TRANSNATIONAL MEETUP GROUP Message Board POLiTiCA transnazionale e italiana › 9/11 - Cosa è successo? What happened?

9/11 - Cosa è successo? What happened?

mariorossi.net
G.DAngelosante
Roma, RM
Post #: 1,321

Insider sulle Torri Gemelle

di Ferdinando Imposimato

Cia e Fbi conoscevano il giorno preciso dell'attacco alle Torri Gemelle. Nell'indagine sull'11 settembre la prudenza e' d'obbligo; occorre evitare di passare da una verita' intrisa di menzogne o da assenza di verita', a una verita' scarsamente dimostrata, specie quando la ricerca storica richiede anche l'aiuto della scienza per accertare la dinamica degli eventi riguardo al crollo delle tre torri e alla successione dei fatti dell'11 settembre. Ma occorre anche evitare l'errore opposto, quello di pretendere prove matematiche, assolute, granitiche, per dimostrare un fatto. La verita' storica non e' semplice, non e' schematica, e non e' sempre logica. Lo hanno dimostrato con grande acume i testimoni che abbiamo sentito in quattro giorni densi e fruttuosi a Toronto, in Canada, alla Ryerson University nei primi giorni di settembre 2011. Esistono verita' incredibli secondo la logica comune, ma non per questo meno reali. La verita' non e' facile, perche' la realta', la vita, gli uomini e i loro disegni non sono semplici. Non tenere conto della complessita' della vita puo' solo significare rifiuto della verita'.
Certo non possiamo contentarci delle opinioni o dei teoremi astratti. Ma non possiamo chiudere gli occhi di fronte a una verita' che contraddice e demolisce completamente quella ufficiale, che ci e' stata consegnata dalle autorita' statunitensi. La verita' emersa a Toronto si basa sulle audizioni (hearings) che si integrano perfettamente con le ricerche fatte da altri investigatori attraverso indagini giornalistiche o storiche, di cui pure bisogna tenere conto, in aggiunta a quelle importanti dei testimoni sentiti. Occorre mettere i fatti e le analisi dei testimoni in rapporto con altri avvenimenti storicamente provati, cercando di coglierme i nessi.
Le ricerche accurate di storici di ogni continente, che hanno raccolto dati obiettivi e veritieri, le dichiarazioni di testimoni diretti, le inchieste di coraggiosi giornalisti sui segnali ignorati e sul grave ed eloquente fenomeno dell'insider trading commesso alla vigilia dell'11 settembre, le relazioni di leali servitori della legge che segnalarono il pericolo incombente dell'attacco, i documenti acquisiti, hanno portato, se non alla certezza assoluta, ad una verita' molto probabile. Una verita' che consente di guardare oltre i depistaggi, i silenzi, le omerta' usati spesso per coprire la ragion di Stato, che e' ragione dell'antistato. In nome della pretesa ragion di Stato, sull'11 settembre si e' impedita la verita' storica.

LE PROVE
Dall'analisi delle transazioni finanziarie eseguite prima del 9 settembre 2001 si ricavano indicazioni in possesso della Cia e dell'Fbi sul momento preciso in cui sarebbe stato attuato l'attacco. Una dimostrazione scientifica dell'insider trading, negata dalla Commissione sull'11 settembre, viene dal professore americano Paul Zarembka, docente di economia politica all'Universita' di New York, testimone ed esperto al Toronto Hearings. Zarembka ha riferito alla giuria che subito dopo l'11 settembre molte pubblicazioni indicarono la probabilita' di “insider trading” commesso prima dell'attacco alle Torri, mettendo in evidenza le opzioni di acquisto che c'erano state delle azioni di United Airlines e American Airlines, le due linee dei quattro aerei usati quel giorno. L'insider trading e' un delitto che consiste nell'abuso di informazioni privilegiate ed e' punito con uno specifico decreto legge del 1998.
La Commissione del Congresso Usa sul disastro nego' di avere trovato alcuna prova dell'insider trading. Il giudizio negativo si basava su un'indagine della SEC, Commissione per la produzione e lo scambio. E su un'altra indagine dell'Fbi. Entrambe erano piene di menzogne spudorate. Il professor Zarembka scrisse (“The hidden History”, New York 2008) che nel 2001 e nel 2006, due diversi articoli pubblicati da giornali specializzati fornirono le prove, usando procedure econometriche, di alte probabilita' di insider trading con molte opzioni di acquisto delle azioni American Airlines e United Airlines.
Tre professori dell'Universita' di Zurigo giunsero ad analoghe conclusioni con dati molto piu' ampi. Quindi la Commissione sull'11 settembre disse bugie per coprire i responsabili. Basterebbe trovare gli autori dell'abuso per risalire a coloro che sapevano dell'attacco. E questo si poteva e si doveva fare. Con una perizia tecnica contabile affidata ad esperti imparziali e capaci. Il coraggioso giornalista statunitense Michael Ruppert fu colui che per primo indago' sull'insider e accerto' che tre giorni lavorativi prima dell'11 settembre 2001 le azioni della United Airlines furono vendute allo scoperto in gran quantita' da investitori sconosciuti (Ruppert, “The wilderness publications”, 9 ottobre 2001).
Secondo il San Francisco Chronicle gli investitori dovevano incassare 2 milioni e mezzo di dollari di profitti realizzati dalla vendita, prima dell'attacco, delle azioni (Nafeez Mosadeqq Ahmed, “Guerra alla verita'”, editore Fazi). Era evidente che gli anonimi investitori fossero a conoscenza degli attacchi. Ma oltre a quelle della United, vi furono anche le transazioni di azioni dell'American Airlines, l'altra compagnia usata dai terroristi. Non solo, ci furono anche le vendite delle azioni di altre societa' che avevano la sede al World Trade Center.
L'Istituto israeliano “Herziliyah” scrisse che tra il 6 e il 7 settembre (giovedi' e venerdi' prima dell'attacco), furono acquistate 4.744 opzioni su United Airlines, di cui almeno 4000 vennero comprate da persone che conoscevano in anticipo gli attacchi, guadagnando quasi 5 milioni di dollari. Il 10 settembre, lunedi', furono acquistate alla borsa di Chicago 4516 opzioni American Airlines, con un profitto di 4 milioni di dollari. Anche la Merryl Lynch, con sede vicino alle Twin Towers, fece registrare l'acquisto di 12.215 opzioni nei 4 giorni lavorativi prima dell'attacco. Con un profitto di 5 milioni e mezzo di dollari.
Ernest Welteke, presidente della Banca Centrale tedesca, disse che certamente c'era un gruppo di speculatori che sapeva dell'attacco (New York Times, 28 settembre 2001). Il Time di Londra del 18 settembre 2001 fece analoga considerazione.
Secondo Michael Ruppert, ex agente della Squadra antidroga di Los Angeles, «la Cia non smenti' ma confermo' di avere usato il software Promis per controllare la compravendita delle azioni in tutto il mondo». Il giornalista Tom Flocco riferi' che Tom Crispell, portavoce della Cia, nego' che la Cia stesse controllando gli scambi. Ruppert replico' che «Cia, Mossad e altre agenzie di intelligence tengono sotto controllo il mercato azionario in tempo reale utilizzando Promis, e cio' per avvisare i servizi nazionali in caso di attacchi del genere». E aggiunse che «il controllo della Cia sulle transazioni finanziarie e' una delle funzioni primarie dell'intelligence americana, in virtu' degli stretti legami con Wall street, al punto che il vice presidente della Borsa di New York e' un consigliere generale della Cia in pensione e ha ricevuto l'incarico di seguire tutti i mercati finanziari del mondo, cercando transazioni anomale, insider trading, speculazioni e azioni di terrorismo».

segue...
mariorossi.net
G.DAngelosante
Roma, RM
Post #: 1,322
...segue

Secondo Ruppert, la prova che stava per avvenire un attacco erano gli scambi stessi e la vendita allo scoperto di azioni American Airlines, United Airlines, Merryl Lynch e Morgan Stanley. A colpire Ruppert fu il fatto che il ribasso riguardava quasi completamente le due linee aeree.
Il giornalista Kyle Hence, fondatore dell'Osservatore sull'11 settembre di Washington, dice: «I documenti ritrovati a Ground zero e le osservazioni di persone competenti dicono una cosa spaventosa. Ancora piu' spaventosi i motivi per cui le autorita' hanno fermato il tentativo di identificare e perseguire i responsabili e neutralizzare la rete finanziaria che ha agevolato il piu' ignobile dei crimini».
Il presidente Welteke, alla fine di settembre 2001, disse che uno studio della Banca centrale tedesca indicava chiaramente l'esistenza di un insider trading legato al terrorismo, non solo per le linee aeree e le compagnie di assicurazione, ma anche per il petrolio.
In base ai dati in loro possesso, la Cia e l'Fbi avrebbero potuto e dovuto, gia' dal venerdi' 7 settembre, render noto che la due compagine aeree, oltre allo stesso World Trade Center, erano obiettivi potenziali del terrorismo. Ma non fecero nulla (Usa to day, ottobre 2001).

LE OPZIONI DI BUSSY
La cosa sconvolgente e' che «la Cia avrebbe effettuato contrattazioni relative alle azioni via Promis prima degli attacchi dell'11 settembre». Lo ha rivelato a Tom Flocco il portavoce del dipartimento del Tesoro Robert Nichols: «Questo e' un tema che attiene al conflitto di interessi». L'Indipendent di Londra, il 10 ottobre, scrisse: «Con imbarazzo degli investigatori e' emerso che la societa' che ha acquistato molte opzioni di vendita della United Airlines e' stata diretta fino al 1998 da Bussy Krongard, ora direttore esecutivo della Cia». Krongard entro' nella Cia nel 1998 come consigliere del direttore George Tenet. Poi nel marzo 2001 Krongard venne promosso direttore esecutivo dal presidente George W. Bush. Significativamente il portavoce della Cia si e' astenuto dal commentare, quando il giornalista Flocco gli ha chiesto se il dipartimento del Tesoro o l'Fbi avessero interrogato Krongard in merito ai controlli sui mercati finanziari svolti dalla Cia mediante Promis.
Un'altra persona che tento' di vendere le azioni per 300.000 dollari il 10 settembre 2001, senza riuscirci, fu il consulente finanziario Amir Ibrahim Elgindy. Cio' fece sulla base delle “informazioni governative riservate” reperite grazie a rapporti privilegiati con agenti dell'Fbi che sapevano dell'attacco dell'11 settembre.
Il Wall Street Journal riferi' che fenomeni di insider si verificarono con la approvazione del Governo americano: e scrisse che alle indagini in corso da parte della Security and Exchange Commission si affianco' l'Fbi. L'inchiesta riguardava una transazione di 5 miliardi di dollari. Senonche' le indagini abortirono, secondo il San Francisco Chronicle. In seguito, stando alla ricostruzione del Los Angels Times del 18 ottobre 2001, Denis Lornel tento' di sminuire il significato di questa transazione, di fronte a un comitato del congresso.
Ed e' grave che non siano stati identificati gli investitori occulti, autori dell'insider. Essi, se sono funzionari della pubblica amministrazione (Cia, Fbi o altri servizi) devono rispondere non solo di questo grave reato, ma anche di partecipazione alla strage dell'11 settembre. Quid Juris? A questo punto occorre una riflessione sulle responsabilita'. Quella dell'insider trading e' una prova forte del fatto che molti dell'Amministrazione a stelle e strisce sapevano dell'attacco e della data. Anzitutto i mandanti dell'insider, cioe' quelli che si servirono di prestanome per lucrare guadagni sul sangue di tremila morti. I mandanti occulti potrebbero essere individuati agevolmente dall'Fbi, ma non si vuole farlo. E questo offende migliaia di vittime in attesa di giustizia.
E' bene ribadire che secondo le norme vigenti in tutti gli ordinamenti giuridici, esiste l'obbligo degli agenti di polizia o dei servizi segreti, se informati del pericolo, di prevenire e contrastare il delitto, prima durante e dopo che sia commesso. Lo si deduce anche dal codice penale Usa, secondo cui «risponde del delitto, come l'autore principale, anche chi causa il delitto». Ora, se l'autore dell'insider e' un privato, non ha l'obbligo di impedire l'evento. Ma se e' un agente dei servizi, ha questo obbligo giuridico, oltre che morale. Appare dunque grave che non si faccia tutto il possibile per individuare gli infedeli servitori dello Stato, che hanno, con il loro comportamento omissivo, causato migliaia di morti, consentendo una vergognosa speculazione su quei cadaveri. Essi sono colpevoli piu' dei terroristi, perche' hanno tradito la fiducia dello Stato e della popolazione.
Esiste una base scientifica fondata sull'analisi del professor Zarembka e su altre prove. Dobbiamo percio' chiedere alla Corte penale internazionale una perizia tecnico contabile che confermi o meno l'insider trading e stabilisca chi sia stato a fornire - dall'interno dell'Amministrazione o da altra fonte - le notizie circa l'imminente crollo delle azioni di American e di United Airlines, sulla base delle investigazioni e dei dati gia' acquisiti da Zarembka, da Rupert e da altri soggetti.

Ferdinando Imposimato

www.lavocedellevoci.it­

mariorossi.net
G.DAngelosante
Roma, RM
Post #: 1,328
Giulietto Chiesa, Mike Gravel e Ferdinando Imposimato sull'11 settembre


mariorossi.net
G.DAngelosante
Roma, RM
Post #: 1,331

Zero - Inchiesta sull' 11 Settembre

Tutto il docu-film: 1:44:29

mariorossi.net
G.DAngelosante
Roma, RM
Post #: 1,335
11 settembre, la BBC alla sbarra

Questo post è di stretta attualità e concerne un evento che si svolge oggi lunedì 25 febbraio, in pratica mentre scrivo questo post per il Fatto. Ci riguarda, perché potrebbe essere ripetuto in Italia, come vedremo tra qualche riga. Protagonista il regista Tony Rooke, che, essendosi molto adirato per le gravi scorrettezze giornalistiche compiute dalla BBC in occasione del decimo anniversario dell’11 Settembre 2001 (con ben due documentari tendenziosamente impegnati a ridicolizzare i critici della versione ufficiale), annunciò pubblicamente che non avrebbe più pagato quello che noi, in Italia, chiamiamo il “canone” (che, in altra forma, si paga anche in Inghilterra).

In Inghilterra la giustizia funziona ancora e Tony Rooke venne rapidamente chiamato in giudizio per evasione del canone. Ma il nostro uomo passò al contrattacco. Basandosi sulle leggi in vigore ( in particolare le Sezione 15 del UK Terrorism Act 2000, Articolo 3, la quale stabilisce che è illegale finanziare attività che possono essere ragionevolmente sospettate di favorire attività terroristiche), accusò la BBC di avere nascosto la verità e di aver cercato di screditare coloro che cercano di rivelarla al pubblico. In tal modo facendosi potenzialmente complice di terroristi coinvolti in quel tragico evento e non ancora identificati e portati in giudizio.

Un’offensiva giudiziaria assai ben organizzata, che è stata accompagnata da una massiccia campagna di protesta contro la BBC, accusata di violare sistematicamente, proprio in tema di 11 settembre, tutte le norme della correttezza giornalistica, dell’accuratezza e imparzialità delle informazioni fornite al pubblico (non vi pare che le stesse cose si possano applicare perfettamente al comportamento delle tre reti RAI?). Centinaia di lettere hanno tempestato l’illustre istituzione informativa britannica. In aggiunta Tony Rooke ha esibito una ricca documentazione, fornitagli da due eminenti fonti internazionali, quella del professor Niels Harrit, dell’Università di Copenhagen, e quella di Richard Cage, architetto che è a capo di un’associazione (Architects &Engeneers for 9/11 Truth), con più di 1200 membri.

In particolare Niels Harrit è testimone prezioso per due motivi. Il primo è che egli ha guidato un team di ricerca che portò alla individuazione di residui di nanotermite nelle polveri del WTC, che portano la prova di una demolizione controllata degli edifici (scientific journal), sia anche perché la BBC applicò gli stessi metodi di aggressione e distorsione dei fatti e delle sue stesse dichiarazioni intervistandolo in altra occasione (documentary with BBC). Harrit ebbe tuttavia l’accortezza di registrare sia l’intervista originale, sia la conversazione con l’inviato, prima e dopo l’intervista, dalla quale emerge con tutta evidenza la scorrettezza del comportamento dell’intervistatore e la sua ostilità e partigianeria.

Il magistrato, raccolta la documentazione, ha accettato l’istanza di Tony Rooke e ha concesso un’udienza di tre ore, per ascoltare il team difensivo del regista. Il che non lascia dubbi sulla portata del giudizio che dovrà essere pronunciato, e sulle sue conseguenze, anche internazionali. Tra gli esperti che compaiono in udienza lunedì 25 febbraio sono infatti previsti, ad esempio Tony Farrell, ex analista dei servizi segreti britannici, licenziato per avere prodotto un’analisi dettagliata degli attentati terroristici a Londra, il 7/7 2005, dalla quale è emerso che si trattò di un insider job in cui furono coinvolti i servizi segreti britannico e statunitense. Un altro testimone è Ray Savage, anche lui ex agente dei servizi segreti britannici. Hanno inviato testimonianze scritte, oltre a Richard Gage anche Dwain Deets ex direttore dei progetti aerospaziali della NASA, Erik Lawyer, fondatore dell’Associazione dei Pompieri per la verità sull’11 settembre, e Jake Jacobs, pilota veterano della US Airline.

Tutto ciò mi pare assai istruttivo e interessante. Ma vorrei aggiungere altre due considerazioni. Una lunga e l’altra breve. La prima è che Tony Rooke ha avvertito e pregato i suoi sostenitori, coloro che andranno davanti al tribunale a dargli manforte, di non parlare con la stampa mainstream. Non c’è da fidarsi dei giornalisti, in Inghilterra come in Italia (Grillo docet). E non si può davvero dargli torto. “Troppo tardi” è mostrare ora interesse dopo una tale mostruosa serie di inganni e di silenzi. “Guerre illegali – scrivono gli avvocati del suo team – sono state fatte e continuano a farsi sulla base di quel tragico giorno. Le libertà civili sono state cancellate insieme a innumerevoli vite di soldati, civili, bambini. Aperture che mostrano oggi un ‘amichevole interesse0 non sono credibili. Questo processo si svolge proprio a causa dell’indifferenza del media mainstream, dell’ostilità e del discredito che i media hanno riversato contro coloro che ricercavano la verità sull’11/9, il tutto associato a un grande silenzio di fronte alla soverchiante evidenza che demoliva la versione ufficiale. L’informazione mainstream dev’essere trattata con il sospetto e la disapprovazione che merita”.

Una dichiarazione che si attaglia perfettamente al mainstream media italiano, senza eccezione alcuna, giornali, televisioni e radio.

La seconda considerazione è più ottimistica. Siamo di fronte alla prova che la ricerca della verità è ancora in corso e non demorde. Negli Stati Uniti e in Europa migliaia di persone ancora insistono, a undici anni di distanza, per ricomporre il puzzle della verità. E la battaglia contro i falsificatori, è la stessa battaglia contro coloro che l’atto terroristico idearono e eseguirono.

Per quanto mi riguarda sto dalla loro parte, anzi mi considero parte integrante di quella lotta. Perché fino a che non sarà fatta luce sugli eventi dell’11 settembre 2001, nessuno di noi sarà al sicuro.
Vi informerò sulle decisioni del tribunale di Horsham (di cui, ovviamente, nessun giornale italiano parlerà).

www.ilfattoquotidiano.it­

Vedi anche:
www.luogocomune.net­
mariorossi.net
G.DAngelosante
Roma, RM
Post #: 1,342
BREAKING NEWS – Un cittadino brittanico vince la causa contro la BBC per ragioni di falsa informazione riguardo 11 settembre 2001

Una notizia che annuncia un grande cambiamento.

Tony Rooke ha rifiutato di pagare un canone TV perché la BBC ha intenzionalmente travisato i fatti sui attacchi dell’11 / 9.

E ‘ampiamente noto che la BBC ha riferito il crollo dell’Edificio 7 del World Trade Center 20 minuti prima che si è verificato. WTC 7 era un grattacielo di 47 piani che non fu colpito da un aereo il 9/11, ma crollato a velocità di caduta libera appena il giorno dopo.

Così, ha dichiarato Rooke, la BBC doveva aver avuto conoscenza del attacco terroristico prima che accadesse che li rende complici del attacco.

Ha presentato il filmato della BBC al giudice insieme a un gran numero di altri elementi di prova, e il giudice ha convenuto che Rooke aveva giusta e ragionevole causa per protestare.

Rooke è stato trovato non colpevole e non è stato multato per mancato pagamento del canone di concessione.

Di seguito la trasmissione in cui la BBC ha annunciato il crollo del WTC 7 mentre era ancora in piedi dietro il giornalista.




http://www.activistpost.com/2013/04/uk-man-wins-court-victory-over-bbc-for.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+ActivistPost+%28Activist+Post%29­


Questa sentenza è un fortissimo precedente che sta aprendo un spiraglio verso la divulgazione ufficiale di verità di quel evento che ha avuto conseguenze in tutto il mondo. Le vittime di quel evento non sono sollo quelle morte quel giorno ma anche tutti quelli morti, feriti e limitati nelle libertà dopo quel evento. La verità non riguarda solo scoperta di veri attori del attacco terroristico,ne solo il vero svolgimento del attacco ma anche le vere ragioni per quale è stato eseguito.

Questa notizia è solo una di un lungo elenco che stano uscendo in ultimi tempi e si incastra perfettamente nella costruzione di una vera immagine di quelli che credevamo difensori di democrazia.

Qui ed adesso possiamo dichiarare la caduta del vello oscuro ed apertura di una vista chiara che ci sta portando verso creazione di un mondo molto diverso da quello conosciuto fin adesso.

Tanja

Segui AGGIORNAMENTI
mariorossi.net
G.DAngelosante
Roma, RM
Post #: 1,344
Torture e 11 settembre 2001: stretta interconnesione

Sono lieto di annunciare, con largo anticipo che, a cominciare dal prossimo settembre, dodicesimo anniversario dell’attentato terroristico dell’11/9, partirà su scala mondiale una campagna di sensibilizzazione promossa da ben 12 organizzazioni, in maggioranza statunitensi. E’ utile darne l’elenco per fare in modo che tutti coloro che vogliono possano verificare la solidità del loro lavoro.

L’iniziativa è partita da Architect & Engineers for 9/11 Truth è ha trovato l’appoggio di altri 11 raggruppamenti. Eccoli:

1. 9/11 Truth and Justice Canada
2. NYC CAN
3. Occupy 9/11
4. The Greater Boston Alliance for 9/11 Truth and Justice
5. Citizens for an Informed Community
6. The 9/11 Consensus Panel
7. Citizens Aware and Asking
8. 9/11 Blogger
9. 9/11 Journey for Truth
10. Over a hundred local 9/11 truth groups
11. The Thrive Movement

Chi scrive è parte di questa azione in qualità di membro – come sanno i lettori di questo blog – del 9/11 Consensus Panel.

L’azione, denominata Operation Tip the Planet (OTP) si concretizzerà nella produzione di un unico messaggio, che apparirà simultaneamente in centinaia di città, in tutte le lingue più diffuse, riprodotta in manifesti, volantini, insegne pubblicitarie, adesivi, t-shirt e, ovviamente, in decine di migliaia di siti internet, di blog, di conferenze pubbliche, di proiezioni cinematografiche.

Questa informazione è un primo invito a aderire e a cominciare a pensare come far diventare questo un evento tale da scuotere l’opinione pubblica internazionale su una questione che resta ancora sconosciuta alla grande massa dei pubblici di tutto il pianeta. Chi vuole saperne di più e seguire i lavori preparatori (in particolare è in corso una larga discussione che dovrà giungere alla definizione del testo finale del messaggio) potrà farlo attraverso il sito AE911Truth.org. Colgo l’occasione per informare che gli architetti e ingegneri di tutto il mondo, che sono giunti alla conclusione che la versione ufficiale sull’11/9 è un falso, sono ormai diventati 1908 al momento in cui scrivo.

Questa campagna ha trovato alimento in decine di nuove circostanze e scoperte, di cui parlerò dettagliatamente tra qualche giorno, esponendo i risultati delle ultime sessioni del 9/11 Consensus Panel. Ma la prima di esse è stata la pubblicazione del cruciale rapporto di una commissione parlamentare americana di 11 membri, denominata “Constitution Project” che, attraverso 16 mesi di lavoro e 557 pagine, è giunta alla conclusione che, negli anni che sono trascorsi dall’11 settembre 2001, “è fuori discussione il fatto che gli Stati Uniti sono stati impegnati in pratiche di tortura” e che i più alti funzionari della nazione portano la responsabilità di questi fatti”. Le virgolette sono opera dell’autore di un articolo del New York Times, Scott Shane. L’articolo è stato pubblicato nella prima pagina del giorno 16 aprile, immediatamente precedente l’attentato terroristico di Boston. E, anche per questa ragione, è rimasto largamente soverchiato dalle drammatiche notizie che si sono succedute nelle settimane successive.

Che c’entra questa notizia con l’11 settembre 2001? C’entra, e molto, perché – come ben scrive Shane – il Constitution Project fu istituito come risposta alla decisione del Presidente Obama, nel 2009, di non sostenere la richiesta del senatore Patrick Leahy, democratico del Vermont, di investigare sul contenuto dei programmi antiterrorismo delle varie agenzie americane. Rifiuto che faceva il paio con il mantenimento della segretezza più assoluta attorno a un altro rapporto senatoriale sui sistemi d’interrogatorio che furono usati per far parlare i prigionieri catturati come terroristi. E’ ormai largamente noto, e perfino ufficialmente riconosciuto, che alcune delle “confessioni” dei presunti organizzatori dell’attentato alle Twin Towers e al Pentagono, vennero estorte con la selvaggia applicazione del waterboarding, in specie nei confronti di Khaled Sheikh Mohammed. Quelle confessioni, il cui valore legale è nullo anche negli Stati Uniti, furono alla base delle conclusioni (dunque invalide ab ovo) del famigerato rapporto della “9/11 Commission Report.”

La motivazione del rifiuto di Barack Obama fu – continua Shane – che egli voleva “guardare avanti e non indietro”. Detto in altri termini, Obama coprì il suo predecessore in tutti i modi possibili. Un vero continuatore e seguace del “torturatore in capo”. Dunque nulla di ciò che è stato ufficialmente rivelato ha alcuna base legale e la tortura è servita solo a truccare le carte ancora più clamorosamente.

E a certificare tutto ciò c’è ora il lavoro ufficiale di una commissione americana, non di qualche gruppo isolato di presunti “complottisti”. Commissione del tutto bipartisan essendo co-presieduta da due ex membri del Congresso con ampia esperienza in partecipazione a cariche amministrative nel governo, come Asa Hutchinson (Repubblicano) e James R. Jones (Democratico), che hanno prodotto “il più ambizioso tentativo indipendente di valutare i programmi di detenzione e interrogazione americani”. E, si tenga conto, questo lavoro non ha potuto esaminare un rapporto di oltre 6000 pagine del Comitato senatoriale per l’intelligence, basato sui documenti originali della CIA. Non ha potuto perché Obama lo ha coperto con il segreto di Stato.

Dunque il “caso torture” e il “caso 11 settembre” sono interdipendenti e restano aperti più che mai. Anche perché i terroristi con passaporto americano e i torturatori sono, se non parenti stretti, sicuramente amici gli uni degli altri. E i primi sono ancora al potere negli Stati Uniti d’America, ovvero abbastanza forti da poterne condizionare gli atti.

di Giulietto Chiesa
mariorossi.net
G.DAngelosante
Roma, RM
Post #: 1,350
11 Settembre 2001: Inside job o Mossad job?

Laurent GuyenotVoltairenet

Il ruolo d’Israele negli eventi dell’11 settembre 2001, che hanno determinato il XXI.mo secolo, è oggetto di aspre polemiche, o piuttosto di un vero tabù, anche nel “movimento per la verità sull’11 settembre” (9/11 Truth Movement), ignorando l’autore che ne ha suscitato lo scandalo: Thierry Meyssan. La maggior parte dei gruppi militanti, mobilitatisi sotto lo slogan “l’11/9 è stato un lavoro interno” resta scettica di fronte alle prove che accusano i servizi segreti dello Stato ebraico. Laurent Guyenot fa il punto su dati incontestabili ma sconosciuti, e analizza il meccanismo della negazione.

Mentre il ruolo d’Israele nella destabilizzazione mondaile dopo l’11 settembre diventa sempre più evidente, l’idea che una fazione di Likudnik, aiutata dai suoi alleati infiltrati nell’apparato statale statunitense, sia responsabile dell’operazione false flag dell’11 settembre è sempre più difficile da respingere, e alcuni personaggi hanno avuto il coraggio di dichiararlo pubblicamente. Francesco Cossiga, presidente dell’Italia tra il 1985 e il 1992, dichiarò il 30 novembre 2007 al Corriere della Sera: “Ci fanno credere che bin Ladin abbia confessato l’attacco dell’11 settembre 2001 alle due torri di New York, in realtà gli Stati Uniti e i servizi segreti europei sanno bene che questo disastroso attentato fu pianificato e realizzato dalla CIA e dal Mossad, al fine d’incolpare i Paesi arabi del terrorismo e quindi poter attaccare l’Iraq e l’Afghanistan [1].” Alan Sabrosky, ex professore dell’US Army War College e dell’US Military Academy, non ha esitato a proclamare la propria convinzione che l’11 settembre sia un’”operazione tipicamente orchestrata dal Mossad” eseguita con complicità nel governo degli Stati Uniti. Le sue idee vengono riprese con forza da alcuni siti dei veterani dell’US Army, disgustati dalle guerre ignobili che gli hanno fatto combattere in nome dell’11 settembre o in nome delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein [2].
Gli argomenti a favore dell’ipotesi Mossad non si basano solo sulla reputazione del servizio segreto più potente del mondo. Un rapporto dell’US Army School for Advanced Military Studies (citato dal Washington Times, alla vigilia dell’11 settembre), lo descrive “Sornione, spietato e scaltro. In grado di effettuare un attentato contro le forze americane e di camuffarlo da attentato commesso dai palestinesi/arabi [3].” Il coinvolgimento del Mossad, associato ad altre unità d’elite israeliane, è reso evidente da un certo numero di fatti poco noti.

Gli israeliani danzanti
Si sa, per esempio, che le sole persone arrestate quello stesso giorno, in relazione agli attentati terroristici dell’11 settembre, sono israeliane? [4]. L’informazione fu diffusa il giorno dopo dal giornalista Paulo Lima su The Record, quotidiano della contea di Bergen del New Jersey, seguendo fonti della polizia. Subito dopo il primo impatto sulla torre Nord, tre individui furono visti da diversi testimoni sul tetto di un furgone parcheggiato al Liberty State Park di Jersey City, “esultando”, “saltando di gioia” e fotografandosi con le torri gemelle sullo sfondo. In seguito si spostarono con il loro furgone in un altro parcheggio di Jersey City, dove altri testimoni li videro dedicarsi alle medesime ostentate esultazioni. La polizia emise immediatamente un’allerta BOLO (be-on-the-look-out): “Veicolo possibilmente correlato all’attentato terroristico a New York. Un furgone Chevrolet 2000 bianco con targa del New Jersey e la scritta ‘Urban Moving Systems’ sul retro, è stato visto al Liberty State Park, Jersey City, NJ, al momento del primo impatto dell’aereo di linea sul WTC. Tre individui nel furgone sono stati visti esultare dopo il primo impatto e la conseguente esplosione [5]“. Il furgone venne fermato dalla polizia poche ore dopo, con a bordo cinque giovani israeliani: Sivan e Paul Kurzberg, Yaron Shmuel, Oded Ellner e Omer Marmari. Costretti con la forza ad uscire dal veicolo e stesi a terra, l’autista Sivan Kurzberg disse questa strana frase: “Siamo israeliani. Non siamo noi il vostro problema. I vostri problemi sono i nostri problemi. I palestinesi sono il problema [6].” Le fonti della polizia che informarono Paulo Lima, erano convinte del coinvolgimento degli israeliani negli attentati di quella mattina: “C’erano mappe della città nel furgone, con certi punti evidenziati. Si potrebbe dire che fossero al corrente [...] sapessero cosa sarebbe successo quando erano al Liberty State Park [7].” Gli abbiamo anche trovato passaporti di varie nazionalità, quasi 6000 dollari in contanti e biglietti aerei in bianco per l’estero. I fratelli Kurzberg furono formalmente identificati quali agenti del Mossad. I cinque israeliani lavoravano ufficialmente per una società di traslochi denominata Urban Moving Systems, i cui dipendenti erano soprattutto israeliani. “Piangevo, questi tizi ridevano e ciò mi turbava” [8], rivelò al Record uno dei pochi impiegati non israeliani. Il 14 settembre, dopo aver ricevuto la visita della polizia, l’imprenditore Dominik Otto Suter (il proprietario dell”Urban Moving System‘) lasciò il Paese per Tel Aviv.
Le informazioni divulgate dal Record, confermate dal rapporto della polizia, furono riprese da siti d’indagine come Wayne Madsen Report (14 settembre 2005) e Counterpunch (7 febbraio 2007). Inoltre furono anche riprese da alcuni grandi media, ma in modo da minimizzarne la portata: il New York Times (21 novembre 2001) omise di menzionare la nazionalità degli individui, proprio come Fox News e l’Associated Press. The Washington Post (23 novembre 2001), disse che erano israeliani, ma passò sotto silenzio la loro apparente preveggenza degli eventi di quel giorno.


continua...
aurorasito.wordpress.com­
mariorossi.net
G.DAngelosante
Roma, RM
Post #: 1,354
Zero Inchiesta sull'11 settembre - video completo


I terribili attentati del World Trade Center e di Washington non solo hanno mandato in frantumi gran parte delle certezze occidentali e stravolto - forse per sempre - gli equilibri politico-militari del mondo contemporaneo, ma hanno anche diviso in due, come mai era successo prima, l-opinione pubblica.
In tutto il mondo uomini politici, intellettuali e gente comune si sono ritrovati a interrogarsi su una stessa domanda: che cosa è veramente successo l'11 settembre 2001?
Non c'è più nulla da sapere, non c'è nulla da aggiungere a quanto è stato ricostruito dalle inchieste ufficiali, oppure - come qualche tempo dopo gli attentati si è cominciato a sostenere - non è assolutamente possibile che le cose siano andate come sono state raccontate?

www.internetbookshop.it­
mariorossi.net
G.DAngelosante
Roma, RM
Post #: 1,361



Powered by mvnForum

Our Sponsors

Sign up

Meetup members, Log in

By clicking "Sign up" or "Sign up using Facebook", you confirm that you accept our Terms of Service & Privacy Policy