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Beppe Grillo Trieste Message Board BACHECA - Discussioni varie › TRIESTE, 10 MARZO 2010: UNA GIORNATA DI ORDINARIA FOLLIA

TRIESTE, 10 MARZO 2010: UNA GIORNATA DI ORDINARIA FOLLIA

Barbara B.
user 7046628
Trieste, TS
Post #: 204
Inizierei la discussione con il magico racconto di Rumiz, dal Piccolo di oggi:

La mia notte a Trieste inseguendo la Bora


A Trieste, causa la bora, i matti sono più numerosi. Quando arriva la buriana hanno voglia di uscire. Sono uno di loro. Voglio vedere il mestolo dell'universo in mano al padrone di tutte le creature. Mi riconosco perfettamente in "un de quei mona" che tentano di raggiungere la cima dell'ex molo San Carlo fino alla rosa dei venti. Questa è la cronaca di una notte felicemente insonne. Eccone gli appunti, scritti qui di seguito così come sono venuti.

Ore 20.00 attorno all'Adriaco è tutto un raddoppiare gli ormeggi. Idem alla velica Barcola-Grignano. Le isobare su meteofax parlano chiaro: in previsione raffiche a 165 su una base stabile di 110 km orari. Paura anche di bassa marea, la bora può accentuarla e mettere in pericolo le barche nei bassi fondali. I previdenti si son dati da fare già da 24 ore.
Ore 23.20 da Giuseppe Cederna perso nella campagna del Senese. Sta scrivendo un libro. "Sono nella tormenta, avvolto da una coltre bianca e avvolto nel mio fiume di storie".

Ore 00.00 Leggo un libro di fiabe russe su Ded Maroz, il babbo gelo. Vinicio Capossela gli ha appena dedicato una storia radiofonica, pare che nel camino ci sia la sua voce che evoca il mago buono che porta i regali ai bambini, roba vera, non di plastica. Oggi Ded Maroz fa volare ombrelli, sacchi vuoti, rami secchi. Il cielo è piano di roba che sta mulinando.
Ore 01.00 sms dalla Maremma. "Siberia. Che felicità quando arriva la neve". Comincia un bollettino nivometrico da amici.

Ore 02.30 La bora pare che scoperchi il tetto. Gli amici piloti mi dicono che è saltato l'anemometro dopo una raffica a 68 nodi. Al largo, vento a 40 metri al secondo. Forza dodici.

Ore 03.00 La stufa smette di ronfare, ora ringhia, ulula. C'è Baba Jaga nella canna fumaria. Baba Jaga è la strega del mondo russo. Comanda dallo stretto di Bering fino alla Lanterna.

Ore 03.30 Piazza della Valle, quella rotonda con tre vie simmetriche, la bora la trasforma in un macinino a vento e con la forza centrifuga manda giù come birilli i vespini parcheggiati. Un disastro. Eco di sirene dei vigili del fuoco.

Ore 04.00 Largo Pestalozzi, il posto più ventoso del mondo dopo il Canale dei Morlacchi, il pezzo di mare tra Pago e il Velebit. Una raffica riempie il cassone di un'Ape, lo gonfia, lo deforma, lo solleva, lo fa volare. Giuro: c'è un'Ape che vola in largo Pestalozzi.

Ore 04.45 Nevica orizzontale. In via d'Alviano pare che sia caduto un albero. In via Locchi segnalano la caduta di intonaci sulle auto in sosta. In via Navali è caduto letteralmente un pezzo di muro, massacrando due automobili.

Ore 05.00 Riva Grumula, le auto parcheggiate sono coperte di sale. La spruzzaglia sale fino alla Lanterna, scavalca i moli. Le strutture esterne della gelateria Pinguino sono quasi volate in mare, sulle barche dietro la pescheria. La bandiera italiana e quella europea sopra la pescheria medesima sono ridotte a uno straccio, vibrano in una sola direzione come fossero di ferro. Ho pensieri neri. Che ne sanno a Roma di questi luoghi. Che ne sanno a Udine. Contavamo più nell'impero che nel Friuli-Venezia Giulia.

Ore 05.15 attorno al molo pescatori le alberature delle barche a vale sembrano affette da epilessia, sono in preda a un tremito incontrollabile. Chi non ha arrotolato bene il fiocco si ritrova con uno straccio a prua. Le barche con prua a Nordovest prendono le raffiche di lato, e sono piegate stabilmente di venti-trenta gradi.
Ore 05.20 da piazza Venezia un semaforo della viabilità delle Rive si stacca dal palo verde e vola grattando l'asfalto con orrendi cigolii fino in sacchetta. Molti semafori sono in tilt. Senza più luce. Nelle strade interne cocci di vaso, cactus e gerani caduti giù. Cadono le croste, resta la città austriaca.

Ore 05.30 fuga in un bar di Campo Marzio, tra i primi ad aprire a Trieste. Punch caldo. E' pieno di grossisti di frutta e verdura appena passati al mercato all'ingrosso. Tutti si guardano come complici e tutti hanno voglia di parlare. Scherzo con uno sconosciuto. Il freddo è democratico.

Ore 05.45 un rimorchiatore in mare. Chissà diavolo chi ha bisogno di un rimorchiatore con questo tempaccio.

Ore 06.00 messaggio da Franco, collezioniste di storie partigiane nel Piacentino. E' epigrafico. "Lupi dall'Appennino, 35 centimetri". Non c'è scritto, ma si capisce che è contento. Col maltempo, lui pensa, i fascisti non vanno in montagna, e i partigiani possono star tranquilli.
Ore 06.30 Salgo al Faro. Impressionante. Il Golfo è vuoto. Tutte le navi aspettano al largo, dietro Punta Salvore. In porto non è possibile arrivare, e nemmeno restare ormeggiati. Scomparsi i traghetti turchi. Troppo alti. Penso: le gasiere del rigassificatore sarebbero alte il doppio e con un vento così finirebbero addosso a Muggia San Rocco e Punta Sottile. Garantito. Ma nei piani della Gas Natural si parla di vento massimo a 36 nodi. Vengano a vedere, gli spagnoli cosa significa la parola "vento" dalle nostre parti.

Ore 07.00 Dall'Obelisco visione mozzafiato, la bora va in picchiata sull'acqua come un bombardamento a tappeto, disegna deflagrazioni biancastre sulla superficie grigia-azzurra arata dal vento più regolare. Su Cedas piovono bastonate tremende. Al largo, una Grande Armada di raffiche va verso Marano e Grado. A Opicina raffiche di nevischio, il vento ha accumulato piccole trincee bianche. Il monte Nanos è avvolto nella tormenta.

Ore 07.30 da via dell'Annunziata, traversale di Cavana, l'Adriatico che si intravede tra due file di case pare un fiume grigioverde impazzito. La spruzzaglia ha cancellato l'altra riva. L'orizzonte è mangiato dal mare. Da qualche parte, imbottigliandosi in qualche tubo dei lavori pubblici, il vento suona una noto bassa, forse un "re", tenebroso come un corno tibetano.

Ore 08.00 La città va al lavoro, ma in giro solo automobili, nemmeno un motorino in circolazione. Tantissimi pedoni e i soliti matti controvento sui moli a far fotografie. Fotografare i fotografi: sarebbe magnifico.
Ore 08.30 Messaggi sul telefonino da Pordenone e Verona. Neve ovunque. Mi sento un terminal della Protezione Civile. Potrei colorare la mappa del Nord Italia con le bandierine del maltempo. Notizie in tempo reale.
Ore 08.45 Esce un po' di sole a Oriente, disegna arcobaleni in mare a Occidente, dove il cielo è grigio. Fantastici mulinelli viaggiano attorno alla stazione marittima, bandiere vaganti con i colori dell'iride.

Ore 09.00 Telefonata dal Piemonte. Mio figlio ha la voce di uno che si frega le mani accanto alla stufa. "Non hai idea di come nevica". Spiega che lì hanno appena fatto la festa delle uova per propiziare la buona stagione. Non riesco a rispondere, troppe raffiche.

Ore 09.30 la città pare deserta, qualche negozio resta chiuso. Mancano perfino i soliti "imbriagoni" alla paninoteca, vuol dire che è davvero dura, quelli sono gli ultimi a mollare. La città è a mezzo servizio. Appuntamenti sospesi, conferenze rinviate. Treni difficili. Magnifico. Trieste assediata ridiventa territorio libero.

A former member
Post #: 109
Molte sono le discussioni sul profilo Facebook del Gruppo relative al SUPERPIANONEVE del Comune..

http://www.facebook.c...­

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Emanuele R.
user 4482441
Muggia, TS
Post #: 967
Per tornare a casa mercoledì sono stato oltre tre ore e mezza (14 km).
Ho tentato di prendere un bus, ma erano in sosta alle fermate. Aspettavano il disgelo.
Quindi ho preso la macchina, ma si andava a mezzo passo d'uomo.

Due sono le cause del caos neve:
1) gli autobus senza catene e gomme da neve. Inaccettabile. Va a detrimento della sicurezza dei passeggeri anche in condizioni di pioggia e freddo. Il pomeriggio ha dimostrato come un servizio pubblico deve essere servito dal pubblico;
2) uso eccessivo dell'automobile a Trieste, ma questo secondo me è subordinato al punto sopra.

In definitiva responsabile primo resta l'amministrazione, che non è stata in grado di gestire il trasporto pubblico.
Barbara B.
user 7046628
Trieste, TS
Post #: 205
Invece la colpa è di....

http://ilpiccolo.gelo...­

Incredibile!
Barbara B.
user 7046628
Trieste, TS
Post #: 206
SABATO, 13 MARZO 2010, IL PICCOLO

Pagina 15 - Trieste

«NESSUNA RESPONSABILITÀ DEI POMPIERI»

LA POLEMICA

Bufera, Lippi sconfessa il sindaco

Anche l’assessore bloccato in via Coroneo




di PIERO RAUBER


«Sono uno degli automobilisti rimasti bloccati nel traffico durante la nevicata di mercoledì». Paris Lippi fa outing. Anche lui, insomma, era tra quelli che il sindaco ha additato fra i principali responsabili del mancato funzionamento del Piano neve. L’outing, però, non è affatto un mea culpa. Al contrario. È un modo per girare attorno al bersaglio prima d’infilzarlo. E il bersaglio si chiama proprio Roberto Dipiazza, che colleziona così il secondo rimprovero da parte del suo vice dall’inizio del 2010. È fresca d’altronde la presa di distanze dell’ultimo federale di An dall’intervento del sindaco alla Risiera in occasione della Giornata della memoria, quello dello «sfregio» con cui Mussolini «mutilò» Trieste annunciando qui le leggi razziali, leggi che secondo gli ex missini non sono invece nate in questa città.
Stavolta, però, non è questione di come s’interpreta il passato, bensì il presente. Lippi infatti - oltre a chiedersi sibillino «perché non è stato deciso di chiudere le scuole preventivamente, visto che lo stratempo era previsto, così metà macchine sarebbbero sparite dalla circolazione» - difende in effetti entrambe le categorie finite nella black list del capo del Municipio. Una: i triestini che secondo Dipiazza con le loro auto private hanno intasato le strade impedendo ai dodici spargisale di AcegasAps di limitare i danni. Due: i vigili del fuoco, i quali, per dirla alla Dipiazza, «hanno fatto chiudere la sopraelevata per due mattoni che cadevano tra l’altro dal camino vicino alla loro centrale». «Sono sorpreso - incalza il vicesindaco - dalle dichiarazioni di Dipiazza. Saranno state dettate di certo dalla concitazione di quella che è stata, per tutti, una giornata infernale». Però... Però «dei vigili del fuoco non posso che dire bene, in una situazione così estrema hanno dimostrato grande capacità, io stesso ho dovuto chiamare il 115 per un intervento, senza qualificarmi come vicesindaco, e sono arrivati in tempi relativamente veloci». Eppoi «sono rimasto bloccato nel traffico in via Coroneo, poco più su in via Fabio Severo c’era una fila immobile, ma non c’era nessuno che cercasse di smuovere il traffico, se non un poliziotto che tentava d’arrangiarsi da solo». «La realtà - è l’affondo di Lippi - è che sarebbe stato meglio chiudere le scuole preventivamente, come pure ridurre gli orari delle pubbliche amministrazioni. Come si poteva pretendere che non ci fossero auto per strada, un bambino poteva forse farsela a piedi, la strada, con quel vento?».
Dai vigili del fuoco l’unica risposta viene da una lettera del coordinatore regionale Uil Adriano Bevilacqua - sostenuta ufficialmente dall’Italia dei valori - inviata a prefetto, presidente della Provincia e sindaci, in cui si richiede che «la Prefettura apra immediatamente un tavolo di confronto per approntare un piano territoriale che sia in grado di affrontare con efficacia gli eventi straordinari. Non è più possibile che in una città dove la bora è di casa gli operatori del soccorso debbano continuare a rischiare la vita per l’incapacità gestionale di chi dovrebbe garantire la sicurezza di questa città». E una severa accusa a Dipiazza, «capace solo di criticare chi lavora in condizioni di difficoltà» arriva infine da Claudio Frommel, Andrea Pellarini e Salvatore Porro. I Bandelli boys denunciano «la totale assenza, da parte dell’esecutivo, di un piano per fronteggiare la situazione di difficoltà originata dalla bufera di neve». «È dal 2003 che si discute della necessità di un Piano neve - attacca Pellarini - eppure siamo ancora al punto di partenza. Servirebbe invece un maggiore rispetto per i vigili del fuoco e per coloro che hanno operato in condizioni di estrema difficoltà». Porro insiste sulla «mancanza di prevenzione» mentre Frommel ribadisce che «noi siamo parte della maggioranza, ma vogliamo conservare il diritto di critica».
(ha collaborato
Ugo Salvini)
RIPRODUZIONE RISERVATA

Emanuele R.
user 4482441
Muggia, TS
Post #: 968
Io, da automobilista bloccato, non posso che fare un plauso ai vigili del fuoco, ai vigili urbani e ausiliari, e ai triestini al volante che hanno dimostrato grande calma e lucidità.

Andare a piedi, con le normali calzature da ufficio, con ghiaccio a terra, neve ghiacciata spinta a oltre 100 kmh in faccia era un atto da incoscenti. Ciò che serviva erano i mezzi pubblici dotati di pneumatici adeguati, e non consunti pneumatici da fine stagione estiva. Altro che piano neve. Regolare manutenzione automezzi invernale.
Barbara B.
user 7046628
Trieste, TS
Post #: 214
La nostra segnalazione sul Piccolo di oggi smile

Serve pianificare

Così l'assessore Paolo Rovis, sul suo profilo Facebook, il 9 marzo, ore 21.27: «Metto le mani avanti, a scanso di polemiche. La salatura stradale mentre soffia la bora è pressoché inutile. Quindi, in caso di neve o ghiaccio, bisognerà avere pazienza, attendere il passaggio dei mezzi spazzaneve e del personale dedicato alla pulizia dei marciapiedi». 10 marzo, ore 10.43: «Non ricordo bora di tale intensità... Abbiamo fatto le barricate nella mia azienda causa divelgimento di un portone di accesso.»
Il 12 marzo, dalle pagine del Piccolo, il sindaco Dipiazza indica quali responsabili del caos creatosi in città i triestini stessi, colpevoli di aver portato i figli a scuola e di essersi recati al lavoro, ed i vigili del fuoco, che precauzionalmente hanno chiuso la sopraelevata per la presenza di elementi pericolanti. Domenica 14, Dipiazza, a seguito della manifestazione di sabato dei vigili del fuoco, si spinge oltre, dichiarando che firmerà un’ordinanza di abbattimento e messa in sicurezza della ciminiera posta sopra il loro edificio.
Vorremmo far presente all’assessore Rovis che le emergenze non si pianificano con la pazienza (questa è una dote già ben assimilata da noi cittadini) ma con una strategia di intervento: nella fattispecie, prevedendo la chiusura di scuole ed uffici pubblici, chiedendo alla Trieste Trasporti di dotarsi eccezionalmente di catene a bordo, mobilitando la presenza di mezzi spargisale e spazzaneve già dalle prime ore del mattino, sensibilizzando i cittadini a preferire i mezzi pubblici e ad evitare spostamenti non strettamente necessari.
Al Sindaco del Fare, invece, ricordiamo che da molti anni noi cittadini attendiamo un’ordinanza per l’abbattimento di ben altre ciminiere, come più volte promesso e auspicato, in nome di quel sacrosanto principio che vede il diritto alla salute primeggiare su quello al lavoro e che, ad ogni modo, le ordinanze di abbattimento connesse a ragioni di sicurezza si emettono in virtù di effettivo pericolo per la pubblica incolumità e non a scopi «vendicativi» nei confronti di un corpo, quale quello dei Vigili del Fuoco, che opera, con estrema efficacia, in condizioni di costante emergenza.
Barbara Belluzzo

Gruppo Beppe Grillo

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