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ECCO I BUONI
sAPETE MICA SE I CATTIVI HANNO UNA linea di abbigliamento con il target sui cristiani o occidentali o ebrei? IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILE Data: Domenica 29 Marzo 2009 (19:00) DI CARLO BERTANI Sarebbe un mondo meraviglioso, la terra dell’Eden, se una mattina Ariel ed Yits’aq non si fossero recati in centro, dopo la sbornia del Sabato sera…pardon…per festeggiare la fine dello Shabbat. Dobbiamo riconoscere che nel Pianeta ci sono gravi problemi: c’è una devastante crisi economica, il futuro potrebbe riservarci nuove guerre, l’energia sarà più scarsa e cara, l’inquinamento ed il mutamento climatico potrebbero azzannarci all’improvviso…tutto sommato, però, potremmo trovare soluzioni, cercare con ostinazione di risolvere, di cambiare. Se Ariel ed Yits’aq non fossero scesi in centro, a Tel Aviv, quella Domenica mattina. Non sappiamo se ci fosse il sole, ed un fresco vento proveniente dalla Galilea sospingesse i loro passi, oppure se le nubi giocassero a rimpiattino in cielo, scompagnate da quel vento di mare così carico d’aromi e d’umidità. La sola cosa che sappiamo è che Ariel ed Yits’aq sono scesi in città dal loro sobborgo, magari per rivedere Sarah ed Esther – anche di questo non siamo certi – però lo hanno fatto. Dove li ha condotti il Fato? Gironzolando, hanno notato un negozietto d’abbigliamento: che male c’è, nel comprare una maglietta? Ognuno di noi ha qualche maglietta ricordo – la cicloadunata di primavera o la festa della polenta – oppure quelle più serie, con il vecchio ponte di Mostar e tanti ricordi appesi ad ogni filo. Ariel ed Yits’aq hanno appena partecipato ad un safari organizzato in terra di Gaza, e non vogliono privarsi di un ricordo, tanto per celebrare d’aver portato a casa la pelle. Il proprietario del negozio offre, ovviamente, le migliori griffe, ma il prodotto “speciale” sono le magliette ricordo per i militari appena tornati da Gaza. Non potendo appendere alle pareti del salotto la testa imbalsamata di un bambino palestinese – con un safari “proibito” in Kenya ci potrebbe scappare anche la testa di un leone, ma a Gaza non offrono ancora quel servizio – il buon commerciate ha pensato di limitarsi all’icona. E, per mostrare l’infallibilità dei cecchini con la stella di David, meglio sottolineare che con un sol colpo – risparmiare non è mai peccato nell’ebraismo – si riescono ad abbattere due prede. Come? Sparando ad una donna incinta: con un po’ di fortuna in aggiunta – le gravidanze gemellari non sono così frequenti – anche tre. Non vale ovviamente, prima di sparare, chiedere l’ecografia: ci si deve affidare alla “pancia” e basta, poiché un safari è un safari, ed ogni buon cacciatore deve fidare solo sulla prontezza e sull’istinto. Potremmo fregarcene altamente di Ariel e di Yits’aq? Potremmo affermare che il nostro mondo necessità sì di profondi mutamenti, ma è ancora sano nei suoi fondamenti? Prima che Ariel ed Yits’aq entrassero in quel negozio, potevamo avere dei dubbi: dopo, no. Per quale ragione? Poiché entrare in quel negozio rappresenta il discrimine fra l’apologia della guerra e l’apologia della barbarie, che sono affari ben diversi – non tanto per i risultati sul campo, ahimé, poco dissimili – quanto per i segni, per i diversi imprinting che lasciano nella mente umana. Una cosa è andare in guerra, altra invece è partecipare ad un safari con prede umane. Non sappiamo se gli ufficiali selle SS che interravano vivi – fuori solo la testa – i bambini ebrei nei loro poligoni di tiro in alta Baviera, per provare la precisione sulla lunga distanza dei loro Männlicher, conservassero una sorta di ruolino, un carnet, come gli aviatori aggiungono in fusoliera una bandiera per ogni aereo nemico abbattuto. La Storia, a volte, è frugale nei particolari. Vorremmo però domandare a due “Riccardi” italiani – Pacifici e Di Segni, l’uno presidente della comunità ebraica romana, l’altro rabbino-capo e valente medico – cosa pensano del mondo dopo aver visto quelle magliette. A Pacifici – che conquistò la presidenza con la sua lista “pro Israele” – vorremmo chiedere in quale articolo del diritto israeliano sia scritto che in guerra non è solo permesso trucidare le donne incinte, bensì ne sia permessa l’apologia. Dunque, non è possibile relegare l’evento ad un “danno collaterale”: dopo Abu Ghraib e le torture, siamo giunti alle magliette della vergogna? E, per favore, non giri attorno al problema come una pianta di zucca – sostenendo “che i negazionisti hanno detto o che gli iraniani hanno fatto” – ma risponda alla domanda, perché una pianta di zucca gira sempre e solo in tondo, attorno ad un letamaio. Da Di Segni, invece – visto che Israele è uno Stato confessionale – vorremmo sapere dove, nella Torah, sia prescritto di trucidare qualsiasi nemico, donne incinte comprese. E vogliamo aggiungere alla ricerca, affinché non rimangano dubbi, anche i due Talmud e, già che ci siamo, incorporiamo anche la letteratura religiosa cosiddetta “minore”. Di Segni saprà perfettamente a cosa ci riferiamo. Anche al rabbino, domandiamo d’essere preciso e di non lasciarsi prendere la mano da vecchie e nuove polemiche con i cristiani ed i musulmani: chiediamo solo, da acclarato studioso delle Scritture, di conoscere il versetto dove sia prescritto l’assassinio delle donne incinte e la sua apologia. Per essere precisi, ci risparmi le tante citazioni sulla potenza del “Dio degli Eserciti”, perché quelle già le conosciamo: le donne incinte, e basta. Al Presidente della Camera Gianfranco Fini – che a suo tempo appoggiò la “crociata” contro Saddam Hussein – vorremmo chiedere, nella sua veste di “grande amico” d’Israele, a quale pena condannerebbe chi uccide volontariamente le donne incinte. C’è un cappio ancora caldo a Baghdad. Infine, all’onorevole Fassino – fondatore dell’associazione “sinistra per Israele” – vorremmo domandare quanto, a suo giudizio, sia “sinistro” veder circolare esseri umani con quelle magliette indosso. Si potrà affermare che la notizia non è nuova, ed è già passata su Internet – cogliamo dunque l’occasione per ringraziare chi lo ha fatto – ma, a nostro avviso, è stata “triturata” nel frullatore dei media troppo velocemente. Torniamo dunque a riproporre la riflessione sulle due apologie, guerra/barbarie poiché, se la prima è disdicevole, la seconda è criminale: fulmineo veleno per le menti. Perché, signori miei, non si tratta solo di ciò che avviene in Israele, bensì di ciò che passa sui media dell’intero Pianeta: avremmo desiderato almeno un afflato di condanna, e invece il silenzio delle istituzioni assorda. A forza d’aggiungere vergogne e mistificazioni, c’è da chiedersi se questo Pianeta sia ancora un posto degno d’essere calpestato con piedi gentili, un luogo ove portar rispetto per gli antenati che c’hanno preceduto, oppure se certe macchie non insozzino definitivamente ogni orizzonte, rendendolo improponibile, e dunque solo da distruggere. Di certo, sappiamo che due Sturmschützen circolano per Tel Aviv, dopo aver scambiato una stella gialla con le mostrine, nere, delle SS. E, questo, non potrà mai più essere – a dispetto dei nostri sforzi – il migliore dei mondi possibile: anche per noi che siamo lontani dai parchi-safari palestinesi, per tutti. Carlo Bertani Fonte: http://carlobertani.b... Link: http://carlobertani.b... 29.03.2009 Edited by barbara on Mar 31, 2009 12:54 PM |
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| Gianluca | |
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Video intervista a Paola Caridi, autrice del libro
"Hamas. Che cos'è e cosa vuole il movimento radicale palestinese" (trasmesso da Rainews24) http://www.rainews24.... |
| A former member | |
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Video intervista a Paola Caridi, autrice del libro Complimenti per la segnalazione. Bellissima l'intervista. Interessante e da vero REPORTER. Paola Caridi è una bravissima reporter. NON da giudizi o classifica di valori: cita solo e sempre FATTI verificati da Lei. Grazie per la segnalazione. OTTIMO contributo. Lo consiglio caldamente ai sostenitori delle parti opposte. Capire è MOLTO più faticoso che tifare... |
| Gianluca | |
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Ricordo anche che Fernando Rossi da anni puntualmente si reca in Palestina per VERIFICARE i fatti. Quando non lo fa lui personalmente, se ne chiede conto a persone che sul posto li vivono quei FATTI, quali ad esempio Vittorio Arrigoni che alla scorsa assemblea di Ferrara era in collegamento telefonico con l'assise da Gaza. O ancora Stefano Sarfati Nahmad o Ilan Pappé per la componente ebrea.
Non mi pare quindi che si possa parlare di 'tifoserie' quando si raccolgono le opinioni di ebrei e palestinesi che assolutamente non condividono e non tollerano questo stato di cose che nega a TUTTI il diritto di vivere in pace nella propria terra. |
| Alberto Conti | |
A forza d’aggiungere vergogne e mistificazioni, c’è da chiedersi se questo Pianeta sia ancora un posto degno d’essere calpestato con piedi gentili, un luogo ove portar rispetto per gli antenati che c’hanno preceduto, oppure se certe macchie non insozzino definitivamente ogni orizzonte, rendendolo improponibile, e dunque solo da distruggere. Gli israeliani subiscono il lavaggio del cervello dall'asilo infantile. Gli si dice di continuo che appartengono al Popolo Eletto, che sono Uber Alles. Sono indottrinati alla credenza che i Gentili non sono pienamente umani, e che dunque possono essere uccisi ed espropriati a volonta'. Dopo tutto, basti pensare che Israele ha soddisfatto una sola risoluzione ONU, quella che equipara il Sionismo ad una forma di razzismo. (di ISRAEL SHAMIR). Sapete chi sono i "gentili"? Siamo NOI, tutti gli umani che NON sono ebrei. Se non è razzismo questo! |
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| A former member | |
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A forza d’aggiungere vergogne e mistificazioni, c’è da chiedersi se questo Pianeta sia ancora un posto degno d’essere calpestato con piedi gentili, un luogo ove portar rispetto per gli antenati che c’hanno preceduto, oppure se certe macchie non insozzino definitivamente ogni orizzonte, rendendolo improponibile, e dunque solo da distruggere. Alberto: il tuo commento è, tecnicamente, RAZZISTA. Perchè attribuisce ad un intero popolo, cioè ad OGNI membro del popolo di Israele, un atteggiamento UNIVOCO, e quindi condanna OGNI Israeliano, in quanto Israeliano, a far parte del disegno maligno che Tu indichi... Il razzismo è un nemico subdolo. Ci lottiamo per tutta la vita e improvvisamente... lo scopriamo dentro di noi. Non ce l'ho con Te. Anzi, credo di essere stato particolarmente "prezioso" per Te. Se vorrai vedere quel che Ti è utile e che io Ti offro spontaneamente e con cordialità. Ma non mi aspetto ringraziamenti. Solo riflessioni. Magari fra te e te... Magari mi aspetto che TU mi riprenda quando sarò io a perdere le strada... Ciao! Edited by User 7,150,644 on Apr 1, 2009 6:39 PM |
| Alberto Conti | |
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Lungi da me il pensare al razzismo di alcuni ebrei come al razzismo di tutti gli ebrei! Comunque hai fatto bene a farmelo notare, in queste cose non si è mai abbastanza precisi con le parole.
Effettivamente mi son dimenticato di virgolettare le 4 righe scritte da ISRAEL SHAMIR, non da me, il cui nome e cognome credo non lasci dubbi sull'identità ebrea. E' chiaro che l'autore di parole tanto nette e dure verso "alcuni" suoi consanguinei si tira fuori dall'accusa che egli stesso muove loro. Invece l'ultima riga sui gentili è opera mia, una reminiscenza di questa "incredibile" notizia appresa da fonti informate, ma è roba da antico testamento (mal interpretato) che si è trascinata in particolari ambienti fino ai giorni nostri. Del resto la religione ebraica si fregia di essere la più antica tra le religioni monoteiste, ma qui confesso di addentrarmi in un terreno che non mi è congeniale. Io "da piccolo" mi ero chiesto, come tutti, il perchè del razzismo verso gli ebrei. Solo in seguito mi ha sfiorato il dubbio che forse il germe del razzismo fosse soprattutto in loro stessi, tanto da far da "calamita" per il razzismo altrui. Voglio dire che etimologicamente l'"ismo" riferito alla "razza" (che scientificamente è una bufala evidente, perchè in biologia esiste solo la razza umana, non le sue eventuali "varianti") sta a significare principalmente l'orgoglio di appartenenza, non l'odio verso il diverso, che viene poi di conseguenza e finisce per monopolizzare il significato del termine. Io personalmente mi sento tanto lontano da queste problematiche che il solo parlarne mi muove fastidio. Ma la questione esiste, mica l'ho inventata io, e se mi ci tirano dentro per i capelli m'incazzo il doppio, proprio perchè la ritengo una stronzata colossale, ma che può nuocere gravemente a tutti, me compreso, come poche altre stronzate di umana concezione. E qui non ci sono ne "se" ne "ma", il concetto identitario della presunta "razza" ebrea è la religione, l'unico motivo che ha permesso a un "popolo" di mantenere la propria identità caratteristica attraverso millenni di mescolanza con tutti gli altri popoli della terra. Non sto dicendo che la religione non sia cosa buona in sè, tutt'altro, ma solo che come effetto "collaterale" ha alimentato, lo dice la storia, un particolare "razzismo" in moltissimi individui che si identificano in tale religione, con tutte le conseguenze nefaste per loro (e per noi) sia come vittime (ieri) che come carnefici (oggi). Queste sono ovvietà, luoghi comuni, che ripeto, mi danno la nausea. Quel che mi preme invece è il significato politico che prendono le conseguenze delle mistificazioni culturali su cui si fonda il sionismo, anche nelle sue espressioni odierne, con tutti i guai che produce non solo ai suoi sfortunati vicini di casa, ma al mondo intero. |
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| Alberto Conti | |
Quel che mi preme invece è il significato politico che prendono le conseguenze delle mistificazioni culturali su cui si fonda il sionismo, anche nelle sue espressioni odierne, con tutti i guai che produce non solo ai suoi sfortunati vicini di casa, ma al mondo intero. Mi autoquoto solo per introdurre questo brano finale di un recente GiuliettoChiesa-pensiero sul perchè abbiamo perso la battaglia dell'informazione, quella che "produce" la nuova "cultura di massa": " ... Il conflitto israelo-palestinese è quindi il luogo principale dove la strategia manipolatrice, di cui stiamo analizzando i caratteri, ha potuto svilupparsi con tutta la potenza dei suoi componenti. È in Palestina che l’Occidente intero si scontra quotidianamente con i suoi nemici. È aiutando Israele che l’Occidente si lava le mani dell’olocausto hitleriano, che dall’Occidente fu concepito e attuato. È in Palestina che, mille volte più che altrove, la verità dev’essere rovesciata nel suo contrario; che la sopraffazione del più forte dev’essere dipinta come necessità di difesa contro il più debole. E in Palestina che deve essere imposta, a tutti i costi, la favola di Esopo, del lupo - a monte - che accusa (e uccide) l’agnello - a valle - dopo averlo accusato di intorbidirgli l’acqua del ruscello. Ciò contrasta - lo sappiamo - con la fisica dei corpi, che impedisce all’acqua di salire da valle a monte. Da qui la difficoltà dell’impresa di motivare l’uccisione dell’agnello. Esopo ha scritto la favola proprio per dimostrare l’assurdità della pretesa del lupo. Nasce da questa considerazione morale-letteraria una conclusione che è impossibile evitare. Essa dice che non c’è nulla di casuale in tutto quello che si è fin qui detto. Queste strategie comunicative sono state studiate accuratamente, e vanno molto oltre la disonestà intellettuale e professionale di individui - pur spregevoli - come Riotta, Pagliara, Ostellino e altri, di cui qui è perfino inutile parlare." |
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| Alberto Conti | |
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Pardon, il brano era ben più lungo, e (quasi) alla fine conclude:
" .... Si potrebbe dire, parafrasando antiche terminologie: niente capacità di comunicare, niente possibilità di difesa. Non basta più avere una buona descrizione del problema, del conflitto. Anche la migliore idea, analisi, proposta, se non potrà essere trasmessa, risulterà inutile, monumento all’impotenza. Al massimo patrimonio di una nicchia di privilegiati che hanno capito. Comunque inoffensiva, anche se fosse relativamente grande. Il Ministero della Verità e quello dell’Amore potrebbero perfino lasciarla in vita, tanto saprebbero che non conta." Un triste buonanotte Alberto |
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| Alberto Conti | |
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20 apr (Velino) - Il presidente dell’Iran Mahmud Ahmadinejad non ha attinto a nuovi pensatori o filosofi per preparare il suo intervento al Consiglio dei Diritti umani di Ginevra impegnato nei lavori della conferenza di revisione di Durban I (2001) sul razzismo. Senza nominare direttamente Israele, al quale si è riferito parlando di “stato razzista” del Medio Oriente, Ahmadinejad, unico capo di Stato presente a Ginevra, ha lanciato i suoi strali contro lo Stato ebraico senza risparmiare pesanti critiche “agli alleati dei sionisti”, Stati Uniti in primis.
Le sue parole hanno provocato l’abbandono del consesso da parte degli ambasciatori occidentali, mentre le poltrone dell’Italia, Stati Uniti, Canada, Polonia, Germania, Olanda, Australia e Nuova Zelanda e ovviamente di Israele erano già vuote. Ahmadinejad ha accusato gli Stati Uniti e i "sionisti" di aver attaccato l’Iraq e l’Afganistan senza seri motivi se non quelli di dare spazio “alla loro arroganza e per espandere la loro influenza e gli interessi giganteschi dell’industria militare, distruggendo un paese con un grande patrimonio culturale”. Per volere “dei sionisti” ha ripreso il leader iraniano, “milioni di persone sono rimaste uccise e ferite, milioni gli sfollati. Enormi le sofferenze degli iracheni. L’invasione dell’Iraq è stata pianificata dai sionisti dentro l’amministrazione Usa – ha ribadito - complice l’industria bellica”. Quanto all’Afghanistan, Ahmadinejad ha posto una serie di domande: “L’invasione dell’Afghanistan è servita a restaurare la pace e la rinascita di questo Paese? Gli Usa non solo hanno fallito militarmente ma in questi anni, con la loro presenza la coltivazione dell’oppio si è moltiplicata. Chi ha autorizzato gli Usa e i loro alleati a interferire con questo Paese e con la nostra regione? – ha chiesto ancora l’ex sindaco di Teheran che punta in patria a un secondo mandato presidenziale. “I due esempi sono lo specchio dell’egocentrismo e della discriminazione contro l’indipendenza delle nazioni”. Concluso il capitolo “regionale” Ahmadinejad ha parlato della crisi finanziaria globale: “Signore e signori – ha chiesto - chi è responsabile della crisi economica globale? L’Asia e l’Africa oppure gli Stati Uniti e poi l’Europa? Per anni – ha puntato il dito - impongono regole economiche ingiuste alla economia internazionale con un sistema finanziario senza misure di salvaguardia”. La loro politica finanziaria senza controllo “è contro ogni valore morale” e, ha argomentato, serve solo per difendere alcuni interessi mentre i problemi, “sono trasferiti ad altre nazioni”. E oggi (in America, ndr) stanno iniettando miliardi in liquidi dalle tasche della loro gente nelle loro banche, aziende e istituzioni finanziarie fallimentari, contribuendo a complicare la situazione solo per mantenere la loro ricchezza. A queste persone – ha accusato - non interessa la gente del mondo, né i propri connazionali”. Come risolvere, secondo Ahmadinejad, questo grave problema di “razzismo” economico e finanziario? “Sradicando il sionismo e tornando a Dio Onnipotente”. Coerente con il proprio ruolo di presidente della Repubblica islamica, il leader iraniano spiega che “il razzismo vive dell’ignoranza ed è anche il prodotto della deviazione umana dal vero cammino dell’uomo che non venera Dio né possiede valori umanitari”. Il risultato delle politiche demoniaca degli Usa e dei loro alleati “è stato la nascita del razzismo che sta ponendo le principale minacce alla pace internazionale impedendo la coesistenza nel mondo. La chiave è il ritorno a valori umani e alla venerazione di Dio Onnipotente” a dispetto, ha sottolineato “del sionismo mondiale impersonifica il razzismo e l’odio e tutti i volti i peggiori dell’uomo”. "È di grande importanza mettere a fuoco gli obiettivi delle grandi potenze e dei media controllati dal sionismo e – ha aggiunto - occorrono rimedi contro il sionismo e i suoi sostenitori a tutti livelli”. Prima di lasciare il podio Ahmadinejad ha anche ricordato che “sfortunatamente esiste una letteratura a favore del sionismo e dei suoi crimini ed è responsabilità degli Stati di fare luce su queste campagne che vanno contro i valori umani. Così come dovrebbe esser riconosciuto – ha concluso dopo aver attaccato anche comunismo e liberalismo occidentale “ormai giunti alla fine” - che boicottare questa conferenza è un palese esempio di come si sostiene il razzismo”. L’intervento del capo della Repubblica islamica è stato applaudito e fischiato rumorosamente dalle opposte claque. Al punto che, appena terminato il suo intervento, il presidente di turno dei lavori ha ricordato ai partecipanti della necessità di mantenere un contegno “commisurato all’importanza di questi lavori” e che il modo migliore per contestare le parole di un oratore “è quello di lasciare il proprio posto”. “Il presidente dell’Iran ha espresso un diritto umano, quello della libertà di espressione in un modo che mette a repentaglio tutta questa conferenza”, è stato il commento del ministro degli Esteri della Norvegia, Jonas Gahr Store. “Col suo intervento il presidente dell’Iran – ha aggiunto Store - ha posto il suo Paese al di fuori di questo consesso. Libertà di espressione sì. Ma Ahmadinejad ha commesso un vero e proprio reato di incitamento all’odio”. Dure critiche sono giunte da parte di Francia e Gran Bretagna alle parole del presidente iraniano. Per l’ambasciatore britannico a Ginevra, Peter Gooderham, “tali oltraggiose affermazioni antisemite non dovrebbero aver luogo in un forum contro il razzismo delle Nazioni Unite”. Dello stesso tenore il commento dell’ambasciatore del governo di Parigi, Jean-Baptiste Mattei, secondo il quale “è un peccato che Ahmadinejad stia provando a prendere in ostaggio la conferenza. Siamo pronti a una seria discussione – ha aggiunto – ma questo va oltre ciò che si saremmo potuti aspettare”. Coro di condanne anche dall'Italia, tra cui quella del responsabile Esteri del Pd, Piero Fassino, che ha parlato di parole "farneticanti e inaccettabili, che devono essere respinte nel modo più netto e che non possono trovare cittadinanza in alcun consesso internazionale. Per questo dalla Conferenza sul razzismo Durban 2 deve venire una risposta chiara e inequivoca, con una risoluzione finale che non contenga nè direttamente nè indirettamente alcuna formulazione di pregiudizio, di ostilità e di denigrazione nei confronti di Israele e dell'ebraismo". Al termine del suo intervento, il presidente iraniano ha poi parlato in conferenza stampa, accusando di "di “arroganza ed egoismo” tutti i Paesi che hanno deciso di boicottare la conferenza, Italia inclusa. Netta e senza appello è arrivata la condanna del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che ha deplorato “l’uso di questa piattaforma per accusare, dividere e persino istigare”, esattamente "il contrario" di quello che il vertice avrebbe potuto realizzare. Ahmadinejad ha inoltre colto l’occasione in conferenza stampa per parlare del nuovo approccio americano inaugurato dal presidente Usa Barack Obama. Un approccio a suo dire “necessario” ma che ha bisogno di “cambiamenti pratici”. “Dal mio punto di vista, questo cambiamento è necessario - ha detto Ahmadinejad ai giornalisti - ma stiamo aspettando cambiamenti pratici e sosteniamo la linea del dialogo sulla base del rispetto reciproco e dei principi di giustizia”. |