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RASSEGNA STAMPA: NOSTRI COMUNICATI E ARTICOLI SU DI NOI

Silvia Patini (.
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Bologna, BO
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COMUNALI BOLOGNA: MEROLA OLTRE IL 50%. SORPRESA BUGANI CHE POTREBBE SFIORARE IL 10%

Virginio Merola, candidato sindaco alle elezioni di Bologna, sul filo del 50%: in bilico dunque la vittoria al primo turno. L'ago della bilancia è ancora una volta la lista 5 stelle che potrebbe sfondare il 10%. A rivelarlo l'ultima indagine giunta sul tavolo del segretario Pd Raffaele Donini, in base alla recente rilevazione effettuata su circa 2mila intervistati, ma che ancora risente dell'assenza di un candidato "incoronato" dal Pdl. Centrodestra in difficoltà, con un risultato che si attesta intorno a un 30% complessivo, e la Lega Nord che grazie a un candidato di bandiera come Manes Bernardini rischia di scavalcare il Pdl.
Il leader Donini insiste: "Lavoriamo per la vittoria al primo turno": il centrosinistra sfonderebbe già in fatti di alcuni punti il tetto del 50%, mentre il centrodestra composto da Pdl e Lega non andrebbe oltre il 30%. Il restante 20% se lo dividono Stefano Aldrovandi con il Terzo polo - ma insieme non supererebbero comunque il 10% - e il candidato "grillino" Massimo Bugani, che invece potrebbe arrivare alla doppia cifra e diventare il vero ago della bilancia della consultazione. A far levitare il risultato del centrosinistra non sarebbe per tanto il Pd, quanto gli alleati di Sel e Idv, capaci di "drenare" voti ai Democratici. Se via Rivani non raggiungerebbe infatti il 40% (in discesa rispetto al 41% incassato nel Comune di Bologna alle ultime regionali), i vendoliani superano stavolta il 5% e grazie alla spinta di Amelia Frascaroli potrebbero arrivare fino al 10%. In crescita pure i dipietristi dell'Idv, che pur non raggiungendo la doppia cifra ci si avvicinerebbero molto più che alle ultime comunali, quando si fermarono al 4,43%. Non sfonda invece il progetto del Terzo polo di Udc e Fli.
Il risultato delle due forze politiche si avvicina molto al tradizionale consenso del partito di Pierferdinando Casini sotto le Torri, attorno al 5%. Poca benzina per il civico Stefano Aldrovandi, appoggiato dai due partiti e da Giorgio Guazzaloca. A conti fatti per il proprietario della Busi impianti non sembrerebbe eguagliare il 12,7% incassato dall'ex sindaco alle ultime comunali. L'ex manager Hera resterebbe quindi sotto o al massimo intorno al 10%. Un risultato cui fa da contraltare un consolidamento dei grillini in sintonia col successo delle regionali. La lista 5 Stelle, che alle ultime comunali si ferm al 3%, oggi sarebbe stimata molto vicina al 10%, con una forbice che scavalla la doppia cifra. Una buona notizia per il candidato Massimo Bugani, che riuscirebbe in questo modo a superare persino l'8,9% del 2010, miglior risultato di sempre della lista Grillo sotto le Torri. Notizie assai meno buone per il centrodestra di Pdl e Lega Nord. Questa volta il partito del premier non riuscirebbe a raggiungere nemmeno il 20%, attestandosi molto al di sotto del tradizionale 25% che rappresenta il bacino elettorale dei berlusconiani.
A "scippare" consensi al Pdl sarebbero gli alleati del Carroccio, che dal 3,14% delle ultime comunali arriverebbero stavolta a sfiorare la soglia del 10%. E a superarla ampiamente se il candidato sarà un leghista. Secondo alcune rilevazioni in mano al Pd il "sorpasso" della Lega Nord ai danni del Pdl, con il traino di un candidato leghista come Manes Bernardini, sarebbe possibile, come del resto hanno confermato anche alcuni sondaggi del partito del premier, che davano una Lega al 16% contro un Pdl al 13%. Con questi numeri, la differenza tra primo e secondo turno la faranno i grillini di Bugani, che se superassero il 10% potrebbero impedire una vittoria del centrosinistra al primo turno. Il ballottaggio non sarebbe una tragedia per il centrosinistra. Se il Pdl appoggerà Bernardini, il leghista avrebbe vita dura al secondo turno, riuscendo a raccogliere solo un 40% totale, compresi i voti di Aldrovandi. Più insidioso (ma assai meno probabile senza l'appoggio del Pdl) un secondo round di Merola contro l'ex manager Hera.




Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 26 marzo sulle percentuali di voto per le comunali:

«NON ho dubbi che Virginio Merola vincerà al primo turno». Nel giorno in cui Piero Fassino cala a Bologna per lanciare la volata al candidato Pd, il sondaggio che dà il centrosinistra vincente al primo turno fa discutere entrambi gli schieramenti. In moto gli alleati, pronti a sfidarsi per aggiudicarsi la palma di secondo partito della coalizione. Con i vendoliani decisi a mettere una seria ipoteca sulla carica di vicesindaco: «Se siamo la seconda forza della coalizione mi pare ovvio che Merola ne tenga conto per un ticket» dice la segretaria Sel Cathy La Torre. Ma ieri è stato anche il giorno del "patto" tra Bologna e Torino, col candidato sindaco del capoluogo piemontese Fassino sotto le Torri per "benedire" Merola. «Non ho alcun dubbio che vincerà subito» dice l' ex segretario Ds, accompagnato dall' ex portavoce storico di Cofferati Massimo Gibelli. Fassino ridimensiona anche la sfida con il leghista Manes Bernardini: «Noi eravamo federalisti prima della Lega» dice Fassino, che dà "via libera" anche al contestato slogan di Merola "Se vi va tutto bene, io non vado bene": «Mi piace - dice l' ex leader Ds - è coraggioso». L' ex assessore di Cofferati ricambia eleggendo Torino a "modello": «La trasformazione di quella città negli ultimi 20 anni deve essere un esempio per noi. È arrivato il momento di cambiare». Ma mentre Merolaè in partenza per il suo tour nelle città europee a caccia di idee, a tenere banco è il sondaggio Pd che dà il candidato vincente al primo turno. Il segretario Pd Raffaele Donini sdrammatizza: «Non abbiamo ancora vinto. Concentriamoci». Ma il dibattito cresce. Attacca l' ex sindaco Giorgio Guazzaloca, sponsor del civico Stefano Aldrovandi: «Il sondaggio non ha un gran valore, serve al Pd per caricare i suoi». Ammette la possibilità che l' ex assessore vinca subito invece il coordinatore regionale Pdl Filippo Berselli: «Anche a noi risultano percentuali simili». Bellicosi i grillini di Massimo Bugani, accreditati a circa il 10%, che sfidano Merola: «Saremo noi i suoi avversari veri». Ma a discutere sono soprattutto Idv e Sel, entrambi in crescita a contendersi il posto di secondo partito del centrosinistra. I vendoliani, uniti in lista all' ex primarista Amelia Frascaroli, puntano al 78% e mirano alla poltrona di vicesindaco. Franco Grillini, capolista Idv in Comune, imputa il calo del Pd al caso Delbono e promette: «Il secondo partito saremo noi». Più cauta la coordinatrice Silvana Mura: «Anche se Sel dovesse superarci, il tutto va a beneficio del risultato». -
Silvia Patini (.
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Bologna, BO
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Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 23 marzo sulla "richiesta di chiarezza fatta da Max a Cevenini":

Cevenini atto II: Da capolista mi gioco tutto

«IN questa elezione mi gioco la mia credibilità, quella che qualcuno ha voluto mettere in discussione». Sguardo cupo e tono grave, Maurizio Cevenini ci mette la faccia, dopo la malattia che l' ha costretto cinque mesi fa a ritirarsi dalla corsa a sindaco, tra rimpianti e critiche. Capitan Cevenini guida la pattuglia Pd: è capolista e ne sente il peso. «Se non andrà bene, sarà una mia sconfitta». E nel risultato ci mette tutto: quello del partito, ma anche quello personale. Se il Cev delle 4mila preferenze del 2009 dovesse perdere smalto, dopo il malore che lo ha fermato, allora vorrebbe dire che la gente non lo ha "capito". Un mito che andrebbe infranto. Seduto accanto al segretario Pd Raffaele Donini, che non risparmia ringraziamenti, il Cev sa che era più facile starsene a casa stavolta. Uscito di scena per quella ischemia transitoria che lo ha costretto a rinunciare al sogno della vita, come spiegare che la benzina che non c' era più per fare il primo cittadino ora c' è per fare il capolista del Pd? «Non mettiamoci la malafede» risponde lui. «Fare il consigliere comunale non è come fare il sindaco in una città in cui c' è l' elezione diretta». Dice di più: «Se il sindaco fosse ancora eletto dal consiglio comunale non mi sarei ritirato». In quel caso infatti un eventuale problema di salute non avrebbe portato al commissariamento. «È l' insostituibilità del sindaco data dalla legge che mi ha costretto a rinunciare». E allora il soldato Cev fa quel che ha sempre fatto: risponde alla chiamata Pd. Pronto ancora a spendersi, col suo "tesoretto" di voti. Una cosa più forte di lui: «Ho pesato le cose - confessa - Ho pensato se guardare dall' esterno, come tanti amici mi hanno detto. Stare alla finestra, a questo giro. Io però penso che per il mio equilibrio, anche personale, sia meglio esserci. Mettermi in gioco, anche questa volta. Certo, non è come correre per fare il sindaco, ma dare un contributo mi permette di chiudere un anno difficile». Controindicazioni mediche non ce ne sono. Se Donini lo apostrofa leggero («correrà in lungo e in largo») il Cev frena: «A me non viene chiesto l' impossibile. Io tra la gente ci sono sempre stato. A mezzanotte andrò a letto, come mi sono imposto di fare dopo la malattia». Poi si vedrà se restare in consiglio comunale o lasciare per il consiglio regionale, dove è eletto da marzo 2010. Il candidato grillino Massimo Bugani già lo attacca: «Cevenini ci dica se una volta eletto in Comune sarà consigliere o se tornerà in Regione. I cittadini hanno il diritto di saperlo, se no la sua candidatura è solo uno spot elettorale». Ma mister Preferenze glissa: «Io per ora di incarichi ne ho uno, in viale Aldo Moro. Dico solo che le due cariche, consigliere comunale e regionale, non sono incompatibili. Poi discuteremo». Davanti agli occhi c' è la campagna elettorale, da fare con l' amarezza di uno slogan che strappa un sorriso mesto: «Se mi volevi sindaco scrivi Cevenini sulla scheda».
Silvia Patini (.
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Bologna, BO
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Dai giornali on line "La Repubblica di Bologna" e "Il Domani di Bologna" del giorno 29 marzo sulle nuove nomine del Cda Hera e su ciò che ha detto Giovanni in tal senso:

HERA, E' RIVOLUZIONE NEL CDA ENTRA L'ASCOM CON TONELLI

Il Comune indica anche la Saoncella (ex Granarolo) e Roda. Ora i soci privati dovranno indicare gli altri quattro consiglieri. Tra un mese l'assemblea

Rinnovo totale nel Cda di Hera, il Comune ha indicato Rossella Saoncella, Mauro Roda e Giancarlo Tonelli come consiglieri. Ieri il comitato di sindacato dei soci pubblici, che hanno una quota quasi del 60%, ha scelto 14 componenti del nuovo consiglio. Entro l'8 aprile toccherà ai soci privati indicare 4 consiglieri (tra i quali resta in pole position Marco Cammelli per Carimonte) poi i 18 nomi verranno nominati dall'Assemblea del 29 aprile.
Il commissario Anna Maria Cancellieri, che aveva già annunciato l'intenzione di non confermare il presidente dell'Atc, Francesco Sutti perché contraria ai doppi incarichi, ha imposto la "quota rosa" della Saoncella, ex direttore generale della Granarolo. Sutti, indicato nel 2008 dal sindaco Sergio Cofferati, deve quindi lasciare viale Berti Pichat. Niente rinnovo anche per Paolo Trombetti, indicato dall'ex sindaco Flavio Delbono in sostituzione di Luciano Sita, scelto come assessore, e Francesco Zolea. Di segno "bipartisan" le new entry Mauro Roda e Giancarlo Tonelli.
Roda, ex presidente Pd del quartiere San Vitale, è presidente della Fondazione Duemila che amministra i beni degli ex Ds, con sede in via Rivani. Tonelli è il direttore di Ascom ed è stato segretario locale del Ccd, oggi vicino all'Udc. Cancellieri ha rifiutato quindi l'ipotesi di nomine "a tempo determinato" sul modello di quanto successo all'aeroporto e, a poco più di un mese dalla fine del suo incarico, ha scelto tre nuovi consiglieri che "resteranno in carica un mandato completo".
Una mossa che si era attirata le critiche dell'Idv per il metodo ("commissario ci ripensi, rimandi la scelta al nuovo sindaco") e ieri quelle della Lega nel merito. "Io sono assolutamente scandalizzato da scelte come queste, che rispondono solo a logiche di spartizioni tra partiti - dice Manes Bernardini della Lega Nord - fatte a 40 giorni dal voto. Sono del tutto inopportune, faremo un dossier su tutte le nomine delle partecipate". I "grillini" del movimento 5 stelle, attaccano la scelta di Mauro Roda, presidente del comitato di tesoreria del Pd bolognese che, secondo Giovanni Favia, "non rappresenta proprio l'esempio di netta divisione fra politica e affari che sarebbe bene dare".
Il plauso invece è unanime nella battaglia contro i doppi incarichi di Cancellieri, anche se secondo Angelo Maria Carcano della Lista Nettuno "il numero di incarichi è un falso problema, bisogna guardare alle competenze". Esulta invece Ascom, che ha sempre sostenuto con forza le iniziative del commissario, di fronte alla nomina di Tonelli. "Questa scelta è un bellissimo segnale da parte dell'amministrazione - ha detto Enrico Postacchini, presidente dell'associazione dei commercianti - fa onore al direttore, il merito è suo". Confermati alla guida della multiutility Tomaso Tommasi di Vignano e Maurizio Chiarini. I comuni della Romagna, oltre a Tommasi hanno indicato Nicodemo Montanari, Filippo Brandolini, Roberto Sacchetti e Valeriano Fantini, mentre Ferrara ha puntato su Fabio Giuliani. Per Modena invece Giorgio Razzoli, Mara Bernardini e Luca Mandrioli. Confermato Luigi Castagna.






NOMINE La scelta del commissario fa discutere. Sutti è fuori e la sua esclusione trova tutti d’accordo
CANCELLIERI HA RIDISEGNATO IL CDA DI HERA
Entrano Tonelli di Ascom, Saoncella (ex manager di Granarolo) e Roda del Pd

Il commissario straordinario Annamaria Cancellieri si sbilancia e per il consiglio d’amministrazione di Hera, a cinquanta giorni dalle elezioni amministrative, sceglie tre nomi che ieri hanno fatto discutere i politici e che aprono, a domino, nuovi scenari. Il commissario ha scartato l’ipotesi di nominare dirigenti comunali che si sarebbero dimessi all ’indomani dell’elezione del sindaco (una via d’uscita spesso seguita in caso di nomine ravvicinate al voto). Ha scelto invece di sbilanciarsi, seppure in modo bipartisan. Nel cda della multiutilities entreranno infatti Giancarlo Tonelli, direttore dell ’Ascom, già segretario del Ccd cittadino e molto vicino all’Udc, in particolare a Pierferdinando Casini; di contro, entra pure Mauro Roda, già tesoriere dei Ds e del Pd, nel mandato Delbono presidente del quartiere San Vitale e oggi presidente della Fondazione Duemila; Rossella Saoncella, classe ‘54, ex direttore generale della Granarolo di Luciano Sita, che la volle con lui dopo aver condiviso con la manager l’esperienza in Conad. Dunque si rinnovano tutti e tre i nomi espressione di Palazzo d’Accursio in Hera, a parte Maurizio Chiarini, amministratore delegato, che viene confermato. Escono di scena quindi sia Stefano Zolea che Paolo Trombetti (l’avvocato che tra l’altro ha assistito l’ex sindaco Flavio Delbono durante il Cinzia-gate). La notizia è contenuta in un comunicato diffuso ieri al termine della riunione del patto di sindacato di Hera, che ha riunito i Comuni azionisti per le nomine da portare all’assemblea dei soci del 29 aprile prossimo. Per i Comuni della Romagna quattro rinnovi e una new entry: confermati Tomaso Tommasi di Vignano, che rimane alla presidenza del gruppo, Nicodemo Montanari, Filippo Brandolini, Roberto Sacchetti, ed entra Valeriano Fantini. Modena conferma Giorgio Razzoli e Mara Bernardini e indica ex novo Luca Mandrioli. Ferrara punta su Fabio Giuliani che subentra a Mauro Cavallini. Dal cda della multiservizi esce dunque il presidente di Atc Francesco Sutti, nominato nel 2008, che è anche presidente dell’Atc: ma non è una sorpresa, visto che da tempo Cancellieri aveva annunciato la linea dura contro i doppi incarichi. Proprio sull’esclusione di Sutti tutto il panorama politico sembra d’accordo. Meno, però, sui tre nomi calati dal Commissario. Il primo a stroncarli è il candidato sindaco della Lega, Manes Bernardini, per il quale In particolare Roda e Saoncella
sono «soluzioni politiche più che scelte professionali». Oltre tutto, rileva, c’era la possibilità «formale» di rinviare le nomine a dopo il voto: «Non trovo opportuno che il Commissario proceda al rinnovo dei componenti del cda di Hera, anche per la rilevanza strategica che il pacchetto azionario riveste per il Comune». Contrari anche i grillini, che dopo aver lodato lo stop ai doppi incarichi, passano a bocciare la scelta di Cancellieri: «Non rappresenta proprio l’esempio di netta divisione tra politica e affari che sarebbe bene dare», soprattutto nel caso di Roda, aggiunge il consigliere regionale Giovanni Favia. Ma forse al di là di chi attacca, è più interessante chi ringrazia (l’Ascom, col presidente Enrico Postacchini: «Un bellissimo segnale che fa onore al direttore Tonelli»), chi dà una lettura completamente opposta (il candidato civico Stefano Aldrovandi, appoggiato dal Terzo Polo di Fini e Casini: «Mi sembra di vedere che all’interno del consiglio Cancellieri nomini anche qualche funzionario e quindi evidentemente in maniera intelligente prepara dei posti che possono essere sostituiti»). Infine il Pd, che sceglie
Silvia Patini (.
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Bologna, BO
Post #: 1,864
Dal giornale on line "Il Domani di Bologna" del giorno 30 marzo sullo scontro sulle nuove case che la regione vuole costruire:

Approvato il piano di housing sociale. Una convenzione stabilirà le regole per accedere ai finanziamenti
TRENTA MILIONI IN ARRIVO, SCONTRO SULLE NUOVE CASE
Via libera in aula. Favia: basta costruire, recuperiamo gli immobili fatiscenti

Trenta milioni di euro per la nuova costruzione, il recupero e l’acquisto di appartamenti da destinare alla locazione permanente, a lungo (25 anni) o medio (10 anni) periodo, a medio periodo con patto di futura vendita. È quanto prevede lo schema di convenzione sugli interventi per il piano di edilizia sociale, approvato ieri con l’astensione di Pdl e Movimento 5 stelle, in Assemblea legislativa. Ora i Comuni dovranno adottare gli interventi finanziati dal programma di edilizia residenziale sociale 2010, di cui alla fine di questo mese scade il bando regionale. Tutti gli interventi realizzati in attuazione del programma, che stanzia 30 milioni di euro, sono assoggettati appunto a convenzione tra i Comuni e i soggetti che ne sono titolari: cooperative, imprese private, società di scopo Acer. Lo schema di convenzione definisce i criteri e i parametri ai quali devono attenersi le intese che regolano i rapporti tra questi operatori e i Comuni, in particolare per determinare: le caratteristiche edilizie degli alloggi e le loro tipologie, i canoni di affitto, la durata delle locazioni, i prezzi di cessione degli appartamenti. Nel dibattito, Marco Lombardi (Pdl) ha sollevato il problema del costo elevato teleriscaldamento, in contrasto con l’edilizia sociale. Giovanni Favia (Movimento 5 stelle) critica il finanziamento a nuove costruzioni mentre «sarebbe più utile destinare i fondi al recupero del patrimonio edilizio esistente», fermo restando che a suo giudizio l'housing sociale favorisce le fasce intermedie della popolazione e non quelle davvero indigenti. Gabriele Ferrari (Pd) ha sottolineato invece che il recupero è contemplato tra le tipologie d'intervento del piano e anzi, quando possibile, è da preferire alla nuova costruzione.




Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 30 marzo sulla questione degli immigrati e commento di Max:

I PROFUGHI LIBICI IN EMILIA: BERNARDINI E ALDROVANDI: "VIA DA QUI"
Il leghista: "Fora di ball lo dico anch'io, in bolognese". E Bossi: il Pdl lo appoggi. Il grillino Bugani: "La solidarietà deve distinguere tra rifugiati politici e altri immigrati"

"Bossi dice "immigrati föra di ball"? Dico lo stesso anch'io, ma in bolognese". Il candidato sindaco leghista Manes Bernardini sposa pienamente la linea nazionale del Carroccio, che di fronte alle migliaia di profughi del Nord Africa in arrivo sulle coste di Lampedusa preferisce chiudere i porti. Di fronte all'emergenza immigrati, che sta impegnando il governo regionale di Vasco Errani, anche il "volto gentile" della Lega Nord bolognese fa la voce grossa. E da Roma incassa la benedizione del Senatur che alla Camera fa pressing sui colleghi del Pdl: a Bologna dovete appoggiarlo.
"Non è una questione di razzismo" spiega il candidato sindaco del Carroccio. "Il problema è che noi non abbiamo proprio la capacità di accogliere queste persone". La sua è la linea romana, presa parola per parola, comprese le colorite e inequivocabili dichiarazioni del Senatùr, che vorrebbe rimpatriare seduta stante i profughi. "I nostri servizi, a Bologna, non riescono a soddisfare tutta la richiesta interna. C'è gente, da noi, che cerca una casa e che ha bisogno di assistenza. In queste circostanze non possiamo permetterci di accogliere i profughi del Nord Africa. Bisogna lasciarli in Sicilia e da lì riportarli subito a casa loro. Poi gli si dà una mano nei loro paesi di origine", insiste Bernardini, che dispensa lodi al ministro degli Interni Roberto Maroni. "Sta gestendo ottimamente la situazione, in circostanze difficili, perché noi italiani siamo lasciati soli con questa che è una emergenza umanitaria. L'Europa se ne frega, sgancia le sue bombe e poi non si preoccupa del fatto che questa gente si riversa sulle nostre coste".
Più soft nella forma, ma identiche nella sostanza, le parole del civico Stefano Aldrovandi, che numeri alla mano dice no all'arrivo sotto le Torri dei profughi del Nord Africa: "Bologna oggi non è nelle condizioni di accoglierli. Abbiamo tenuto aperto il dormitorio di via Capo di Lucca solo grazie all'impegno dei cittadini. La gente dorme per strada. I nostri servizi sono al limite della semi-disperazione. La prima cosa che deve fare il nuovo sindaco è rimettere in sesto il nostro welfare, ma fino ad allora la città non è in condizione di occuparsi di altre persone".
Porte chiuse anche per l'ex manager Hera insomma, mentre a sinistra le soluzioni sono molto diverse. Il candidato Pd Virginio Merola, ieri a Gent, in Belgio, per il suo tour elettorale a caccia di progetti per Bologna, "benedice" la linea del governatore e la fa sua: "Sono perfettamente d'accordo con il presidente Vasco Errani, pronto a fare la sua parte e a prendersi la sua responsabilità per aiutare questa gente, come tutta l'Italia deve fare". Linea sposata in modo bipartisan anche dal "grillino" Massimo Bugani, prontissimo ad aprire le porte dell'accoglienza, seppure con un distinguo: "Bisogna separare i rifugiati politici che arrivano da zone di guerra, e quelli che invece sono semplici immigrati. I primi vanno assolutamente accolti - spiega il candidato del Movimento a 5 Stelle -. È un nostro dovere di cittadini aiutare chi sfugge a una situazione di pericolo. Gli altri invece no, vanno accolti solo se hanno un regolare lavoro nel nostro paese. È una questione delicata, da gestire con attenzione".

Silvia Patini (.
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Bologna, BO
Post #: 1,868
Dal giornale on line "Il Domani di Bologna" del giorno 31 marzo sull'azione politica sulle infiltrazioni politiche in regione e ciò che hanno detto Giò e Andy:

Il capogruppo Monari: servono risorse per evitare che il tessuto economico sano venga aggredito
«PIU' UOMINI E MEZZI CONTRO LA MAFIA»
Una risoluzione del Pd chiede di istituire un’agenzia regionale della Dia

Costituire anche in Emilia-Romagna un’agenzia operativa della Dia (Direzione investigativa antimafia), per combattere meglio le infiltrazioni e il radicamento della criminalità organizzata: lo chiede la Regione Emilia-Romagna, all’unanimità. L’Assemblea legislativa ha infatti approvato all’unanimità una risoluzione del Pd (primo firmatario Marco Carini), che impegna la Giunta regionale a sollecitare il Ministero dell’Interno affinchè istituisca la Dia anche in Emilia-Romagna. Carini ha ricordato che nei primi sei mesi 2010, «su 12.828 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette ad alto rischio di riciclaggio registrate in Italia, ben 910 proveniva dall’E milia-Romagna (il 7,09%, quinto posto in Italia dietro Lombardia, Lazio, Campania e Toscana), che secondo dati della Dia nazionale, è al quarto posto tra le regioni del centro nord per reati di estorsione, con statistiche simili per l’usura». «Uomini, mezzi e risorse - ha sottolineato il capogruppo del Pd, Marco Monari - sono quantomai necessari se si vuole evitare che un tessuto economico sano quale il nostro possa essere aggredito con successo dalla criminalità organizzata. La Regione ha sempre fatto e continuerà la propria battaglia, ma in un momento di crisi economica» il pericolo aumenta per le grandi quantità di denaro di cui dispongono le mafie: «si rischia che il frutto di affari illeciti venga riciclato nelle nostre aziende», inquinandole. Per questo, ha aggiunto, serve uno sforzo del Ministero «per dotare il nostro territorio di uno strumento in grado di impedire che ciò accada». Per Monica Donini (Fds) «i dati dimostrano l’infiltrazione, spesso sottovalutata, della criminalità organizzata nel nostro territorio». Il “grillino” Andrea Defranceschi ha condiviso l’azione politica diffusa per contrastare le infiltrazioni mafiose che sono presenti, ha detto, «anche nell’appennino bolognese» e il suo collega Giovanni Favia ha sostenuto che «la collusione con la criminalità riguarda anche la classe politica: la trasparenza deve partire prima di tutto dai consessi istituzionali».
Anche Gian Guido Naldi (Sel-Verdi) ha invitato a «non sottovalutare: la crisi economica facilita l’ingresso dei capitali malavitosi». Dati comunque “allarmanti” per Andrea Pollastri (Pdl): «in diversi settori produttivi della nostra economia si registrano infiltrazioni» e «la criminalità organizzata - ha aggiunto Alberto Vecchi del Pdl - si sposta nei territori ricchi, quindi bisogna alzare la guardia». Per Franco Grillini (Idv) serve però più impegno per «non ridurre le potenzialità degli organi giudiziari» e, anche per Roberto Corradi (Lega nord), è «utile e positivo un ulteriore presidio contro la criminalità organizzata».






Dal giornale on line "Il Domani di Bologna" del giorno 31 marzo sui candidati a sindaco:

Ieri sera l’accordo con la Lega Nord “anticipato” dal manifesto in cui compare il simbolo ma non il candidato
IL PDL IN FRANTUMI VA CON BERNARDINI
Ognuno correrà con la propria lista. Ma c’è chi parla già di splitting

Il grillino Bugani “sale” sul bus e fissa l’asticella: puntiamo ad avere due posti in consiglio comunale

A 45 giorni dal voto, il Pdl ha finalmente un candidato: è Manes Bernardini. Ha vinto la Lega, dunque, al termine di un braccio di ferro lungo settimane, dal quale il Pdl è uscito in frantumi. La conferma ufficiale è battuta dall’Ansa alle 19.31 di ieri, ed è contenuta, ennesimo smacco ai berlusconiani, in una nota della Lega, arrivata dopo un vertice dei due partiti. Che hanno anche definito la questione liste: ognuno si presenterà alle elezioni con la propria. L’impressione è di un appoggio col mal di pancia al candidato del Carroccio, tanto che già qualcuno parla di splitting a favore del civico sostenuto dal Terzo Polo, Stefano Aldrovandi. Che però già ieri pomeriggio, prefigurando una resa del Pdl alla Lega, aveva tirato un sospiro di sollievo: «È una liberazione. Hanno perso credibilità politica nei confronti dei loro elettori». Chiusa la porta, e liberati gli 8-9 posti promessi al Pdl nel caso l’avessero appoggiato, Aldrovandi si può ora dedicare alla conquista dei delusi del centrosinistra, che aspettavano proprio l’esito della telenovela Pdl per decidere se fare il salto e andare in lista con l’ex ad di Hera. Senza il Pdl dentro, qualcuno, come per esempio Lina Delli Quadri, potrebbe pensarci seriamente. La sofferta decisione del Pdl, arrivata al termine di un’altra giornata schizofrenica, dà dunque il via alla campagna elettorale, con tutti i candidati sindaco (ammesso che riescano a raccogliere le firme necessarie).
In città da un paio di giorni sono anche comparsi i manifesti di rito, con tutte le dimensioni disponibili: enormi pannelli, manifesti standard lungo le strade, foto e slogan alle fermate dei bus, sulle poche cabine telefoniche rimaste, sugli autobus (dove, per inciso, è comparso pure il candidato grillino Massimo Bugani, che ieri ha fatto sapere di voler puntare a portare in consiglio comunale due esponenti del Movimento 5 Stelle).
È curioso, a posteriori, il manifesto del Pdl (anche da 36 metri quadrati, segnalato nel parcheggio del cinema The Space in viale della Fiera): c’è lo slogan imperativo (“Bologna deve cambiare”), c’è il simbolo, con la “ics” che il partito si augura venga tracciata in cabina elettorale, e manca il nome del candidato. E infatti è andata proprio così: il simbolo sulla propria lista, in appoggio a un candidato non Pdl. Che la campagna elettorale sia davvero iniziata, e non solo sulle strade, lo confermano le schermaglie tra gli avversari, sempre più serrate. Scrive Raffaele Donini, segretario Pd: «Quella del Pdl è una resa incondizionata» che porterà «per la prima volta dopo tanto tempo al fatto che il principale partito di opposizione non presenti un proprio candidato sindaco». E’ «un’imbarazzante abdicazione politica», prosegue, una confusione «prodotta agli elettori del centrodestra che non sarà priva di conseguenze elettorali». Tra cui la «vittoria politica» del centrosinistra e del suo candidato, Virginio Merola. Quanto ad Aldrovandi, dopo aver tirato il sospiro di sollievo, col Pdl ha rotto pure sulle liste nei quartieri: «Non ho intenzione di fare nessun accordo - spiega - anche perchè così come sono non vanno, io ho intenzione di “demolirli”. Adesso sono una macchina usata per distribuire soldi a chi c’è dentro, ecco perchè tutti vorrebbero la presidenza. La loro funzione dovrebbe essere di ascolto dei cittadini, e saranno loro a decidere come cambiare attraverso un percorso partecipativo che spiegherà vantaggi e svantaggi».
Silvia Patini (.
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Bologna, BO
Post #: 1,869
Dal giornale on line "Il Domani di Bologna" del giorno 31 marzo sugliattacchi alla Lega e ciò che ha detto Max:

LE REAZIONI Condanna unanime dai partiti. Vasco Errani: «Violenza da non sottovalutare»
«ATTO INTOLLERABILE», LA POLITICA SI RIBELLA
Solidarietà dai candidati sindaci. «È tornata la strategia della tensione»

Solidarietà unanime dalla politica bolognese alla Lega Nord, dopo le pietre scagliate contro la vetrata della sede di via Ugo Bassi la scorsa notte. Sentimento che si estende anche ai raid incendiari contro Ibm ed Eni. Tra i primi a telefonare al candidato leghista Manes Bernardini c’è il governatore Vasco Errani. «Un atto di violenza grave, da non sottovalutare - è il suo commento - che va condannato con forza». “Vicinanza ” a Bernardini è stata pressa anche dal candidato sindaco del centrosinistra, Virginio Merola, che ha chiamato il “rivale” da Tolosa, ultima tappa del suo tour europeo, e si è detto «dispiaciuto che anche in questa campagna elettorale si sia verificato un deprecabile atto di violenza» dopo quello del
2009 al Pratello. Di «episodio intollerabile» parla invece il segretario provinciale del Pd, Raffaele Donini. Medesima condanna è giunta anche dalla ex primarista del centrosinistra Amelia Frascaroli, dal leader di Bologna Capitale Daniele Corticelli e da vari candidati al consiglio comunale del Pdl. Per Gianluca Galletti, deputato Udc, «occorre il massimo sforzo da parte di tutti affinchè la società civile non venga privata di valori fondamentali». Giuliano Cazzola, deputato Pdl ha ricordato che l'azione della scorsa notte «è solo l’ultima di una lunga serie di provocazioni nei confronti delle forze che a Bologna sono all’opposizione». Per Stefano Aldrovandi, candidato sindaco civico sostenuto dal Terzo polo, «in questi ultimi giorni Bologna è tornata preda della strategia della tensione da parte chi ha come obiettivo principale quello di turbare l’opinione pubblica e il clima di chi vive nella nostra città». E Angelo Maria Carcano, anche lui candidato civico per la Lista Nettuno, ha invitato chi vuole fare il sindaco «ad abbassare i toni della pur naturale polemica pre-elettorale che può ingenerare fraintendimenti anche gravi nelle menti di alcune persone». Condanna anche da Massimo Bugani, candidato Cinque Stelle: «riteniamo che chiunque voglia dimostrare legittimamente il proprio dissenso contro la Lega (o altri partiti) abbia un’arma molto più forte delle pietre e delle mazze contro una vetrina. Quell'arma è rappresentata dal pensiero e dalla parola”». Solidarietà «incondizionata e preoccupazione per quanto avvenuto», da Maurizio Cevenini. Condanna “senza se e senza ma” anche da Francesco Murru (Acli).





Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 31 marzo sullascandalosa riunione a porte chiuse del consiglio regionale sulla "malasanità e la protesta di Giovanni":

MALASANITA' SECRETATA IN REGIONE
Discussione a porte chiuse sulla morte di una paziente al Maggiore. Protesta Favia, Richetti si difende: "Lo prevede lo statuto quando si votano provvedimenti che riguardano persone identificate con proprio nome"

Seduta del consiglio regionale secretata, cioè a porte chiuse, risoluzione ritirata, il "grillino" Giovanni Favia, che chiedeva la "sospensione cautelativa" del primario dell'Ospedale Maggiore Nicola D'Imperio e della dottoressa Paola Billi, infuriato: "Se non si può parlare della nostra sanità in aula - dice - vado in procura". È finita così una giornata tesissima sui banchi di viale Aldo Moro, iniziata con l'invito a uscire dall'aula a pubblico, funzionari regionali e giornalisti, oltre che a tutte le telecamere. La decisione di svolgere la seduta a porte chiuse è stata presa dal presidente dell'assemblea, Matteo Richetti perché "il regolamento precisa, all'articolo 66, che la seduta è sempre secretata quando si votano apprezzamenti o provvedimenti che riguardano persone identificate con proprio nome". Lo scrupolo di Richetti riguardava eventuali diffamazioni: se il consigliere diffama qualcuno in aula, è tutelato perché agisce nell'esercizio delle sue funzioni, ma non lo sono i presenti alla seduta.
Secondo Favia si tratta di "una decisione incredibile, anacronistica, che riporta agli anni Settanta, quando avvennero gli unici due casi in cui questo provvedimento era già stato preso. Non ha alcun senso, i nomi sono già arcinoti a tutti, sono stati su tutti i giornali". Alla fine le porte dell'assemblea si chiudono e Favia "resiste" poco più di un'ora, prima di ritirare la risoluzione. "Troppi insulti, si sono scatenati tutti contro di me, hanno votato contro e mi hanno attaccato - ha detto l'esponente del Movimento 5 stelle - persino gli esponenti del Pdl hanno difeso a spada tratta l'assemblea legislativa, ripresenterò la risoluzione senza i nomi". Fuori dall'aula era rimasto Franco Grillini (Idv) contro la seduta secretata. La risoluzione prendeva le mosse dalla perizia sulla morte di Loredana Mainetti, il 25 settembre scorso, avvenuta tre giorni dopo l'asportazione endoscopica di un polipo duodenale. Sulla vicenda ci sono 12 indagati, tra cui i due medici indicati da Favia.
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,875
Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 31 marzo suchi potrebbe essere l'ago della bilancia alle prossime elezioni:

UNA SCELTA CHE RADICALIZZA LO SCONTRO

DUNQUE il Pdl, con immane fatica e una andatura in ordine sparso, ha infine scelto di appoggiare il candidato leghista Manes Bernardini. L' accordo nel centrodestra - si vedrà con quale opzione sulle liste - radicalizza lo scontro in città tra sinistra e destra, lasciando il candidato civico Stefano Aldrovandi in una posizione decisamente più scomoda, anche se più libera di pescare voti in libertà tra gli schieramenti. Una strada tutta in salita per lui, se l' obiettivo è andare al ballottaggio staccando Bernardini per giocarsela col candidato del centrosinistra. Però, paradossalmente, arrivando terzo al primo turno, diventerebbe l' ago della bilancia nell' ipotesi del ballottaggio. Scenario che ora il Pd spera di risparmiarsi, pur sapendo - il 2009 insegna - che basta davvero poco per fermarsi sotto il 50%. Le variabili restano tante. BASTA che il candidato della Lista Grillo, Massimo Bugani, sfondi il tetto del 10% togliendo quel tanto di ossigeno in più al Pd, basta che qualche candidato di disturbo superi la soglia dello "zero virgola", basta che Aldrovandi alla fine convinca una quota non irrilevante dell' elettorato indeciso (senza contare l' incognita Daniele Corticelli). Va detto che il Partito democratico, visti anche i nomi che ha messo in lista, ha scelto di volare basso rassicurando la propria base e quindi se stesso e godendo fin qui del vento in poppa grazie al desolante spettacolo offerto dal trio BerselliGaragnani-Bettamio. L' asse Pdl-Lega può quindi dare una mano a Merola, motivando quella parte di elettori di centrosinistra magari poco convinti del candidato ma pronti a dare un voto anche nelle urne comunali contro Berlusconi e Bossi. Merola dal canto suo dovrà evitare altre gaffe e scivoloni come è accaduto col Bologna (sul calcio non si decidono le sorti di una campagna elettorale, ma si può lasciare per strada molto di più di un pacchetto di voti). Nella sfida delle prossime settimane è prevedibile che i toni nel centodestra si alzeranno. Bernardini di solito sobrio nei modi e nelle parole ha iniziato a imitare il gergo del Senatur sugli immigrati (il vero terreno di scontro con mille profughi in arrivo in città). Merola per ora è in tour per un "aggiornamento professionale" all' estero e al suo ritorno - dopo aver affrontato la stagione dei veleni anonimi - si calerà ancora di più nella battaglia per Palazzo d' Accursio. Mentre Aldrovandi - con una veloce giravolta - si dice liberato dal peso di dover mettersi d' accordo col Pdl. Forse in cuor suo sa che nella peggiore delle ipotesi per lui, ovvero l' eventuale ballottaggio Merola-Bernardini - sia la destra e che la sinistra andranno a chiedergli i voti e allora sì che potrebbe rientrare in gioco. A meno che non si ripeta quanto accade con Guazzaloca due anni fa, quando l' ex sindaco "congelò" i suoi voti al secondo turno lasciando i suoi elettori liberi di scegliere e spianando di fatto la strada a Flavio Delbono. Certo il recente pranzo tra Merola e Aldrovandi, ufficialmente per promettersi reciproco fair play, potrebbe essere già un primo indizio.
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,876
Dai giornali on line "La Repubblica di Bologna" e "Il Domani di Bologna" del giorno 01 aprile sul Civis-Gate e ciò che ha detto Max:

CIVIS, GUAZZALOCA INDAGATO PER CORRUZIONE SOTTO LA LENTE UN INCARICO DA 100MILA EURO
L'ex sindaco sotto inchiesta insieme ad altre sette persone per il Civis, tram su gomma a guida ottica che fino ad oggi non ha ricevuto gli ok per la sicurezza. Alla fine del suo mandato ottenne un incarico da 100mila euro ai vertici di una società legata all'azienda che ha fornito i mezzi al centro delle polemiche. "Sono sconcertato, ma sereno", dice incassando la solidarietà di Casini e del centrodestra

Indagato per corruzione, insieme ad altre sette persone, l'ex sindaco Giorgio Guazzaloca, l'uomo che fece crollare il muro rosso di Bologna nel 1999 quando venne eletto con una lista civica sostenuta dal centrodestra. L'inchiesta riguarda il Civis, tram su gomma a guida ottica che fino ad oggi non ha ricevuto gli ok per la sicurezza e che è al centro di molte polemiche. Questa mattina sono stati perquisiti il suo ufficio e la sua casa: il procuratore aggiunto Valter Giovannini e il pm Antonello Gustapane cercavano documenti sul tram concentrando l'attenzione su un incarico da 100mila euro che Guazzaloca assunse alla fine del suo mandato ai vertici di una società del gruppo Fiat legata all'azienda da cui furono acquistati i tram.
Otto indagati. Oltre a Guazzaloca sono indagate altre sette persone. Si tratta di Maurizio Agostini, allora presidente di Atc, Paolo Vestrucci e Claudio Comani, componenti del cda Atc nominati da Guazzaloca, e i quattro legali rappresentanti di IrisBus che si sono succeduti dal dicembre 2002 all'ottobre 2010. L'accusa di corruzione e quella di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale sono contestate a Guazzaloca, ai tre uomini da lui inseriti nel cda di Atc e ai due dirigenti Irisbus che ricoprirono la carica di legali rappresentanti all'epoca dell'aggiudicazione del Civis. L'accusa di inadempimento di contratto in pubbliche forniture, invece, è rivolta solo ai quattro dirigenti irisbus. L'accusa era stata già mossa quando scattarono i sequestri a sei mezzi Civis.
Un incarico da 100mila euro. Gli otto sono accusati di corruzione per una serie di elementi giudicati sospetti dalla procura: l'accelerazione sul progetto Civis negli ultimi mesi di mandato di Guazzaloca, il rifiuto che Atc oppose alla Provincia quando l'ente gli chiese atti e approfondimenti prima dell'approvazione definitiva, le mancate verifiche sul progetto e infine l'incarico che fu affidato a Guazzaloca alla fine del suo mandato da sindaco. Fu, infatti, nominato presidente del cda della Leasys, società di leasing composta al 52% da Fidis servizi finanziari, partecipata al 100% da Fiat auto. La Fiat è proprietaria del gruppo Irisbus Italia spa di Torino che ha fornito il mezzo Civis. Guazzaloca assunse l'incarico nel cda l'8 novembre 2004. L'aggiudicazione del Civis avvenne il 14 febbraio 2004, Guazzaloca finì il mandato nel giugno 2004, venendo poi battuto nelle elezioni da Sergio Cofferati. L'ex sindaco rimase solo due mesi, perchè poi divenne componente dell'Antitrust.
"Nominato senza avere le competenze". "Sono emersi documenti - ha spiegato il Procuratore di Bologna Roberto Alfonso - che danno conto di un incarico che Guazzaloca avrebbe ricevuto da una ditta inserita nello stesso gruppo che aveva venduto il Civis. Incarico per cui noi riteniamo non avesse nessuna competenza specifica e professionale". La società si occupa di leasing delle cosiddette flotte industriali di auto. Guazzaloca è stato commerciante, titolare di famose macellerie, ed è stato presidente dell'Associazione commercianti.
Guazzaloca: "Sono sconcertato, ma sereno". "Ciò che è avvenuto mi lascia sconcertato, ma nel contempo sereno, in quanto non ho mai, dico mai, avuto nessun genere di rapporti con chicchessia inerenti alla vicenda Civis". Così l'ex sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca commenta la sua iscrizione nel registro degli indagati. "Alla procura chiedo una cosa sola: accertare in tempi brevi la verità dei fatti" aggiunge. Quanto al presunto compenso annuale di 100 mila euro, l'ex sindaco replica "parliamo di niente", spiegando che in realtà il compenso realmente percepito è stato significativamente inferiore, e cioè corrispondente al solo mese di effettivo svolgimento del ruolo alla presidenza del cda, quindi, specifica, "poco più di 8 mila euro". "Le perquisizioni hanno dato esito negativo", ha spiegato l'avvocato Guido Magnisi che difende Guazzaloca. "Siamo certi di poter avvalorare la sua totale estraneità - ha aggiunto Magnisi - e anche in tempi molto rapidi".
Agostini: "Male non fare, paura non avere". L'ex presidente di Atc, Maurizio Agostini, si dice "sereno" di fronte alle accuse di corruzione e falso. "Non so di cosa parliamo. Certo è una bella scocciatura", ammette per poi aggiungere, "è opportuno indagare sul perchè il Civis non stia funzionando. Quando sono uscito da Atc ero convinto di aver lasciato un progetto bene avviato e in salute. Quindi, al di là del nostro caso, se c'è un problema bisogna indagare".
Le reazioni. "Nell'esprimere piena fiducia nell'operato della magistratura bolognese vorrei manifestare a Giorgio Guazzaloca la mia totale vicinanza, solidarietà e fiducia. Chi, come me, lo conosce da tanti anni ne può testimoniare l'onestà, la pulizia e la coerenza. E' stato un sindaco galantuomo e tutti a Bologna ne sono consapevoli, anche gli avversari politici di ieri, di oggi e di domani". Lo dichiara il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. Solidarietà anche dal candidato sindaco Stefano Aldrovandi, da Enzo Raisi, deputato e leader regionale di Fli, dagli ex assessori Paolo Foschini (Forza Italia) e Gian Luca Galletti (Udc). No comment da Filippo Berselli (Pdl), che si limita a dire: "Sono garantista". "Siamo ancora sotto choc", è invece il commento di Anna Maria Cancellieri. "Da anni denunciamo la grande follia che ha accompagnato la scelta di puntare sul Civis come grande mezzo di trasporto pubblico del futuro. Ora, come sospettavamo, si inizia a capire che oltre ad essere una grande follia a livello di mobilità, il Civis è stato soprattutto un grande affare economico in cui molti attori si sono voluti spartire la torta", è invece l'analisi di Massimo Bugani, candidato sindaco del Movimento Cinque Stelle. "Il Pd non speculerà su fatti come quelli che coinvolgono Guazzaloca", assicura il segretario dei democratici bolognesi, Raffaele Donini. Maurizio Cevenini si spinge ag augurare "la totale estraneità di Guazzaloca dai fatti per i quali è stato indagato. Il mio auspicio è che non vi siano speculazioni politiche in questa fase così delicata di campagna elettorale".




Bugani (5 Stelle) «Quel tram è una follia e una torta che in molti si sono spartiti»
Perquisita la sua casa e l’ufficio. I magistrati: grazie al tram ha ottenuto un incarico da 100 mila euro
GUAZZALOCA INDAGATO PER CORRUZIONE
L’ex sindaco è «sconcertato»: sono estraneo, si accerti in fretta la verità

La notizia che lascia la città sotto choc arriva nella tarda mattinata dell’ultimo giorno di marzo, a un mese e mezzo spaccato dal voto amministrativo: l’ex sindaco Giorgio Guazzaloca è indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul Civis.

(SEGUE SOTTO...)
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,877
(...SEGUE DA SOPRA)

La finanza ha perquisito ieri mattina casa e ufficio di Guazzaloca. Le fiamme gialle erano accompagnate sul posto dal pubblico ministero Antonello Gustapane, che insieme con il procuratore aggiunto Valter Giovannini conduce l’inchiesta sul tram su gomma a guida ottica. L’accusa si incentra sull’incarico da centomila euro netti l’anno (ottenuto a novembre 2004) come presidente del consiglio d’amministrazione di Leasys, una società composta al 52% da Fidis servizi finanziari (partecipata al 100% da Fiat Auto) e al 48% da Enel (presieduta dal maggio 2002 dal bolognese Piero Gnudi). La Fiat, questo il collegamento, è proprietaria del gruppo Irisbus Italia spa di Torino, che ha fornito il mezzo Civis.
Parla subito Guido Magnisi, l’avvocato che difende Guazzaloca e che l’aveva già accompagnato negli uffici della Procura il 17 febbraio scorso. «Le perquisizioni hanno dato esito negativo. Siamo certi di poter avvalorare la sua totale estraneità e anche in tempi molto rapidi». Poco dopo arrivano le parole dell’ex sindaco, protagonista nel ‘99 di un ribaltone storico nella guida della città: «Sono sconcertato e nel contempo sereno. Mai, dico mai, ho avuto alcun genere di rapporto con chicchessia in merito alla vicenda Civis. Alla Procura - conclude - chiedo una cosa sola: accertare in tempi brevi la verità dei fatti». La pioggia di dichiarazioni a sostegno dell’ex sindaco comincia da Pierferdinando Casini, leader dell’Udc e da sempre a fianco di Guazzaloca, che gli esprime «solidarietà, vicinanza e fiducia», come «piena fiducia» ha pure l’operato della magistratura. Non può essere vero, insomma. È d’accordo Stefano Aldrovandi, candidato civico con il quale Guazzaloca si è schierato (e che dopo l’addio del Pdl, che ha scelto Manes Bernardini, è costretto a un’altra giornata difficile), che ricorda «onestà, trasparenza, capacità e dedizione » dell’ex sindaco. Come Gian Luca Galletti, sempre Udc, e come Enzo Raisi, Fli, che proprio non ci crede («Sono convinto che chiarirà tutto»), o come il suo ex assessore Paolo Foschini. Il Pd sceglie il fair play, col segretario Raffaele Donini che assicura: «Non faremo alcuna speculazione politica». Poi ripone «rispetto nel lavoro della magistratura - chiude telegrafico - sperando che Guazzaloca possa dimostrare la sua estraneità alle accuse». E’ la stessa linea di Maurizio Cevenini, capolista e coordinatore della campagna elettorale di Virginio Merola, mentre il capogruppo in Regione Marco Monari si sbilancia: «Conoscendo Guazzaloca - dice a E’tv - mi sembra una notizia destituita di fondamento». Sa di veleno invece la dichiarazione di Filippo Berselli, numero uno del Pdl in Regione. Prima dice «no comment», poi aggiunge di essere «garantista» ma «se il pm ha ritenuto di farlo (iscrivere Guazzaloca nel registro degli indagati, ndr) avrà le sue buone ragioni».
Resta in silenzio Daniele Corticelli, grande accusatore del Civis, mentre i grillini non hanno dubbi. «Come sospettavamo - dice uno “sconcertato” Massimo Bugani, candidato sindaco - oltre a essere una grande follia a livello di mobilità, il Civis è stato soprattutto un grande affare economico in cui molti attori si sono voluti spartire la torta».
Forse però, è stata Annamaria Cancellieri, commissario straordinario del Comune, che ha chiamato le cose con il loro nome, e alla notizia sul capo d’accusa per il quale Guazzaloca è indagato, ha riassunto così, con una mano sulla fronte: «Siamo ancora sotto choc. Mi fa impressione. E’ pazzesco, chissà cos’altro ci toccherà vedere di qui alla fine...».
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,878
Dai giornali on line "La Repubblica di Bologna" e "Il Domani di Bologna" del giorno 01 aprile sulla candidatura di Bernardini e la nostra richiesta di dimissioni dalla Regione:

BERSELLI: "BERNARDINI? NO COMMENT"
Il candidato leghista incontra i berlusconiani, il suo vice sarà Tomassini. E la Cancellieri riabilita Cofferati: "A questa città manca un sogno"

La giornata del candidato Manes Bernardini, la prima con l'appoggio del Pdl, parte di buon mattino, incontrando il commissario Anna Maria Cancellieri e il questore Vincenzo Stingone, e si conclude in serata con un brindisi da Tamburini. I berlusconiani nel frattempo, dopo il caos sul candidato, indicano l'ex capogruppo comunale Lorenzo Tomassini come vice del leghista.
Il lungo travaglio del centrodestra lascia ancora strascichi e stupisce anche la Cancellieri: Bologna, è il ragionamento del commissario, ha qualche problema con la politica. "A questa città manca un sogno. Sicuramente ha qualche problematica - afferma la Cancellieri parlando del centrodestra a radio Sanluchino - perché si sapeva che si sarebbe andati alle elezioni fin da mio arrivo". Il commissario cita poi "i dossier che si susseguono l'uno all'altro" e "le bombe che mi lasciano davvero molto preoccupata". Non a caso, un altro episodio al vaglio degli inquirenti - il danneggiamento della sede del Carroccio - è stato al centro del colloquio tra Bernardini e il questore. "Mi ha assicurato il massimo impegno" ha spiegato il leghista, che in serata ha poi brindato con i colleghi del Pdl in vista della imminente campagna elettorale. Il ticket è già pronto: ad affiancare Bernardini ci sarà Lorenzo Tomassini, che correrà come capolista del Pdl. "Se con la scelta di Manes abbiamo pareggiato con il Pd, con Tomassini andiamo in vantaggio" ci prova il vice coordinatore cittadino Galeazzo Bignami. Bernardini, che ha già pronto uno staff di una decina persone, a giorni inaugurerà la sede del suo comitato elettorale. Dopo il raid dell'altra notte alla sede di via Ugo Bassi, preferisce non svelare per ora dove si trova il nuovo spazio. "Sarà però aperto a tutti, senza simboli" annuncia Bernardini, che già punta a rubare i voti al Pd. "Tanti delusi dalla sinistra - spiega - dicono che voteranno per me".
Continuano intanto dentro al Pdl i tentativi per un accordo nei quartieri con il civico Stefano Aldrovandi. "Ci ripensi, non faccia come Guazzaloca" è l'auspicio di Alberto Vecchi. Con lui anche il coordinatore regionale Filippo Berselli, che non ha ancora digerito la candidatura del leghista. "No comment" è la risposta a chi gli chiede un giudizio sulla scelta del suo partito. Vanno invece all'attacco i grillini che chiedono le dimissioni di Bernardini da consigliere regionale ("quando sarò sindaco lo farò" promette l'interessato). Per i finiani è invece in atto il "suicidio politico del Pdl" perché la candidatura di Bernardini, attacca Enzo Raisi "non crea un'alternativa a Merola".






Tutti contro il candidato del Carroccio. Ma Monari (Pd): Aldrovandi è più avanti
CIVICI A CACCIA DEI MODERATI DELUSI DAL PDL «BERNARDINI E' STATO SCELTO A ROMA»
SUL CENTRODESTRA L'OMBRA DELLO SPLITTING


La prima giornata da candidato ufficiale del centrodestra è costellata di critiche da parte degli avversari politici, e questo non può che fargli piacere, se è vero che la forza di un nome si misura anche dagli attacchi
che riceve. Manes Bernardini continua sulla linea della soddisfazione, e prima di parlare di politica pensa alle istituzioni. Ieri mattina ha incontrato prima il commissario straordinario Annamaria Cancellieri (alla quale ha parlato anche del blitz di due notti fa contro la sede della Lega in via Ugo Bassi), poi il questore Vincenzo Stingone, sempre per motivi legati alla vetrata infranta da lanci di sassi. Subito dopo, ecco la linea: «Vedo entusiasmo», dice a chi pensa che lo psicodramma del Pdl (solo ieri l’altro ha deciso chi appoggiare alle elezioni di maggio a Bologna) tolga voti alla coalizione. «Non ci saranno strascichi -assicura - c’è solo la contentezza di aver risolto la questione». E invece, le scelte dei presunti elettori delusi del Pdl sono al centro di tutte le critiche a Bernardini. Le danze del “tutti contro Manes” le apre Enzo Raisi, parlamentare e coordinatore regionale di Fli, che con l’Udc di Casini sostiene Stefano Aldrovandi. La resa del Pdl al candidato leghista, secondo Raisi, è «un suicidio politico» e «non crea un’alternativa vera a Merola, dimostrando ancora una volta che Pdl e Lega corrono a Bologna solo per la bandierina e qualche consigliere comunale». Poi lancia l’appello agli elettori «moderati di centrodestra» affinché «si mobilitino in questa campagna elettorale a favore di Aldrovandi, l’unico candidato che può, per credibilità, esperienza e per capacità, fare una gara vera contro Merola». Infine la stoccata a Bernardini: «A livello locale la Lega non ha mai sfondato - conclude Raisi -. Ha un partito commissariato, senza classe dirigente, e propone un candidato come Bernardini che può vantare solo sei mesi di esperienza in consiglio comunale». I civici fanno la loro parte. Comincia Daniele Corticelli (Bologna Capitale), che stronca l’appoggio del Pdl e Bernardini, e pure tutti gli altri, sicuro di andare lui stesso al ballottaggio con Merola, «perché molti elettori del Pdl non rinunciano a un vero cambiamento e hanno già scelto Bologna Capitale». Poi c’è Aldrovandi: la Lega, dice, «non potrà mai governare Bologna, non ne ha l’intenzione né la determinazione. Ha solo voglia di fare vedere che è presente». Poi il refrain: la scelta di appoggiare Bernardini «è stata presa a Roma, i cittadini bolognesi sono stati estranei», dunque gli elettori del Pdl «sappiano che i vertici locali del partito non hanno scelto nulla». Una spallata allo splitting la dà pure il grande sconfitto del Pdl, Filippo Berselli. Il coordinatore regionale, che per settimane ha tentato di portare il partito su Aldrovandi, scontrandosi con i vertici cittadini, ieri ha detto nove parole: «Il candidato è tratto. Il candidato è Manes Bernardini». Poi, a un tentativo di approfondimento dell’argomento, ne ha aggiunte due: «No comment». E a chi si aspettava, visto che tutto si è giocato a Roma, un investitura di Bernardini da parte del premier Silvio Berlusconi, rimarrà deluso. Pare infatti che non prenda posizione personalmente sulla scelta del suo partito (a dimostrazione che, fosse stato per lui, probabilmente a Bologna con la Lega sarebbe anche stato disposto a rompere, una teoria che ha tenuto botta nei giorni scorsi), ma che lo farà, può darsi, il coordinamento nazionale del Pdl.
Fuori dal coro i grillini, che con il consigliere regionale Defranceschi chiedono le dimissioni di Bernardini da viale Aldo Moro.
E si stacca anche il Pd, che con Marco Monari, capogruppo in Regione, si dice convinto che se ballottaggio sarà, Merola se la vedrà più con Aldrovandi che con Bernardini.
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