Per il Bene Comune Message Board › Archivio Programma "Per il Bene Comune" › PROGRAMMA (approfondimenti):Alimentazione e ambiente
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Di seguito pubblichiamo un approfondimento delle associazioni, gruppi e persone presenti nella Lista, che per questioni di tempo non è stato possibile inserire nel programma presentato ufficialmente.
Quale relazione tra alimentazione e ambienteChe correlazione c'è tra la nostra alimentazione e le morti per malnutrizione nei paesi in via di sviluppo? Che correlazione c'è tra la nostra alimentazione e desertificazione, effetto serra, buco dell'ozono, piogge acide, eutrofizzazione, siccità? Spesso gli attivisti per i diritti degli animali si sentono dire: "Finché c'è tanta sofferenza umana sulla terra, è da irresponsabili perdere tanto tempo ed energia per gli animali. Prima vengono gli uomini!" Ma chi afferma ciò non sa di cosa sta parlando: chi veramente si prende cura della gente, si prende cura anche degli animali, e chi veramente si occupa degli animali, si preoccupa anche per la gente. Il testo seguente è scritto in maniera sequenziale, ma in realtà si tratta di un cerchio in cui ogni elemento è in contatto con gli altri. Editato per quei maledetti fastidiosi punti interrogativi derivanti da M$Word Edited by ContentsOrganizer on Apr 4, 2008 4:01 AM |
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GLI ASPETTI SOCIALI DELL'ALIMENTAZIONE
Circa 24.000 persone muoiono ogni giorno a causa della denutrizione e delle malattie ad essa collegate. Di queste circa 18.000 sono bambini. Il tragico conto è presto fatto: ogni settimana muoiono circa 170.000 persone, ogni mese circa 700.000, ogni anno quasi 9 milioni. Eppure??.la disponibilità di cibo attuale permetterebbe a tutti gli abitanti del pianeta di nutrirsi adeguatamente se si consumassero direttamente cereali e legumi che invece vengono impiegati per nutrire gli animali. Secondo quanto recentemente riportato dalla Commissione Europea, l'Europa è in grado di produrre abbastanza vegetali da nutrire tutti i suoi abitanti, ma non i suoi animali. Così solo il 20% delle proteine vegetali destinate agli animali d'allevamento proviene dalle coltivazioni europee: il resto viene importato dai paesi del sud del mondo Ad esempio, l'Etiopia, paese in cui la morte per denutrizione è all'ordine del giorno, anche durante i periodi di carestia, esportava semi oleosi per il consumo animale, anziché destinare lo stesso suolo a coltivazioni per il consumo umano diretto. Il Messico coltiva una quantità sempre maggiore di cereali ad uso animale: 25 anni fa, il bestiame consumava il 6% della produzione totale di cereali, oggi più del 33% mentre gli abitanti soffrono di denutrizione cronica. Il Brasile conta 16 milioni di persone malnutrite, ma esporta 16 milioni di tonnellate di soia per mangimi animali: 1000 kg di soia/anno per ogni individuo malnutrito. Inoltre vende all'estero carne bovina e animali vivi. GLI ASPETTI AMBIENTALI DELL'ALIMENTAZIONE L'allevamento di animali per l'alimentazione umana, sia di tipo intensivo (in grosse stalle senza terra), sia di tipo estensivo (i grandi pascoli) per far fronte alla attuali richieste di mercato, comporta che circa la metà delle terre fertili del pianeta sia impiegata per coltivare cereali, semi oleosi, foraggi destinati alla loro alimentazione. Significa che per far fronte a questa domanda si distruggono ogni anno migliaia di ettari di foresta pluviale, il polmone verde del pianeta, per far spazio a nuovi pascoli o a nuovi terreni da coltivare. 1. I PRODOTTI CHIMICI L'abuso di prodotti chimici per l'agricoltura nei paesi più "sviluppati" è evidente dai dati statistici: in Germania, Giappone, Gran Bretagna, se ne usano più di 300 kg per ettaro, in Italia 104, mentre i consumi scendono a 35 in Cina, a 22 in Messico, a 7 in Bangladesh e a 1 in Nigeria. Tutti i prodotti chimici inquinano il suolo, l'acqua e il cibo stesso eppure sono utilizzati come: - fertilizzanti impiegati nella monocoltura (conveniente consentendo una industrializzazione spinta), se i suoli fossero destinati a coltivazioni a rotazione per uso diretto umano, non sarebbero necessari prodotti chimici, perché il terreno rimarrebbe fertile; - pesticidi (uccidono gli insetti nocivi per le colture) - erbicidi (uccidono le piante nocive: l'80% di quelli usati negli USA viene utilizzato nei campi di mais e di soia destinati all'alimentazione degli animali) 2. IL CONSUMO DI ENERGIA Nel trasformare vegetali in proteine animali, un'ingente quantità delle proteine e dell'energia contenute nei vegetali viene sprecata: sia per sostenere il metabolismo degli animali allevati sia per l'ingente quantità di tessuti non commestibili. L' "indice di conversione" misura i kg di mangime necessari a far crescere di 1 kg l'animale: 13 per un vitello, 11 per un vitellone, 24 per un agnello e 3 per i polli Se poi passiamo ad analizzare il rendimento in termini di proteine vediamo che un bovino, ad esempio, ha un'efficienza di conversione delle proteine animali di solo il 6%: consumando 790 kg di proteine vegetali, produce meno di 50 kg di proteine. Naturalmente, a loro volta, i mangimi avevano richiesto energia per essere prodotti: dal punto di vista dell'uso di combustibile fossile, per ogni caloria di carne bovina servono 78 calorie di combustibile, per ogni caloria di latte ne servono 36, e per ogni caloria che proviene dalla soia sono necessarie solo 2 calorie di combustibile fossile, un rapporto di 39:1 a sfavore della carne. 3. IL CONSUMO DI ACQUA Il 70% dell'acqua utilizzata sul pianeta è consumato dalla zootecnia e dall'agricoltura (i cui prodotti servono per la maggior parte a nutrire gli animali d'allevamento). Quasi la metà dell'acqua consumata negli Stati Uniti è destinata alle coltivazioni di alimenti per il bestiame. Gli allevamenti consumano una quantità d'acqua molto maggiore di quella necessaria per coltivare soia, cereali, o verdure per il consumo diretto umano. Dobbiamo sommare, infatti, l'acqua impiegata nelle coltivazioni, che avvengono in gran parte su terre irrigate, l'acqua necessaria ad abbeverare gli animali (una vacca da latte beve 200 litri di acqua al giorno, 50 litri un bovino o un cavallo, 20 litri un maiale e circa 10 una pecora) e l'acqua per pulire le stalle. Facendo un calcolo basato sulla quantità di proteine prodotte si ottiene un rapporto molto sbilanciato a sfavore degli allevamenti: per un chilo di proteine animali occorre un volume d'acqua 15 volte maggiore di quello necessario alla produzione della stessa quantità di proteine vegetali. 4. LE DEIEZIONI In Italia gli animali da allevamento producono, annualmente, circa 19 milioni di tonnellate di deiezioni a scarso contenuto organico ossia non utilizzabili come fertilizzante eppure lo smaltimento di questi liquami avviene per spandimento sul terreno che provoca inquinamento da sostanze azotate (eutrofizzazione nei mari). Anche i farmaci somministrati agli animali possono passare nell'ambiente con i reflui e residuare nei suoli, nei vegetali, nelle acque e quindi negli alimenti di cui si ciba l'uomo, come le verdure o il pesce. 5. IL PROBLEMA DEGLI SCARTI Oltre alle deiezioni, occorre smaltire tutte le parti di "scarto" degli animali uccisi (testa, visceri, zoccoli, contenuto dell'intestino, cartilagini, piume, ghiandole). Altri sottoprodotti sono usati dall'industria (la pelle è impiegata nell'industria conciaria, che è una delle più inquinanti che esistano: le concerie sono responsabili dell'acidificazione di vasti territori agricoli e rendono non potabili le acque della zona in cui sorgono, oltre a essere estremamente dannose per la salute dei lavoratori). |
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6. IL CLIMA E LA DESERTIFICAZIONE
Nel Terzo Mondo il disboscamento operato per far posto agli allevamenti di bovini destinati a fornire proteine animali all'Occidente ha distrutto in pochi anni milioni di ettari di foresta pluviale: ogni hamburger importato dall'America Centrale comporta l'abbattimento e la trasformazione a pascolo di sei metri quadrati di foresta. Ogni anno scompaiono 17 milioni di ettari di foreste tropicali: nella foresta Amazzonica l'88% dei terreni disboscati è stato adibito a pascolo, lo stesso il 70 % delle zone disboscate del Costa Rica e del Panama. Paradossalmente, questa terra non è affatto adatta al pascolo: nell'ecosistema tropicale lo strato superficiale del suolo contiene poco nutrimento, ed è molto sottile e fragile. Dopo pochi anni di pascolo il suolo diventa sterile, e gli allevatori passano ad abbattere un'altra regione di foresta. Gli alberi abbattuti non vengono commercializzati, risulta più conveniente bruciarli sul posto. Per quanto riguarda le terre adibite alla coltivazione di cereali per l'alimentazione animale, il continuo accorciamento dei maggesi non lascia al suolo il tempo di rigenerarsi, accentuandone l'erosione: frane ed inondazioni, diminuzione dell'approvvigionamento delle falde, desertificazione e siccità ricorrenti. 7. GLI ASPETTI ECONOMICI Mentre nel passato vi era una simbiosi tra la coltivazione della terra e l'allevamento di animali, a partire dagli anni '50-'60 si è sviluppata in Europa (sulla scia di quanto avveniva negli Stati Uniti) la zootecnia intensiva, in cui gli animali vivono in grandi capannoni senza più alcun legame con la terra, e i mangimi vengono acquistati all'esterno, spesso anche da altri continenti. La globalizzazione fa sì che animali vivi e morti vengano importati da - ed esportati verso - paesi molto lontani tra loro geograficamente, contribuendo così alla grande sofferenza legata al trasporto di animali vivi e all'enorme consumo energetico necessario per il trasporto. La carne si compra ogni giorno dove il mercato è più conveniente, senza tener conto degli sprechi di risorse che questo comporta. L'Italia è il maggior importatore europeo di bovini vivi, ed è al terzo posto nell'importazione di carne bovina. GLI ASPETTI ETICI DELL?ALIMENTAZIONE Gli animali sono esseri senzienti, capaci di provare sensazioni, emozioni, sentimenti, come ben sanno tutti quelli di noi che ospitano in casa un cane o un gatto. Eppure gli animali destinati all?alimentazione vengono trattati come merci: affinchè l'attività di allevamenti, mangimifici, impianti di macellazione e catene di distribuzione risulti economicamente compatibile con i livelli produttivi richiesti dal mercato, è necessario che il prezzo di carne, latte e uova rimanga accessibile per il maggior numero possibile di consumatori.Per essere sostenibile, la zootecnia chimica e intensiva deve quindi massimizzare i profitti basandosi sul ribasso delle spese. Ormai il 99% degli allevamenti sono intensivi: gli animali vengono allevati in spazi ristrettissimi, senza mai la possibilità di uscire alla luce del sole. Nel corso della sua vita (80 anni in media), ogni italiano uccide per cibarsene circa 1400 animali tra bovini, polli, tacchini e altri volatili, maiali, conigli, cavalli. CONCLUSIONI Per consumo di risorse, latte e carne sono indiscutibilmente i "cibi" più dispendiosi, inefficienti e inquinanti che si possano concepire: perdita di milioni di ettari di terra coltivabile, uso indiscriminato della chimica, consumo d'acqua, consumo di energia, smaltimento delle deiezioni e dei prodotti di scarto, le ripercussioni sul clima, l'erosione del suolo, e la desertificazione di vaste zone. Per fare degli esempi pratici (dati calcolati sugli Stati Uniti): * la sola produzione di carne bovina richiede una quantità d'acqua maggiore di quanta occorra per coltivare tutta la frutta e la verdura della nazione * le deiezioni provenienti dagli allevamenti intensivi inquinano l'acqua più di tutte le altre fonti industriali raggruppate * più di un terzo dei combustibili consumati è utilizzato per l'industria della carne * la produzione di un solo hamburger richiede la medesima quantità di combustibile che servirebbe a percorrere in automobile circa 50 chilometri * si risparmia più acqua rinunciando a mezzo chilo di manzo che a non fare la doccia per un anno PER ULTERIORI INFORMAZIONI : http://www.saicosaman... http://www.saicosaman... http://www.saicosaman... http://www.scienzaveg... |