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LA QUALITÀ DELLA SCUOLA PUBBLICA E DI QUELLA PRIVATA
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ma... due ore di religione a settimana?!?!

Questa me l'ero persa... confused
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ma... due ore di religione a settimana?!?!

Questa me l'ero persa... confused

e fin dalla scuola materna (comunale)....
Alberto P
user 9968876
Bologna, BO
Post #: 313
ma... due ore di religione a settimana?!?!

Questa me l'ero persa... confused

Anche a me pare una vera assurdità: 1 ora di inglese e 2 di religione
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evidentemente chi sta al governo si è dimenticato in fretta delle famose "tre i"....
Marco M.
user 9856980
Bologna, BO
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Io lancio una proposta alternativa
Algebra,latino, inglese, internet,italiano fin dal nido, l'ora (una sola ) di religione solo in quinta liceo facoltativa.
Così facciamo crescere i fanciulli,nella spensieratezza dell' età infantile con in mente che la vita non è fatta da vivere per il gusto e il bello di vivere,ma per il gusto ed il bello dell'arricchirsi economicamente! cosi forse arriveranno a 18 anni che qualcosa hanno imparato. Gli diamo 5 anni in più di materie importanti e formative!
Chissa forse saranno in grado di scegliere bene cosa fare(?)
Alberto P
user 9968876
Bologna, BO
Post #: 314
Io lancio una proposta alternativa
Algebra,latino, inglese, internet,italiano fin dal nido, l'ora (una sola ) di religione solo in quinta liceo facoltativa.
Così facciamo crescere i fanciulli,nella spensieratezza dell' età infantile con in mente che la vita non è fatta da vivere per il gusto e il bello di vivere,ma per il gusto ed il bello dell'arricchirsi economicamente! cosi forse arriveranno a 18 anni che qualcosa hanno imparato. Gli diamo 5 anni in più di materie importanti e formative!
Chissa forse saranno in grado di scegliere bene cosa fare(?)
Colgo la provocazionewink

Stai dicendo che fare religione a scuola migliora le persone?
Lo pensi davvero?

La vecchia educazione civica fatta seriamente non sarebbe perfetta?
Educazione, rispetto e solidarietà mi sembrano valori che non hanno bisogno dell'ora di religione per essere insegnati (detto in altro modo: sono valori che dovrebbe essere insegnati in primis dalle famiglie e poi dagli insegnanti a scuola in ogni loro gesto e comportamento)

Cosa ne pensi?

Marco M.
user 9856980
Bologna, BO
Post #: 112
Al di là di quello che posso pensare o meno io, che vale meno di uno, la mia era una proposta per migliorare la qualità dell'istruzione che viene data nella scuola, che è scadente perché vengono sottratte 2 ore settimanali dall' insegnamento "standard" per dedicarle alla formazione "morale" delle persone!
Per cui se togliamo le ore di religione fin dal nido e cominciamo subito con le materie citate c'è anche il caso che con 5 anni di scuola in più i nostri ragazzi usciranno dalla scuola obbligatoria con qualche miglioramento "culturale " in più.
Infatti se facciamo 2 ore settimana per 4 settimane,per 10 mesi per 5 anni abbiamo 400 ore in meno di insegnamento di materie primarie in cui deficitiamo!. Poi se facciamo una media di 6 ore giornaliere per 5 giorni settimana per 4 settimane mese per 10 mesi per 5 anni abbiamo 6000 ore di materie "fondamentali" in più che forse servono a portare a pareggio con il resto d' europa i nostri studenti!Mica male direi.Però qui la domanda mi nasce spontanea sono i nostri alunni che sono dei "coppi"?
E se la risposta è no che cosa è con funziona?
E per la cronaca, io sostengo che una buona scuola debba formare l'uomo "prima " di tutto alla vita, poi debba formare culturalmente, se poi queste due cose cono legate fra di loro tanto meglio! Se poi la base di partenza è la continuità didattica e il mio pensiero sopra va in questa direzione, nella scuola attuale avendo 5 anni in più forse un insegnante un alunno riuscirebbe ad averlo per almeno due anni consecutivi !?!
@ Alberto come vedi non fà una piega!
A former member
Post #: 1
Al di là di quello che posso pensare o meno io, che vale meno di uno, la mia era una proposta per migliorare la qualità dell'istruzione che viene data nella scuola, che è scadente perché vengono sottratte 2 ore settimanali dall' insegnamento "standard" per dedicarle alla formazione "morale" delle persone!
Per cui se togliamo le ore di religione fin dal nido e cominciamo subito con le materie citate c'è anche il caso che con 5 anni di scuola in più i nostri ragazzi usciranno dalla scuola obbligatoria con qualche miglioramento "culturale " in più.
Infatti se facciamo 2 ore settimana per 4 settimane,per 10 mesi per 5 anni abbiamo 400 ore in meno di insegnamento di materie primarie in cui deficitiamo!. Poi se facciamo una media di 6 ore giornaliere per 5 giorni settimana per 4 settimane mese per 10 mesi per 5 anni abbiamo 6000 ore di materie "fondamentali" in più che forse servono a portare a pareggio con il resto d' europa i nostri studenti!Mica male direi.Però qui la domanda mi nasce spontanea sono i nostri alunni che sono dei "coppi"?
E se la risposta è no che cosa è con funziona?
E per la cronaca, io sostengo che una buona scuola debba formare l'uomo "prima " di tutto alla vita, poi debba formare culturalmente, se poi queste due cose cono legate fra di loro tanto meglio! Se poi la base di partenza è la continuità didattica e il mio pensiero sopra va in questa direzione, nella scuola attuale avendo 5 anni in più forse un insegnante un alunno riuscirebbe ad averlo per almeno due anni consecutivi !?!
@ Alberto come vedi non fà una piega!
Scusate se mi intromettosmile ma io penso che l'ora di religione debba essere vista in un altro modo, mi spiego meglio: c'è un problema che sta alla base cioè quello che la religione che viene insegnata nelle scuole sia la religione cattolica!
Un'altra proposta per migliorare la qualità dell'istruzione:
In parole povere, secondo me, la religione insegnata a scuola dovrebbe parlare di tutte le religioni e insegnare, sin da bambini (come dici giustamente tu perchè una buona scuola deve formare l'uomo prima di tutto alla vita e poi culturalmente) che il mondo è ricco di varie realtà religiose, di vari credi e usanze che vanno conosciute e rispettate.
Sta poi alla famiglia di ogni singolo individuo trasmettere o meno le nozioni riguardanti la religione alla quale si sente di appartenere.
Sono stata io per prima la bambina che alle elementari, durante l'ora di religione, veniva mandata fuori a fare "attività alternativa" per scelta dei miei genitori non cattolici e conseguentemente esclusa da tante delle attività della mia classe.
Credo invece che sia molto importante e che faccia parte dei compiti di una buona scuola e di un buon metodo di insegnamento all'interno di una società che è sempre più multietnica e multiculturale formare il bambino a questa diversità senza escludere nessuno! Si parla di cultura non di religione cattolica..
In quest'ottica, l'ora di religione diventerebbe quindi non come qualcosa da escludere completamente o da relegare come materia facoltativa all'ultimo anno ma una materia di fondamentale importanza per tutti e da affrontare sin dalla più tenera età. Tutto questo fa parte della storia dei popoli e delle loro religioni e non andrebbe escluso come si è sempre fatto!
Ovviamente per fare questo ci vorrebbe una vera e propria rivoluzione del programma di religione e non so quanto sia possibile in Italia parlare di buddismo, induismo ecc senza incorrere nelle ire del Vaticano...

Se tutto ciò non fosse possibile allora sono d'accordo con chi dice che andrebbe completamente eliminata lasciando spazio ad altre materie e lasciando ai vari catechisti il compito in attività extra-scolastiche.
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Francesco suggerisce un articolo di repubblica sugli effetti della riforma Gelmini sull'Università:

LINK ALL'ARTICOLO

Così la riforma Gelmini ha fermato le università

Allarmi e proteste ormai non si contano: la legge - e si sapeva - ha bisogno di molteplici decreti che il governo dimentica: le funzioni della ricerca (tutte), la chiamate di progettisti, associati e docenti sono bloccate. Risparmi? No, paralisi
di CORRADO ZUNINO


ROMA - La Legge Gelmini, oggi, ha fermato le università italiane. A partire dal mondo della ricerca, l'asset più citato, il più fragile in verità. Il motivo principe del motore fermo, e quindi dello spaesamento di matricole, studenti di lungo corso, assegnisti, ricercatori, finanche dei "prof" vicini alla cattedra, dipende dal fatto che la riforma universitaria è un tomo lungo e complesso e i decreti attuativi di cui abbisogna per essere trasformata in sostanza richiederebbero Consigli dei ministri in seduta permanente e non occupati dall'incandescente quotidianità della cronaca nazionale e internazionale.

Ci sono tre fonti che oggi consentono di certificare il "blocco universitario": le voci degli studenti universitari, i blog dei ricercatori (in particolare della Rete 29 Aprile), le proiezioni della Cgil scuola e ricerca. Uno dei nodi universitari è il nuovo ciclo del dottorato di ricerca: non può essere avviato perché occorrerebbe un decreto ministeriale, appunto, su proposta dell'Anvur, l'associazione nazionale di valutazione che è ancora lontana dall'essere operativa. Con la riforma tutte le borse di studio post-laurea sono state abolite, ad eccezione degli assegni di ricerca: i nuovi assegni sono bloccati, però, perché occorre un decreto ministeriale che ne fissi l'importo minimo. Gli assegnisti, va ricordato, nelle università italiane sono 16 mila.

Non è ancora chiaro se si potranno far partire i bandi per i nuovi ricercatori a tempo determinato: secondo la Cgil violerebbero la legge Tremonti che riduce drasticamente la possibilità di assunzioni a tempo determinato nella pubblica amministrazione (le assunzioni del 2011 dovranno essere inferiori al 50% delle assunzioni dell'anno precedente). E, tra l'altro, occorrerebbero regolamenti d'ateneo che oggi non possono vedere la luce visto che siamo ancora alla fase precedente ai regolamenti: la revisione degli statuti. Lo hanno già messo in evidenza gli universitari della Rete della conoscenza: la "Gelmini" esclude dalla partecipazione ai progetti di ricerca gli attuali borsisti e contrattisti, gli studenti della triennale e delle scuole di specializzazione, gli studiosi stranieri. Difficile non pensare che questa scelta non sia impugnabile come "discriminazione".

Sono bloccate, e il motivo va ricercato nella necessità di mettere a posto i regolamenti d'ateneo, le chiamate su posti di associato dei futuri abilitati e poi chi volesse assumere qualcuno degli attuali idonei non chiamati (oltre 1.500) non potrebbe beneficiare dei fondi del piano straordinario previsto dall'ultima legge di stabilità (anche qui siamo in attesa di un decreto ministeriale).

Questo è lo stato dell'arte dell'università italiana. Se si guarda in avanti, la situazione si fa disperante. Nel 2012 la maggior parte degli atenei italiani, condannati a bilanci in rosso fisso, potrebbe trovarsi nell'impossibilità di reclutare docenti, a tempo determinato, a tempo indeterminato, per i vincoli finanziari aggravati dai nuovi tagli al finanziamento ordinario e dalle nuove regole di calcolo dei costi. La Cgil stima che il pensionamento previsto per il prossimo quinquennio porterà fuori dal sistema universitario il 50% dei professori ordinari e il 25% di associati e ricercatori: la metà non sarà reintegrata e ogni anno l'università italiana assisterà alla fuoriuscita di 600 professori ordinari mentre l'ingresso dei mille associati annunciati sarà frenato dal fatto che il 50% degli atenei non potrà fare assunzioni. Il taglio ai corsi di studio eccessivi e bizzarri, così voluto dal ministro Gelmini, si realizzerà naturalmente per la moria degli insegnanti.

I ricercatori? Tra pensionamenti e passaggi alla docenza si ridurranno di 2.000 l'anno. Un ricercatore borsista dell'Università di Parma, Cristian Cavozzi, dipartimento di Scienze della terra, ha segnalato la sua personale situazione. Il borsista da tre anni è impegnato insieme ad altri due colleghi in un progetto di ricerca finanziato interamente dall'Eni, ma nell'ultima stagione tutto è stato bloccato: "Non rientra più nelle forme contrattuali previste dal decreto legge". Per il 2011 la legge Gelmini non prevede il rinnovo per il bando ad hoc. Laura Romanò, rappresentante dei ricercatori, conferma: "Mancano i decreti attuativi, la legge ha azzerato tutto. Si rischia di andare avanti così per molto tempo". I tre ricercatori propongono una "moratoria" in nome del buon senso: "Non si potrebbe concedere una deroga alle borse in fase di rinnovo? Almeno prorogarle di qualche mese per dare un minimo di garanzie di continuità ai progetti di ricerca in corso". "La riforma", spiega Alessio Bottrighi, presidente dell'Associazione precari della ricerca, "non chiarisce se i vecchi assegni di ricerca possono essere rinnovati. E per i nuovi bisogna attendere il decreto del ministro". I vuoti normativi, dice Mimmo Pantaleo, segretario della Cgil scuola, "sta bloccando ogni forma di reclutamento e portando ad autentici licenziamenti di massa".
(continua)
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