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Carla Z.
user 9058340
Bologna, BO
Post #: 138
@Federica

Credo ci sia un pregiudizio molto forte rispetto alla scuola parificata dovuto alla non conoscenza.

I dati che ho citato nei passati post (asilo) recavano la fonte ,sono comunque dati oscse,dati rapporto la scuola Emilia Romagna in cifre relativamente alla nostra regione.

Ho parlato di dati invalsi perchè in più post è stato fatto un duro attacco alle parificate da Monica e l'unico strumento ufficiale che posso citare sono i dati invalsi.

Io ho sempre risposto a delle accuse con dei dati ma non ho mai avuto risposta.
Ribadisco che si finanziano gli asili e le primarie alle medie ed ai licei non va pressochè nulla.Quindi paghi le tasse e paghi la scuola.

Vi è un grosso equivoco ,anzi due ,che alimenta questa discussione:

-pensare che chi iscriva i propi figli alle parificate lo faccia per una questione di elite :
-pensare che dietro le parificate ci sia sempre la chiesa;

Anche io ho sempre frequentato scuole pubbliche e la mia prima figlia ha frequentato un asilo pubblico fuori sede (ha cambiato 18 maestre in tre anni).Sarei rimasta nel pubblico,se non fosse che all'epoca le elementari a Castenaso avevano grosse difficoltà con i residenti e non ho trovato posto.

Abbiamo cominciato a guardare le scuole della nostra zona e siamo capitati in quella che poi abbiamo scelto anche per gli altri nostri figli.

E' una scuola fondata 18 anni fà da un gruppo di 10 genitori (tra cui una neurospichiatra infantile che è la fondatrice) che non condividevano la riforma che introduceva più maestri sulla stessa classe .

Dieci famiglie che hanno preso in affitto un locale ,di propietà di un istituto religioso,hanno trovato una maestra che si è dimessa dal pubblico (anche lei non condivideva)e sono partiti,rischiando sulla pelle dei loro figli.

Ora la scuola conta tre sezioni (circa 300 bambini).

I programmi sono sempre stati in linea con quelli ministeriali,gli insegnanti
sono assolutamente laici,i principi a cui si ispira sono cristiani ;nostante questo nella classe della primogenita diversi bambini avevano famiglie assolutamente atee.

Nel 2000 questa scuola,e molte altre,riceve la parifica col governo Berliguer che dovrebbe stare a significare parifica economica sia per art 33 sia per legge 62 /2000, ma non è questo il punto tanto che non ho mai puntato la discussione su alcuna rivendicazione .

I dati sui costi li ho desunti dalle pubblicazioni delle scuole stesse perchè la mia esperienza è continuata con le medìe ed ora col liceo.

Cosa posso dire se non che l'esperienza scolastica da un punto di vista umano,educativo prima che formativo per noi è stata meravigliosa,senza che questo possa stridere.
Cosa posso fare per testimoniare una realtà assolutamente positiva per il mondo scolastico senza essere fraintesa in una borghese .
Forse interpreto male il tono della tua lettera ,ma io non voglio contrapporre il pubblico al privato io voglio che il mio parificato sia pubblico e su questo ho sempre invitato al confronto.

Ribadisco che per le famiglie questa scelta è molto gravosa,e se una famiglia decide di investire nell'educazione e nell'istruzione (la priorità non è casuale) non può essere tacciata come privilegiata.

Ho amici medici che mandano i figli alle Carducci ,fanno settimane bianche,vacanze esotiche e quant'altro.
Io faccio la coltivatrice diretta ,mio mario è dipendente metalmeccanico non facciamo settimane bianche e l'ultima vacanza risale a 13 anni or sono.
Tutte le entrate dei nostri bimbi (nonni ,parenti,cerimonie) vanno ad incrementare il fondo scuola.Credimi non mi piace mostrarmi,ma il valore che do a questa esperienza è per me talmente forte che non riesco a sottrarmi mi sembra quasi di voltare le spalle a chi in questi anni si è totalmente speso per un valore così fondante come la scuola.

Ho chiesto a Monica,sia direttamente che nelle discussioni, un confronto nel merito proprio perchè lei è una maestra che da trent'anni insegna ed ha sicuramente le competenze per confrontarsi.

In Belgio come ho già postato tempo fa ,ogni bambino dal momento della nascita è titolare di un assegno scuola e le famiglie sono libere di iscrivere i propri figli negli istituti che ritengono più rispondenti ,indipendentemente da ceto o classe sociale. Credo che questa sia una possibile soluzione che consenta davvero una buona scuola per tutti.
Giorgio M.
user 5682011
Bologna, BO
Post #: 239
Carla credo che nessuno contesti la tua scelta assolutamente legittima, ma credo anche che tutti noi si sia sconcertati dalle scelte fatte da questo governo consistenti nel taglio di servizi della scuola pubblica, a vantaggio della scuola privata (che odora tanto di obolo alle scuole cattoliche, visto anche i tanti vantaggi riconosciuti alla chiesa cattolica in altri aspetti). A proposito siamo sicuri che tutte le scuole private abbiano finanziamenti pubblici indifferentemente ?????? (scusate l'ignoranza) perchè se non è così è evidente il favoritismo e la lesione del principio di eguaglianza e di laicità e soprattutto la "dipendenza" del ns governo, da visioni di tipo etico imposte da UNO STATO ESTERO. Visioni che non sempre potrebbero essere rispettose dei diritti e libertà fondamentali di tutti i cittadini. ES: L'incostituzionalità della legge 40 per CONTRASTO CON IL DIRITTO ALLA SALUTE (cioè la legge così come scritta era lesiva del diritto alla salute DELLA DONNA E DEI CONCEPITI).

In ordine a quanto proponi (assegno per la formazione) sono piuttosto perplesso.
Verrebbe erogato anche per le scuole nn dell'obbligo???? In tal caso posso incassarlo anche se non lo iscrivo a scuola e me lo tengo a casa????
In ogni caso si rischierebbe una scuola classista tra chi se lo può permettere (ed io ritengo che ad oggi me lo potrei permettere) e chi no, e questo finirebbe per pregiudicare il futuro di bambini più sfortunati anche se tericamente più dotati.
In ogni caso credo che sarebbe interessante valutare quelle che sono le soluzioni adottate all'estero.
Paolo B.
PaoloBalboni
Anzola dell'Emilia, BO
Post #: 36
Segnalo l'articolo di Repubblica di oggi sulla scuola.

http://www.repubblica...­

http://tv.repubblica....­


Giorgio M.
user 5682011
Bologna, BO
Post #: 244
Ricevo via mail e posto qui

Sta facendo il giro del web la lettera scritta al ministro Tremonti da Mila
> Spicola, professoressa di una scuola media di Palermo. Una dura accusa sulle
> proibitive condizioni in cui un insegnante è costretto a lavorare ogni
> giorno. In una scuola dove “non c'è carta igienica per i ragazzi, sapone nei
> bagni” e il riscaldamento è a singhiozzo. Dove non ci sono più insegnanti di
> sostegno per gli alunni disabili. “Molti sanno che lei ha tolto ben 8
> miliardi all'istruzione pubblica”, scrive Mila al ministro dell'Economia.
> Perché gli sprechi andavano tagliati. Ma è stato considerato spreco
> “recuperare i bambini con difficoltà, e quindi via le compresenze, oppure
> studiare l'italiano, quindi via due ore”. Ai tagli fatti “con la furia di un
> boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane”, Mila non ci sta. C'è la
> crisi, ma la soluzione non può essere “ammassare più alunni di quanti
> un'aula può contenerne, visto che questo vuol dire violare la legge”. Perché
> invece non destinare alla scuola pubblica parte dei 25 miliardi assegnati
> alle spese militari? Questa una delle proposte con cui Mila conclude la
> lettera, che pubblichiamo integralmente.
>
> Ministro Tremonti,
>
> lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo
> guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti
> italiani a violare la legge. È esattamente quello che accade in moltissime
> scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti
> un'aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme
> violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici
> scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8
> miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di
> crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione.
> Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25
> miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a
> classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro
> mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora
> non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.
>
> Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è,
> un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno
> “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono
> arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell
> ’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica.
> Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi
> via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’
> ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per
> riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i
> bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho
> scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze
> in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro
> ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha
> distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo
> pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il
> polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze
> servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a
> supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30,
> 33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola
> certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la
> strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci
> sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.
>
> C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione
> riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e
> istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non
> era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano
> altri, non certo questi.
>
continua
Giorgio M.
user 5682011
Bologna, BO
Post #: 245
segue

Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi
> soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. “Facessero una colletta i
> genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro”. Alla voce vedi sopra.
> “Qualche centinaio di euro è nulla”, ma non c’era la crisi? Nella mia
> regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E
> dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della
> periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’
> Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di
> colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi,
> incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti
> mortali e le capriole all’indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è l’
> unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a
> lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi,
> nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi
> quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta
> scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si
> alza la saracinesca comunque e si fa l’appello tutte le mattine.
>
> Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando
> molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e
> la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha
> comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze,
> adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque
> le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono
> la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di
> lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di
> farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi
> dirà : si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non
> avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a
> singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con
> gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di
> carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io
> insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state
> tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno.
>
> E allora mi dica lei qual è il diritto all’istruzione negata del mio alunno
> disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con
> problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E'
> una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei
> compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra
> Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in
> fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa
> vi aspettate? È già un miracolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’
> inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. “Si rivolga al
> Comune” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti
> i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le
> manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti... manco la
> Chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a
> salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempie la
> bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi:
> ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253
> alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce
> ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di
> lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè.
> Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo
> stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità.
>
> Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci
> abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi
> siano il bersaglio vero delle nostre scelte. È questa l’illegalità Egregio
> ministro. L’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non
> in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo
> dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio
> rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante
> non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i
> cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti
> italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le
> regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come
> “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”.
>
> Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo
> insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo
> sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da
> classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini
> di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto.
> Il mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa
> domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche
> genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli?
>
> Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola
> pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un
> anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i
> monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e
> con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne
> vergogni.
>
> Mila Spicola, professoressa
A former member
Post #: 538
mi piacerebbe seguire i lavori di questo gruppo, come genitore interessato al destino della scuola pubblica, ma cercherò soprattutto di coinvolgere amiche insegnanti, ovviamente precarie, dei vari gradi di istruzione, perchè credo che siano gli insegnanti in primis a conoscere più di chiunque altro le magagne del sistema.

carla, nessuno nega che la tua esperienza nella scuola paritaria possa essere esaltante, lo si percepisce da come ne parli.
ciò che qui si discute è come ciò che dovrebbe essere un diritto per tutti, una scuola pubblica decente, viene sempre più mortificata, mentre la scuola non statale parificata continua ad avere un trattamento di favore da parte del governo di turno.

scusa, ma non mi è chiaro quale sia il tuo obiettivo.
quando dici "io voglio che il mio parificato sia pubblico", significa che vorresti che le scuole attualmente parificate diventino pubbliche, quindi gratuite?
non ti sembra che la coperta sia troppo corta per tutti, ovvero le risorse finanziarie a disposizione siano troppo esigue per accontentare chiunque?
e comunque, tralasciando il fattore economico, tu credi davvero nella possiblità di avere una scuola cattolica pubblica?
nella società in cui viviamo oggi mi sembra decisamente controcorrente e, se mi permetti, anacronistico: in base al tuo ragionamento allora potrebbero essere pubbliche scuole mussulmane o buddiste o induiste, perchè ognuno avrebbe le proprie convinzioni e necessità educative da soddisfare.
ciò comporterebbe una frammentazione dell'istruzione pubblica e una dispersione di risorse, non solo economiche, ma anche umane e non favorirebbe una società integrata.
all'ultimo incontro del gruppo sociale è stato votato all'unanimità che come principio alla base del lavoro del gruppo scuola ci sia la laicità, imprescindibile per una scuola pubblica.
Vi è un grosso equivoco ,anzi due ,che alimenta questa discussione:

-pensare che chi iscriva i propi figli alle parificate lo faccia per una questione di elite :
-pensare che dietro le parificate ci sia sempre la chiesa;

non penso affatto che sia una questione di elite, ma come ho già scritto il "poter scegliere" una scuola non pubblica è un privilegio, perchè come tu stessa hai detto, comporta comunque sacrifici economici.
nonostante tutto la tua famiglia è in grado di portare avanti questa scelta, per altre famiglie, pur rinunciando a settimane bianche e vacanze, non sarebbe in ogni caso possibile far frequentare ai figli scuole non pubbliche.

tu parli di principi cristiani, ma non è forse all'insegna di un principio cristiano la redistribuzione della ricchezza che dovrebbe essere attuata da uno stato sociale: il poco di tanti che consente di dare tanto anche a chi non ha nulla.
quindi nell'ottica di eliminazione delle disuguaglianze sociali, è necessaria un'istruzione pubblica di qualità aperta a tutti, supportata dal contributo di tutti per il benessere di tutti, piuttosto che una scuola per pochi che drena risorse a tutti e crea inevitabili differenze.

se alle scuole carducci o in qualsiasi altra scuola pubblica c'è chi può permettersi vacanze esotiche o altro, non ci trovo nulla di strano, anzi è il bello della scuola pubblica, capace di racchiudere in sè tutte le varie sfaccettature della società: ricchi, poveri, immigrati, disabili.....

so che scuola parificata non vuol dire solo chiesa, ma le scuole cattoliche sono sicuramente in maggioranza: "nell'anno scolastico 2008/2009 le scuole cattoliche erano 7.116, circa il 57% del totale delle scuole private."
http://it.wikipedia.o...­
e soprattutto, coi favori riservati alla chiesa, godono delle situazioni più vantaggiose.

"Il programma di Riccardo Iacona “Scuola fallita” (Presadiretta del 14 febbraio) ha messo bene in evidenza lo stato di sofferenza in cui versa la scuola pubblica (statale) italiana.
il servizio ha avuto il merito di aver fatto il confronto con le cosiddette scuole “paritarie” facendo emergere le profonde “disparità” delle rispettive situazioni, nel funzionamento ordinario e nel trattamento.
Qui sembra di essere in un altro mondo. Aule e locali a regola d’arte, laboratori super attrezzati, ampi spazi (palestre, piscina, atelier). Offerta formativa ricca e differenziata (doppia lingua, varie attività creativo-espressive, aule di informatica, lavagne luminose, ecc.). Docenti reclutati in base ad una valutazione discrezionale e/o selezione direttamente da parte del dirigente o del gestore, quindi “scelti” (sia quelli fissi che i supplenti) senza impacci burocratici di graduatorie, punteggi, ecc. Attività per gruppi di alunni e classi non affollate. Nessun elemento problematico o di “disturbo” (alunni con handicap o stranieri, per intenderci). Utenza selezionata (naturalmente in base al reddito).
E le scuole paritarie dispongono di bilanci in attivo, godono di consistenti finanziamenti. Oltre alle entrate
provenienti dalle rette (piuttosto elevate, si va dai 7 mila ai 12-15 mila euro l’anno) le paritarie fruiscono di
finanziamenti da parte dello Stato (e dalle regioni).
Il ragionamento di fondo che sta alla base del riconoscimento della “parità scolastica” è che anche le scuole non statali (private o degli enti locali), in quanto svolgono un servizio pubblico e accettano di adempiere a determinati requisiti (strutture idonee, programmi nazionali, ordinamenti dell’istruzione, bilanci pubblici…) fanno parte del “sistema nazionale dell’istruzione”. Salvo poi la totale mancanza di verifiche sul funzionamento effettivo di questi istituti e sul rispetto delle regole e delle condizioni previste. Per non parlare della difformità di trattamento con le scuole statali sul reclutamento dei docenti o sulla “selezione” degli alunni, a partire dalla presenza di portatori di handicap o stranieri, o ancora sul numero minimo di alunni per classe.
La legge finanziaria del 2006 (comma 635, Finanziamenti scuole non statali) e la legge n.27/2006 (ministro Fioroni) estendono il diritto al finanziamento a tutti gli ordini di scuola, dall’infanzia alle superiori. Queste hanno diritto all’assegnazione di contributi (finanziamenti) da parte dello Stato per la funzione pubblica che svolgono, a condizione che AUTOCERTIFICHINO di non avere “fini di lucro”.
Ed è proprio questo che è paradossale: lo Stato riduce investimenti e risorse nella scuola pubblica statale a fronte di un aumento di finanziamenti alle scuole “private” che svolgerebbero un “servizio pubblico”.
D’altra parte è significativo quello che è avvenuto in fase di finanziaria 2009, ove in un primo tempo erano previsti da Tremonti tagli anche per le scuole paritarie. Tagli immediatamente ritirati al primo stormir di fronde, dopo le proteste e le minacce di mobilitazione da parte dei vescovi."
http://www.comune.bol...­

Credimi non mi piace mostrarmi,ma il valore che do a questa esperienza è per me talmente forte che non riesco a sottrarmi mi sembra quasi di voltare le spalle a chi in questi anni si è totalmente speso per un valore così fondante come la scuola.
nessuno ti chiede di voltare le spalle a ciò in cui credi e alla tua esperienza, ma guardarsi intorno e cercare di capire quale realtà sta vivendo la maggioranza degli italiani potrebbe essere opportuno.
A former member
Post #: 539
ho trovato un sito che è una miniera di informazioni ed iniziative, da tenere monitorato:
http://www.comune.bol...­
Federico M.
user 3212839
San Lazzaro di Savena, BO
Post #: 232
Fondo sociale europeo, impegnati dalla Regione 339 milioni per la formazione
Presentati al Comitato di sorveglianza i risultati della programmazione per la formazione e il lavoro. Nel 2009 più di 4 mila i progetti approvati e circa 86 mila i partecipanti
In sintesi

La Regione Emilia-Romagna ha presentato al Comitato di sorveglianza il Rapporto annuale di esecuzione relativo all’anno 2009 della programmazione 2007–2013 e il Rapporto finale dell’intera programmazione 2000-2006. Più in generale sono state illustrate le azioni intraprese e ai risultati conseguiti nella programmazione delle politiche della formazione e del lavoro.Secondo questi dati nel 2009 la Regione ha impegnato circa 339 milioni di euro del Fondo sociale europeo, pari al 42% del totale del piano finanziario 2007-2013.I fondi sono serviti per approvare 4.208 progetti a cui hanno partecipato in totale 86.113. Nella notizia si trovano più in dettaglio i dati della programmazione e l'intervista all'assessore Patrizio Bianchi.



Tecnopoli, al via le sottoscrizioni per le Convenzioni
Da luglio a settembre gli incontri per attuare le Convenzioni locali che regolano l'attuazione di Tecnopoli e locali. Entro settembre al lavoro 742 ricercatori
In sintesi

Da luglio a settembre sono previsti gli incontri della Regione nelle strutture di ricerca emiliano-romagnole e le sottoscrizioni delle Convenzioni locali per l’attuazione dei Tecnopoli e della rete dei laboratori associati.Entro settembre sono al lavoro negli specifici programmi di ricerca 742 ricercatori ed entro l'anno si arriva complessivamente a 1800. L'impegno attraverso i Tecnopoli è promuovere il passaggio ‘dai distretti produttivi ai distretti tecnologici.Nella notizia si spiega in dettaglio cosa prevede il programma dei Tecnopoli con un investimento complessivo di 246 milioni di euro e l'articolazione sul territorio regionale. Nei contenuti speciali si può vedere l'intervista all'assessore regionale Gian Carlo Muzzarelli.


A former member
Post #: 548
Scuola: “Impugnate le lettere di licenziamento”

29 giu. - Impugnare le lettere di licenziamento davanti al giudice del lavoro. E’ questo l’invito della Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil a chi sta ricevendo in questi giorni, o riceverà prossimamente, le lettere dell’ufficio scolastico regionale. Le lettere ai sopranumerari, coloro che perderanno la cattedra per effetto dei tagli, però per il sindacato sono illegittime e per questo si chiede di “sospendere le operazioni relative agli organici del personale“. La richiesta è stata fatta nero su bianco dalla Flc Cgil dell‘Emilia Romagna al direttore dell’ufficio scolastico regionale Marcello Limina dopo che il Tar del Lazio ha congelato le circolari del ministro Maria Stella Gelmini fino alla decisione definitiva del 19 luglio. In questi giorni infatti stanno arrivando agli insegnanti giudicati in sopranumero i decreti per la mobilità ma se il tribunale amministrativo desse definitivamente ragione al ricorso presentato da 755 persone tra docenti, genitori di vari coordinamenti nazionali questi traferimenti non sarebbero più validi. Anche la Regione Emilia Romagna sta valutando di costituirsi di fronte al tar del Lazio nella prossima udienza come chiesto da chi ha promosso il ricorso.
http://radio.rcdc.it/...­
A former member
Post #: 551
In un anno 4% di insegnanti in meno ma i prof di religione sono ancora in crescita
In 12 mesi i bidelli e i tecnici del 6%. L'unico dato in controtendenza, tra quelli forniti dal ministero, riguarda i docenti dell'unica ora facoltativa. Per il resto meno cattedre e classi, e precari espulsi


ROMA - Per la scuola italiana travolta dai tagli, l'unico segno più è per gli insegnanti di Religione. Il ministero dell'Istruzione ha appena pubblicato l'annuale dossier dal titolo "La scuola statale - sintesi dei dati, anno scolastico 2009/2010": il corposo volume di 342 pagine che contiene tutti i numeri dell'anno appena trascorso. Una pubblicazione di routine, che quest'anno però riserva una sorpresa: in mezzo a tanti segni meno, rispetto al 2008/2009 una delle poche voci che cresce è quella dei docenti di Religione. E' lo stesso ministero a certificarlo.

Il confronto con un anno fa consegna un quadro della scuola italiana con sacrifici per tutti, dagli alunni disabili ai precari, tranne che per gli insegnanti di Religione. Un dato che appare in netta controtendenza col taglio delle classi e con il lento ma graduale spopolamento delle aule quando sale in cattedra il docente individuato dal vescovo. Quella dei docenti che impartiscono l'unica ora di lezione facoltativa prevista dall'ordinamento scolastico italiano è questione che ha destato sempre polemiche.

Quando nel 2004 l'allora ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti, pensò di stabilizzarli attraverso due distinti concorsi il mondo politico-sindacale si spaccò in due. Anche perché tra i titoli necessari per accedere al concorso, riservato a coloro che avevano prestato servizio per almeno 4 anni negli ultimi dieci (dal 1993/1994 al 2002/2003), occorreva essere in possesso dell'idoneità rilasciata dall'ordinario diocesano. Ma il secondo governo Berlusconi non si curò troppo delle polemiche e bandì ugualmente il concorso, che nel settembre 2005 consentì per la prima volta nella storia dello Stato italiano l'immissione in ruolo dei primi 9167 docenti di Religione. Da allora il loro numero è sempre cresciuto, fino alla cifra record (26.326 unità) dell'anno scolastico appena archiviato. I quasi 14 mila prof di ruolo, in leggera flessione rispetto a 12 mesi fa, sono stati abbondantemente compensati dai colleghi precari: 12.446 in tutto.

Nel frattempo, la scuola italiana è stata oggetto di tagli senza precedenti. Nel triennio 2009/2012 spariranno 133 mila cattedre per un totale di 8 miliardi di euro. Ma non solo: l'incremento degli alunni disabili (da 175.778 a 181.177 unità) è stato fronteggiato con un taglio netto di oltre 300 cattedre di sostegno. Quasi 37 mila alunni in più sono stati stipati in 4 mila classi in meno. E sono diminuiti persino i plessi scolastici: 92 in meno. È toccato al personale della scuola pagare il prezzo più alto al risanamento dei conti pubblici. In un solo anno gli insegnanti di ruolo sono calati del 4%, senza nessun recupero da parte dei precari che hanno dovuto salutare quasi 14 mila incarichi con relativo stipendio. Per non parlare del personale di segreteria, dei bidelli e dei tecnici di laboratorio: meno 6% in 12 mesi.

L'anno appena trascorso ha visto anche il varo della riforma Gelmini per il primo ciclo (scuola elementare e media), col calo delle ore di lezione e del tempo prolungato alla scuola media. Ma è stato anche l'anno delle proteste dei dirigenti scolastici per il taglio ai fondi d'istituto e del congelamento per un triennio (dal 2011 al 2013) degli stipendi degli insegnanti.
http://www.repubblica...­
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