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Per il Bene Comune Message Board › Forum di discussione Per il Bene Comune › Verità su Gaza
| Alberto Conti | |
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Mi pare che si stia allontanando il nucleo della questione, che va oltre questo 3D "Verità su Gaza".
Tutto il mondo cerca di capire, ed è preso per il culo da almeno 60 anni (questa volta sono stato stretto). E' più importante il petrolio o l'Islam? Che in tutti i popoli ci sia una parte di coglioni mi sembra sia inconfutabile. Chi non è mai stato coglione in vita sua scagli la prima pietra! Basti pensare da dove proveniamo! Quindi qui il manicheismo non c'azzecca, è cosa irrisoria. Bisognerebbe piuttosto discutere dei giochi di potere, sfidando le banali e stratrite accuse di dietrologia (ma chi è che si nasconde?) e complottismo (ma chi è che ordisce i complotti storici?). Ed anche questo esercizio è assai noioso. Meglio guardarsi dentro, rispondere a semplici domande come "a cosa sarei disposto a rinunciare?" |
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| Nicola Pierobon | |
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ALLEGO COPIA DELLA MAIL CHE HO INVIATO A MONIA BENINI: Io sono fondalmentalmente d'accordo con quello che hai scritto qui. Hai ragione. |
| riccardo rosso | |
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Notizie dalla Terra Santa
bollettino indipendente di www.TerraSantaLibera.org 2 febbraio 2009 Netanyahu "prevede" attentato al Santo Sepolcro redazionale di TerraSantaLibera.org a cura di Rossella De Fero e del Canonico Francesco Peggi "Bibi: Qaeda to blow up holiest Christian site" "Netanyahu Predicts Al Queda Will Try to Destroy Holy Sepulcher" "Uber zionist Netanyahu threatens false flag attack against Christ's burial site" Questi i titoli che mi sporge l'amico Canonico Francesco Peggi, nostro prezioso collaborarore e ricercatore: "Bibi (l'abbreviativo-vezzaggiativo di Benjamin): Al Quaeda vuol far saltare in aria il più santo sito cristiano", "Netanyahu predice che Al Qaeda tenterà di distruggere il Santo Sepolcro", "L'esuberante sionista Netanyahu minaccia posticci e simulati attacchi ai danni del luogo della sepoltura di Cristo". In alto i links per leggere gli articoli in lingua originale. "Caspita!", diranno gli islamofobi, saltando sulla sedia nell'apprendere la notizia, e Allam sarà già col telefono in mano per dire a Vespa e Mentana che bisogna fare uno speciale sul terrorismo arabo. Ma potete star certi che si tratta di una bufala, la solita trovata propagandistica israeliana per guadagnare consensi. Mai come ora infatti, dopo la strage di Gaza, che pare non finire, anzi sembra aggravarsi, i progetti di destabilizzazione del Medio Oriente, da parte dell'intelligence sionista, hanno bisogno del supporto di quel che resta di una civiltà cristiana scristianizzata, ma che rappresenta ancora pur sempre la massa dell'opinione pubblica occidentale e il grosso della forza militare appartenente alle varie Nazioni atlantiche, che potrebbero essere impiegati in funzione organica alle strategie militari di Tel Aviv. Il basso consenso popolare e simpatia registrati ultimamente dai "grandi fratelli", a causa dei loro comportamenti sempre più invadenti e aggressivi nei confronti della cattolicità (canonizzazioni, scomuniche, liturgia, preghiere, devono mettere il naso...in tutto), con una "giornata della memoria" affetta dalla grave amnesia del recente olocausto palestinese, necessita di essere corroborato da una massiccia iniezione di terrore e disgusto che giochi a loro vantaggio, ed alla quale tutto l'apparato mediatico, politico, militare, è già pronto per dare le risposte più convenienti a Sion, mentre il profeta di sventura della "destra ebraica", Bibi, è già lì col ditino a indicare i colpevoli. Gli eroici giornalisti che oramai ben conosciamo, attendono con ansia le veline. Peccato che tutto ciò non regga e ci sia invece da sospettare ben altra partecipazione in simili atti delinquenziali, sempre sperando che non debbano mai essere messi in pratica. Ma intanto ci stanno provando, stanno tastando il terreno per prevedere le reazioni e quale risposta dar loro, oltre che preparare gli animi agli infausti eventi. Chi ha in mano le redini dell'informazione sa bene che qualsiasi menzogna, se detta e ridetta, ripetuta sino alla nausea, contro ogni evidenza e logica, anche se poi risulta non essere vera, resta canonizzata quale "verità" ufficiale, sulla quale si produrranno infinità di testate giornalistiche con titoloni ad effetto. È stato sempre così per tutte le grandi menzogne storiche, sulle quali hanno costruito imperi e ricchezze enormi. È il prezzo di chi ha venduto l'anima al demone del potere globale. Intanto cominciamo col dire che crediamo con sempre maggiore convinzione che questa fantomatica cellula impazzita islamica, che risponde al nome di Al Qaeda, come molti analisti ed esperti geopolitici italiani ed internazionali, bollati per essere screditati dalla vulgata giornalistica "accreditata" quali "complottisti", hanno già sostenuto, non sia altro che una sezione, sotto copertura, di settori deviati dell'intelligence occidentale, che attraverso tale marchio mettono a segno operazioni utili a giustificare successive contromosse. In realtà tutto è preordinato da una stessa mente centrale, anche se in campo vengono adoperate poi diverse sigle e manovalanza anche locale, tra la molteplicità di casi di disperazione e follia indotta in cui pescare a mani piene. Tutte le operazioni di tale fantomatica organizzazione sono infatti sempre state utili, non alle popolazioni delle Nazioni di tradizione islamica, che tale sigla si propone, a parole, di rappresentare, ma alla politica e all'industria, bellica e multinazionale, che ha saccheggiato e ridotto in macerie, tra embarghi e bombardamenti, aree di vastità enorme, massacrando e contaminando milioni di persone. Frantumate e lottizzate, ora quelle stesse aree stanno per essere spartite secondo vecchi schemi, di cui quello sionista sull'Iraq è ben noto a molti. La sparata di Netanyahu, anche se potrà incantare o spaventare i più sprovveduti, dobbiamo capire che non tornerebbe certo a vantaggio dei palestinesi e delle organizzazioini che li rappresentano, di Gaza o Cisgiordania, che in questo momento sono impegnati a cercare di prestare soccorso alle centinaia di migliaia di persone colpite dalla furia omicida sionista, con una realtà di emergenza immediata da gestire per sgombrare le macerie e ricostruire tutte le infrastrutture demolite dalle forze armate israeliane, per dare una risposta di speranza all'economia e all'agricoltura che sono in ginocchio, prese di mira senza pietà. |
| riccardo rosso | |
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Notizie dalla Terra Santa
bollettino indipendente di www.TerraSantaLibera.org 2 febbraio 2009 Proprio nel momento in cui moltissime autorità internazionali hanno preso posizione per chiedere fermamente a Israele di fermare i suoi attacchi contro la popolazione palestinese e di sedere ad un tavolo per trattare una tregua e possibili piattaforme di convivenza pacifica, ipotizzando anche di coinvolgere (bontà loro) Hamas nei colloqui, come dichiarato da vari esponenti ONU e dallo stesso Tony Blair, a chi gioverebbe un attentato, e per di più contro obiettivi sensibili cari alla cristianità? Non ai palestinesi, che abbiamo visto con i nostri occhi, sia in Cisgiordania che a Gaza, patire lo stesso dramma comune, cristiani e musulmani. Padre Musallam, parroco di Gaza, l'ha detto più volte, se non credete a noi potete credere a lui (vai al link). Se abbiamo capito che ai palestinesi, seppure islamici, non converrebe tale sconsiderata azione, possiamo anche capire che una eventuale ed ipotetica, quanto fantomatica, organizzazione islamica straniera non trarrebbe alcun vantaggio da un simile atto, che creerebbe solo una gigantesca ondata di islamofobia nell'intero occidente. L'ultima volta che il Santo Sepolcro fu toccato e occupato si scatenarono 8 Crociate. Ed è forse proprio su tale reazione che vorrebbero puntare i nuovi falsi crociati Usa-Israeliani, giudeo-cristianisti. Ma il tempo delle crociate è passato ed è lontano, ed il Santo Sepolcro vive in una situazione di Status Quo nella quale i contendenti non sono cristiani e musulmani, ma cristiani e cristiani. Non è raro infatti che si accendano furiose risse tra le diverse componenti dell'ortodossia bizantina. I musulmani, per tradizione e patto antico, mantengono il possesso delle chiavi del vecchio portale, ed è singolare la cerimonia che ogni mattina ed ogni sera viene celebrata per aprire e chiudere il luogo Sacro, tra il responsabile della famiglia che per tradizione conserva le chiavi e i religiosi che vivono all'interno della cattedrale. Che motivo avrebbero poi per colpire un luogo che è santo anche per gli stessi musulmani? Chi scrive ha più volte assistito alla visita devota di tale luogo da parte di interi nuclei familiari musulmani che, nonostante la tradizione islamica si esprima diversamente da quella cattolica riguardo alla sepoltura del Cristo, dimostrarono sempre un sacrosanto rispetto per quelle pietre e per i pellegrini che le visitavano (la foto in alto, sotto il titolo, è una delle tante da me scattate che riprende musulmani, in questo caso indonesiani, in visita al Santo Sepolcro). Dopo aver visto che, strategicamente e umanamente parlando, per i palestinesi musulmani e per i musulmani in generale, il Santo Sepolcro (come qualsiasi edificio sacro delle confessioni monoteistiche dell'area) non è un obiettivo conveniente, in tutti i sensi, possiamo tranquillamente chiederci a chi invece tale edificio può risultare particolarmente odioso, al punto di volerne la distruzione, soddisfacendo contemporaneamente un desiderio atavico di rivalsa-vendetta nei confronti dell'odiato eretico di Galilea nato a Betlemme, e seguaci, ma traendone anche e soprattutto un vantaggio politico-militare, per scatenare un'offensiva al cui confronto quella di Gaza è stata solo una festa di paese con fuochi d'artificio? Aggiungo solo due altri particolari utili alla riflessione: 1- Lo scavo del sottosuolo di Gerusalemme, per motivi ufficialmente "archeologici", è tutto in mani israeliane e di società ultrasioniste. I controversi scavi, come nella parte iniziale concessa ai "turisti" ho potuto verificare io stessa, non interessano solo la parte sottostante la Spianata delle Moschee, Al Aqsa e Omar in testa, ma si estende sin nel cuore dei quartieri cristiani e musulmani. Mi testimoniò un giorno un frate di aver visto sbucare da sottoterra, vicino al Biblicum (via Dolorosa), anni prima un "operaio" israeliano. Dove possano essere arrivati oggi tali scavi non è possibile sapere con certezza, ma si può ipotizzare che siano andati ormai ben oltre e abbiano raggiunto ogni punto nevralgico della Città Vecchia. Quello è l'unico canale per poter raggiungere e minare il Santo Sepolcro in maniera consistente per provocarne l'implosione. Altre vie d'accesso, per chi conosca bene la topografia gerosolimitana, non ce ne sono, eccezion fatta per le due porticine che sbarrano l'ingresso al piazzale antistante il Santo Sepolcro, e che vengono entrambe sbarrate e vigilate dalla sera alle 19,30 sino alle 4,30 del mattino dopo. Duante la giornata guardie israeliane stazionano perennemente, armate, fuori e dentro l'edificio sacro. Trasportare quintali di esplosivo inosservati, tra guardie, frati, monaci ortodossi di ben tre fazioni, volontari, con pellegrini e turisti che scattano migliaia e miglaia di foto e video, è assolutamente impensabile. Ed un kamikaze ha ben altri obiettivi, politici, militari, religiosi, sionisti o ebraici, più importanti e strategici da colpire. Ammesso anche che un drogato condizionato possa compiere un tale gesto, non potrebbe poi questo essere imputato alla popolazione palestinese o ai suoi rappresentanti ufficiali, che da tale gesto non avrebbero nulla da guadagnare. 2- E qui facciamo prima. Agenzie internazionali ci riferiscono (Michael Chossudovsky su GlobalResearch dell'11/1/2009, l'agenzia Reuters del 10/1/2009, Maurizio Blondet su Effedieffe.com del 1/2/2009) che una commessa d'armi e munizioni spropositata, 3000 tonnellate, 325 container, era in viaggio dagli States per Israele ai primi di gennaio, e faceva seguito ad un'altra straordinaria consegna di 2600 tonnellate eseguita a dicembre. Un po' troppe armi ed esplosivi per far fronte ad un nemico invisibile come Al Qaeda, dentro le mura di Gerusalemme, ma sufficienti a sterminare un'area compresa tra il Nilo e l'Eufrate: anche senza usare, per ora alcune delle centinaia di testate atomiche, che Israele possiede e delle quali almeno la metà, per ammissione di ingegneri israeliani stessi, è puntata contro l'Europa cristiana, nel caso che, scoperto il gioco, i politici governanti marionette, che al momento Tel Aviv manovra a piacimento, facessero i voltagabbana, costretti da una forte opposizione popolare interna che ne scuotesse le poltrone. Per concludere, quando Bibi dice Al Qaeda, si deve scrivere Cia e pronunciare Mossad. Per TerraSantaLibera.org a cura di Rossella De Fero e del Canonico Francesco Peggi Link a questa pagina : http://www.terrasanta... ". |
| barbara | |
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bene Giancarlo, hai eluso tutte le domande e stravolto il significato dei messaggi.
Chi ha scritto che i musulmani sono tutti buoni? Se non avessi capito, cosa che dubito, qui si parla di Palestina e da te non ho letto neanche una parola di dolore per quello che sta accadendo, ma tenti un'autodifesa di questa aggressione che non sta in piedi. E sei andato a "frignare" dalla "mamma". Chi è che ti ha impedito di esprimerti? Ti sono state poste delle domande e non rispondi. Beh se vuoi che ti si dica hai ragione solo tu, la storia noi non la sappiamo perciò ci rimettiamo alle tue lezioni in merito abbi il coraggio di scriverlo. Ma non accusare gli altri di non farti esprimere liberamente PENA la tua cacciata dal forum come se ci fosse qualcuno qua che ti ha invitato ad andartene. Qui ti si è chiesto di motivare il senso del tuo ragionamento, ad oggi ancora nessun chiarimento in merito. |
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| Giancarlo Villa | |
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Per Barbara,
Dopo essere andato "a frignare dalla mamma" ho pregato "la mamma" di lasciar perdere, in quanto ritengo abbia cose più importanti da fare che non occuparsi dei bisticci tra "mocciosi". Comunque rieccomi qua, più deciso e combattivo di prima. Buona giornata a tutti! |
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| Alberto Conti | |
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Perchè non andiamo oltre gli approfondimenti sui fatti di cronaca, più o meno occulti? Questa mattanza deve rafforzare la forza morale per affrontare la questione alla radice, che non è l'esistenza di uno stato artificiale, l'unico della storia umana creato dal nulla dall'unica organizzazione ufficiale delle nazioni unite mondiali, e presto sfuggito al suo stesso controllo, cosa che ne ha rivelato la fragilità delle fondamenta minandone gravemente l'autorevolezza (ONU = USA).
Questo processo (indebolimento delle istituzioni ufficiali) è del tutto coerente con la stegocrazia dominante, a tutti i livelli, dalle mafie locali al macrodominio delle multinazionali, ovvero del capitale privato, il grosso della torta. In questo processo non è difficile riconoscere alcune strategie di fondo, tra le quali le politiche occidentali nei confronti dell'area medioorientale, il salvadanaio della risorsa petrolifera, forzosamente eletta a spina dorsale dello sviluppo economico. Non c'è dubbio che il forte stato d'israele (forte economicamente e militarmente, ma guarda caso!) svolga fin dalla sua costituzione un ruolo chiave di queste politiche. Perchè non le esplicitiamo? Dall'omicidio Mattei in avanti non mancano le prove, anche nostrane, per far emergere la tesi più probabile. |
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| Nicola Pierobon | |
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Devo ancora vedere il tutto, ma sono sicuro che riflette esattamente il mio pensiero, avendone letto i suoi libri e visto le sue interviste. Sono 7 sezioni di Youtube, in cui si spiegano i motivi e le ragioni del conflitto Palestinese-Israeliano.
"Solo quando l'opinione pubblica occidentale saprà cosa è accaduto in Palestina dal 1897 al 1951, capirà di chi è il grande torto nel conflitto - capirà che il Grande Terrorismo è israeliano, e che il terrorismo palestinese è REAZIONE a decenni di orrori sionisti - capirà che i palestinesi hanno RAGIONE, e che la loro reazione di violenza è oggi solo esasperazione convulsa per tanta indicibile ingiustizia. E l'opinione pubblica occidentale a quel punto fermerà il conflitto. Paolo Barnard." Iniza qui: Edited by Nicola Pierobon on Feb 4, 2009 4:50 PM |
| barbara | |
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ingrati, i nobili cavalieri Tsahal stavano difendendo la piantagione di dolci piantine di prezzemolo da quei cattvi ingordi palestinesi che con la loro solita brutalità, dopo aver usato il campo di prezzemolo come scudo per nasconderci sotto ogni tipo di armi di sterminio di massa erano intenti a distruggerlo per non lasciar godere del raccolto i legittimi proprietari israeliani..
Ovviamente con la complicità di organizzazioni paravento come i volontari dell'ISM che, come noto finanziati da Hamas, a sua volta finanziata da Iran e da AL-Qaida erano intenti a destabilizzare l'area, impedendo il ludico e legittimo gioco del tiro al bersaglio tipico dei cittadini israeliani. Va bene per la stampa la versione riveduta e corretta? 03/02/2009 Contadini, giornalisti e pacifisti internazionali bersagliati dal fuoco dei cecchini israeliani. La gente di Gaza non ha il diritto neanche di raccogliere il prezzemolo dal nostro inviato Oggi i soldati israealiani hanno sparato contro giornalisti italiani, membri del gruppo pacifista International Solidarity Movement (Ism) e contadini palestinesi. La sparatoria e' avvenuta nella zona agricola a ridosso del villaggio di El Farai'n, a nord di Khan Younis, nel mezzo della Striscia di Gaza, a duecento metri dal confine israeliano. Il perché i cecchini di Tsahal abbiano preso di mira un gruppo di civili disarmati si potrebbe spiegare pensando a un'azione intimidatoria. Ma non e' cosi'. Da sempre gli agricoltori e gli allevatori palestinesi che lavorano nei campi al confine sono oggetto del fuoco dei soldati israeliani. Nei giorni scorsi, nella zona dove ci trovavamo, un contadino e' stato ucciso. Per questo, le colture giacciono incolte nei campi e la popolazione e' di fatto privata della loro principale fonte di sostentamento. Questa mattina abbiamo accompagnato i membri dell'Ism, un movimento composto da cittadini di numerose nazionalità, tra cui anche l'italiano Vittorio Arrigoni, nei campi di prezzemolo di El Farai'n. La giornata prevedeva un'azione cosiddetta 'di interposizione non violenta', una pratica consueta per i movimenti pacifisti che operano nei Territori Occupati: ci si frappone tra l'esercito e i civili palestinesi per consentire alla popolazione di svolgere le loro attivita', altrimenti limitate dal tiro al bersaglio, alle volte fatale, da parte dei soldati israeliani. I contadini hanno lavorato indisturbati per circa due ore, mentre una dozzina di pacifisti dell'Ism, alcuni muniti di megafono e casacche catarifrangenti, osservavano eventuali presenze di soldati al di là del reticolato che segna il confine. Intorno a mezzogiorno, due jeep e un veicolo blindato si sono avvicinati alla rete. Alcuni soldati sono scesi e hanno preso posizione nelle postazioni di tiro. Uno, o più probabilmente due di loro, sono saliti sul tetto di uno dei mezzi e hanno cominciato a fare fuoco. I proiettili hanno colpito terra ad alcuni metri da noi, mentre i contadini, che senza la presenza di 'internazionali' avrebbero sicuramente corso rischi enormi per la loro vita, si buttavano a terra. Paradossalmente, il luogo piu' sicuro dove rifugiarsi erano proprio i profondi solchi sul terreno lasciati dai tank e dai bulldozer israeliani, che tutto intorno hanno tagliato i campi e devastato decine di abitazioni. La zona è stata infatti il punto di penetrazione dei mezzi israeliani che hanno diviso in due la Striscia durante l'operazione 'Piombo Fuso'. Tutto intorno agli appezzamenti le abitazioni contadini portano i segni dell'offensiva. Case frantumate, o perforate da missili, o crivellate dall'artiglieria. La gragnuola di colpi é durata a lungo. I cecchini continuavano a sparare nella nostra direzione, mentre dal megafono gli attivisti li esortavano, senza successo, a cessare il fuoco: "Nessuno e' armato. Siamo tutti civili. Non sparate". A intervalli di qualche minuto, raffiche di decine di proiettili hanno sibilato accanto a noi. Dalle zolle del terreno si levavano nuvole di polvere a meno di due-tre metri. La presenza di pacifisti e giornalisti, tra i quali anche due documentaristi di Rai Tre, Manolo Luppichini e Jacopo Mariani, e' servita da deterrente per evitare che i contadini venissero feriti o uccisi. Tuttavia, durante una di queste iniziative, negli anni scorsi un attivista britannico e' morto dopo essere rimasto in coma per sei mesi a seguito del tiro di un cecchino mentre stava accompagnando dei bambini a Rafah. Rachel Corrie, un'altra pacifista britannica é rimasta schiacciata nel 2003 da un bulldozer israeliano. Il vice-console Francesco Santilli, informato dall'Ansa, ci ha contattati poco dopo l'incidente. Gli abbiamo riferito nei dettagli la dinamica dei fatti, sollecitando un intervento, sotto forma di protesta ufficiale, presso le autorità israeliane. http://it.peacereport... an+Younis%2C+in+presenza+di+pacifisti+ |
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| barbara | |
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Ancora insediamenti per frammentare la Cisgiordania
Inserito da Editoriale Il 3 Febbraio 2009 @ 08:00 In Approfondimenti, Israele, Haaretz | No Comments 03/02/2009 Israele sta pianificando la costruzione di 3.500 unità abitative che creerebbero un blocco abitato continuo fra l’insediamento di Ma’aleh Adumim e Gerusalemme Est, spezzando la contiguità fra la parte araba di Gerusalemme e Ramallah. La costruzione di costose infrastrutture preliminari, che includono strade, punti di osservazione e barriere divisorie, è andata avanti negli ultimi due anni. Il completamento di un progetto di questo genere renderebbe quasi impossibile un accordo di pace fra israeliani e plaestinesi La notizia secondo cui Israele ha investito circa 200 milioni di Shekel a Mevasseret Adumim, un nuovo quartiere ebraico ad est di Gerusalemme dove è prevista la costruzione di 3.500 unità abitative, rivela le reali intenzioni del governo uscente. [1] Come ha riferito Amos Harel nell’edizione di ieri di Haaretz , negli ultimi due anni Israele ha investito enormi quantità di denaro in infrastrutture per la costruzione di unità abitative al fine di creare un blocco continuo fra Ma’aleh Adumim e Gerusalemme Est. Nell’ultimo decennio, il governo americano si è opposto ad ogni costruzione israeliana nell’area. Ma ancor più preoccupanti del fatto di danneggiare gli interessi americani, o di investire il denaro pubblico in un progetto dal futuro incerto, sono le serie contraddizioni fra la politica dichiarata del governo e le sue azioni. In maniera ancora più allarmante, questo progetto edilizio rivela che il governo ha cercato di consolidare l’occupazione israeliana della Cisgiordania nello stesso momento in cui parlava del raggiungimento di un accordo con i palestinesi. Durante il suo mandato di primo ministro, Ehud Olmert ha condotto prolungati colloqui con il presidente dell’ANP Mahmoud Abbas, ed il ministro degli esteri Tzipi Livni si è impegnato in negoziati paralleli con il negoziatore palestinese Ahmed Qureia. L’obiettivo apparente di questi colloqui era di giungere ad un compromesso concordato – ma ora è chiaro che si trattava di un mero espediente. Mentre si avvicinava la scadenza del suo mandato, Olmert ha fatto alcune fra le più coraggiose dichiarazioni mai rilasciate da un primo ministro a proposito della necessità di porre fine all’occupazione e di giungere ad un accordo – ma ora è chiaro che si trattava di un inganno. Mentre egli continuava a parlare, e mentre i negoziati si trascinavano stancamente, il governo ha fatto l’opposto rispetto a quello che affermava essere il suo obiettivo. L’unico obiettivo di Mevasseret Adumim è quello di spezzare la Cisgiordania, rompendo i legami fra Gerusalemme e Ramallah, e facendo naufragare l’ultima possibilità di giungere ad una soluzione pacifica. Non si può parlare di soluzione dei due stati mentre si fa di tutto per distruggere ogni possibilità che questa soluzione si realizzi. Non si può parlare di porre fine all’occupazione mentre si continua a costruire in Cisgiordania. Le azioni, dopotutto, sono più eloquenti delle parole. Le possibilità di creare uno stato palestinese in mezzo agli insediamenti ebraici in Cisgiordania sono scarse anche senza l’ulteriore complicazione di Mevasseret Adumim. Una simile ipocrisia da parte del governo, e le contraddizioni fra le politiche dichiarate e le azioni sul terreno, devono giungere ad una fine prima che la nuova amministrazione americana venga coinvolta. Se volete la pace, non investite nella costruzione di Mevasseret Adumim. Editoriale Titolo originale: Bad news from a new neighborhood |