Silvia Patini (.
sis74
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Qualcuno mette sul calendar le prossime interessantissime serate come evento esterno? biggrin
Silvia Patini (.
sis74
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Voglio tornare a Palermooooo.... biggrin


PATTYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYYY riorganizziamo? biggrinbiggrinbiggrin
Federica S.
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Rete N N
Oggetto: Conferenza 13 maggio ore 21,00 “Per un'antimafia delle Istituzioni”

Cari Amici,
volevo ricordare a tutti voi che questa sera alle ore 21,00 si terrà l'incontro dal titolo:

“Per un'antimafia delle Istituzioni”

relatore della serata sarà Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela e attuale eurodeputato, che ci racconterà la sua storia di amministratore e politico, da anni nel mirino della mafia per il suo impegno in favore della giustizia e della legalità.

l'appuntamento è presso il Baraccano, Via Santo Stefano 119.

Cordiali saluti

Rete NoName - Antimafia in Movimento
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La mafia ringrazia
di Paolo Biondani
Le norme del governo contro le intercettazioni finiranno per bloccare le indagini e favorire i criminali. Parla il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli

Cosa significa in una moderna società civile la parola democrazia? «La democrazia si nutre di controlli, che devono essere effettivi, non di facciata. C'è un controllo sociale che si esercita attraverso un'informazione incisiva rispetto al potere perché libera e pluralista. E c'è un controllo di legalità, affidato a una magistratura libera ed efficace perché indipendente. Sono questi principi fondamentali ad essere messi in pericolo dal progetto di legge contro le intercettazioni. Libertà di pensiero e diritto dei cittadini all'informazione, possibilità dei magistrati di indagare su tutti i reati e controllo effettivo del potere: sono le basi che, insieme, sostengono uno Stato di diritto. Chi ha il potere deve accettare controlli, altrimenti la democrazia degenera in tirannide della maggioranza».

Giancarlo Caselli, magistrato simbolo della lotta al terrorismo e alla mafia, oggi procuratore capo di Torino, è molto preoccupato per gli effetti del piano di riforma fortemente voluto dal governo per limitare o vietare le intercettazioni e mettere il bavaglio alla cronaca giudiziaria.
http://espresso.repub...­
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Fra topi, muffa ed escrementi le carti di Capaci e via D'Amelio
Gli investigatori sperano di risalire a chi ha depistato le indagini fino dal 1989


CALTANISSETTA - Le carte delle stragi siciliane le hanno recuperate un mese fa, appena dopo Pasqua. Erano ammassate in uno stanzone, forse per qualcuno destinate all´oblio perenne. Decine di migliaia di fascicoli, verbali di interrogatorio e di perquisizione, tabulati telefonici, trascrizioni, informative su pedinamenti. Alcuni faldoni erano ammuffiti, altri coperti da escrementi, altri ancora vicini alla decomposizione. Era finita lì l´inchiesta del «Gruppo Falcone-Borsellino» sull´uccisione dei due magistrati.

Ed è ricominciata da lì, da quella memoria storico-giudiziaria lasciata marcire per diciotto anni in un deposito della polizia di Stato a Bagheria, la nuova indagine dei procuratori di Caltanissetta sui massacri del 1992. Sulle bombe e sui depistaggi, sui boss mafiosi e sui mandanti che quelle stragi avrebbero pianificato. Le carte - quintali - sono tutti gli atti che non sono mai confluiti nei processi e che, oggi, i magistrati vogliono spulciare una per una per scoprire il patto che ci fu fra Cosa Nostra e pezzi dello Stato. I fascicoli sono stati prelevati e ripuliti, ricomposti e trasferiti alla Questura di Palermo «a disposizione dell´autorità giudiziaria competente». In quella montagna di documenti fradici («Ce n´erano moltissimi divorati dall´umidità e dai parassiti, ancora qualche mese e li avremmo sicuramente ritirati non più integri», assicura chi li ha visti) si possono rintracciare i fili della strategia della tensione che ha portato alla morte di Falcone e Borsellino. Lì dentro gli investigatori sperano di scorgere le impronte di chi ha deviato le indagini, fin dall´attentato sugli scogli dell´Addaura del giugno del 1989.

È una missione quasi impossibile. Per il tempo passato. Per le forze investigative in campo. Per quello che è stato trovato in quel deposito a Bagheria. Un disordine totale dei fascicoli, un caos fortuito o provocato, comunque una vergogna per come è stata conservata in tutti questi anni la prima inchiesta su Capaci e su via D´Amelio: quella del «Gruppo Falcone-Borsellino», istituito con decreto della Presidenza del Consiglio nell´estate del 1992.

Basta fare solo un esempio per spiegare cosa hanno «rinvenuto» i procuratori di Caltanissetta sulle tre vicende giudiziarie - attentato dell´Addaura, strage Falcone e strage Borsellino - intorno alle quali un anno fa hanno riaperto le indagini. L´esempio riguarda gli identikit, sei, tracciati dai poliziotti della squadra mobile di Palermo nei giorni successivi al 23 maggio del 1992 degli uomini che erano stati notati da una decina di testimoni «nei pressi del luogo dell´attentato». I magistrati li hanno cercati nel fascicolo dove dovevano stare e lì non c´erano. Li hanno ritrovati alla biblioteca nazionale di Roma su una copia di Repubblica del 13 giugno 1992 (è stato l´unico quotidiano a tiratura nazionale, insieme al Giornale di Sicilia, a diffondere i volti dei sei presunti killer), poi hanno individuato gli identikit - tutti?, mentre scriviamo non abbiamo questa certezza - in altre schede dove invece gli identikit non dovevano stare. Ma, come spiegano alcuni inquirenti, «oltre a quegli identikit lo stato dei fascicoli presenta numerose altre anomalie».

A indagare diciotto anni dopo sui mandanti non mafiosi delle stragi c´è solo un funzionario della Dia, un poliziotto che fa da collegamento fra una sua squadretta di investigatori e la procura di Caltanissetta. Uno solo per scoprire i misteri dell´Addaura, per scoprire tutte le trame della trattativa fra i boss e gli 007, per riscontrare le migliaia di rivelazioni di Massimo Ciancimino, per decifrare le ultime manovre di alcune fazioni dei servizi segreti, per individuare gli autori di alcune minacce arrivate ai magistrati. Sembra uno scherzo ma è così: un poliziotto per tutto, un poliziotto solo per riscrivere un pezzo di storia (e non solo giudiziaria) italiana.

Dietro di lui una procura sguarnita: quasi un terzo di organico scoperto - 11 sostituti su 16 - la frontiera della criminalità di Gela che assorbe almeno metà delle indagini, magistrati dirottati nel distretto - ai Tribunali di Nicosia e di Enna - e il resto delle forze - il procuratore capo Sergio Lari e i suoi aggiunti Nicolò Marino, Domenico Gozzo, Amedeo Bertone - a fare ogni mattina udienze e il pomeriggio indagini su Capaci. Il part time giudiziario sulle stragi di mafia.
http://www.repubblica...­
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
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Lotta alle mafie: la presidente della Provincia di Reggio aggredisce gli attivisti del Movimento 5 Stelle:

REGGIO EMILIA - La manifestazione contro la 'ndrangheta cui ha aderito anche il Movimento 5 Stelle si è trasformata nell'ennesimo show della Presidente della Provincia Sonia Masini. A fronte di un innocuo cartello, la Presidente si è scagliata contro i nostri simpatizzanti inveendo e urlandone di tutti i colori, compresi gravi insulti. Chi se la sarebbe mai aspettata un'aggressione da parte della Presidente Masini al presidio anti mafia di Reggio 5 Stelle? Presidio pacifico senza contestazione e con manifesti antimafia.
"A Reggio non c'è la mafia, vero Sonia ?......." è un cartello di cui Reggio 5 Stelle Beppe Grillo rivendica la paternità: le querele le minacciamo noi, cara Masini!! E rimontiamo il video di un anno fa, a scanso di equivoci quando la presidente Sonia Masini polemizzò con il procuratore antimafia Nicola Gratteri che denunciava il rischio omertà nel reggiano ed in Emilia e come tutta risposta si beccò in faccia la stroncatura del criminologo internazionale Antonio Nicaso. Alle ore 14.30, il corteo dei simpatizzanti della Lista Civica Reggio 5 Stelle si muove da Piazza Casotti a Piazza Prampolini. Tanti fischietti per far sentire alla città che Reggio reagisce ai tremendi atti di intimidazione messi in piedi dalla 'ndrangheta.
Giunti di fronte al Municipio, parla Delrio e ascoltiamo in silenzio, parla la Masini e ascoltiamo in silenzio, parla Enrico Bini presidente della Camera di Commercio e scrosciano gli applausi.
Due gli striscioni: uno di 6 metri con la scritta "Fuori le Mafie da Reggio", uno di 50 centimetri con scritto "A Reggio non c'è la mafia? vero Sonia.......".
Il primo rivendica un impegno in cui tutti gli aderenti alla manifestazione di oggi di riconoscono : dire no a 'ndrangheta e simili. Il secondo un evidente sfottò per l'atteggiamento tenuto nella scorsa campagna elettorale dalla presidente Masini, ben riassunto nel video che avete visto.
Peraltro anche pubblicamente abbiamo seguito ed approvato il percorso intrapreso dall'Amministrazione Provinciale per il varo dell'Osservatorio Antimafia, proposto almeno 2 anni e mezzo fa e poi recepito dall'Amministrazione Provinciale.
Ciò dimostra che la presunta ostilità della nostra Lista 5 Stelle nei confronti della Masini è una falsità. Solo ricordare che contro le mafie non si può perdere tempo a fare filosofie, bisogna agire, senza sottovalutare il problema.
A QUEL PUNTO L'AGGRESSIONE DELLA PRESIDENTE MASINI AL NOSTRO PRESIDIO.
La Presidente si è avvicinata con fare bellicoso ed ha cominciato ad apostrofare un nostro simpatizzante, quello con il cartello di "Sonia", dandogli dell'ignorante ed accusandolo di ogni sorta di nefandezze. Dopo una serie prolungata di insulti la Presidente ha preso il cartello e l'ha strappato, sancendo un'aggressione di cui dovrà rendere conto, essendo stato tutto video registrato- Questo il polso di una rappresentante delle istituzioni così altolocata.
ANCOR PIU', RIVOLGENDOSI AL CARTELLO "Fuori le Mafie da Reggio", la Presidente ha dichiarato : "voi con questi manifesti favorite la 'ndrangheta".
Su questo annunciamo immediata verifica coi nostri legali, perchè riteniamo estremamente offensive le parole della Presidente. Ci si è avvicinato un cittadino e ci ha chiesto: questi sono i democratici? Cara Masini, calmati! Le querele le minacciamo noi ed il ricavato andrà ad associazioni come Libera ed altre che lottano contro le mafie!!
Galaxer
user 4967626
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Grande manifestazione a Genova , organizzata per il 30 Maggio dalla Casa della legalità, contro la mafia e i politici collusi.

Ecco il link http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=8622&Itemid=1­
Giorgio M.
user 5682011
Bologna, BO
Post #: 174
http://www.repubblica...­

DA NON CREDERCI LA SOTTOSEGRETARIA SANTANCHè AFFERMA CHE è UN ABUSO INTERCETTARE UN MAFIOSO CHE PARLA CON UN FAMILIARE PERCHè SE NE VIOLA LA PRIVACY (EVIDENTE IL BOTOX LE HA ATROFIZZATO IL CERVELLO e non riesce a comprendere l'abronormità giuridica e politica che afferma) ........ A PROPOSITO MA LA MAFIA NON è CONSIDERATA LA FAMIGLIA????
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Post #: 465
'La politica aiuta la mafia'
di Umberto Lucentini
"Dai palazzi del potere arrivano continui attacchi, tagli ai nostri mezzi e leggi che ci impediscono di indagare. Vogliono normalizzare e isolare la magistratura. Mentre le più alte istituzioni tacciono". La durissima accusa di Antonino Di Matteo, 49 anni, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia a Palermo


"I provvedimenti e i comportamenti dei magistrati possono essere legittimamente criticati. Ma non possiamo però più tollerare l'offensiva sistematica e violenta nei nostri confronti. Molti degli esponenti politici che ogni 23 maggio e 19 luglio tentano di appropriarsi della memoria dei nostri morti, per i restanti giorni dell'anno spendono le loro migliori energie per isolare e denigrare quei magistrati che si ostinano a credere che la legge è veramente uguale per tutti. Le stesse ragioni per le quali in vita venivano isolati e denigrati Falcone e Borsellino". Diciotto anni dopo la strage di Capaci del 23 maggio del 1992 la magistratura è sempre sotto attacco. E Antonino Di Matteo, 49 anni, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, è una delle toghe in trincea che da un lato vede commemorare Giovanni Falcone o Paolo Borsellino e dall'altro sente che i magistrati sono tacciati di essere eversivi e politicamente orientati.

L'Anm di Palermo ha parlato di recente di "silenzi" da parte di esponenti delle istituzioni dopo gli ennesimi attacchi subiti dal premier Silvio Berlusconi...
"A fronte di attacchi spesso violenti e volgari ci saremmo aspettati una presa di distanza più chiara e decisa dalle altre istituzioni. Penso ad esempio al presidente della Repubblica nella qualità di presidente del Consiglio Superiore della Magistratura o allo stesso ministro della Giustizia. Non mi sembra che ciò sia avvenuto".

A Palermo, però, la società civile sembra risvegliarsi: vi sentite soli come lo furono Falcone e Borsellino nel '92?
"Non credo che nonostante qualche isolato fermento la società civile sia oggi attenta e vigile come, sull'onda dell'emozione e della rabbia, dimostrò di essere nell'immediato post-stragi. Ciò contribuisce ad alimentare un a pericolosa sensazione di isolamento ed una strisciante tendenza alla rassegnazione di fronte al tentativo, a mio parere evidente , di "normalizzare" l'azione della magistratura".

A Palermo ci sono delicate indagini in corso su collusioni tra servitori infedeli dello Stato e mafiosi: cosa si è scoperto finora? Ci sono processi che confermano patti o accordi tra boss e entità esterne?
"Non posso parlare nello specifico di indagini in corso se non per dire che si tratta di investigazioni per le quali impegneremo al massimo le nostre energie e le nostre assolutamente inadeguate risorse. Non si può pensare di voler sconfiggere la mafia senza recidere i rapporti che ha avuto e ha con settori importanti della politica e delle istituzioni. Lo Stato deve avere la forza, quando ne sussistono i presupposti, anche di processare sé stesso. Solo così potrà liberarsi definitivamente del potere di ricatto che, nelle mani di Cosa Nostra, costituisce la più micidiale della armi".

Il figlio di Vito Ciancimino, Massimo, sta raccontando alle procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze i suoi segreti sui contatti che il padre - potente sindaco Dc condannato per mafia - aveva con politici e istituzioni. Esponenti del centrodestra, come Maurizio Gasparri, sostengono che la magistratura di Palermo ha già definito "non credibile" Ciancimino. E' così?
"Molti, troppi, parlano senza conoscere nulla degli atti processuali. Al momento solo un tribunale, quello che ha processato l'onorevole Giovanni Mercadante, ha motivato con una sentenza le sue considerazioni sul teste Ciancimino che aveva ascoltato in pubblica udienza. Quella sentenza definisce Ciancimino "prezioso testimone diretto dei rapporti tra il padre Vito, Bernardo Provenzano, e esponenti del mondo politico e istituzionale". E ritiene "credibili e riscontrate le sue dichiarazioni in aula" in quel processo. L'onorevole Gasparri liquida troppo frettolosamente un argomento serio e delicato, e lo fa sulla base dell'ordinanza di una corte - quella che processa il senatore Marcello Dell'Utri - che non ha nemmeno ascoltato Ciancimino e non può valutare nel merito una prova che non ha ritenuto di assumere nel processo. Il motivo? La testimonianza non era ritenuta così assolutamente necessaria da interrompere la discussione finale in corso". (segue)
http://espresso.repub...­
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