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MICROSCOPIO/MONTANARI/BORTOLANI/URBINO
Lettera al direttore amministrativo della università di Urbino

giove
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Sassuolo, MO
Post #: 740
preferisco inserirlo per esteso l'intervento-inchiesta di Valeria Rossi così come riportato su http://www.byoblu.com...­

Ciao Claudio,

mi chiamo Valeria Rossi, sono editrice (ma anche attiva scribacchina – fin troppo attiva, per alcuni) di un quotidiano online che si chiama
www.ilponente.com.

Al "caso Montanari" sono arrivata perché sembrava avere molti punti in comune con la situazione di un amico ambientalista, vittima di pressioni da parte dei "poteri forti". E’ stato lui a mettermi in contatto con il ricercatore ed io gli ho fatto un'intervista piena di solidarietà, andando anche oltre il distacco giornalistico, commuovendomi - davvero - al pensiero di questo scienziato a cui veniva impedito di compiere importanti studi sull'inquinamento. Purtroppo, appena messa online l'intervista, ho cominciato a ricevere e-mail e telefonate che smentivano vivacemente quanto affermato da Montanari. A questo punto ho ritenuto corretto sentire anche l'altra campana (nella fattispecie la Carlo Bortolani Onlus) e dalle parole della dottoressa Marina Bortolani mi sono resa conto che c'erano davvero troppi punti oscuri.

Ho iniziato allora una mia piccola inchiesta personale, cercando di contattare tutte le persone coinvolte, esclusi purtroppo i donatori che sarebbero stati i protagonisti più importanti in assoluto, ma che purtroppo mi erano del tutto sconosciuti e che comunque sarebbe stato impossibile contattare nella loro totalità. Il risultato è quello che ho pubblicato nel mio secondo articolo, intitolato "il punto sul caso Montanari", anche se in realtà si tratta di "puntini di sospensione", più che di un vero e proprio "punto". Manca infatti ancora la testimonianza di Beppe Grillo, e inoltre stanno arrivando ancora nuove testimonianze che purtroppo - e sottolineo purtroppo, perché mi dispiace davvero scoprire che una persona a cui avevo dato piena fiducia non la meritasse del tutto - avvalorano sempre più la tesi secondo cui il dottor Montanari non è stato vittima di congiure economiche e/o politiche, ma ha perso l'appoggio di chi credeva in lui - Beppe Grillo, e non solo - semplicemente perché non si è comportato in modo corretto.

Vorrei chiarire che non è mia intenzione, né è mai stato il mio scopo, mettere in piedi un'opera sistematica di "demolizione" della figura del ricercatore: mi chiamo Valeria, non Vittoria... Però dovevo portare i fatti - fatti reali, provati da documenti e/o testimonianze - ai miei lettori. Lo dovevo a loro e lo dovevo al mio amico di cui parlavo all'inizio, vittima "reale" della battaglia che ha condotto contro gli inquinatori della nostra zona.

Per concludere, il dottor Montanari ha detto a me le stesse identiche parole che ha pronunciato nella tua videointervista: "Sappiate che sono abituato a vincere". Io posso solo rispondere che si può vincere sportivamente, ma si può anche vincere barando: e in questo secondo caso, anche se la vittoria arriva, non credo proprio che possa dare la stessa soddisfazione.

Di seguito le mie riflessioni, tratte dall’articolo su Il Ponente.

I fatti
Emergerebbe che la decisione di donare il microscopio elettronico all’università di Urbino è stata motivata principalmente da due fattori:

l’utilizzo di questa apparecchiatura dalla Nanodiagnostics srl anche per scopi commerciali (analisi a pagamento) e non esclusivamente per la ricerca, come era stato invece dichiarato nel corso della raccolta fondi;
il fatto che la stessa raccolta fondi sia partita sulla base di quello che potremmo definire “un equivoco” o più crudamente “una manipolazione” del dottor Montanari ai danni di Beppe Grillo, scoperta solo in un secondo tempo.
L’indice degli alimenti contenenti nanoparticelle

il dottor Montanari contattò Beppe Grillo, nel 2006, lamentando quello che definì lo “scippo” del microscopio elettronico a quel tempo in uso alla Nanodiagnostics, ad opera dell’Università di Modena. Montanari sosteneva che questo microscopio era stato pagato, almeno in parte, con suo denaro personale e che l’unica motivazione per cui si era deciso il trasferimento era il fatto che le sue ricerche, evidenziando la pericolosità delle nanoparticelle (prodotte in larga misura dagli inceneritori), avessero infastidito qualche potere forte.

La motivazione poteva essere credibile e non è escluso che, del tutto o in parte, fosse anche reale: non fu reale, però, il racconto che Montanari fece a Grillo sul fatto che pericolose nanoparticelle fossero state rinvenute, a seguito delle sue ricerche, in una serie di diffusissimi e notissimi prodotti alimentari. Montanari disse a Grillo di aver scritto a tutte le aziende interessate e di non aver mai avuto alcuna risposta. Grillo, indignato da questi fatti gravissimi, invitò Montanari a partecipare ad una serie di spettacoli in cui, oltre a dare direttamente spazio al dottore, mostrava l’elenco dei prodotti incriminati e delle sostanze nocive che erano state trovate al loro interno grazie alle ricerche dello stesso Montanari e di sua moglie, la dottoressa Gatti.

Nel video “Grillo Montanari la vera ricerca sul cancro” si sente chiaramente Stefano Montanari che alla domanda: “Stefano, le ditte hanno mai risposto?” esclama: “No, no, mai!”.m Peccato che…sorpresa: nel 2007, in un’intervista a “Disinformatico”, il dottor Montanari afferma che la storia delle nanoparticelle nei prodotti alimentari è stata manipolata e distorta nei contenuti. Testualmente, afferma: “la cosa parte giusta, nel senso che quello che è stato detto di base, all’origine di tutto c’è una cosa quasi giusta. Poi, poi si è estrapolato e si sono dette delle cose che assolutamente non corrispondono al vero, ma proprio minimamente“. Nella stessa intervista rilasciata a Byoblu, Montanari afferma che Grillo non comprese il senso di quella ricerca. Montanari spiega che lui e sua moglie, la dottoressa Gatti, hanno pescato a caso ed analizzato alcuni prodotti presi sugli scaffali dei supermercati. E specifica: “Attenzione, questo è fondamentale: di ogni prodotto noi abbiamo esaminato un pezzo, uno , non di più, cioè non abbiamo preso un lotto, due lotti, tre lotti, dieci lotti, come si dovrebbe fare se si fa un controllo normale, di legge, eccetera e si va a vedere che cosa c’è in tutti questi prodotti. Noi abbiamo preso una scatola di quel tipo di biscotti, un barattolo di quell’omogeneizzato, eccetera, e abbiamo esaminato. E abbiamo visto che in gran parte di questi prodotti, non tutti certamente, ci sono queste polveri che noi cerchiamo“.
In pratica si era trattato di controlli casuali, che avevano sicuramente evidenziato un possibile problema di inquinamento ambientale ma che non avevano e non potevano avere alcuna valenza scientifica, visto che poter definire una prova “scientifica” occorrono, come in parte ammette lo stesso Montanari, campionature mirate, analisi protocollate e, ovviamente, la pubblicazione dei risultati. In assenza di tutto questo, Montanari non disponeva di alcuna vera “prova” da poter presentare alle ditte produttrici… e infatti non scrisse mai neppure una riga a queste ditte, come sostiene nella stessa intervista, sbugiardando Beppe Grillo.

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giove
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Sassuolo, MO
Post #: 741
continua...

Ecco le sue testuali parole: “la lettera che noi avremmo scritto a queste industrie: la lettera non esiste, non abbiamo mai scritto niente a nessuna industria, mai. Mai perché non abbiamo mai messo sotto accusa nessuno, cioè l’unico, l’unico ente che abbiamo messo sotto accusa è lo Stato, cioè chi legifera, chi non fa leggi per controllare questo tipo di inquinamento. Noi non abbiamo mai scritto nulla a nessuno. Quindi se non abbiamo mai scritto è chiaro che nessuno ci risponde. Non c’è lettera, non c’è risposta“. Eppure, nel video, si vede chiaramente Grillo che parla di queste lettere e si sente altrettanto chiaramente Montanari che non solo non si sogna di smentirlo, ma avvalora le sue parole ( “Hanno mai risposto, Stefano?” “No, no, mai!”).
Inoltre Grillo, come si vede sempre chiaramente nel video, espone una “lista nera” di prodotti senza che Montanari, presente sullo stesso palco, si sogni di intervenire, di spiegare che si è trattato di campionature casuali, insomma di specificare, come fa invece nell’intervista, che “dare un elenco di prodotti da mettere all’indice non ha nessun significato scientifico”.

Lo scippo del primo microscopio
Un altro dato di fatto è che non siano mai state prodotte le prove - richieste più volte - del fatto che il primo microscopio elettronico fosse stato pagato anche con i soldi dei due ricercatori. Ma il dato di fatto ancor più eclatante è che il primo microscopio elettronico (quello “scippato” , secondo la prima versione di Montanari) sia lo stesso microscopio con cui la dottoressa Gatti sta tuttora lavorando al progetto europeo DIPNA. Il microscopio è ancora in uso alla stessa ricercatrice: è con quello che porta avanti le sue ricerche, e non con il secondo microscopio, quello acquistato con la raccolta fondi. Lo ammette, ancora una volta, lo stesso Montanari: “Il microscopio ci è stato tolto ormai già dal giugno del 2006, è rimasto imballato per nove mesi all’università di Modena, è stato riassemblato, rimontato diciamo così, di nuovo a spese nostre, perché noi adesso con quel microscopio portiamo avanti un altro progetto europeo“.
Dunque, il primo microscopio non venne mai realmente “sottratto” alle ricerche della dottoressa Gatti, ma semplicemente “spostato” dalla Nanodiagnostics di Modena all’Università di Modena. L’unica cosa che, di fatto, veniva impedita a Montanari/Gatti era l’utilizzo privato dell’apparecchiatura.

Ricapitolando
il dottor Montanari lamentò la sottrazione di un microscopio che in realtà era ancora in uso a sua moglie per le proprie ricerche;
raccontò a Beppe Grillo la storia delle merendine inquinate e permise a Grillo di basare, su questa “scoperta” che in realtà non aveva alcun fondamento scientifico, una serie di spettacoli mirati alla raccolta di fondi per un nuovo microscopio;
a raccolta terminata e microscopio acquisito, negò la validità delle ricerche sulle merendine attribuendo a Grillo la responsabilità di aver “capito male, perché non era uno scienziato”.
Mi risultano dunque questi i motivi principali (ne esistono altri ancora, ma non posso scrivere un libro e quindi mi limito a quelli più gravi) per cui si interruppe il rapporto tra Beppe Grillo e Stefano Montanari, che l’altro ieri, in un’intervista rilasciata a Byoblu, si dichiara molto stupito del fatto che la Onlus e lo stesso Grillo “non si fossero più fatti vedere”. Forse non c’era molto di cui stupirsi…
Si aggiunga che Stefano Montanari, in alcune occasioni, millantò partecipazioni a progetti che in realtà non l’avevano affatto visto tra i protagonisti. Per esempio nella sua biografia sul sito della sua casa editrice si definisce “consulente del progetto Nanopathology” della CE, circostanza smentita dall’ufficio stampa della stessa Comunità Europea, consultato da una docente universitaria in chimica:

From: “ALEXANDRESCU Laura” < Laura.ALEXANDRESCU@ec.europa.eu >
To: (il nome del richiedente è stato omesso per ovvi motivi di privacy)
Subject: RE: (Fwd) Re: DIPNA {REF RTD REG/G.4(2008)D/579365}]{REF RTD
REG/E.3(2008)D/593026}
Date sent: Wed, 3 Dec 2008 15:30:59 +0100

Il Dr Montanari non ha alcun titolo a vantarsi di aver partecipato ai 2 progetti finanziati…

Le mancate pubblicazioni scientifiche
Quanto al secondo microscopio, acquistato grazie alla raccolta di fondi, fondata sull’equivoco si cui sopra, sarebbe rimasto probabilmente fuori dalla querelle tra Grillo e Montanari se solo i due scienziati avessero prodotto le prove del suo utilizzo a scopo di ricerca. Purtroppo, come si legge sul sito della Onlus: “come più volte sollecitato ai due dottori, rimaniamo in attesa di una reportistica sui risultati e sulle scoperte scientifiche – confermate da pubblicazione e da attestati della comunità scientifica – prodotti in questi tre anni di possesso del microscopio. Ciò crediamo sia doveroso nei confronti dei benefattori. E’ evidente che riferimenti a ricerche e studi svolti prima dell’acquisto del microscopio in oggetto non sono inerenti a tale ripetuta richiesta, ma, anzi, possono risultare fuorvianti”.

In realtà, anche nell’intervista concessa al Ponente, il dottor Montanari mi ha parlato di scoperte (”le nanoparticelle entrano nel nucleo della cellula”, “le nanoparticelle passano dalla madre al feto”) che in realtà appartengono ad un periodo precedente l’acquisizione del microscopio. A dire il vero esse venivano già citate dal professor Renzo Tomatis, (scomparso nel 2007) in alcuni suoi studi. Ma senza voler entrare nel merito di “chi ha scoperto cosa”, visto che qui non stiamo facendo discussioni scientifiche né accademiche, se ne deduce comunque che queste scoperte non sono dovute alla presenza del microscopio elettronico nella sede della Nanodiagnostics. Non risultano, peraltro, pubblicazioni a nome Montanari e/o Gatti relative agli ultimi tre anni, ovvero al periodo di permanenza del microscopio presso il loro laboratorio.

L’utilizzo a scopo di lucro
Risulta invece che il microscopio è stato utilizzato per analisi private a pagamento: lo si evince dai ricavi dichiarati, visto che la mission principale della Nanodiagnostics sono appunto le analisi a pagamento. Il dottor Montanari, a questo proposito, rifiuta l’accusa di utilizzo lucroso, ma dichiara, in un post sul suo blog: “quello che facciamo per poter sopravvivere è cercare di vendere qualche analisi ai privati che se lo possono permettere e per questo usiamo anche (non sempre) il microscopio che, in qualche modo, cerca di contribuire al suo stesso mantenimento, visto che né lei né altri si muovono e tutto ci grava addosso“. Queste spese di mantenimento del microscopio sono state indicate da Montanari in 90.000 euro/anno, ma anche questo costo è stato smentito dalla ditta produttrice, che invece le ha quantificate in circa 25/30.000 euro/anno. Insomma: soltanto la mancanza di chiarezza sull’utilizzo del macchinario – e soprattutto la mancanza di pubblicazioni relative alle ricerche svolte per mezzo di questo microscopio (e non di quello dell’Università di Modena, pagato con fondi CE) - hanno indotto la Onlus Carlo Bortolani ad affidarlo all’Università di Urbino.


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giove
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Sassuolo, MO
Post #: 742
3 e ultima parte...

Conclusioni
Il resto sono opinioni, ipotesi, supposizioni. Per esempio: può esistere una macchinazione o un complotto politico ai danni di Montanari? Ma certo che sì!
E’ risaputo, e ne abbiamo chiari esempi anche nella nostra provincia, che chiunque lotti contri inquinamento, inceneritori e affini è sicuramente malvisto ed è spesso soggetto a pressioni, ricatti e altre piacevolezze simili. Nessuno si sogna di negare che cementificatori e “inceneritoristi” siano capaci di tutto e che spesso abbiano un potere politico ed economico sufficiente a stroncare una carriera o a danneggiare gravemente chi lotta contro di loro. Purtroppo, in questo caso, la mia personale impressione è che i presunti nemici di Montanari non abbiano neppure avuto bisogno di entrare in azione, perché il dottore ha fatto tutto da solo. Le dichiarazioni e controdichiarazioni, l’indubbia strumentalizzazione del caso-merendine e il fatto di avere evidentemente carpito la fiducia di Beppe Grillo, per poi dissociarsene a risultato ottenuto, sicuramente gli hanno alienato diverse simpatie, nonostante si tenda (la sottoscritta per prima) a tifare sempre di cuore per chiunque sposi la causa ambientalista. Tifare per chi lo fa in modo scorretto, però, diventa più difficile; e anche ammettendo che il suo “non accorgersi che Beppe Grillo aveva frainteso” fosse per una buona causa e che comunque il fine giustificasse i mezzi, almeno a mio avviso, non è esattamente l’esempio di limpida correttezza professionale che ci si aspetterebbe da cotanta icona della ricerca italiana.

Per questo ritengo, personalmente, che il dottor Montanari abbia commesso qualche errore di troppo e che questi errori giustifichino la decisione di spostare il microscopio acquistato coi fondi dei cittadini in altra sede. Ancora oggi il dottor Montanari mi ha inviato alcune e-mail, una delle quali attacca l’Università di Urbino accusandola di “essersi schierata in più occasioni a favore di soggetti privati ed iniziative di carattere “imprenditoriale” di dubbia validità. Prova ne siano le recenti consulenze dell’Istituto di Botanica dell’Università e del Prof. Orazio Attanasi, in qualità di docente dell’Ateneo, a sostegno della realizzazione della centrale termoelettrica a cosiddette biomasse nel Comune di Orciano di Pesaro, un progetto ritenuto altamente pericoloso anche dall’IST – Istituto Nazionale per la Ricerca su Cancro di Genova, chiamato a esprimersi da uno dei comuni interessati”. Purtroppo, sempre dalle testimonianze in mio possesso, risulta che fu lo stesso Montanari ad indicare l’Università di Urbino come destinataria nominale del microscopio.
Se sapeva che questo ente pubblico era complice degli inquinatori, per quale motivo l’ha scelto? E se non lo sapeva, come può oggi accusare (più o meno velatamente) la Bortolani Onlus di complicità occulte con un Ente che NON è stato scelto da loro?

Comunque, personalmente inviterei i lettori a separare nettamente le due cose, anzi tre: la ricerca da una parte, la lotta contro l’inquinamento dall’altra, la figura del dottor Montanari da un’altra ancora. Se una qualsiasi di queste non risulta limpida come tutti vorremmo, non è necessariamente valido l’assunto secondo cui non valgono nulla neanche le altre. Non è così che funziona, e qualsiasi tentativo di virare questa storia a favore di inquinatori e inceneritori sarebbe una strumentalizzazione inaccettabile. La lotta contro l’inquinamento si basa su ricerche scientifiche fondate, validissime, alcune delle quali sicuramente attribuibili anche alla dottoressa Gatti, con la collaborazione del dottor Montanari: questo non va assolutamente messo in discussione.
Purtroppo sembra risultare che il dottor Montanari, perseguendo il nobile scopo della ricerca – che personalmente voglio continuare a credere fondato su puri ideali e non su speranze di lucro personale – abbia manipolato un po’ troppo persone, dati e fatti. Quindi la mia, personalissima ed opinabilissima, opinione è che Beppe Grillo abbia avuto fondati motivi per allontanarsi da questa figura e che la Bortolani Onlus abbia altrettanto fondati motivi non per “rubargli” il microscopio, ma per collocarlo in una sede in cui possa essere utilizzato anche per altre ricerche e da altri scienziati, in grado di garantire quei risultati scientifici e quelle pubblicazioni ufficiali che fino ad oggi la Nanodiagnostics non ha prodotto, ma a cui i donatori hanno assolutamente diritto.
Il tutto consentendo ugualmente a Montanari-Gatti di continuare a far uso del microscopio per le proprie ricerche, come risulta dall’atto di donazione.
Certo, non sarà comodo fare ogni volta 200 chilometri per utilizzarlo: su questo il dottor Montanari ha sicuramente ragione. Però è anche vero che questo disagio appare come il risultato della sua scarsa trasparenza, e di questo non credo possa incolpare altri che se stesso.
Che poi qualche potere (politico od economico che sia) legato agli inceneritori possa far festa, è fuor di dubbio: ma questa è la conseguenza, mentre non c’è alcuna prova che possa farlo ritenere la causa di quanto è successo.

Nota finale: ciò che ho pubblicato è il risultato di due giorni di ricerche; ma non pretendo sicuramente, in due giorni, (per quanto intensi) di aver sciolto tutti i nodi che compongono questa intricata storia.


Il dottor Montanari avrà ampio diritto di replica, così come lo avranno tutte le persone informate che vorranno partecipare alla discussione, portando possibilmente fatti concreti: ma anche le semplici opinioni saranno bene accette.
Come si sarà notato, in questo mio “punto della situazione” manca la testimonianza diretta di uno dei principali interessati, e cioè Beppe Grillo. In realtà avevo cercato di contattarlo tramite il meetup savonese; ma la sua decisione, comunicata dal suo assistente, è quella di “non rilasciare interviste su questa faccenda per non alimentare ulteriori “rumors” fino a quando (a breve) farà un post su questo argomento“. Ed ovviamente – anche se un po’ a malincuore – non possiamo che rispettarla.

Valeria Rossi


sul sito seguono ben 51 commenti...
HTR
A former member
Post #: 317
A questo punto mi verrebbe da dire: allora noi cosa possiamo fare per risolvere questa situazione?
giove
user 5086175
Sassuolo, MO
Post #: 743
Dimenticavo... il pezzo originale di Valeria Rossi su il ponente http://95.211.14.139/...­ contiene anche questo breve video che ritengo molto interessante con il senno di poi...







HTR
Giorgio D.
dragogio
Bologna, BO
Post #: 1,550
Vediamo un po' in dettaglio questa perla di giornalista e di articolo...

..."il punto sul caso Montanari", anche se in realtà si tratta di "puntini di sospensione", più che di un vero e proprio "punto". Manca infatti ancora la testimonianza di Beppe Grillo,
Ecco, appunto... già visto ... titoli che non corrispondono al contenuto

avvalorano sempre più la tesi secondo cui il dottor Montanari non è stato vittima di congiure economiche e/o politiche, ma ha perso l'appoggio di chi credeva in lui - Beppe Grillo
un po' come le biowashball...

I fatti
...
l’utilizzo di questa apparecchiatura dalla Nanodiagnostics srl anche per scopi commerciali (analisi a pagamento) e non esclusivamente per la ricerca, come era stato invece dichiarato nel corso della raccolta fondi;
Quindi sarebbe un "fatto" che la raccolta fondi è avvenuta dichiarando che non sarebbero state fatte analisi a pagamento? Risulta a qualcun altro oltre che alla Valeria? Se così non è, a voler essere obiettivi e attenendosi solo ai fatti, bisognerebbe scrivere in modo diverso...

il fatto che la stessa raccolta fondi sia partita sulla base di quello che potremmo definire “un equivoco” o più crudamente “una manipolazione” del dottor Montanari ai danni di Beppe Grillo, scoperta solo in un secondo tempo.
Da dove Valeria ha ricavato la certezza, "il fatto" che "la manipolazione" è stata fatta da Montanari ai danni di Beppe Grillo? Io questa certezza non la ho proprio per nulla. Qualcuno è a conoscenza delle dichiarazioni di Grillo in proposito?

il dottor Montanari contattò Beppe Grillo, nel 2006
Questo è errato. Valeria, visto che "fa indagini", controlla documenti farebbe meglio a completarle leggendosi "il girone delle polveri sottili" o chiedendo a Montanari o, se ci riesce, a Beppe Grillo. Non è Montanari ad avere contattato Grillo bensì il contrario.

Montanari disse a Grillo di aver scritto a tutte le aziende interessate e di non aver mai avuto alcuna risposta
Altra questione che viene presentata come "fatto" mentre, per quanto risulta a me, fatto non è.
Montanari, che io sappia, non ha mai affermato a Grillo o a chiunque altro, di avere scritto ad alcun produttore

Grillo, indignato da questi fatti gravissimi
che fosse indignato è una ipotesi visto che Valeria ammette di non avere parlato con Grillo. Altri aggettivi inseriti inopinatamente nel testo.

invitò Montanari a partecipare ad una serie di spettacoli in cui, oltre a dare direttamente spazio al dottore, mostrava l’elenco dei prodotti incriminati e delle sostanze nocive che erano state trovate al loro interno grazie alle ricerche dello stesso Montanari e di sua moglie, la dottoressa Gatti.
Finalmente un fatto!
Ovvero, Grillo giudica tanto interessante la storia di Montanari da inserirla in una serie di suoi spettacoli chiedendo a Montanari di partecipare gratuitamente e pagandosi le spese.

Nel video “Grillo Montanari la vera ricerca sul cancro” si sente chiaramente Stefano Montanari che alla domanda: “Stefano, le ditte hanno mai risposto?” esclama: “No, no, mai!”
Qualcuno ha mai conosciuto in anticipo il contenuto degli interventi di Grillo sul palcoscenico?
Qualcuno delle innumerevoli persone del meetup che è salita sul palco con Grillo è mai stata informata da Grillo di ciò che avrebbe detto, gli avrebbe chiesto?
Facciamo allora una pura ipotesi, una fantasiosa ipotesi: Grillo non informa Montanari di come presenterà la storia, inizia il suo racconto e arriva alla fatidica domanda. Come avrebbe dovuto rispondere Montanari secondo la mitica giornalista Valeria (ed altri)?
Ovviamente, per il grande rispetto che si nutre in Beppe Grillo in questo e altri meetup, non oso nemmeno ipotizzare che Grillo sapesse che non c'era alcuna lettera. Diciamo che, appunto, se così fosse, eventualmente, si sarebbe trattato di un equivoco e non, come dice "crudamente" Valeria, di manipolazione.

Queste spese di mantenimento del microscopio sono state indicate da Montanari in 90.000 euro/anno, ma anche questo costo è stato smentito dalla ditta produttrice, che invece le ha quantificate in circa 25/30.000 euro/anno.
Alla arguta Valeria non è venuto il sospetto che potrebbero essere due differenti considerazioni?
Magari la azienda si riferisce ai puri costi di manutenzione mentre Montanari ai costi di utilizzo ovvero comprendendo ozono, corrente elettrica (a vederlo deve essere una idrovora...) e altre "piccole amenità" che io non mi sogno di conoscere?
Questo sarebbe giornalismo di indagine?
Due giorni spesi malino mi verrebbe da dire...

Conclusioni
...
E’ risaputo, e ne abbiamo chiari esempi anche nella nostra provincia, che chiunque lotti contri inquinamento, inceneritori e affini è sicuramente malvisto ed è spesso soggetto a pressioni, ricatti e altre piacevolezze simili. Nessuno si sogna di negare che cementificatori e “inceneritoristi” siano capaci di tutto e che spesso abbiano un potere politico ed economico sufficiente a stroncare una carriera o a danneggiare gravemente chi lotta contro di loro.
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Che poi qualche potere (politico od economico che sia) legato agli inceneritori possa far festa, è fuor di dubbio: ma questa è la conseguenza, mentre non c’è alcuna prova che possa farlo ritenere la causa di quanto è successo.
Appunto.
Quello che io davvero non capisco è perché si spenda tanto tempo e tante energie a parlare male di persone che lottano comunque dalla parte giusta.
E' stata fatta da molte persone una cosa bella e intelligente ovvero donar un po' di tempo e un po' di denaro a persone che svolgono ricerche importanti e donano il loro tempo e competenze a persone che ne hanno bisogno.
Ora si sta facendo di tutto per demolire una delle poche cose buone concrete che sono uscite da questo ambiente.
Ce ne rendiamo conto o continuiamo a farci del male?

Il fatto poi che il primo microscopio sia diventato nuovamente disponibile, è scritto sempre nel libro "il girone delle polveri sottili", bastava leggerlo.
Bisogna rendersi conto che (quando funziona dato che in questo momento ad esempio mi risulta guasto e che non ci sono i soldi per ripararlo) è consentito alla Gatti l'uso per il DIPNA, mentre l'accesso per altre importanti indagini e ricerche non è possibile per limiti (credo) tecnici.
Questo conferma, a mio vedere, la bontà della azione a suo tempo fatta ovvero mettere a disposizione di persone competenti uno strumento importante se non indispensabile per proseguire liberamente, con efficacienza le ricerche in questo campo, in cui, più di altri, le ricerche tormentano i sonni di coloro che speculano sulla nostra salute.

Smettiamo di farci del male.
Giorgio D.
dragogio
Bologna, BO
Post #: 1,551
Le mie 10 domande a Beppe Grillo sulla vicenda microscopio/Bortolani/Montanari:

1 - Aveva mai sentito parlare di inceneritori, termovalorizzatori, nanoparticelle, nanopatologie, prima di sentir parlare di Stefano Montanari?
2 - Cosa la convinse a contattare Montanari e a usare la storia del microscopio scippato all'interno dello spettacolo?
3 - Ritiene che la storia del microscopio scippato abbia incrementato la visibilità del suo blog e/o la vendita dei suoi spettacoli e prodotti? In sostanza, al netto dello spettacolo donato al microscopio, ritiene di avere beneficiato economicamente della storia o di averci rimesso soldi e popolarità?
4 - Prima di presentare la storia delle merendine al suo spettacolo era al corrente che Montanari non aveva direttamente informato le aziende produttrici?
5 - Ritiene che prima del suo spettacolo le aziende produttrici fossero a conoscenza dei risultati delle indagini sulle merendine o comunque, ha provato lei o uno dei suoi collaboratori a contattare anche solo uno dei produttori citati nella documentazione Montanari prima di raccontarne la storia nel suo spettacolo?
6 - Come avvenne la scelta della Bortolani Onlus quale destinatario delle donazioni?
7 - Dal momento della donazione ha mai verificato o chiesto informazioni sul lavoro di Gatti/Montanari?
8 - Quale è stata la sua parte nella decisione della Bortolani di donare il microscopio alla Università di Urbino?
9 - Ritiene che sia casuale la contemporaneità della decisione di rendere difficili e lente le ricerche Gatti/Montanari e la progettata costruzione di svariati nuovi termovalorizzatori in varie regioni italiane?
10 - Ritiene che lo spostamento del microscopio a Urbino faciliti le ricerche sulle nanopatologie, che le renda più efficaci, che in questo modo le persone che fino ad ora si sono rivolte alla Nanopatology abbiano una possibilità in più di ottenere analisi gratuite, di capire i loro problemi, di essere aiutate a trovare la causa dei problemi, di trovare una soluzione?
giove
user 5086175
Sassuolo, MO
Post #: 745
Dal blog di Montanari apprendo della ennesima intervista al farmacista... si parla di intervista esclusiva... allora tutte le interviste sono esclusive...
Introduzione con citazione della Montalcini e addirittura un invito finale a non iscriversi alla università di Urbino...

eccola qui http://pensierosuperf...­

Nanoparticelle scomode, lo stato italiano 'uccide' chi le studia
Intervista esclusiva al dottor Stefano Montanari.


Il paese che sfratta il premio Nobel Montalcini non ha problemi a 'giustiziare' mediaticamente e professionalmente la coppia Gatti/Montanari. 'Qualcuno' ha deciso di sottrarre loro il prezioso microscopio con cui hanno scoperto e studiano da anni le letali patologie connesse alle terribili nanoparticelle.
Senza microscopio, addio laboratorio. E soprattutto addio a chi disturba il business di inceneritori, cementifici, industrie siderurgiche, centrali a carbone e biomasse...



di Hermes Pittelli ©



Un Paese che mostra quotidianamente il meglio di sé. Sfrattando, ad esempio, il premio Nobel Montalcini, mentre in tutto il resto del pianeta lo studio delle neuroscienze è fondamentale e strategico.
Con un ministro dell'ambiente che difende le industrie inquinanti dai rigidi paletti previsti dal protocollo di Kyoto, un capo del governo, unico caso tra i presunti grandi paesi del mondo che va ad omaggiare – con la pattuglia delle frecce tricolori ridotta a compagnia di burattini – un dittatore sanguinario per tutelare gli interessi commerciali di Eni, Enel, Finmeccanica, Impregilo.
Un Paese che in silenzio e totale passività subisce lo sfregio mortale della deriva morale, civile, sociale, culturale, politica per lasciare ai soliti famigerati noti la licenza di massacrare salute e ambiente in nome dei loro personalissimi superiori interessi.

Non stupisce quindi che chi tenta con dedizione, studio e fatica di risvegliare le coscienze e salvare i propri concittadini sia oggetto di criminose campagne di diffamazione e di una guerra subdola, magari incruenta ma capace di uccidere in modo più crudele di una pallottola.
Basta fare terra bruciata attorno agli scienziati che conducono ricerche 'scomode', ricerche che dimostrano in modo inequivocabile la pericolosità delle industrie e delle attività i cui capataz dei consigli d'amministrazione sono, caso strano, amici (per denaro e tornaconto) degli esponenti più influenti del governo e della politica. Così, guai ai vinti che osano raccontare ai cittadini la follia del petrolio, degli idrocarburi, delle centrali a bio e turbogas; guai a chi dimostra che inceneritori, cementifici, industrie siderurgiche sono fonti di veleni letali per l'uomo e l'ambiente.

Tra i 'vinti', ma mai domi e supini, ecco Antonietta Gatti e Stefano Montanari, che vedono il loro laboratorio modenese Nanodiagnostics a rischio chiusura: qualche burocrate universitario e legale molto solerte nell'applicazione acefala dei diktat piramidali da mesi ha deciso di sottrarre loro il sofisticato e indispensabile microscopio con cui hanno scoperto le patologie connesse alle terribili nanoparticelle. Va da sé che senza quel microscopio, Gatti e Montanari, ma anche tutti i giovani studenti e ricercatori universitari che gravitano attorno a Nanodiagnostics, sono resi inoffensivi. Il risultato che si vuole ottenere.

Questa intervista al dottor Stefano Montanari tenta di ricostruire i passaggi della vicenda.


D. Dottore, pare che siate sotto attacco. Da tempo c'erano 'cecchini mediatici' (misteriosi disturbatori che spargevano cattiverie e zizzania sul vostro blog) e accademici da operetta che tentavano di diffamarvi e lordare la validità delle vostre ricerche. Oggi sono passati alle vie di fatto. Perché 'qualcuno' vuole sottrarvi il microscopio con cui studiate le nanopatologie?


R. Il motivo è semplicissimo: noi siamo un granellino fastidioso penetrato all’interno di un sistema d’ingranaggi complesso e con noi tra i piedi quell’ingranaggio scricchiola. Finché il granello è piccolo, finché non ne entrano altri, è meglio fare pulizia.


D. Secondo Lei, chi ha ordito questa bella strategia?



R. Credo ci siano diversi interessi che si sono trovati a convergere. È evidente che i nostri studi danno un fastidio terribile a chi è sempre più ingolosito dal business dei rifiuti legato alla loro combustione. Ma ci sono anche elementi diversi: io mi batto per difendere il nostro Paese da scempi quali quelli di TAV, Mose, Ponte sullo Stretto, ad esempio, e per questo devo essere punito. Poi ci sono meschine vendette personali di qualcuno la cui miseria e solitudine non può che destare commiserazione.


D. A chi spetta la titolarità del microscopio?


R. Io ho il pessimo difetto di fidarmi delle persone e di credere sempre alla buona fede. A suo tempo io stesso proposi d’intestare il microscopio alla Onlus Carlo Bortolani che ne è la legale proprietaria. Dal punto di vista morale le cose stanno in tutt’altra maniera, dato che la raccolta fondi che permise di comprare l’apparecchio era stata strombazzata come dedicata ai dottori Gatti e Montanari e null’altro. Addirittura la Onlus Bortolani scrisse “L’attività di ricerca oggetto della collaborazione sarà svolta sotto la completa responsabilità della Dott.ssa Antonietta Gatti la quale determina gestione, tempi, modi, durata, luogo dei singoli progetti e ubicazione dell’apparecchiatura in oggetto.” Non credo si potesse essere più chiari. Di Urbino o di altre destinazioni non si parlò mai e con questo “trasloco” ci si fa beffe di chi a suo tempo mise il suo soldino.


D. Perché la onlus Bortolani si sta prestando al vostro omicidio scientifico e professionale?


R. Bisognerebbe chiederlo alla sig.ra Bortolani. Io le mie idee le ho, ma per ora me le tengo. Dico solo che, per allestire una farsa del genere, occorrono sollecitazioni pesanti e una potrebbe essere quella che arriva da qualcuno alle spalle di chi, all’interno dell’Università di Urbino, non lavora certo per difendere ambiente e salute. Comunque, basta leggere le motivazioni addotte sul blog della Onlus per accorgersi che si supera ogni soglia di grottesco.


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giove
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2^ parte...

D. Cosa c'entra in questa 'singolare' vicenda l'Università di Urbino? E perché dalla cittadella universitaria marchigiana nessuno sembra interessato a rispondere alle vostre sollecitazioni?


R. Urbino c’entra eccome. In quella Università ci sono personaggi che prestano la loro opera perché si possano costruire impianti non certo amici della salute e dell’ambiente. Le riporto testualmente una frase di una delle non poche diffide spedite ad Urbino, in questo caso da un’associazione di donatori: “Non può tacersi infine la circostanza che mentre la NANODIAGNOSTICS S.r.l., nelle persone dei Dottori Montanari e Gatti, ha sempre messo a disposizione degli enti locali e dei cittadini le proprie ricerche e conoscenze per valutazioni di ordine scientifico e sanitario a tutela della salute pubblica e dell’ambiente, l’università di Urbino si è schierata in più occasioni a favore di soggetti privati ed iniziative di carattere “imprenditoriale” di dubbia validità. Prova ne siano le recenti consulenze dell’Istituto di Botanica dell’Università e del Prof. Orazio Attanasi, in qualità di docente dell’Ateneo, a sostegno della realizzazione della centrale termoelettrica a cosiddette biomasse nel Comune di Orciano di Pesaro, un progetto ritenuto altamente pericoloso anche dall’IST – Istituto Nazionale per la Ricerca su Cancro di Genova, chiamato a esprimersi da uno dei comuni interessati.”
Sottolineo il fatto che ad Urbino non si faranno mai ricerche sulle nanopatologie, non solo per la mancanza delle attrezzature necessarie ma soprattutto per la palese incompetenza nel campo dell’intero corpo accademico (zero tituli, ovvero zero pubblicazioni e zero lavori accettati ai congressi veri). E sottolineo che il fatto che a noi si conceda graziosamente di accedere al microscopio “almeno un giorno la settimana” è clausola prevista o da un perfetto imbecille o da chi, molto più credibilmente, sa perfettamente che, in quelle condizioni, non ci sarà mai possibile ricercare.


D. Qualcuno vi accusa di essere degli incompetenti e di trarre furbo profitto dalla vostra attività. Cosa risponde a queste illazioni?


R. Non mi costringa ad un italianissimo “lei non sa chi sono io.” Per prima cosa, è fin troppo facile accusare, mentre molto più difficile è circostanziare l’accusa. Ad oggi nessuno ha presentato una singola prova di una tesi che appare teneramente campata per aria e, nei fatti, lanciata da perfetti incompetenti: ragazzini, qualche sfaccendato, qualche aspirante politico di paese... Insomma, nessuno che possa aspirare ad una pur minima credibilità. In campo scientifico si presentano dei fatti. Il resto è chiacchiera da osteria. E particolarmente buffa è l’affermazione che noi non avremmo scoperto nulla che già non si sapesse. Chi ha le prove, le tiri fuori.

Tra le tante cose mi limito a ricordare i progetti europei di cui mia moglie è stata ed è a capo, gl’inviti in tutto il mondo a presentare le nostre scoperte (mia moglie, reduce da Oslo e da Helsinki è ora a Pechino per poi andare immediatamente a Losanna), il nostro libro “Nanopatology” presente ad Harvard, a Cambridge, al Massachussets Institute of Technology, ecc., il libro che l’Università di Cambridge ci chiede di scrivere, il libro appena uscito della NATO “Nanomaterials: Risks and Benefits” con due capitoli nostri, l’invito alla Camera dei Lord e al parlamento francese, la legge sul riconoscimento delle nanopatologie nei militari, le università che, senza troppo clamore, ci mandano i ragazzi a fare le tesi di laurea o di master … Naturalmente potrei continuare e potrei anche citare la sperimentazione appena terminata con grande successo per la mitigazione dell’inquinamento urbano, gli studi in corso sulle malformazioni fetali, sul latte materno, sui vaccini, ecc. Ma mi fermo qui. Chi vuole venire a trovarmi, sappia che le porte del laboratorio sono aperte a tutti.

Quanto allo “scopo di lucro”, l’accusa è bizzarra e si poteva inventare di meglio. Più volte ho invitato i miei critici a dimostrare ciò che sostengono. Il tutto, come sempre, senza risposta ma con la continuazione, devo dire un po’ stucchevole, dell’accusa. I fatti, ahimé, stanno in tutt’altra maniera. Da quando, nel 2004, siamo stati costretti ad allestire il laboratorio Nanodiagnostics, subiamo perdite gravissime, tanto che mia moglie ed io siamo stati costretti ad impiegare quanto avevamo risparmiato in decenni di lavoro per sostenere le ricerche. Da notare che nessuno di noi due riceve compensi per il lavoro che svolge e che le consulenze che prestiamo, consulenze che nulla hanno a che vedere con l’uso del microscopio, fruttano denaro che finisce in toto nel calderone della ricerca. Una delle tante cose che mi dispiacciono è non tanto l’accusa ricevuta da quattro pettegoli ma da un paio di persone che sono perfettamente al corrente della situazione e che, dunque, agiscono nella peggiore malafede. Comunque, chi vuole il laboratorio venga a prenderselo gratis, accollandosene debiti e crediti, con la sola condizione di farci continuare le ricerche. Già ho proposto varie volte il business e un tale, uno solo, si disse disponibile. Non appena si accorse della situazione, però, scappò senza lasciare traccia.

Vero è che noi vendiamo analisi a chi ce le commissiona, analisi che, in ogni caso, aggiungono dati utili alle nostre ricerche. Questo denaro, purtroppo pochissimo e capace di coprire solo una piccola frazione delle spese, è ottenuto esattamente come fanno tutte le università che, al contrario di quanto avviene per noi, hanno il privilegio di godere di finanziamenti derivanti dalle tasse dei contribuenti.

Resta il fatto che, se anche per assurdo noi lucrassimo sull’uso del microscopio, la cosa non sarebbe contestabile perché la motivazione della raccolta fondi non conteneva nulla in proposito. Ma qui siamo alla fantascienza.


D. In passato, Beppe Grillo durante i suoi spettacoli vi ha aiutato a raccogliere fondi per l'acquisto del microscopio. Oggi Lei chiede un confronto diretto, all'americana, con il provocatore genovese. Come mai?


R. Il dato di fatto è che ora Grillo pare avere virato di centottanta gradi e di essere del tutto favorevole a che ci si tolga il microscopio e ci s’imbavagli, per usare un’espressione a lui cara. Le mie richieste reiterate di un confronto perché almeno mi dica il perché di questo atteggiamento, il perché, contrariamente a quanto sostiene da anni, non sia andato alla fonte della notizia e abbia dato credito a chi non ha alcun titolo, sono cadute nel vuoto. Del resto, tutti i miei inviti a confronti cadono nel vuoto. Evidentemente il coraggio e la dignità non fanno parte dell’armamentario di chi preferisce strepitare da lontano o di chi si trova a suo agio solo se è protetto da una robusta corazza di anonimato come avviene con i famigerati troll.



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giove
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3^ e ultima parte

D. Perché in questo ex Belpaese qualcuno ha tanta paura delle ricerche scientifiche di Gatti/Montanari?


R. Perché se ci si lasciasse continuare, il popolo bue aprirebbe gli occhi e si accorgerebbe delle rapine che subisce sia in termini di borsellino sia in termini di salute. Meglio le chiacchiere dei fatti.


D. Chi ha davvero a cuore la cultura scientifica, la tutela della salute umana e dell'ambiente, in quale modo può tentare di appoggiarvi nel tentativo di evitare che il microscopio sia sottratto al vostro laboratorio?


R. Non c’è che da far capire ad Urbino il livello morale che tocca con questa azione. Magari l’aspetto della moralità non colpirà più di tanto, ma se i ragazzi cominciassero a scegliere università diverse cui iscriversi…


D. Visto che questo paese è ormai così marcio, avete mai pensato di mandarlo al diavolo per trasferirvi magari a Boston o a Los Angeles?


R. Sì, molte volte, ma questo significherebbe dichiarare una sconfitta e lasciare campo libero ad un tipo di delinquenza che mi dà troppa soddisfazione combattere. Ogni vittoria, per piccola che sia, per me che sono piccolo è un trionfo. Per tanti anni ho fatto l’atleta e non avrei mai rinunciato al gusto della competizione.



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