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Giulia che facciamo apriamo un tread specifico per questo argomento.

Nik
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DA WHY NOT A VIA D'AMELIO

«Altro che Grande Orecchio nei computer di Giacchino Genchi - dice un esperto in riferimento alle accuse rivolte al principale consulente informatico di De Magistris - la verita' e' che la centrale di ascolto ha oggi i suoi terminali al Ministero, nei Palazzi di Giustizia. E che Genchi tutto questo lo aveva scoperto da tempo». Il tempo che basta per capire le tante, impressionanti ricorrenze tra fatti e personaggi delle attuali inchieste calabresi ed il contesto di omissioni ed omerta' dentro cui maturarono, nel 1992, la strage di via D'Amelio e le successive, tortuose indagini. Alle quali prese parte proprio Gioacchino Genchi.
E' stato lui ad indicare senza mezzi termini l'allucinante sequenza delle “similitudini”, senza tuttavia fornire ulteriori particolari. E allora proviamo a ricostruirne qualcuno noi.


LEGGI IL RESTO

Ci sono sempre più particolari e coincidenze che fanno pensare ad uno stretto collegamento tra le stragi del 1992 e i processi revocati a De Magistris.

Tutti in via D'Amelio da dove è partito tutto il 19 luglio 1992 per iniziare a rompere gli anelli della catena che ci porta fino ai giorni nostri.

Palermo, via D'Amelio 19 luglio 2009 per contrastare mafia e politica ad essa collusa.

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MANIFESTAZIONE A PALERMO IL 19 LUGLIO 2009

Sono passati quasi diciassette anni dalla strage di via D'Amelio a Palermo in cui furono uccisi Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Walter Eddie Cosina. Nonostante la magistratura e le forze dell'ordine abbiano individuato e perseguito numerosi mandanti ed esecutori della strage, rimangono pesanti zone d'ombra sulle entità esterne all'organizzazione criminale Cosa Nostra che con questa hanno deliberato e realizzato la strage stessa.

Per il 19 luglio di quest'anno, sarà una domenica, come 17 anni fa, insieme alle redazioni di www.19luglio1992.com e di ANTIMAFIADuemila e a tanti altri amici e compagni di lotta stiamo organizzando, al posto delle solite commemorazioni, una manifestazione popolare articolata in una serie di iniziative con lo scopo di chiedere che sia fatta giustizia e di sostenere tutti i Servitori dello Stato che nel corso du questi anni hanno sempre dato il meglio di se' affinche questo diritto di tutti noi fosse tradotto in fatti.
Vogliamo così quest'anno evitare che, come più volte è successo nel passato, delle persone che spesso indegnamente occupano le nostre Istituzioni arrivino in via D'Amelio a fingere cordoglio ed assicurarsi così che Paolo sia veramente morto. Vogliamo impedire che si celebrino riti di morte per chi, come Paolo Borsellino e i suoi ragazzi, sono oggi più vivi che mai.

Se lo faranno grideremo loro di andare a mettere le loro corone funebri sulla tomba di Mangano, è quello il "loro" eroe.

QUI troverete molte informazioni sullo svolgimento della manifestazione e alcuni consigli per arrivare a Palermo. Ovviamente troverete anche il resto dell' articolo scritto da Salvatore.



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bologna é con voi. stiamo organizzando il volo per una decina di pax e vedremo con i ragazzi in loco per la sistemazione. a presto.
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smilewink
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CASTELLO UTVEGIO

Erano le tre di notte ai primi di marzo di quest'anno, a Palermo. Mi sono svegliato di soprassalto, mi sono alzato e sono andato a guardare, dal balconde al nono piano della casa dove dormivo, il monte che sovrasta Palermo.
Non c'era la luna, non c'erano le stelle, il cielo era nero, ma sulla cima del monte si stagliava un castello.
Emanava un lieve chiarore, come se fosse fosforescente, dotato di una luce propria, forse perché lo ho guardato a lungo tante volte illuminato dal sole, e quell'immagine si è ormai stampata nella mia memoria.
Ogni volta che vado in Via D'Amelio vado vicino all'olivo che mia madre ha fatto piantare nel punto in cui era stata piazzata la macchina piena di esplosivo, nel punto dove sono stati massacrati Paolo e i suoi ragazzi, alzo gli occhi, lo vedo e sto a lungo a guardarlo.
Chissà se Paolo prima di alzare il braccio per suonare il campanello del citofono della casa di nostra madre ha alzato gli occhi e lo ha visto per l'ultima volta, chissà se anche i suoi ragazzi prima di essere fatti a pezzi lo hanno guardato.
Di certo qualcuno da una finestra di quel castello li stava osservando e aspettava il momento migliore per azionare il detonatore.
Di certo Gioacchino Genchi arrivando in Via D'Amelio due ore sopo la strage ha distolto gli occhi dal tronco di Paolo in mezzo alle macerie del numero 19 di Via D'Amelio, ha distolto gli occhi dai pezzi di Emanuela Loi che ancora si staccavano dall'intonaco del palazzo dove abitava la mamma di Paolo e ha visto quel castello.
Quel castello, l'unico punto, come subito capì, da dove poteva essere stato azionato il comando che aveva causato quella strage.
E allora prese l'auto, fece quei pochi chilometri in salita che separano Via D'Amelio da quello sperone del Monte Pellegrino, andò davanti al cancello di quel castello e suonò un altro campanello, lo suonò a lungo ma nessuno gli aprì nonostante la dentro ci fossero tante persone come poté stabilire qualche tempo dopo elaborando, come solo lui è in grado di fare, i tabulati telefonici dove sono riportati le posizioni e le chiamate dei telefoni cellulari e dei telefoni fissi.
Incrociando quelle telefonate si riescono a stabilire delle verità che nemmeno le intercettazioni sono in grado di fare.
Si riesce a sapere che da un certo numero di ville situate sulla strada tra Villagrazia di Carini e Palermo una serie di telefonate partì per segnalare che Paolo stava arrivando al suo appuntamento con la morte.
Si riesce a stabilire che nei 140 secondi intorno alle ore sedici cinquantotto minuti e venti secondi dell'esplosione che causò la strage, delle telefonate partirono e arrivarono da una barca ormeggiata nel golfo di Palermo per segnalare che Paolo era arrivato al suo ultimo appuntamento e che l'esplosione era stata perfettamente sincronizzata con il suo arrivo.
Su quella barca c'era Bruno Contrada ed altri componenti dei servizi segreti civili, dentro quel castello, insieme a persone che Genchi, con le sue tecniche è in grado di individuare e avrebbe già individuato se non lo avessero subito fermato, c'era Musco, una lugubre figura appartenente e animatore di logge massoniche deviate che dovrebbe essere inquisito per tanti elementi che invece oggi si trovano solo come spunto nelle sentenze di archiviazione di processi che non hanno potuto svolgersi.
Che forse non si svolgeranno mai, protetti come sono da un segreto di Stato non dichiarato ma non per questo meno forte perché retto dai ricatti incrociati basati sul contenuto di una Agenda Rossa..
Perché invece di portare avanti quei processi si emanano sentenze assurde e vergognose come come quella che ha mandato assolto il Cap. Arcangioli, l'uomo fotografato e ripreso subito dopo l'esplosione in Via D'Amelio, con in mano la borsa di cuoio di Paolo che sicuramente conteneva l'agenda rossa.
Perché invece si svolgere altri processi che vanno a toccare i fili scoperti delle consorterie di magistrati, uomini di governo, massoni e servizi deviati, si massacrano altri giudici, non più con il tritolo, ma con metodi nuovi che non fanno rumore, non fanno indignare l'opinione pubblica, come le bombe che in Palestina amputano gli arti di civili palestinesi senza che venga versato del sangue.
Massacri, vere e proprie esecuzioni davanti a plotoni di esecuzione composti da altri magistrati, come la decimazione della Procura di Salerno, che vengono presentate da una stampa ormai asservita e pavida di fronte al sistema di potere con un'ottica completamente distorta e fuorviante.
Perché il pericolo rappresentato da Genchi e dalle sue consulenze in un eventuale processo agli esecutori occulti di questa strage, anche se forse non si svolgerà mai, viene eliminato preventivamentre eliminando la possibilità di un utilizzo delle sue raffinate tecniche di indagine in grado di inchiodare i responsabili materiali di quella strage.
Almeno fino a quando, e non è impossibile che accada, qualcuno non deciderà che sia necessaria la sua eliminazione anche fisica sfidando le reazioni che questa potrebbe provocare nell'opinione pubblica.
Alla stessa maniera in cui fu sfidata questa reazione quando fu necessario eliminare in fretta Paolo per potere rimuovere del tutto l'unico ostacolo che si frapponeva al portare avanti una ignobile trattativa tra mafia e Stato, portata avanti, in prima persona, dai più alti gradi del ROS. Quella trattativa della quale oggi, punto per punto e in mezzo all'indiferenza e all'assuefazione dell'opinione pubblica, vengono realizzati quei punti contenuti nel 'papello' e che sanciscono la definitiva sconfitta dello Stato di diritto.
Vogliamo anche noi dichiararci sconfitti, vogliamo anche noi chinare il capo e dichiararci servi, vogliamo anche noi rinunciare alla nostra libertà?
Il 19 luglio non è lontano. Prepariamoci.
Quest'anno da quella via in cui tutto è cominciato alle 5 del pomeriggio di 17 anni fa, dovrà nascere e non dovrà più fermarsi la nostra RESISTENZA.
Non dovrà più fermarsi fino a quando non sarà fatta Giustizia, fino a quando quei criminali che, anche dentro le istituzioni, stanno oggi godendo i frutti di quella strage non saranno spazzati via per sempre


SALVATORE BORSELLINO
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Post #: 25
Due notizie, una buona e una gravissima.

Quella buona sono le dimissioni di Italo Materia dalla magistratura a seguito delle polemiche su sue frequentazioni non esattamente convenienti. Si è dimesso anche grazie all'azione preventiva del Meetup di Bologna.

http://www.bolognacin...­

Quella gravissima riguarda la vicenda Genchi e il sequesto del suo archivio decretato dalla Procura di Roma.
Dopo la sentenza del Tribunale del Riesame che ha annullato il sequestro e ordinato la restituzione dell'archivio a Genchi, ora succede questo:

http://www.antimafiad...­

Am per ed sugner...e invece è tutto vero.

Aurelia G.
user 8349516
Bologna, BO
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Sonia Alfano: Le dimissioni di Materia? Io non c'entro

Non si sente causa dell'abbandono della Magistratura di Italo Materia Sonia Alfano. "La sua onorabilità se l'è distrutta da solo" ha detto, contattata da viaEmilianet, la presidente dell'Associazione Nazionale dei Familiari delle Vittime della mafia

Sonia Alfano Perché l'hai fatto? Intendo provocare le dimissioni di un Procuratore della Repubblica...
Forse che in un paese raccontare fatti significa provocare delle dimissioni? Non credo sia così. Ho fatto solo informazione, l'attività che svolgo da anni nei confronti della mafia. E non vedo perché non avrei dovuto farlo nei confronti di quei magistrati che non hanno operato con estrema trasparenza. Mi sono limitata a chiedere a Materia dei chiarimenti, ma lui non ha risposto. O meglio, mi ha risposto offendendomi. Quando, poi, sono tornata a Reggio per leggere degli atti processuali, Materia si è nascosto. E adesso se ne esce con questa lettera. Ma se lui avesse avuto le carte a posto non credo che si sarebbe dimesso. Sarebbe andato fino in fondo, mi avrebbe querelato, avrebbe chiesto al Csm di fare luce.

Prova soddisfazione nel vedere andarsene Italo Materia?
No. Non mi interessa per niente il suo atto. Sono da otto giorni in Abruzzo, sto vedendo le brutture e le storture della burocrazia e della natura messe insieme. Cosa vuole che me ne importi? Del banchetto di Bologna, poi, non ne so nulla. Non ero in contatto con gli amici di Beppe Grillo quando hanno organizzato il banchetto, ero già in Abruzzo.

Erano cercate queste dimissioni da lei e dalle liste civiche di Grillo di Reggio e Bologna?
No. Vorrei ci fosse chiarezza. Le dimissioni equivalgono a scappare. La sua onorabilità, Materia, se l'è distrutta da solo. E' inutile che dia la colpa a me. E' lui a scappare davanti alle sue responsabilità.

Ma era proprio il peggiore Procuratore in circolazione?
Non è il peggiore, per carità. Ma non devo essere io a giudicare in questo senso. Per quanto mi riguarda, mi sono insospettita per alcune vicende che toccavano Reggio Emilia. Infiltrazioni palesi che nessuno aveva sbattuto in faccia ai reggiani una volta per tutte. Da lì mi sono chiesta: "Scusate, ma la Procura cosa fa?". E mi è stato risposto che si occupava dei furti, di normale amministrazione. Ma di fronte a un'infiltrazione palese e dilagante come quella che c'è in Emilia, non sono riuscita a capire come la Procura potesse sottovalutare questo aspetto. L'unica cosa che mi sono chiesta è stata questa. Poi quando mi è stato detto che il procuratore era Materia, allora ho risposto che lo conoscevo. Per i motivi che poi ho spiegato.

di Andrea Bassi
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Post #: 198
Ho avuto il grande piacere ed onore di conoscere Pino Maniaci, davvero una persona straordinaria a lui tutto il mio appoggio per le ultime e scellerati atti

Pino Maniaci pedinato da un uomo armato leggi la'rticolo su antimafia2000 qui
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MAFIA: BRUSCA IN AULA, TRATTATIVA CON UOMO ISTITUZIONI/ANSA (di Lirio Abbate) ROMA, 21 MAG

– L'ex boss mafioso, Giovanni Brusca, rivela nell’aula bunker di Rebibbia il coinvolgimento di un uomo delle istituzioni nella trattativa con Riina dopo la strage di Capaci. E lo fa mentre a Palermo lo Stato e le associazioni antimafia preparano le cerimonie per ricordare, il 23 maggio, l’uccisione di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti di scorta.

La coincidenza temporale arriva con la deposizione del collaboratore di giustizia – che è anche lo stragista che ha premuto il pulsante del detonatore che ha fatto esplodere l’autostrada a Capaci – nel processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento alla mafia, per un mancato blitz, nell’autunno del 1995, nel palermitano, che avrebbe potuto portare all’arresto di Bernardo Provenzano. «Riina – dice Brusca – mi disse il nome dell’uomo delle istituzioni con il quale venne avviata, attraverso uomini delle forze dell’ordine, la trattativa con Cosa nostra». Brusca racconta che tra la strage di Falcone e quella di Borsellino “persone dello Stato o delle istituzioni» si erano «fatti sotto» con Riina, il quale aveva loro consegnato un «papello» di richieste per mettere fine agli attentati. Per la prima volta in un pubblico dibattimento, Brusca afferma di aver saputo da Riina il nome della persona a cui era rivolta la trattativa.
Ma, quando il pm Nino Di Matteo gli chiede di farlo davanti ai giudici quel nome, Brusca si ferma – come mai aveva fatto – e dice: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere, perchè su questa vicenda vi sono indagini in corso e non posso rivelare nulla».
Il riferimento è all’inchiesta che viene condotta dalla procura di Caltanissetta, guidata da Sergio Lari, che da mesi ha avviato nuove indagini sulle stragi del '92.


Per il pentito «non so se vi è stata un’accelerazione per la strage di Borsellino, posso però dire che quell'attentato mi ha sorpreso come fatto esecutivo». Rispondendo alle domande dei pm Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, Brusca sostiene di non essere stato sorpreso per l'uccisione di Paolo Borsellino, ma per il modo con il quale è avvenuto. E tornando a parlare dei contatti con la politica, il collaboratore ricorda che dopo l’omicidio di Salvo Lima, nel 1992, molti politici si offrirono al servizio di Cosa nostra, tanto che qualcuno propose al capomafia «un contatto con la Lega di Bossi. Ma non so cosa ne fece».
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