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barbara
Posted Feb 9, 2009 12:52 AM
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ISRAELE VUOLE COLONIZZARE PARTE DELL'IRAQ PER REALIZZARE
Data: Sabato 7 Febbraio 2009 (19:00)
Argomento: Iraq


LA "GRANDE ISRAELE" BIBLICA

DI WAYNE MADSEN
Wayne Madsen Report

E' noto che gli espansionisti israeliani vorrebbero assumere il controllo totale della Cisgiordania, della Striscia di Gaza , delle alture del Golan (in territorio siriano) ed espandersi nel Sud del Libano, ma ora paiono aver preso di mira anche una porzione dell'Iraq, considerata parte della “Grande Israele” biblica.

Israele, secondo alcune fonti, progetta di trasferire migliaia di ebrei curdi -fra cui alcuni espatriati dal Kurdistan iraniano- da Israele nelle città irachene di Mossul e Ninive, mascherando il loro trasferimento con pellegrinaggi religiosi verso antichi santuari religiosi ebraici. Secondo fonti turche gli Israeliani stanno lavorando segretamente con il Governo Regionale Kurdo (GRK) per realizzare l'integrazione dei kurdi e di altri ebrei nelle aree dell'Iraq controllate dal GRK stesso.

Kurdi, iracheni sunniti e turkmeni hanno notato che i kurdi israeliani hanno cominciato a comprare terre nel Kurdistan iracheno -considerato storicamente “proprietà” ebraica- dopo l'invasione statunitense del 2003.

Gli israeliani sono particolarmente interessati ai santuari del profeta ebreo Nahum, che si trova ad al-Qush, a quello del profeta Giona, che si trova a Mossul e alla tomba del profeta Daniele, a Kirkuk. Gli israeliani stanno anche cercando di rivendicare “proprietà” ebraiche al di fuori della regione curda, fra di esse il santuario di Ezechiele, nel villaggio di al-Kifl, in provincia di Babele, vicino a Najaf e la tomba di Ezra, ad al-Uzayr, nella provincia di Misan, vicino a Bassora, entrambi nel Sud dell'Iraq, in territorio sciita. Gli espansionisti israeliani considerano queste tombe e questi santuari parte della “Grande Israele”, alla stregua di Gerusalemme e della Cisgiordania, che loro chiamano Giudea e Samaria.

Fonti kurde e irachene riferiscono che il Mossad sta lavorando a stretto contatto con società private israeliane e “turisti” per rivendicare le “proprietà” ebraiche di Israele in Iraq. Il Mossad è stato anche pesantemente coinvolto nell'addestramento delle truppe kurde dei Peshmerga[/b].

Pare che Israele sia affiancato in queste sue attività da mercenari stranieri, pagati da circoli cristiano-evangelici statunitensi che sostengono il concetto di “Sionismo Cristiano”.

I nazionalisti iracheni ritengono che l'espansione sia sostenuta da entrambe le maggiori fazioni kurde, inclusa l'Unione Patriottica per il Kurdistan, guidata dal presidente formale dell'Iraq Jalal Talabani. Il figlio di Talabani, Qubad, è rappresentante del Governo Regionale Kurdo a Washington, dove vive con la moglie Sherry Kraham, che è ebrea.

Anche il Partito Democratico Kurdo, guidato da Massud Barzani, presidente del Governo Regionale Kurdo, sostiene l'acquisizione di terre da parte degli israeliani. Uno dei suoi cinque figli, Binjirfan, pare pesantemente coinvolto con gli israeliani.

II sostenitori degli Israeliani e dei Cristiano-Sionisti non entrano in Iraq passando per Baghdad ma attraverso la Turchia. Per scacciare le popolazioni residenti nei territori rivendicati da Israele, elementi del Mossad e mercenari Cristiano-Sionisti organizzano attacchi terroristici contro i caldei cristiani, in particolare a Ninive, Irbil, al-Hamdaniyya, Bartalah, Talasqaf, Batnayah, Bashiqah, Elkosheven, Uqrah e Mossul.


Gli attacchi degli israeliani e dei loro alleati sono normalmente attribuiti ad “al-Qaeda” e ad altri gruppi della “jihad islamica”.

Lo scopo ultimo di Israele è scacciare la popolazione cristiana di Mossul e dintorni e rivendicare quelle terre come territori biblici appartenenti alla “Grande Israele”. L'operazione israelo/cristiano-sionista è una riedizione dello spopolamento della Palestina al tempo del mandato britannico, dopo la seconda guerra mondiale.

Nel giugno del 2003 una delegazione israeliana ha visitato Mossul affermando che era intenzione di Israele, con l'aiuto di Barzani, porre i santuari di Giona e di Nahum, a Mossul stessa, sotto il controllo Israeliano. Hanno aggiunto che i pellegrini israeliani e iraniani avrebbero raggiunto l'area di Mossul attraverso la Turchia e rilevato i terreni dove avevano vissuto i cristiani iracheni.

Copyright © 2008 WayneMadenReport.com

Wayne Madsen è un giornalista investigativo di Washington; i suoi editoriali sono pubblicati sulla stampa nazionale. E' il redattore-editore di Wayne Madsen Report .

Titolo originale: "Israel hopes to colonize parts of Iraq as ‘Greater Israel’"

Fonte: http://www.waynemadse...
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28.01.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MAURA PARISI

barbara
Posted Feb 9, 2009 6:28 PM
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THE IRON WALL

http://www.youtube.co...

sono 6 parti.

NO COMMENT.
Spiegazione esemplare che non sarà mai data dai media nostrani, i professionisti dediti all'orientamento.
barbara
Posted Feb 10, 2009 1:05 PM
user 7831088
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HAMAS NON E' PIU' IL MOVIMENTO RELIGIOSO CHE SI VORREBBE DESCRIVERE
Data: Domenica 8 Febbraio 2009 (19:00)
Argomento: Israele / Palestina


SOREN SEELOW INTERVISTA J.F. PONCET
Le Monde

Nei giorni successivi alla fine dei bombardamenti israeliani, la Francia sembra avere adottato sulla questione palestinese un atteggiamento più realista rispetto a quello dell'Italia e di altri paesi europei totalmente allineati ad Israele. Tale posizione è testimoniata da un esplicito riconoscimento del ruolo di Hamas, illustrato in questa intervista dal vice-Presidente della Commissione per gli affari esteri del Senato francese. Un ulteriore segno di un atteggiamento meno remissivo rispetto agli altri paesi occidentali è dato dalla severa posizione presa dal governo francese che il 28 Gennaio ha richiamato da Israele il proprio ambasciatore per consultazioni dopo che i soldati israeliani avevano bloccato un convoglio diplomatico e aperto il fuoco su di esso a scopo intimidatorio. N.d.r.

Jean François-Poncet (UMP), vice-Presidente della Commissione per gli affari esteri del Senato, alla fine del mese di gennaio ha incontrato a Damasco un alto responsabile di Hamas, nell'ambito di una missione del Senato francese sulla situazione in Medio Oriente. In seguito all'intervista, Israele ha annunciato, martedì 3 febbraio, di aver annullato tutti gli appuntamenti previsti per la delegazione senatoriale alla quale partecipava ugualmente la senatrice del PS Monique Cerisier-Ben Guiga.

Il Sen. François-Poncet, che è stato Ministro degli Esteri sotto il governo di Raymond Barre (1978-1981), ritiene che Hamas sia ormai aperto al dialogo con Israele e che debba essere considerato come un interlocutore a pieno titolo.

Jean François-Poncet: abbiamo incontrato Khaled Mechaal, responsabile dell'ala politica di Hamas, che ha sede a Damasco. L'obiettivo era conoscere la posizione di Hamas, che è palesemente diventato un attore imprescindibile nella scena medio-orientale e un partner che non è possibile ignorare nell'ambito di una regolamentazione del conflitto tra Israele e i Palestinesi. Hamas non è più il movimento rivoluzionario e religioso che si vorrebbe descrivere. Questo movimento ha oggi un vero seguito presso i Palestinesi, probabilmente più di quanto ne abbia Mahmoud Abbas, il presidente dell'Autorità palestinese. La sensazione che ho avuto è che esso si sia ormai posto nel quadro di una negoziazione con Israele. Hamas è ancora nella lista delle organizzazioni terroristiche, ma abbiamo la sensazione che questa fase del suo sviluppo sia ormai superata.

Dunque, lei non considera il lancio di razzi come atti terroristici?

JFP: I lanci si inscrivono in un quadro di scontri tra Israele e il movimento palestinese a Gaza. Lei non si chiede se l'attacco israeliano a Gaza sia terrorismo. Non bisogna dimenticare che la tregua conclusa tra Hamas e Israele, finita tre mesi fa, comportava per l'enclave di Gaza di avere normali relazioni con l'esterno; ora, gli Israeliani hanno imposto un blocco estremamente restrittivo. Il che ha incitato Hamas a non rinnovare la tregua e a cominciare a lanciare razzi. Ha avuto torto, sicuramente, ma ciò fa parte del braccio di ferro che si svolge in Medio-Oriente.

Ma lei è nella posizione di sapere bene che Israele non considera Hamas un interlocutore ...

JFP: E' certo che Israele ha reagito molto male al nostro colloquio con il signor Mechaal. Hanno annullato tutti i nostri appuntamenti perché per il momento rifiutano che si possano avere contatti con Hamas. Agendo in questo modo, Israele comunica a tutto il mondo che coloro che prendono contatti con Hamas saranno messi in frigorifero. Ma siamo di fronte ad un'evoluzione ...


Oggi né la Francia né l'Europa considerano Hamas come un interlocutore. Ma verrà il momento in cui tutto il mondo, a cominciare dagli Americani, sarà obbligato a riconoscere i fatti. Si parla di riunire i Palestinesi, il che significa riunire Abu Mazen (Mahmoud Abbas) e Hamas in un governo di unità nazionale, che è inevitabile se si vuole un accordo di pace che tenga. Noi ci siamo impegnati a negoziare con questo governo di unità nazionale e in questo governo ci sarà Hamas. Di fatto fa parte degli attori.

Spesso viene evocato lo statuto di Hamas che prevede la distruzione di Israele. E' ancora attuale?

JFP: No, ne abbiamo parlato. Il signor Mechaal l'ha spazzato via con un gesto della mano. Si tratta di uno statuto, come quello che ha avuto l'OLP prima di rinunciarvi. [Mechaal] non ha parlato di rinunciarvi, ma non vi ha mai fatto riferimento. E' una fase che mi sembra ormai superata.

Questo statuto non è incompatibile con lo status di interlocutore che lei riconosce ad Hamas?

JFP: Dal momento in cui questo movimento si pone nella prospettiva di un negoziato, è per forza con Israele. Certamente, non si propone di riconoscere Israele. Ma il fatto di entrare in un negoziato sarebbe incomprensibile se non implicasse di riconoscere l'interlocutore con cui si parla.

Titolo originale: "Le Hamas n'est plus le mouvement révolutionnaire et religieux que l'on veut bien décrire"

Fonte: http://www.lemonde.fr...
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03.02.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da MATTEO BOVIS
barbara
Posted Feb 11, 2009 2:44 AM
user 7831088
Torino, TO
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http://it.peacereport...'estrema+destra
Da notare che laddove l'estrema destra in altri paesi ha conseguito un notevole successo come ricorda l'articolo è stata isolata, nel caso Austria si è passati all'omicidio di Haider
Questo solo per sottolineare i due pesi e due misure, tanto per i palestinesi non cambia
10/02/2009
Svolta all'estrema destra


Kadima tiene botta nelle elezioni in Israele, ma per governare diventa decisivo l'appoggio del leader xenofobo Lieberman
La democrazia ha un suo pilastro irrinunciabile nel processo elettorale. Solo che, a volte, non bastano le urne a dirimere i nodi gordiani che attraversano società complesse, come quella israeliana.
Squilibrio a destra. Così accade che nelle prime ore dopo la chiusura dei seggi elettorali si sentano i due principali avversari, il partito centrista Kadima guidato da Tzipi Livni e il partito di destra Likud guidato da Benyamin Netanyahu, dichiarino entrambi di essere in grado di formare una coalizione di governo. Questo perché, elemento che dovrebbe far riflettere la società israeliana, entrambi puntano al ‘patto con il diavolo' rappresentato dal partito Israel Beitenu e dal suo leader Avigdor Lieberman. Un personaggio, per intendersi, che ha scacciato i giornalisti arabi dalla sua ultima conferenza stampa. Un uomo che ha basato il suo consenso popolare sull'elettorato di origine russa ma che poco dopo si è proposto a livello nazionale. Il suo successo, se verrà confermato lo storico sorpasso al partito Laburista di Euhd Barack, è inversamente proporzionale alle speranze deluse degli accordi di Oslo del 1994. Molti israeliani, come molti palestinesi, anno dopo anno hanno visto sfumare la loro aspirazione di pace. Ne ha beneficiato un uomo come Lieberman, che non ha mai fatto mistero di ritenere la forza come unico linguaggio possibile con gli arabi.
Questo è il Medio Oriente, dove tutto è possibile. Lontani mille miglia dal patto nazionale che portò alla presidenziali francesi all'isolamento del nazionalista Le Pen, giunto a sorpresa al ballottaggio presidenziale nel 2007. Kadima e Likud, mentre ancora è in corso il conteggio delle schede, già tirano per la giacca Lieberman e i suoi potenziali 19 seggi su 120 che ne compendia la Knesset, il parlamento israeliano. Se gli exit poll verranno confermati domani, infatti, l'attuale ministro degli Esteri Livni, prima donna candidata premier in Israele dai tempi di Golda Meir, ha recuperato su Netanyahu, ottenendo più voti,, ma non abbastanza né per governare da sola né per ridar vita alla coalizione con il partito Laburista che governa il Paese dalla fallimentare guerra in Libano del 2006. Potrebbe farlo Netanyahu, se si allea con Lieberman. Ma potrebbe farlo anche la Livni, se si allea con Lieberman. Il leader xenofobo diventa, dunque, decisivo. Per questo, appena chiusi i seggi, il ministro del tesoro Roni Bar On, esponente di prima fila del partito Kadima, ha già rivolto al leader di Israel Beitenu l'invito a entrare in un'alleanza di governo col suo partito e a evitare così "il suicidio politico restando all'opposizione assieme al Likud di Benyamin Netanyahu". Allo stesso tempo, secondo il quotidiano di destra Yedioth Ahronoth, il Likud cercherà di formare assieme ai partiti di destra un blocco per impedire alla Livni di formare un governo.
Futuro nebuloso. Una democrazia, l'unica del Medio Oriente, come ricordano sempre i cittadini israeliani, che appare appesa a un personaggio come Lieberman, il quale non riconosce neanche i diritti di quel milione e passa di arabi israeliani. E i palestinesi? I primi commenti tradiscono una forte sfiducia
"Indipendentemente dalla coalizione formata da qualsiasi primo ministro, il prossimo governo israeliano non potrà dare quello che serve per la pace. Se il nuovo governo continuerà a far espandere gli insediamenti, a piazzare i posti di blocco e a ostacolare una soluzione a due Stati, non ci sarà per noi nessuna scelta se non rinunciare a considerarlo un partner nel processo di pace". Questo l'amaro commento di Saeb Erekat, storico negoziatore palestinese, vicino ad Abu Mazen e al Fatah. Ancora più duro il commento di Fawzi Barhum, portavoce di Hamas: "Hanno vinto gli estremisti. Per noi Likud, Kadima o Israel Beitenu non fanno differenza. Tutti hanno sostenuto l'operazione militare a Gaza".
http://it.peacereport...'estrema+destra

Alberto Conti
Posted Feb 11, 2009 9:34 AM
user 7017595
Casatenovo, LC
Post #: 486
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E' evidente che l'elettorato israeliano di qualsiasi tendenza appoggia l'incursione a Gaza e qualsiasi altra guerra cruenta ritenuta utile alla loro causa. Ne porteranno la responsabilità davanti al mondo, così come gli italiani sono stati responsabili delle politiche coloniali di Mussolini e dell'alleanza con Hitler. Ora però non vedo la possibilità di una successiva resistenza liberatoria.
riccardo rosso
Posted Feb 11, 2009 9:33 PM
user 4172360
Torino, TO
Post #: 1,320
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Certo che l'europa 25 e i 50 stati uniti d'america
sono preda facile delle multinazionali. Se consideriamo
quante energie vengono profuse per esempio in

pubblicità, vi rendete subito conto del potere
e se le multinazionali di oggi, come in altri tempi
il monopolio di cultura-carriere universitarie-giornali

è in mano ad un gruppo, è BEN DIFFICILE arrivare
a processare anche solo un membro di un gruppo
forte e coordinato. Cosa può fare un senatore o

membro di un parlamento sovra nazionale, per
contrastare un andamento comune a tutti?
barbara
Posted Feb 12, 2009 12:40 AM
user 7831088
Torino, TO
Post #: 535
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è desolante Alberto e Riccardo, ma vero quello che pensate.
Nel nostro piccolo penso che l'unica cosa che possiamo fare è far sapere a quante più persone possibile ciò che succede, ne deve rimanere traccia, sperando che i posteri siano più saggi di noi.
Se penso che da noi, finti video su youtube nati per scherzo sono un caso nazionale se non europeo, questo ragazzo sordomuto ed i soprusi che ha subito non sono mai esistiti per lo stupido ed opulente occidente.

http://www.infopal.it...
AGUZZINI IN NAZI-STYLE: torture su minorenni, disabili e malati.
Scritto il 2009-02-11 in News


Gaza – Infopal. Abdullah Rahma, ragazzo sordomuto di 15 anni, è stato arrestato dalle forze di occupazione israeliane durante l’ultima aggressione contro la Striscia di Gaza. Gli ufficiali israeliani lo hanno torturato durante tutto l’interrogatorio, perché non rispondeva alle loro domande. I detenuti che lo hanno visto sotto tortura hanno sofferto molto.

L’esercito di occupazione israeliano ha ultimamente liberato diversi cittadini arrestati durante l’aggressione contro Gaza, i quali hanno raccontato le scene raccapriccianti che si svolgevano nelle stanze degli interrogatori. I più violenti sarebbero stati compiuti ai danni di due disabili. Anche il ragazzo sordomuto è tornato alla sua famiglia, che abita nella tenuta di Abedrabbo, nel campo profughi di Jabalia, a nord della Striscia di Gaza. Sul suo corpo sono molto evidenti i segni delle torture, per non parlare del deterioramento della sua salute fisica e psicologica.


"Parlerà suo malgrado". Il cittadino Mohammad Abedrabbo, che era insieme al ragazzo sordomuto dentro la prigione e nelle stanze dell’interrogatorio, ha raccontato delle torture subite da Abdullah: “Fin dalla prima domanda che gli hanno fatto, qualcuno ha detto loro in ebraico che era sordomuto, ma non ci hanno creduto e lo hanno picchiato. Lo interrogavano, lui non rispondeva, ripetevano la domanda e lo torturavano di più”.

Mohammad riferisce che il ragazzo sordomuto è rimasto sotto tortura per 15 giorni. Il suo corpo è diventato blu dalle botte, poi hanno chiamato un medico che ha constatato che era veramente sordomuto. “Continuavano a torturarlo e dicevano che lo avrebbero fatto parlare suo malgrado. Gli domandavano delle brigate al-Qassam, di Hamas e dei missili. Avevamo l’impressione che avrebbe potuto parlare tanto erano forti le percosse ricevute”.

Oltre alle botte, il ragazzo veniva steso per terra senza vestiti e gli ufficiali israeliani gli hanno legato sulla schiena una lastra di ghiaccio, finché si è sciolta completamente. Il ragazzo riusciva solo più a piangere e a indicare il suo corpo, soprattutto le dita, che non poteva più muovere per le botte.

Sugli oltre 1400 palestinesi prelevati dall’esercito di occupazione durante l’aggressione contro Gaza, più di 400 sono ancora nelle mani degli israeliani.

Sfruttamento di un disabile. Wisam Abedrabbo, disabile mentale di 17 anni, sofferente di perdita dei sensi e movimenti involontari, è stato sfruttato dalle forze di occupazione israeliane, sia durante sia dopo l’aggressione di Gaza, a tal punto da essere trattato “peggio di un animale”.

Il cittadino Mustafa Abedrabbo conferma che Wisam, quando le forze di occupazione hanno invaso la tenuta di Abedrabbo, ha perso ancora di più il controllo. Gli abitanti hanno informato i soldati delle condizioni del ragazzo, ma invece di lasciarlo in pace, questi ultimi lo hanno portato con loro in tutte le case in cui facevano irruzione, per poi ordinargli di demolirne delle parti.

Mustafa Abedrabbo racconta al corrispondente di Infopal.it che “questo poveraccio ha dovuto sopportare quello che non sopportano neppure le pietre. Durante l’aggressione abbiamo detto ai soldati che era matto, ma quelli lo hanno preso in giro e gli hanno dato un grosso martello per aprire buchi nei muri per i cecchini”.

Wisam, liberato recentemente, ha subìto varie torture che hanno fatto peggiorare le sue condizioni. Il ragazzo continua a piangere per quello che è stato obbligato a fare: “Mi dispiace per quello che ho fatto alle case, sono gli ebrei che mi hanno costretto a farlo, inoltre mi hanno incarcerato e torturato”.


Bambini e ragazzi dispersi. I palestinesi rilasciati riferiscono di aver visto bambini e ragazzi prelevati dall’esercito di occupazione, la maggior parte dei quali hanno tra i 13 e 17 anni. Hanno visto ragazzi le cui famiglie pensavano fossero stati uccisi e i loro cadaveri rimasti sotto le macerie.

Ecco le parole del cittadino Abedrabbo: “Siamo stati sorpresi nel vedere i soldati israeliani interrogare dei bambini. Ho incontrato un ragazzo della famiglia al-Amsi e un altro della famiglia al-Nabhan; entrambi erano dati per morti, ma quando siamo usciti, abbiamo informato le loro famiglie che erano tenuti in detenzione”.

La Croce Rossa e altre organizzazioni per i diritti umani hanno dichiarato di essere state informate da diverse famiglie della scomparsa dei rispettivi figli durante l’aggressione israeliana. I dispersi sarebbero più di 110”.

Nemmeno i malati sono stati risparmiati dalla brutalità dell’occupazione: i loro corpi sono stati presi come bersaglio, molti sono svenuti e sono stati lasciati senza soccorso. Hajj Majed Abedrabbo, con problemi alla colonna vertebrale e al cuore, è stato torturato per tre giorni, e quando è caduto per terra, i soldati hanno chiamato il medico non per curarlo, ma per “far aumentare le sue sofferenze”.

Hajj Majed racconta con tanta rabbia: “Ho detto loro che ho problemi alla colonna vertebrale, allora mi hanno picchiato e per tre giorni mi hanno messo addosso delle lastre di ghiaccio. Quando le mie condizioni sono peggiorate, uno di loro è venuto e mi ha detto di essere un medico. Io avevo gli occhi chiusi e non l’ho visto, e lui mi ha torturato ancora di più”.

Hajj Majed è rimasto sorpreso nel vedere che il medico non era altri che un soldato. Questi gli domandava dove gli facesse male, e lì lo colpiva intenzionalmente con oggetti taglienti.

Oltre alle torture, i cittadini prelevati hanno subìto un forte choc, al loro ritorno, nel vedere le proprie case trasformate in macerie, magari con sotto un morto o un ferito. Gli altri si trovano ancora in celle buie e non sanno della distruzione
barbara
Posted Feb 12, 2009 12:51 AM
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Torino, TO
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c'è anche un'altra cosa che possiamo fare:

PROGETTO MAMMA ROMA: Adozione a distanza di bambini palestinesi

LA FEDERAZIONE DI ROMA DEL PRC LANCIA IL PROGETTO “MAMMA ROMA”
ADOZIONE A DISTANZA DI BAMBINE E BAMBINI PALESTINESI

La condizione dell’infanzia nei territori occupati è inaccettabile per ogni comunità civile. I bambini oggi, vengono massacrati dai bombardamenti del governo israeliano, si contano già 275 morti. Quotidianamente vivono in una condizione insostenibile, rischiano la vita in casa, per strada, non possono andare a scuola. Vivono nel terrore, ci sono perfino morti per infarto. Bisogna fare, da subito, qualcosa di concreto. Per questo motivo abbiamo lanciato, come Federazione di Roma del Partito della Rifondazione Comunista, il progetto “Mamma Roma: adozione a distanza di bambine e bambini palestinesi”. Chiediamo a ogni circolo del Partito di impegnarsi da subito per realizzare almeno un’adozione a distanza. Concretamente per l’adozione ci avvarremo dell’associazione “Gazzella Onlus”, un'associazione senza fini di lucro, fondata dalla compagna Marisa Musu, che si occupa di assistenza, cura e riabilitazione dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra, essenzialmente nel territorio di Gaza e soprattutto attraverso l'attivazione di adozioni a distanza dei bambini feriti.



ADOZIONI A DISTANZA: COME SI FA’? QUANTO, COME E A CHI


QUANTO? 57 Euro al mese
Si tratta di un aiuto di 57 Euro al mese per ogni famiglia con un bambino ferito, che oltre al valore economico non va dimenticato il valore simbolico, di solidarietà e di amicizia, che esso assume in una situazione in cui le famiglie palestinesi si sentono particolarmente perseguitate ed abbandonate. Il blocco economico imposto alla Striscia di Gaza da Israele, Usa e Comunità Europea, e gli attuali bombardamenti che hanno distrutto case, scuole, ambulanze, infrastrutture e causato quasi 900 morti e 4000 feriti, questo denaro per le famiglie della Striscia di Gaza rappresenta la mera speranza di sopravvivenza.



COME E A CHI?
I 57 Euro vanno versati sul conto corrente n. 105279 (ABI 05018, CAB 03200), intestato a "Gazzella Onlus" presso la BANCA ETICA di Roma - IBAN IT43 D050 1803 2000 0000 0105 279. Bisogna indicare sempre nella causale “Progetto Mamma Roma”, il nome del circolo (e proprie generalità per i singoli compagni), indirizzo e possibilmente numero di telefono, e-mail, per poter rintracciare chi ha fatto l’adozione.

Contemporaneamente va inviata un’email all'indirizzo progettomammaroma@libero.it. Ovviamente chi non volesse versare ogni mese può versare più mesi insieme. Essendo Gazzella un’onlus, le somme versate saranno detraibili dalla dichiarazione dei redditi del prossimo anno.



COSA SUCCEDE DOPO?
Non appena ricevuto il contributo, Gazzella Onlus scriverà all’adottante comunicandogli gli estremi del bambino (nome, età, tipo di ferita, località in cui vive).



PER INFO
Scrivere a progettomammaroma@libero.it o contattare Cristina Grandi al 3333561473
barbara
Posted Feb 12, 2009 2:04 AM
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SE NON E' FASCISMO ALLORA CHE COS'E'?
Data: Mercoledi 11 Febbraio 2009 (6:00)
Argomento: Israele / Palestina
DI KHALED AMAYREH
Al-Ahram Weakly

Senza censura una crescente corrente della politica israeliana chiede lo sterminio dei Palestinesi

Da Repubblica, 11 Febbraio: Israele, estrema destra decisiva. Kadima e Likud reclamano la vittoria. Exit poll: il partito di Livni e quello di Netanyahu molto vicini: 30 seggi a 28. Terza forza quella di Lieberman: ora sceglierà chi appoggiare.

Il suo nome è Avigdor Lieberman e ci si aspetta ampiamente che sia la maggiore sorpresa delle elezioni israeliane programmate per il 10 febbraio.

Molti intellettuali israeliani indicano Lieberman come l'equivalente attuale di Meir Kahana, il defunto fondatore del gruppo terroristico Kach che invocava la pulizia etnica genocida dei non ebrei in Israele-Palestina. Kahana fu assassinato a Manhattan, New York, nel 1990, poco dopo avere pronunciato un discorso in cui chiedeva l'annichilazione ed espulsione dei palestinesi dalla "Terra di Israele".

Secondo molti sondaggi il partito di Lieberman, Yisrael Beiteinu, o "Israele è Casa Nostra", potrebbe vincere 16-17 posti alla Knesset sui 120 che compongono il Parlamento israeliano. Ciò permetterebbe a Yisrael Beiteinu di superare il Partito Laburista, guidato dal ministro della difesa Ehud Barak, e di diventare il terzo maggiore partito nel sistema politico israeliano, dopo i partiti Likud e Kadima. Il partito di Lieberman sarà probabilmente un importante partner di coalizione nel prossimo governo israeliano.

Nella foto: Avigdor Lieberman, leader del partito razzista Yisrael Beiteinu.

Yisrael Beiteinu non è un partito di politici marginali o di paria. Pochi mesi fa diversi politici di alto profilo sono entrati nel partito, tra cui l'ex ambasciatore israeliano negli Usa Danny Ayalon e Uzi Landau, un ex ministro israeliano ed importante figura del Likud per molti anni.

Alcuni osservatori si aspettano che l'amministrazione Obama e i circoli internazionali ebraici facciano pressioni su Benjamin Netanyahu, che ci si aspetta formerà il prossimo governo, perché escluda Lieberman dal governo in modo da evitare ramificazioni negative sulle relazioni con gli Stati Uniti e l'Unione Europea. Però non è certo che Netanyahu ceda a tali pressioni, dato il suo rapporto con Lieberman. Lieberman è stato il direttore generale dell'ufficio del primo ministro quando Netanyahu era premier nel 1996-1998. Egli ha poi assunto ruoli chiave, tra cui quello di vice Primo Ministro, Ministro degli Affari Strategici e Ministro delle Infrastrutture.

Lieberman è nato in Moldova, nell'ex Unione Sovietica, nel 1958. Nel 1978, all'età di vent'anni, è emigrato in Israele e ha ricevuto automaticamente la cittadinanza in base alla legge israeliana del ritorno. Oggi vive nell'insediamento di Nokdi in Cisgiordania. Buttafuori di nightclub trasformatosi in politico, Lieberman ha formato il partito Yisrael Beiteinu nel 1999 quando è stato per la prima volta eletto alla Knesset. Senza controversie le idee politiche e sociali di Lieberman possono essere descritte come razziste, persino genocide. Nelle recenti settimane è stato citato per avere suggerito che Israele utilizzi armi nucleari contro la striscia di Gaza.

barbara
Posted Feb 12, 2009 2:06 AM
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Torino, TO
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Nel 2002 Lieberman chiese al governo israeliano di Ariel Sharon di bombardare a tappeto i centri abitati palestinesi in modo da costringere i palestinesi a scappare in Giordania. Il quotidiano israeliano Yediot Aharonot ha riferito che Lieberman avrebbe detto durante un incontro di governo che ai palestinesi dovrebbe essere dato un ultimatum: " alle otto di mattina bombarderemo tutti i centri commerciali... a mezzogiorno bombarderemo le loro pompe di benzina... alle due di pomeriggio bombarderemo le loro banche... mentre terremo aperti i ponti".

Nel 1998 chiese che l'Egitto venisse allagato bombardando la diga di Aswan. Nel 2001, come ministro delle infrastrutture nazionali, Lieberman propose che la Cisgiordania fosse divisa in quattro cantoni, senza alcun governo centrale palestinese e nessuna possibilità per i palestinesi di viaggiare tra i cantoni. Nel 2003 il quotidiano israeliano Haaretz riferì che Lieberman aveva chiesto che migliaia di prigionieri palestinesi detenuti da Israele venissero affogati nel Mar Morto e si offrì di fornire autobus per portarveli
.

Inoltre Lieberman ha proposto che un "test di lealtà" venga applicato a quegli "arabi" che desiderano rimanere in Israele. Coloro impegnati a rendere Israele uno Stato di tutti i suoi cittadini, compresa la minoranza palestinese, sarebbero privati del loro diritto di voto. Nell'aprile 2002 Lieberman ha affermato che non c'era "nulla di non democratico nel trasferimento [forzato]".

Nel maggio 2004 Lieberman ha detto che il 90% del milione e duecentomila cittadini palestinesi di Israele dovrebbero "trovarsi una nuova entità araba" in cui vivere al di fuori dei confini di Israele. "Non c'è posto per loro qui. Possono prendere i loro bagagli e far perdere le loro tracce".

Nel maggio 2006 Lieberman chiese l'uccisione dei membri arabi del Parlamento israeliano che si erano incontrati con i membri dell'Autorità Palestinese allora guidata da Hamas.

Nei mesi recenti Lieberman ha esortato a radere al suolo Tehran se l'Iran fosse andato avanti con il suo presunto programma di armi nucleari. Egli avrebbe detto agli ascoltatori del Radio Persian Service di Israele: "Pagherete un caro prezzo; voi, buoni cittadini iraniani, pagherete per le azioni dei vostri leader".

Secondo il giornalista israeliano Gideon Samet, la crescita della stella di Lieberman in Israele non dovrebbe essere accantonata come uno sviluppo anomalo, affermando che "le idee di Lieberman stanno penetrando profondamente nella società israeliana". Samet ritiene che ci si debba aspettare che la classe politica in Israele si adatti alla realtà di Lieberman.

"Netanyahu non dirà apertamente che non siederà al governo con Lieberman. Dopotutto, tanto Kadima che il Partito Laburista sono stati al governo con lui in precedenza", ha scritto Samet su Maariv.

Nelle recenti settimane un grande numero di intellettuali israeliani, compresi presunti membri della sinistra, hanno parlato in favore dell'idea di scatenare una guerra genocida contro i palestinesi. Una personalità televisiva vicina alla sinistra, Yaron London, ha sorpreso molti durante il recente blitz a Gaza spingendo per una campagna "senza regole" contro i civili palestinesi. London ha presentato le sue idee in un articolo su Yediot Aharonot e le ha poi elaborate in una serie di interviste pubblicate sui giornali ebraici.

"E' venuto il momento di scioccare la popolazione di Gaza con azioni che sino ad oggi ci hanno nauseato--azioni come uccidere la leadership politica, causare fame e sete a Gaza, bloccare le risorse energetiche, causare ampia distruzione ed essere meno discriminanti nell'uccisione di civili. Non c'è altra scelta" ha scritto.

Rispondendo alle domande London ha ulteriormente argomentato che l'uccisione di civili era un atto giustificato. "Mi riferisco tanto alla popolazione che alla loro leadership; sono la stessa cosa perché la popolazione ha votato per Hamas. Non posso fare distinzioni tra uno che ha votato per Hamas e un leader di Hamas".

Questa mentalità chiaramente criminale non rimane senza risposta, ma sta guadagnando popolarità. L'ex presentatore televisivo Haim Yavin ha messo in guardia contro l'inclusione di Lieberman e di quelli come lui nel prossimo governo israeliano. "Kahana potrà essere morto, ma il Kahanismo è vivo e vegeto; c'è troppo 'morte agli arabi' e odio per gli arabi", ha detto Yavin durante un'intervista ad Haaretz questa settimana.

La cosa allarmante è che Yavin rappresenta una minoranza in graduale diminuzione in una società che si sta spostando velocemente verso il fascismo.

Titolo originale: "If not fascism, what is?"

Fonte: http://weekly.ahram.o...
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07.02.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

[b]Israele: Obama chiama Peres, "Siete esempio di democrazia"
12 feb 00:10 ESTERI
WASHINGTON - Il presidente Usa, Barack Obama, si e' congratulato con il presidente israeliano Simon Peres all'indomani dei risultati elettorali nel suo Paese, dove e' ancora incerta la composizione del prossimo governo. "Gli israeliani - si legge in una nota della Casa Bianca - devono essere molto contenti per l'esempio democratico che hanno dato al mondo".
(Agr)

Usa: Casa Bianca, "Collaboreremo con nuovo governo israeliano"
11 feb 19:21 ESTERI
NEW YORK - Nessun commento dagli Usa sui risultati delle elezioni in Israele, ma la Casa Bianca assicura che collaborera' con il prossimo governo di Gerusalemme, quale che sia la composizione del nuovo esecutivo. 'Attendiamo di lavorare con il prossimo esecutivo per rafforzare la relazione speciale tra Stati Uniti ed Israele', ha detto Mike Hammer, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale. (Agr)


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