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Due domande ai barcellonesi
Qualche giorno fa Carlo Lucarelli, sempre sensibile alle tematiche antimafia, poneva su “L’Unità” due domande al sindaco di Catania riguardo al pressapochismo e alla negligenza con cui era stata organizzata la commemorazione di Pippo Fava, direttore de “I Siciliani” ammazzato dalla mafia, anche se qualcuno vi dirà che è stato per debiti di gioco. Voi credete ai secondi, mi raccomando, e non leggete quel giornale! Oggi io invece, che non posso scrivere su “L’Unità”, da qui faccio due domande alle istituzioni di Barcellona Pozzo di Gotto. Le pongo al sindaco, al prefetto di Messina, alla Stazione dei Carabinieri, al Tribunale. Mi rivolgo a loro chiedendo perché nessuno abbia bloccato quel massoncello da circolo che ha insultato Beppe Alfano proprio quando la Sicilia tutta si stringeva attorno alla sua famiglia per ricordarlo nel giorno della sua morte. Perché nessuno degli agenti presenti in sala, quelli in divisa e quelli in borghese della Digos, pagati per garantire l’ordine pubblico e per difendere le vittime, non i carnefici, se lo ricordino, abbia afferrato questo elemento indefinito di origine sgarbiana e non lo abbia sbattuto prima fuori dalla sala, e poi in una cella per una bella nottata a rispondere di calunnia e diffamazione. Così, per togliersi un sfizio verso colui che stava infangando pesantemente un uomo che tanto li aveva aiutati durante le loro indagini sui latitanti svernanti a Barcellona. Ora non serve più Beppe Alfano, vero? Che ve ne fate di un cadavere sfigurato? O adesso è più importante non pestare i piedi agli amici di Corda Frates? Vi chiedo delle spiegazioni, se le avete, e se non le avete prendo per buono un imbarazzato silenzio che nulla toglie alle vostre responsabilità gravissime e di gran lunga più pesanti di quelle di un disturbatore su commissione. Ad una ragazza che l’8 gennaio piangeva la morte del padre avete fatto piangere anche quest’oltraggio. Lei no, ma io ve lo auguro con tutto il cuore di subire l’1% di quello che Sonia e la sua famiglia stanno subendo. Con tutto il cuore. Ecco cosa scrive Sonia, che ho sentito demotivata, umiliata, fiaccata da questo agguato mafioso e codardo. Sarebbe stato bello che anche gli altri relatori avessero preso parola e condannato senza appello quelle indegne parole di una tirapiedi qualunque. Sarebbero state parole diverse, obiettive, e non quelle di una figlia che deve difendere suo padre e che può essere fraternamente compatita, tanto è gratis.

"A sedici anni di distanza dalla morte di mio padre, a Barcellona Pozzo di Gotto, siamo stati spettatori dell'ennesima beffa perpretata alla sua memoria. Durante la commemorazione, affolata, oltre che da tanti cittadini per bene, anche dai soliti "amici" di boss e magistrati corrotti presenti per poter riportare le notizie ai loro padroni, un volgare personaggio ha apostrofato mio padre con epiteti poco garbati. Tutto questo accadeva sotto gli occhi indifferenti di forze dell'ordine”.

Dal blog di Benny Calasanzio
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Grazie Nick....fatto copia incolla

La questione morale ieri e oggi
Nel sito 19luglio 1992 è riportata una intervista di Enrico Berlinguer datata 1981, a seguire una intervista di Giuseppe Lumia che parla delle stesso argomento.
Bruttissimo vedere come da allora non sia più cambiato nulla anzi sia peggiorato perche mentre Berlinguer si preoccupava del possesso di un giornale ora TUTTE LE TV , per un motivo o un'altro, SONO NELLE STESSE MANI!!......ve la riporto: spero faccia scattare in voi la voglia di cambiare qualcosa!!!!

ENRICO BERLINGUER e GIUSEPPE LUMIA sulla QUESTIONE MORALE

Nei giorni scorsi L’ISOLA e L’ALCAMESE, quindicinali della provincia di Trapani, hanno pubblicato, con una nota di commento del direttore GIANFRANCO CRISCENTI dal titolo SEMBRA OGGI, una parte della famosa intervista del luglio 1981 sulla questione morale rilasciata da ENRICO BERLINGUER a Eugenio Scalfari per “La Repubblica”.
Nella stessa pagina una interessante intervista di MASSIMO ASTA al senatore GIUSEPPE LUMIA, membro – e già presidente - della Commissione parlamentare antimafia, dal titolo PD E IL PROBLEMA DELLA QUESTIONE MORALE. “Non condivido – dichiara tra l’altro Lumia - l’approccio di Violante che è quello delle oscillazioni della politica legate alle opportunità contingenti e non ad un rapporto reale con la società”.

Sembra oggi
Enrico Berlinguer intervistato da Eugenio Scalfari su La Repubblica, 28 luglio 1981: “I partiti non fanno più politica! La si faceva nel '45 , nel '48 e sin verso la fine degli anni Sessanta. Grandi dibattiti, scontri di idee ma illuminate da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune. Che passione c'era allora, quanto entusiasmo, quante rabbie sacrosante! Soprattutto c'era lo sforzo di capire la realtà del Paese e di interpretarla. Oggi non è più così, i partiti hanno degenerato... i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente: idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passioni civile, zero. Gestiscono interessi i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli senza perseguire il bene comune... I partiti hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai-tv, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il Corriere della Sera cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa faccia una così brutta fine... Il risultato è drammatico. Tutte le 'operazioni' che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito e della corrente o del clan cui si deve la carica... La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia di oggi, secondo noi comunisti, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati... Bisogna agire affinché la giusta rabbia dei cittadini verso tali degenerazioni non diventi un'avversione verso il movimento democratico dei partiti.
continua

Maggiori informazioni su Berlinguer, video e link qui
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Sonia ringrazia il meetup di Bologna...ed una persona in particolare ....da-beppe-alfano-ad-adolfo-parmaliana-le-istituzioni-deviate-e-barcellona­

Ciao ragazzi
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martedì 13 gennaio 2009
Un patto Cosa Nostra – ‘Ndrangheta?
Oggi riporto qui in prima pagina il pezzo che mi ha colpito di più di un articolo trovato nella rassegna stampa di 19 luglio 1992, blog di Salvatore Borsellino (grande Vanna Lora che ogni giorno lavora per noi!!). L'articolo è molto tecnico, si riportano nomi di famiglie ed intrecci....cmq molto interessante e chi è interessato lo può trovare a questo link.
Io riporto solo la parte più preoccupante, la domanda che si pone la giornalista : un patto Cosa Nostra – ‘Ndrangheta?
Io solo una cosa posso aggiungere...niente unisce di più degli interessi economici e di potere.
Tanto poi i patti sono fatti per essere rotti a seconda della convenienza...
In basso il libro "La Società sparente".

Un patto Cosa Nostra – ‘Ndrangheta?
Nei primi mesi del 2008, all’interno della Casa circondariale di Tolmezzo, dove è rinchiuso, il boss Giuseppe Piromalli sfrutta l’ora di socialità per riunirsi e discutere di affari e strategie con altri boss detenuti come lui con i rigori del carcere duro. Tra questi, capi siciliani di Cosa Nostra della portata di Antonino Cinà con i quali si confronta, scrivono i magistrati nel decreto di fermo, in merito allo “speciale regime detentivo di cui all’art. 41bis contro la cui applicazione le organizzazioni mafiose calabrese e siciliana cercano di fare fronte comune attraverso l’elaborazione di una strategia unitaria”. L’episodio, che si riallaccia alle parole pronunciate dall’Arcidiaco, sembrerebbe rivelare l’esistenza di un patto tra Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta. E in questa chiave potrebbero essere letti i contatti privilegiati dei Piromalli con i Santapaola di Catania e soprattutto il recente incontro tra Gioacchino Piromalli, cugino dell’attuale indagato Antonio, e soggetti appartenenti al mandamento di Brancaccio.
Rapporti ancora tutti da vagliare ai quali nello scorso mese di aprile alcuni organi di stampa, a seguito di pericolose indiscrezioni, avevano dato ampio risalto suscitando le ire del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso (vedi articolo “Offensiva Reggio” in ANTIMAFIADuemila n. 58) e le conseguenti reazioni dei boss. Tutto il gruppo dei siciliani, in particolare, ricordano i giudici, “chiedeva di parlare con l’Autorità Giudiziaria di Palermo per chiarire a loro modo il contenuto delle dichiarazioni captate” all’interno del carcere di Tolmezzo. Mentre Giuseppe Piromalli, durante il primo colloquio con i familiari seguito agli accadimenti, si dilungava in precisazioni di comodo sull’argomento e dimostrava la piena consapevolezza che quel discorso era registrato dagli inquirenti.
“...che lo sappia la Distrettuale ... di Reggio Calabria che lo sappia il Ministero ... perché a me il 41 ... mi sta bene”, sono le parole del boss, che ai familiari spiegava: “quando vogliono distruggere qualcuno ... lo Stato ... i Servizi ... sanno come fare...”. Poi, rivolto al figlio, riprendeva ad impartire direttive con quelle mezze parole e quel linguaggio criptico che caratterizzava la maggior parte dei colloqui tra i due uomini d’onore e che dimostra, ancora una volta, come quel regime carcerario non impedisca in realtà ai boss di comunicare tra loro. Sia all’interno del carcere, come i fatti dimostrano, che verso l’esterno. Né di “spezzare definitivamente il potere di controllo dei capi famiglia sugli interessi della ‘ndrina”. Tanto che, lo specifica ancora il documento, “è Giuseppe Piromalli il vero capo della cosca”, sì che il figlio Antonio “per ottenere risposte positive alle sue richieste” deve presentarsi a suo nome.
Ed è proprio l’Antonio a soffrire particolarmente “la difficoltà di mantenere rapporti stabili ed utili” con il padre “a causa della pesantezza del regime carcerario cui era sottoposto”. E soprattutto in quel periodo storico in cui in Gioia Tauro, turbati gli equilibri interni, si avvicendavano attentati e danneggiamenti ad esercizi pubblici, sintomatici dell’approssimarsi di quella crisi che la cosca non si poteva consentire.
E’ in questo precario contesto mafioso che si intensificano i rapporti tra Antonio Piromalli, Gioacchino Arcidiaco e Aldo Miccichè, intorno ai quali ruotano tutta una serie di contatti con personaggi istituzionali o paraistituzionali avvicinati, in primo luogo, per risolvere proprio la posizione di Giuseppe Piromalli.
Perno di quei contatti, lo stesso Miccichè, che ai suoi due “pupilli”, dal lontano Venezuela, mette a disposizione notevoli agganci e preziosi consigli. Primo fra tutti: utilizzare per le proprie conversazioni telefoniche soltanto numeri riservati, intestati a soggetti “puliti” e, in casi estremi, parlare sì, ma facendo ricorso a linguaggi in codice.

LA SOCIETA' SPARENTE Di Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio.
"La società sparente" , che denuncia i rapporti fra ’ndrangheta e politica in Calabria, continuando sulla linea di impegno a difesa della propria terra tracciata da Roberto Saviano con "Gomorra".

Per maggiori informazioni andate qui
Luigi I.
Gino
Napoli, NA
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Proprio nel senso di "RIPRENDERCI QUESTO PAESE" vi ripèorto il mio commento ad un articolo apparso su un giornale on-line del napoletano...

Pubblico di seguito il testo del mio commento all'articolo del Prof. Amato Lamberti sul giornale on-line IL MEDIANO (Puo darsi che se andate subito non lo trovate ancora pubblicato in quanto in sede di valutazione presso la redazione) che dalla fine di Dicembre sta seguendo un pò la mia vicenda umana e processuale inserita nel contesto del grave degrado istituzionale e malavitoso che si vive a Casalnuovo di Napoli e in quasi tutte le nostre province..., preceduto da alcune considerazioni:

Esprimo in questa LETTERA APERTA le conclusioni di profonde riflessioni..., cioè che stiamo vedendo realizzarsi un progetto criminale di "Sostituzione o inserimento di persone nelle funzioni e nelle prerogative dello Stato e della Repubblica per trarne vantaggi di parte, e quindi mafiosi..., con una tecnica non molto dissimile da quella usata nel fim FACE OFF (Chi non l'ha visto...)..., io l'ho vissuto sulla mia pelle quando, presentandomi a uffici pubblici, questure, commissariati, tribunali ecc..., mi vedevo disattesa ogni aspettativa che sapevo fondata..., forse c'é ancora qualche possibilità di recuperarci ad una vera democrazia e ad una vera libertà..., ma non credo che abbiamo più molto tempo..., l'operazione FACE OFF è quasi riuscita...

Gent.mo dott. Amato Lamberti,

Credo ormai sia ormai quasi conclusa quella operazione che io, con una associazione di idee ho chiamato OPERAZIONE FACE OFF - Cioè sostituzione di identità... - La MALA al posto dello STATO...

Ormai, quasi ogni volta che entriamo in un ufficio pubblico, ci sentiamo debitori di qualcosa..., eppure paghiamo..., e paghiamo molto caro... per ogni cosa..., dal controllo del territorio..., alla sanità..., all'istruzione..., al documento, alla ricerca di permessi di costruzione... per aprire aziende..., e chi più ne ha più ne metta...

La mia situazione, emblematica della RESA dello Stato di fronte ai poteri occulti, non è altro che la cartina di tornasole di uno Stato che ha abdicato o che addirittura è prigioniero in qualche ripostiglio..., magari legato e imbavagliato (preferirei saperlo prigioniero piuttosto che connivente, almeno avrei qualche ragione in più per gridare aiuto e unire persone di buona volontà, che pur ci sono, per cercare di liberarlo...) basta vedere il filmato di introduzione al mio Blog, o il suo contenuto ( www.luigiiopvino.it ) o il contenuto dei miei video su Youtube - http://www.youtube.co...­ - che stanno facendo migliaia di visite e commenti - per rendersi conto che i nostri rappresentanti istituzionali, ai massimi livelli..., non agiscono più da istituzioni..., ma da mafiosi che, avendo molto da nascondere..., preferiscono non difendersi... (Svelando in tal modo la loro vera entità...) piuttosto che denunciarmi alla giustizia...

Dove la CAMORRA o LE MAFIE la fanno da PADRONI c'era, fin'ora, uno Stato DEBOLE..., adesso c'é uno Stato acquiescente..., fintamente sottomesso ma, invece, servo del malaffare...

L'OPERAZIONE FACE OFF è quasi riuscita...

www.luigiiovino.it

Pensateci..., meditate gente..., meditate...

Luigi Iovino, VIVA LA LIBERTA', SEMPRE!!!
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Porta a Porta continua a produrre fiction, ultimo prodotto "Buon 90esimo compleanno Giulio"
Sicuramente tutti avete letto la risposta di Marco Travaglio a questa puntata.
Qui invece riporto la risposta della redazione di Antimafia 2000, piccolo giornale che fa giornalismo di inchiesta sulla mafia in un paese come il nostro in cui questo tipo di giornalismo non esiste più!
Lavoro duro il loro infatti si devono muovere in un terreno molto delicato ma lo fanno con competenza e determinazione infatti molti degli articoli presenti in questo sito provengono dal loro giornale on line.
Questo giornale ormai ha quasi 9 anni ( Storia di Antimafia 2000)e continua ancora la sua attività a pieno ritmo: i suoi giornalisti non possono contare su grossi stipendi e quasi tutti fanno anche un secondo lavoro.
E' stato chiesto a Lorenzo Baldo , vicedirettore , qual'era il loro segreto.
Racconta che tutto è partito da un gruppo di amici , guidati dal loro direttore Giorgio Bongiovanni: i primi tempi sono stati molto difficili infatti l'inesperienza nel valutare le fondi di informazioni ha giocato brutti scherzi ma il progetto , nonostante le difficoltà, è andato avanti. Anno dopo anno poi la fiducia della gente nei loro confronti aumentava perchè con il loro impegno dimostrava che non erano una meteora ma una realtà fatta per durare......ed ecco arrivare i primi risultati importanti. Il 25 marzo festeggieranno 9 anni.
Mi sembra giusto che anche le loro parole abbiano un pubblico vasto....ecco il loro comunicato.

Spero che questo sia di esempio per tutti.....mollare è sicuramente la strada più facile ma è anche un vicolo cieco!


I deliri di Cossiga per il compleanno di Andreotti

Nella puntata di Porta a Porta del 12 gennaio scorso dedicata ai 90 anni di Andreotti, Francesco Cossiga vomitava senza nominarlo gli ennesimi insulti nei confronti di Gian Carlo Caselli, dando vigliaccamente tutti gli estremi per riconoscerlo.
“In un altro paese – scandiva con veemenza l'ex presidente della Repubblica – lo prenderebbero a calci nel sedere”.
All'interno di una discussione farcita di falsità e mistificazioni relative alla sentenza di assoluzione per Giulio Andreotti, gli ennesimi deliri di un personaggio lugubre come Cossiga hanno risuonato come una campana a morto. Per la libertà e la democrazia del nostro Paese innanzitutto, in quanto non c'era alcun contraddittorio.
Ma anche nei confronti della pseudo intelligenza di chi le pronunciava.
Sicuramente Gian Carlo Caselli ha una colpa. Ed è quella di non essere morto assassinato dai mafiosi su commissione dei molti mandanti esterni cui avrebbe fatto comodo eliminarlo definitivamente.
Quegli stessi esponenti mafiosi nei confronti dei quali il 7 volte presidente del Consiglio Giulio Andreotti (come sancisce la sentenza di appello e successivamente quella della Cassazione) aveva manifestato fino al 1980 “segni autentici - e non meramente fittizi - di amichevole disponibilità, idonei, anche al di fuori della messa in atto di specifici ed effettivi interventi agevolativi”, contribuendo così “al rafforzamento della organizzazione criminale, inducendo negli affiliati, anche per la sua autorevolezza politica, il sentimento di essere protetti al più alto livello del potere legale”.
In un altro paese un esponente politico con un simile “curriculum” giudiziario verrebbe gettato nel cestino della storia nel disprezzo generale.
In un altro paese colui che difende un simile esponente politico verrebbe messo da parte e gli verrebbe impedito di continuare a pronunciare simili falsità. Il nostro totale dispregio va nei confronti di simili personaggi. Nella certezza che la loro ignominia verrà ricordata dalle future generazioni.
Il nostro più sentito sostegno nei confronti invece di uomini come Gian Carlo Caselli e di tutti coloro che dedicano la propria vita a favore della giustizia.

Giorgio Bongiovanni e tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila

A questo Link troverete....
90 anni ( con la condizionale ) di Marco Travaglio
Link Andreotti, "Il Divo,nei panni di Andreotti"
Cossiga da wikipedia, La sua idea per fermare movimento studentesco,
Scontro Andreotti-Qui Milano Libera....GRANDE FANNY!!!
Ma è vero che lei è un colluso con la mafia?
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NEL 2009 LE PIAZZE SONO VIRTUALI
E' inutile il computer e soprattutto internet ha cambiato i nostri usi. Ormai abbiamo sempre a disposizione un mezzo di comunicazione e c'è chi ne approffitta in ogni momento: chi aggiorna il proprio stato mentre cucina o tramite iphone mentre aspetta l'autobus. Ed in questa grande piazza stanno arrivando, un po' alla volta, tutti.....naturalmente solo quelli che sanno usare il computer e lo possiedono perchè sappiamo che la conoscenza dell'informatica, soprattutto fra gli adulti, è quella che è ( naturalmente ADSL permettendo!).
Comunque riporto di seguito un bell'articolo tedesco che parlo dello strano caso di facebook che censura foto di madri che allattano ma lascia i gruppi e fans club che inneggiano ai mafiosi.....strana cosa!!!
Perchè purtroppo la mafia è padrona delle nuove tecnologie ed è sempre stata brava ad usarle per i suoi scopi.....e con un po' di soldi si può ottenere quasi tutto!
Leggetevelo tutto.....seguendo il link.

Il padrino virtuale ovvero la strana morale di FacebooK
Pubblicato sabato 10 gennaio 2009 in Spagna
[El Paìs]

La polizia e il social network si rifiutano di censurare le pagine dei criminali mafiosi Riina e Provenzano
Totò Riina, il vero capo dei capi. Bernardo Provenzano, Santo subito. Questi due gruppi di sostenitori riuniscono un migliaio di utenti di Facebook, il social network per antonomasia, questo presunto paradiso di amicizia dove è proibita la nudità, i giovani chattano e si mostrano le foto mentre i meno giovani si scambiano nostalgici ricordi di scuola.
L’esaltazione nel “Libro delle facce” dei due sanguinari capi della mafia di Corleone si è convertita in uno scandalo di dimensioni globali. I familiari delle vittime di Cosa Nostra, tra i quali quelli dei giudici Falcone e Borsellino, assassinati per ordine di Riina e del suo compare Provenzano, hanno richiesto il ritiro delle pagine. Tuttavia dalla sua sede di Palo Alto (California), Facebook ha invocato una strana morale relativista (tette no, criminali si), e si è rifiutato di censurare i padrini.
La divisione e la sorpresa hanno caratterizzato la reazione italiana. La polizia afferma di non poter intervenire perchè gli unici delitti di opinione perseguibili in Italia sono l’apologia di fascismo e la discriminazione razziale. Tuttavia il procuratore antimafia Pietro Grasso ha annunciato di voler indagare perchè sospetta che non ci sia niente di innocente nella questione: “Probabilmente c’è dietro Cosa Nostra”.
Basta un colpo di mouse e l’amico dell’amico del tuo amico è già tuo amico. Se uno entra in Facebook e digita Riina senza accento, appaiono più di 500 foto di ragazzine finlandesi (si vede che Riina è quasi come Maria in Spagna). Tra queste facce bianche e giovani, salta fuori la faccetta scura e rotonda da campagnolo assassino che ha don Salvatore.
Mettendo più a fuoco, se digitiamo Totò Riina, escono 98 risultati. E allora si vede come 6.223 amici si sono iscritti al gruppo elogiativo dal titolo “Il vero capo dei capi”. Come altri 413 utenti chiedono la sua scarcerazione. E come altri 269 appoggiano la santità immediata di Provenzano, anch’egli condannato all’ergastolo e amico virtuale di 259 persone.
Al terzo posto del podio mafioso figura il capo della Camorra Raffaele Cutolo, con 175 amici. La gran parte di loro ci mette il nome e la faccia. E sono, o almeno sembrano, giovanissimi. Per Natale molti gli hanno inviato auguri via Facebook. “Grande padrino”. “Sei il numero uno”.
Leggi il resto

A questo Link video ed altre informazioni
Su facebook i mafiosi sono simpatici
Facebook espelle dalla community vari gruppi neonazisti
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Post #: 683
Sonia Alfano protesta contro la decisione del CSM
Postato il 20 Gennaio 2009 di Nicolo Conti

“Con la sospensione del Procuratore di Salerno, Luigi Apicella, il CSM ha scritto una delle pagone più nere della recente storia italiana”. Cosi Sonia Alfano che insieme a Benny Calasanzio e Salvatore Borsellino ma anche a Serenetta Monti, Francesco Saverio Alessio, Daniele Vignandel, Stefano Cucinelli, Guido De Gennaro, Stefano Franco, Massiiliano Mostardi e molti altri, saranno a Roma il 28 gennaio per protestare contro la sospensione di Luigi Apicella.
“L’iniziativa - ha spiegato Sonia Alfano - mira a coinvolgere tutta la cittadinanza italiana che oggi più che mai non può più delegare il controllo sulla nostra democrazia ad alcuno e che ha il dovere di scendere in piazza a protestare”.

Dal Board di Palermo

Nik
Francesco
FrancescoT
Imola, BO
Post #: 60
Ciao a tutti, sono Frank (assistant del meetup di Imola).
Devo dire che sono un pò sconcertato, continuate a parlare di mafia 'ndrangheta e altre organizzazioni mafiose e le collocate nel sud.
Noi del meetup di Imola da tempo abbiamo evidenziato e documentato che la camorra è presente ed opera nella nostra regione, si proprio nell'emilia romagna.
Abbiamo volantinato anche la scorsa settimana davanti al teatro dell'Osservanza cogliendo l'occasione dello spettacolo teatrale di "Gomorra".
Le mafie, la camorra in particolare, sono interessate attualmente nella nostra regione allo smaltimento dei rifiuti agli appalti edilizi e sono presenti, basti vedere a quale ditte sono state assegnati gli ultimi grossi appalti a Imola e in genere nelle provincia di Bologna.
Di tutto questo malaffare pochi giornali locali hannno parlato non c'è stata molta eco nei media.
Non ditemi che è più comodo parlare delle mafie altrui che di quelle nostrane. Non ditemi che visto che Hera è una delle aziende interessate a questo malaffare non se ne deve parlare.
Non ditemi.


Baciamo le mani
FrankGambino


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