Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
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Istruttoria pubblica infanzia 0-6

Partecipazione e coinvolgimento attivo dei genitori, inclusività e integrazione, qualità del servizio offerto, comunicazione tra scuola e famiglia. E ancora, la condizione del personale, i tempi del servizio, e l'apertura della scuola alla comunità nel suo insieme. Sono questi gli ambiti tematici individuati con il Percorso partecipato Zerosei, che saranno utili per l’Elaborazione delle Linee guida per le Carte dei Servizi educativi e scolastici rivolti all'infanzia (0-6) del Comune di Bologna. E' possibile accedere ai documenti e presentare domanda di partecipazione al dibattito anche on line su iperbole
http://www.comune.bo.it/news/istruttoria-pubblica-infanzia-percorso-partecipato-zerosei­

La prima seduta dell'Istruttoria pubblica è convocata il prossimo 18 giugno alle 9.30 nella Sala del Consiglio comunale a Palazzo d'Accursio.

La domanda di partecipazione dovrà pervenire alla Presidenza del Consiglio comunale entro e non oltre le 12 del 10 giugno 2013.
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Il Comitato chiede il rispetto della volontà popolare

Il Nuovo Comitato Articolo 33 rinnova prima di tutto il suo ringraziamento a tutti i cittadini bolognesi che hanno espresso il loro voto domenica scorsa su un tema cruciale per il paese come quello del futuro della scuola pubblica, in particolare ai 50.517 che hanno votato l’opzione A per riaffermare la sua centralità.

Il Comitato chiederà già oggi un incontro con tutti i gruppi consiliari per fare in modo che il pronunciamento del Consiglio sull’oggetto del referendum previsto, ai sensi dello Statuto del Comune, entro il 26 agosto accolga l’espressione della volontà popolare esercitata il 26 maggio: la maggioranza dei cittadini ha optato in modo netto per lo spostamento delle risorse ora destinate alle scuole paritarie private a favore delle scuole Comunali e Statali.
Il Comitato chiede al Consiglio un impegno preciso affinché sia garantito a tutte le bambine e a tutti i bambini bolognesi il diritto ad accedere alla scuola dell’infanzia gestita dallo Stato o dal Comune.

La nostra Costituzione affida alla Repubblica costituita dallo Stato, dalle Regioni, dai Comuni, e a nessun altro, il compito di garantire a tutti senza alcuna discriminazione di sesso, religione, condizioni economiche e sociali, il diritto ad un’istruzione di qualità, laica, gratuita e pluralista.
Anche le iscrizioni per l’anno 2013/14 confermano la presenza di centinaia di bambini in lista d’attesa . La risposta dell’amministrazione oltre ad essere insufficiente nel numero dei posti si concretizza in un aumento del numero dei bambini per classe e in 108 posti affidati a Cooperative che non sono in grado di assicurare il carattere scolastico dell’offerta essendo dotate di personale precario che non ha i compiti di chi è assunto con un contratto di docente.

Il Comitato esprime profonda preoccupazione di fronte alla situazione che si è venuta a creare nelle sezioni di scuola d’infanzia costituite fra dicembre e gennaio che vedono una presenza di immigrati vicina in alcuni casi al 90%.
Infine il Comitato appoggia e sostiene la lotta delle maestre e dei genitori contro il passaggio della gestione delle scuole comunali d’infanzia ad un’azienda per i servizi alla persona che è cosa ben diversa da un Ente pubblico come il Comune o lo Stato e aderisce a tutte le loro iniziative a partire dai presidi previsti il 6 e 10 giugno.
Bologna, 5 giugno 2013
Nuovo Comitato articolo 33
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il referendum è stato fatto, ha vinto la A, ma il lavoro non è finito, bisogna concretizzare il risultato...
come intende muoversi ora il m5s in consiglio comunale?
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Scuola, class action vinta: a 24 istituti due milioni di euro

Per una volta, come nella Bibbia, ha vinto Davide contro Golia. Sembrava impossibile che una piccola associazione di Bordighera, “Facciamo scuola insieme”, composta da insegnanti, genitori e studenti potesse vincere la battaglia contro Roma, contro i ministeri della Pubblica Istruzione e dell’Economia per recuperare i crediti che quest’ultimi dovevano e devono nei confronti di 24 scuole della provincia di Imperia: oltre due milioni di euro.

E invece ce l’hanno fatta grazie ad una class action che ha visto in prima linea la professoressa Paola Rottino: i due Ministeri dovranno controllare la situazione creditizia delle scuole coinvolte entro il 30 settembre 2013 e entro il 30 dicembre del 2013 dovranno liquidare i soldi spettanti a ciascuna scuola.

E’ una storia anomala questa in un Paese dove la gente perde sempre, dove nessuno più trova la forza di fare una battaglia contro Roma. La class action era stata aperta con una richiesta di messa in mora dei due ministeri nel maggio del 2011. A fronte di un sostanziale nulla di fatto al termine dei 90 giorni prescritti per legge dopo l’invio della messa in mora, l’associazione ha deciso di procedere con ricorso al Tar. Una battaglia senza precedenti che ha visto genitori, studenti e insegnanti per la prima volta insieme. Paola, l’avevo conosciuta nel 2010 alla trasmissione “Articolo 3” di Maria Luisa Busi, chiusa troppo presto da una fin troppo solerte direzione Rai. Era la fase della raccolta firme, dell’avvio della class action: un lavoro lungo, meticoloso, pacchi di carta da raccogliere e inviare al Ministero per la diffida. Non avrei mai creduto che un giorno mi avrebbe telefonato per annunciarmi la clamorosa notizia.

Inutili anche le eccezioni ai ricorrenti da parte dell’Avvocatura di Stato che ha sollevato questioni in merito alla “carenza di dimostrazione della posizione legittimante dei ricorrenti”: il Tar di Genova ha risposto che “si tratta di soggetti che versano in una situazione di classe essendo tutti accomunati dal medesimo interesse sostanziale all’ottimale funzionamento della comunità scolastica cui appartengono, cui è strumentalmente collegata la pretesa di ottenere la regolare erogazione dei finanziamenti previsti”.

Per i Ministeri, che potranno comunque appellarsi, si tratta di una sconfitta che ci si augura possa essere un favorevole precedente per chi in questo Paese non si arrende. A Imperia, di fronte alla mancanza di fondi negli istituti necessari al funzionamento delle scuole, hanno alzato la testa e hanno vinto. In Italia è ancora possibile. Loro ce l’hanno dimostrato.
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Mense scolastiche, i genitori protestano: "Rincari fino al 15%"
Mamme e papà contro le nuove tariffe, che "sono già tra le più care d’Italia”. Per manifestare il proprio dissenso i bambini porteranno il pasto da casa


È protesta dei genitori contro il rincaro delle tariffe della mensa scolastica. Simulazioni alla mano, mamme e papà vanno all’attacco: a seconda delle fasce di reddito, se un bambino non fa assenze a scuola, il costo annuo cresce dal 7 al 15%. Non solo. Il vassoio servito nelle scuole bolognesi, secondo i dati di Save the Children, risulta essere uno dei più cari d’Italia. A dare battaglia è il coordinamento delle Commissioni mense scolastiche di Bologna. Intanto cresce il fronte di mamme e papà che chiedono alle scuole di portarsi il pasto da casa. «Lo faremo da settembre come forma di protesta — annunciano — da tempo chiediamo qualità del cibo e pasti biologici e non siamo ascoltati, ora anche il caro tariffe». E i presidi aprono un altro fronte: quello delle pulizie. Nei giorni scorsi otto dirigenti scolastici, stanchi di dover provvedere con i già scarsi bidelli (gli operatori Seribo puliscono solo i tavoli, non i pavimenti) hanno scritto all’assessore Marilena Pillati: «Così non si può andare avanti, chiediamo una convenzione con il Comune sull’erogazione del servizio mensa per un sereno e ordinato avvio del prossimo anno scolastico».

Fronte caldo, dunque, quello delle mense. A
partire dal nuovo sistema tariffario che introduce il pagamento a consumo. Prima il costo era forfettario, ora si tiene conto delle assenze dei bambini da scuola, dunque dei pasti non consumati. Una richiesta avanzata dagli stessi genitori, che avevano chiesto l’applicazione di ciò che era già previsto nel contratto di servizio sottoscritto dieci anni fa con la società partecipata Seribo che serve i pasti nelle scuole. «Ma il modo in cui hanno applicato la tariffazione a consumo è discutibile. E sono andati avanti senza nemmeno ascoltarci», contesta Sebastiano Moruzzi, voce del Coordinamento.
I genitori non accettano che l’amministrazione scarichi su di loro, pure favorevoli a un sistema a consumo, la responsabilità degli aumenti. Secondo i calcoli del Coordinamento con assenze del 10% l’aumento varierà da meno 1,8% a +6%. Insomma, i vantaggi saranno per pochi e soprattutto per chi starà a casa da scuola per molti giorni. Nella fascia alta prima si pagavano 1.023 euro all’anno, ora diventano 1.135 senza assenze, 1.046 con il 10% di assenze e 993 euro con il 16%. Nella fascia bassa si passa dalla mensa gratuita a un centinaio di euro l’anno.

Cresce così il gruppo di genitori «pasto da casa». «Vorremmo diventasse una forma di dissenso contro un sistema di refezione che andrebbe riformato», spiega una mamma del Coordinamento. «Vorrei dare ai genitori la possibilità di scegliere, il Comune su questo nemmeno ci ha risposto», dice Alessandro Labanti della Commissione mensa dell’Istituto comprensivo 12.
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Fondi scuole private. M5S: “Referendum in regione”
Dopo la vittoria a Bologna del comitato art.33, il consigliere regionale Andrea Defranceschi propone di estendere la consultazione elettorale ad altre città dell'Emilia Romagna. Obiettivo: chiedere ai cittadini se sono d'accordo con i finanziamenti pubblici alle scuole paritarie


Replicare il referendum sui fondi pubblici alle scuole d’infanzia private in tutta l’Emilia Romagna, da Rimini a Piacenza. Il voto di Bologna, che tre settimane fa ha visto la vittoria del fronte contrario ai finanziamenti alle paritarie, potrebbe presto trasformarsi in un’apripista. Andrea Defranceschi, capogruppo del Movimento 5 stelle in Emilia Romagna, annuncia infatti di aver già mobilitato diversi consiglieri comunali, favorevoli ad estendere la consultazione a livello regionale: “Abbiamo pensato di lanciare dalla Regione fino ad ogni Comune quest’azione coordinata perché la tutela della scuola pubblica è una delle nostre 5 stelle, per cui non c’è dubbio che una simile iniziativa sia nel solco del nostro programma” spiega Defrancheschi.

Si tratterebbe, in sintesi, di porre la questione su due binari distinti. “Ci sono due livelli di erogazioni di contributi: quello comunale, con soldi destinati alle scuole pubbliche, alle paritarie a gestione comunale e a quelle private, e i soldi regionali, con la stessa tripartizione”. Quindi, continua il consigliere, “sarebbe giusto esprimersi due volte: per i fondi comunali, e per quelli regionali”.

Per questo il capogruppo dei grillini sarebbe già al lavoro insieme ad altri eletti a 5 stelle per raccogliere le firma necessarie a indire il voto. Proprio come è stato fatto a Bologna. Anche in questo caso si tratterebbe di un referendum consultivo, senza quorum. “Siccome è necessario che sia una fetta consistente della popolazione a chiederlo, abbiamo mobilitato tutti i nostri consiglieri. Speriamo di ottenere il risultato”.

Defranceschi poi snocciola i numeri dei fondi, che ogni cinque anni passano dalle casse di viale Aldo Moro a quelle delle materne convenzionate, cattoliche e non. “In un quinquennio la Regione destina oltre 20 milioni di euro alle scuole dell’infanzia, 15 dei quali finiscono alle private. Ci sembra giusto che questa scelta la possano fare i cittadini. Naturalmente la nostra stella polare è la scuola pubblica, per cui crediamo che quelle risorse vadano investite in strutture e personale per migliorare il servizio per tutti e di tutti”.

Tre settimane fa i bolognesi sono andati alle urne per scegliere se mantenere il sistema integrato pubblico-privato, o abolire il sostegno alle materne convenzionate, pari a circa 1 milione di euro l’anno. Un referendum di tipo consultivo, senza quorum, che però ha spaccato in due Bologna e soprattutto il centrosinistra. Con due fronti distinti: da una parte il Pd, alleato insieme a Pdl, Lega e Curia, a favore dei privati, dall’altra i referendari, appoggiati da Sel e Movimento 5 stelle, contrari a qualunque tipo di erogazione alle paritarie. Alla fine ha vinto il no al finanziamento pubblico, con il 58,8 per cento a favore del quesito A e il 41,2 per cento a favore dell’opzione B.
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Scuola pubblica, M5S e Pd: “L’offerta del governo è inadeguata”
Le senatrici Francesca Puglisi e Michela Montevecchi attaccano il governo che ha respinto l'interrogazione presentata in Commissione Senato sulla situazione delle scuole materne d'infanzia a Bologna. Gabriele Toccafondi del Pdl: "Non servono altri fondi"


A maggio il referendum sui finanziamenti pubblici alle scuole paritarie private li aveva visti impegnati in uno scontro aperto. Da un lato c’era il Pd, indaffarato per preservare l’erogazione dei fondi agli istituti privati, tanto di rischiare di far saltare la maggioranza comunale a Bologna. Dall’altro il Movimento 5 Stelle, “decisamente contrario” al mantenimento della convenzione che annualmente devolve 1 milione di euro, soldi pubblici, alle scuole private. Eppure un punto sul quale entrambi gli schieramenti concordano c’è: l’impegno dello Stato, per quanto riguarda il comparto 0-6, è “del tutto insufficiente”.

A spianare la strada per una riconciliazione almeno temporanea tra i due fronti sono state le parole del sottosegretario all’Istruzione, il pidiellino Gabriele Toccafondi che, alle interrogazioni presentate in Commissione Senato dalle senatrici Francesca Puglisi, Pd, e Michela Montevecchi, 5 Stelle, avanzate per esporre i mille problemi di quello che un tempo era “un fiore all’occhiello” del capoluogo regionale, ha risposto ribadendo che l’impegno del governo è del tutto “adeguato”.

Che adeguati, cioè, sono i fondi erogati annualmente dallo Stato, “anche se a Bologna – spiega la Puglisi – in due anni abbiamo subito tagli per 132 milioni di euro” e “i genitori – spiega la mamma di un alunno – debbono fornire ai bimbi persino la carta igienica perché le scuole non hanno i soldi per comprarla”. Che adeguate sono le sezioni disponibili, aumentate di sole 3 unità quando i parlamentari bolognesi ne avevano chieste almeno 10, “perché qui il problema delle liste d’attesa c’è ed è grave”. “Al momento a Bologna 102 bimbi aspettano di entrare nella scuola dell’infanzia – continua la senatrice democratica – ma in tutto il paese sono 150mila. Il governo deve tenerne conto”. “Durante il referendum abbiamo sostenuto posizioni opposte. Il Pd – sottolinea la Puglisi – era a favore dell’opzione ‘B’, volta a preservare un finanziamento, quello alle paritarie private, che per noi è fondamentale al fine di assicurare la pluralità dell’offerta. Questo ‘scontro’ però passa in secondo piano: la priorità oggi è garantire l’accesso alla scuola dell’infanzia a tutti i bambini”.

Insoddisfatto si è dichiarato il Movimento 5 Stelle, quindi, davanti alla risposta di Toccafondi, che in merito alla questione relativa a un possibile esclusione dal patto di stabilità delle spese degli enti locali per i servizi educativi, culturali e socio-assistenziali, ha risposto che il punto “non è direttamente riferibile alle attribuzioni del Miur”. Per poi aggiungere che “sulla questione è stato interessato il ministero dell’Economia, il quale ha sottolineato come qualunque iniziativa normativa sottoposta alla valutazione politica deve individuare idonei mezzi di copertura finanziaria dei conseguenti effetti negativi sui saldi di finanza pubblica”.

Insoddisfatto si è dichiarato anche il Pd, che dal governo si aspettava “un maggiore impegno”: “Lo Stato non arriva a coprire il 18% di offerta di posti”, quando la media regionale e nazionale supera il 40%. E’, spiega la Puglisi, “uno squilibrio che va sanato: non capisco perché un comune virtuoso come quello di Bologna debba vedere penalizzato il proprio impegno a favore della scuola dell’infanzia, subendo ugualmente tagli al proprio bilancio rispetto a comuni in cui l’offerta statale arriva addirittura all’80%”.

“Definire ‘adeguata’ l’offerta di scuola dell’infanzia statale a Bologna, attualmente pari ad un misero 17%, è semplicemente un insulto alla verità – è il commento di Danilo Gruppi, segretario provinciale della Cgil, che sul referendum si era spaccata in due, favorevoli e contrari – considero perlomeno indecente la risposta fornita in Senato dal sottosegretario Toccafondi alle interrogazioni proposte da Pd e M5S”.

Perché a Bologna la situazione “è difficile” e “tesa”: per far fronte ai limiti imposti dal patto si stabilità a un settore, quello della scuola dell’infanzia, gestito attualmente dal Comune, “che da solo copre il 60% dell’offerta”, l’amministrazione ha deciso di spostare il comparto educativo 0-6 all’interno di una Asp, un’azienda pubblica di servizi alla persona. “Troppe maestre precarie” e l’impossibilità di assumerne altre sono le ragioni alla base di questo “cambiamento”, mal digerito proprio dalle dade che, settimana dopo settimana, sono scese in piazza a manifestare quasi quotidianamente, “contrarie al passaggio dei servizi educativi all’interno di un ente senza struttura né personale, che ragiona come un’azienda”. Progetto che dovrebbe partire già nel 2014.

E poi c’è il problema dei fondi: “troppo pochi”. La verità, chiarisce la senatrice Puglisi, “è che è arrivato il momento di prevedere livelli essenziali per la fascia 0-6, che stabiliscano una quota capitaria di trasferimenti statali per ogni bambino che nasce, e di compartecipazione regionale e dei Comuni”.

Uno, del resto, è il punto sul quale tutti, favorevoli e contrari ai finanziamenti alle scuole paritarie private, sono concordi: “Il diritto all’educazione e all’istruzione 0-6 anni deve essere garantito a tutti” e “l’iniziativa della città nei confronti del Governo centrale, auspicabilmente la più forte ed unitaria possibile, dovrà essere incentrata sulla richiesta di aumentare l’offerta di scuola dell’infanzia statale in quanto, appunto, scandalosamente inadeguata”.
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Stefano F
user 76098402
Fiorano Modenese, MO
Post #: 89
Mense scolastiche 0-6: Tariffe

Contro l'aumento, pretendere che le tariffe che ogni genitore paga tengano conto degli effettivi pasti consumati (molti bambini non sempre consumano pasti tutti i giorni, o per malattia o per uscite anticipate, ecc). Si propone di non far pagare i pasti non consumati, basta prendere le presenze al pasto entro un certo orario la mattina. Cio comporterebbe un risparmio per le famiglie. Perche in molti luoghi non lo si fa ? perche si tratta di perdite per i gestori dei pasti (esempio CIR)

Mense scolastiche 0-6: educazione alimentare e non solo

oggi quasi tutti i pasti vengono preparati confezionati altrove in grandi cucine dove si prepara cibo anche per oltre 100 bambini poi spediti alle strutture. tutte le contemporanee teorie sulla buona educazione aimentare prevedono che ogni struttura abbia una cucina interna con proporia cuoca che non si occupi solo di produrre ma che con la sua vicinanza e la sua preparazione coinvolga i bambini in un vero progetto educativo di educazione alimentare oggi circa il 30 % dei bambini italiano ha problemi col cibo (dalla vera e propria bulimia all'obesità) e non sempre sono dovuti alla qualità del cibo ma anche alla mancanza di un rapporto col cibo come si puo avere in un ambiente proattivo come la casa. Si rende quindi necessaria una vera riprogettazione delle strutture che prevedano una cucina la dove non è presente

educazione alimentare e non solo...cosa significa? diminuire le lobby del cibo e aiutare la piccola impresa se non addirittura inserire cuoche comunali/statali che fungeranno da educatrici dell'alimentazione

Mense scolastiche 0-6: garanzia qualità cibo e non solo

aderire alla campagna "pensa che mensa" promossa da slow food la quale prevede che:

- gli ingredienti siano almeno per una certa percentuale Biologici (il prontuario è liberamente scaricabile dal relativo sito)...quindi No OGM (sempre piu difficili da rintracciare per la grande quantità di prodotti movimentati)...cio significa promozione e sostegno dell'agricoltura di qualità e salvaguardia dell'ambiente

- i prodotti siano il piu possibile a Km Zero...il che significa sostegno all'agricoltura locale, salvaguardia prodotti locali e di stagione, diminuzione inquinamento da trasporto da lunghe distanze

se mi sfugge qualcosa pregherei commentare
A former member
Post #: 1,833
Mense scolastiche 0-6: Tariffe

Contro l'aumento, pretendere che le tariffe che ogni genitore paga tengano conto degli effettivi pasti consumati (molti bambini non sempre consumano pasti tutti i giorni, o per malattia o per uscite anticipate, ecc). Si propone di non far pagare i pasti non consumati, basta prendere le presenze al pasto entro un certo orario la mattina. Cio comporterebbe un risparmio per le famiglie. Perche in molti luoghi non lo si fa ? perche si tratta di perdite per i gestori dei pasti (esempio CIR)
non so come funzioni nel modenese, ma a bologna è appena stato ottenuto questo metodo di fare pagare solo i pasti consumati e anzichè risparmiare si spende di più. il problema è che molte famiglie rientrano in fasce indigenti, che non hanno mai pagato nulla di refezione e, mentre prima con una quota forfettaria il costo dell'intera comunità era scaricato su tutti, ora con il costo a consumo si aggrava l'esborso e si risparmia solo se si fanno molte assenze. il dividendo (costo totale dei pasti per tutti gli utenti) deve restare il medesimo, ma se il divisore (numero di persone che pagano la refezione) diminuisce, è ovvio che il risultato (quota mensile per la refezione) aumenta.
A former member
Post #: 217
Si dice che il m5s in comune abbia votato a favore per lo spostamento della fusione Asp di qualche mese, unico partito che si è ulteriormente imposto al voto contrario pare essere Sel, io non trovo i documenti della votazione, qualcuno mi può aiutare a recuperarli, ammesso che questa non sia una bufala?
Stefano F
user 76098402
Fiorano Modenese, MO
Post #: 97
Ciao Federica e grazie per la precisione...la questione è interessante...sembra quindi che si debba prendere in considerazione se far pagare solo il consumato (pasto) o mantenere la tariffa comprensiva ?!
mi sembra di capire che il togliere il costo del pasto dalla tariffa mensile a Bologna non funziona ?! e anzi peggiori la cosa per le famiglie...effettivamente le famiglie indigenti si troverebbero a dover pagare e l'aiuto sociale verrebbe a mancare...IDEE ?
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