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The New York Beppe Grillo Meetup Group Message Board › La povera e inesistente liberta' informazione e espressione italiana

La povera e inesistente liberta' informazione e espressione italiana

A former member
Posted Oct 20, 2007 11:27 AM
Post #: 541
TENTATIVO DI STUPRO ALLA LIBERTA' DI INTERNET DEL DUO LEVI-PRODI

EMAIL A R. LEVI

Da: dottfrosini
A: 'levi_r@ camera.it'
Oggetto: Signor Levi, legga per cortesia il Programma del Suo Governo, a pag 263 e 264.


Egregio Signor Levi,
Mi permetto raccomandarLe la lettura di due passi dal Vostro Programma di Governo 2006-2011 :

http://www.unioneweb.....

Pag. 263
" Ribadiremo la natura aperta di Internet, garantendo la
libertà di accesso e di espressione, evitando forme indiscriminate
di controllo
. Riteniamo infatti prioritario promuovere
la capacità di utilizzare gli strumenti in rete:
tale capacità è oggi parte integrante della cittadinanza. "

Pag. 264
" Difenderemo inoltre la libertà di Internet anche a livello
internazionale, a fronte di un crescente ricorso a forme
di censura e controllo autoritario
. "

Tutti possono sbagliare, l?importante è ravvedersi in tempo.
Dunque si ravveda e firmi anche Lei la PETIZIONE ON LINE :

http://www.petitionon...

Anzi, la faccia firmare anche al Signor Prodi, per cortesia. Grazie.
Cordiali saluti

Fabrizio Frosini



L'avvocato Spataro di civile.it spiega il ddl Levi
http://beppegrillo.me...

A former member
Posted Nov 14, 2007 10:43 AM
Post #: 687
Dopo il blog, il megafono.
Me l?hanno sequestrato ieri sera al solito commissariato di Milano centro, insieme a ?diciotto cartelli? e ?centodieci volantini?. Motivo? con sette amici di Qui Milano Libera abbiamo deciso di guastare un po? la festa della Mondadori berlusconiana, che celebrava i suoi cent?anni in un?atmosfera da Mani sulla città. Marina e Persilvio hanno voluto fare le cose in grande, noleggiando il centro di Milano per duemila ospiti vip. Concerto alla Scala, videoproiezioni in Galleria, cena di gala a Palazzo Reale. Siccome Previti non era stato invitato, abbiamo pensato di ricordare pubblicamente il vantaggio competitivo che egli offrì al suo principale nella scalata Mondadori: vedi alla voce corruzione di giudici. E siamo andati in piazza della Scala per uno speakers corner improvvisato. Per mezz?ora, mentre alla Scala affluivano i vip, in rappresentanza di un?altra idea di Milano ho tenuto un comizietto ricordando le varie tappe dell?ascesa del signor Berlusconi, da Mangano a Gelli, da Craxi alle leggi su misura, dai conti neri a Biagi, passando per Previti e Metta? Il tema del giorno era sintetizzato in un volantino dal titolo: ?La Mondadori previtizzata?. Sopra venti centimetri di zeppe, intanto, dall?altra parte della strada Marina Berlusconi rilasciava interviste a tutto spiano. Ci piantonavano una quarantina di poliziotti e carabinieri. A un certo punto qualcuno ha fatto un fischio e i gendarmi ci hanno invitati con le spicce a spostarci. Poi siamo stati identificati per la millesima volta. Quel che dicevo ero vero e la voce arrivava comunque: intollerabile. Altro fischio e veniamo condotti a forza in commissariato, scortati da trenta agenti. Erano le 19,45. Siamo stati liberati tre ore e mezza dopo. Tanto ci è voluto per redigere due verbalini: uno di ?identificazione ed elezione di domicilio? e l?altro di ?sequestro di corpi di reato?. Non essendo in vigore i reati di lesa maestà e turbativa del quieto vivere, siamo stati denunciati soltanto per violazione dell?articolo 18 del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza. Cioé: avremmo tenuto una manifestazione non autorizzata. In otto. Volantinando una sentenza. Raccontando fatti veri e dimenticati. Per impedire che i beneficiari della corruzione potessero celebrarsi nel totale silenzio degli astanti. Alcuni si ostinano a chiamarla libertà di espressione. In realtà è un dovere: il dovere di non vivere da schiavi. Continuerò a esercitarlo fin quando ne avrò voglia e spero sempre in buona compagnia. E infatti, a mezzanotte, dopo la liberazione, siamo andati davanti a Palazzo Reale per animare il deflusso degli ospiti vip. Nuovo comiziaccio a squarciagola e impagabili siparietti con gli struzzi in smoking e consorti ingioiellate.
Dai, compratevi un megafono anche voi.

Parleremo anche di questo al dibattito con Piercamillo Davigo, questa sera, dalle ore 21, al teatro alle Colonne di San Lorenzo, corso di Porta Ticinese 45, a Milano.

Fonte
A former member
Posted Nov 20, 2007 10:21 AM
Post #: 705
Voglio riportare questa grandissima iniziativa che sta nascendo nei meetup: Editore Puro: libera l'informazione

Cliccando sul link si va ad una discussione che ne propone le linee generali. Potrebbe veramente essere un grande mezzo per portare vera informazione e conoscenza.

Chi e' interessato, puo' benissimo rendersene partecipe. Richiede un certo impegno comunque.

Qui una piccola sintesi:

Editore Puro: libera l'informazione!

C'è un gradimento a creare l'editore puro?
Vogliamo sapere come funziona il sistema?
Vogliamo essere informati veramente, e vogliamo informare anche gli altri?

Un prodotto editoriale senza pubblicità, figlio di una società cooperativa nata dai meetupers, dal basso.

Abbiamo bisogno di "uscire" dalla rete. Sono pochissimi gli italiani che usano questo mezzo a causa del digital divide.

L'editore è puro poichè non è figlio dei partiti o di un'azienda che deve vendere qualcosa. Noi venderemo l'informazione non filtrata, pura.

Faremo i capitalisti veri, con i nostri soldi (50 euro all'anno) daremo vita ad una società gestita da noi, creando lavoro, pagando giornalisti veri.

Il nostro impegno come gruppo di Parma è trovare 50 soci per la futura coop, ci siamo?

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Il presupposto è: vogliamo realmente fare qualcosa di serio?

Ci rendiamo conto del potere che abbiamo e/o che non abbiamo?

La proposta è quella di creare una società con 4000/5000 soci, inizialmente. Ma prima di partire è opportuno sondare il gradimento all'interno dei meetup.

I gruppi medio-piccoli dovrebbero impegnarsi a garantire 40/50 soci

e quindi con un capitale iniziale ipotetico di 200/250.000 euro puoi permetterti di aprire una redazione con giornalisti veri e distribuire il mensile di 40-50 pagine.

Informare su ambiente, salute, giustizia, democrazia, i meetup locali, etc..

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tutti noi possiamo avere idee buone, poi bisogna mettere nero su bianco. Con Michele P. si discuteva e giustamente poneva all'apice la linea editoriale.

1. la linea editoriale (da decidere insieme, ed il programma partecipativo ci consente di avviare una linea decisa democraticamente)

2. Ogni gruppo attraverso la rete e gli incontri dal vivo verifica l'indice di gradimento dell'idea e del progetto.

3. La società cooperativa. Ogni gruppo locale chiede al proprio laureato in economia e diritto per studiare ed impostare una società a democrazia partecipata

4. Tramite la rete, skypecast etc. i gruppi che aderiscono al progetto si scambiano le informazioni e controllano il numero ideale della società 4000/5000

5. Assemblea nazionale che delibera la nascita della cooperativa. Ogni gruppo munito di deleghe, avvocati, economisti concretizza e si parte col progetto. Nomina del consiglio di amministrazione e della redazione centrale

A former member
Posted Nov 21, 2007 8:53 AM
Post #: 81
PORCHERIA RAI-MEDIASET

Manifestiamo perché se ne vadano tutti a casa e vengano radiati dall'ordine dei giornalisti!

É davvero uno schifo incredibile.



(Scusate l'intrusione, ma davvero é una vergogna. - Saluti da Londra)
A former member
Posted Dec 7, 2007 7:51 AM
Post #: 764
Non solo i giornalisti, adesso imbavagliano addiritura gli sceneggiati.....cos'e' questo se non un regime?????


Temi troppo scottanti
Cacciati gli autori della ?Squadra?


Con la morte del commissario Pietro Guerra, finisce anche la serie della Squadra, la fortunata fiction di Rai Tre. Muore per aver toccato temi troppo scottanti: dalle Brigate rosse all'eutanasia e soprattutto ai morti per uranio impoverito. E' questa la denuncia degli sceneggiatori toscani: "Abbiamo avuto molte grane per questa scelta di temi e ora paghiamo tutto insieme"
di Andrea Lanini


PISA. Si sa, a lasciarci sono sempre i migliori. Anche in tv. Anche nel mondo delle fiction. Prendete ad esempio La squadra di Rai Tre: grandi testi, bravissimi attori, intriganti plot che oltre a intrattenere ti aprono gli occhi su tematiche scomode e ti fanno conoscere meglio il paese in cui vivi; otto anni di successo ininterrotto, un pubblico di affezionatissimi che non si è perso una puntata e che ora non si capacita (per capire quanto non si capaciti basta dare un'occhiata ai forum online e agli accorati commenti dei fan). Proprio non se la spiega questa fine improvvisa, col sipario che viene giù come una ghigliottina. Mercoledì sera, il commissario capo Pietro Guerra (Massimo Bonetti) si è beccato un colpo di pistola e ci è rimasto secco. L'ultima serie della Squadra si è chiusa così, come una tragedia shakespeariana, con la morte in scena del protagonista.

Tutto finito. Niente più indagini, per il drappello di valorosi del commissariato Sant'Andrea. O meglio, ci saranno altri episodi, altri drappelli, altre indagini. Ma con un titolo diverso (pare "Spaccanapoli", o "Commissariato Spaccanapoli": sui forum si silura l'uno e l'altro), altri interpreti e sceneggiatori. Ecco, conviene soffermarsi su questi ultimi, per capire cosa è successo. Che poi mica è difficile capirlo, anzi. Qualcuno non ha digerito alcune puntate "scomode", tutto qui. Una fiction è una fiction, si sarà detto, mica deve far aprire gli occhi, far pensare, fare informazione. O andare a parlare delle Brigate rosse o dell'eutanasia. Figuriamoci poi dell'uranio impoverito, roba antipatica che fa venire in mente antipatiche nostre missioni.

Mario Cristiani, che a La Squadra ha lavorato dal 2002 al 2007 come "head writer" (supervisore alle storie e alle sceneggiature), cita in particolare questi tre temi («non le dico i richiami e le proteste, ci attaccavano da tutte le parti»), per spiegare il tramonto forzato di Pietro Guerra e soci. E anche della squadra di sceneggiatori che aveva in Toscana i suoi principali punti d'appoggio: Cristiani è pisano, Donatella Diamanti, altro storico "head writer" della serie, è nata a Carrara. «La cifra della "nostra" Squadra - dice Cristiani - era dare spaccati di realtà nazionale. Era un progetto che si basava sull'idea, forse un po' folle, di raccontare l'Italia in un momento in cui l'informazione non lo faceva più, usando la "detection" come scusa per mettere in scena argomenti delicati. O scottanti. E per questo, già tempo fa, avemmo le nostre belle grane.

Che ora paghiamo tutte insieme». Infatti, con la morte di Pietro Guerra, «muore simbolicamente anche il gruppo di sceneggiatori che quest'anno io e Donatella abbiamo coordinato assieme all'autrice romana Francesca Serafini. "Spaccanapoli" sarà tutta un'altra cosa, molta azione, poca attenzione al reale. Invece noi - dice Cristiani - volevamo far sentire voci diverse, approfondire, dare altri punti di vista». Ad esempio sull'eutanasia («Ce ne occupammo prima del caso Welby. Un sacco di polemiche»). O sulla rinascita delle Br («La puntata andò in onda prima degli arresti di Padova. Ci dissero che non aveva senso parlarne, che eravamo anacronistici.

E che poi facevamo pure un falso storico, perché a Napoli le Br non si erano mai viste. Falso: e la Colonna napoletana, allora?»). Per farli fuori hanno usato un vecchio trucco che funziona sempre: ricollocamento all'interno del palinsesto, da posizione favorevole a sfavorevole. «Quando a La squadra hanno assegnato la serata del mercoledì - dice Cristiani - ho capito che gli ascolti sarebbero precipitati per via del calcio, e che il nostro destino era segnato».
(07 dicembre 2007)

Fonte
A former member
Posted Dec 9, 2007 9:43 AM
Post #: 768
Dal blog di Piero Ricca, il suo incontro con Vespa, l'esempio piu' chiaro e disarmante dello schiavismo e del servilismo giornalistico in Italia.

Qua solo il video

Bruno Vespa

Da anni cerco di incoraggiare Bruno Vespa a fare i conti con la parte oscura di se stesso. A esaminare la propria onestà intellettuale. A recuperare dignità professionale. La questione dell?informazione serva è secondaria rispetto al caso umano. Sono tenace, ma è una missione quasi impossibile. L?uomo di punta dell?informazione partitica continua disperatamente ad ammassare poterucolo e dollaroni e si sente aggredito da chi gli ricorda la vera funzione del giornalismo. ?Non sono un arrivista, sono un arrivato?, mi disse una volta. E non ha torto. Ormai è un pilone del Palazzo, un pezzo della nomenclatura, un frammento del caso Italia. Che è il caso di una democrazia in stato terminale, dominata da clan d?affari e di partito, puntellata da giornalisti su misura. Che carriera, il dottor Vespa. Dentro la Rai ormai è un?azienda nell?azienda, vi si è infeudato con budget e contratto da sceicco (senza contare i numerosi extra), il privilegio di tre-quattro conduzioni alla settimane, la fila di politicanti in attesa fuori dalla porta. Che arte insuperata, nel suo genere. Confeziona abitini sartoriali per gli ospiti di grido. Esclude voci, notizie, temi che gli stanno sul gozzo. Gestisce il flusso di comunicazione in modo funzionale agli interessi padronali. La regola aurea è questa: i fatti sono al servizio delle opinioni e la selezione delle opinioni è gestita immedesimandosi, secondo i rapporti di forza, nei desideri di chi comanda. Il resto è intrattenimento. Ogni anno il dottor Vespa sforna il suo best seller natalizio, co-edito da Mondadori, e spudoratamente lo pubblicizza gratis sulle reti del cosiddetto servizio pubblico. Non è corretto dire che sia berlusconiano, se non culturalmente. Dopo una dura gavetta come microfono di riferimento della Democrazia Cristiana, ora il dottor Vespa è il gran ciambellano delì?oligarchia italiana, trasversalmente apprezzato e temuto, con simpatie per il Buffone solo in quanto è il più munifico e potente. ?Vespa è Vespa?, diceva la Deborah Bergamini nelle intercettazioni telefoniche Raiset. Cioé: a lui non c?è bisogno di dare dritte, sa sempre benissimo cosa fare. Servendo così bene la causa, è diventato egli stesso potente, e prepotente. Ma basta poco per smascherarlo, perché la natura non fa salti. Lo aspettavo al varco da tempo e ieri l?ho incrociato nel centro di Milano, tra la libreria Mondadori di piazza Duomo e la libreria Rizzoli in Galleria, dove firmava copie dell?ultimo best seller in attesa di recarsi alla prima della Scala, finalmente tra pari. Gli ho chiesto un?intervista: risposta negativa. Poi son partito con le domande. Una su quella sua patologica affezione per la cronacaccia nera, da Cogne a Perugia. E lui ha risposto che amerebbe parlare solo di cose belle e nobili, ma la vita è brutta e cattiva e una tv che vive anche di pubblicità deve fare così. Un?altra sulla pubblicità gratuita ai suoi avvincenti libri a reti Rai unificate. E lui ha risposto che nelle reti private lo invitano sempre e nelle sue trasmissioni non parla del suo libro. Un?altra sul caso della corruzione Mondadori. E lui prima ha ricostruito la vicenda in modo falso, poi ha detto di non ricordare. Un?altra sull?accertata collusione mafiosa di Andreotti. E lui ha mentito dicendo di averne parlato. Un?altra sulle puntate concordate con gli uffici stampa. E lui ha risposto che Santoro si compiaceva per l?assassinio di Salvo Lima.
Tra una libreria e l?altra c?è stato il tempo per l?abituale comizietto in strada, a viva voce, piantonato dagli scherani, in mezzo alla solita, lugubre folla di passanti indifferenti.

Dai, alzate la testa anche voi! Sopra, il video.
A former member
Posted Dec 11, 2007 12:38 PM
Post #: 776
Il progetto Editore Puro sta cercando di prendere forma. E nato il sito internet dove potrete dare un'occhiata di cosa si tratta: http://editorepuro.wo...

E' un'idea molto ambiziosa ma, con l'appoggio di tanti, potrebbe essere veramente importante.

L'idea e' quella di creare una cooperativa di liberi cittadini, il piu' possibile, per finanziare un'informazione libera, che rispecchi la verita', senza pubblicita' e finanziamenti dalle varie lobby.

Spargete la voce e parlatene con tutti. Potrebbe essere un ottimo viatico per un cambiamento necessario nel nostro paese.
younger
Posted Dec 12, 2007 5:02 PM
user 2321491
Brooklyn, NY
Post #: 239
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Ottima idea.
50 euro sarebbero anche pochini, dopo tutto un quotidiano costerebbe sui 400euro all'anno, in edizione cartacea.
vi prego di mettere i vostri commenti che saranno poi valutati al fine dell'operazione e quindi relativa decisioni su" Editore puro"
A former member
Posted Dec 15, 2007 2:18 PM
Post #: 779
Questa e' l'Italia nel 2007, quasi 200, non del 1940:

Tratto da qui:

Ho appena inviato all?Ansa questo comunicato. Lo pubblicheranno?

Due ore in commissariato e un?altra denuncia per aver criticato Berlusconi

Questa mattina a Milano il ?Partito dei Pensionati? distribuiva pacchi di pasta contro il caro vita e Silvio Berlusconi non ha voluto mancare.
Con cinque amici siamo andati in piazza Lagosta per registrare con videocamera questo imperdibile momento di dialettica politica. Quando è arrivato l?ospite d?onore abbiamo espresso il nostro dissenso informato intonando cori e slogan sul conto suo e del suo gruppo di potere. Abbiamo ricordato fatti e circostanze specifiche, con precisione di laser e voce di tuono. Per esempio, lo stalliere mafioso Vittorio Mangano, l?iscrizione alla P2, la corruzione giudiziaria nel caso Mondadori, l?abusivismo di Rete 4, le relazioni siciliane di Dell?Utri, la censura ai danni di Biagi e altri, le leggi su misura e i sabotaggi processuali, l?affarismo, i trucchi, le menzogne. Alcuni pensionati, con o senza il sacchetto di pasta in mano, hanno inveito contro di noi al grido di ?comunisti? e altri epiteti irriferibili. Alcuni passanti al contrario si sono espressi a nostro favore. A un certo punto la polizia ci ha trascinati in commissariato. Il motivo ufficiale è stato la necessità di identificarci, ma eravamo tutti già noti per nome e cognome e nessuno ci ha chiesto il documento. Poi al commissariato ?Garibaldi-Venezia? siamo stati tenuti per quasi due ore e l?accusa è diventata: ?manifestazione non autorizzata?. Ne siamo usciti con un verbale di denuncia. Assolutamente infondata, in quanto non avevamo con noi né volantini né cartelli nè striscioni né megafoni. Niente, tranne la nostra voce e le nostre sacrosante ragioni. Per dovere di cronaca tocca ricordare che alcuni poliziotti più servili del necessario hanno usato metodi non proprio civili. Uno ci ha chiamati ?stronzi?, un altro ha messo le mani addosso ad alcun di noi, tre o quattro si sono rifiutati di esibire il tesserino. Un altro mi ha detto: ?ringrazia che te ne vai con le tue gambe?. Tra l?altro, non sono state rispettate le regole del TULPS (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), un decreto regio che prevede che prima dell?accompagnamento in commissariato occorre intimare ai presunti manifestanti di allontanarsi ed emettere ?tre squilli di tromba?. Ho voluto rilasciare ?dichiarazioni spontanee? per chiarire la nostra posizione di cittadini dalla schiena dritta, appellandomi all?articolo 21 della Costituzione. Durante la redazione del verbale, allorché ho fatto riferimento ai fatti evocati dai nostri slogan (Mangano, P2, corruzione Mondadori?) l?ufficiale verbalizzante dottor Francesco Bandiera, persona peraltro molto garbata, mi ha chiesto e poi pregato di evitare tali riferimenti, perché la cosa poteva creargli qualche problema. Mi sono impietosito e li ho evitati. Lui non è stato altrettanto gentile, rifiutandosi di fornirci i nominativi degli agenti che ci hanno insultati, strattonati e minacciati. Siamo stati liberati alle 14,15.

Viviamo ancora in uno Stato di diritto? Certi giorni viene da dubitarne. Ma non rinunceremo a esercitare il nostro diritto-dovere di critica frontale. Come hanno fatto per esempio ieri a Bologna gli amici di Qui Bologna Libera.

Firmato:

Piero Ricca
Diego Fabricio
Francesco Baraggino
Elia Mariano
younger
Posted Dec 25, 2007 6:29 PM
user 2321491
Brooklyn, NY
Post #: 244
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di Marco Travaglio da Voglio scendere.it

?Il giornalista che viene a conoscenza di un fatto non può non pubblicarlo. Il diritto di cronaca è garantito dalla Costituzione?. L?ha ripetuto due volte nel giro di una settimana il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino. Ora, ringraziare un politico, fra l?altro piuttosto antico, perché banalmente riconosce ? bontà sua ? ai giornalisti il diritto-dovere di fare il proprio mestiere di informare, è bizzarro, ma doveroso. Perché l?ovvio e in banale, in un paese che ha smarrito i fondamentali, diventa quasi rivoluzionario. Infatti di solito, quando parlano di giornalisti, i politici dicono tutt?altro. E pensano anche peggio. Tant?è che soltanto otto mesi fa la Camera approvava trionfalmente il disegno di legge Mastella che mette la museruola ai giornali su intercettazioni e atti d?indagine con 447 voti favorevoli, 7 astenuti e nessun contrario (nemmeno uno). La maggioranza più bulgara mai vista nella storia recente: dai fascisti storaciani ai comunisti terzinternazionalisti. Se la stessa corrispondenza di amorosi sensi della casta degl?intoccabili si ripetesse anche in Senato, la legge entrerebbe in vigore e metterebbe il silenziatore sui grandi scandali della politica e dell?economia, ma consentirebbe pure alla magistratura di operare per anni nell?ombra, lontano da quel controllo sociale che il Parlamento, nel 1989, ritenne doveroso abrogando il segreto istruttorio affinché il popolo italiano potesse verificare come viene amministrata la Giustizi nel suo nome.

Il ddl Mastella+447 si impernia, infatti, sul principio abominevole secondo cui il giornalista che viene a conoscenza di un fatto non può e non deve pubblicarlo. Altrimenti rischia una multa fino a 100 mila euro o, in alternativa, una pena detentiva. E, si badi bene, il divieto di pubblicazione non riguarda le notizie coperte dal segreto, che già oggi è vietato pubblicare. Riguarda gli ?atti non più coperti da segreto?. Oggi quegli atti, se riportati integralmente, costano al giornalista un?oblazione di 240 euro. In futuro, con l?elevazione della multa a 100 mila, saranno oblazionabili a 50 mila euro: 100 milioni di lire, una somma che nessun giornalista può permettersi. Solo un editore può sobbarcarsi un simile esborso. Così saranno gli editori a decidere, di volta in volta, se se autorizzare o meno il proprio giornale a pubblicare un atto, anche non segreto. Diranno sì se converrà ai loro interessi, cioè se quell?atto mette in cattiva luce un loro avversario politico o affaristico, mentre se dispiacerà a loro o ai loro amici, o semplicemente sarà interessante per i cittadini, lasceranno perdere. La libertà d?informazione sarà affidata alle guerre per bande tra editori, che poi sono anche e soprattutto banchieri, finanzieri, costruttori, imprenditori, palazzinari, politici o amici di politici o suoceri di politici. E la politica sarà ancor più sotto ricatto di quanto lo sia oggi, perché intercettazioni e altri atti giudiziari ?non coperti da segreto? saranno comunque noti a giornalisti ed editori, che potranno eventualmente far sapere ai personaggi interessati di averli in pugno e contrattare con loro il prezzo del silenzio.

Un altro ovvio quanto rivoluzionario passo in avanti, Mancino lo compie quando parla di ?segreto investigativo?, invece di ripetere la solita giaculatoria del ?segreto istruttorio?. Che è stato abrogato nel 1989, com?è noto a tutti gli addetti ai lavori, fuorché a coloro che lo abrogarono. E come ha finalmente riconosciuto lo stesso presidente Giorgio Napoletano, che nei giorni dello scandalo Rai-Mediaset aveva invece invocato il ?segreto istruttorio?. I due segreti non si differenziano soltanto per il nome, ma per la sostanza. Il segreto istruttorio copriva come un sudario tutta l?istruttoria: sino al termine delle indagini, non si poteva sapere né scrivere nulla. I magistrati operavano sott?acqua, all?insaputa della stampa e dei cittadini. Il segreto investigativo o ?delle indagini?, invece, ha due particolarità. Anzitutto è posto a esclusiva tutela delle indagini: non degli indagati. Decide il pm quando cessa l?interesse dell?indagine a nascondere all?indagato che si indaga su di lui. A quel punto lo avverte, o con l?avviso di garanzia per notificargli l?accusa, o con l?invito a comparire per interrogarlo, o col mandato di perquisizione per perlustrargli la casa o l?ufficio, o con l?ordine di custodia cautelare per arrestarlo, o con l?ordinanza di sequestro per portargli via qualche bene. In quel preciso istante, da quando l?indagato ne ?ha conoscenza? o ?può avere conoscenza?, l?atto non è più segreto. Com?è noto all?indagato e al suo difensore, può essere divulgato ai cittadini. Tant?è che, se il pm decide che è meglio che resti riservato per un po?, ne dispone la ?segretazione?. Quando,dunque, i giornali raccontano il contenuto avvisi di garanzia, inviti a comparire, verbali di interrogatorio, ordinanze di sequestro o di perquisizione o di custodia, magari citando intercettazioni o altre fonti di prova, non violano alcun segreto. Se li riportano dalla prima all?ultima parola, incappano nell?anacronistico divieto di pubblicazione integrale, oblazionano a 240 euro e morta lì. E? il caso, per esempio, della telefonata Berlusconi-Saccà pubblicata ieri dal sito dell?Espresso senz?alcuna violazione del segreto, in quanto contenuta negli atti depositati a disposizione delle parti a chiusura dell?indagine della Procura di Napoli.

Tutt?altra questione sono gli atti segreti, che sono pochi ma pure esistono. Per esempio, lo scoop di Repubblica sulla stessa indagine napoletana (che una settimana fa non era ancora giunta al deposito degli atti) a carico di Berlusconi, Saccà e altri sulla compravendita di senatori e sulle ragazze raccomandate a Raifiction. Come dice autorevolmente Mancino, ?il giornalista che viene a conoscenza di un fatto non può non pubblicarlo?, ma ?chi fa uscire una notizia che invece non deve uscire si rende responsabile di violazione del segreto investigativo?. Dunque bene ha fatto Repubblica a dare la notizia, ancorché segreta. Come bene fece il Giornale a pubblicare la famosa telefonata Fassino-Consorte, ancora top secret, e il nome di Silvio Siriana come possibile oggetto di ricatti da parte del clan Corona. Il giornalista deve, se la notizia è vera e di interesse pubblico, violare i segreti: poi naturalmente si assume la responsabilità di aver infranto la legge e dunque accetta le conseguenze della sua violazione. E cioè l?indagine a suo carico, con lo spiacevole corollario di perquisizioni, per violazione del segreto in concorso con il pubblico ufficiale (magistrato o investigatore) che gli ha spifferato la notizia segreta. Dovendo coprire le sue fonti, il giornalista ha il dovere di tacere il nome di chi gli ha dato la notizia, anche a costo di farsi indagare per reticenza o favoreggiamento. Il che spiega perché raramente le fughe di notizie trovano un colpevole.
Continua
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