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A former member
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Rischio crollo, le Carracci chiuse e gli studenti devono traslocare
I risultati delle rilevazioni dei tecnici del Comune all'interno delle scuole medie rendono necessario spostare i ragazzi alle Guinizelli. Non si conoscono ancora i tempi per il rientro

Niente primo giorno di scuola quest´anno alle medie Carracci di via Battaglia: l´istituto non apre i battenti e sposta tutti i 300 allievi alle Guinizelli per "pericolo di crollo". Poche righe sul sito dell´Istituto Comprensivo 8 ufficializzano il "trasloco", dopo le rilevazioni dei tecnici di Comune. «La necessità di eseguire interventi di consolidamento strutturale indifferibili - si legge sul portale delle scuole - non consentirà quest´anno il rientro alle Carracci».

Le prime "avvisaglie" si erano già avute in giugno, dopo i sopralluoghi dei tecnici del Comune, che ispezionarono la scuola il 27 maggio, chiamati dal preside Mario Nanni. Poi il 29 luglio la lettera ufficiale, dopo l´analisi delle crepe, tra lo sconforto dei genitori: non si potrà più rientrare a scuola. «Vorremmo sapere almeno quali lavori faranno e quanto dureranno - dice Cristina Romagnoli, mamma di un alunno di terza media che siede nel consiglio d´Istituto -, anche perché ci piacerebbe pensare che quella scuola immersa nel verde sarà di nuovo agibile un giorno». Le premesse non fanno ben sperare, per il momento «è ancora in corso la quantificazione economica degli interventi necessari che verrà sottoposta agli organi competenti».

L´unica cosa che sanno di certo i 300 alunni delle Carracci è che quest´anno lo passeranno gomito a gomito con i compagni della Guinizelli, inserite nello stesso istituto comprensivo, meno affollate ma più grandi. «Per ora pare non abbiano ancora trasferito i banchi - dice la signora Romagnoli - ma dopo che l´anno scorso partimmo senza registri, questo non mi stupirebbe». Tra le proteste dei genitori (le Guinizelli sono in centro, non tutti possono raggiungerle con l´auto) quest´anno la scuola "pericolante" non aprirà.
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giove
user 5086175
Sassuolo, MO
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Post #: 637
La scuola scoppia, ecco le superclassi
Nei licei anche 35 alunni per aula
Allarme dei docenti: sicurezza a rischio e didattica penalizzata. Superato in molte città il tetto di 27.
La Cgil: colpa del taglio dei professori

ROMA - Lezioni al via in aule sempre più affollate. Cresce il numero delle classi "fuorilegge": secondo un decreto ministeriale del 1992, infatti, sono da considerarsi non in regola quelle classi composte da oltre 25 alunni. E per l'anno scolastico in arrivo nelle scuole italiane si arriva ad oltrepassare i 30 studenti per aula fino ad arrivare a trentasette. E la sicurezza? I dirigenti degli uffici periferici del ministero che approntano gli organici fanno finta di non accorgersene perché, in caso di incidente, la responsabilità ricade sul preside. Mentre i docenti si dovranno confrontare con superclassi dove insegnare è quasi un'impresa e gli alunni dovranno mettersi d'impegno per non rimanere tagliati fuori.

Il ministero ha stabilito un limite di 27 alunni per classe, ma quando i resti non consentono di formarne un'altra di almeno 20 il tetto salta. È il caso del liceo Tacito a Roma, dove su sette nuove prime due saranno formate, rispettivamente, da 35 e da 33 studenti. E si può arrivare in vari casi anche a 37 allievi. I numeri dell'anno scolastico alle porte sono più eloquenti di qualsiasi speculazione: tra poco più di una settimana, la scuola italiana avrà 20mila alunni in più dell'anno scorso che troveranno spazio in 3.700 classi in meno. Un giochetto che consente a viale Trastevere di tagliare un bel numero di cattedre.

Ma cosa accade quando il professore entra in una superclasse? Renato Del Noce, insegnante tecnico-pratico di Fisica all'Iti Meucci di Massa, spiega che "quando hai a che fare con classi di 29/30 alunni tutto si complica". "Non ci sono - prosegue - laboratori in grado di ospitare 30 alunni, mancano le strutture adeguate. E - aggiunge - sei spesso costretto a dividere la classe: una parte lavora in laboratorio con me e l'altra metà studia la teoria in classe col collega". Non solo. "Specialmente nelle prime classi composte da ragazzini provenienti da scuole medie diverse - prosegue - tutto diventa più difficile: passi diverse settimane a portare tutti gli alunni allo stesso livello e non è detto che ci si riesca. Può capitare che per mandare avanti la maggior parte della classe non si riescano a seguire i ragazzini con più difficoltà che poi si perdono per strada".

Un problema che si verifica anche in Germania e che sta determinando una fuga verso le scuole private. Nei licei francesi la media è già di 28 alunni. In Italia, sono le sezioni di scuola dell'infanzia e le prime classi delle superiori che rischiano di esplodere.

Alla materna ci si avvia verso i 24 bambini per classe di media, il dato più alto degli ultimi 15 anni. Per trovare numeri più alti occorre andare indietro di diversi decenni, quando in classe c'erano anche 40 alunni. Nel 2009/2010 sono state 28 le province italiane dove il limite di 25 alunni per classe di media è stato superato. Record a Mantova e Pavia con, in media, oltre 27 piccoli per classe. Al classico e allo scientifico le prime scoppiano. Ventinove alunni per classe a Viterbo al classico, e 28 a Reggio Calabria allo scientifico. Valori che si avvicinano a quelli degli anni '50.

Il decreto del ministero dell'Interno del 26 agosto 1992, "Norme di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica", prevede un "affollamento massimo ipotizzabile" di 26 persone per aula: 25 alunni, più il docente. Con un numero superiore di alunni, se non sono state previste misure particolari, l'esodo in caso di incendio può diventare problematico. Un'altra norma prevede un tot di metri quadri per alunno. "La ministra - spiega Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil - non si rende conto che in queste condizioni manca qualsiasi requisito di sicurezza. I tagli al personale docente hanno fatto aumentare il numero di alunni per classe e quello al personale Ata non garantirà neppure un adeguata vigilanza nei corridoi. Un disastro".
http://www.repubblica...­

all'itis belluzzi un'amica insegnerà in 4 prime classi di 35 alunni l'una. per una materia da due ore a settimana sarà già tanto se riuscirà ad imparare i nomi... confused
mario supertramp m...
user 5160262
Bologna, BO
Post #: 207
per sdrammatizzare un pò...



Carla Z.
user 9058340
Bologna, BO
Post #: 146
@Federica

DPR 20 marzo 2009 n.81

l'art 10 indica per le primarie un numero compreso tra 15 /26 elevabile sino a 27.
L'art.11 indica per le secondarie di I grado da 18 a 27 elevabili a 28.
L'art. 16 indica per le seconfarie di II grado classi non inferiori a 27 e non superiori a 30.

Sono previste deroghe ,sia sui n. min che max nell'ordine del 10% ma per cause molto particolari.

Sono le dirigenze scolastiche che hanno autonomia in materia ed anche la responsabilità delle decisioni.

135 alunni diviso 5 fa 27 alunni per classi perchè non si è optato per questa
soluzione?

Per me 27 alunni quando iscrissi mia figlia era assurdo,c'è però da valutare che il numero dei ragazzi ,purtoppo,nel corso del triennio o quinquennio si riduce notevolmente .
A former member
Post #: 639
@Federica

Sono le dirigenze scolastiche che hanno autonomia in materia ed anche la responsabilità delle decisioni.

135 alunni diviso 5 fa 27 alunni per classi perchè non si è optato per questa
soluzione?

ciao carla, purtroppo l' "autonomia in materia" delle dirigenze scolastiche è stata molto ridotta a causa dei tagli del corpo insegnante attuato dalla Gelmini, in un'ottica generale di riduzione dei costi che inevitabilmente una classe in più comporterebbe.
non ci sono soldi, non ci sono insegnanti, non c'è scelta: lei stessa ha previsto un aumento del numero di alunni per classe, consapevolmente, oltre i numeri del decreto che tu hai citato.
rimane la responsabilità delle decisioni e, quindi, la sicurezza edilizia e le norme anti-incendio vengono "sorpassate" tout court, semplicemente perchè altrimenti nessuna o pochissime scuole pubbliche potrebbero essere agibili. ma appunto, la responsabilità è di altri e la Gelmini può dormire sonni tranquilli...
A former member
Post #: 51
LA GELMINI A BOLOGNA! Venerdì 10 settembre alla
festa regionale del pdl.piazza xx settembre dalle 21 alle 23! Diffondiamo
e prepariamo il Benvenuto!Organizziamoci, tappezziamo Via
Indipendenza di volantini, manifesti, striscioni, tutti uniti, insegnanti,
genitori, studenti, movimenti di base della scuola,coordinamento
dei precari, sindacati...facciamo sentire forte e chiara la voce di chi
non vuole lo sfascio della scuola e difende il diritto allo
studio degli studenti!
Chi vuole partecipare?
Federica S.
6993930
Bologna, BO
Post #: 1,518
dal sito LA VOCE.INFO
http://www.lavoce.inf...­

Vero o Falso?
TUTTI I NUMERI DEL MINISTRO GELMINI*
07.09.2010
“Sono più di 50mila i profili tecnici richiesti dalle imprese che la scuola non riesce a formare”
“Con l’ultima finanziaria abbiamo recuperato 10mila nuovi posti di lavoro per gli insegnanti, 6.500 nuovi posti di lavoro per personale tecnico-amministrativo e anche un nuovo concorso per presidi per 3.000 nuovi posti”.
Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca - conferenza stampa di inaugurazione dell'anno scolastico, 2/9/2010.

“Sono più di 50mila i profili tecnici richiesti dalle imprese che la scuola non riesce a formare”

http://www.lavoce.inf...­
Federica S.
6993930
Bologna, BO
Post #: 1,519
dal sio LA VOCE.INFO
http://www.lavoce.inf...­

SE LA SCUOLA CADE A PEZZI

di Tito Boeri e Fausto Panunzi 06.09.2010

Il Ministro Gelmini è stata molto presente nel dibattito pubblico estivo, intervenendo ad esempio sui contrasti tra il Premier Berlusconi e il Presidente della Camera Fini, sui licenziamenti della Fiat o semplicemente parlando della sua vita privata.
Non ha neanche trascurato i suoi doveri di Ministro dell'Istruzione, rassicurando le scuole paritarie che i fondi a loro destinati non sarebbero stati toccati. Ma nulla ha detto e, soprattutto, fatto per l'edilizia scolastica. Nessun piano per migliorare gli edifici scolastici in cui le famiglie italiane manderanno tra pochi giorni i loro figli. Secondo i dati disponibili, due edifici su tre hanno più di 30 anni. Di questi solo il 22% è stato ristrutturato. Certo, c'è la crisi. Certo, è importante che i conti pubblici restino in equilibrio. Ma gli investimenti nella scuola e nell'università sono irrinunciabili per un Paese che non voglia perdere terreno nella competizione internazionale. C'è sempre chi dice che i problemi della scuola sono ben altri, ma crediamo che tutti siano disposti a riconoscere che è difficile lavorare bene in scuole con aule a volte poco sicure, con bagni fatiscenti, palestre minuscole e poco attrezzate, con una ristretta dotazione di tecnologie per il supporto alla didattica. E’ vero, molte delle competenze sull’edilizia scolastica sono delle Province, ma il completamento dell'anagrafe edilizia era stato annunciato dal Ministro all'inizio del suo mandato. Di esso nulla si è saputo. Siamo con il Ministro quando dice che non si possono assumere tutti i precari ma non possiamo chiudere gli occhi sul fatto che per la scuola italiana questa è stata un'altra estate perduta. E cosa ci sta a fare un Ministro della Pubblica Istruzione al governo se permette che nel programma di fine legislatura si trovi spazio per il Ponte sullo Stretto e la Torino Lione (con un costo stimato per le casse dello stato di circa 20 miliardi) lasciando invece che tutti i giorni nelle aule di scuola si rischi la vita?
A former member
Post #: 640
L'Italia non investe in istruzione
Ocse: "Spesa per scuola a ultimi posti"
Solo la Repubblica Slovacca dietro di noi. Gli insegnanti sono pagati meno della media, soprattutto ai livelli più alti di anzianità di servizio. Studenti inchiodati sui banchi di scuola per ore e ore ma con poco o scarso rendimento


ROMA - L'italia spende il 4,5% del pil nelle istituzioni scolastiche, contro una media Ocse del 5,7%. Solo la Repubblica Slovacca spende meno tra i paesi industrializzati, secondo quanto emerge dallo studio Ocse sull'istruzione. Nel suo insieme, la spesa pubblica nella scuola (inclusi sussidi alle famiglie e prestiti agli studenti) è pari al 9% di quella pubblica totale, il livello più basso tra i paesi industrializzati (13,3% la media ocse) e l'80% della spesa corrente è assorbito dalle retribuzioni del personale, docente e non, contro il 70% medio nell'Ocse. La spesa media annua complessiva per studente è di 7.950 dollari, non molto lontana dalla media (8.200), ma focalizzata sulla scuola primaria e secondaria e a scapito dell'università, dove la spesa media per studente, inclusa l'attività di ricerca, è 8.600 dollari, contro i quasi 13mila Ocse.

La spesa cumulativa per uno studente dalla prima elementare alla maturità è di 101mila dollari (contro 94.500 media Ocse), cui vanno aggiunti i 39mila dollari dell'università contro i 53mila della media Ocse. Nella scuola primaria il costo salariale per studente è 2.876 dollari, 568 in più della media Ocse, ma il salario medio dei docenti è inferiore di 497 dollari alla media che è di 34.496 dollari. A spingere in alto i costi sono le maggiori ore di istruzione (+534 dollari), il minore tempo di insegnamento (+202 dollari) e le dimensioni delle classi (+330 dollari). Il copione si replica nella scuola media, con un costo salariale per studente di 3.495 dollari contro una media Ocse di 2.950, mentre nei licei il costo (3.138 dollari) è di 312 dollari inferiore alla media Ocse, risentendo in particolare del divario rispetto al salario medio dei docenti (744 dollari in meno della media che è pari a 42.300 dollari).

In italia le ore di istruzione previste sono ben 8.200, tra i 7 e i 14 anni. Solo in Israele i ragazzi stanno più a lungo sui banchi e la media Ocse si ferma a 6.777. Le dimensioni delle classi inoltre sono maggiori rispetto alla media Ocse (18 alunni contro 22) e il rapporto studenti/insegnante è tra i più bassi (10,6 alla scuola primaria contro media 16,4).

Gli insegnanti sono pagati meno della media, soprattutto ai livelli più alti di anzianità di servizio. Un maestro di scuola elementare inizia con 26mila dollari e al top della carriera arriva a 38mila (media Ocse 48mila). Un professore di scuola media parte da 28mila per arrivare a un massimo di 42mila (51mila Ocse), mentre un professore di liceo a fine carriere arriva a 44mila (55mila). Al tempo stesso, però, l'italia è quintultima per le ore di insegnamento diretto. Sono 601 l'anno nella scuola secondaria, contro una media Ocse di 703.

Per quanto riguarda i laureati, sono pochi e pagati bene, a patto di essere uomini e preferibilmente "over 45", mentre per le donne la strada dopo l'università è decisamente più in salita, soprattutto nei guadagni. Il "total return", tra benefici per le casse pubbliche e vantaggi per le finanze personali, per un uomo che dopo il diploma consegue la laurea nella penisola, è di oltre 500mila dollari, uno dei più alti dell'Ocse. L'italia si distingue anche per il maggior "gender gap" nei guadagni dei laureati: a livello annuo e per un lavoro a tempo pieno una donna percepisce una retribuzione pari al 54% (media ocse 72%) della retribuzione di un uomo.
http://www.repubblica...­
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