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MeetUp Beppe Grillo Genova Message Board › POLITICA, ECONOMIA, SOCIETA', ATTUALITA' › Alcuni punti del MLN : ECONOMIA, INFORMAZIONE, ISTRUZIONE
| Isabella Verbi | |
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Cerchiamo di non fare confusione ...
Allora ... se si lavora per obiettivi (e con l'occasione ricordo a tutti che si scrive con una B sola!!!!), bisogna prima di tutto capire dove si vuole arrivare e poi ragionare sui passi intermedi ... con la necessaria elasticità per le correzioni di rotta sul percorso ... Obiettivo del MU: la competenza è SOCIALE ... quindi si tratta di sensibilizzare la società sui problemi reali della vita quotidiana ... in questo rientrano tutti i punti della carta di Firenze ... Obiettivo della Lista Civica: qui la competenza è POLITICA ... e qui possiamo ragionare in termini di movimento politico o di "partito" (ma che brutto, però) ... allora ci stanno tutti i 7 punti del MoVimento di Liberazione Nazionale ... Inevitabilmente le due strade camminano parallele e ogni tanto si incrociano ... ma è proprio dove si incrociano che occorre stare attenti a non deragliare ... Dopo la plenaria di venerdì, riprenderemo le fila dei gruppi di lavoro ... vedremo su quali forze possiamo contare e cercheremo di attivare altri gruppi ... dite la vostra ... che ho detto la mia |
| Gian Paolo Cavalla... | |
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Diciamo un ipotesi di quelle che potrebbero essere le prossime prime mosse. Inizialmente dovremmo cercare di farsi tutti una cultura un pò spicciola di economia in modo che quando parliamo alla gente di gronda , di lotta alla speculazione edilizia etc, dobbiamo sapere anche un minimo dire , dopo aver detto dove vogliamo rallentare l'economia dire anche invece in che direzione vogliamo spingerla : se non si cementifica i muratori perdono il posto: in quale campo vogliamo spingere l'economia? In questo senso direi di studiarci il piano di Grillo , giusto per rispondere alla gente che inevitabilmente , quando volantineremo per la strada , ci dirà : eh si ma cosi' frenate l'economia! |
| Isabella Verbi | |
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Questa è una delle obiezioni pià facili da smontare ... magari fossero tutte così ...
qui più che di economia si tratta di conoscere un pò la storia ... La scelta di puntare sull'edilizia per il rilancio della economia è stata fatta nel primo dopoguerra, ma le condizioni del paese erano totalmente diverse ... quella volta c'era veramente un Paese da ricostruire ... Oggi la situazione è totalmente diversa ... le case ci sono e molte sono vuote (soprattutto a Genova e in Liguria in generale) ... quella che viene messa in atto oggi è una speculazione edilizia ... Costruttori che ottengono varianti al piano regolatore senza difficoltà, e violentano un territorio già abbondatemente martirizzato ... E qui entriamo nel merito della Gronda ... Se voi chiedete ai pendolari in coda sul viadotto di Cornigliano se, secondo loro, la gronda serve, vi diranno sicuramente di si ... pur di finirla con queste code!!! ... Ma quanti di loro sanno quanto costa questa opera (soldi dei cittadini, che ne hanno già pochi)? Quanti sanno che esiste una ferrovia che può portare via i Tir direttamente dal porto verso il Nord? ... Una struttura che, con pochi soldi, si può implementare senza fare altri danni al territorio (ah, già ... con pochi soldi ... la torta piccola non interessa alle nostre amministrazioni!!!) ... Perchè non si fa? ... Forse perchè danneggerebbe chi guadagna sui carburanti, sulle gomme, sui pedaggi autostradali ... E invece farebbe guadagnare in salute gli abitanti di Sampiedarena che respirerebbero meno smog ... Edited by Isabella Verbi on Nov 3, 2009 2:18 PM |
| Giorgia Matarese | |
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Salute e felicità non fanno guadagnare dobloni.
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| Gian Paolo Cavalla... | |
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Ma quanti di loro sanno quanto cosa questa opera ?
E cosa , cosa ... cosa tantissimo l'ambiente. ![]() Dai scherzavo! Più che altro la gronda è un opera pubblica dove guadagnano tutti quelli che fanno le opere pubbliche... (muratori compresi xo' : i politici giocano anche su quello); bisogna controbattere dicendo quali altre opere possono essere fatte (ad esempio : coibentazione degli edifici per ridurre i consumi energetici), oltre ovviamente al guadagno in salute. |
| Alessandro Borio | |
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Prima la carota. Poi la bastonata. Come da copione. Eh, sì. Perchè chi scrive ormai è abituato a pensar male. E così martedì scorso - quando il governo inglese, per bocca del suo ministro del Tesoro, Alistair Darling aveva annunciato di voler far soffrire le solite banche “cattivone”, con tanto di misure eccezionali ed effetti speciali - si diceva: quando era arrivata questa lieta novella, chi scrive aveva evitato di stappare lo champagne. E si era subito chiesto dove fosse la fregatura. E la fregatura è arrivata oggi, puntuale, già verso l’ora di colazione. Per farla breve, la notizia è questa: gli inglesi saranno costretti - di nuovo - a mettere mano al portafoglio. E a sganciare 31 miliardi e rotti di sterline - ovvero: quasi 35 miliardi di euro; ovvero anche 51 miliardi di dollari - per salvare le solite banche di sua Maestà: Royal bank of Scotland e Lloyds. Che - non una vita fa, ma giusto un annetto fa - di miliardi (di pound) dei contribuenti, ne avevano già ingurgitati ben 37.
Insomma, ci risiamo. Il peggio della crisi - monotono mantra della politica che (non) conta - sarà anche passato. Ma la stagione dei “bail out” - cioè dei salvataggi - a spese dello Stato, pare ancora ben lungi dall’essere finita. E il conto, per la gioia di Pantalone, continua ad ingrossarsi. Ma - per spiegare genesi e storia di questa ennesima stangata in salsa inglese - sarà bene fare un passo indietro. E tornare, appunto, a martedì scorso. Quando il ministro del Tesoro aveva annunciato di avere in testa un’idea meravigliosa: rendere - una volta e per tutte - il sistema bancario inglese “più sicuro e più competitivo”. Come? Elementare, cari contribuenti. Aveva spiegato il ministro: costringeremo alcune banche a vendere sportelli e attività ad altri concorrenti e, perchè no?, anche a volti nuovi che si volessero avventurare nel mondo burrascoso della finanza in terra anglosasone. Le banche nel mirino di Darling? Due. Le solite Royal Bank of Scotland - salvata nel 2008 con 20 miliardi di sterline dallo Stato, che si era comprato il 70% delle azioni; e Lloyds banking group - salvata sempre un anno fa con 17 miliardi di sterline dallo Stato, che si era comprato il 43% delle azioni. Del resto: avevano voluto i soldi pubblici? Bene, ora era arrivato il momento di “dimagrire” e vendersi un po’ di gioielli di famiglia. Questo il ragionamento del ministro. Che aveva quasi il sapore delle favolette morali dei tempi che furono. Ma cui è mancato il lieto fine. L’idea, infatti, era meravigliosa. E il piano del governo - o meglio l’accordo raggiunto con Royal bank of scotland e Lloyds, e presentato oggi alla stampa - in effetti prevede un po’ di ceci e cilicio. Le due banche non pagheranno bonus ai dipendenti nel 2009. E dovranno vendersi un bel po’ di roba. Tanto che - secondo i calcoli del “Wall Street Journal” - l’operazione dovrebbe far finire sul mercato, nei prossimi anni, poco meno del 10% dell’intero sistema bancario (retail) britannico. Epperò c’è il però. L’accordo prevede anche che a Royal bank of Scotland vadano altri 25,5 miliardi (di sterline) di soldi pubblici (che sommati ai 20 dell’anno scorso, fanno 45,5 miliardi di sterline; il salvataggio, secondo l’agenzia di stampa americana Bloomberg, più costoso della storia delle banche). Più altri 5,8 miliardi - sempre di sterline e sempre dei contribuenti - che finiranno nelle tasche di Lloyds (attraverso un corposo aumento di capitale). E non è finita qui. Perchè Royal bank of Scotland - in caso di bisogno - potrà mettere le mani su altri 7 miliardi di sterline messi sempre a disposizione dai generossissimi contribuenti. E perchè il governo del premier Gordon Brown - pensando al futuro - ha anche messo a punto un programmino chiamato Asset protection scheme (Asp). Che potrebbe portare altri dispiaceri alle già disastrate finanze pubbliche inglesi (che, per la cronaca e come abbiamo scritto qui, stanno patendo un vero e proprio boom del debito). Al peggio, infatti, non c’è mai fine. E il programmino metterà al riparo Royal Bank of Scotland da eventuali guai futuri. Ma - eventualmente - a pagare saranno i soliti noti. Per farla breve: lo Stato garantirà qualcosa come 280 miliardi di sterline di mutui e investimenti ad alto rischio che si trovano nei bilanci di Rbs. Che in cambio verserà nelle casse pubbliche 700 milioni di sterline all’anno (per capirci: un po’ come il premio dell’assicurazione). Unica nota positiva - e positiva, si fa per dire - Lloyds non parteciperà a questo Asset protection scheme. E - bizzarria numero uno - per non farsi “assicurare” dallo Stato, pagherà 2,5 miliardi di sterline allo Stato. Soldi - bizzarria numero due - che Loyds potrà tranquillamente prelevare dai 5,8 miliardi di sterline che si farà dare - ovviamente - dallo Stato di cui sopra. Ma qual è davvero la cattiva notizia, quindi? Che le banche mungeranno altri danari dei contribuenti? No e sì. Ma alla fine no. No, perchè sarà anche impopolare dirlo, ma va detto: aziende, contribuenti e lavoratori poverazzi di sua Maestà in passato si erano indebitati troppo (tanto che il debito privato, secondo dati citati da Repubblica, è arrivato alla stratosferica cifra del 168% del Pil). Ed ora è giusto che paghino il conto assieme alle banche. Sì, perchè - in questo modo - il peso del debito diventato pubblico e degli errori di valutazione dei banchieri, e della stagione dei bonus da favola peserà allo stesso modo sulle spalle di tutti. Anche su chi i debiti li aveva fatti (o non fatti) con giudizio. Ma comunque no. Perchè alla fine il dato che più da da pensare è un altro. E cioè: la Gran Bretagna l’anno scorso - proprio in autunno, ad ottobre - aveva staccato un maxi assegno da 37 miliardi di sterline. Ed ora - nonostante le mille rassicurazioni e anche se con qualche variante - la storia si ripete. Per cui - e qui sta il punto - è lecito chiedersi: ma sarà davvero finita qui o qualche banchiere o politico distratto - come il ministro del Tesoro inglese che si era scordato di accennare ai miliardi da iniettare nelle banche - ci riserva qualche altra sorpresa? Quella sì che sarebbe non una cattiva, ma una pessima notizia. |
| Alessandro Borio | |
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P.S. Per chi volesse saperne di più sull’ultima scialuppa di salvataggio lanciata alle banche: leggere qui, qui, qui e http://www.nytimes.co... |