è sempre l'uomo al centro di questa rivoluzione; l'hardware ed il software sono meri strumenti da utilizzare al meglio, con motivazione ed onestà per non trasformare le ICT in un disastro della tecnologia. Sono rimasto colpito dalla volgare menzogna utilizzata per coprire tal Greganti nascondendo i suoi accessi al Senato e le persone con le quali si incontrava.

    1 · May 20, 2014

  • giancarlo c.

    da quello che dici si potrebbero seguire due strade nell'informatica.
    cambiare i sistemi operativi e renderli liberi e questo è piuttosto semplice, basta la volontà politica di implementare le applicazioni locali in linux.
    la seconda sviluppare il coordinamento delle applicazioni complesse per farle migrare in ogni ambito della amministrazione pubblica.
    forse ci sono altre cose da fare ,ma non essendo un tecnico mi astengo

    May 7, 2014

  • giancarlo c.

    caro drgrog sono soddisfatto delle risposte alle mie domande che da non esperto avevo posto.
    vedo che comunque il sistema linux entra fra le possibili soluzioni ( se ho interpretato bene è a questo quando fai riferimento a linus torvalds)
    il software è un insieme di algoritmi che se non sono liberi sottopongono gli utilizzatori di tutto il mondo a sottostare a diritti d'autore nello utilizzo di idee usate nel computer.
    io sono sempre contrario al diritto d'autore:
    nell'informatica, nella industria , e nell'agricoltura.
    per non essere sottoposto esistono due strade affrancarsi da chi vuole detenere il monopolio o attraverso la legge o attraverso la ricerca.
    da

    May 7, 2014

  • drgrog

    Sono d'accordo. Non vedo tanto un problema di protezionismo nazionale, quanto di tremendo abbandono di ricerca e sviluppo (in un paese che aveva dato vita al progetto ELEA, secoli fa!). Di sicuro vi è necessità di ricreare ricerca per tagliare una dipendenza economica e per ridare impulso alla creazione di un mercato libero, che dà naturalmente più posti di lavoro, magari creando network universitari/industriali non legati alle grandi "case" ,ma ritorni alla idea originale di ricerca, che è poi la base cui si ispirò Linus Torvalds.
    Solo per fare un piccoloesempio, la Olivetti negli anni '80 stava sviluppando sw per registratori di cassa che sostanzialmente gestivano tutto il magazzino di una piccola/media impresa (non solo quindi un negozio). Tutto distrutto quando Olivetti ha privilegiato rapporti incestuosi con amministrazioni pubbliche, piuttosto che seguire l'originaria vocazione. Abbiamo dovuto aspettare ancora anni per evitare i giorni di chiusura di inizio anno di una impresa.

    May 6, 2014

  • giancarlo c.

    se i frequentatori di questo meet up hanno conoscenze elevate di informatica e sanno come rendere il paese indipendente si riuniscano e discutano delle cose concrete da fare. in italia a forza di delegare ad altri quello che si dovrebbe fare, finiamo di essere un paese di lamentatori.
    le discussioni preliminari servono per comprendere le persone che hanno le conoscenze adatte per un progetto reale e poi portarlo avanti . l'appoggio della rete serve per diffondere il progetto e farlo condividere da una base più ampia di persone.
    iniziamo proprio dai progetti più concreti a realizzare questa filosofia.
    io mi chiedo non da esperto,se non sia meglio utilizzare un sistema operativo libero come linux,invece di sistemi proprietari.
    io mi chiedo se non sia meglio creare un sistema di navigazione italiano rispetto a quelli internazionali.
    io mi chiedo se non sia il caso di impedire che al di fuori del paese si possa essere spiati nelle proprie attività.

    May 6, 2014

    • drgrog

      Gli argomenti che hai posti sono diversi. Di sicuro l'utilizzo di Linux, e connessi sistemi "liberi" (GNU) consente grandi risparmi. Se si accompagnano con sw di produzione come LibreOffice in vantaggio è ancor più evidente. Occorre però vedere se procedure specifiche possono girare sotto linux (o su standard web come java). E' una strada comunque da perseguire. Circa la sicurezza, un sistema dove puoi leggere anche i sorgenti dà maggiori sicurezze (ovviamente non assolute, a meno che non ti ricompili tu il sorgente). Fare un sistema nazionale non ha senso, non hai garanzie sulla sicurezza e isoli lo sviluppo. Circa lo spionaggio, non è un sistema "nazionale" che lo risolve, ma misure assai complesse che non possono essere adottate da un comune cittadino.

      May 6, 2014

  • Carlo D.

    Quando l'Ammininistrazione dello Stato iniziò ad interessarsi delle ICT creò l'AIPA con il fine di seguire i grandi contratti delle PA. In pratica questa agenzia, nelle sue riunioni plenarie, chiedeva sconti, tipo cliente dal negoziante, per approvare i contratti, ossia svolgeva quell'attività che piace fare alla burocrazia: controllare senza prendersi alcuna responsabilità.
    Per raggiungere il nostro obiettivo, la creazione di un sistema operativo istituzionale , serve impegnarsi a progettare con i rischi derivanti da scelte complesse nell'ambiente delicato quale quello della PA. Ma dal Politecnico di Torino, alla Normale di Pisa, all'università della Calabria, in tutte le istituzioni universitarie esistono risorse già pronte per affrontare la sfida. Abbiamo enti dello Stato che già autonomamente hanno introdotto software di base e applicativo al loro interno affiancandolo a prodotti commerciali. Si tratta di organizzare queste capacità definendo un percorso verso autonomia.
    Grazie

    1 · May 6, 2014

    • Dino C.

      Con ciò tendere alla Trasparenza dello Stato nel fornire ai cittadini tutte le informazioni sull’operato della amministrazione aiutando a ritrovare una nuova fiducia, oltre a infondere nuova linfa al sistema economico come da visione di Magarelli. Però ,finora, pochi hanno capito e firmato,senza le firme chi dà il là ai politici in un sistema democratico? Questo è il problema. Nessuno si sogna, quando ha capito anche la soluzione migliore, mica vuole passare da Rè o peggio fascista.

      May 6, 2014

    • Dino C.

      Buttati dentro in questa tua promozione,(non intendo la mia a meno che non preveda questo blocco integrabile con gli altri) almeno tu conosci i linguaggi,è entusiasmante nelle nuove frontiere, c'è il vantaggio che nessuno ti può giudicare. Avrai il mio appoggio e gratitudine.

      May 6, 2014

  • Sebastiano R.

    Una gran bella idea! In Italia ci sono i cervelli e le capacità per fare questo e altro, se non fosse per questi corrotti che hanno creato un clientelismo asfissiante che ha impedito la crescita e il progresso sociale ed economico, creando un debito astronomico. Un modo di agire distruttivo, che ha impedito alle personalità più spiccate, ai cittadini più preparati e volonterosi di accedere ai posti di lavoro, dove la loro competenza, il loro merito, avrebbe arricchito la Nazione, eliminando il debito.
    Questo vuol dire essere M5S, creare attraverso la cittadinanza attiva di milioni di italiani quella forza, quell'unità che producono idee innovative, sviluppando progetti utili a tutti per migliorare ogni settore della vita pubblica e sociale sul territorio.

    May 6, 2014

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