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Per il Bene Comune Message Board › Forum di discussione Per il Bene Comune › Verità su Gaza
| riccardo rosso | |
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Mi scuso due volte. Perchè scrivo, nuovamente
come se io volessi avere continuamente la parola e per avere indotto i lettori in equivoco, involontariamente. Il senso del post MAI PIU' è nelle parole di IKE (Generale Dwight Eisenhower, comandante USA) quando vide le vittime dei campi di concentramento. Chiese che fossero scattate foto, quante più possibile, e che fossero fatti venire gli abitanti dei villaggi vicini, allo scopo di ricordare e non dimenticare l'orrore. Poi gli ebrei e gli israeliti strumentalizzarono la storia facendosi sempre passare per vittime di questo orrore (dei campi di concentramento nazisti) per potere poi giustificare ogni loro azione, buona e cattiva dicendo: MA LE VITTIME SIAMO NOI, e quindi ancora OGGI approfittando della umana difficoltà a cambiare opinione sullo stesso soggetto, sempre costantemente presentato come vittima, impossibile da vedere come carnefice. Il senso del mio post MAI PIU' era è e rimane ambivalente, speravo veramente di nn doverlo spiegare. Mai più carneficine mai più orrore, senza guardare se le vittime sono di una o altra razza, religione, opinioni politiche. Il mio post mai più vuole bucare questa trappola nella quale tutti finiscono, scambiare i buoni per cattivi perchè i cattivi sono VITTIME PER DEFINIZIONE. Eppoi basta di coniare neologismi che celebrano le vittime di un crimine di strage, come se fossero eroi. Eroi sono quelli che combattono armi in pugno per difendere la famiglia, gli ideali, la nazione. Vittime sono vittime singole o milioni, sempre vittime, sacrificate da chiunque per qualsiasi scopo. Non voglio più sentire coniare parole che gonfiano la bocca per giustificare le azioni loro o dei loro ipotetici nipoti, i quali presentano sempre l'immancabile biglietto da visita, sono una vittima, anche con il fucile fumante in mano |
| Alberto Conti | |
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Capisco lo scoramento, l'uno per mille degli italiani sensibile ad un informazione alternativa al sistema è poco, veramente troppo poco per un popolo dotato di un minimo d'intelligenza. Probabilmente la maggior parte del restante 999 per mille neppure conosce il progetto Pandora TV, o vede in Giulietto Chiesa un forchettone rosso da spammare, senza conoscerlo.
Fuori da internet la comunicazione non passa, e internet da noi è in calo, in controtendenza con gli altri paesi civili. La nausea allo scandalo, alla notizia shock, alla sola visione del male che non sia cronaca nera o incidente stradale o maltempo, insomma alla semplice insinuazione che il sistema è marcio, è al massimo, assieme al conformismo "simpaticamente" mediatico, all'immagine "in" che scaccia l'angoscia "out" sempre più diffusa, pervasiva, tangibile, a cominciare dal vuoto delle proprie tasche. Però da qui a dire che i media tradizionali sono sul viale del tramonto o che essere informati non è azione ce ne passa. Siamo o non siamo convinti che un popolo informato e pensante è già di per sè un popolo libero? Siamo o no convinti che un popolo libero mentalmente si scrolla "automaticamente" di dosso anche le catene reali della schiavitù? E' vero o non è vero che la democrazia è possibile se la si vuole veramente? Prendiamo ad esempio la questione economico-monetaria, che più d'ogni altra rappresenta l'incubo popolare quotidiano. Io non ho la verità in tasca e la ricetta unica e miracolosa per uscirne in positivo, ma so molte cose che 10 anni fa neppure mi sognavo d'immaginare, e so molte cose che andrebbero fatte senza temere di sbagliare. Soprattutto so che se tutti sapessero anche solo quanto me, per poco e insufficiente che sia, cambierebbe tutto con la velocità del vento, l'inazione in cui sono costretto causa isolamento si trasformerebbe in uragano collettivo. Siamo una tigre domata da un nano, ma con un cervello molto più potente, in potenza. Dicevo in un'altro 3D sulla nuova Bretton Woods che siamo in piena terza guerra mondiale, solo che è principalmente una guerra socio-economica, non solo e non del tutto militare (anzi è quasi miracoloso che i conflitti armati siano relativamente contenuti). In realtà questa guerra la si potrebbe meglio definire psicologica, perchè questa è l'arma che la caratterizza, la psicologia di massa. Quindi non deprimiamoci nel constatare che il nemico sta stravincendo, pensiamo invece che quest'arma micidiale non è invincibile, anzi la si batte facilmente con un'arma ben più potente, la comprensione. Edited by Alberto Conti on Feb 14, 2009 10:57 AM |
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| barbara | |
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grazie Riccardo per il chiarimento, ma la critica non era diretta a te quanto a chi ha elaborato il PPS di cui non si conosce l'intento, visto che c'è sempre chi ci tiene a tenere la fiamma accesa verso un ipotetico nemico di 70 anni fa che non esiste più per non vedere quelli di oggi.
L'islam serve per l'industria di armi che non abbia a patire la crisi... interessante questa analisi Il mio futuro come fabbricante di armi http://www.comedonchi... Estratto: "Ricordo che ai tempi lessi un editoriale in una rivista chiamata Armi Oggi che descriveva come l'industria stesse vivendo tempi cupi. Ma “In alto il morale” scriveva il giornalista, perché ora che Saddam Hussein ha invaso il Kuwait le cose cominceranno ad andare meglio, l'industria può guardare con speranza all'Islam come sostituto del Comunismo per continuare a vendere armi. Per essere onesti, quando nel 1990 lessi quest'articolo, pensai che erano fuori di testa, ma ora mi rendo conto che non si dovrebbero mai sottovalutare la professionalità e le capacità dei fabbricanti di armi nel creare mercato per i loro prodotti. Non so come abbiano fatto, ma sono certo che i miei futuri colleghi sono abilissimi nel far diventare realtà i loro sogni. E ora, come il DSO (date sales outstanding, calcolo del tempo di vendita ndt) nota con soddisfazione, c'è stato “una accelerazione della spesa in Medio Oriente”. E finché gli Stati Uniti continueranno a incoraggiare Israele a scatenare l'inferno su Gaza, con la conseguenza di incendiare la reazione islamica per la quale stiamo tutti pregando, noi, fabbricanti di armi possiamo sperare in un futuro certo, sicuri nella consapevolezza che “il mercato regionale mediorientale” ci porterà verso un radioso futuro. |
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| barbara | |
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LE IMPLICAZIONI DEL RICONOSCIMENTO DEL “DIRITTO AD ESISTERE” DI ISRAELE
Data: Venerdi 13 Febbraio 2009 (19:00) Argomento: Israele / Palestina DI RANNIE AMIRI Counterpunch "There was no such thing as Palestinians... They did not exist." ["Non c'era qualcosa chiamata Palestinesi... Loro non esistevano."] Il Primo Ministro Israeliano Golda Meir (The Sunday Times, 15 June 1969) Israele e Gaza fremono di attività. I gruppi umanitari e le agenzie di assistenza cercano di infilarsi nei colli di bottiglia israeliani ed egiziani, per consegnare rifornimenti essenziali; i caccia bombardano i tunnel e uccidono i “militanti” mentre Ehud Olmert sostiene di aderire al cessate il fuoco; i palestinesi tornano alle loro case distrutte per frugare tra le macerie e piangere i loro morti; avvocati dei diritti umani di ogni nazionalità sono impegnati a registrare le testimonianze dei testimoni oculari e raccogliere prove per futuri processi per crimini di guerra; negoziati incessanti in corso al Cairo sperano di mediare per una tregua prolungata tra Israele e Hamas, che implicherà verosimilmente uno scambio di prigionieri (il che apparentemente nega gli stessi presupposti della guerra); e i candidati che corrono per la vittoria alle elezioni in Israele passano un incredibile quantità di tempo nel fare irrilevanti distinzioni l'uno dall'altro. Netanyahu, Lieberman, Bara e Livni dichiarano tutti quanti di conoscere il modo migliore di mettere “gli arabi” al loro posto, per quanto, nel caso di qualche contendente, con sfumature decisamente fasciste, e di controllare meglio la situazione a Gaza. Ma anche se tutte le questioni principali trovassero una miracolosa soluzione in favore di Tel Aviv, il prossimo primo ministro israeliano troverà comunque il pretesto di continuare a fare campagna contro Hamas e il popolo di Gaza. Perché? Perché devono ancora riconoscere il “diritto ad esistere” di Israele. L'accettazione di questo concetto astruso è stata pretesa inamovibile e costante sia da parte degli Stati Uniti sia da parte di Israele perché qualsiasi serio dialogo con Hamas, o con qualsiasi gruppo che si definisca di resistenza, possa iniziare. Vorrei far notare, tuttavia, che quasi tutti i palestinesi hanno de facto accettato l'esistenza di Israele. In effetti potrebbero sostenere: Non abbiamo forse riconosciuto l'esistenza di Israele, sapendo che erano loro a impedire l'afflusso a Gaza di cibo, medicinali, combustibile, elettricità e acqua potabile per 18 mesi, causando una crisi umanitaria? Che sono stati loro, poi, a bombardare e invadere una popolazione inerme, uccidendo 1300 persone e ferendone migliaia di altre - la stragrande maggioranza delle quali erano civili? Non abbiamo forse riconosciuto l'esistenza di Israele, quando sappiamo che sono stati loro a sparare fosforo bianco sulla nostra gente, causando ustioni tanto gravi da penetrare la pelle e la carne fino all'osso? Forse che i Samouni del quartiere Zeitoun di Gaza non hanno riconosciuto l'esistenza di Israele, quando 110 membri della loro famiglia allargata sono stati ammassati dai soldati israeliani dentro un magazzino, senza cibo, acqua o riscaldamento per 24 ore, e il giorno dopo quell'edificio è stato bombardato, ammazzando 30 di loro? Quando è stato impedito per quattro giorni alle ambulanze di soccorrere quelli rimasti all'interno perché i soldati, che stavano a meno di cento metri di distanza, avevano eretto ostacoli di terra apposta per ostacolarle? E i quattro bambini piccoli trovati affamati e rannicchiati vicino ai corpi delle loro madri morte, o i feriti, portati via su carretti perché alle ambulanze non era ancora concesso di passare? Non rendono tutti testimonianza dell'esistenza di Israele? Forse che Khaled Abed Raboo non ha riconosciuto l'esistenza di Israele quando stava davanti a quello che restava della sua casa a Jabaliya, e i soldati israeliani su un carro armato hanno ordinato a lui, a sua moglie e alle sue tre figlie di allontanarsi? E quando obbedirono, agitando bandiere bianche, e i soldati hanno sparato a tutt'e tre le sue figlie? Forse che il signor Abed Raboo non ha riconosciuto l'esistenza di Israele, quando ha visto i soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), distanti solo 15 metri, sparare e uccidere due delle sue figlie, di due e sette anni, e ferire gravemente la terza? Essere testimoni dell'abbattimento a distanza ravvicinata dei propri figli inermi, uccisi davanti ai propri occhi, non è un criterio sufficiente di accettazione dell'esistenza di Israele? Forse che gli abitanti di Khuza'a non hanno riconosciuto l'esistenza di Israele quando il loro villaggio ha subito 12 ore di attacco da parte delle forze israeliani, che hanno fatto 14 vittime? Forse che le case spianate con la gente dentro dai bulldozer, l'uccisione di quelli che sventolano bandiera bianca, i colpi sparati contro le ambulanze che cercano di portare via i feriti, e il bombardamento delle case col fosforo bianco non bastano per dire sì, riconosciamo che voi esistete? E gli sfollati che hanno cercato rifugio nella scuola Al-Fakhoura di Jabaliya? Quando l'area appena fuori della scuola è stata bombardata dalle IDF, e 43 sfollati sono stati uccisi mentre andavano al mercato per procurarsi del cibo? I parenti che gli sono sopravvissuti non hanno forse sufficientemente riconosciuto che la causa del loro indicibile dolore è l'esistenza di Israele? L'esistenza di Israele non è stata forse confermata dalla famiglia A'aiedy, la cui casa è stata colpita dalle IDF, lasciando ferite due donne di 80 anni e tre dei loro nipoti? Che hanno aspettato 86 ore prima di essere soccorsi, perché i soldati non permettevano alle ambulanze di portarli in ospedale, e sparavano su quelli che cercavano di uscire dal cortile per procurarsi l'acqua? |
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| barbara | |
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Forse che l'esistenza di Israele non viene riconosciuta da quelli che nella West Bank sono costretti a spostarsi su strade diverse da quelle usate dai cittadini israeliani? A superare un dedalo di posti di blocco, subendo umilianti perquisizioni e ritardi, solo per fare qualche chilometro? E le donne che sono state costrette a partorire ai posti di blocco, spesso abortendo, sono forse all'oscuro dell'esistenza di Israele? E quelli che sono rimasti tagliati fuori dalle loro fattorie, dai loro mezzi di sostentamento, dalla "barriera di sicurezza" israeliana?
Nei fatti, le privazioni e le sofferenze subite da tutti i palestinesi che vivono o hanno vissuto sotto l'occupazione israeliana non sono prova bastante che Israele esiste? All'opposto, se il riconoscimento del "diritto ad esistere" di Israele comporta accettare che chiunque sia ebreo possa diventare automaticamente cittadino di Israele, e quindi vivere sulla stessa terra, a volte nella stessa casa, di una famiglia palestinese che vi ha vissuto per generazioni; se significa rinunciare al diritto di dire "questa era la mia terra, la mia casa, prima che me la portaste via"; se significa rinnegare il diritto al ritorno per i palestinesi che hanno ancora le chiavi e i documenti di proprietà in mano, se significa non pretendere di sapere cos'è che da' il diritto a famiglie che vengono dall'Inghilterra, dalla Russia, dal Marocco o dall'Etiopia, di vivere sulle proprietà di quei 700.000 espulsi a forza nel 1948, se significa negare l'esistenza stessa della Palestina e dei palestinesi - come cercò di fare Golda Meir - cancellandone la storia, la cultura, la memoria collettiva... Ebbene no, Israele non ha nessun "diritto ad esistere". Versione originale: Rannie Amiri Fonte: www.counterpunch.org Link: http://www.counterpun... 10.02.2009 Versione italiana: Fonte: http://doppiocieco.sp... Link: http://doppiocieco.sp... 13.02.2009 |
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| barbara | |
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Uno stato che sta compiendo un genocidio ora asserisce di essere minacciato dall'Iran, sulla base di quali fatti/dati Dio solo lo sa.
La comunità intern deve prendere sul serio questa minaccia, capito? La comunità Internazionale deve obbedire ad uno Stato che ha violato più di 60 risoluzioni ONU. Comunicazione di Dan Gillerman ex ambasciatore israeliano all’ONU. Traduzione kiriosomega Comunicazione ufficiale di un ex ambasciatore israeliano: Israele non aspetterà per attaccare l’Iran N. Y. TV - Venerdì, 13 febbraio 2009 NEW YORK – “Tel Aviv non ha archiviato i suoi piani di distruzione delle infrastrutture nucleari iraniane, lo afferma un suo ex ambasciatore alle Nazioni Unite”. Dan Gillerman, ha annunciato che Tel Aviv non può permettersi di attendere a lungo che gli sforzi diplomatici statunitensi possano far ravvedere l’Iran dal continuare il suo programma nucleare, e ha aggiunto che il suo Paese sta preparando un’offensiva militare, ciò specialmente dopo il violento attacco che già è stato lanciato contro Gaza. Gillerman ha continuato asserendo che, secondo Israele, il compito della diplomazia internazionale è ampiamente sopravvalutato quando vuole trattare con l’Iran in proposito del suo programma nucleare, e Israele ha timore, e certo non può vivere serenamente sapendo della costruenda centrale nucleare iraniana. L’Occidente accusa l’Iran, è Gillerman che parla, di perseguire un programma d’armamento nucleare, e per questo ha già imposto tre diverse sanzioni al paese degli ayatollah. La Repubblica Islamica però respinge le accuse, affermando che il suo programma nucleare è unicamente finalizzato a generare energia elettrica. Israele, invece, nel programma nucleare iraniano ravvede una minaccia a lui rivolta. (se non è paranoia questa) Israele, continua Gillerman, è posto davanti alla minaccia nucleare iraniana, ma a questo regime di terrore saprà fare fronte, e sarà in grado di accettare la sfida vincendola. L’ex ambasciatore ha poi esortato la comunità internazionale a prendere in considerazione Teheran come una reale grave minaccia (al mondo), prospettando un parallelo tra il governo dell’Iran e quello della Germania nazista. Invero, (afferma sempre Gillerman), è questa una metafora che per ironia delle cose è stata utilizzata dalla comunità internazionale per descrivere il gravissimo genocidio di Israele perpetrato contro la popolazione palestinese. “Abbiamo tutti pagato (gli israeliani) un prezzo enorme per non avere preso sul serio “l’uomo di bassa statura che arringava (il suo popolo), un capo con i baffi che alcuni considerarono pazzo, ora, perciò, non credo che possiamo concederci il lusso di mostrare la stessa indifferenza e apatia come abbiamo fatto in passato”. Gillerman ancora insistente, continua asserendo che è proprio la Repubblica islamica a essere simile al regime di Hitler, mentre, al contrario, Israele si trova ad affrontare una guerra contro il terrorismo internazionale assumendosi gli oneri per le azioni che hanno fatto definire la sua azione: “Olocausto dei palestinesi”. Israele è perciò accusato agli occhi del mondo di crimini di guerra per la “macellazione dei palestinesi”. (Contro l’ex ambasciatore di Israele si è levata la voce di) Richard Falk, consulente delle Nazioni Unite, ha invitato (la comunità internazionale) a formalizzare un’inchiesta indipendente per valutare se Israele ha leso il diritto umanitario internazionale, confermando che già esistono prove sufficienti per condannare Tel Aviv per crimini di guerra commessi durante le tre settimane della sua occupazione della striscia di Gaza quando mise in opera l’operazione “Piombo fuso” che iniziò il 27 dicembre scorso con la motivazione dichiarata di auto-difesa, ma in realtà con lo scopo di ribaltare il legittimo Governo di Hamas. Il “Trattato delle Nazioni Unite” e del Diritto Internazionale, tuttavia, non danno a Israele il fondamento giuridico per la rivendicazione di legittima difesa nel caso delle operazioni condotte a Gaza, (cos’ ha continuato R. Falk). Più di 1.330 palestinesi - i nativi (proprietari) di quella terra - sono stati uccisi durante l’operazione di Israele “Piombo fuso”, mentre migliaia di altri, molti di loro donne e bambini, sono ricoverati in ospedale. (Nota personale: Falk si è dimenticato di parlare dei casi di cancro che soffriranno, con incidenza altissima, le prossime generazioni arabo palestinesi per l’uso di armi all’uranio che Israele ha impiegato a Gaza, ma il fallout radioattivo ricade e ricadrà su Israele, perché i venti non conoscono barriere politiche e nemmeno geografiche!). Kiriosomega |
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| riccardo rosso | |
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Carissima Barbara, grazie veramente grazie.
All'inizio gli inglesi hanno avuto stalloni di cavalli arabi per fondare la razza da corsa In cambio di un vecchio fucile lunghissimo quindi intrinsecamente preciso, hanno avuto il sangue della razza purosangue da galoppo poi le società petrolifere hanno acquistato petrolio in cambio di pochissimo denaro ora il business si è evoluto come Wall Street Passare in mano israeliana i preziosi giacimenti di gas davanti a Gaza, è come prendere due piccioni con una fava, gli arabi e più in genere la maggior parte dei musulmani, anche turchi e persiani sentendosi minacciati, comperano più armi, il mercato dell'energia si sposta liberando israele dalla necessità di comprare petrolio, gas. L'economia vacillante di certi stati cerca disperatamente un pò di fiato. Questo spiega tutto il resto. |
| barbara | |
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Fonte [http://www.inminds.co...
Trad. N.F 12 gennaio 2009 Circolano catene di mail e messaggi SMS per boicottare i supermercati Lidl e Aldi con l'argomento che: "I supermercati Lidl e Aldi hanno pubblicamente dichiarato in TV, dalle sedi centrali in Germania, che doneranno i loro proventi a Israele per la guerra a Gaza". La repulsione pubblica per il massacro di Gaza è tale che, temendo un boicottaggio massiccio dei consumatori, le due società hanno reagito tempestivamente e pubblicato dichiarazioni che non finanziano Israele, che le voci che circolano non sono vere. Il comunicato stampa di Aldi afferma: "In seguito alla comunicazione di voci infondate, Aldi conferma che non fornisce a Israele nessuna fonte di finanziamento o di aiuto a Israele per il conflitto a Gaza. Aldi non ha mai dichiarato che darà i redditi commerciali a Israele durante il conflitto e tali affermazioni sono del tutto false. Uno dei principi di Aldi è di rimanere indipendente da qualsiasi posizione e situazione politica." http://www.aldipressc... Il comunicato stampa Lidl in tedesco nega semplicemente tali voci: http://www.lidl.de/cp... http://www.aldipressc... Bisognerebbe evidenziare che mentre Lidl e Aldi non possono inviare i loro introiti a Israele assieme ad altri supermercati come Tesco, Sainsbury’s, Morrisons, Marks & Spencer, e Waitrose, essi immagazzinano frutta e verdura rubata dai territori occupati palestinesi ed esportati con l'etichetta israeliana Carmel Agrexco. Ad esempio le patate dolci israeliane: "Il principale esportatore israeliano Agrexco invia un fresco lotto di prodotti in Regno Unito per l'inverno... La Gran Bretagna è il principla mercato di Agrexco per le esportazioni di patate dolci, seguita dall'Olanda per la distribvuzione in Europa e Francia. L'esportatore rifornisce Tesco, Sainsbury’s, Morrisons, Marks & Spencer, Waitrose, Lidl e Aldi. " http://www.freshinfo.... Dobbiamo fare pressioni su questi supermercati perché cessino di vendere prodotti che crescono sulla terra palestinese rubata. Per maggiori informazioni su come i prodotti palestinesi vengono rubati e finiscono sui nostri scaffali dei nostri supermercati, guardate questo video sulla storia di Zaynab's Story: Commento: altro che fare pressioni per due prodotti nel supermercato, dobbiamo fare pressioni per dire la verità sul sistema mondiale usuraio che ci governa e per ESIGERE di cambiarlo, a cominciare da noi e dalle nostre scelte quotidiane. Fonte: http://mercatoliberot... Link: http://mercatoliberot... 27.02.2009 |
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| A former member | |
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Volevo informare tutti i "meetuppari" che sabato 7 marzo si terrà il seguento evento :
Associazione Culturale “Nuove Sintesi” presenta “Il Martirio di Gaza” Interverranno: Serge Thion (saggista, ricercatore) Claudio Moffa (docente università Teramo) Sabato 7 marzo 2009 Ore 16.00 Teatro Saliceti Ripattoni - Bellante (Teramo) info nuovesintesipensiero@libero.it 320-7534789 |
| barbara | |
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stop the match: in migliaia contestano la squadra di tennis israeliana in
Svezia MS, Radio Città Aperta Scontri fuori dallo stadio di Malmoe08-03-2009/11:31 --- Non si ferma l'ondata di indignazione e rabbia scaturita dall'aggressione dello Stato d'Israele contro la Striscia di Gaza durante il mese di gennaio. Ancora oggi si registrano contestazioni e proteste ovunque mettano piede rappresentanti a vario titolo dello stato di Israele. Lo sport non fa eccezione, come dimostra la contestazione di ieri all’incontro di tennis tra la squadra svedese e quella israeliana valida per la Coppa Davis. Un incontro che si è svolto a porte chiuse per evitare contestazioni e che gli organizzatori hanno spostato dalla capitale svedese Stoccolma alla più piccola e tranquilla città di Malmoe dopo che numerose organizzazioni sociali e politiche avevano annunciato che avrebbero energicamente protestato contro la presenza in territorio svedese della rappresentanza sportiva ufficiale di Tel Aviv. Tranquilla Malmoe però non è stata, perché ieri pomeriggio mentre all’interno del blindatissimo palazzetto della Baltiska Hall a squadra israeliana perdeva 2 a 1 con quella di Stoccolma nel piazzale antistante centinaia di manifestanti dell’estrema sinistra si scontravano con i reparti mobili della Polizia. I contestatori erano arrivati allo stadio in corteo: circa 2 mila persone tra attivisti delle organizzazioni pro palestinesi, militanti dei partiti e dei collettivi di sinistra, rappresentanti delle comunità immigrate ecc. Alla fine degli scontri il bilancio è stato di numerosi feriti e contusi e cinque persone appartenenti al gruppo "Stop the match", una piattaforma di sinistra creata ad hoc, sono state arrestate. Già a partire dalla mattina alcuni dimostranti si erano schierati nei pressi dello stadio esponendo striscioni contro la politica di occupazione e di discriminazione israeliana in Palestina e nel resto del Medio Oriente. Indignazione è stata espressa anche da alcuni media per la decisione delle autorità di far giocare il match a porte chiuse. Non era mai successo prima, tranne nel 1975, due anni dopo il golpe fascista di Augusto Pinochet, quando per evitare contestazioni alla squadra di Santiago l’incontro fu disputato nel deserto stadio di Bastad. Mauritania espelle ambasciatore israeliano Si aggrava la crisi tra Israele e Mauritania, uno dei pochi Paesi arabi che hanno – o meglio dire avevano - piene relazioni diplomatiche con Tel Aviv. Il governo del Paese nord africano ha ordinato l’altro ieri ai diplomatici israeliani di lasciare la capitale Nouakchott entro 48 ore e il ministero degli Esteri di Gerusalemme ha reagito ordinando la chiusura dell'ambasciata, anche se con la precisazione che si tratta di una ‘misura temporanea’. La tensione tra i due Paesi è aumentata a partire dall'inizio dell’offensiva militare contro la popolazione di Gaza che ha indotto la Mauritania a richiamare per protesta il suo ambasciatore e, dal 16 gennaio, a congelare le relazioni diplomatiche che erano state allacciate nel 1999. |