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Per il Bene Comune Message Board › Forum di discussione Per il Bene Comune › Verità su Gaza
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brutto scenario Rosa, forse anch'io leggo troppa fantascienza ma vedo lo stesso futuro che vedi tu, oggi hanno tirato in mezzo Hezbollah e una bomba in Iran, che non vogliano coinvolgere anche Libano ed Iran ed iniziare una guerra ampia per "dimenticare" la crisi?
cmq, per info: Effetti collaterali dei massacri Sionisti: http://www.breitbart.... articolo in inglese Attacchi agli ebrei in Francia, Svezia e Gran Bretagna - A Tolosa un auto in fiamme è stata lanciata contro una Sinagoga - In Svezia è stata tirata una molotov ad una congrega ebraica - A Stoccolma "assediata" ambasciata Israeliana - In Danimarca un giovane di origine palestinese ferisce 2 ebrei http://www.foxnews.co... - In America una manifestazione degenera, scontri impediti dalla polizia. Kanote e la maglia palestinese E se fosse stata israeliana? http://www.corriere.i... |
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Durissime accuse della Croce Rossa Internazionale contro Israele. I soccorsi all'interno della striscia di Gaza, si legge in un comunicato dell'ICRC, sarebbero stati deliberatamente ostacolati dai soldati israeliani e viene riferito di episodi particolarmente agghiaccianti avvenuti nel quartiere di Zeitun, a Gaza City: quattro bambini, troppo deboli per rimanere in piedi, che giacevano abbracciati al cadavere della loro madre, un uomo ancora vivo sdraiato lungo la strada, nelle case e per le vie decine di cadaveri abbandonati. I soccorritori della Croce Rossa sono riusciti ad evacuare 18 feriti ed altre 12 persone in condizioni fisiche estremamente fragili, malgrado ''i soldati israeliani che si trovavano ad una postazione militare a soli 80 metri di distanza'' abbiano intimato loro di andarsene.
fonte: www.repubblica.it |
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Ebrei di Roma, un’altra manipolazione di notizie
Se andate qui, FocusOnisrael.org, senza scomodarvi dal vostro seggiolino, potrete avere la sintesi degli stracci che volano in quel di Roma. Potrete leggere il comunicato con cui in modo scandaloso di stigmatizza un fantomatico boicottaggio dei negozi ebrei di Roma invocato, proposto ma cheddico acclamato dal Sindacato Flaica-Cub cittadino, che ha fatto volantinaggio per le vie della capitale. Come sempre accade in questi casi, fila di commenti, grida, vesti strappate, il sindaco che va in visita dai negozianti del centro storico, Marrazzo si unisce al coro, Pacifici minaccia denuncia, e il TG1 intervista tendenziosamente Ronchi e Fassino… Senonchè… Senonchè, sul blog scrive un giovane che dice, guardate che il volantino che avete pubblicato non è quello che ho visto io, e che vi ripropongo. Infatti si parla di boicottare i prodotti israeliani e nulla più. Giancarlo Desiderati, segretario del Flaica.Club in un comunicato stampa ha precisato: "Non abbiamo mai fatto alcuna lista dei negozi appartenenti ad ebrei. Sarebbe una follia irricevibile. La nostra iniziativa - precisa invece - riguarda i prodotti israeliani, una scelta legata al massacro compiuto da Israele nella Striscia di Gaza con l’impiego anche, pare, di distruzioni di massa". Ma a nulla valgono le precisazioni e le prove messe in campo: la macchina dell’indignazione si è mossa ed il caso è stato creato ad arte. Ormai non ci sono più dubbi: “È in atto un antiebraismo strisciante che ci sta conducendo dritti verso il Ventennio” Amen www.giornalismi.info/aldovincent |
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Una cara amica mi invia una mail con tre ( dicesi 3 ) allegati e mi prega ndi dare massima visibilità ai suoi scritti, che seguono senza alcuna modifica:
Ciao a tutti, so che anche voi in questi giorni state guardando con preoccupazione la tremenda situazione di Gaza. Quel che è peggio è che a livello internazionale nessuno sta facendo niente. Alcuni amici già impegnati da anni su questo fronte si stanno mobilitando. Vi giro un paio di documenti. A prescindere da quale sia la vostra posizione (politica, ideologica, ecc.), vi pregherei di leggere, meditare e, se ritenete, diffondere. Sabato 10 a Torino ci sarà una manifestazione, il 17 una a Roma. Rita. Disinformazione, segretezza e bugie: come si è andata organizzando l’offensiva di Gaza Barak Ravid, corrispondente di Ha’aretz 28 dicembre 2008 Una preparazione di lungo periodo, raccogliendo le informazioni con attenzione, discussioni segrete, falsità nelle operazioni, disinformazione per l’opinione pubblica- tutto questo sta dietro l’operazione “Piombo Fuso” dell’IDF israeliano contro gli obiettivi di Hamas nella striscia di Gaza, che ha avuto inizio sabato mattina. Lo sforzo di disinformazione, secondo i funzionari della difesa, ha preso Hamas di sorpresa ed è servito ad aumentare molto il numero di vittime dell’attacco. Fonti dell’establishment della difesa hanno riferito che il Ministro della Difesa Ehud Barak aveva istruito le forze dell’IDF a preparare le operazioni circa sei mesi fa, anche nella fase in cui Israele stava iniziando a negoziare un accordo di tregua con Hamas. Secondo le fonti, Barak aveva affermato che così come la tregua avrebbe permesso ad Hamas di preparare una resa dei conti con Israele, allo stesso modo l’esercito israeliano aveva bisogno di prepararsi. Barak dette ordini di organizzare un percorso complessivo di raccolta di informazioni che avrebbe cercato di mappare l’infrastruttura della sicurezza di Hamas, insieme a quella di tutte le altre organizzazioni militari nella Striscia. Questo sforzo di ricerca dei servizi riportò informazioni riguardo alle basi permanenti, ai depositi di armi, ai campi di addestramento, ai rifugi degli ufficiali e alle coordinate su altre attrezzature. Il piano d’azione, che fu migliorato nell’operazione ‘Piombo Fuso’, rimase soltanto un progetto sino ad un mese fa, quando tensioni emersero dopo che l’IDF aveva organizzato un’incursione a Gaza, durante la tregua, per smantellare un tunnel che l’esercito affermava essere un mezzo per facilitare un attacco da parte dei militanti palestinesi contro le truppe IDF. Il 19 novembre a seguito di una dozzina di razzi Qassam e tiri di mortaio esplosi sul suolo israeliano, il progetto fu portato all’approvazione finale di Barak. Giovedì scorso, il 18 dicembre, il primo ministro Ehud Olmert e il ministro della Difesa incontrarono il Quartier generale IDF nella centrale di Tel Aviv per approvare l’operazione. Tuttavia, essi decisero di porre la missione in aspettativa per vedere se Hamas avrebbe contenuto il suo ‘fuoco’ dopo la fine della tregua. Perciò essi rinviarono di portare il progetto per l’approvazione del gabinetto di ministri, ma informarono il ministro degli esteri Tzipi Livni degli sviluppi. Quella notte, parlando ai mezzi d’informazione, le fonti dell’Ufficio del primo Ministro affermarono che “ se i tiri da Gaza continuano. La resa dei conti con Hamas sarà inevitabile”. Nel weekend, alcuni ministri del gabinetto di Olmert si scagliarono contro di lui e contro Barak per non aver fatto la rappresaglia contro i lanci di Qassam di Hamas. “Queste chiacchere avrebbero reso impossibile Entebbe o la Guerra dei sei giorni”, fu la risposta di Barak alle accuse. Il gabinetto si riunì infine il mercoledì, ma l’Ufficio del primo ministro disinformò i mezzi d’informazione affermando che la discussione avrebbe in realtà riguardato lo jihad mondiale. I ministri appresero soltanto quella mattina che la discussione avrebbe riguardato l’operazione su Gaza. Nell’annuncio sintetico per la discussione, l’Ufficio del Primo Ministro dedicò una riga alla situazione di Gaza, a confronto dell’intera pagina concernente la messa fuori legge delle 35 organizzazioni islamiche. Ciò che realmente avvenne nell’incontro del Gabinetto fu una discussione di cinque ore sull’operazione in cui i ministri furono informati sui vari programmi d’azione. Un ministro affermò “ E’ stata un’analisi molto dettagliata”. Il ministro ha aggiunto: “ Ognuno ha completamente capito verso quale fase stiamo andando e a quali scenari potrebbe portare. Nessuno, nessuna potrebbe dire di non aver capito per che cosa stavano votando”. Il ministro ha anche affermato che la discussione faceva emergere come le lezioni apprese dal Comitato Winograd riguardo l’operato dei decisori durante la seconda guerra in Libano del 2006 “erano state pienamente interiorizzate”. Alla fine della discussione, i ministri, all’unanimità hanno votato a favore dell’attacco, lasciando al primo ministro, al ministro della difesa e al ministro degli esteri di calcolare il momento più favorevole. Quando Barak stava perfezionando i dettagli finali con gli ufficiali responsabili dell’operazione, Livni andò al Cairo per informare il presidente dell’Egitto, Hosni Mubarak, che Israele aveva deciso di attaccare Hamas. Nello stesso tempo, Israele continuò a inviare informazioni false annunciando che avrebbe aperto i valichi della Striscia di Gaza e che Olmert avrebbe deciso se lanciare l’attacco dopo tre ulteriori discussioni la domenica - il giorno successivo all’ordine effettivo del lancio dell’operazione. Un funzionario della difesa ha affermato “Hamas evacuò tutto il personale del quartier generale dopo l’incontro del Gabinetto di mercoledì, ma l’organizzazione rimandò la gente indietro quando appresero che tutto era stato messo in attesa sino alla domenica”. La decisione finale fu presa il venerdì mattina, quando Barak incontrò il capo dello staff generale Gabi Askenazi, il capo del Servizio di Sicurezza dello Shin Bet, Yuval Diskin e il capo del direttorio dell’Intelligence militare, Amos Yadlin. Barak si sedette con Olmert e Livni alcune ore più tardi per un incontro finale, in cui il terzetto dette gli ordini all’aviazione. Il venerdì notte e il sabato mattina, i leaders dell’opposizione e i personaggi politici più importanti furono informati sull’attacco imminente, compreso il presidente del Likud Benjamin Netanayu, quello di Yisrael Beiteinu Avigdor Liberman, Haim Oron del Meretz e il presidente Shimon Peretz, insieme con il portavoce della Knesset Dalia Itzik. . w w w . h a a r e t z . c o m Last update - 00:24 28/12/2008 Edited by riccardo rosso on Jan 9, 2009 1:19 PM |
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La furia sacrificale di Israele e le sue vittime a Gaza
di Ilan Pappe The Electronic Intifada, 2 gennaio 2009 (traduzione a cura di ISM-Italia, 8 gen 2009) La mia visita di ritorno a casa in Galilea è coincisa con l’attacco genocida israeliano contro Gaza. Lo stato, attraverso i suoi media e con l’aiuto del mondo accademico, ha diffuso una voce unanime – persino più forte di quella udita durante l’attacco criminale contro il Libano nell’estate del 2006. Israele è ancora una volta divorata da una furia sacrificale che traduce in politiche distruttive nella Striscia di Gaza. Questa auto-giustificazione spaventosa per l’inumanità e l’impunità non è soltanto sconcertante, ma è un argomento sul quale soffermarsi se si vuole comprendere l’immunità internazionale per il massacro che infuria a Gaza. E’ anzitutto fondata su bugie pure e semplici trasmesse con una neolingua che ricorda i giorni più bui dell’Europa del 1930. Ogni mezz’ora un bollettino d’informazioni su radio e televisione descrive le vittime di Gaza come terroristi e le uccisioni di centinaia di persone come un atto di autodifesa. Israele presenta sé stessa al suo popolo come la vittima sacrificale che si difende contro un grande demonio. Il mondo accademico è reclutato per spiegare quanto demoniaca e mostruosa è la lotta palestinese, se è condotta da Hamas. Questi sono gli stessi studiosi che demonizzarono l’ultimo leader palestinese Yasser Arafat nel primo periodo e delegittimarono il suo movimento Fatah durante la seconda intifada palestinese. Ma le bugie e le rappresentazioni distorte non sono la parte peggiore di tutto questo. Quello che indigna di più è l’attacco diretto alle ultime tracce di umanità e dignità del popolo palestinese. I palestinesi di Israele hanno mostrato la loro solidarietà con il popolo di Gaza e ora sono bollati come una quinta colonna nello stato ebraico; il loro diritto a restare nella loro patria viene rimesso in dubbio data la loro mancanza di sostegno all’aggressione israeliana. Coloro che hanno accettato - sbagliando, secondo la mia opinione, di apparire nei media locali sono interrogati e non intervistati, come se fossero detenuti nelle prigioni dello Shin Bet. La loro apparizione è preceduta e seguita da umilianti rilievi razzisti e sono sottoposti all’accusa di essere una quinta colonna, un popolo fanatico e irrazionale. E ancora questa non è la pratica più vile. Ci sono alcuni bambini palestinesi dei Territori Occupati curati per cancro negli ospedali israeliani. Dio sa quale prezzo devono pagare le loro famiglie per poterli ricoverare. La radio israeliana va ogni giorno negli ospedali per chiedere ai poveri genitori di dire agli ascoltatori israeliani quanto è nel suo diritto Israele nel suo attacco e quanto demoniaco sia Hamas nella sua difesa. Non ci sono confini all’ipocrisia che una furia sacrificale produce. I discorsi dei generali e dei politici si muovono in modo erratico tra gli autocompiacimenti da un lato sull’umanità che l’esercito mostra nelle sue operazioni “chirurgiche” e dall’altro sulla necessità di distruggere Gaza una volta per tutte, naturalmente in un modo umano. Questa furia sacrificale è un fenomeno costante nella espropriazione israeliana, e prima ancora sionista, della Palestina. Ogni azione, sia essa la pulizia etnica, l’occupazione, il massacro o la distruzione è stata sempre rappresentata come moralmente giusta e come semplice atto di autodifesa commesso da Israele suo malgrado nella guerra contro la peggior specie di esseri umani. Nel suo eccellente volume “I risultati del sionismo: miti, politiche e cultura in Israele”, Gabi Piterberg esamina le origini ideologiche e la progressione storica di questa furia. sacrificale. Oggi in Israele, dalla destra alla sinistra, dal Likud a Kadima, dall’accademia ai media, si può ascoltare questa furia sacrificale di uno stato che è molto più indaffarato di qualsiasi altro stato al mondo nel distruggere e nell’espropriare una popolazione nativa. E’ molto importante esaminare le origini ideologiche di questo modo di comportarsi e derivare, dalla sua larga diffusione, le conclusioni politiche necessarie. Questa furia sacrificale costituisce uno scudo per la società e per i politici in Israele da ogni biasimo o critica esterna. Ma ancora peggio, si traduce sempre in politiche di distruzione contro i palestinesi. Senza nessun meccanismo interno di critica e senza nessuna pressione esterna, ogni palestinese diventa un obiettivo potenziale di questa furia. Data la potenza di fuoco dello stato ebraico può soltanto finire in più massicce uccisioni, massacri e pulizia etnica. La assenza di una qualsiasi moralità è un potente atto di auto-negazione e di giustificazione. Ciò spiega perché la società israeliana non può essere modificata da parole di saggezza, di persuasione logica o di dialogo diplomatico. E se non si vuole usare la violenza come mezzo di opposizione, c’è soltanto un modo per andare avanti: sfidare frontalmente questa assenza di moralità come una ideologia diabolica tesa a nascondere atrocità umane. Un altro nome per questa ideologia è Sionismo e l’unico modo di contrastare questa assenza di moralità è il biasimo a livello internazionale del sionismo, non solo di particolari politiche israeliane. Dobbiamo cercare di spiegare non solo al mondo, ma anche agli stessi israeliani che il sionismo è un’ideologia che comporta la pulizia etnica, l’occupazione e ora massicci massacri. Ciò che occorre ora non è tanto una condanna del presente massacro. ma anche la delegittimazione dell’ideologia che ha prodotto tale politica e la giustifica moralmente e politicamente. Speriamo che importanti voci nel mondo possano dire allo stato ebraico che questa ideologia e il comportamento complessivo dello stato sono intollerabili e inaccettabili e che, sino a quando persisteranno, Israele sarà boicottato e soggetto a sanzioni. Ma non sono ingenuo. So che anche il massacro di centinaia di innocenti palestinesi non sarà sufficiente per produrre questa modificazione nella pubblica opinione occidentale; è anche più improbabile che i crimini commessi a Gaza muovano i governo europei a mutare la loro politica nei confronti della Palestina. Ma noi non possiamo permettere che il 2009 sia un altro anno, meno significativo del 2008, l’anno di commemorazione della Nakba, che non sia riuscito a realizzare le grandi speranze che noi tutti avevamo, per la sua potenzialità, di trasformare il comportamento del mondo occidentale verso la Palestina e i palestinesi. Pare che persino il più orrendo dei crimini, come il genocidio a Gaza, sia trattato come un evento separato, non connesso con nulla di ciò che è già avvenuto nel passato e non associato ad una ideologia o a un sistema. In questo nuovo anno, noi dobbiamo tentare di riposizionare l’opinione pubblica nei confronti della storia della |
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Palestina e dei mali dell’ideologia sionista come i mezzi migliori sia per spiegare le operazioni genocide come quella in corso a Gaza sia per prevenire cose peggiori nel futuro.
Questo è già stato fatto, a livello accademico. La nostra sfida maggiore è quella di trovare un modo efficace di spiegare le connessioni tra l’ideologia sionista e le politiche di distruzione del passato con la crisi presente. Può essere più facile farlo mentre, in queste terribili circostanze, l’attenzione mondiale è diretta ancora una volta verso la Palestina. Potrebbe essere ancora più difficile quando la situazione sembra essere “più calma” e meno drammatica. Nei momenti “di quiete”, l’attenzione di breve durata dei media occidentali metterebbe ai margini ancora una volta la tragedia palestinese e la dimenticherebbe sia per gli orribili genocidi in Africa o per la crisi economica e per gli scenari ecologici apocalittici nel resto del mondo. Mentre i media occidentali non sembrano molto interessati alla dimensione storica, soltanto attraverso una valutazione storica si può mostrare la dimensione dei crimini commessi contro i palestinesi nei sessanta anni trascorsi. Perciò il ruolo degli studiosi attivisti e dei media alternativi sta proprio nell’insistere su questi contesti storici. Questi attori non dovrebbero smettere di educare l’opinione pubblica e, si spera, di influenzare qualche politico più onesto a guardare ai fatti in una prospettiva storica più ampia. Allo stesso modo, noi possiamo essere in grado di trovare un modo più adeguato alla gente comune, distinto dal livello accademico degli intellettuali, per spiegare chiaramente che la politica di Israele - nei sessanta anni trascorsi - deriva da un’ideologia egemonica razzista chiamata sionismo, difesa da infiniti strati di furia sacrificale. Nonostante l’accusa scontata di antisemitismo e cose del genere, è tempo di mettere in relazione nell’opinione pubblica l’ideologia sionista con il punto di riferimento storico e ormai familiare della terra: la pulizia etnica del 1948, l’oppressione dei palestinesi in Israele durante i giorni del governo militare, la brutale occupazione della Cisgiordania e ora il massacro di Gaza. Come l’ideologia dell’apartheid ha spiegato benissimo le politiche di oppressione del governo del Sud-Africa, questa ideologia – nella sua variante più semplicistica e riflessa, ha permesso a tutti i governi israeliani, nel passato e nel presente, di disumanizzare i palestinesi ovunque essi fossero e di combattere per distruggerli. I mezzi sono mutati da un periodo all’altro, da un luogo all’altro, come ha fatto la narrazione che ha nascosto queste atrocità. Ma c’è un disegno chiaro che non può essere solo fatto oggetto di discussione nelle torri d’avorio accademiche, ma deve diventare parte del discorso politico nella realtà contemporanea della Palestina di oggi. Alcuni di noi, in particolare quelli che si dedicano alla giustizia e alla pace in Palestina, inconsciamente evitano questo dibattito, concentrandosi, e questo è comprensibile, sui Territori Palestinesi Occupati (OPT) - la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Lottare contro le politiche criminali è una missione urgente. Ma questo non dovrebbe trasmettere il messaggio che le potenze occidentali hanno adottato volentieri su suggerimento israeliano, che la Palestina è soltanto la Cisgiordania e la Striscia di Gaza e che i palestinesi sono solo la popolazione che vive in quei territori. Dovremmo estendere la rappresentazione della Palestina geograficamente e demograficamente raccontando la narrazione storica dei fatti dal 1948 in poi e richiedere diritti civili e umani eguali per tutte le persone che vivono, o che erano abituati a vivere, in quella che oggi è Israele e i Territori Occupati. Ponendo in relazione l’ideologia sionista e le politiche del passato con le atrocità del presente, noi saremo in grado di dare una spiegazione chiara e logica per la campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni. Sfidare con mezzi non violenti uno stato ideologico che si autogiustifica moralmente, che si permette, con l’aiuto di un mondo silenzioso, di espropriare e distruggere la popolazione nativa di Palestina, è una causa giusta e morale. E’ anche un modo efficace di stimolare l’opinione pubblica non soltanto contro le attuali politiche genocidarie a Gaza, ma, si spera, anche a prevenire future atrocità. Ancora più importante di ogni altra cosa ciò dovrebbe far sfiatare la furia sacrificale che soffoca i palestinesi ogni volta che si gonfia. Ciò aiuterà a porre fine alla immunità dell’occidente a fronte dell’impunità di Israele. Senza questa immunità, si spera che sempre più la gente in Israele cominci a vedere la natura reale dei crimini commessi in loro nome e la loro furia potrebbe essere diretta contro coloro che hanno intrappolato loro e i palestinesi in questo ciclo non necessario di massacri e violenza. Ilan Pappe insegna nel Dipartimento di storia nell’Università di Exeter. (ndt: abbiamo tradotto righteous fury in furia sacrificale al posto della traduzione letterale furia giusta o furia santa o furia giustificabile) ISM- Italia info@ism-italia.it www.ism-italia.it under construction “Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.” ISM-Italia è il gruppo di supporto italiano dell’ISM. L’International Solidarity Movement (ISM www.palsolidarity.org) è un movimento palestinese impegnato a resistere all’occupazione israeliana usando i metodi e i principi dell’azione-diretta non violenta. Fondato da un piccolo gruppo di attivisti nel 2001, ISM ha l’obiettivo di sostenere e rafforzare la resistenza popolare assicurando al popolo palestinese la protezione internazionale e una voce con la quale resistere in modo nonviolento alla schiacciante forza militare israeliana di occupazione. |
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Lettera aperta al Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano in visita a Parma il 9 gennaio del 2009 Signor Presidente della Repubblica, le sue dichiarazioni, rese alla stampa il 5 gennaio u.s. (allegato 1), sulla situazione a Gaza mi lasciano stupefatto e indignato. Lei ha affermato che “la situazione nella striscia di Gaza è molto dura”. “Dura” Signor Presidente? E’ questo l’unico aggettivo che è riuscito a trovare nel suo forbito vocabolario per classificare una vicenda che ha i tratti di un mostruoso massacro? “Dura” la situazione mentre i tanks israeliani sparano ad alzo zero sui quartieri di Gaza e gli F16 e gli elicotteri d’assalto Apache seminano morte e distruzione dall’alto, mentre centinaia di feriti, privi di ogni assistenza, muoiono dissanguati e intere famiglie, decine di bambini, figliolanze intere, vengono annientate dal fuoco israeliano? “Dura“, secondo la sua autorevole opinione, una criminale operazione in cui vengono utilizzate, come a Falluja, bombe al fosforo bianco e bombe di ultima generazione, le famigerate DIME (Dense Inert Metal Explosive), contro una popolazione inerme che non ha vie di scampo, sigillata come è in una immensa prigione, un ghetto a cielo aperto? Di fronte a questo massacro a cui è stato dato il nome adatto (Piombo fuso), Lei fa intendere che il problema, e dunque le responsabilità, non sono di Israele ma di Hamas. Hamas sarebbe “l’elemento di complicazione di una crisi già pesante che si trascina”. Lei in questo modo si fa portavoce della versione che di questa carneficina forniscono i capi dello stato di Israele, il corrotto primo ministro dimissionario Olmert, il ministro degli esteri Livni Tipzi, il presidente Shimon Peres. Costoro dichiarano che l’operazione è condotta non contro i palestinesi ma contro Hamas. L’obiettivo è eliminare Hamas. Ma Hamas rappresenta il legittimo governo palestinese, democraticamente eletto. Voler annientare Hamas significa voler annientare il popolo palestinese. Ma Hamas sarebbe una organizzazione di terroristi. Sono costretto a ricordarLe che durante la nostra Resistenza, anche i partigiani erano considerati “banditi”, “terroristi”, e con questa etichetta torturati, uccisi, impiccati nelle piazze e nei viali della nostra Italia, deportati nei campi di sterminio. L’accusa di terrorismo dunque non è discriminante; si può facilmente ritorcere contro chi la lancia. La discriminante è fra chi opprime e chi è oppresso, fra chi occupa e chi è invaso nella propria terra e nelle proprie case, nei propri beni, fra chi pone in atto genocidio, apartheid, pulizia etnica e chi li subisce. Nel caso “Palestina” la distinzione è nettissima. Signor Presidente: Gaza è messa a ferro e fuoco! Siamo di fronte ad un crimine che dovrebbe rivoltare le coscienze del mondo intero. I responsabili dovrebbero essere chiamati a risponderne di fronte ai tribunali penali internazionali. Lei sembra incapace di distinguere le vittime dai carnefici, e si schiera con questi ultimi. Non è la prima volta. Già nel 56, Lei fu con i carri armati sovietici che soffocarono nel sangue la giovane rivolta ungherese (allegato 2). La sua posizione attuale, di appoggio e di giustificazione ai carri armati israeliani è, se possibile, ancora più grave. Nel ’56 Lei era solo un esponente per quanto importante della nomenclatura comunista. Oggi Lei è il capo dello Stato che rappresenta tutti gli italiani, il primo custode e garante dei valori supremi della nostra Costituzione che affonda le sue radici nella Resistenza al nazifascismo. Lei si è recato recentissimamente, in visita di stato, in Israele, mentre i tanks israeliani scaldavano già i motori. E’ stato informato, sia pur in via riservata, dell’operazione che stava per essere lanciata contro Gaza? E cosa ha suggerito ai suoi ospiti? E se non ne è stato informato, non le sembra di essere stato ancora una volta (è già avvenuto alla Fiera del Libro di Torino) miseramente strumentalizzato dalla macchina propagandistica dello Stato di Israele e dai suoi massimi rappresentanti, a cominciare dalla Sig.ra Tipzi Livni, candidata presidente alle elezioni politiche del 10 febbraio prossimo? Signor Presidente non credo di aver scalfito le sue convinzioni, ma nel dissentirne profondamente mi auguro di non dover aspettare altri cinquanta anni per un suo tardivo ripensamento (allegato 3). Vincenzo Tradardi ex docente di Fisiologia Umana all’Università di Parma Parma 6 gennaio 2009 |
| riccardo rosso | |
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Allegato 1
Il Presidente Napolitano a sostegno della missione europea per una tregua a Gaza: “Mi auguro si riesca a trovare un filo per realizzare una sospensione delle ostilità e riaprire una prospettiva di pace in Medio Oriente" Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso l'auspicio di una tregua immediata a Gaza ed augurato il successo alle missioni di Javier Solana e Nicolas Sarkozy. "La situazione - ha detto il Capo dello Stato, interpellato dai giornalisti a margine di una visita al Museo Archeologico di Napoli - mi sembra molto dura. Gli appelli vengono da molte parti ma mi pare che la difficoltà sia nel concentrare un'azione efficace sul piano politico e diplomatico. Ci sta provando l'Europa. Mi auguro che, anche con la missione europea coordinata da Solana e con la missione del Presidente Sarkozy, si riesca a trovare un filo per realizzare una tregua, una sospensione delle ostilità per aprire una prospettiva di pace." "La situazione di Gaza - ha rilevato il Presidente Napolitano - è caratterizzata da una presenza come quella di Hamas, che ha segnato la spaccatura del mondo palestinese. Io l'ho constatato quando sono andato lì poco più di un mese fa: è un elemento di complicazione di una crisi già pesante che si trascina." A una specifica domanda sul dibattito in corso tra le forze politiche del paese, Napolitano ha risposto: "Non mi pare che ci siano grandi divergenze tra i partiti italiani sulla crisi di Gaza. Ho visto che c'è una sollecitazione perché il Governo faccia di più, ma il diritto di Israele alla sicurezza e quello dei palestinesi a un loro Stato indipendente mi pare essere un punto sul quale concordano tutte le forze politiche". Roma, 5 gennaio 2009 Allegato 2 Quando disse: in Ungheria l'Urss porta la pace Nel 1956, all'indomani dell'invasione dei carri armati sovietici a Budapest, mentre Antonio Giolitti e altri dirigenti di primo piano lasciarono il Pci, Napolitano arrivò a bocciare con durezza questa scelta dell'esponente comunista piemontese, profondendosi in elogi non solo di Togliatti, ma anche dei sovietici. L’Unione sovietica, infatti, secondo lui, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la «pace nel mondo»… “Come si può, ad esempio, non polemizzare aspramente col compagno Giolitti quando egli afferma che oltre che in Polonia anche in Ungheria hanno difeso il partito non quelli che hanno taciuto ma quelli che hanno criticato? È assurdo oggi continuare a negare che all'interno del partito ungherese - in contrapposto agli errori gravi del gruppo dirigente, errori che noi abbiamo denunciato come causa prima dei drammatici avvenimenti verificatisi in quel paese - non ci si è limitati a sviluppare la critica, ma si è scatenata una lotta disgregatrice, di fazioni, giungendo a fare appello alle masse contro il partito. È assurdo oggi continuare a negare che questa azione disgregatrice sia stata, in uno con gli errori del gruppo dirigente, la causa della tragedia ungherese. Il compagno Giolitti ha detto di essersi convinto che il processo di distensione non è irreversibile, pur continuando a ritenere, come riteniamo tutti noi, che la distensione e la coesistenza debbano rimanere il nostro obiettivo, l'obiettivo della nostra lotta. Ma poi ci ha detto che l'intervento sovietico poteva giustificarsi solo in funzione della politica dei blocchi contrapposti, quasi lasciandoci intendere - e qui sarebbe stato meglio che, senza cadere lui nella doppiezza che ha di continuo rimproverato agli altri, si fosse più chiaramente pronunciato, che l'intervento sovietico si giustifica solo dal punto di vista delle esigenze militari e strategiche dell'Unione Sovietica; senza vedere come nel quadro della aggravata situazione internazionale, del pericolo del ritorno alla guerra fredda non solo ma dello scatenamento di una guerra calda, l'intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d'Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all'Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente abbia contribuito, oltre che ad impedire che l'Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, abbia contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell'Urss ma a salvare la pace nel mondo.” Giorgio Napolitano, 1956 Allegato 3 Messaggio del presidente alla fondazione intitolata allo storico leader socialista All'epoca dell'invasione Urss il capo dello Stato attaccò Giolitti e lo stesso Nenni Napolitano: "Sui fatti d'Ungheria aveva ragione Pietro Nenni" ROMA - Sull'invasione sovietica dell'Ungheria Pietro Nenni aveva visto giusto. A sostenerlo è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un breve messaggio inviato al presidente della Fondazione Nenni, Giuseppe Tamburrano, e oggi riportato da l'Unità in prima pagina. Un messaggio che verrà pubblicato, insieme al capitolo sul '56 tratto dall' autobiografia di Napolitano "Dal Pci al socialismo europeo", in un libro-riflessione che la Fondazione farà uscire a fine ottobre. Napolitano, che - riferisce l'Unità - è stato invitato a Budapest in occasione delle celebrazioni per i 50 anni dalla rivolta ungherese, aveva già riconosciuto 20 anni fa che Antonio Giolitti aveva avuto ragione nel criticare l'intervento militare sovietico. Ma nel suo messaggio di ora a Tamburrano, Napolitano sottolinea anche le ragioni di Pietro Nenni. "La mia riflessione autocritica sulle posizioni prese dal Pci e da me condivise nel 1956 - scrive il capo dello Stato - e il suo pubblico riconoscimento da parte mia ad Antonio Giolitti di 'aver avuto ragione' valgono anche come pieno e dovuto riconoscimento della validità dei giudizi e delle scelte di Pietro Nenni e di gran parte del Psi in quel cruciale momento". Cinque righe, sottolinea l'Unità che faranno discutere. Non solo perchè nel '56 Napolitano, allora giovane funzionario del Pci, uso' parole dure contro Giolitti e contro il Psi che condannavano l'intervento militare sovietico, sostenendo invece che si trattasse di un elemento di "stabilizzazione internazionale" e addirittura di un "contributo alla pace nel mondo", ma anche perchè, sottolinea il quotidiano, dare ragione a Nenni significa riconoscere "ad un partito della sinistra (i compagni con cui si era costituito il Fronte Popolare) la capacità di aver visto giusto". Per Giuseppe Tamburrano le parole di Napolitano "hanno un enorme valore". "So bene - dichiara il presidente della Fondazione Nenni - che il Pci del '56 non avrebbe potuto rompere con Mosca, ma certo, aggiunge, "guardando indietro con gli occhi di oggi mi viene da dire che se allora il Pci avesse assunto una posizione meno netta, se avesse prevalso Di Vittorio, che ha sempre criticato l'intervento sovietico a reprimere la rivolta popolare ungherese, forse avremmo avuto una storia diversa dell'Italia e della sinistra italiana...". (29 agosto 2006) |
| barbara | |
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Vi ricordate che Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica romana, aveva scritto che i pretesi "aiuti a Gaza" servivano solo come cortina fumogena mediatica per preparare
"un megaevento da 1500 persone selezionate con l'ambasciatore di Israele per spiegare le ragioni di Israele e il suo diritto a fare questa guerra." Eccolo qua, il megaevento per festeggiare la guerra. Con Piero Fassino, che magari non farà proprio festa - non ne ha la faccia... Onore invece a Massimo D'Alema, per una volta. GAZA: VELTRONI MANDA FASSINO A INIZIATIVA COMUNITÀ EBRAICA POL S0A S41 QBXL GAZA: VELTRONI MANDA FASSINO A INIZIATIVA COMUNITÀ EBRAICA (ANSA) - ROMA, 8 GEN - Walter Veltroni non parteciperà, a quanto si apprende, alla manifestazione promossa sabato sera dalla Comunità ebraica romana a sostegno di Israele, ma a rappresentare il Pd prenderà la parola il ministro ombra degli Esteri Piero Fassino. Sull'adesione alla manifestazione era sorta una polemica dopo che il presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici aveva spiegato che all'iniziativa non era stato invitato Massimo D'Alema ma solo coloro che hanno riconosciuto che con Hamas non si tratti. Posizione alla quale l'ex ministro degli Esteri aveva replicato con una lettera a 'Repubblicà, chiarendo la sua posizione su Hamas e aggiungendo che, anche se invitato, non sarebbe andato ad una manifestazione di parte. E, prendendo le difese di D'Alema, Veltroni si era rivolto, nell'audizione alla Camera del ministro degli Esteri Franco Frattini, alla Comunità ebraica suggerendo di «coinvolgere tutte le forze politiche, anche chi è intervenuto a sostegno di Israele quando aveva responsabilità di governo». Oggi la decisione che a rappresentare il partito sarà il ministro degli Esteri ombra Fassino, che prenderà la parola, spiegano fonti del Pd, a nome di tutto il partito.(ANSA). FEL 08-GEN-09 20:19 NNN Miguel Martinez Fonte: http://kelebek.splind... Link: http://kelebek.splind... 8.01.2009 |
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| barbara | |
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Israele: "Il governo spieghi cosa sta facendo a Gaza". Lo dice una sentenza della Corte Suprema
09 gen 23:10 Esteri GERUSALEMME - Pressing dei giudici della Corte Suprema israeliana sul governo di Tel Aviv. L'esecutivo di Olmert, dicono i magistrati, deve dar conto delle decisioni prese in relazione alla situazione umanitaria a Gaza. L'esercito israeliano e' stato denunciato alla Corte Suprema da una serie di associazioni israeliane per i diritti umani. Hanno accusato i militari di violare sistematicamente i principi del diritto umanitario internazionale. (Agr) |