Gli Amici di Beppe Grillo di Bologna Message Board Rassegna stampa - Parlano di noi › RASSEGNA STAMPA: NOSTRI

RASSEGNA STAMPA: NOSTRI COMUNICATI E ARTICOLI SU DI NOI

Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,849
Rassegna Stampa "vecchi articoli" dal giornale on line "Il Fatto Quotidiano":


Beppe grillo: Voglio sfidare fisicamente Feltri…
Nell’estate in cui il suo movimento Cinque Stelle vola nei sondaggi e i grillini preparano religiosamente la “Woodstock” del 26 settembre, lui, Beppe Grillo, è un fiume in piena. Parla di politica, di privatizzazioni, di leader politici (a destra e a sinistra) senza filtri e annuncia: “Siamo l’unico movimento politico diverso che non utilizza una sola lira di contributi. Sarà per questo che il Giornale inventa scoop per infangarci? Se Feltri non rettificherà le balle del suo giornale voglio incontrarlo. Incontrarlo fisicamente, intendo. Sempre che non abbia paura…”.


Grillo, sei contento delle stime che vi danno al 3%?
Per nulla: è un dato taroccato.

Ma come, taroccato? Sareste a un passo dal quorum…
Ma noi siamo dieci passi oltre. Noi siamo già, in potenza, oltre il 10%. Quando si è votato, parlo di voti veri, abbiamo preso il 7,3%, solo in Emilia Romagna!

Però vi siete presentati in sole cinque regioni, perché?
Non siamo un movimento di cartapesta. Siamo presenti dove c’è Rete, dove c’è banda larga… E presto saremo ovunque.


Non pensi che parlare di “incontrarsi fisicamente” sia un linguaggio violento?
Se c’è uno che sa usare le parole sono io. E mi sono veramente rotto i co-gli-oni di chi le usa per infangare ragazze e ragazzi che fanno politica in modo pulito, senza mendicare prebende…

Per lei è un attacco politico?
Ho affidato Il Giornale a un avvocato. Il titolo di prima dà una notizia falsa: “Grillo vuole soldi dallo Stato”. Poi, quando vai a pagina 7, il pezzo è pieno di condizionali e ipotetiche: se… se… se… Ecco come il signor Feltri fa scuola di disinformazione.

La metti anche sul piano personale.
Certo, Feltri è una Onlus. Lui si che è pieno di soldi pubblici: a Libero prendeva direttamente 5 milioni di euro all’anno. Ora con Il Giornale, fa incetta di contributi indiretti…

Passiamo all’acqua. Il referendum è la vostra crociata?
Siamo stati i primi a denunciare le porcate che hanno portato alla legge sulla privatizzazione.

Il centrodestra dice che la proprietà resta pubblica.
Hi, hi hi… che ridere… Sono comici, e nemmeno lo sanno. Con le concessioni sull’acqua si stanno facendo ricchi… In tutti i comuni in cui sono stati dati appalti di gestione l’acqua è aumentata del 100%. Mentre Tremonti spara balle sul rigore…

Perché?
È con i servizi che si fanno i soldi. La depurazione dovrebbe essere un servizio sociale e invece è diventata un business. I servizi che vengono venduti assieme all’acqua sono più importanti dell’acqua, capisci?

Esempio?
Parigi: il sindaco Delanoe ha dovuto clamorosamente de-privatizzare, recuperando 40 milioni di euro l’anno.
Cinque stelle rischia di essere solo un movimento di protesta?
Quelli che protestano sono gli altri… Noi da anni stiamo dando le uniche ricette per sfuggire allo strozzinaggio della finanza e del finto capitalismo….

Ti senti anticapitalista?
Macchè, questa è la minima dose consentita di socialdemocrazia, altro che anticapitalismo!
Addirittura…
Qui si stanno svendendo i beni pubblici nel quale è cresciuta la democrazia: parchi, le scuole, i trasporti… Tutto in nome della presunta sacralità del mercato. Stanno facendo a pezzi le conquiste di mio padre e di mio nonno.. Bisogna incazzarsi!

Come funzionerà la vostra Woodstock di Cesena?
Il bello è questo. Non lo so.

Come, non lo sai?
So che verranno le migliori intelligenze d’Italia: gruppi musicali della Madonna, ragazzi in tenda, famiglie in roulotte, spazi per i bambini…. So che io sarò lì ad accogliere tutti, che parleranno poche personalità scomode e poco sentite in tv… Ma se mi chiedi i dettagli, non so dirteli. Arriveranno!

Quanto costa il meeting?
Più o meno 240mila euro, che stiamo cercando di autofinanziare integralmente. Se manca qualcosa, metto di tasca mia…

Alla faccia di tutte le leggende sulla taccagneria dei genovesi?
Alla faccia di chi pensa che si fa politica solo se paga lo Stato.

Parliamo degli altri politici. L’ultima volta che ti ho intervistato trafiggevi i leader del Pd.
Cambiano i leader, ma non la sostanza. Anzi: è ancora più arduo. Se ci fai caso Bersani è difficile persino immaginarselo. Sai, è il leader di una cosa che non c’è, non è mica facile….

Fra i tuoi elettori ce ne sono molti che votavano Pd…
E infatti non hanno colpe! Ma io ho le palle piene di questi.

Li prendi in giro?
Ma figurati: solo che sono mor-ti, mo-rti! Lo ripetiamo da anni, e solo adesso la gente si è resa conta che il Pdl-meno-elle esiste davvero….

Cosa gli rimproveri?
Tutto. Il fatto più grave è che dicono le robe a metà… Secondo Bersani esiste un nucleare cattivo, quello del governo, e poi ce nè uno buono e sicuro, il suo.

Quasi sicuro….
Già, peccato che sia quel quasi che li fotte: seguendo il Bersani-pensiero anche Chernobyl, anche il Titanic erano quasi sicuri…. L’idea che nella mente di Bersani esista un nucleare sicuro mi sconvolge…

Che pensi allora di Veronesi?
Mi dispiace che abbia messo la sua faccia a disposizione di un piano che serve ad arricchire Ligresti e Trochetti Provera…. Mi spiace anche per Renzo Piano che è un mio vero amico, e lo resta. Però non li capisco.

E Di Pietro, ora, ti senti concorrente?
Non c’è mai stata concorrenza, fra me e lui. Resta, anzi, la voglia di collaborare, è una persona straordinaria. Solo che lui è un politico: guida un partito, fa alleanze tattiche che noi non possiamo fare.

E di Vendola, che hai invitato a votare in Puglia?
Lo stimo. Però lo aspetto al varco, per sapere se trivellerà il mare in cerca di pozzi di petrolio, o se costruirà quattro inceneritori dicendo che se li è trovati. Penso che se entra in coalizione avrà le mani legate.

Lui si candida alla guida del centrosinistra, e tu?

Ma per carità! Ci ho provato con il Pd, era una provocazione per parlare ai suoi elettori. Non hanno capito che conveniva pure a loro, pazienza.

Ma voi potreste coalizzarvi?
Credo che esprimeremo un nostro candidato premier.

Tu?
Macché, sarà un ragazzo di trent’anni.

Allora chi? Favia, che ha preso l’8% in Emilia Romagna?
È stato eletto per fare un altro lavoro, e noi non facciamo i cacciatori di poltrone.

Lo spettacolo quando parte?
A ottobre. Si chiamerà Grillo’s back, e sarà pieno di sorprese, compresa un po’ di magia. Probabilmente mi farò tagliare in due. Te la immagini la scena?

(... SEGUE SOTTO)
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,850
(... SEGUE DA SOPRA)


Sexy gate con truffa
Si aggrava la posizione del sindaco di Bologna, che oggi sarà interrogato dai pm

Dopo la buca presa da Cofferati, l’uscita di strada di Delbono non ci voleva: Pd incidentato, ammaccato, soprattutto scosso. E molta tensione a Bologna, culla rossa d’Italia.
Dove il fu Pci ha radici (e interessi) saldi. Ma non i nervi. Ieri il sindaco è stato invitato (le parole a volte hanno suoni più dolci del loro significato) dalla procura a presentarsi oggi di buon mattino (interrogatorio alle 9) per spiegare e giustificare i suoi viaggi all’estero, quando era vicegovernatore, con segretaria-fidanzata al seguito. Oltre alle accuse di abuso d’ufficio e peculato, ieri se n’è aggiunta un’altra: truffa, aggravata perché commessa ai danni di un ente pubblico e da parte di un pubblico ufficiale.
Le missioni all’estero su cui i magistrati si stanno concentrando sono sette: Pechino, New York, Gerusalemme, Parigi, Praga, Santo Domingo e Messico. Molte nuvole su quest’ultimo viaggio perché la signora ha già dichiarato che "è stata proprio una vacanza, pagata con che soldi non so".
La difesa sembra però molto serena: solo un equivoco. Delbono avrebbe dovuto partecipare a un convegno a Città del Messico e aveva già iniziato le pratiche di rimborso per la diaria giornaliera. Poi avrebbe rinunciato al convegno, optato per le ferie con la compagna e avrebbe dimenticato di stoppare il rimborso, comunque di poche centinaia di euro.
Il procuratore aggiunto Massimiliano Serpi e il sostituto Morena Plazzi ascolteranno il sindaco solo su questo aspetto dell’indagine: non sul misterioso bancomat e gli affari bulgari (Delbono ha un appartamento a Sofia) perché sono ancora in corso gli accertamenti. Il bancomat, dal quale la signora Cracchi poteva prelevare fino a mille euro al mese, è di Mirko Divani, dirigente in pensione di Farmacom (ora consulente del Cup, uno dei posti preferiti del sindaco: ci ha mandato a lavorare anche la sua ex segretaria-fidanzata alla fine del loro rapporto).
Ricevuto l’invito della Procura, ieri Delbono si è precipitato negli studi Ètv, emittente locale, dove ha rilasciato un’intervista con appello ai bolognesi. L’intrepido giornalista ha esordito: "Non le chiedo nulla sui fatti di questi giorni perché sono oggetto di indagini". Ma a una domanda poi si spinge: "È riuscito a lavorare in questi giorni convulsi?".
Così inizia un interessante excursus sulle attività dell’amministrazione: la sistemazione delle buche stradali (davvero), l’inaugurazione di un nuovo reparto al Bellaria, la definizione del percorso del Civis (un tram a guida ottica che hanno adottato a Ruens, cui i cittadini vorrebbero dar fuoco e i cui lavori stanno sventrando Bologna).
A fine "intervista", l’appello ai bolognesi: "Siate sereni, chiarirò tutto. Abbiate fiducia, nei magistrati ma anche in chi vi governa".
Intanto il clima in città comincia a scaldarsi. Siluri da destra. Filippo Berselli, reggente del Pdl regionale e presidente della Commissione giustizia in Senato: "Chi ha giocato e strumentalizzato la questione morale oggi vi si trova affogato andranno in difficoltà il Pd e soprattutto il suo principale alleato da sempre giustizialista: cercano la pulce nel centrodestra, ma in questo momento si trovano conficcata una trave nell’occhio".
Giancarlo Mazzuca, ex direttore del Resto Carlino e candidato Pdl alla Regione Emilia-Romagna: "Questi signori si potevano consentire tutto perché nessuno li controllava o c’era una voce contraria a questa situazione". Ma se la reazione della destra era prevedibile, forse un po’ meno quella della sinistra. La presidente dell’ assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, Monica Donini (Rifondazione): "Se emergessero dall’istruttoria giudiziaria questioni concretamente dimostrate, chi si è reso colpevole di un comportamento sbagliato dovrebbe indubbiamente pagare".
E Giovanni Favia, consigliere comunale della lista Beppe Grillo: "In caso di rinvio a giudizio, come accade in altri Paesi, per correttezza il sindaco Delbono dovrebbe dimettersi o quanto meno autosospendersi politicamente dall’incarico affidando la città al vicesindaco, per affrontare più velocemente possibile il procedimento penale".
Anche il Pd locale, in un primo tempo fermamente innocentista, comincia a prendere un po’ di distanze. Il segretario Andrea De Maria, al termine di un esecutivo del partito ha salomonicamente spiegato: "Piena fiducia nella magistratura e nel sindaco". Come dire, né con lo Stato, nè con le Br.
Romano Prodi (domenica a messa in Santo Stefano con Delbono) non parla, ma i suoi lo dipingono piuttosto arrabbiato (anche se non come la signora Flavia). Nessuno dei piddini si lascia scappare nulla. Maurizio Cevenini, presidente del consiglio comunale, amatissimo e già indicato come possibile successore ha solo voglia di far approvare il bilancio, in calendario la settimana prossima: prima è meglio è, che non si sa mai. Anche il governatore Vasco Errani, in corsa per la riconferma, è un po’ nervoso, pur ostentando calma: Delbono era il suo vice.
E lo scandalo potrebbe creare problemi anche a lui: "Penso che i cittadini di questa regione vorranno giudicare rispetto ai fatti e io sono assolutamente convinto che lo faranno. E sono anche contento che i cittadini giudichino sui fatti: questa è una Regione che ha un governo di qualità, ha dato delle risposte e vuole continuare a farlo". Un altro Vasco, di casa a Bologna e caro al segretario Bersani: "Voglio dare un senso a questa storia".






Il canto del grillo
Il festival politico-musicale del Movimento 5 stelle tra ambientalismo e ambizioni elettorali. Il comico: "Possiamo sognare, gli altri sono il nulla e noi voliamo nei sondaggi

Le nuvole minacciose non fermano le parole che rimbalzano nell’aria che sa di pulito, qui al Parco dell’Ippodromo di Cesena dove si sta svolgendo davanti a migliaia di ragazzi (che ieri in serata ancora affluivano) la Woodstock del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo: non è stato invitato alcun politico. Camper, tende, sacchi a pelo, zaini, un enorme camping allestito da volontari a cui si accede gratuitamente, solo offerte che serviranno a ripagare le spese (si aggirano sui 300 mila euro).
Woodstock, un nome impegnativo che ricorda il più grande festival svoltosi a Bethel, cittadina nello Stato di New York: era il movimento hippy, 15 agosto 1969. Ma mentre quelli furono tre giorni di pace e musica, questi spiega Grillo, “sono due giorni di pace, musica e futuro”. Un laboratorio di idee e forse anche un programma da proporre ai cittadini alle prossime elezioni, per scardinare un sistema che si regge sull’incastro perfetto tra ricattati e ricattatori. Un confronto a cielo aperto con i massimi esperti mondiali su acqua, energia economia politica, affinché “l’utopia diventi realtà”. E, come spiega il consigliere regionale emiliano Giovanni Favia, non è neppure un nuovo V-Day ma piuttosto “una festa per il futuro”.

(... SEGUE SOTTO)
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,851
(... SEGUE DA SOPRA)

La musica non manca: Max Gazzè, Fabri Fibra, Linea 77, Samuele Bersani. Così come non manca la cultura con nomi di prestigio come il Premo Nobel, Joseph Stiglitz, l’economista Jeremy Rifkin e Ken Livingstone, ex sindaco di Londra. Quello che ci troviamo davanti è senza dubbio un sogno ad occhi aperti. Migliaia di giovani che camminano “verso il sentiero dei sogni dove portare i nostri pensieri”, come recita lo slogan: un fiume di braccia, gambe, volti, sorridenti e canti. Molti indossano la maglietta acquistata sul blog di Beppe Grillo con la scritta “Woodstock 5 stelle”.
“Questa è la nuova generazione di italiani, quella dei giovani che è stata derubata della speranza e della felicità”, dice Beppe Grillo. Marco, 22 anni, facoltà di ingegneria, arriva da Milano in treno: “Lo so che ci vorrebbero addormentati ma noi siamo svegli e vigili”. Tiene per mano Laura, 17 anni, che per seguirlo ha dovuto chiedere il permesso ai genitori: “Non è stato facile convincerli, alla fine ci siamo riusciti, wow!” esclama gettando le braccia al collo di Marco. Sogno una parola che ricorre spesso nella canzone scritta e cantata da Francesco Baccini “Il sogno di Woodstock”, divenuto l’inno ufficiale di questa due-giorni. Niente bottiglie di plastica, niente lattine di Coca Cola perché “Woodstock 5 stelle” è ecosostenibile: si discute di raccolta differenziata, si mangiano e si bevono solo prodotti locali. Perfino la birra è di un’azienda emiliana.
L’acqua la si può bere certo, ma solo dalle cisterne allestite nel parco. Incontriamo Alfonso. Lo provochiamo: Grillo è un comico, che c’entra con la politica? “Meglio strano ma con le idee proprie piuttosto che normale con quelle altrui…”, risponde questo ragazzo con i capelli lunghi e biondi che ci dice di essere arrivato da Torino in autostop assieme al suo cane, un meticcio di nome Pippo. Poco più in là Laura, 28 anni, ragazza madre insegnante precaria che arriva da Roma con il suo bimbo di 5 anni che tiene in braccio: ”Qui ci sentiamo liberi di dire la nostra e di ascoltare chi le idee innovative ce le ha davvero, vedi questo è mio figlio, campiamo con la pensione di mia madre”. Accanto a lei Simona, occhi grandi, su un tappeto di lentiggini: ”Ho 19 anni e ho diritto a credere che questo Paese non è quello in cui vivrò la mia vita”.
Entra lui e la musica si ferma. Il padre di questa manifestazione, Beppe Grillo, accolto da un urlo festoso: ”Guardatevi un attimo, non siamo più quelli di 40 anni fa, in un posto così si facevano delle canne, facevano l’amore nelle tende e si rotolavano nel fango ed io ho pregato questo clima: piove, non piove ci gira attorno, per crearci quell’ansia… lì dietro c’è il fango prima di andare via vi invito a prenderne un po’ perché questo è il fango più pulito che c’è in Italia”. Gli applausi si mescolano alle parole: ”Sei grande… siamo con te… tu sei con noi grazie!“. “E siamo solo all’inizio stanno arrivando, c’è l’autostrada intasata andremo avanti… e lo spettacolo lo farete voi devono rendersi conto di chi siamo. L’ultima che ci hanno detto è che siamo squadristi, sì! Della la raccolta differenziata però, quelli che prendono una cicca e la mettono nella borsa contenitore… andiamo avanti!”. E avanti si va con la musica. Almeno per ora.





Su “ilfattoquotidiano.it” migliaia i voti già espressi

A Torino il rettore del Politecnico, Francesco Profumo. Luigi De Magistris a Napoli. Renato Soru a Cagliari. Sono tre dei vincitori (provvisori) delle primarie lanciate da “ilfattoquotidiano.it” da poco più di una settimana e già condiviso da oltre cinquemila lettori. Un’iniziativa ideata con l’intento di tornare a scegliere direttamente gli amministratori. Senza attendere i candidati calati dall’alto, selezionati dai soliti noti. “Basta con la casta, le primarie le facciamo noi” coinvolge cinque capoluoghi che nella primavera del 2011 saranno chiamati a votare i loro sindaci: Milano, Torino, Bologna, Napoli e Cagliari.
L’ottimo riscontro registrato sin da subito ha costretto il sito ad adottare alcuni filtri per ridurre al minimo il rischio che il voto virtuale potesse essere pilotato. Una volta raccolte tutte le preferenze, sarà lanciato un sondaggio tra i più votati. Al momento a Milano Marco Mazzoli, dj di radio 105, condivide il podio con Tito Boeri e Giuliano Pisapia. Mentre a Bologna il neoconsigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Giovanni Favia, ha scavalcato anche Maurizio Cevenini, recordman di preferenze e opzione principale del Pd e Anna Maria Cancellieri, il commissario prefettizio che avrebbe colmato il vuoto lasciato dall’ex sindaco, Delbono. L’ex presidente del Consiglio Romano Prodi è solo al settimo posto.
A Torino, alle spalle di Profumo, ci sono Piero Fassino e Davide Bono, consigliere regionale del movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. A Napoli è l’assessore comunale Nicola Oddati a insidiare Luigi De Magistris, seguiti a stretto giro da un altro grillino: Roberto Fico, candidato a presidente della Campania per il movimento 5 Stelle alle ultime regionali. Roberto Saviano è il quinto più votato. Umberto Ranieri, responsabile del mezzogiorno per il Pd, è soltanto al quarto posto. Infine Cagliari. L’ex governatore Soru è sul podio con Francesco Pigliaru, prorettore dell’Università di Cagliari, e Ornella Demuru, la giovane neosegretaria dell’indipedentista Irs: Indipendèntzia-Repùbrica de Sardigna.





I grillini ci hanno preso gusto
I sondaggi li danno già al 3%: "Pronti a entrare in Parlamento". Giovanni Favia, eletto a Bologna:"Ero contro i partiti, ma per incidere bisogna starci"

Se si votasse oggi, almeno stando a quanto rivela un sondaggio commissionato dal quotidiano La Stampa - raccoglierebbe il 3 per cento dei consensi, come Sinistra e Libertà di Nichi Vendola. Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, piaccia o no, è qualcosa con cui la politica italiana – e la sinistra in particolare – dovrà fare i conti nei prossimi anni. E lo sanno bene gli elettori dell’Emilia Romagna e, soprattutto, i piemontesi. Un possibile exploit, con margini di crescita indefinibili, che ancora una volta dimostra quanto paghino idee chiare e non negoziabili: lo insegna da una vita la storia della Lega, è tendenza ormai consolidata per l’Idv. Insomma, l’esatto contrario del Pd.
Davide Bono e Fabrizio Biolè da tre mesi siedono da extraterrestri in consiglio regionale a Torino. Davide, medico, 30 anni, è il capogruppo. È stato il primo a non stupirsi dei 90 mila voti che lo hanno catapultato a Palazzo Lascaris e non si sorprende del sondaggio: “Abbiamo una visione e sappiamo di avere un consenso alle spalle – racconta – il Movimento sta crescendo anche al di fuori della rete, perchè le nostre tematiche – energia, sostenibilità, trasparenza – sono di respiro mondiale. E’ il momento caldo per battere”. Per il futuro prossimo le idee sono chiare: “Presenteremo un candidato sindaco a Torino e, soprattutto, contiamo di entrare in Parlamento nel 2013. Il 4 per cento è una soglia raggiungibile, i risultati di Piemonte ed Emilia-Romagna lo confermano”.


(... SEGUE SOTTO)
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,852
(... SEGUE DA SOPRA)

Ma come sono stati questi primi mesi da “politico”? Davide risponde divertito: “È un lavoro duro – dichiara – per riuscire ad incidere nelle istituzioni e ottenere risultati bisogna imparare il mestiere. Ci stiamo provando”. Un obiettivo raggiunto, i due grillini – che trattengono per sé 2.500 euro al mese destinando il resto delle indennità al Movimento che a sua volta finanzia iniziative e progetti – se lo appuntano al bavero: “Il Piemonte ha dimezzato il Tfr per i consiglieri – dichiara Bono – Fino a ieri chiunque non fosse rieletto riceveva un indennizzo di 100 mila euro. Il taglio è passato come emendamento della maggioranza alla Finanziaria, ma i primi a proporlo siamo stati noi. Il meccanismo è sempre lo stesso, rigettare tutto quello che viene dalle opposizioni salvo poi ripresentarlo se conviene”.
L’omologo emiliano di Davide Bono si chiama Giovanni Favia, ha 29 anni ed è un fiume in piena: “Quando siamo arrivati in Regione – racconta – abbiamo scatenato un tifone, proponendo da subito l’abolizione del vitalizio per i consiglieri; il Pd ha preso tempo fino a settembre per decidere. Poi abbiamo puntato sul taglio degli stipendi aggiuntivi, le indennità di funzione. Sono stati costretti ad approvarlo con una delibera”. I ragazzi sembrano averci preso gusto: “Ero tra quelli scettici con lo sporcarsi le mani in politica – confessa – ma sbagliavo. Prima le cose ce le dicevamo in piazza, magari in tanti, ma rimanevano circoscritte. Adesso dico una cosa e il giorno dopo me la ritrovo sul giornale. Ci chiamano antipolitica ma della politica siamo i signori: per noi è un servizio civile. E poi io e Andrea (Defranceschi, collega consigliere, ndr) leggiamo tutte le carte fino all’ultima riga, sono tutti sconvolti. I consigli regionali sono realtà ancora più opache e giù di tono del Parlamento; tutto è in mano alle giunte, nessuno discute, pochi lavorano. Per adesso a rompere le scatole ci siamo solo noi”. Stupito del possibile 3 per cento nazionale?: “No di certo – ancora Giovanni – qui in Emilia, per esempio, siamo molto radicati, abbiamo toccato punte dell’11% e possiamo arrivare al 15. Il Parlamento? È un discorso prematuro, ma penso proprio che ci candideremo. Beppe avrebbe potuto farlo dopo il V-day, ma sarebbe stata una decisione calata dall’alto. Ora, invece, c’è un forte movimento dal basso, con tanto cuore e tanta volontà”.
In Piemonte i colleghi del “palazzo” hanno accolto bene i due extraterrestri: “Sono tutti molto cordiali – racconta Davide Bono – Penso che abbiano anche paura di noi, sanno che qualunque cosa accada noi la rendiamo pubblica in tempo reale”. Facebook, Twitter, la blogosfera, lo sconfinato catino della rete dove i grillini consumano la loro luna di miele collettiva. Ma il mondo è anche fuori e qualche crepa, prima o poi, inevitabilmente comparirà. A Torino è già successo con i ricorsi (in parte accolti dal Tar) per l’annullamento delle elezioni regionali. Il Movimento a 5 Stelle li ha definiti “arroganti”, un po’ stonato per chi fa della legalità e della trasparenza un cavallo di battaglia: “È vero – ammette Bono – abbiamo ricevuto critiche per questa presa di posizione. Dico soltanto che mi sembrano ricorsi un po’ strumentali. Chi ha falsificato le firme lo ha fatto anche nel 2005, ma allora nessuno alzò un dito. In ogni caso se illegalità ci sono state è giusto che si faccia luce”.
Forse c’è il timore di non ripetere l’exploit in caso di nuove elezioni? “È quello che mi dicono tutti – conclude Davide – In realtà sono sicuro che raddoppieremmo i consensi, ma non mi va di farlo sulle tasche dei piemontesi. Di sicuro non lo farei sulle mie: in campagna elettorale ho speso, oltre alla benzina, 50 euro di volantini. E abbiamo anche rinunciato ai rimborsi”.





Il Movimento a 5 stelle lancia la sua sfida: al via la Woodstock di Cesena
Parte oggi la kermesse del Movimento 5 Stelle. "Una due giorni di musica e futuro" in cui si alterneranno esibizioni musicali con interventi di personalità del mondo della politica, dell'economia e dell'ambientalismo

“Anche nel silenzio della maggior parte dei media, faremo vedere a tutta Italia chi siamo e di cosa siamo capaci”. Parola di Giovanni Favia, consigliere regionale del Movimento a 5 Stelle in regione Emilia-Romagna, un po’ il padrone di casa della “Woodstock” grillina in programma oggi e domani all’ippodromo di Cesena.
In comune con la tre giorni di pace e amore del 1968 c’è solo il nome; e non solo perché l’inno non sarà Star Spangled Banner (l’inno nazionale degli Stati Uniti) remiscelato da Jimi Hendrix ma Il Sogno di Woodstock di Francesco Baccini. Non sarà una festa di partito nel senso tradizionale del termine, e trattandosi di un movimento che con i partiti non vuole avere nulla a cui spartire, è facile immaginarselo: “Non facciamo come gli altri – dichiara Favia – semplicemente perché non siamo un partito, siamo una rete. La nostra sarà una due giorni di musica e futuro, in cui si alterneranno esibizioni musicali a personalità di varia estrazione che parleranno di economia, ambiente, rapporto tra cittadino e istituzioni. Vogliamo parlare di cose concrete, non offrire una passerella di propaganda. Il movimento non vive per la sua identità ma lavora per aree tematiche. E soprattutto non abbiamo un euro di finanziamento pubblico”. Una trentina i musicisti che si esibiranno, da Samuele Bersani a Max Gazzè, da Stefano Bollani a Daniele Silvestri, fino ai Linea 77 e Fabri Fibra. Tra gli ospiti sono attesi il sindaco di Londra Ken Livingstone e i premi nobel Joseph Stiglitz e Jeremy Rifkin. Ci sarà – ovviamente – anche Beppe Grillo: uno, o forse due, interventi che ancora non si sa (o meglio, non si vuole dire) quando andranno in scena: “Preferiamo che la gente stia con noi due giorni – dichiarano gli organizzatori – non che venga solo per qualcosa di specifico”.
Di sicuro il pubblico non mancherà: “Avevamo preventivato 30 mila persone – racconta Favia – ma a giudicare dalle adesioni e dal sold out degli alberghi della zona, penso che supereremo le centomila”. Se la Woodstock originale fluì tra droga e amore libero, la kermesse a 5 Stelle promette impatto zero: “Utilizzeremo solo materiale comportabile – ancora Favia – no bottigliette d’acqua ma cisterne che abbiamo già piazzato. E poi, anche se diversamente avremmo potuto guadagnarci, abbiamo optato per un catering locale e per una birra cento per cento emiliana. Sarà una grossa prova di maturità; se penso che alle feste del Pd non fanno nemmeno la raccolta differenziata…”.
Per ora, l’unico che sembra essersi accorto di quello che accadrà a Cesena è Antonio Di Pietro: “Caro Beppe – scrive su Facebook il presidente Idv – ho visto con piacere il lancio della tua manifestazione Woodstock 5 Stelle e spero proprio che sia un successo come i V-Day. Le iniziative come la tua servono a mostrare che sempre più cittadini italiani stanno storcendo il naso verso Berlusconi ed il suo governo: stanno aprendo gli occhi. Metterò a disposizione WebDV.it, la nostra televisione web, per trasmettere l’evento”. Chissà che non si sintonizzi anche qualcuno del Pd.
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,853
Rassegna Stampa dal 17 marzo al 27 marzo del giornale on line "Il Fatto Quotidiano":

Fibre d’amianto nell’acqua: “Pericolose per la salute”
Mozione bipartisan in Comune a Reggio Emilia per sostituire le tubature. Un progetto che farà da apripista a tutta la regione. La magistratura chiede ad Arpa di dare un'indagine conoscitiva

La presenza di fibre d’amianto nell’acqua potabile in altissima quantità potrebbe creare problemi alla salute. Lo affermano alcuni studi (non conclusivi) ma c’è chi chiede di prevenire, assicurando la buona qualità, la sicurezza ed i maggiori controlli dell’acqua del rubinetto rispetto a quella minerale in bottiglia. E’ il caso del Comune di Reggio Emilia che fa da a apripista a una questione che sta diventando regionale.
Il caso. “Iren Spa sostituisca con un piano pluriennale che inizi nel 2012 tutte le tubature dell’acqua domestica realizzate in cemento amianto e nel frattempo si avviino indagini per accertare la presenza di fibre ultra corte e ultra fini”. La richiesta, è arrivata all’unanimità dai consiglieri comunali di Reggio. La mozione votata dai rappresentanti di maggioranza di Pd, Idv, Sel e quelli di opposizione Pdl,Lega,Reggio 5 Stelle, Udc ha avuto come primo firmatario il consigliere Ernesto D’Andrea (Pd), nella vita di tutti i giorni avvocato che sta seguendo il “processo Eternit” a Torino per conto di decine di famigliari vittime dell’amianto. Se l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Agenzia Europea per l’Ambiente hanno finora escluso in maniera conclusiva che le malattie mortali e gravi provocate da amianto (in primis mesiotelioma pleurico ed asbestosi) possano essere derivate dall’ingerimento delle particelle killer , durante il processo sono emersi altri studi che lasciano dubbi da parte di quelle autorità sanitarie.
Lo studio. Nella mozione bi-partisan che ha come primo firmatario D’Andrea si fa riferimento ad esempio ad un particolare studio “ Who. Asbestos and other natural mineral fibres. Environmental Health Criteria, anno 1986, pag. 53” dove D’Andrea ed altri consiglieri spiegano nella mozione che “le fibre di amianto sembrano essere presenti fino a milioni/ litro di acqua (A Reggio pero’ al massimo sono state trovate in 1290 parti per litro al massimo ndr) è vero, inoltre, che vi è incertezza sulla cancerogene rispetto all’amianto ingerito con l’acqua, ma è altrettanto veritiero che non esistono studi sufficienti che escludano con certezza l’insorgenza di tumori maligni”. Si continua inoltre affermando che “ è accertato, diversamente, che nel momento in cui si utilizza l’acqua, contenente fibre di amianto, per l’igiene della casa, l’evaporazione dell’acqua libera fibre di amianto con la conseguenza che l’inalazione delle stesse diviene dannosa per la salute; scrivono, eminenti ricercatori scientifici, come riporta un studio della Regione Toscana, effettuato da G. Fornaciai, M. Cherubini e F. Mantelli (dell’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università di Padova - Unità Ospedaliera di Medicina del Lavoro, presidio Ospedaliero Cremonese Usl 51, Cremona), che le fibre di amianto direttamente ingerite oppure inalate e, quindi, in parte inghiottite, raggiungerebbero gli organi dell’apparato gastroenterico e, penetrandone la parete, svolgerebbero la loro attività cancerogenica risiedendo in loco per decine di anni, così come avviene nel tessuto polmonare”.
Da qui la richiesta oltre che di sostizione graduale delle tubature alla multiutility ,anche di “al fine di accertare quali tipi di fibre di amianto contiene, la percentuale di fibre/litro presenti e, in particolare, la percentuale contenuta di fibre ultra corte e di fibre ultra fini”. Tutto andrà pubblicato sul sito del Comune di Reggio Emilia.
“A Reggio acqua ottima”. C’è da dire che a Reggio Emilia come hanno ammesso diversi studi le qualità calcaree dell’acqua, bloccano moltissimo la diffusione di queste fibre che infatti sono risultate dagli studi effettuati molto al di sotto della soglia limite studiata ad esempio negli Stati Uniti. Da parte sua il Comune, l’Ausl e l’Arpa hanno assicurato la totale bontà dell’acqua di Reggio controllata più volte al giorno, mentre le acque minerali in bottiglia ad esempio hanno controlli rarissimi essendo sotto un diverso regime legislativo. L’assessore alle politiche pubbliche Ugo Ferrari (Pd) spiega che “l’acqua dei nostri rubinetti è controllata e buona come certifano Ausl e Arpa ed a fronte di una prescrizione di legge di 131 controlli, a Reggio ne vengono effettuati 494 da Iren e 309 dall’Ausl su diverse migliaia di parametri. Ed i controlli già effettuati sulla presenza di fibre d’amianto hanno rilevato la presenza di 1290 fibre per litro: una quantità infinitesima, se rapportata al parametro fissato dall’unità nazionale che ha introdotto controlli di questo tipo ed agli standard degli Stati Uniti che fissano il pericolo nella presenza di milioni di unità per litro”. Ferrari spiega poi che “le acque in bottiglia non escludono la presenza di amianto in quanto controlli di questo tipo non sono mai stati fatti mentre noi a Reggio Emilia li abbiamo svolti nonostante la legge non lo preveda”.
La Procura chiede ad Arpa di indagare. La polemica e la mozione approvata a Reggio Emilia hanno innescato l’interesse della Procura della Repubblica di Reggio. Il procuratore capo Giorgio Grandinetti ha aperto un fasciolo ed ha incaricato Arpa di svolgere controlli di polizia giudiziaria come gli compete per legge. L’iter è un atto dovuto a fronte di quanto emerso e la Procura vuole capire la reale pericolosità della presenza di fibre d’amianto nell’acqua che esce dai rubinetti. La stessa Arpa infatti da anni sugggerisce infatti la sostituzione a titolo precauzionale.
La situazione in Emilia Romagna. A Reggio Emilia la sostituzione delle tubature è già iniziata da alcuni anni anche se il 22% delle reti in provincia ed il 35% nel capoluogo per un totale di 294 chilometri è in quel materiale. Come affermano alcune associazioni ambientaliste ed il Comitato Esposti Amianto la situazione non è dissimile nel resto della Regione.
“A Cesena sono presenti 43 chilometri di condotte in cemento amianto; a Reggio Emilia vi sono 294 chilometri di cemento-amianto; in provincia di Bologna i chilometri sono 1650; in tutta la Romagna sono la bellezza di 2.300: è ora di partire con le bonifiche” spiega Davide Fabbri esponente dei Verdi di Cesena. Nel mirino c’è oltre ad Iren Spa, c’è Hera Spa sul versante emiliano di Modena e Bologna e quello romagnolo accusata di “non voler investire sulla manutenzione delle reti”.
“La Regione intervenga in tutte le province”. La questione è arrivata anche sui banchi della Regione Emilia Romagna con una risoluzione depositata mercoledì mattina dal capogruppo del Movimento 5 Stelle Andrea De Franceschi che però punta su due obiettivi, cercando di tutelare l’utilizzo dell’acqua del rubinetto rispetto all’uso delle acque minerali in bottiglia la cui lobby è fortissima, molto più delle stesse multiutilities. “Rifacendosi al principio di precauzione La Regione studi e programmi insieme a tutte le Province nella riforma dei piani territoriali d’ambito, la progressiva sostituzione di tutti i tubi in cemento amianto” chiede De Franceschi ispirandosi alla mozione votata a Reggio da tutto il consiglio comunale.

(... SEGUE SOTTO)
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,854
(... SEGUE DA SOPRA)

Il business delle acque in bottiglia. “Al tempo stesso si avvii un processo per migliorare sempre di più e promuovere l’utilizzo dell’acqua del rubinetto a scopi alimentari, prevedere gli stessi controlli presenti per l’acqua delle reti anche per le acque minerali in bottiglia e fare due tipi di studi” continua il consigliere del Movimento 5 Stelle. “ Il primo sui danni sanitari e le ricadute ambientali della produzione e commercio di acqua minerali in bottiglia che contempli fattori come la produzione imballaggi, trasporti su gomma degli imballaggi verso le fonti e poi una volta imbottigliata l’acqua verso centri distribuzione, supermercati ed infine lo smaltimento delle bottiglie in discariche o inceneritori se non vengono differenziati o peggio la dispersione in ambiente”. L’altro studio richiesto è quello “sulla presenza delle microfibre d’amianto nell’acqua”. L’intento è chiaro evitare che le potentissime lobby dell’industria dell’acqua in bottiglia mettano la zampino nella questione. “Bere acqua del rubinetto è una pratica sana che va incentivata e tutto il ciclo delle acque minerali in bottiglia inquina e produce danni alla salute notevoli –spiega Marco Cervino, ricercatore Cnr e membro del Comitato Esposti Amianto di Reggio Emilia – però in base al principio di precauzione dal momento che si tratta di acqua potabile è auspicabile la sostituzione graduale di tutte le reti realizzate in cemento amianto”.





Polemiche sui sondaggi
E Merola inciampa sul Bologna in… serie B

Bologna la rossa è ormai agli sgoccioli. Probabile che il candidato del Pd ce la faccia, ma un'epoca si è chiusa. E la città dei denari sta già pensando al dopo

Per fortuna che la campagna elettorale fa anche ridere. Virginio Merola ha come capo della lista Pd Maurizio Cevenini, autodefinitosi “il sindaco dello stadio” per le migliaia di voti che raccoglie da tifosi e da matrinomi. Ed ecco che Merola, aspirante sindaco, se ne esce con un «Spero che il Bologna vada in serie A». Ai microfoni di Punto Radio che diffonde persino un comunicato sulla faccenda. Peccato che il Bologna Football Club sia in serie A da anni e da lungo tempo non sia andato così bene. Rischia l’Europa League, persino.

Se Merola confeziona una gaffe storica, il centrodestra non se la passa bene. Anzi. “Io penso si debba andare con un nostro candidato e una nostra lista”, dice Mario Valducci, responsabile nazionale enti locali del Pdl. “Chiunque nel Pdl lavora per una intesa con Stefano Aldrovandi può contare sul mio appoggio e la mia solidarietà”, proclama Giuliano Cazzola, ex sindacalista socialista Cgil, ora deputato berlusconiano. Mica è finita. “E’ ancora in corso la ripartizione dei posti in cui il candidato sindaco è alla Lega o al Pdl”, dichiara Giampaolo Bettamio, n.2 del Pdl dell’Emilia-Romagna.

Conclusione, il candidato della destra a Bologna lo sceglieranno a Roma Bossi (sicuramente) e Berlusconi, forse. Unica cosa su cui tutti nel Pdl sono d’accordo. In questa situazione il Pd tira qualche sospiro di sollievo e Stefano Aldrovandi, candidato né di destra né di sinistra, qualche speranza ce l’ha. E Massimo Bugani, candidato del Movimento Cinque Stelle, è sicuro di un risultato boom, attorno al 10%, e si arrabbia: “Non capiamo quindi come mai Merola risponda al candidato leghista Bernardini, mentre su di noi continuano ad uscire solo commenti del tipo i folcloristici grillini, l’antipolitica dei grillini, i grillini fanno solo proteste, salvo poi esercitarsi senza pudore e in maniera fittizia nella copiatura del nostro programma”.

Tutti poi parlano di un sondaggio diffuso dal Pd che dà il partito vincente al primo turno. Non è detto che l’abbia fatto, prima cosa, e sicuramente è vecchio di un paio di mesi. Lasciando perdere poi le bufale colossali dei sondaggi della sinistra alle ultime elezioni: la grande vittoria di Prodi nel 2006, il pareggio di Veltroni nel 2008… Meglio lasciar stare i sondaggi, anche perché ancora non si capisce bene chi sono i candidati e la situazione è in evoluzione. Prendete Merola. La gaffe sulla squadra di calcio non è che gli giovi. Va bene, ha ammesso l’errore, l’ha buttata quasi sul ridere, ma qualche voto sicuramente lo ha perso. Anche perché a Bologna il Bologna sposta, e Merola lo sa bene, visto che si è portato dietro come capolista il Cevenini che dallo stadio raccoglie.

Sempre sui sondaggi, in casa Pd, fuori dall’ufficialità, ammettono che è il tentativo di mandare retro molte paure e di stimolare i militanti. In realtà la preoccupazione è diffusa. E molto. E non c’è in pratica un avversario robusto, visto che Lega e Pdl si sono spaccati. Questa è una grande fortuna. Altrimenti altro che Guazzaloca bis.

La paura più grossa per il Pd di oggi è di arrivare al ballottaggio con Aldrovandi, grigio, ma che può sparigliare una sinistra confusa e conquistare una destra sbandata. Così il Pd non sa come muoversi verso il movimento di Grillo, che può essere decisivo. Il candidato Bugani: ”Merola ha detto d’ispirarsi al modello di Torino. Ovvero la città piu’ indebitata d’Italia (grazie a Chiamparino) con una percentuale di debito pari a 252,2%”.

La Bologna dei denari e dei poteri in compenso fa i proprio conti nell’ex città rossa. Si investe non tanto per l’immediato, quanto per il futuro. Convinti che forse Merola ce la può anche fare, ma una storia ormai è agli sgoccioli. Quindi si preparano scenari, in cui per altro il Pdl non rientra, considerato anche lui superato. Su questo sta lavorando Gianni Consorte, ex paron del colosso rosso Unipol e uomo di D’Alema. Travolto da inchieste giudiziarie, è stato resuscitato dal Bologna Calcio che ha preso in mano a capo di una cordata di padroncini e a cui dopo anni ha dato una linea stabile e amata dai tifosi. In una città che ha perso bandiere, persino una squadra di football può diventarlo.

Quindi la gaffe di Merola può incredibilmente essere politica nelle sue ricadute. Se la gode come un matto Alfredo Cazzola, già sconfitto da Flavio Delbono alle elezioni 2009, poi sponsor delle indagini che hanno rovinato il sindaco Pd, ora tornato dopo anni alla guida del Bologna. Fa lezione a Merola. “Gli uomini che si sono sempre concentrati sulla politica non sono così sensibili a quella che è la quotidianità della vita cittadina”. Sostiene il civico Aldrovandi, abbracciandosi con Consorte. I due vogliono mostrare che ci sono molte crepe nella città già dominata dal Pci e c’è spazio per nuove soluzioni. E’ la stessa linea della Lega, che vuole estromettere la destra vecchia maniera. Paradossalmente persino alla rossa Lega cooperativa ci si muove nella stessa ottica: si stanno ridistribuendo molti incarichi di vertice senza nemmeno avvisare il vecchio partito di riferimento. Ben al di là delle elezioni, si costruiscono nuove lobby per gli anni a venire.


(... SEGUE SOTTO)
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,855
(...SEGUE DA SOPRA)

Bologna, naufragio del centrodestra
Contro il Pd solo Aldrovandi e “grillini”


Il centrodestra arriva spaccato alle elezioni. La Lega ha deciso di correre da sola, Manes Bernardini sarà il candidato a sindaco del Carroccio. E il partito di Berlusconi si trova con le spalle al muro: l’intenzione era quella di candidare un vecchio della politica come il senatore Filippo Berselli, ma in un centrodestra compatto, Lega e Pdl. Adesso è tutto da rifare.
Ovvio che gli avversari, il Pd su tutti, partono con un margine di vantaggio non indifferente. Ma anche in casa del partito di Bersani (ma anche dei D’Alema, Veltroni, Rosy Bindi e chi più ne ha più ne metta) le cose non vanno poi così bene. Il candidato sindaco è Virginio Merola. Ma il Pd ha presentato come numero uno della propria lista Maurizio Cevenini, mister preferenze. Cevenini per motivi di salute aveva rinunciato a correre alle primarie, ma da allora si è dato da fare come un matto, quasi fosse lui il candidato primo cittadino del partito. Il Pd spera che porti in dote i suoi quasi diecimila voti. Il segretario Raffaele Donini parla di “lista di combattimento” , ma in realtà l’elenco degli aspiranti consiglieri comunali è fatto quasi solo di uomini con tessera e militanza. Un po’ perché qualche esterno ha detto no a richieste (per altro blande) di fare da bandiera civica; molto, moltissimo perché ci sono posti limitati e tanti aspiranti da sistemare.
Per fortuna che tutti i partiti avevano giurato, proclamato, che sarebbe cambiato tutto. Un anno e più fa, quando Flavio Delbono finì sotto inchiesta (ha poi patteggiato una pena per peculato e truffa) e fu drammaticamente spazzato via dalla guida di Bologna, sinistra, destra, centri di ogni tipo avevano sbandierato un mutamento radicale del modo di fare politica e di essere presenti in città. Ma così non sarà.
Oggi, con gli stessi nomi e le stesse facce di prima, Bologna va alle elezioni quasi rimpiangendo che non resti il commissario, Anna Maria Cancellieri, Non perché sia amata, ma perché avrebbe continuato a funzionare come grande coperta di Linus. O da prigione dorata. A lei il mestiere di risolvere o non risolvere i problemi, agli altri uomini di partito il permesso di continuare il tran tran a cui sono abituati da anni. Tutti a brontolare. Tragico, molti a Bologna la vivono così.
A questo punto Virginio Merola è il vincitore più probabile. Anche se non esce dall’immagine dell’uomo di un partito incapace di pensare a qualsiasi rinnovamento al proprio interno e verso l’esterno, attento a contrattare tutto fra consanguinei, Idv in testa, ma anche Sel. Gli aspiranti candidati provenienti dalla società civile come Lorenzo Sassoli de’ Bianchi, padrone della Valsoia e presidente del Mambo, o Andrea Segrè, il biologo inventore del last minute food, hanno visto spezzata subito la loro convinzione di essere applauditi per i propri progetti e i volti diversi. Li ha cancellati un Pd non disposto a cedere la poltrona che potrebbe rilanciarlo, costretto a fare i conti con la perdita di potere e a concentrarsi sulla distribuzione dei posti solo fra i propri uomini. Per la necessità di molti di avere uno stipendio e un ruolo, ma anche per il rifiuto di tanti di “sporcarsi le mani” (Sartre), fare politica con un Pd che non piace.
Ma cosa ha portato il Pd a tutto questo? In realtà la prima candidatura, quella di Cevenini, è stato vissuta dal suo stesso partito come un possibile disastro (ha tanti voti da matrimoni, stadio, presenze ubique, simpatia, ma è considerato scarso in politica), quando è risultato chiaro che alle primarie avrebbe stravinto. Lui si è ritirato con un certificato di malattia. Ma il solo fatto che corresse e che tutti considerassero la sua una vittoria annunciata, ha spinto gli altri possibili candidati, dall’ex assessore regionale Duccio Campagnoli all’italianista Gian Mario Anselmi, a gettare la spugna
Così Merola, terzo alle primarie di Delbono, stavolta si è trovata la strada spianata, lui che fin dall’inizio aveva dichiarato di puntare sull’abbandono del favorito Cevenini. Adesso deve dimostrare di non essere una terza scelta, di non essere votato da gente che si tura il naso. Deve tenere i voti di partito e conquistare preferenze esterne. Ha vinto molto bene le primarie, però ha perso in tutta la Bologna borghese, quella dove sono meno le tessere e gli anziani, che ha preferito Amelia Frascaroli, spesso non conoscendola, però diffidando di Merola-uomo Pd.
Frascaroli, quella che era nelle primarie la candidata di Prodi, non ha accettato di entrare nella lista del Pd, non avvezza ai bilancini di partito. Farà una sua lista, di appoggio a Merola, e anche lì bisognerà vedere se manterrà i voti delle primarie.
La debolezza di Merola da una parte spinge il Pd ad arroccarsi, dall’altra ha aperto spiragli di speranza unita a stanchezza sia a sinistra che a destra. Prima il pressing (ben accetto) sulla commissaria Cancellieri perché si candidasse come civica-centrodestra, poi l’imprenditore Stefano Aldrovandi, che non è di destra né di sinistra. Ha amici più nel centro che nel centrodestra e ha fatto una cosa molto semplice: ha chiesto a chi avesse cosa da dire di farsi vivo. Hanno risposto personaggi diversissimi come il politologo Paolo Pombeni e i professori creativi Stefano Bonaga e Enrico Petazzoni e l’ex capo dell’Unipol, ma resuscitato con il Bologna Calcio, Gianni Consorte.
Se Aldrovandi arriva al ballottaggio sarà dura per Merola presentarla come destra contro sinistra. Il civico tenta di sparigliare le carte su tutti e due i fronti. Non lo aiuta un carisma assai relativo, per altro diffuso fra tutti gli aspiranti.
In compenso il centrodestra non esce dal vecchio schema di lottare al proprio interno in una lotta fra i soliti ras, piuttosto che organizzarsi per cercare di vincere. Prima ha pensato ad Anna Maria Bernini, già sconfitta in Regione, avvocata d’affari berlusconiana, poi a Filippo Berselli, vecchio capo Msi, già finiano, già candidato nel 1994, già sindaco a Montefiore Conca per dieci anni, sui colli riminesi, portata via ai comunisti . La Lega ha bloccato tutto, puntando e candidando Manes Bernardini che oggi ha ricevuto la benedizione ufficiale di Roberto Maroni. “Il nostro candidato è bravo, giovane, con idee innovative: puntiamo su di lui per vincere”, ha detto oggi Maroni. La Lega che vince (senza il Pdl) a Bologna? In realtà l’obiettivo è consacrare la presenza e la forza del Carroccio nell’ex città rossa, giusto per chiedere e ottenere qualche poltrona di prestigio. Chi ne esce massacrato da questa scelta è il Pdl che ora dovrà trovare un candidato suo, pronto anche a perdere la faccia una volta che si arriverà a scrutinare le schede.
Farebbero bene però, tutti, a non sottovalutare i grillini. Che in questo caos possono raggiungere obiettivi che ieri non erano neppure sperati. Il ballottaggio? Forse troppo, ma il centrodestra spaccato fornisce una notevole spinta a Massimo Bugani, l’unico che può dire veramente di essere un volto nuovo. Anche perché nel 2009 il movimento Cinque Stelle fece risultati da capogiro. Non dimentichiamolo. Chi dovesse sottovalutare Bugani commetterebbe un gravissimo errore. Ma non c’è da stupirsi: il polso della situazione, in questo momento, non ce l’ha nessuno.

(SEGUE SOTTO...)
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,856
(...SEGUE DA SOPRA)

Insomma, il caos non manca. Merola intanto ieri ha accelerato e presentato il suo programma. “Non dobbiamo partire da ciò che abbiamo, ma da ciò che vogliamo”, Dozza,1952, frase che Merola cita nel suo programma.
Cosa promette Virginio Merola? Per riassumere in poche righe le 23 pagine di proposte, sicuramente nella sua città ideale il primo posto va al welfare, all’ambiente, alla cultura. Strizza l’occhio in particolare alle donne e ai giovani, il candidato, con proposte come le quote rosa al 30 per cento nei consigli d’amministrazione delle partecipate e un “patto della città con Università e studenti”. L’obiettivo non nascosto è conquistare la fiducia degli astenuti, di chi alla politica non crede più. Se vi va tutto bene io non vado bene, recita lo slogan di Merola.





“Gli stranieri ci tolgono case e posti negli asili”
La Lega a caccia di voti


Il primo manifesto fa discutere. "Noi siamo la città dell'accoglienza, il Carroccio offensivo e inopportuno". Il Movimento Cinque stelle: "E' il loro gioco speculare sull'angoscia che i momenti di crisi generano"
Lega o non Lega, questo il problema del Pdl bolognese che è lontano dall’essere risolto. Giancarlo Mazzuca, deputato Pdl, sostiene che sia giusto non separarsi dal Carroccio. Ma è una delle tante voci. Intanto la Lega viaggia, e lo fa da sola, almeno per adesso. La partita elettorale di Manes Bernardini candidato sindaco è già cominciata, battendo sul tempo gli altri giocatori: l’avvocato, commissario e consigliere regionale della Lega Nord la sua partita la sta già giocando. E le polemiche sono già iniziate.
La strategia di gioco della Lega Nord, nella “città dell’accoglienza”, come molti definiscono Bologna, si fa notare. A partire dalle decine di manifesti fatti affiggere nelle zone strategiche della città. “Indovina chi è l’ultimo“: è questo lo slogan del manifesto del Carroccio, rigorosamente verde, esposto nelle strade e alle fermate degli autobus. Nell’immagine, quattro personaggi di diverse etnie, raffigurati in modo folkloristico, bloccano la strada e lasciano indietro un anziano e suo nipote. La fila è per le case popolari, i servizi sociali e gli asili nido, il portone (chiuso) è quello del Comune di Bologna.
Un manifesto che fa infuriare associazioni e comitati civici. Lancia l’allarme Primavera urbana per voce di Lorenzo Alberghini: “Il manifesto della Lega rappresenta un declino razzista intollerabile per una città aperta e solidale come Bologna. Si tratta di messaggi che istigano all’odio e all’intolleranza, privi di riscontro reale, che rendono la città insicura”, scrive il comitato. Che chiosa con un po’ di ironia: “Siamo felici di notare che questa pericolosa propaganda abbia indotto una reazione indignata”. Alberghini si riferisce anche ai writers che, armati di bomboletta con vernice spray, hanno cancellato gran parte dei manifesti. Metodo non urbano, ma “era l’unico modo per far sentire la nostra voce”, dice uno dei frequentatori di centri sociali che, ovviamente, chiede di rimanere anonimo.
Manes Bernardini si scrolla di dosso le accuse: “Non si tratta di nulla di offensivo, dice, si tratta di una fotografia della realtà. C’è un sistema bi-regole che non premia il criterio della residenza. Si parla del criterio della residenza appunto, non del colore della pelle né della nazionalità”. L’ immagine nel manifesto, però, sembra raccontarla diversamente. E mentre il candidato consigliere comunale Pdl Lorenzo Tomassini prende le parti della Lega e parla di razzismo sì, ma verso gli italiani (“siamo realistici, non razzisti“), i militanti che presidiano il comitato elettorale della Lega in via Ugo Bassi preferiscono non esprimersi.
Allarme razzismo a Bologna? Massimo Bugani, candidato sindaco del Movimento Cinque stelle, pensa che in città non stia realmente montando un’ondata xenofoba. “E’ il gioco della Lega, quello di speculare sull’angoscia che i momenti di crisi generano, tutte le campagne elettorali leghiste si giocano su questo. In alcune persone la rabbia verso lo straniero sta nascendo, ma in questa città vedo anche molti esempi di integrazione e di rispetto”.
Nel sabato bolognese, con il centro presidiato dalle bandiere e dai banchetti politici, basta però fare qualche domanda agli edicolanti e ai commercianti per capire che quel manifesto non piace molto. Per niente. Tutti ripetono: “Bologna è una città di tutti, anche di chi arriva da lontano e ha un colore della pelle dverso dal nostro. Se lavora, è residente in città e ha diritto all’appartamento, non si capisce dove sia il problema. Non deve esserci una priorità per nessuno in base alla razza o al Paese di nascita, devono essere solo rispettate le regole. La Lega è così, questo è il loro stile, e siamo ancora all’inizio della campagna elettorale. Ne vedremo delle belle”.






“Pd ambiguo sul nucleare”
La Regione dice no, poi investe

Il Movimento 5 stelle pretende spiegazioni sul "supporto" che dovrebbe dare una commissione appena formata in materia di "uso civile dei reattori". Errani non vuole centrali, ma ha destinato molti soldi alla ricerca. E l'università forma i tecnici per il programma del governo appena congelato

Con la risoluzione anti-nucleare di ottobre i giochi sembravano chiusi: niente centrali in Emilia-Romagna. E invece si ritorna a discutere di atomo, tra le “ambiguità del Pd che apre alla ricerca sulle tecnologie di ultima generazione” e il Movimento 5 Stelle che invece chiede spiegazioni sulla natura della commissione regionale sul nucleare istituita a febbraio.
I dubbi del gruppo di Favia riguardano la delibera, approvata in sordina più di un mese fa, con cui la Regione si è dotata di un gruppo di 5 scienziati esperti di nucleare. Tra i componenti, presenti anche un tecnico dell’Arpa, uno del Politecnico di Milano, e uno proveniente dall’Enea di Bologna, ossia l’agenzia nazionale per lo sviluppo delle nuove energie, impegnata nello studio di sistemi radioattivi di ultima generazione. L’obiettivo dichiarato è quello di “fornire ai cittadini ogni informazione riguardo ai problemi del ricorso all’atomo”. Tra le attività, oltre all’assistenza nello smaltimento delle scorie di origine medica e alla dismissione della vecchia sito di Caorso, anche quella di “supporto alla Regione in materia di uso civile dell’energia nucleare“.
E proprio su questo punto il Movimento 5 Stelle ora vuole vederci chiaro: “Non comprendiamo la necessità di questa commissione – afferma Giovanni Favia, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle – nei prossimi giorni chiederemo che venga rettificata la delibera e riproposta in maniera più comprensibile, escludendo la citazione all’uso civile del nucleare”.

(...SEGUE SOTTO)
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,857
(...SEGUE DA SOPRA)

L’assessore regionale alle Attività Produttive Gian Carlo Muzzarelli però liquida la questione come “una polemica inutile”, e ribadisce l’importanza di un gruppo tecnico per mettere in atto le politiche della Regione. “Serve per riuscire a valutare scientificamente i progetti che arrivano dal Governo – spiega Muzzarelli – Dal 2009 ci siamo sempre opposti alla realizzazione delle centrali così come ci sono state proposte, e continueremo su questa linea”. L’assessore si scaglia poi contro il piano energetico messo a punto dall’esecutivo che, a suo parere, prevede “impianti non di terza ma di seconda generazione”. Ma allo stesso tempo apre a progetti che possano sviluppare un nucleare sicuro: “Non importa la fonte dell’energia. Se si tratta di energia pulita, ben venga la ricerca”.
Il timore di Favia è che con la formazione del gruppo di tecnici si possa “legittimare attraverso il parere scientifico la ricerca e le attività sull’atomo”. Per questo la prossima settimana il Movimento tornerà a chiedere che l’ Emilia-Romagna “affermi una volta per tutte il suo no al nucleare“. Sul tavolo anche la questione dei finanziamenti regionali alla ricerca, soprattutto alla luce della convenzione che l’Emilia-Romagna ha stipulato, tra gli altri enti, anche con l’Enea per il progetto Alta Tecnologia e Tecnopoli. Un investimento complessivo da 137 milioni di euro. “Domanderemo – ha aggiunto Favia – che venga applicata la massima trasparenza sull’utilizzo di questi soldi, affinché non siano destinati allo studio dei reattori”.
Non è la prima volta che in Regione si accendono discussioni intorno al nucleare. Da tempo la squadra capitanata da Favia esige dal centrosinistra meno ambiguità sull’argomento. A ottobre il consigliere 5 Stelle aveva ottenuto la modifica della risoluzione portata in aula dal Pd che chiedeva di investire negli impianti di quarta generazione. “Queste tecnologie non esistono. Sono un’utopia” avevano attaccato dal blog del Movimento 5 Stelle. Una polemica, quella col centrosinistra, mai sopita e che proprio ieri ha visto Roberta Mori del Pd accusare i grillini di voler «oscurare la ricerca».
Intanto, nonostante il no di Errani alle centrali, fuori dalla Regione l’Università pensa alla formazione del personale. Molti dei 10000 esperti necessari alla realizzazione del programma nucleare italiano potrebbero infatti provenire proprio da Bologna. L’11 febbraio scorso, mentre da una parte si approvava la creazione della Commissione sul nucleare, l’Enel e la francese Edf facevano tappa all’Ateneo bolognese, con un incontro dal titolo L’energia nucleare accende la ricerca.
Un convegno pro nucleare senza contraddittorio, destinato a studenti e ricercatori, dove si è ribadita la necessità del rilancio dell’atomo per liberarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili e raggiungere così l’autonomia energetica. Ad aprire l’incontro Pier Paolo Diotallevi, preside della Facoltà d’Ingegneria di Bologna. Del resto all’Alma Mater il nucleare è di casa. Quest’anno infatti è arrivato alla terza edizione il Master in Progettazione e Gestione dei Sistemi Nucleari Avanzati, patrocinato da Enea. Lo scopo è quello di formare esperti in tecnologie nucleari, in grado di gestire reattori a fissione. Nato con la benedizione del Pd (nel primo comitato scientifico era presente anche Gianluca Benamati, oggi deputato del centrosinistra), nel 2008 il corso ha ricevuto anche il riconoscimento della regione Emilia-Romagna, che ha dato la possibilità agli studenti di avere il rimborso della quota d’iscrizione (circa 2500 euro).
Gli istituti che offrono formazione nucleare sono organizzati in un Consorzio interuniversitario per la ricerca tecnologica nucleare a cui aderiscono sette università italiane: il politecnico di Milano e quello di Torino, le università di Bologna, Padova, Palermo, Pisa, Roma.





Un milione e mezzo al Ravenna calcio in cambio del via libera alla nuova centrale
Lo strano contratto di sponsorizzazione firmato dalla Carburanti del Candiano spa. Una cifra spropositata per una squadra di Lega Pro (ex serie C). Ma soprattutto non è chiaro né il vincolo contrattuale né il ruolo di alcuni politici-imprenditori. Le autorizzazioni da Regione e Provincia? Sono regolarmente arrivate

Ti sponsorizzo il Ravenna calcio, ma solo se verrà autorizzata una centrale per la produzione di biodiesel ed un inceneritore di oli vegetali da 53 megawatt nell’area portuale del petrolchimico ravennate. Il tutto con il non insolito intreccio di calcio e politica. Solo che qui il presidente onorario del Ravenna calcio è lo stimato Vidmer Mercatali, senatore del Pd nonché ex sindaco di Ravenna ed il presidente della squadra annuncia sul sito della sua società , la Ecit, tra le prossime commesse lavori per 35 milioni di euro legati per una non meglio precisata “Centrale Biodiesel / Elettrica – Ravenna”.
La denuncia arriva dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Giovanni Favia che parla di “contratto anomalo” e che sta studiando un esposto da portare in Procura della Repubblica di Ravenna nei prossimi giorni le carte relative al contratto di sponsorizzazione tra la Carburanti del Candiano Spa appartenente al gruppo Setramar dell’imprenditore Giuseppe Poggiali ed il Ravenna calcio. “Spetta agli organi competenti, legislativi e giudiziari esprimersi, noi segnaliamo questa anomalia”, dice il consigliere regionale che sta predisponendo anche una interrogazione.
Il fatto. Esiste un contratto fra la Carburanti del Candiano Spa, del gruppo Setramar e il Ravenna Calcio. Fino a qui nulla di strano. “La sponsorizzazione a favore del club, però, è subordinata all’ottenimento di “i titoli autorizzativi per la realizzazione dello stabilimento industriale” per la costruzione di un impianto per la produzione di biodiesel da materie prime di importazione e una nuova centrale elettrica da 53 MW nella città di Ravenna” spiega Favia. Il contratto di sponsorizzazione è risalente al 21 maggio 2009. “Ci domandiamo se sia lecito o quanto meno opportuno vincolare una sponsorizzazione al buon esito della valutazione d’impatto ambientale. Vorremmo infatti supporre che inceneritori da oli vegetali, centrali di produzione di biodiesel e pallone non siano parte di uno stesso mondo”, continua. A livello di autorizzazioni il 26 ottobre 2010 il ministero dell’Ambiente e quello ai Beni Culturali, hanno dato il via libera al progetto come informa la stessa società del gruppo Poggiali ed ora gli ulteriori iter autorizzativi sono in mano alla Regione Emilia Romagna ed alla Provincia di Ravenna.
Il Comune di Ravenna, con il sindaco Matteucci (Pd) che aveva difeso la sponsorizzazione dagli attacchi dei grillini, con una delibera urbanistica del 7 marzo ha dato il via libera al progetto dal punto di vista urbanistico. L’impianto di trattamento da biodiesel avrà una capacità pari a 350.000 tonnellate l’anno. 250.000 tonellate l’anno di biodiesel più ulteriori 100.000 tonnellate l’anno di cosiddetto “poweroil” (incentivato con i cosiddetti “certificati verdi” per le rinnovabili) provenienti da oli vegetali provenienti via nave dal Sud Est Asiatico. Questo nel contesto di un area, quella del petrolchimico già sottoposta a forte inquinamento ed impatto ambientale.

(...SEGUE SOTTO)
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,858
(...SEGUE DA SOPRA)

La sponsorizzazione: 1,5 milioni per cartelloni a bordo campo. Quel che fa storcere il naso a Favia ed al candidato sindaco civico dei grillini Pietro Vandini, oltre alla clausola che vincola la validità del contratto alla realizzazione degli impianti industriali “è “l’esposizione mediatica risibile a fronte di un contratto di sponsorizzazione da 1,5 milioni di euro in quattro anni”. La Carburanti del Candiano Spa “è un sponsor secondario, nemmeno presente sulle maglie, di una formazione che milita a metà classifica in Lega Pro, ex Serie C. Molte squadre di A non riescono ad arrivare ad ottenere tali cifre”. Meglio: in pochissime ci riescono.
In totale sono quattro rate da 350.000 euro all’anno, Iva esclusa, da pagarsi in due rate da 175.000 l’una. In cambio si legge nel contratto è prevista “esposizione del marchio su rotor per un tempo di 4 minuti nel corso di ogni gara”, “esposizione del marchio sulla panchina del quarto uomo”, “pubblicità fonica allo stadio per 2 passaggi da massimo 12 secondi per ogni gara”, “esposizione del marchio su calzoncini delle squadre del settore giovanile”, “esposizione del marchio presso il centro di allenamento di Glorie“, “esposizione del marchio nel back drop delle interviste presente all’interno della sala stampa”, “esposizione del marchio nelle locandine promozionali e nella distinta distribuita in tribuna”, “esposizione del marchio nel sito internet ufficiale del Ravenna Calcio “.
Poi una serie di attività di ufficio stampa, conferenza stampa di presentazione della sponsorizzazione, articolo pubblicato sulla rivista ufficiale del Ravenna e all’interno del sito internet della stessa società di calcio. 2 tessere di tribuna Gold, 4 tessere tribuna vip, 8 inviti alla cena di Natale degli sponsor del Ravenna, eventuali donazioni di biglietti durante la stagione, una visita dei giocatori in azienda (su specifica richiesta della “Carburanti”), volantinaggio allo stadio Benelli, utilizzo dell’identità visiva del Ravenna calcio.
La condizione necessaria. La parte che più suscita curiosità è quella relativa alla “condizione sospensiva”. Nella parte iniziale del contratto di sponsorizzazione , firmato nel maggio del 2009, si spiega che “Carburanti del Candiano Spa ha come oggetto sociale la produzione e commercializzazione di biodiesel e di energia elettrica” e “Carburanti ha avviato le pratiche per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie alla realizzazione di uno stabilimento industriale per la produzione di biodiesel ed energia elettrica da oli vegetali nella zona portuale all’interno del sito petrolchimico multisocietario di Ravenna . Si arriva poi al punto 6, la cosiddetta “condizione sospensiva” dove viene specificato che “l’accordo di sponsorizzazione è vincolato al verificarsi della situazione configurata in premessa ed essenziale e cioè che la Carburanti abbia ottenuto i titoli autorizzativi per la realizzazione dello stabilimento industriale meglio indicato in premessa entro il 31 dicembre 2009”. In pratica se non si fa la centrale il Ravenna calcio non avrà i suoi soldi. L’Italia si sa è terra di lungaggini burocratiche e le proteste contro questi tipo d’impianti inquinanti come le centrali ad oli vegetali (in questo stabilimento ne verrebbero bruciati circa centomila tonnellate provenienti via nave dal sud est asiatico) sono all’ordine del giorno. Così per meglio tutelarsi da eventuali inghippi il contratto spiega che “l’eventuale validità della presente lettera d intenti verrà automaticamente prorogata di un ulteriore anno e cioè fino al 31 dicembre 2010 divenendo pertanto questo anche il termine finale per il verificarsi delle condizioni di cui sopra, qualora la stessa non si sia verificata entro il predetto termine entro il 31 dicembre 2009”. Tutto però è filato per il verso giusto per la Carburanti del Candiano Spa sul versante di Roma visto che lo scorso 26 ottobre è arrivato il primo via libera ed ora la partita finale è nelle mani di Regione e Provincia di Ravenna.
L’azienda del presidente e la centrale di Candiano. Il presidente del Ravenna Gianni Fabbri ha minacciato querela definendo “demenziali” le accuse dei grillini che a loro volta hanno risposto con il consigliere regionale Favia che “sarà Fabbri ad essere querelato mentre l’ex sindaco e senatore del Pd Mercatali dovrebbe dimettersi dal suo ruolo, visto che sembra non conoscere nemmeno gli iter autorizzativi a livello politico”.
Fabbri ha chiesto ed ottenuto anche un incontro con Vandini. Da parte sua Fabbri ha spiegato “la bontà del progetto della centrale e l’importanza per il sostegno della squadra sportiva“. Vandini ha dichiarato di non aver nulla contro il Ravenna calcio ma “desidero solo tutelare la salute dei cittadini e fare chiarezza” . Rilanciando però su una nuova questione. L’azienda di impianti elettrici Ecis, di proprietà di Fabbri secondo il Movimento 5 Stelle “avrebbe in ballo un affare da 35 milioni di euro per lavori dentro la nuova centrale”. Controllando sul sito della Ecis, alla voce realizzazioni si legge una commissione di quell’importo per una non meglio specificata “centrale elettrica biodiesel di Ravenna”. Il costo di realizzazione totale di quella centrale sarà di oltre 100 milioni di euro. Mentre l’indotto annuo sarà intorno a 288 milioni di euro come dichiarato dalla società di Poggiali dove un ruolo determinante lo avranno gli incentivi pubblici per la combustione di oli vegetali attraverso il meccanismo dei certificati verdi. “Nulla di illegittimo chiariamo, ma il legame tra Fabbri e la Carburanti del Candiano qui è evidente” dice Vandini.
Calcio & politica. Il calcio, nonostante il Ravenna navighi nella ex serie C con la miseria di 564 abbonati e nelle ultime partite con Paganese e Sorrento i paganti siano stati rispettivamente 412 e 533 è sempre un ottimo veicolo di consenso politico-mediatico. Da qui l’attacco dei grillini che fanno notare come ”il consenso dei cittadini passa anche attraverso il calcio, ne sa qualcosa Vidmer Mercatali, senatore del Partito Democratico , ex sindaco della città e ora presidente Onorario del Ravenna Calcio”. Sia Mercatali, ma in prima battuta il sindaco di Ravenna Matteucci hanno difeso sia la bontà della sponsorizzazione che del progetto della centrale a biodiesel e l’inceneritore alimentato ad oli vegetali. No comment invece da parte della società Carburanti del Candiano.
Powered by mvnForum

Sign up

Meetup members, Log in

By clicking "Sign up" or "Sign up using Facebook", you confirm that you accept our Terms of Service & Privacy Policy