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SALVATORE BORSELLINO e
GIOACCHINO GENCHI
STATO E MAFIA: storie di compromessi
Bergamo - 4 ottobre 2009

Giovanni Castellan...
Posted Sep 3, 2009 5:50 PM
user 4604230
Bergamo, BG
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E' con estrema felicità che annuncio a tutti (anche se noi del meetup lo sappiamo già)
che


DOMENICA 4 OTTOBRE 2009 ore 17.30

SALVATORE BORSELLINO e GIOACCHINO GENCHI
in STATO E MAFIA: storie di compromessi


Dalle stragi di Palermo al caso Why Not, dai diretti testimoni.


Verrà anche presentato in anteprima il libro del Dott. Genchi.



Salvatore Borsellino, fratello del Magistrato Paolo Borsellino ci racconterà delle vicende dell'agenda rossa, un importantissimo documento del fratello trafugato pochi minuti dopo la sua morte. In questa agenda, Paolo Borsellino scriveva i suoi appunti e annotava con incredibile precisione tutti i possibili equilibri mafiosi degli anni '90.

Gioacchino Genchi ha collaborato come consulente informatico con molti magistrati tra cui Giovanni Falcone e Luigi de Magistris. Esperto di informatica e telefonia si occupa di incrociare i tabulati delle telefonate in processi di grande importanza, quali quelli sulla mafia.
Arrivò due ore dopo nel luogo della strage di via D'amelio, individuando nel castello Utveggio il luogo da cui sarebbe stato azionato il radiocomando dell'esplosivo utilizzato per la strage e definita poi presunta base del Sisde.
È stato recentemente coinvolto dalla stampa e dal Presidente Silvio Berlusconi in merito a un presunto scandalo di intercettazioni.

Presso il CAFFE' LETTERARIO
Bergamo - via San Bernardino 53
ore 17.30



Ringrazio tutti per la collaborazione
Gio'

Vi prego di diffondere l'iniziativa.
Rossella Lezzi
Posted Sep 7, 2009 7:43 PM
rossella_z
Bergamo, BG
Post #: 1,527
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Nel frattempo, abbiamo incontrato Salvatore Borsellino, insieme a Peter Gomez a Lodi.

Qui parte del video che ha girato giovanni



Giovanni Castellan...
Posted Sep 8, 2009 10:50 AM
user 4604230
Bergamo, BG
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parte 2 /6



A former member
Posted Sep 8, 2009 7:57 PM
Post #: 475
Questa è una intervista a Genchi fatta poco tempo fa.
E' molto chiaro nel suo discorso......

http://www.19luglio19...







Ps: Grazie per inserire i video......!! smile
Kikko
Posted Sep 8, 2009 8:31 PM
user 7341738
Bergamo, BG
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Ok va bene, io verrò e lo dirò a quelli che conosco.
Messaggio recepito tongue

Ciau a tutti

Kikkooo
A former member
Posted Sep 9, 2009 9:10 AM
Post #: 476
I fratelli Graviano accostati in più inchieste a Dell'Utri
Dalle carte delle stragi di mafia
quella trattativa tra boss e politica

PALERMO - Le indagini sui morti eccellenti di Palermo cambiano rotta e destinazione. Tornano in scena i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, i boss più "stragisti" della città. I mafiosi che in tante inchieste e agli atti di un processo vengono raccontati come molto vicini al senatore Marcello Dell'Utri.

Torna in scena una "trattativa" fra mafia e Stato che non si è interrotta con Capaci o con via D'Amelio, ma è proseguita fino al 1993 e anche nei primi mesi del 1994. Torna in scena la coincidenza temporale fra le stragi siciliane e la nascita di un nuovo partito: Forza Italia.

S'indaga su altri mafiosi. E s'indaga anche su quelli che chiamano i "mandanti altri", i mandanti che non sono di Cosa Nostra. Le ultime scoperte spostano l'epicentro investigativo: da una borgata palermitana all'altra, dalla Guadagna a Brancaccio. Sono appena un paio di chilometri sulle mappe di Palermo, sono un paio di chilometri che portano in un altro mondo di intrecci fra boss e uomini politici a ridosso delle uccisioni di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino.
Ci sono i fatti e poi ci sono le congetture, le ipotesi, le voci. Ci sono personaggi che sono già scivolati nelle nuove indagini e poi ci sono ombre che si allungano oltre i boss. C'è chi dice che un pentito abbia già fatto nomi, c'è chi dice di no, certo è che la "pista di Brancaccio" fa scorrere una nuova trama nella storia delle stragi siciliane del 1992.

Si scava - alla procura di Palermo e a quella di Caltanissetta - sul patto fra i Corleonesi di Totò Riina e apparati dello Stato (alcuni già identificati, altri in corso di identificazione), si scava sul coinvolgimento nelle stragi di uomini dei servizi segreti, si scava sulla "accelerazione" della decisione di uccidere Borsellino voluta a tutti i costi da qualcuno. Chi?
Sono due i testimoni che hanno svelato elementi inediti ai magistrati delle procure siciliane, a quella di Firenze e a quella di Milano. Uno è il pentito Gaspare Spatuzza, ex sicario e poi a capo della "famiglia" di Brancaccio. L'altro è Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito.

Il pentito Spatuzza si è autoaccusato della strage di via D'Amelio e ha praticamente sbugiardato Vincenzo Scarantino, l'uomo che 17 anni fa aveva confessato di aver portato in via D'Amelio l'autobomba. Ma Spatuzza non ha parlato solo della strage.
Spatuzza ha parlato tanto anche dei Graviano e dei loro "interessi" su a Milano, delle amicizie importanti che avevano in ambienti imprenditoriali. Dei Graviano e dei rapporti che avrebbero avuto con Dell'Utri riferiscono tanti altri pentiti, tutti passati al vaglio dei giudici di primo grado che nel dicembre del 2004 hanno condannato il fondatore di Forza Italia a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Il racconto di Spatuzza è stato "secretato". Poi, i procuratori siciliani si sono concentrati sulla "pista di Brancaccio" con annessi e connessi.

Il secondo testimone chiave è il figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. La procura di Palermo ha già depositato agli atti del processo d'appello a Marcello Dell'Utri uno stralcio di un suo interrogatorio e tre lettere che negli anni a cavallo delle stragi - fra il 1991 e il 1994 - l'allora capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano avrebbe indirizzato a Silvio Berlusconi. Lettere che sarebbero state inviate alla vigilia e subito dopo la famosa "discesa in campo". Lettere dove si fanno velate minacce e si parla del "contributo politico" che avrebbe voluto portare lo stesso Provenzano.

Grandi mediatori di questa che sembrerebbe all'apparenza un'altra trattativa, secondo Massimo Ciancimino, sono stati suo padre Vito e Marcello Dell'Utri. Il 17 settembre la Corte di appello deciderà se acquisire agli atti del processo di secondo grado l'interrogatorio del figlio di don Vito e le tre lettere. Se la richiesta verrà accolta la sentenza subirà uno slittamento, altrimenti a metà o a fine ottobre sapremo se al senatore Marcello Dell'Utri sarà confermata o sarà annullata la condanna per mafia.
I sussurri si sono rincorsi per tutta l'estate su quei "mandanti altri". E anche sulla trattativa. Fino a qualche tempo fa si diceva che era cominciata prima di Capaci ed era finita prima di via D'Amelio. Poi si è scoperto che è andata avanti ancora per due anni. "Fino al 1994", riferisce il colonnello dei carabinieri Michele Riccio riportando le confidenze del suo informatore Luigi Ilardo, un boss vicino a Provenzano. Fino al 1994, fino a quando Berlusconi è diventato il leader di Forza Italia.

E' un'indagine che si ripete. Con tanti nuovi protagonisti. Ma non tutti. I nomi del premier e del suo braccio destro siciliano erano già entrati nelle indagini sulle stragi siciliane e poi anche in quelle in Continente, le bombe di Firenze e Roma e Milano del 1993. A Caltanissetta furono iscritti nel registro degli indagati come "Alfa" e "Beta" "per concorso nelle stragi", a Firenze come "Autore 1" e "Autore 2". Dalla prima inchiesta - ("Prove insufficienti, dichiarazioni di pentiti senza riscontro, elementi contrastanti") - uscirono nell'inverno del 2002, dalla seconda tre anni prima
A former member
Posted Sep 14, 2009 7:30 PM
Post #: 489
Trattative, stragi e misteri all'ombra degli appalti

di Nicola Biondo - 14 settembre 2009
Alla procura di Caltanissetta che indaga sulle stragi di mafia del ’92-‘93 c’è un file dimenticato. Non è segreto e lo si può consultare anche su internet. E contiene alcune sorprese e un refuso importante.




Tutto nasce dall’inchiesta sui mandanti esterni delle stragi mafiose chiusa nel 2002 con l’archiviazione dell’attuale premier e di Marcello Dell’Utri.
Un file dimenticato, una relazione della Dia del 1999 che parla di relazioni pericolose tra impreditori mafiosi e una ditta con due soci di rilievo: Paolo Berlusconi e un certo Giorgio Mori. Per il primo non c’è bisogno di presentazione, il secondo invece è il fratello del generale Mori che insieme a Berlusconi Jr è stato socio di una ditta di costruzioni la Co.Ge .
Il generale Mori, che oggi è sotto processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano, ha smentito in un aula del tribunale di Palermo che quel Giorgio sia suo parente. L’ha fatto sulla base di un argomento in apparenza inoppugnabile: suo fratello si chiama Alberto e non Giorgio come invece compare nel rapporto DIA. Circostanza, questa, che oggi la Dia chiarisce: un errore materiale di chi compila il rapporto cambia il nome vero Alberto in Giorgio. Il socio della Co.Ge di Paolo Berlusconi è proprio il fratello del generale. Non più un problema di nomi, dunque, ma un fatto sostanziale.
Ma perché il generale sostiene che il socio di Paolo Berlusconi non è suo fratello? La risposta è in quel rapporto DIA.
All’inizio degli anni ’90, nello stesso periodo in cui Mario Mori presenta alla Procura di Palermo un lungo rapporto su mafia e appalti, la ditta del duo Paolo Berlusconi-Alberto Mori sbarca in Sicilia..
Tutto a posto? Per niente. Perché la Co.Ge compare nel rapporto del luglio 1999 in termini molto poco lusinghieri.
Gli investigatori individuano la longa manus di Cosa nostra in alcune società: sono la Tecnofin ( che costituirà la CoGe ) sotto il controllo di Filippo Salamone; la stessa Coge, la Tunnedil e la Cipedil del gruppo Rappa di Borgetto.
Per la DIA queste ditte, insieme ad altre, sono sospettate di far parte del “tavolino degli appalti” un patto – sottolinea la DIA – “ che garantisce i legami con la grande imprenditoria per la realizzazione dei lavori, il controllo su di essi di cosa nostra, il recupero delle somme da corrispondere all’organizzazione e ai politici che assicuravano gli appalti”.
Gli imprenditori con i quali la Co.Ge. di Paolo Berlusconi e Alberto Mori tratta sono Filippo Salamone e Giovanni Bini condannati in via definitiva nel maggio del 2008 per concorso in associazione mafiosa. Il rapporto evidenzia “la sussistenza di specifici elementi di correlazione tra alcune delle società di interesse di Berlusconi e Dell’Utri ed altre società facenti capo a soggetti con ruoli di primo piano nei settori più fortemente condizionati dagli interessi e dalle direttive di cosa nostra”.
E’ in questo contesto che il fratello di Mori si muove quando in Sicilia vengono uccisi Falcone e Borsellino e il suo congiunto, colonnello al ROS, apre il contatto con Vito Ciancimino sul quale le la magistratura oggi indaga nell’ambito della c.d. trattativa tra stato e mafia. Una storia vecchia e complicata con una venatura di giallo per la questione del nome.
Dunque il socio della Co.Ge di Paolo Berlusconi è proprio il fratello del generale. Lo scorso gennaio al processo che lo vede imputato generale Mori ha ammesso che in effetti suo fratello Alberto, dunque quello vero, ha lavorato per la Fininvest , anche se solo fino al 1991. Ma non ha aggiunto il resto, negando la parentela Perché?
Eppure nel decreto di archiviazione dei mandanti esterni del 2002 si sottolinea che “il collegamento non è sufficiente a prefigurare che l’alto ufficiale dell’Arma potesse aver avuto contatti con Berlusconi e dell’Utri e quindi potesse essere stato “ambasciatore” di costoro nel rapportarsi con gli uomini di cosa nostra”. Oggi però alla luce delle nuove indagini sul ruolo di “negoziatore” che il generale ha avuto con Vito Ciancimino, sul ruolo che don Vito ha avuto nel’arresto di Riina, e sulla mancata cattura di Provenzano, per cui Mori è sotto processo, quella parentela negata assume ben altro significato. Mori che oggi dirige l’ufficio sicurezza e partecipa al comitato per la legalità e la trasparenza che vigila sugli appalti delle Grandi Opere regionali previste per l’Expo di Milano, è l’unico che può fare chiarezza.

Il personaggio:
Mario Mori, ex capo del Ros e poi del Sisde, attualmente dirige l’ufficio sicurezza del Comune di Roma e partecipa al comitato per la legalità e la trasparenza che vigila sugli appalti delle Grandi Opere regionali previste per l’Expo di Milano.
E’ stato assolto per la mancata perquisizione del covo di Salvatore Riina ed è tutt’ora sotto processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano.

Continua su:

http://www.antimafiad...
imma
Posted Sep 19, 2009 5:31 PM
user 10418565
Bergamo, BG
Post #: 4
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siete fortunati a poter partecipare a questo incontro. vorrei poterci essere e invidio chi ci sarà
Eva81
Posted Sep 21, 2009 4:19 PM
user 6756226
Bergamo, BG
Post #: 965
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E chi se lo perde? PRESENTE!
Raga, c'è da volantinare??
Adrian
Posted Sep 21, 2009 7:07 PM
AdrianWasThere
Brescia, BS
Post #: 4,874
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C'è posto anche per chi viene da Brescia?
Complimenti per l'evento, avanti così!
Adrian
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