Andrea T.
user 63016772
Sassari, SS
Post #: 5
Non importa di chi è colpa, non importa chi ha sparato per primo! Importa solo che questo massacro cessi! Subito! Il silenzio assordante degli organi di informazione riesce a coprire le urla di dolore che si levano da Gaza. Il video di un bambino estratto ancora vivo dalle macerie mi ha scosso più delle foto dei corpi dilaniati. Significa che c'è ancora una speranza, significa che possiamo fare ancora qualcosa. Coordiniamo un'azione, qualsiasi cosa! So che i portavoce hanno chiesto alla Mogherini di riferire un aula. Non basta! Bisogna fare qualcosa di più! Qualsiasi cosa! Scusate...sono sconvolto, non riesco a smettere di piangere, mi sento inerme. Andrea Tirotto. Sassari
Vincenzo P.
user 64752192
Velletri, RM
Post #: 52
Caro Andrea,al contrario di te non riesco a piangere e so che mi farebbe molto bene.Se non riuscirò a fare ,da solo o con altri,qualcosa per far terminare subito questa mattanza disumana mi vergognerò per sempre di essere un uomo.
Sono tutti accecati dal luccichio degli affari e la storia di Palestinesi e Israeliani e',da sempre,un affare in mano alle grandi(sic!?) potenze.
Hai ragione a urlare " facciamo ... qualunque cosa ". sono con te.
Vincenzo Petitto Velletri
Francesco
user 105021472
Monza, MI
Post #: 42
Caro Andrea e Vincenzo mi unisco a voi non in lacrime ma urlo la mia rabbia di dolore profonda contro tutta quella gentaglia che potrebbe fermare questo massacro di persone innocenti
Elio Andalò V.
user 88101562
Roma, RM
Post #: 24
Bene, spezziamo il silenzio e aggrediamo almeno qualche causa. Inutile lamentarsi, dobbiamo aiutare col nostro sostegno almeno quelli che qualcosa possono fare. Propongo di identificare e inviare alle organizzazioni del tipo indicato più sotto una serie di lettere di adesione e chiedere loro come vogliono che interveniamo. Sarebbe una forma di ecumenismo per la pace che sorprenderà.
C'è infatti un lato dolente sistematicamente e volutamente sorvolato: Israele è dominato da un clero intransigente con una mentalità arcaica che da noi si deve tornare indietro a Pio IX per ritrovarne una altrettanto potente e aberrante. Si tratta dei famosi "coloni".
Non tutti, ma, in larghissima parte, si definiscono come una classe sacerdotale, dedita alla preghiera e alla preservazione delle Scritture, che come tale non è tenuta a lavorare (un lavoro ce l'avrebbe già) e quindi campa di pensioni elargite dallo Stato alle cui spalle, pertanto, vive. Stante un simile reddito garantito, tutt’altro che minimo, non deve sorprendere la stabile immigrazione nel Paese di soggetti del genere. E' una triste versione della Terra Promessa, ma purtroppo è così.
Larga parte dell’opinione pubblica israeliana (e gli ebrei liberali di tutto il mondo) disapprovano queste comunità che, al pari del clero italiano, è esentato da tasse e assorbe molto del bilancio dello stato. Inoltre sono al centro di inaccettabili comportamenti discriminatori, a cominciare dalle donne, e provocatori, come l'insediarsi e costruire abusivamente (rispetto alle stesse leggi dello stato israeliano, non rispetto alle note contese territoriali). La loro sfrontatezza è assimilabile, né più né meno, a quella di certi costruttori italiani quando edificano in aree proibite dai nostri Piani Regolatori. Numerose e costanti sono le proteste, anche di piazza, di importanti organizzazioni ebraiche internazionali contro questa disfunzione dello Stato d'Israele.
Tuttavia è questo clero che, oltre ad essere il mandante dell'assassinio di Rabin, ha fatto nuovamente vincere Netanyahu e riesce a imporgli azioni deplorevoli malgrado la ferma opposizione interna.
Definire questo clero fanatico, parassitario e pericoloso è tabù come lo era il denunciare la pedofilia nel clero cattolico fino a pochissimo tempo fa. E' bene che il mondo ebraico moderno, colto ed evoluto, a cui tutto l'occidente (e non solo) deve infinite e belle cose, si ribelli a questi buzzurri e mostri quella grande cività di cui sono depositari e con cui continuano ad arricchire tutti da secoli. Sosteniamoli con fermezza. La nostra sicurezza, diciamolo chiaro, dipende dal loro successo e loro ne saranno i primi attori.
Altro punto: esiste una vasta classe palestinese dello stesso tenore, ricca e colta, che si guarda bene dall’andare a Gaza e che vive in diaspora, come gli ebrei o gli armeni. Anche loro dovrebbero fare la loro parte. Sosteniamoli con fermezza. Non saranno certo i leader storici, decotti e abbrutiti dalla guerra, persa a suo tempo, che troveranno le soluzioni negoziali necessarie. E non facciamo finta del contrario
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