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Storia della funivia Sanremo - Monte Bignone
Su Sanremonews, un lettore ricostruisce le vicende della funivia Sanremo-Monte Bignone, grazie al suo contributo, possiamo conoscere molti dettagli
di Lorenzo Taggiasco
"Ogni tanto riappare il fantasma della 'Funivia di Sanremo', risorge e riscompare spesso nei discorsi di tutti: la 'Funivia', ancora molti la ricordano menre i più giovani non sanno (forse) cosa sia. La funivia Sanremo-Monte Bignone però è ai più (anche i vecchi), sconosciuta. Di lei possono parlare in pochi, quelli che vi hanno lavorato sono i primi, oggi rimangono pochi superstiti. Era il 1930 quando la Società Costruzione Funivie diventa Compagnia Italiana Funivie Elettriche (CIF) e si lancia subito in un grande progetto che la deve portare al primo posto in Europa: la funivia di Sanremo in tre tronconi che dal mare sale in quota. 1932: il progetto viene approvato. Nel 1933 la CIF firma con il Comune il contratto di costruzione e gestione di 25 anni dopo di che trasferirà al Comune tutti gli impianti. Il Comune di per se cede alla Ditta dei terreni a Bignone e si impegna a portarvi l'acqua: dovrà sorgere il 'Villaggio Vetta', dove ora vi è il fantasma di un albergo corroso dal tempo. I lavori iniziano il 25 agosto del 1933 e tra disagi e incomprensioni tra Ditta e Comune terminano nel 1936 grazie anche al lavoro dell'Ansaldo di Genova. Il 28 ottobre del 1936 la funivia è inaugurata da quota 0 (zero) sale a 1299 mt. (in 20 minuti durante i suoi ultimi anni di funzionamento). Si può pranzare in vetta al prezzo di 38 lire (1940). La CIF lamenta la mancanza dell'acqua e quindi i problemi per i turisti. Il 27 giugno 1940 il Re sale in funivia per spaziare il confine dalla vetta di Monte Bignone. Ma le cose non vanno bene, la vetta non è ancora un ambito spazio turistico, non ci sono alberghi. Il 13 agosto 1943 una bomba colpisce la stazione principale e l'impianto deve essere fermato. Nel novembre del 1944 in un rastrellamento vengono fucilati a San Romolo quattro agenti dell'impianto funiviario: A.Negro, C.Luison, Bombardieri e Maritonio, questi ultimi due mai trovati. San Romolo non è il centro abitato che si vorrebbe, problemi logistici non lo fanno apprezzare e anche la funivia ne risente. Dopo la guerra l'impianto funziona sempre in perdita, anche se dalla fine del conflitto al 1961 trasporterà 1.000.000 di persone. Nel 1962 la CIF consegna l'impianto al Comune ma rimane al suo posto essendo l'unica in grado di portarlo avanti. Ma la CIF fallisce nel 1963. Intanto viene istituito un servizio bus che rende sempre meno appetibile l'utilizzo della funivia, sempre troppo cara e lenta (5 corse al giorno e l'ultima alle 17 in estate). L'Azienda Autonoma di Turismo e Soggiorno prende in mano le redini della funivia ma senza riuscire a trarne nulla di buono fino alle dimissioni del Dott. Massobrio. L'ing. Groff, grande ideatore, progettista e lavoratore agli impianti, porta avanti come può l'impianto per il Comune: una sua frase rimarrà sempre impressa nelle menti degli operai che fino all'ultimo lavorarono nell'impianto; 'La funivia ci sarà finchè sarò vivo io!'. Sarà infatti la sua morte a segnare, come una fatalità, la fine dell'impianto, l'impianto nel 1974 è ormai già superato e ha bisogno di rinnovarsi ma anche Bignone ha bisogno di essere valorizzato, entrambi attendono agonizzanti. Il ministero già nel 1980 imponeva la messa in sicurezza dell'impianto secondo le nuove norme, tra cui la sostituzione delle vetture, costruite con acciaio e alluminio avionico che se pur migliore di ogni altro, non era più a norma. Dal 1981 la funivia si ferma per sempre! Un servizio di autopulman ormai copre il percorso giornalmente. Fino agli anni '90 e oltre, la funivia riappare sporadicamente nei comizi elettorali, poi torna a dormire. Un barlume di luce ci fu con l'idea della realizzazione del parco di Mt. Bignone per il quale l'ultimo tronco della funivia poteva essere un utile mezzo per accedervi, oltremodo uno tra i più lunghi ad unica campata (2.000 mt. di cavo steso nel vuoto, cavo del peso di 12,3Kg/mt). I progetti finiscono cosi sul tavolo dell'Ing. Barra Carcciolo di Genova che anno dopo anno se ne impossessa letteralmente facendone un proprio progetto dal cui 'mungere' il Comune stesso. La Consigliera Cassini in una seduta del consiglio del 1994 mette in luce il monopolio dell'Ingegnere Genovese e sarà il Commissario Dott. Piccolo a recuperare tutti i progetti ritenendo l'Ing. Caracciolo senza i titoli adeguati al compito. Ma il danno ormai è fatto, la funivia è completamente fuori regola, passa ormai tra i palazzi sfiorando pericolosamente le case costruite senza attenzione, ancora qualche idea, una cremagliera al posto delle funi, un 'ovovia', un trenino, ma nel 1994 ormai si delibera l'eliminazione delle funi che il Ministero ritiene troppo pericolose. La funivia? In realtà la 'Funivia di Sanremo' era unica nel suo genere sino all'avvento delle moderne funicolari a cavo unico. L'originale progetto vedeva la partenza della nostra funivia dal piazzale delle ex-carceri di Santa Tecla, sul tetto della stazione di Sanremo vi erano arrotolati i cavi necessari per coprire il tratto, il motore a pistoni della stazione di San Romolo (serve qualora manchi l'energia elettrica) è il motore a 8 cilindri di un MAS (Isotta Fraschini), quello di Monte Bignone è il motore a pistoni di un vecchio elicottero. L'azionamento delle cabine è completamente a mano, azionato tramite un potenziometro e un freno a mano, gia negli anni '70 erano sistemi superati, l'elettronica iniziava a gestire gli impianti e azzerare possibili errori umani. Per chi non lo sapesse, i cavi portanti da 12,3Kg. al metro erano tenuti in trazione da grossi contrappesi posti nelle stazioni a valle e a monte erano fissati al un grosso cerchio in cemento (una specie di bitta) semplicemente con 5 giri e null'altro, la testa del cavo era lasciata libera. I freni di sicurezza sulle cabine erano azionati dalla velocità delle stesse, in caso di eccezionale velocità o rottura del cavo di traino essi scattavano, ma per annullarne l'intervento il manovratore doveva salire sulla cabina e avere la forza di un toro per vincere le forze che trattenevano il sistema. Una funivia del genere non avrebbe mai potuto andare avanti nell'era dell'elettronica e delle leghe leggere. A sapere queste cose forse, nessuno oggi salirebbe su qualcosa del genere, eppure fu per lungo tempo il primo impianto in Europa, quello con la campata più lunga senza piloni, campata che ancora oggi potrebbe essere punto di forza se solo Bignone fosse un attrazione. Oggi è più reale una piccola funicolare che collega il centro con l'ospedale civile, non certo con la spoglia antenna Rai di Monte Bignone. Forse meglio ua ovovia che collega Coldirodi e Poggio con il centro. L'obsoleta funivia è sicuramente un pezzo da museo (qualche museo ne ha già chieste alcune parti) e peccato che i vandali si siano già portati via il meglio lasciando in loco solo gli oggetti più pesanti e difficili da trasportare (all'Isotta Fraschini qualcuno ha asportato la testata). In ricordo di coloro che hanno lavorato nell'impianto e oggi non sono più con noi".
Lorenzo Taggiasco