Thanksgiving Day

Da: Claudio Bocci e Altrevie, nonchè dal Ristorante l'Acino Brillo:

Nel 1609, un gruppo religioso dovette fuggire dall’Inghilterra, dove venivano perseguitati per le loro opinioni religiose. Erano i Puritani che si sistemarono in Olanda dove prosperarono. Però, dopo qualche anno, si resero conto che i loro figli crescevano parlando olandese ed uniformandosi al modo di vivere degli olandesi che i Puritani consideravano frivolo e nocivo all’educazione morale dei loro figli, per cui decisero di lasciare i Paesi Bassi ed emigrare nel Nuovo Mondo: l’America.
Il loro viaggio fu finanziato da un gruppo di investitori inglesi, chiamato i Merchant Adventurers, che, in cambio del loro aiuto, richiesero l’impegno degli emigranti di lavorare, una volta arrivati, alle loro dipendenze per un periodo di 7 anni.

Il 6 settembre 1620, il veliero Mayflower iniziò il suo viaggio verso in Nuovo Mondo dal porto inglese di Plymouth con a bordo 44 Puritani – che si autonominarono i “Santi” ed altri 66 emigranti che i “Santi” chiamarono gli “Strangers” (stranieri, estranei).
La traversata durò 65 giorni che dovettero sembrare ben di più per via delle difficoltà. Infatti, a causa del costante pericolo di incendio a bordo di un vascello di legno, dovevano nutrirsi prevalentemente con cibi freddi, senza potersi riscaldare, nel clima autunnale, sicchè molti si ammalarono durante la traversata ed uno dei viaggiatori addirittura morì.
Il 10 novembre finalmente avvistarono terra e, nonostante i molti disaccordi precedenti fra i “Santi” e gli ”Stranieri”, prima di sbarcare raggiunsero un accordo chiamato Mayflower Compacy, che garantiva l’eguaglianza fra loro ed unificò i due gruppi che adottarono il comune nome di “Pilgrims”, Pellegrini.

I Pellegrini sbarcarono nel porto locale che nel 1614 il Capitano John Smith aveva chiamato Plymouth.
La scelta fu buona perchè il porto era eccellente e c’era un buon fiume con abbondante pesca. La loro preoccupazione maggiore era di poter essere attaccati dalla tribù di pellerossa che abitava la zona, ma questi nativi – i Patauxet – risultarono essere, invece, gente pacifica che mai costituì alcun pericolo per i Pellegrini, ma, anzi, furono loro di grande aiuto!

Il loro primo inverno fu duro. Neve e gelo bloccarono il loro progetto di costruirsi un nucleo abitativo e le pessime condizioni climatiche causarono malattie spesso anche mortali fra i tartassati membri del gruppo, sicchè l’arrivo della buona stagione trovò ancora in vita solo 50 dei 110 arrivati.
Il 16 marzo 1621 i Pellegrini conobbero Samoset, un valoroso indiano che improvvisamente uscì dalla foresta ed entrò nel loro villaggio in costruzione. Naturalmente i Pellegrini reagirono con all’apparizione del nuovo venuto con circospezione, finchè Samoset gridò loro “Benvenuti” … in lingua inglese!
Samoset era un indiano Abnaki ed aveva imparato l’inglese dai marinai dei pescherecci che incrociavano lungo la costa. Samoset passò la notte con i Pellegrini e dopo poco ritornò con un altro indiano di nome Squanto, che parlava un inglese anche migliore del suo perchè, a quanto diceva, aveva attraversato l’oceano ed era stato in Inghilterra e in Spagna dove aveva imparato le lingue di quei due Paesi.

Molto probabilmente, senza Squanto, i Pellegrini non sarebbero sopravvissuti, perchè Squanto insegnò loro tutto quello che era loro necessario per sopravvivere nel nuovo ambiente, come, per esempio, ad incidere la corteccia degli alberi per raccogliere lo sciroppo d’acero, dolce e prezioso per la salute, a coltivare il mais, facendo piccoli mucchi di terra in ciascuno dei quali inserire semi e pesci, in modo che il pesce, marcendo, fertilizzava i semi di mais che, così, producevano piante forti e lussureggianti. Il raccolto nel seguente ottobre fu ottimo, con la possibilità di una buona provvista per il susseguente inverno.
Nel frattempo, la costruzione del nuovo villaggio fu conclusa e tutto questo dava una buona scusa per celebrare.

Il governatore dei Pellegrini, William Bradford, proclamò quindi un giorno di ringraziamento che i Pellegrini avrebbero dovuto celebrare insieme con i nativi loro vicini.
Squanto e Samoset, ovviamente, furono invitati, insieme col loro capotribù Massassoit, che venne con 90 altri membri della tribù. Si dice che la celebrazione durò 3 giornate intere durante le quali fecero giochi, corse, suonarono tamburi, con gli indiani che mostravano la loro abilità nel tiro a segno con l’arco e i Pellegrini con i loro fucili.
Sfortunatamente, il raccolto dell’anno seguente non fu buono e, anche per l’arrivo di nuovi immigranti, non fu possibile mettere da parte provviste sufficienti per l’inverno.
Il terzo anno portò una primavera e un’estate calde e secche, con le coltivazioni che appassivano nei campi.
Il governatore ordinò quindi un giorno di digiuno e di preghiera, dopo il quale, finalmente, arrivarono le piogge e, per celebrare la cosa, il 29 novembre di quell’anno, fu proclamato Giorno del Ringraziamento, col che nacque una tradizione.

Durante la Rivoluzione americana (1870) il Congresso del Continente propose un giorno di ringraziamento e, nel 1817, lo Stato di New York adottò questa celebrazione come un atto annuale.
Verso la metà del XIX secolo molti altri stati seguirono lo stesso esempio e nel 1863 il Presidente Abraham Lincoln proclamò che l’ultimo giovedì del mese di novembre fosse celebrata una festa nazionale da chiamarsi Festa del Ringraziamento. Questa proclamazione non fu un’idea interamente di Lincoln e si dovrebbe darne credito anche a Sarah J. Hale, la direttrice editoriale del Godey’s Lady’s Book, una popolare rivista femminile del XIX secolo. La Hale si era battuta per anni perchè il Giorno del Ringraziamento fosse dichiarato festa nazionale ed aveva scritto al Presidente Lincoln il 26 settembre 1863 per spronarlo alla proclamazione di questa festa che “stabilirebbe un grande festival di unione in America”.
Con l’America sprofondata nel dramma della Guerra Civile, l’idea di una tale festival divenne senza dubbio più attraente e il 3 ottobre 1863, la festa del Ringraziamento venne ufficialmente inaugurata.
Nel 1957, la Festa del Ringraziamento venne ufficializzata anche nel Canada francofono, col nome di “Le jour de l’action de grace” e il 31 gennaio 1957 il Parlamento canadese votò per promulgare “un giorno di generale ringraziamento a Dio Onnipotente per il ricco raccolto che ha benedetto il Canada, da osservarsi nel secondo lunedì di ottobre”. Il giorno del ringraziamento canadese venne a coincidere con la festa che negli Stati Uniti è il Columbus Day, il Giorno di Colombo.

Secondo me, il giorno del Ringraziamento è da considerarsi una celebrazione in po’ ironica. Infatti questa festa avrebbe dovuto servire a ricordare agli immigrati il gran debito che avevano, sì, col loro Dio, ma molto di più con i pellerossa locali che li avevano aiutati fin dall’inizio della loro permanenza e contro cui, invece, quasi da subito, questi immigrati entrarono in conflitto scacciandoli gradualmente con i conflitti che vanno sotto il nome di Guerre Indiane, dalle loro terre tradizionali per finire col rinchiuderli dentro “riserve” molto simili ai parchi nazionali in cui oggi conserviamo la selvaggina!
Particolarmente ironica appare, secondo me, la situazione storica alla fine della Guerra Civile quando gli schiavi d’origine africana che erano stato portati in America in catene e contro il loro volere erano stati liberati ed avevano acquisito più diritti di quanti ne godessero gli originali abitanti di quelle terre!

Comunque, nonostante l’ironia, la Giornata del Ringraziamento rimane per me una delle feste favorite perchè trovo bella l’idea di dedicare del tempo ad essere grati, a “contare” i doni ricevuti, cioè, a fare qualcosa che tutti dovremmo forse fare ogni giorno. Questa celebrazione costituisce una sorta di introduzione alla stagione festiva in quanto dà inizio alla serie di feste che si concluderà col Capodanno, quando tutti facciamo le risoluzioni più diverse, non ultima quella di dimagrire.

Vi ringrazio per il privilegio concessomi dal Centro Culturale più simpatico della Garbatella e dal ristorante dell’Acino Brillo di parlarvi del Thanksgiving Day e se qualcuno volesse farmi in futuro qualche ulteriore domanda, questo è il mio indirizzo elettronico: svbb@libero.it.

Table of Contents

Page title Most recent update Last edited by
Risorse per imparare nuove lingue (2015) June 6, 2015 6:24 AM Marco M.
Le Lezioni di inglese on line di Ronnie -2015 May 14, 2015 8:32 PM Marco M.
Thanksgiving Day November 12, 2011 12:33 PM Marco M.
About The Roma English as a Second Language Meetup Group December 20, 2007 5:54 AM UNCLE A.

Contributi degli iscritti

EUR10.00 una volta l'anno

This covers: Il contributo copre le spese annuali che l'organizer paga a MEETUP Corporation

Payment is accepted using:

  • PayPal
  • Cash or check - “si può pagare in contante o ricaricando la POSTEPAY dell'organizer, richiedi dati a mpepe@tiscali.it

Your organizer will refund you if:

  • Your organizer closes their Meetup Group

Our Sponsors

People in this
Meetup are also in:

Sign up

Meetup members, Log in

By clicking "Sign up" or "Sign up using Facebook", you confirm that you accept our Terms of Service & Privacy Policy