Vi segnalo tre articoli apparsi sul n° 5 di Micromega e che parlano tutti del MoVimento e dei Grillini. Ho caricato nella sezione 'file' copia dei tre articoli perché suggerisco a tutti di leggerli per varti motivi:
1. Micromega è una rivista seria, normalmente bene informata, ed è tra le preferite dagli intellettuali di sinistra.
2. E' la prima volta che questa fetta del mondo di 'sinistra' si interessa ai 'grillini' con tanta attenzione, e questo è un segnale da decodificare.
3. I tre articoli, anche se con taglio diverso, inviano un duplice implicito messaggio: ai politici, non sottovalutate il fenomeno 'grillo', per effimero che possa apparire; ai simpatizzanti di Grillo, non è tutt'oro quel che luccica, attenzione alle delusioni.
Ai più informati di noi, questi articoli non aggiungono molto di più di quanto già sappiamo. Tuttavia quel poco di più mi è sembrato assai interessante (come la storia della Società Casaleggio).
Mi hanno talvolta infastidito accenti intonati ad un affettuoso paternalismo, ispirati dagli aspetti più romantici, o velleitari del fenomeno grillesco. Eppure le puntualizzazioni sulla mancanza di prospettive operative a lungo termine e sulla fluidità (liquidità) di un'identità improvvisata e alimentata solo dalle trovate geniali del 'comico genovese', sono intelligenti e meritano riflessione.
Il tema: se anche Grillo fosse un bluff? Oppure, che succederebbe se Grillo scomparisse dalla scena? E' un tema che si dovrebbe affrontare con maturità.
La mia riflessione personale mi ha condotto finora alla conclusione che quello che conta veramente è la spazio partecipativo che grazie a Grillo (e ai suoi soci un po' nell'ombra) si è EFFETTIVAMENTE aperto. Questa, è una realtà e questa realtà si sta arricchendo, nel complesso in modo interessantissimo, nuovo, ma anche disordinato, improvvisato e spesso ambiguo. Di conseguenza è importante non sprecare l'occasione, ma occupare questo spazio in modo intelligente, organizzato e gradualmente sempre più autonomo anche da figure carismatiche e formidabili come B. Grillo. Nello stesso tempo e fino a quando questo sarà possibile dovremmo consapevolmente sfruttare l'enorme potenziale di Grillo nel saper convocare, per crescere; ma crescere in tutti i sensi.
ascoltate bene le parole del "santo" Travaglio favorevolissimo alle privatizzazioni
ma non finisce qua il giornale di propaganda "Il fatto quotidiano" si cala le brache davanti al potere. Il giornale di Padellaro e Travaglio è favorevole all'antidemocratico Trattato di Lisbona
Insomma le analogie con le "rivoluzioni" manipolate/colorate ci sono tutte
Il Fattoquotidiano di Padellaro dove scrivono alcuni amici del Bilderberg di "sinistra" attacca un uomo di Sinistra e su cosa?
Chavez, consapevole della truffa sul signoraggio bancario, intende riportare la moneta al popolo e gli embedded italiani quali servi di potere filo-sionista attaccano e criticano scelte legittime di Chavez a sostegno dei diritti umani dei propri concittadini per ristabilire il vero valore dell'economia. leggete e disgustatevi di questi manipolatori, chi ha un coscienza boicotti questo giornale di regime:
Si infittisce l’intrigo che ha coinvolto nelle scorse settimane l’istituto di credito venezuelano Banco Federal. Nei giorni scorsi, le autorità di Caracas hanno spiccato un mandato di cattura confronti del suo presidente, Nelson Mezerhane, chiedendo all’Interpol di estendere le ricerche dell’uomo anche all’estero. Il numero uno del Banco, ha spiegato il procuratore generale Luisa Ortega, è sospettato di aver sottratto e successivamente trasferito oltreconfine parte del denaro depositato dai risparmiatori e da alcune imprese pubbliche che avevano aperto un conto corrente nell’istituto.
La decisione segue giorni di estrema tensione. Il governo ha bloccato tutte le attività della banca (un istituto di medie dimensioni, ottavo in ordine di grandezza nel Paese) ufficializzando così il provvedimento preso lo scorso 15 giugno dal direttore della Sudeban, l’organismo che vigila sul sistema bancario venezuelano, Egdar Hernández. Nell’occasione 18 dirigenti tra cui lo stesso presidente erano stati anche interdetti dall’esercizio delle loro funzioni.
Fin dall’inizio Mezerhane si era detto «molto sorpreso» della decisione del governo di Caracas. «Il presidente Chávez – aveva commentato – ha dichiarato la sua “guerra” alle banche. Ed ecco che la missione è stata immediatamente compiuta. Si tratta di una scelta arbitraria, oltreché di una mancanza di rispetto». Parole dure che trovano però un certo consenso nel Paese. Sono in molti infatti a temere che la mossa di Chávez sia in realtà una vera e propria ritorsione nei confronti di Mezerhane. Il manager è anche uno dei principali azionisti del canale televisivo Globovisión che, dopo la chiusura di Rctv avvenuta lo scorso gennaio, è ormai la principale emittente di opposizione nel Paese. Nelle scorse settimane Chávez si era detto pronto a sequestrare la quota azionaria di Globovisión detenuta da Mezerhane invitando l’azionista di maggioranza dell’emittente Guillermo Zuloaga a farsi vivo e ad avviare un negoziato con lui. Il 67enne imprenditore, tuttavia, non sembra affatto dell’idea. Colpito insieme al figlio Guillermo jr da un mandato di cattura per usura e appropriazione indebita, Zuloaga è tuttora latitante e decisamente poco intenzionato a consegnarsi alle autorità del suo Paese.
Ad agitare il sonno degli oppositori non c’è però solo il destino di Globovisión. Secondo alcuni, infatti, l’intervento statale in Banco Federal sarebbe solo un tassello di un piano ben più ambizioso: l’estensione del controllo statale sull’intero sistema bancario del Paese. Già all’inizio dell’anno, infatti, sono passate nelle mani dello Stato due piccole banche private, la InverUnion e il Banco del Sol. Negli ultimi due mesi del 2009, inoltre, altri otto istituti avevano seguito lo stesso percorso. Parlare di maxi statalizzazione appare certamente prematuro. Quel che è certo, tuttavia, è che a motivare le scelte dell’esecutivo ci siano soprattutto ragioni di bilancio. L’estensione del controllo statale sul settore bancario privato, infatti, potrebbe garantire un po’ di sollievo ai disgraziatissimi conti della nazione. Esauriti i tempi d’oro del boom petrolifero (culminati con il record storico dei 147 dollari a barile), il Venezuela deve fronteggiare una crisi economica crescente aggravata dalla progressiva svalutazione della moneta locale (-27% nei primi cinque mesi del 2010). Gli analisti impegnati nel monitoraggio del mercato dei derivati assicurativi sul debito sovrano (sovereign credit default swaps) concordano nel giudicare il Venezuela la nazione a maggior rischio fallimento del mondo.
Che Beppe Grillo avesse intenzione di scendere in politica seriamente era poco ma scontato. L’ha fatto ad un anno esatto dall’annuncio di fondazione del suo “Movimento 5 Stelle”. Un movimento che senz’altro ha – tra le molte proposte- molte note positive: dalla raccolta differenziata alla lotta contro la cementificazione del territorio, le energie alternative, la diffusione di internet ovunque, la contrarietà alle “grandi opere” inutili volute da ministri come Lunardi e Di Pietro. Insomma, c’è di che esser contenti? Per capire in realtà fino a che punto Grillo creda in ciò che afferma è necessario osservare attentamente. Perché, se a prima vista il suo sembra un movimento alternativo al sistema economico e politico attuale, nei fatti le cose cambiano. Ogni discorso di Grillo, ogni suo comunicato politico sul blog, ogni suo spettacolo o intervento contiene sempre, da un lato, critiche aperte al sistema politico (sempre ai nostri “dipendenti”, però, mai ai burattinai!), proposte di democrazia diretta, di “decrescita felice”. Dall’altro lato, il finale è sempre un elogio al capitalismo d’oltre-oceano e d’oltre-manica, chiamato in causa come modello esemplare rispetto all’imprenditoria nostrana. Insomma, per Grillo l’Italia fa sempre schifo e dovrebbe adeguarsi ai modelli impostaci dai nostri colonizzatori francesi, inglesi e americani, al “fascismo universale” teorizzato da Michael Ledeen (il mentore di Di Pietro) di cui è incarnazione esemplare quell’oligarchia cleptocratica (impostaci con un colpo di Stato l’8/08/2008) chiamata Unione Europea. George Soros, lo speculatore finanziario responsabile dell’assalto alla Lira, membro del Club del Britannia, sponsor di tutte le “rivoluzioni colorate” filo-americane nel mondo, fondatore dell’Istituto per l’esportazione della democrazia (Iraq docet!) e ricercato dalla polizia indonesiana? Un esempio da seguire, per l’(ex)comico. Come Rockfeller, Rotschild, Bill Gates, Bloomberg… insomma, si capisce da che parte sta Grillo.
La strategia usata dal Beppone nazionale è quella di presentarsi come ecologista, democratico-direttista, quasi autarchico e federalista, per poter sottrarre energie al risveglio politico e coscienziale in atto in tutto il mondo. Un risveglio che lo stesso Brzezinsky ha recentemente dichiarato di temere come l’aglio per i vampiri (1) Nessun problema, arrivano i falsi profeti, i lupi vestiti da agnello. Infatti, la London School of Economics, luogo di addestramento per i futuri generali del capitalismo d’assalto e centro d’irraggiamento della “cultura” (leggi: propaganda) neoliberista (che ci ha fornito, tra i tanti, i nostri Mario Draghi e Romano Prodi) ha come simbolo proprio un lupo travestito da agnello. Far credere ai cittadini di costruire “dal basso” un’alternativa di sistema, partendo dai comuni, per guidarli fino all’altare sacrificale del Golem globalista. Grillo ha imparato bene la lezione di Sun Tzu, il famoso generale cinese autore de L’arte della Guerra: conosci il tuo nemico e portalo dove vuoi tu, ma fingendo che ci sia arrivato lui, da solo, senza di te. Lo stesso Grillo conferma quanto sopra, pronunciandosi a favore di un governo di transizione, ossia l’ennesima giunta bancaria mascherata pronta a liquidare quanto rimane delle aziende di stato (Eni e Finmeccanica in testa), distruggere quel che resta del welfare state, ma soprattutto imporre a tutti i costi la truffa della moneta-debito creata dal nulla: “Una soluzione per guadare la melma in cui siamo immersi è un governo tecnico di durata sufficiente a mettere, per quanto si può, sotto controllo il debito pubblico che sta esplodendo nel silenzio generale, per ridare la scelta del candidato agli elettori, per eliminare i rimborsi elettorali ai partiti, nel rispetto del referendum, e per fare una legge sul conflitto di interessi che elimini alla radice il problema Berlusconi”(2). In pratica, Grillo ammette che tale “governo” dovrebbe imporre all’Italia le stesse misure della Grecia. Misure che, nell’Argentina di un decennio fa, portarono ad una crisi politica ed economica devastante. Crisi facilmente prevedibile, perché il blocco della spesa pubblica, dei salari, delle pensioni, degli investimenti è una ghigliottina sull’economia reale, cioè sulla sopravvivenza stessa dei cittadini. Grillo sa benissimo, invece, che le misure da prendere sarebbero antitetiche, in primis la riappropriazione della sovranità monetaria, come spiegava lui stesso nel suo ciclo di spettacoli “Apocalisse morbida”, in cui cercava di far comprendere al pubblico il problema del signoraggio su mandato di Giacinto Auriti (3). Semmai proprio il ripudio del debito è la via sovrana (l’unica in realtà) per uscire dalla recessione e dalla schiavitù bancaria, ma Thomas Sankara (4) non è più da tempo un modello per Grillo… Per il resto, il voto di preferenza ed il conflitto di interessi sono solo specchietti per allodole, dato che difficilmente un governo di transizione se ne occuperebbe. Inoltre Grillo dovrebbe spiegare come possa conciliare il ripristino del sistema uninominale (da lui spesso evocato sin dai tempi del primo V-Day) con il voto di preferenza (applicabile solo in un sistema proporzionale). Misteri della fede (grillina). I suoi intenti sono più facilmente intuibili se si tiene conto, inoltro, di quanto dichiarato da Grillo un anno fa, lanciando il Movimento 5 Stelle. Grillo scriveva, nel suo “comunicato politico numero ventiquattro”: “Quando i soldi finiranno, o meglio, quando saranno costretti a annunciare che i soldi sono finiti, allora inizierà il ballo. Nessuno può dire che tipo di ballo sarà. Secessionista, peronista, federalista, pre-unitario, fascista” (5) Insomma: necessario attuare misure draconiane al fine che i soldi non finiscano (Auriti si rivolta nella tomba), altrimenti l’Italia andrebbe incontro al fascismo o alla secessione. Un’ammissione del piano che i poteri occulti riservano per l’Italia, a saper leggere tra le righe. Le prossime mosse del “fascista del duemila” Gianfranco Fini e del fu secessionista Bossi saranno indicative di tali prospettive. Un caso che alle regionali la presenza della Lista 5 Stelle in Piemonte abbia favorito l’elezione del leghista Cota? L’appoggio dato dai poteri forti alla Lega (imparzialità de La Stampa, tradizionalmente anti-berlusconiana e anti-leghista, e un editoriale sul Corriere all’indomani delle elezioni in cui si chiede alla Lega di assumersi l’onere delle “riforme”) indica la loro volontà di dividere il paese (dividi et impera) forse anche geograficamente, adducendo come scuse diversità socio-economiche realmente esistenti, ma che hanno come reale causa la privatizzazione della sovranità monetaria. Non si dimentichi l’editoriale con cui l’Economist definì “Bordello” il Meridione d’Italia, indicando per il Nord la soluzione secessionistica. Se Berlusconi dovesse uscire di scena e un governo tecnico imponesse misure insostenibili, la rabbia popolare nel Nord spingerebbe la Lega a consensi plebiscitari e la secessione sarebbe l’unica ancora di salvezza anche per i più strenui nazionalisti, soprattutto se il presunto “federalismo” dovesse arenarsi (come probabilmente accadrà) a causa del fuoco amico dei “futuristi” finiani.
Oggi, 18 agosto 2010, un attentato in Iraq, a Baghdad, una bomba in un'autocisterna, 8 morti e 50 feriti. Ieri, 17 agosto 2010, un attentato suicida in Iraq, 59 morti e 125 feriti in un centro di addestramento militare. Giorno dopo giorno, attentato dopo attentato, in Iraq si continua a morire nonostante le elezioni del 2005 salutate in Occidente come un miracolo di esportazione della democrazia. Il 20 marzo 2003 una coalizione guidata dagli Stati Uniti invadeva l'Iraq, l'Italia di Berlusconi aderì entusiasta come in seguito quella di Prodi. George Bush cercava le armi di distruzione di massa. Non le trovò per il semplice motivo che non esistevano. Ottenne il controllo dell'Iraq e di un'area strategica per il petrolio al cui domino medio orientale manca solo l'Iran. Il conto di questa guerra che può essere paragonata a Srebrenica, una strage contro l'umanità, e il cui responsabile, George Bush, dovrebbe essere giudicato da un tribunale internazionale, è di 106.000 morti solo tra i civili. Un massacro senza interruzioni come documentato dal sito Iraq Body Count. I morti per bombe e attacchi suicidi, dopo un rallentamento, non accennano a diminuire, nel 2010 sono morte in media 6,5 persone al giorno, nel 2004, secondo anno di occupazione, erano 5,2. Quest'anno il parlamento serbo ha approvato una risoluzione di condanna del massacro di Srebrenica chiedendo scusa per le vittime. Il Congresso degli Stati Uniti e i Parlamenti delle forze che hanno illegittimamente occupato l'Iraq, inclusa l'Italia, dovrebbero fare lo stesso. Chiedere ufficialmente scusa, almeno questo! Si discute se costruire una moschea a Ground Zero, Obama non si è opposto, sembra che i leader musulmani abbiano comunque rinunciato. In Iraq ci sono decine, centinaia di Ground Zero, da Falluja con i civili bruciati vivi dalle bombe al fosforo bianco a Abu Ghraib, moderna imitazione dei lager. Nessuno pagherà per questo. I vincitori non si fanno mai processare.
Mi hanno invitato a un confronto pubblico su Berlusconi. Ho rifiutato, non parlo volentieri del passato, degli ologrammi pubblicitari della politica. In seguito ho riflettuto, ho visto i soliti titoli dei giornali, le solite dichiarazioni dei politici pro e contro Berlusconi senza uno straccio di idea del futuro, di programmi, di analisi dei problemi. In piazza contro Berlusconi, boicottiamo Berlusconi, Berlusconi in galera, Berlusconi via dal Governo, Napolitano (proprio lui) intervenga contro Berlusconi. E poi, via, via, ogni aspetto della società malata, dalla scuola, alla ricerca, all'ambiente, alle pensioni, imputata a un ometto incatramato di settantaquattro anni. Ho continuato a pensare da quanto tempo va avanti questo teatrino dei pupi e chi ci guadagna dal Grande Alibi Berlusconiano in cui viviamo a parte, come è ovvio, Berlusconi. A guadagnarci sono i professionisti dell'antiberlusconismo. Politici senza uno straccio di idea se non l'opposizione a Berlusconi, che si nutrono di colui che combattono, senza Berlusconi non esisterebbero neppure loro. Molti giornalisti, in particolare quelli che pubblicano i loro libri sulle testate mondadoriane di Berlusconi e che ricevono lo stipendio anche grazie ai contributi pubblici erogati generosamente dal Governo Berlusconi. I filosofi dell'acqua bella, in passato estimatori di Craxi, che creano fronti su fronti per combattere il berlusconismo. I partiti, l'informazione e la proposta politica (sempre quella: la cacciata del diavolo) sono ormai ridotte a Berlusconi. Il suo doppio, il suo clone di segno opposto esiste finché esiste lui. Berlusconi è l'effetto e non la causa della crisi che viviamo, una crisi a tutto tondo: morale, sociale, etica, economica, di appartenenza nazionale. E' più facile imputare la crisi a un solo responsabile e anche più proficuo in termini di seggi elettorali e di portafoglio personale.
Ieri camminavo in spiaggia tra le persone. Qualcuna mi riconosceva e mi faceva una domanda che era poi sempre la stessa: "Cosa succederà dell'Italia? Come ne usciremo? Cosa si può fare?".Qualche volta iniziava un dialogo, una conversazione e si aggiungeva via via altra gente ad ascoltare. Mi sembrava di fare un comizio a Hyde Park a Londra, dove chiunque può salire su una cassetta di frutta e arringare i passanti. Ero sulle dune di sabbia invece che ai giardini pubblici. La diagnosi dei mali d'Italia era quasi sempre condivisa: l'occupazione dello Stato da parte dei partiti, il declino della scuola, della ricerca, la deindustrializzazione, la perdita di valori morali, il lento incagliarsi del baraccone in cui viviamo nelle secche dell'indifferenza. Alcuni gridavano: "Forza Grillo!", "Sei l'unica speranza rimasta, Grillo!". Più li ascoltavo, più mi preoccupavo. Provavo la sgradevole sensazione di un "Armiamoci e parti (io da solo)". E ho cominciato a interrogarli chiedendo come avrebbero cambiato le cose. Le risposte erano sempre al condizionale: "Farei, direi, progetterei...". Alla mia domanda sul perché non "Fate, dite, progettate ora?" e passassero all'indicativo presente, le facce cambiavano espressione, gli sguardi si facevano più sfuggenti ed emergeva una lieve irritazione contenuta, come a rimproverarmi di uno sgarbo. La moglie di un medico ospedaliero mi ha spiegato che suo marito non può mettersi contro il sistema, lo distruggerebbero, lo stesso ha detto un impiegato statale, un commesso di un grande magazzino, un vigile urbano. Non vogliono correre il rischio di perdere il poco o molto che hanno. E questo li inchioda al muro come uno spillone con una farfalla. Li capisco, ma fino a quando la maggioranza degli italiani ragionerà così non ci saranno cambiamenti radicali. La responsabilità individuale si ferma di fronte al proprio benessere, ma senza responsabilità individuale, senza il coraggio della denuncia, dell'esporsi in prima persona non c'è un progetto di società. Gli italiani sentono il rumore della cascata, sanno di essere su una barca piena di buchi, ma finché non precipiteranno nelle rapide, in molti rimarranno a guardare. Leo Longanesi disse che gli italiani accorrono in soccorso del vincitore, ma per quello che ci aspetta, il default sociale e economico, non ci saranno vincitori, ma solo vinti. Di chi accorreremo in soccorso? Prigioniero di questi pensieri guardavo il mare, verso la Corsica, e mi è venuto in mente, non so perché, Newton, che non c'entra nulla con il futuro dell'Italia: "Mi sembra soltanto di essere un bambino che gioca sulla spiaggia, e di essermi divertito a trovare ogni tanto un sasso o una conchiglia più bella del solito, mentre l'oceano della verità giaceva insondato davanti a me". Il nostro futuro è ancora tutto da scrivere. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Alcuni gridavano: "Forza Grillo!", "Sei l'unica speranza rimasta, Grillo!". Più li ascoltavo, più mi preoccupavo. Provavo la sgradevole sensazione di un "Armiamoci e parti (io da solo)". E ho cominciato a interrogarli chiedendo come avrebbero cambiato le cose. Le risposte erano sempre al condizionale: "Farei, direi, progetterei...". Alla mia domanda sul perché non "Fate, dite, progettate ora?" e passassero all'indicativo presente, le facce cambiavano espressione, gli sguardi si facevano più sfuggenti ed emergeva una lieve irritazione contenuta, come a rimproverarmi di uno sgarbo. La moglie di un medico ospedaliero mi ha spiegato che suo marito non può mettersi contro il sistema, lo distruggerebbero, lo stesso ha detto un impiegato statale, un commesso di un grande magazzino, un vigile urbano. Non vogliono correre il rischio di perdere il poco o molto che hanno. E questo li inchioda al muro come uno spillone con una farfalla. Li capisco, ma fino a quando la maggioranza degli italiani ragionerà così non ci saranno cambiamenti radicali. La responsabilità individuale si ferma di fronte al proprio benessere, ma senza responsabilità individuale, senza il coraggio della denuncia, dell'esporsi in prima persona non c'è un progetto di società. Gli italiani sentono il rumore della cascata, sanno di essere su una barca piena di buchi, ma finché non precipiteranno nelle rapide, in molti rimarranno a guardare.
ne ho pieni i marroni di discutere e compiangerci di come sono gli italiani sì, tutto vero, gli italioti delegano sempre, però mi piace pensare che ciononostante sia utile la passione di pochi, anzi indispensabile e guardando oggi i tiggì mi è tornato in mente un autore che dopo aver profondamente disprezzato oggi mi torna in mente, e che ha analizzato, approposito dei montoni di cui sopra: 1) la nostra millenaria abitudine d'aver lo straniero in casa, normale disgrazia, infortunio della natura...perniciosa capacità di sopportazione quindi di rassegnazione 2) l'atavica mancanza di fierezza 3) l'errore, il malinteso, l'ingenuità, l'errato calcolo soprattutto è non aver capito che il segreto della felicità è la libertà, e il segreto della libertà è il coraggio, diceva Pericle
tutti punti assai attuali, si pensi agli interrogativi di Pino Aprile in "Terroni" sul perchè i meridionali si siano lasciati distruggere dai piemontesi, altro che unità, inoltre il terzo punto mi è parso innovativo, perchè la gente quando capisce che è suo interesse, e le scatta q.cosa in testa come ho visto a tanti qui in valsusa, capisce x sempre, e comunque è logica conseguenza che dobbiamo avere il coraggio di andare avanti anche in pochi
Poi, Grillo, dice la politica è comunicazione, sono anni che parliamo di editore puro. Poi Grillo accenna a regole nei meetup su chi entra e perché, sono anni che parliamo di etica ed organizzazione interna.
Edited by Peppe Carpentieri on Sep 20, 2010 11:51 AM
Non essere presuntuoso, diciamo che il 280 ha seminato, il mondo grillino ha raccolto e adesso Grillo deve prenderne atto.
In quanto all'organizzazione, tu non vieni dalla luna, sai benissimo quali e quante lacerazioni interne ha provocato questa parola. Piano piano anche gli imbecilli stanno capendo che senza non si va da nessuna parte e che organizzazione non vuole affatto dire gerarchia o partito, non nei termini sporchi e distorti con cui li conosciamo, ma vuol dire far rendere le forze disponibili al meglio delle loro possibilità. ottimizzare le risorse, minimizzare i tempi di intervento, valorizzare le sinergie..eccc...ecc...ecc... Questa è l'organizzazione necessaria ed urgente, da quello che leggo in giro ci si sta muovendo.
Ma attenti! Se l'organizzazione non nasce con il contributo e la condivisione della base, allora si ricade nel verticismo. Chi si è organizzato al volo e già funziona lo ha fatto malamente se non in malafede, ha creato cupolette che sono funzionali ma affatto democratiche e quindi pericolose...cappitto mi hai vero?
La squola politica mi terrorizza un pò....
l'editore puro ...pure...
lavoriamo sull'esistente e consolidiamolo?
approposito...testina...ci vediamo a Cesena?
Edited by Franco Dell'Alba on Sep 20, 2010 12:57 PM
Il gruppo 280 condivide esperienze ed idee per un percorso condiviso di conoscenza e consapevolezza. Il fine è di migliorare noi stessi. La vera rivoluzione culturale inizia dentro di noi.
Un approccio olistico ci consentirà di crescere.
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