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Gli Amici di Beppe Grillo di Bologna Message Board Rassegna stampa - Parlano di noi › RASSEGNA STAMPA: NOSTRI

RASSEGNA STAMPA: NOSTRI COMUNICATI E ARTICOLI SU DI NOI

Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,899
Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 08 Aprile sulla mancanza del numero legale sul bonus bebè:

BONUS BEBE', LITE TRA PDL E LEGA

ANCORA scintille in Consiglio regionale, ancora polemiche tra maggioranza e opposizione ma anche all'interno del centrodestra. Non è infatti piaciuta alla giunta la decisione del gruppo Pdl di far mancare il numero legale nella votazione (che avrebbe dovuto essere innocua) di un ordine del giorno sul «bonus bebè» presentato dall'Idv e dai Grillini.
Davanti all'ennesima interruzione anticipata dei lavori Aldo Reschigna, capogruppo del Pd ha definito «indecoroso» il comportamento del Pdl provocando la replica piccata del capogruppo azzurro, Luca Pedrale.





Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 08 Aprile sul pensiero dell'esperto dei mass media sul dibattito di venerdì fra i vari candidati a sindaco:

"VIRGINIO? HA FATTO LA SCELTA PIU' RISCHIOSA" ECCO LE PAGELLE DI GRANDI AI CANDIDATI
L'esperto di mass media ed ex assessore analizza la comunicazione e il posizionamento dei candidati, dopo il dibattito finito in polemica sull’urbanistica

"Virginio Merola si propone come candidato politico e postpolitico allo stesso tempo, come esponente di partito e critico dell’operato dei partiti, come ex amministratore ed innovatore. Avrebbe potuto scegliere un ruolo diverso, di politico tout court, con una campagna rassicurante alla François Mitterrand, ma ha fatto una scelta più rischiosa. Un rischio che solo lui si può assumere, quello di valutare che l’effetto boomerang gli faccia perdere meno voti di quelli che questa posizione fa guadagnare". Così Roberto Grandi, esperto di mass media e ex assessore, analizza la comunicazione e il posizionamento dei candidati, dopo il dibattito finito in polemica sull’urbanistica.
Professor Grandi, dopo aver assistito al dibattito, che ne pensa del candidato sindaco Pd che critica il ceto politico bolognese?
"Fra tutti i candidati presenti, Merola è quello che ha rischiato più degli altri, rimasti molto più conformi alla propria storia. In Merola si vede un tentativo di innovare la propria biografia, adottando un ruolo postpolitico. Il candidato Pd fa proposte basate sull’assunto che la politica possa dare risposte, ma partendo da una critica della politica fatta in città finora, contro il consociativsmo e i politici di professione".
Quali sono secondo lei le potenzialità di questa scelta?
"Rappresentarsi come la parte più consapevole della politica, che sa anche criticare tutto ciò che la politica ha fatto, segnala il tentativo di riuscire a recuperare quelli che si sono disaffezionati. Tra l’altro è un modo per anticipare le critiche".
E i limiti?
"La credibilità di questo atteggiamento potrà essere verificata solo dopo le elezioni, quando ad esempio il sindaco si troverà a decidere la nomina nelle società pubbliche e lo farà in base al merito".
Gli sfidanti su cosa hanno impostato la loro strategia?
"Nel dibattito sull’urbanistica è emerso con chiarezza. Stefano Aldrovandi ha adottato il ruolo dell’ingegnere esperto e dell’uomo d’impresa. Ti dice che i problemi sono complessi e che lui sa come risolverli. Nella soluzione c’è però tutta la complessità del problema. Da una parte le persone pensano “vuol dire che sa di cosa parla”, dall’altra fanno fatica a capire".
E il candidato della Lega Nord, Bernardini?
"All’opposto, Bernardini si presenta come il vicino di casa, di stadio, di bar, d’ombrellone, quello educato e gentile che condivide la tua visione dei problemi. Però semplifica all’estremo, la soluzione che propone è sempre quella di cambiare chi guida, non dice mai cosa farà se dovesse guidare lui. Interessante il fatto che, quando ha dovuto fare due o tre uscite da leghista, ha cambiato registro, tono di voce e velocità".
Alle prossime elezioni i “grillini” potranno diventare l’ago della bilancia. Che impressione le ha fatto il candidato Massimo Bugani?
"Bugani è il cittadino impegnato e responsabile, che si assume per primo la responsabilità di quel che è successo. A volte però la buona volontà non basta".
Daniele Corticelli invece ha già una lunga esperienza in consiglio comunale. Può essergli utile?
"Corticelli si propone come antiideologo pragmatico e progettuale, completamente “bolognocentrico”. I temi che presenta sono stati elaborati in anni di lavoro del suo movimento. Adesso bisogna vedere quanto peso daranno gli elettori a queste specificità, quanta fiducia riusciranno a conquistare".






Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 08 Aprile sul pensiero dell'esperto dei mass media sul dibattito di venerdì fra i vari candidati a sindaco:

MEROLA CONTESTATO AL PRIMO INCONTRO TRA I CANDIDATI "SONO CONFRONTI INUTILI"
"Sono consapevole del declino degli ultimi 10 anni del nostro ceto politico". Con questa frase il candidato del centrosinistra ha scatenato i suoi 4 contendenti nell'incontro organizzato da 'Laboratorio Urbano'

E' finito con una contestazione a Virginio Merola il primo confronto - organizzato da 'Laboratorio urbano' - tra i 5 aspiranti alla poltrona più importante di Palazzo d'Accursio. "Sono consapevole che il declino degli ultimi 10 anni non e' della citta' ma della classe dirigente e del ceto politica": questa la frase del candidato del centrosinistra che ha 'incendiato' l'incontro.
Lo stesso Merola si sfoga con i cronisti fuori dall'aula Prodi in San Giovanni in Monte. "Questi confronti sono inutili - critica l'ex assessore di Cofferati - non vale la pena ascoltarsi tra i propri tifosi. C'erano le claque, vedo che non si riesce a fare una discussione vera ascoltandosi. Andro' solo ai prossimi incontri organizzati da Cna e Unindustria". Sferzante il commento del candidato civico Stefano Aldrovandi. "Claque? Non lo so, il confronto l'ha organizzato il senatore Walter Vitali (del Pd, ndr). Io vado dove mi chiamano, pero' ci vado solo se c'e' Merola perche' altrimenti non mi diverto. Vedo che continua a dire un sacco di stupidaggini, mi diverto moltissimo".
E pensare che fino a quel momento il dibattito tra i candidati era filato liscio, con una lunga introduzione degli organizzatori (Raffaella Lamberti e Paola Bonora di Laboratorio urbano) e con non poche frecciate polemiche tra gli stessi concorrenti per Palazzo D'Accursio. Del resto, il documento di Laboratorio urbano da cui e' partita la discussione, contesta le politiche urbanistiche portate avanti a Bologna e provincia negli ultimi 30 anni, criticando il consumo smisurato del territorio ("Abbiamo costruito troppo e male"). Tesi su cui tutti i candidati si sono detti d'accordo e che per Aldrovandi, Manes Bernardini (Lega-Pdl), Massimo Bugani (M5s) e Daniele Corticelli (Bologna capitale) ha significato un trampolino di lancio per attaccare Merola in qualita' di ex assessore all'urbanistica.

(SEGUE SOTTO...)
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,900
(...SEGUE DA SOPRA)

Parte Aldrovandi, che elenca "le 30.000 case sfitte o invendute" sotto le Due torri, le "10.000 persone che cercano casa", la risposta del pubblico che si limita al "3% delle richieste", la media di "40 sfratti al giorno nel 2011 e il "social housing che non ha prodotto nulla. Questo e' il risultato - attacca Aldrovandi - della programmazione sbagliata fatta da Merola, frutto di accordi con immobiliaristi che non hanno capito nulla". Secondo l'ex ad di Hera e' necessario, nei prossimi cinque anni, dar vita a "un grande piano economico basato sul bisogno di case e sulla smobilizzazione degli immobili". Le nuove costruzioni andranno fatte "senza usare il territorio ma riqualificando l'esistente", a cui aggiungere "premi in cubatura trasferibili" per chi ristruttura gli immobili guardando al risparmio energetico. Del resto, sostiene Aldrovandi, "per richiamare a Bologna la Bank of China, che sta cercando una sede europea, dobbiamo dare possibilita' di sviluppo".
La prima freccia la scaglia Bernardini, che polemizza subito con Aldrovandi: "Non so come fara' a fare tutto questo in cinque anni, visto che ha detto di voler fare solo un mandato". Per il candidato di Lega e Pdl, "c'e' un fuggi fuggi dalla citta' perche' non e' appetibile: se fosse quotata in borsa avrebbe un rating molto basso". Bernardini propone di "dare gli appartamenti sfitti a giovani coppie e alle forze dell'ordine" e di "fare cassa con le partecipate". Poi sottolinea: "Dagli anni '90 si dicono le stesse cose: parcheggi, case, urbanistica, Sfm. O siamo tutti pappagalli o qui nessuno ha fatto niente". Quanto alla citta' metropolitana, "e' un sogno per uscire da questo incubo, ma se gli attori sono sempre gli stessi anche la citta' metropolitana sara' un incubo".
Dal canto suo, Bugani prima ironizza con gli organizzatori ("Grazie per l'invito anche se non ero invitato"), poi dice di apprezzare "la critica a chi ci ha governato finora e che si ricandida anche questa volta. Ma anche i cittadini hanno la loro responsabilita'- aggiunge il grillino- perche' ci siamo disinteressati in questi anni". Dicendo questo, pero', anche Bugani si becca un rimprovero da un signora in platea, che rivendica invece l'impegno dei cittadini. Per il candidato sindaco dell'M5s, in questi anni a Bologna "si e' costruito per mera speculazione edilizia", con l'effetto che "presto crolleranno i prezzi delle case e le banche saranno in forte difficolta'". Sull'assetto urbanistico, poi, "le scelte importanti, come quella sulla Ducati, sono state fatte senza ascoltare i cittadini- attacca Bugani- partecipazione non vuol dire chiedere se si vuole la panchina orientata a nord o a sud dopo aver costruito due grattacieli".
A ruota interviene Corticelli, secondo il quale il consumo smisurato del territorio "non e' stato spontaneo, ma e' il frutto della programmazione urbanistica degli ultimi 30 anni", che ha prodotto "un aumento dei prezzi delle case e l'espulsione di fatto dei giovani dalla citta' verso la provincia. E' un sistema controllato- insiste Corticelli- che portato guadagni ingenti per pochi". Anche il candidato di Bologna capitale propone "premi urbanistici fino al 100% per chi rottama case energivore". E assicura: "Le risorse ci sono, non e' vero che mancano. La partecipazione in Hera vale da sola 400 milioni di euro e il patrimonio immobiliare del Comune ha un valore di 4-5 miliardi di euro, che pero' rende zero e anzi va in rovina".
L'ultimo a prendere la parola, in rigoroso ordine alfabetico, e' Merola, che si gioca subito la carta del Psc approvato durante il mandato di Cofferati. "Molti non l'hanno letto- afferma l'ex assessore- la Giunta Guazzaloca, che Aldrovandi sosteneva, aveva programmato la costruzione di 20.000 nuovi alloggi in citta'. Noi li abbiamo dimezzati e nel Psc sono previsti 8.000 nuovi alloggi nei prossimi 15 anni". Merola sferza poi Bernardini e la Lega nord, ai quali chiede "dove sono finiti i 500 milioni di euro stanziati dal Governo Prodi per l'edilizia popolare. Senza una seria politica nazionale, i Comuni da soli non ce la fanno". Poi promette per il prossimo mandato "1.000 nuovi alloggi ad affitto permanente su terreni che il Comune dara' a zero, per cercare di ottenere canoni di locazione piu' bassi possibili". Merola difende poi la programmazione urbanistica degli ultimi anni. "Non ci sono ghetti- afferma- e' ordinata e non e' un ammasso incomprensibile di capannoni". Pero' ammette che "c'e' troppo cemento ed e' bene che l'inversione di tendenza parta da qui".
Il candidato del centrosinistra sfida poi Bugani sulla partecipazione. "Se dici ai cittadini che hanno partecipato ai laboratori di urbanistica partecipata che hanno deciso solo come orientare le panchine- sferza Merola- credo che si arrabbino parecchio". Poi la conclusione scivolosa. "Sono consapevole che il declino degli ultimi 10 anni non e' della citta' ma della classe dirigente e del ceto politica", inizia a dire Merola, subito contestato con applausi ironici dai sostenitori avversari che lo hanno invitato a ritirarsi. "La vecchia politica e' fatta da questi signori- insiste Merola- io voglio lasciare la citta' in mano ai giovani e alle donne". Altri fischi. "Avanti con le claque", risponde Merola, e termina l'intervento.
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,903
Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 11 Aprile sul nuovo sondaggio Demoskopea:

SONDAGGIO, "MEROLA FERMO AL 37% E BERNARDINI APPENA AL 7%"
Rilevazione Demoskopea su 500 persone realizzata per Bologna Capitale di Daniele Corticelli, che supererebbe di poco il leghista. "Andremo noi al ballottaggio". Il 40% degli intervistati non risponde

Se si votasse oggi, sostiene Demoskopea, voterebbe per Virginio Merola il 36,7% dei bolognesi, mentre resterebbero fermi a percentuali sotto la doppia cifra gli sfidanti: Daniele Corticelli al 7,3%, Manes Bernardini al 7,1% e Stefano Aldrovandi al 6,4%. E' il risultato di un sondaggio commissionato a 'Demoskopea' da 'Bologna Capitale', l'associazione presieduta da Corticelli stesso che lo ha diffuso. Intervistate 500 persone; il 41% però non si esprime, e di fatto è la percentuale più alta.
Merola guida la classifica dei candidati più noti: l'esponente del centrosinistra è conosciuto dall'80%, davanti a Corticelli (56%), Aldrovandi (56%), Bernardini (51%) e Massimo Bugani (26%). Il 16% degli intervistati ha dichiarato di non conoscere nessuno dei nomi in lizza per la corsa a sindaco.
Secondo Corticelli i dati dimostrano che ''la partita è veramente aperta e saranno gli indecisi a scegliere lo sfidante di Merola al secondo turno''. Un posto che 'Bologna Capitale' ha già prenotato: ''E' chiaro come il candidato della Lega non riesca ad attrarre il voto del Pdl''.
Bonaccini: "Così Merola vince al primo turno". Il sondaggio Demoskopea diffuso oggi da Daniele Corticelli, "se fosse vero", indicherebbe "che Virginio Merola vince tranquillamente al primo turno". Lo legge cosi' il segretario regionale del Pd, Stefano Bonaccini. "Consiglierei a Corticelli un po' di prudenza prima di avventurarsi in certe dichiarazioni- suggerisce il democratico- Basta leggere meglio quegli stessi dati che diffonde lui per ricordargli che il dato preciso va preso su chi risponde" al sondaggio, eliminando insomma dal conteggio l'oltre 40% di indecisi. Con questo criterio insomma Merola vincerebbe eccome.
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,905
Comunicato Stampa del 12 Aprile 2011 di Giovanni ed Andrea sulla "Malasanità - Cardiologia di Modena":

Movimento Cinque Stelle Emilia-Romagna: Malasanità - Cardiologia di Modena. Cartelle cliniche omissive e scarsi controlli. E Lusenti che fa??

Questa mattina in Commissione Sanità ai Consiglieri Regionali è stata presentata la relazione conclusiva del "Gruppo di lavoro per la verifica delle condizioni clinico-organizzative degli interventi endovascolari extra-cardiaci negli ospedali della regione", una 'commissione' che ha lavorato sulle cartelle cliniche del reparto cardiologia di Modena a seguito di alcune denunce.
I dati emersi dall'indagine sono estremamente preoccupanti. La prima cosa che salta agli occhi è la frequente assenza di documentazione necessaria dalle cartelle cliniche: un fatto molto grave, perseguibile penalmente e che, fra l'altro, impedisce di fatto ai pazienti danneggiati di una solida base sulla quale sporgere denuncia. Altro fatto molto preoccupante è la segnalazione di una generalizzata scarsità e inadeguatezza delle informazioni pre-operatorie. Per finire, è denunciata l'esecuzione di procedure interventistiche endovascolari extra-cardiache senza il coinvolgimento di chirurgi specializzati. Crediamo che siano tutti aspetti sui quali indagare, anche perché la procedura sospensiva riguarda, e non capiamo il perché, solo il dottor Giuseppe Sangiorgi, cui è stato anticipatamente risolto il contratto. Vogliamo capire secondo quale ratio agisca la Regione in casi analoghi: sappiamo bene, infatti, che nel caso dell'Ospedale Maggiore nessun tipo di provvedimento è stato !
preso nei confronti dei dottori e dei responsabili. Oggi l'Assessore Carlo Lusenti ha detto che la responsabilità gestionale e clinica è 'a salire', lasciando intendere nuovi provvedimenti. Come al solito, però, s'è nascosto dietro un dito affermando che 'non esistono casi analoghi in altre strutture regionali': ci chiediamo come faccia ad affermarlo, non essendoci stati controlli. E' questo infatti l'aspetto preoccupante per denuncia stessa del Direttore dell'Assessorato Mariella Martini: nelle procedure per l'accreditamento mancavano dettagli sulle procedure cliniche, che solo ora si stanno implementando. E' carente anche il sistema di controllo, visto che le commissioni e gli approfondimenti sono avvenuti solo a seguito di denunce su casi specifici provenienti dall'esterno. Continueremo la nostra azione di controllo e vi terremo informati. Stay tuned.

Giovanni Favia
Andrea Defranceschi

Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,906
Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 12 Aprile sugli aspiranti al Consiglio Comunale:

LA CARICA DEI 500 ASPIRANTI A PALAZZO. QUEI CIVICI IN LOTTA PER UN POSTO AL SOLE
Tra politici navigati, la battaglia dei senza tessera. Il sogno "padano" di Sandorfi diplomato meccanico e oggi studente di Medicina

Non ci sono i "migliori" corteggiati dalla politica, ma così timidi ad alzare la mano. C'è però tanta società civile dai volti sconosciuti e dalle piccole storie, tra i candidati al consiglio comunale che scendono in campo alla conquista di un posto a Palazzo d'Accursio. Dal Pd al Pdl, sono molti - tra i circa 500 candidati al consiglio - quelli disposti a mettersi in gioco per un posto sui 36 scranni di Palazzo d'Accursio, consapevoli che la gara sarà dura per i cosiddetti "civici", sgomitando con "politici" che possono contare su serbatoi elettorali di partito. Eppure loro ci sono. "Facce da lista" del voto del 15-16 maggio, ufficialmente in campo da venerdì, quando le liste verranno depositate in Comune.
"Ci sono perché voglio esserci" rispondono alla domanda cruciale: perché lo fa? Marco Guerra ha risposto a 57 anni. Due diplomi, laurea in pedagogia, ex giornalista al Foglio di Bologna, ex insegnante, volontario in Friuli e Irpinia, oggi imprenditore della LudoVico, azienda che fornisce progettazione d'arredo nei servizi 0-6 anni. Oggi pure candidato nella lista Pd. Lista difficile per una matricola della politica, guidata da Mister Cevenini. "Ma io voglio portare il mio punto di vista" e l'obiettivo di "una città che pensi dal punto di vista dei bambini". Turismo, scuola, disabilità. Ognuno ha il suo campo e lì spera di trovare il suo bacino di voti. Paola Vannini, pure lei fra i 36 del Pd, è proprietaria dell'Hotel Maggiore, suo figlio, veterinario, è "fuggito" all'estero per trovare il lavoro che in Italia non c'è. Specializzata in "turismo" con alle spalle anni in Bologna Incoming, vuole "rendere Bologna una città in cui sia bello restare e tornare, è uno dei motivi per cui mi sono candidata".
Una donna "multitasking" anche Beba Gabanelli, in lista con Amelia Frascaroli e nipote di Milena Gabanelli, "anche se lei non sa nemmeno che mi sono candidata" confessa. Tante idee, lei li chiama "piccoli passi", pubblicate sulla piazza di Facebook. "Sono proposte minuscole, una al giorno, a costo zero per il Comune". O come Antonietta Laterza, anche lei con la Frascaroli: disabile, cantautrice, femminista. "Sono una tosta". Sulla pelle le cicatrici della diversità, da mostrare e sfatare. Sul palcoscenico, dal Duse all'Arena del Sole, ha "rodato la sua personalità", a forza parrucche blu, trasgressione ed erotismo: "Voglio abbattere a muso duro le barriere fisiche e burocratiche. Perché io sono, mio malgrado, un test di democrazia per questa città". Ci sono i sogni dei giovani. Persino dei giovanissimi come Filippo Sandorfi, 20 anni, candidato nella Lega Nord accanto al tassista eroe Atti Hendrik, che nel 2007 salvò una ragazza da una violenza, tra gli encomi di Sergio Cofferati, sognando ora un nuovo "sindaco sceriffo". Il sogno "padano" di Sandorfi, diplomato meccanico e oggi studente di medicina, è cominciato "a 16 anni, quando si trattò di difendere Bologna dalla Moschea". Oggi si batte per più aree verdi, non solo "verde Carroccio".
Giovani anche con i "grillini" di Massimo Bugani, che raccoglie anche l'ex leader dei Verdi Filippo Boriani e schiera il 24 enne Lorenzo Andraghetti, ottimista: "Nel 2009 fui il primo dei non eletti con 41 voti". Civici, non tanti, persino nel Pdl, dove si candida il "brunettiano" ex direttore del personale del Carlino Giuseppe Zavatta, 67 anni, che in pensione non è rimasto nemmeno due mesi: "Sono vecchio, ma con la mia esperienza vorrei organizzare meglio il personale in Comune, per questo ho deciso di impegnarmi in un partito". Mentre tutto "civico" è l'impegno di Massimiliano Piombo, non vedente eppure campione mondiale di tiro con l'arco, candidato con Daniele Corticelli: "L'unico davvero estraneo ai partiti". Chi di partiti ne ha visti molti e ora sbarca come civica (in quota Api) nei 36 di Stefano Aldrovandi è Beatrice Balsamo, psicanalista e professionista impegnata nella cura dell'anoressia della bulimia. "Il mio impegno è per il sociale" racconta l'ex Pci. Lei un'arma segreta ce l'ha per arrivare sugli scranni di Palazzo: "Ero alle Frattocchie con Pierluigi Bersani. Lui una carriera l'ha fatta eccome. Io comincio ora, forse".





Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 12 Aprile sulla la nostra speranza di andare al ballottaggio:

I grillini credono nel “miracolo” e puntano al ballottaggio. «Siamo in crescita costante, andiamo oltre il 10% delle Regionali». Prenota il biglietto per il secondo turno anche Daniele Corticelli di Bologna Capitale che presenta il suo sondaggio: «Dietro Merola ci sono io».
Miracolo Grillo: «Al ballottaggio ci andiamo noi»

Il Movimento 5 stelle presenta i candidati al consiglio. «Siamo noi l’unica lista civica»
I GRILLINI PUNTANO AL BALLOTTAGGIO
«Ci sottovalutano ma faremo il miracolo. Grillo ci crede»

I grillini puntano al ballottaggio. «Faremo il miracolo» promettono il candidato sindaco Massimo Bugani e il consigliere regionale Giovanni Favia. Anzi, un nuovo miracolo, perchè la storia del Movimento 5 stelle, chiarisce Favia, ha già del miracoloso.
«Siamo sempre sottovalutati- rileva - In tre anni da semplici cittadini siamo un movimento che, tolta la fascia di popolazione che non ha accesso al web, ha percentuali da partito di maggioranza». Lo dicono i numeri. «Siamo in netta crescita rispetto al 10% preso alle regionali - spiega Favia, primo grillino in consiglio comunale durante il breve mandato di Delbono - e con il centrodestra diviso spero nel ballottaggio».
Una speranza condivisa anche dal leader Beppe Grillo. «Ci siamo sentiti - riferisce Bugani- ed è ottimista» Se l’asticella sarà più bassa, l’obiettivo resta comunque quello di portare il numero più alto di consiglieri a Palazzo d’Accursio. E nel caso in cui al ballottaggio ci andassero il leghista Manes Bernardini, appoggiato anche dal Pdl, o il civico-terzopolista Stefano Aldrovandi, gli elettori grillini avranno le mani libere. «Faremo delle domande ai candidati sui nostri punti programmatici - spiega Bugani - e in base alle risposte i nostri elettori decideranno». Anche perchè, ricorda Favia, «pensa cosa sarebbe successo se nel 2009 avessimo appoggiato Delbono». Il Pd, sferza il candidato, «cerca il nostro affetto in vista del ballottaggio, ma sarà dura. Se ci tengono davvero alla città, invece di copiarci aprano un canale di dialogo e di collaborazione sulla nostre proposte».

(SEGUE SOTTO...)
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,907
(...SEGUE DA SOPRA)

Ieri i grillini hanno presentato i candidati al consiglio comunale. «È una lista fatta da cittadini con l’elmetto in testa» è la presentazione di Bugani. Tra gli aspiranti consiglieri, che hanno un’età media di 38 anni, c’è la capolista Federica Salsi, già consigliere di Quartiere Navile, attiva sul fronte della lotta alle imprese inquinanti; Marco Piazza, laureato in ingegneria ed economia, responsabile dell’assemblea ed esperto di gestione d’azienda; Federica Coppini, che segue il gruppo di acquisto solidale; il ventiquattrenne Lorenzo Andraghetti, studente di Scienze politiche; e il programmatore Gianluigi Alvoni. «A noi interessa avere gente con competenze, mentre gli altri hanno fatto il calciomercato prendendo solo chi ha un pacchetto di voti» è l’affondo di Favia agli avversari. Nel mirino dei grillini finiscono in modo particolare il Prc e Sel. «Hanno chiamato dalle associazioni gente che si avvicina alla politica solo durante le elezioni e che considerano i partiti un autobus su cui salire per prendere un posto in consiglio» analizza il consigliere regionale. Insomma, nel panorama di «finte liste civiche collegate ai candidati sindaci i veri civici siamo noi».
Una stoccata a cui hanno risposto i Verdi, alleati di Frascaroli-Sel. «Il partito di Beppe Grillo è la nuova Lega Nord - replica il portavoce Filippo Bortolini - stessi linguaggi, stesso qualunquismo. Forse sono in difficoltà a parlare di proposte, visto che hanno anche copiato pezzi del nostro programma come l’utilizzo di prodotti biologici e a chilometro zero nelle mense pubbliche».
Dai grillini n’è anche per Merola, «uno che non mi risponde mai, forse perchè è timido» ironizza Bugani. «Merola si vergogna del simbolo Pd - rincara la dose Favia - non lo ha messo nemmeno nei manifesti. Prova a smarcarsi, ma lui era l’assessore di punta dell’era Cofferati, che è stato il vero fallimento del Pd, non dimentichiamolo».





Dal giornale on line "Il Resto del Carlino di Bologna" del giorno 12 Aprile sulla la nostra speranza di andare al ballottaggio:

VERSO ILVOTO, BUGANI (M5S): PUNTIAMO ALMENO AL BALLOTAGGIO
Movimento 5 stelle, Fàvia: "Destra divisa e in calo, noi in crescita rispetto alle regionali". Presentata la lista: l'età media è di 38 anni


«FAREMO IL MIRACOLO». I grillini lanciano la sfida per Palazzo d’Accursio. «Puntiamo al ballottaggio», avverte Massimo Bugani, 33 anni, candidato sindaco del ‘Movimento 5 stelle’. Una sparata? Giovanni Fàvia — consigliere regionale, nel 2009 primo grillino eletto in Comune — è sicuro: «Ce la possiamo fare. La destra è divisa e in calo, mentre noi siamo in netta crescita rispetto al 10% preso alle regionali».

Bugani presenta la lista dei candidati al consiglio comunale, «cittadini con l’elmetto in testa, con mani e pensieri liberi». Lista di attivisti, spiega Fàvia, «mentre gli altri partiti hanno fatto calciomercato, candidando persone solo per i loro pacchetti di voti, vicine al partito soltanto sotto elezioni». Lorenzo Andraghetti, uno dei candidati, fa l’esempio di Sel, lista vendoliana in appoggio al candidato del centrosinistra Virginio Merola, guidata da Amelia Frascaroli, che «ha imbarcato un’accozzaglia di persone che non c’entrano niente le une con le altre». Quanto a Merola, «si vergogna del simbolo del Pd — dice Fàvia — non lo ha messo sui manifesti. Prova a smarcarsi, ma lui era l’assessore di punta di Cofferati».
L’ETÀ MEDIA dei candidati grillini è 38 anni. Quattro i ventenni. Le donne sono undici, il 30,5% del totale. Donna è la capolista: Federica Salsi, in prima fila nelle battaglie ambientaliste, già consigliere al quartiere Navile. Seguono, ai primi posti in lista, Marco Piazza, ingegnere, Federica Cuppini, coordinatrice di un Gas (gruppo di acquisto solidale), Lorenzo Andraghetti, studente a Scienze politiche, 24 anni, il più giovane in lista e Gianluigi Alvoni, programmatore informatico.
Il più esperto del gruppo è Filippo Boriani, 56 anni, ecologista di lungo corso, tra i fondatori dei Verdi di Bologna nel 1987 (anno in cui nasceva Andraghetti), già capogruppo del partito ambientalista in Comune. Nerio Nannetti è l’altro candidato grillino nato negli anni Cinquanta (1957). Più folta la pattuglia dei ragazzi nati negli anni Ottanta: Oltre ad Andraghetti ci sono Federico Mazzoli, Mario Mormile, Martina Aruffo, Davide Cristofori, Michele Onofri ed Enrico Vignoli. Le altre donne in lista, con la Salsi, la Cuppini e la Aruffo, sono Serena Saetti, Antonia Iulia Dejeu, romena, Elisa Bulgarelli, Silvia Patini, Monica Fichera e Silvia Piccinni. Gli altri candidati sono Davide Zannoni, Renato Padoan, Andrea Cabassi, Giorgio Peretti, Roberto Pelosi, Paolo Balboni. E ancora, Dario Bisi, Marco Calamini, Alessandro Cuppone, Matteo Dall’Osso, Werter Danielli, Danilo Dessì, Alberto Girotti. Chiudono la lista Silvio Antonio Greco, Paolo Miozzi, Francesco Moretti e Giorgio Muccio.
LE ACCUSE a Sel fanno scattare la difesa dei vendoliani. «Il partito di Beppe Grillo è una nuova Lega nord — attacca Filippo Bortolini, portavoce dei Verdi —: stessi linguaggi, stesso qualunquismo. Dicono di essere il nuovo che avanza, invece il loro schema è tipicamente berlusconiano: parlare male degli altri per parlare poco di se stessi».

Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,908
Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 14 Aprile sui costi della campagna elettorale:

I CANDIDATI PRONTI ALLO SPRINT ECCO QUANTO COSTA LA LORO VOLATA
Obbligatorio presentare un bilancio preventivo delle spese elettorali: Merola 160mila euro, Aldrovandi 100mila solo per il rush finale. L'obiettivo degli sfidanti è cercare di convincere gli indecisi

La campagna elettorale si avvia al rush finale, con budget "low-cost" per convincere gli indecisi. In ordine di "spesa" si piazzano Virginio Merola con un budget da 160 mila euro, Daniele Corticelli con 140 mila, Stefano Aldrovandi e Manes Bernardini con circa 100 mila a testa e Massimo Bugani appena 4 mila. Aldrovandi però considera solo le spese del prossimo mese, perché il suo staff valuta che la campagna elettorale inizi ufficialmente solo alla presentazione delle liste.
Domani e sabato infatti si consegnano firme, liste e candidature negli uffici della Segreteria generale a Palazzo D'Accursio (10 liste si sono già prenotate) e anche un bilancio preventivo delle spese elettorali. Dopo i fuochi d'artificio della campagna elettorale del 2009, quando Alfredo Cazzola dichiarò a consuntivo spese per 1,2 milioni di euro, a questo giro sembra prevarrà "l'austerity", nei calcoli degli staff e dei partiti.
Il candidato del centro sinistra, Virginio Merola, mette in preventivo la cifra più alta con 160 mila euro, cui però andrà sommato il "conto" del Pd (ancora in elaborazione). I democratici finanziano di tasca propria una decina di iniziative con i leader nazionali. Merola invece mette nelle spese la campagna di comunicazione dell'ormai celebre "Se vi va tutto bene, io non vado bene", firmata da Andrea Ruggeri, direttore creativo dell'agenzia Jack Blutharsky, che comprende anche spot radiofonici e quattro interviste doppie a Virginio e Merola per spot televisivi in onda dal 15 aprile. Sembra che si rimarrà comunque sotto la cifra spesa da Flavio Delbono per la campagna guidata dallo slogan "C'è Delbono a Bologna". A consuntivo si stimò in circa 400 mila euro la spesa per la comunicazione elettorale.
Daniele Corticelli, candidato civico di Bologna Capitale si piazza secondo con 140 mila euro di cui 65 mila per manifesti e materiali pubblicitari, 40 mila per acquisto di spazi su organi d'informazione, 15 mila per lo staff, cioè grafici e marketing. Il conto di Corticelli però è più "completo" rispetto a quello di Merola, nel senso che le sue liste in appoggio non aggiungeranno grandi somme a quella del candidato sindaco.
Il leghista Manes Bernardini infatti precisa che i 100 mila euro messi in preventivo da parte sua per affissioni, spot e iniziative sono "tutti soldi della Lega". Il Pdl sosterrà iniziative di partito e la campagna elettorale dei suoi candidati in lista anche se, dice Fabio Garagnani, "bisogna fare ancora i conti di quanto ci arriverà da Roma".
Stefano Aldrovandi, candidato civico sostenuto dal Terzo polo che sabato alle 18.30 tiene la prima delle quattro convention all'Arena del Sole sul suo programma, mette in conto anche lui 100 mila euro, ma solo per i prossimi 30 giorni (quindi esclusi i cartelloni affissi fino ad oggi) mentre Massimo Bugani sfida tutti al ribasso con 4 mila euro. "Noi devolviamo parte del nostro stipendio di consiglieri regionali per le spese di campagna elettorale - spiega Giovanni Favia - tutto il resto si fa con il tam tam". Ieri intanto l'amministrazione ha indicato i 200 spazi per le affissioni pubbliche a un mese dal voto, quando ogni preferenza ha un valore specifico molto alto, con il candidato Pd "in bilico" tra vittoria al primo turno e ballottaggio.





Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 14 Aprile su un nuovo sondaggio:

SONDAGGIO IPR: IL PDL CROLLA AL 16% SORPASSO DEL CARROCCIO
Merola vede il traguardo del 51%, Bernardini al 33%, Aldrovandi all'8%. L'istituto: "Per tutti vale la forchetta, l'uomo del Pd è tra il 49 e il 53"

Virginio Merola lotta per vincere al primo turno, "in bilico" nel nuovo sondaggio Ipr Marketing attorno al 51%. Dietro di lui il leghista Manes Bernardini si piazza secondo al 33% e Stefano Aldrovandi, civico sostenuto dal Terzo polo, resta all'8%, sotto la soglia del 12%, ottenuta da Giorgio Guazzaloca alle ultime amministrative. Tra i partiti risulta in crollo il Pdl, con un 16% che rappresenta quasi il 10% in meno rispetto alle ultime regionali. Anche le amministrative 2009 portarono al partito del premier il 15,4%, ma allora era in campo il civico Alfredo Cazzola che raccolse quasi il 10% dei voti con la sua lista civica sempre nel terreno del centro destra.
A un mese dal voto, la fotografia scattata da Ipr Marketing in un sondaggio commissionato dalla segreteria nazionale del Pd incoraggia Merola, ma non scioglie del tutto le riserve. "Esiste comunque una "forchetta" nei risultati dei sondaggi - spiega il direttore di Ipr marketing, Antonio Noto - quindi anche se il risultato è 51% per Merola questo significa che le percentuali oscillano tra 49 e 53%".
Tra i sondaggi in circolazione in questi giorni infatti ce n'è anche uno che colloca Merola in una forbice poco sotto il 50%, dopo la rilevazione commissionata da Daniele Corticelli e realizzata da Demoskopea che collocava il candidato Pd al 36,7% con un 40,7% di indecisi.
Con la rilevazione effettuata tra sabato e lunedì, su un campione di 1.000 elettori selezionati per età, sesso e residenza e poi elaborati col sistema Cati, Ipr Marketing ha "scattato una fotografia della situazione a un mese dal voto", precisa Noto. Cioè si dà ai candidati la "griglia di partenza" prima della corsa finale all'ultima preferenza.
Il Pd mantiene più o meno il suo ultimo risultato, con un calo contenuto (38% contro 39,9% del 2009 e 40,97% delle ultime regionali) quindi la possibilità di passare al primo turno di Virginio Merola sono legate a doppio filo alla performance della lista di Amelia Frascaroli. Il sondaggio Ipr le attribuisce un 7% ben oltre l'Idv (il partito di Di Pietro fermo al 4%) superiore anche alla somma dei partiti che appoggiano la "primarista". Oggi si corre per un risultato determinante per la coalizione. Stabile la Federazione della sinistra che passa dall'1,8% del 2009 all'1% di questo sondaggio. "Più i partiti sono piccoli e i numeri sono bassi, più è difficile calcolare la "forchetta" - dice Noto - più i numeri sono alti e maggiore è l'oscillazione". Questa tendenza sarebbe confermata da rilevazioni nazionali dei partiti della coalizione. Alle prossime elezioni mancano all'appello anche le liste di Bologna Città Libera di Valerio Monteventi e la lista civica Pasquino per Bologna, un 4% di voti sempre concentrati a sinistra.

(SEGUE SOTTO...)
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,909
(...SEGUE DA SOPRA)

Sempre più ago della bilancia i "grillini" del Movimento 5 stelle, che non eguagliano però la performance delle ultime regionali, quando Giovanni Favia portò a casa il 9,3% a Bologna. Oggi il candidato "debuttante" Massimo Bugani può contare sul 5,5% degli intervistati da Ipr Marketing, piazzandosi comunque quarto e con il 2% in più rispetto alle ultime amministrative. Una crescita che "pesca" soprattutto nell'elettorato di centro sinistra e che quindi può mandare Merola al ballottaggio anche per pochissimi voti.
In caso di ballottaggio, secondo questa rilevazione, sarebbe Manes Bernardini a piazzarsi secondo col 33%, (anche in altri sondaggi dove il leghista prende meno consensi, comunque supera abbondantemente Aldrovandi). La coalizione di centro destra quindi guadagnerebbe un po' (Cazzola si fermò al 29,1%) ma sarebbe a tutto vantaggio della Lega. Il partito di Bossi, che esprime anche il candidato sindaco, registra un vero e proprio boom sotto le Due Torri. Dal 3,1% del primo turno delle amministrative 2009 e dall'8,6% dello scorso anno il Carroccio vola al 16,5% di oggi, superando anche il Pdl. Per il partito del premier una brusca frenata, che in questo caso si tradurrebbe anche in un numero molto più basso di consiglieri comunali (questa volta ne verranno appena 36).
Stefano Aldrovandi, invece, civico sostenuto dal Terzo polo e appoggiato anche dall'ex sindaco Giorgio Guazzaloca, non riesce a "sfondare". Nel sondaggio Ipr Marketing si ferma all'8%, in altre rilevazioni raggiunge una percentuale maggiore, ma comunque si attesta al di sotto del 12,7% raggiunto da Guazzaloca nel 2009. Daniele Corticelli si ferma al 2%, molto lontano dal secondo posto e in forse anche per entrare in consiglio. Ma resta un mese tutto da giocare, la campagna elettorale adesso entra nel vivo.



Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 14 Aprile sui cartelloni elettorali:

ROCK, ENIGMATICI O RASSICURANTI - VOLTI E SLOGAN PER DIRE VOTAMI
La campagna elettorale: Corticelli si affida alla formula dello slogan "Libero dai partiti legato alla città". Bugani sceglie di stare tra la gente e su Internet, escludendo la parola protesta

A un mese dal voto, l'immagine dei candidati sindaco è molto più nitida di quanto fosse dopo le prime affissioni, all'inizio di marzo. Ora che gli slogan sono apparsi in tutte le varianti, i discorsi in pubblico si sono moltiplicati, i siti e i social network sono aggiornati quasi ogni giorno, la strategia comunicativa di ognuno appare in tutta evidenza. Che nel complesso non assistiamo a grandi esempi di comunicazione politica e i candidati siano spesso poco caratterizzati, poco incisivi, è stato già notato da diversi commentatori. A parziale consolazione, ricordo che la scarsa capacità di comunicare, di entrare in relazione con i cittadini, riguarda tutta la politica nazionale, non solo quella bolognese. Ecco comunque le principali intenzioni che emergono dalle campagne. E i principali rischi.
Merola giovanilista
L'intenzione giovanilista della campagna di Merola era chiara dall'inizio: dalla stella di Virgin Radio (un candidato rock) all'uso frequente del nome di battesimo. La confermano, ora, i diversi colori delle affissioni (un candidato variopinto) e gli slogan che richiamano la vita notturna, la musica, il futuro: "Oc-cupato diso-ccupato rio-ccupato diso-ccupato. Questo rap fa schifo" "Notti e musica, notti e baci, notti fra amiche, notti senza paura", "Basta vivere di ricordi, invecchiano". Lo confermano i video, costruiti come interviste doppie, che mettono a confronto un Virginio senza cravatta e un Merola in abito grigio, giocando sul contrasto fra le sue due anime - l'uomo di partito e l'innovatore - e sciogliendolo in battute e risate. È chiaro che la campagna vuole inseguire i voti degli under 40, per contenderli ai grillini, alla Lega e all'astensione. Ma il rischio sta nell'uso eccessivo delle spiritosaggini, che non soddisfano la domanda di concretezza tipica di questo target e possono apparire giochetti scollati dalla realtà ai meno abbienti, che vivono sulla loro pelle i problemi di Bologna.
Aldrovandi in chiaroscuro
La scelta del bianco e nero per la fotografia di Aldrovandi esprime sobrietà, mentre l'arancione - - che lui riprende perfino nelle cravatte - serve a scaldare il tutto. Il contrasto grigio-arancio si ritrova, metaforicamente, anche nel modo in cui parla in pubblico: da un lato parla lentamente e tende a leggere i discorsi (grigio), dall'altro è gioviale, sorridente (arancio); da un lato fa discorsi lunghi e contorti (grigio), dall'altro usa formule un po' troppo semplici (arancio). Come quel "O così. O una Bologna che piace" e "O così. O una Bologna che respira". Chi non vorrebbe una Bologna attraente e con l'aria pulita? È un difficile equilibrio, fra complessità e genericità, su cui Aldrovandi prova a restare in bilico.
Pdl o Lega?
Il Pdl ha ripreso la campagna nazionale del 2008, col simbolo di partito e il nome di Berlusconi, a cui ha aggiunto "Bologna deve cambiare"; anche la Lega ha scelto un'impostazione classica, mettendo il viso di Bernardini su fondo verde accanto al simbolo e un semplice "Finalmente Bologna!". Vantaggi: l'impostazione tradizionale non solo è rassicurante per chi già vota centrodestra, ma può attrarre gli indecisi che vogliono "poche parole e molti fatti", e diffidano della comunicazione troppo arguta e patinata. Svantaggi: la concorrenza fra le affissioni della Lega e del Pdl è lampante e amplifica le divisioni del centrodestra.
Corticelli sui muri
Le affissioni di Corticelli sono in curioso contrasto con il modo in cui parla in pubblico. Col viso pieno e i capelli folti e neri, pare ancora più giovane di quel che è (1973); con gli occhiali sottili e il bavero alzato, sembra più un fratello grande, serio e studioso, che un potenziale sindaco. Non lo aiutano i blandi giochi di parole che gli hanno messo intorno: "Libero dai partiti, legato alla nostra città", "La città dei progetti, una sfida comune" si scordano in fretta e andrebbero bene per chiunque. Invece quando parla in pubblico è molto più preparato di quanto ci si aspetterebbe dalle affissioni. Ed è pure più aperto al mondo di quanto si evince da "Bologna capitale", che lo fa chiuso e provinciale.
Bugani nella rete
Niente poster giganti per Bugani, che comunica su internet e in mezzo alla gente, come tutti i grillini. "Non è un movimento di protesta, ma di testa", ama ripetere. Ma la protesta, in una città ancora scossa dal dopo Delbono, è una leva importante. E Bugani può riservare sorprese.
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,910
Dal giornale on line "Il Fatto Quotidiano" del giorno 12 Aprile sulla cultura a Bologna:

ASSOCIAZIONI, IL PD ACCELLERA - MA E' BAGARRE POLITICA: “COSI' SARA' CULTURA PER LE BANDE”

“Sfidiamo Merola a parlare di cultura in diretta streaming, visto che non vuole più intervenire ai dibattiti perché dice che c’è la claque”. A lanciare l’amo è Giovanni Favia, consigliere regionale del Movimento a 5 stelle, che ha letto proprio oggi le ultime dichiarazioni di Virginio Merola, candidato sindaco del centrosinistra a Bologna, in merito alle politiche culturali cittadine.
Il 10 aprile Merola in un incontro pubblico al Cassero aveva detto la sua sul bando per le libere forme associative: un sistema da rivedere completamente, secondo il candidato del centrosinistra, a favore di una “forte assunzione di responsabilità da parte del sindaco e dei suoi assessori”. La proposta di Merola continuava sostenendo che il sistema della gara andasse superato e che bisognasse “premiare le associazioni che si mettono insieme”.
Una riforma che a Favia non piace affatto. Superare i finanziamenti a pioggia è un conto, eliminare i bandi pubblici è un’altra, sostiene il consigliere regionale del Movimento a 5 stelle, che accusa: “Qui c’è anche un problema di conflitto di interessi, in lista vengono messe le associazioni, si fanno cartelli elettorali per muovere pacchetti elettorali soprattutto nel mondo della cultura. Per superare il clientelismo bisogna allora migliorare il bando, non certo toglierlo. Perché la cultura si fa per bandi, non per bande”.
Proprio il rischio di scelte clientelari è la motivazione data da Merola alla sua proposta di riforma del sistema finanziamenti. E Favia incalza: “Nessuno vuole togliere alla politica il volante, però la discrezionalità amministrativa può arrivare solo fino a un certo punto. Poi è necessaria una commissione terza”.
E la trasformazione del sistema di finanziamenti alle libere forme associative non è l’unica novità all’ordine del giorno nell’agenda della cultura cittadina. Fa discutere anche l’accelerazione che sarebbe in atto riguardo al progetto di trasformazione della Cineteca in fondazione. Qualche giorno fa Massimo Bugani, candidato sindaco del Movimento 5 stelle, assieme a Lorenzo Andraghetti che è in lista con lui, aveva lanciato l’allarme su “le modalità sospette con cui il direttore Gianluca Farinelli e tutto il cda stanno procedendo per far andare in porto l’operazione di trasformazione della Cineteca in fondazione prima delle elezioni, in questi tempi di Comune commissariato, senza alcuna informazione ai lavoratori della Cineteca e nessuna comunicazione sul progetto di fondazione, neppure di fronte a richieste ufficiali di chiarimenti da parte delle organizzazioni sindacali”.
Che la Cineteca intenda presto cambiare abito non è stato del resto negato da Farinelli, che anzi ha ribadito: “Siamo in ritardo di 11 anni”. Ma per Bugani e Andraghetti è inspiegabile allora la mancanza di chiarezza: perchè non rendere noti tutti i nuovi soggetti che entreranno a far parte della Fondazione che ingloberà la Cineteca Comunale? E perchè non aspettare che venga eletto democraticamente un Consiglio Comunale dove 100 occhi controllerebbero meglio di 2 (quelli della Cancellieri)? “Abbiamo già visto questo giochino sull’acqua: pubblica ma in gestione ai privati – dicono i grillini – e i risultato qual è stato? Aumento dei costi per i cittadini e nessun sostanziale miglioramento del servizio”. La replica di Farinelli: “Non sarà come vendere l’acqua ai privati, saremo una fondazione pubblica, questo ci permetterà di fare di più e di sviluppare le attività commerciali”.
Che la Cineteca stesse tentando il grande salto lo si può leggere dagli avvenimenti, dalle dichiarazioni e anche dai finanziamenti: quelli comunali sono solo uno spicchio dei fondi che via Azzo Gardino riceve. Un ruolo importantissimo hanno i contributi di fondazioni come Del Monte e Carisbo.
La Regione stessa è un partner d’eccellenza dell’istituzione cinematografica diretta da Farinelli, tra quelle bolognesi l’unica a ricevere contributi (i cosiddetti “interventi diretti”, che vengono assegnati su scelta politica) per le proprie proposte culturali dalla Regione. Anche per ciò che riguarda i finanziamenti governativi per il cinema in Emilia Romagna, fino ad oggi a conquistarli è stata la Cineteca come capofila esterno associato agli assessorati regionali. Negli ultimi tempi Farinelli e i suoi hanno inoltre colonizzato nuovi settori, come quello del sostegno alla produzione: con le “produzioni Cineteca”, e con tanto di brand, l’istituzione è diventata coproduttrice, entrando a tutti gli effetti nel merito della realizzazione delle opere, la cui selezione è operata dalla Cineteca stessa. Nelle più fornite librerie della città, da qualche mese in bacheca ci sono in vendita i dvd firmati Cineteca.
E se dai fatti si traggono le conclusioni, le mire di Farinelli non intendono limitarsi al perimetro cittadino, che sta stretto. La Cineteca stessa, e altre figure importanti nel panorama culturale regionale l’hanno ribadito: dall’ex assessore regionale alla cultura Alberto Ronchi, che ha parlato di accorpare la Film Commission E-R (ente regionale di sostegno alle produzioni) e la Cineteca, a Vittorio Boarini, ex direttore dell’istituzione cinematografica e predecessore di Farinelli, che sostiene convinto: “La Cineteca dovrebbe sostituire la Film Commission regionale”. Alle dichiarazioni è probabile che seguiranno i fatti. L’assessore regionale alla cultura Massimo Mezzetti ha attivato un gruppo di lavoro per ragionare su un Film fund, un fondo regionale di sostegno all’audiovisivo, come era stato chiesto da 800 operatori del settore con l’iniziativa Profilm. Se la Cineteca dovesse diventare istituzione regionale, non è difficile immaginare allora che possa avere un ruolo fondamentale riguardo allo stesso fondo alle produzioni.
Riannodando i fili, la visione è quella di una fondazione e i confini sono quelli regionali. Farinelli risponde ai grillini parlando di una “fondazione pubblica”. Nel caso di operazioni come questa, però, le modalità e la chiarezza dei passaggi possono essere fondamentali. Quali garanzie ci saranno che le scelte (anche su quali film coprodurre) rispettino criteri condivisi e pubblici? Una possibilità, proposta dall’ex assessore Ronchi, sarebbe quella di “dare vita a una fondazione con uno statuto in cui si accorpino i finanziamenti della Film Commission e della Cineteca”. Quando si costituisce un ente di questo tipo “si scrivono statuto e regolamento e la Regione può quindi collaborare alla stesura delle nuove regole”. Ma come andrebbero le cose se lo statuto e il regolamento li dovesse leggere e approvare la commissaria?
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,911
Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 15 Aprile sull'incontro tra candidati a sindaco fatto alla CNA:

I CANDIDATI ALLA PROVA DEGLI ARTIGIANI ED E' SUBITO DERBY MEROLA-BERNARDINI
Dibattito alla Cna tra appalti, manutenzione e partecipate: appena un centinaio di persone ad ascoltarli. Il leghista: "Vendere le quote di Hera per tappare le buche in strada". L'ex assessore di Cofferati: "E poi che faremo?"

Saranno i sondaggi che li danno largamente in vantaggio. Sarà lo spettro del ballottaggio, che uno scaccia e l'altro rincorre, ma lo scontro elettorale diventa duello tra Virginio Merola e Manes Bernardini. Il candidato Pd e lo sfidante leghista si affrontano sul palco della Cna, Palazzo degli Affari, in un confronto annoiato e ingessato, lontano dalle claque e dalle polemiche che avevano animato il primo match tra i candidati. I due battibeccano, si pungono, si attaccano. Uno aggredisce: Bernardini. L'altro ribatte e cerca di ricondurre il dibattito "ai temi", "ai contenuti": Merola. Sullo sfondo gli altri. Costretti addirittura a saltare il proprio turno di risposta per lasciare i duellanti liberi di affrontarsi direttamente.
Si parla di economia, piccola impresa, infrastrutture, turismo, davanti a una platea di appena un centinaio di persone. Non si riempie la sala da 200 posti. Conduzione rassicurante di Francesco Spada, di è-tv, che mette subito in chiaro: "Dopo l'infortunio del primo dibattito, niente bandiere e niente monetine". Neanche fosse Montecitorio. Sul palco accanto al direttore Cna Loretta Ghelfi e al presidente Tiziano Girotti, ci sono i cinque candidati: oltre a Merola e Bernardini, anche Stefano Aldrovandi, Daniele Corticelli e Massimo Bugani. In platea, a sorpresa, anche Angelo Maria Carcano, "non invitato" e presente per protesta, anche se poi rinuncerà a quella rumorosa per restare in prima fila ad ascoltare in silenzio.
Tiene banco soprattutto il tema della vendita delle azioni di Hera per "fare cassa". Bernardini insiste con la sua prima idea elettorale: "Vendere le quote di Hera per tappare le buche in strada. Perché mi preoccupa di più la realtà attuale di Bologna che non le sue sfide future. Passiamo dalle parole ai fatti". Risponde pronto Merola: "Tappiamo le buche con i soldi di Hera e poi tra due anni, quando le strade si rompono di nuovo, che si fa? Così si torna al passato". Il candidato Pd non chiude alla dismissione delle quote delle partecipare ("Se ne può discutere, ma non dimentichiamo che quelle quote valgono 13 milioni all'anno, e che è un discorso delicato") ma rilancia con una proposta choc per il cartello delle imprese locali: smantellare l'appalto del Global Service che gestisce la manutenzione e spacchettarlo in diversi lotti, "affidando agli artigiani la manutenzione del patrimonio comunale e storico". È l'unica proposta che strappa l'applauso spontaneo della platea, impegnata altrimenti solo in un battimani di rito. Non si arrende il leghista. "Ah sì? - provoca - Sarebbe carino vedere cosa ne pensa Manutencoop". E via ad attaccare la Regione di Vasco Errani, che ha "frammentato il territorio. Mi sono stancato - sbotta - di sentir dire sempre le stesse cose, delle balle. Non voglio fare processi, ma è così". E Merola: "Processi la Lega non ne può fare: voi avete approvato il processo breve per Berlusconi".
Provano a inserirsi gli altri candidati, mentre i tempi delle risposte si dilatano e il tempo corre. Daniele Corticelli sfodera competenza e sogni. Rilancia i suoi "20mila parcheggi, la metropolitana leggera che non costa un euro al Comune, e i 4 miliardi di investimenti vendendo tutto". Massimo Bugani prova a trovare verve, e a sorpresa non condanna i manifesti leghisti anti-immigrati: "Quel vostro manifesto - dice rivolto a Bernardini - ogni tanto rispecchia la realtà". Mentre il civico Stefano Aldrovandi promette di pulire la città in due mesi e mezzo, "come farei in una azienda" e difende il suo passato di manager Hera: "Tutti parlano della vendita delle azioni Hera. Mi fa piacere. Significa che qualcuno è stato bravo a creare il loro valore". Poi conclude, con piglio da imprenditore, occhieggiando Merola e Bernardini: "C'è chi parla di molte cose, e chi è capace di farle".





Dal giornale on line "La Repubblica di Bologna" del giorno 15 Aprile sullagiornata che vedrà sul crescentone prima Grillo, poi Vendola:

"FERMI PER MESI, ORA PAGHIAMO DAZIO" - PDL, IL MEA CULPA DOPO I SONDAGGI
Cazzola: colpa nostra se la Lega ci batte. Aldrovandi: io al terzo posto? Non ci credo. E tra Grillo e Vendola il 7 maggio scontro sul Crescentone

Tra speranza e cautela, partiti e candidati fanno i conti con i sondaggi della vigilia elettorale. A meno di un mese dal voto sorride il centrosinistra, con il Pd Virginio Merola in testa in tutte le rilevazioni e sempre sul filo del 50%: "Comunque io sono sempre primo". Soffre il Pdl, fermo al 16%, in calo di 10 punti rispetto alle ultime regionali. "Non escludo che la Lega Nord possa sorpassarci, anche se non credo succeda" ammette il coordinatore Pdl Filippo Berselli. Mentre il deputato Giuliano Cazzola fa mea culpa: "La responsabilità di questo tracollo è anche nostra, e dello stallo in cui siamo rimasti per mesi".
Si prepara il rush finale del 15-16 maggio, con una guerra di numeri e di piazze che culminerà il 7 maggio, quando sul Cerscentone sono attesi sia Beppe Grillo (alle 16,30) che Nichi Vendola (alle 20). Si discute intanto sulle rilevazioni, che danno il candidato di centrosinistra a un passo dalla vittoria al primo turno: 51% secondo il sondaggio Ipr Marketing commissionato dal Pd nazionale, tra il 45 e il 48% secondo un sondaggio Swg pubblicato dal Corriere di Bologna. L'ex assessore è cauto sul valore dei sondaggi - "Quelli sulle primarie non ci avevano azzeccato" - e non fa promesse sulla giunta ai partiti alleati, con Sel e Amelia Frascaroli in crescita al 7%: "Sarò puntiglioso, ma gli assessori li nomina il sindaco: non faccio ministeri in base alla forza politica". Il candidato Pd incalza invece il suo partito, in calo in entrambe le rilevazioni rispetto al 39,9% del 2009 (al 38% secondo Ipr e al 34% secondo Swg): "Essendo il partito più grande, è il più esposto all'astensione. Questi giorni devono servire a lavorare per raccogliere quei voti". Tutto sommato però il centrosinistra può respirare. Il segretario Pd Raffaele Donini vede la "vittoria al primo turno a portata di mano", non teme l'erosione di Sel e sottolinea il valore nazionale della partita bolognese: "Dobbiamo mandare un avviso di sfratto a Berlusconi". Soddisfatta anche la Frascaroli, che punta ancora più in alto: "Altro che 7%. Voglio il 10%".

(SEGUE SOTTO...)
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