| Bernabe' Simone | |
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Tratto da "Grandi Opere" Arianna Editrice 2008
Una seria e virtuosa politica di gestione dei rifiuti non può prescindere da una riduzione alla fonte del volume degli stessi e da un cambiamento radicale d’impostazione della produzione industriale. Nonostante fino ad oggi nel nostro paese non sia stato fatto nulla in questo senso, il ricorso all’incenerimento dei rifiuti potrebbe comunque essere evitato fin da subito attraverso un’applicazione sistematica della raccolta differenziata e opportune pratiche di riciclaggio. Il Trattamento Meccanico Biologico (TMB) abbinato ad un’efficace raccolta differenziata porta a porta è in grado di rappresentare un’alternativa alla pratica dell’incenerimento, estremamente più vantaggiosa sotto ogni punto di vista che si voglia prendere in considerazione. Nel mondo esistono già 15 moderni impianti TMB ed altri 20 sono in fase di costruzione. I più avanzati sono quello di Sidney in Australia che è attivo dal 2004, quello di Amiens in Francia, Munster e Bassum in Germania e Vagron nei Paesi Bassi.... Il TMB è in sostanza un’evoluzione maggiormente performante della vecchia pratica del compostaggio, all’interno di impianti in grado di coniugare le più raffinate tecniche di separazione meccanica con il trattamento della parte organica dei rifiuti. Se utilizzato a valle di una buona raccolta differenziata che raggiunga il 60% del volume complessivo dei rifiuti, un moderno impianto TMB nel quale venga conferito il restante 40% è in grado di recuperare circa il 70% del materiale in ingresso, utilizzando sistemi di separazione meccanica sofisticati e ampiamente disponibili sul mercato, estraendo frazioni riciclabili di vetro, plastiche dense, alluminio, acciaio, carta, cartone e pellicole di plastica. La frazione organica viene invece avviata ad un trattamento anaerobico – aerobico ed il biogas prodotto durante questa fase viene sottoposto a recupero energetico, permettendo di alimentare l’impianto stesso che sarà in questo modo energeticamente autosufficiente. Eventuali eccedenze di energia possono inoltre venire cedute a terzi. La quantità finale di materiale da conferire in discarica sarà circa il 15% del volume complessivo dei rifiuti, mentre nel caso dell’incenerimento che prescinde per forza di cose dalla raccolta differenziata (che priverebbe i megainceneritori dei materiali maggiormente calorifici) il 30% della massa dei rifiuti inceneriti si trasforma in ceneri che devono essere smaltite. Il materiale derivante dal TMB sarebbe formato da inerti e composti organici stabilizzati con scarsissima potenzialità di percolazione ed emissione di odori molesti, con una potenzialità inquinante ridotta del 90% rispetto a quella del materiale in entrata, che potrebbero essere smaltiti in discariche per inerti o addirittura riutilizzati. Le ceneri derivanti dagli inceneritori sono invece rifiuti tossici che necessitano di essere smaltiti in discariche per rifiuti speciali di tipo B1. Le emissioni di anidride carbonica e gas serra di un impianto TMB sono notevolmente inferiori rispetto a quelle di un inceneritore e il trattamento meccanico biologico a differenza dell’incenerimento non introduce sostanze tossiche nell’ambiente circostante. Il costo di realizzazione di un impianto TMB ammonta a circa ¼ della cifra necessaria per realizzare un piccolo inceneritore, si tratta di un impianto meno complesso e di più veloce costruzione e la sua dislocazione sul territorio non rischia di creare problemi di ordine sociale in virtù del suo scarsissimo impatto ambientale. In Italia fino ad oggi il trattamento meccanico biologico è applicato su rifiuti scarsamente o per nulla differenziati e viene usato quasi esclusivamente per la produzione di Combustibile derivato da Rifiuti (CdR) e Frazione Organica Stabilizzata (Fos). Il CdR che potrebbe essere oggetto di successive selezioni finalizzate al recupero viene invece bruciato perpetrando uno sperpero di risorse ed energia, in quanto costituisce la materia prima per i megainceneritori. La Fos pur essendo definita materiale da utilizzare per il ripristino ambientale non è un compost di qualità in quanto costituita da notevoli quantità d’impurità derivanti dalle altre tipologie di rifiuto e viene generalmente utilizzata nel ripristino ambientale di cave, giardini, discariche, parchi e scarpate ma non può essere impiegata per usi agricoli. Eliminando il ricorso all’incenerimento ed incrementando al massimo la raccolta differenziata, anche attraverso opportuni incentivi economici, si potrebbe in breve tempo costruire un circolo virtuoso che per mezzo della costruzione di moderni impianti di TMB e della ristrutturazione di quelli attualmente usati per la produzione di CdR e Fos riesca a riciclare la stragrande maggioranza dei rifiuti, conferendo in discarica solamente una piccola parte di essi (fino a meno del 10%), oltretutto sotto forma di materiali inerti e scarsamente inquinanti. Il tutto con un costo enormemente inferiore rispetto a quello dei megainceneritori e senza avvelenare l’aria ed il suolo, con enormi benefici per l’ambiente e la salute delle persone e degli animali. Paradossalmente proprio la minore movimentazione di denaro connessa ad un sistema di questo genere lo rende scarsamente attraente per i grandi potentati economico/finanziari che prediligono opere faraoniche come i megainceneritori che permettano loro di gestire finanziamenti miliardari a proprio uso e consumo. di Marco Cedolin |
| Carlo Reggiani | |
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Dopo la nostra interrogazione sulla situazione del porta a porta a Villafranca presentata lo scorso 2 agosto (“Qual è la situazione della raccolta differenziata dei Rifiuti e quali interventi s’intendono prendere per ridurli e migliorar e il servizio?”) e successiva piccata replica dell'assessore Adami sulle pagine de L'Arena, riprendiamo i lavori autunnali con una nuova interrogazione presentata oggi per aiutare la discussione nel prossimo consiglio comunale sulla Notte Bianca.
Sabato sera/notte 4 settembre 2010 Villafranca sara' invasa da 60.000 persone, attirate dalle mirabolanti attrazioni di una paesotto di provincia che si vanta del titolo di citta' senza riuscire a meritarselo. Gli abitanti del centro si preparano all'esilio forzato, gia' pregustando un ritorno costellato dalle bottiglie di birre (intere e rote) lasciate su balconi delle finestre e marciapiedi (abbiamo raccolto testimonianze anche oggi del post concerto dei Ramstain), per non parlare di deiezioni varie. Tutte esperienze ben stampante nella memoria nell'ultima kermess che ha visto Villafranca protagonista quest'estate. Non facciamo certo i moralisti: ci piacciono feste, concerti e baldoria, ma utilizzare la citta' in questo modo non capiamo proprio dove ci porti. Di sicuro abbiamo capito (ce lo ha spiegato il sindaco in un mitologico suo intervento durante un consiglio comunale) che "Villafranca e' diversa, non si puo' fare la gestione porta a porta dei rifiuti, con i sacchetti per strada di notte!". E no, in effetti a Villafranca di notte o si fa festa o si dorme per strada. Grazie per la lezione, sindaco. Ovviamente rimaniamo in attesa di risposte alle nostre interrogazioni. Carlo PS: l'interrogazione presentata oggi chiede a sindaco e assessore di introdurre l'obbligo di utilizzo di stoviglie usa e getta biodegradabili e di conoscere chi paga i costi di smaltimento dei rifiuti prodotte da queste 60.000 persone festanti in arrivo sabato notte. |
| Carlo Reggiani | |
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Importante novita': le plastiche riciclate post-consumo sono state equiparate alle plastiche prime-secondarie all'origine!
Il modello Vedelago diventa ancora piu' vincente! Voglio vedere come fanno a giustificare gli inceneritori adesso!
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| Bernabe' Simone | |
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VILLAFRANCA. Enti e associazioni contro la ditta Rope che gestisce il sito per i rifiuti bloccato dal verdetto di Venezia
Causa per la discarica a Caluri Atti a Roma per la sentenza Udienza al Consiglio di Stato il 16 novembre In ballo l'apertura dell'impianto sospesa dal Tar L'avvocato del Comune: «Sarà l'ultimo atto» Manca poco più di un mese alla decisione sulla sorte definitiva della discarica di Caluri. I giudici del Consiglio di Stato, a cui si erano appellati i legali della Rope, la ditta che vuole riaprire il sito per rifiuti non putrescibili, hanno fissato per il prossimo 16 novembre l'udienza per l'esame del ricorso, presentato dai legali dell'azienda di Cairo Montenotte (Savona). La ditta ligure si era appellata al massimo organo della giustizia amministrativa, per ribaltare l'esito della contestazione, presentata l'anno scorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Venezia, dal Comune di Villafranca, con l'appoggio della Provincia e della giunta di Povegliano. Con la sentenza dello scorso febbraio i giudici veneziani annullarono la delibera regionale di autorizzazione dell'impianto. Una prima udienza, al Consiglio di Stato, si svolse lo scorso 28 maggio. La riunione, a porte chiuse, non durò molto: solo il tempo necessario perché il collegio decidesse di rinviare tutto all'udienza di merito. I magistrati resero noto che, da Venezia, non erano giunte nella capitale tutte le carte del processo. Dopo un'estate di attesa, è arrivata ai legali delle due parti la convocazione per il nuovo appuntamento, che sarà aperto al pubblico. Non è ancora stato resa nota la composizione del collegio: restano da assegnare sia il ruolo di presidente, sia quelli di relatore e consiglieri. I legali del Comune, Nicola Avanzi e Giuliano Dalfini, hanno informato l'amministrazione. «La discussione di novembre quasi certamente sarà quella definitiva», spiega Dalfini, «e la data è stata scelta per motivi di calendario. Credo che i giudici abbiano tardato di qualche giorno proprio per consentire l'arrivo degli incartamenti da Venezia». Dopo l'udienza verrà redatto il verbale di chiusura del procedimento. La sentenza dovrebbe poi essere emessa nell'arco di 20 giorni: a fine novembre o prima di Natale. Il legale dell'amministrazione è ottimista sull'esito della causa. «Ci attendiamo la conferma della sentenza di primo grado», prosegue Dalfini, «che sottolineò il mancato coinvolgimento del Comune di Povegliano nel procedimento di autorizzazione della discarica». Dal canto suo la Rope, attraverso Roberto Pensiero, il legale rappresentante, ha sempre rassicurato gli enti locali, il Comitato Caluri e gli ambientalisti, sulla trasparenza e regolarità dal punto di vista tecnico sia del progetto sia del programma di gestione del sito. Dopo la decisione del Tar, la società ligure si era mostrata disponibile a riavviare il procedimento per la Valutazione di impatto ambientale, essendo disposta a coinvolgere il Comune di Povegliano. Pensiero, la scorsa primavera, sottolineò pure i danni economici derivati dallo stop forzato al sito. Le ruspe, al momento della revoca dell'autorizzazione, avevano già approntato l'area per l'accoglimento dei rifiuti. Il progetto di riapertura della discarica fu presentato dalla Rope nel 2007. Il 28 aprile 2009 la Regione, dopo aver concluso la procedura per l'impatto ambientale, concesse il via libera all'impianto. Contro il provvedimento furono presentati due ricorsi: una causa fu avviata dal Comitato di Caluri assieme a Legambiente, l'altra fu promossa dal Comune con l'appoggio dell'amministrazione provinciale e di quella poveglianese. È proprio su quest'ultimo procedimento che il Tar si espresse a loro favore, sospendendo l'apertura della discarica. |
| Bernabe' Simone | |
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VILLAFRANCA. Al Consiglio di Stato
Caluri, il futuro della discarica discusso a Roma La sentenza sul conflitto tra Comune e Rope per la riapertura del sito attesa entro dieci giorni È stata discussa davanti ai giudici del Consiglio di Stato, a Roma, la causa sulla riapertura della discarica per rifiuti speciali non pericolosi a Caluri. I legali del Comune, che si oppone alla riapertura del sito, e della Rope, la società di Cairo Montenotte (Savona) che vuole gestire l'impianto, hanno esposto le loro ragioni nell'udienza pubblica, che si è svolta davanti al collegio dei giudici, presieduto da Pier Giorgio Trovato. Dopo aver udito entrambe le parti, i magistrati si sono ritirati per discutere il caso ed emettere la sentenza che, salvo imprevisti, verrà emessa con tutta probabilità nel giro di una decina di giorni. «Questa volta gli incartamenti da Venezia sono arrivati tutti», commenta l'avvocato Giuliano Dalfini, difensore del Comune assieme all'avvocato Nicola Avanzi. Il ricorso al Consiglio di Stato fu promosso dopo che il Tar del Veneto accolse solo in parte il ricorso sostenuto dal municipio villafranchese contro l'autorizzazione regionale all'apertura della cava. I giudici amministrativi rilevarono che, durante l'istruttoria per la Valutazione dell'impatto ambientale del sito, non fu coinvolta in maniera adeguata l'amministrazione di Povegliano. Il ricorso al Consiglio di Stato fu invece promosso dai difensori della Rope che, dopo la sentenza del tribunale veneziano, sospese l'avvio dell'attività di smaltimento dei rifiuti a Caluri. Lo scorso 28 maggio, a Roma, si tenne la camera di consiglio. Al termine dell'incontro i giudici amministrativi della Capitale decisero di rinviare la discussione della causa all'udienza di novembre. Lo scorso 26 ottobre sono state depositate le memorie difensive della Rope e del Comune di Villafranca. Il collegio che emetterà la sentenza, oltre che dal presidente Calogero Piscitello, è composto dal relatore Francesco Caringella e da Aniello Cerreto e Roberto Chieppa. F.T. |
| Bernabe' Simone | |
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Sequestro nel cantiere della Grezzanella
VILLAFRANCA. Clamoroso provvedimento sulla bretella da nove chilometri in costruzione. Sigilli giudiziali dopo uno scambio di lettere e una denuncia del Wwf Sospetti su alcuni materiali usati per preparare il fondo stradale Un'ordinanza del sindaco blocca i lavori e interviene anche l'Arpav 22/02/2011 A Le opere sul sottopasso delle ferrovie in contrada Le Che per costruire la bretella FOTO PECORA Blocco dei lavori e sequestri nel cantiere della Grezzanella. Comune e Arpav sospettano che sul fondo della nuova strada, già pronta per essere asfaltata, sia stato depositato materiale che non può essere usato nei cantieri per il rischio di inquinamenti. Non c'è, però, alcuna prova che siano state violate le norme, poiché gli accertamenti sono tuttora in corso e bisognerà attendere le analisi su pezzi di asfalto ritrovati nell'area. LA DENUNCIA. Tutto iniziò con una segnalazione fatta il 22 dicembre da Riccardo Tosoni, presidente del circolo Sud Ovest Veronese del World wildflife fund (Wwf). Scrisse al presidente della Provincia Giovanni Miozzi, ai sindaci di Villafranca e Povegliano, Mario Faccioli e Anna Maria Bigon, e alle direzioni di Veneto Strade e del Corpo forestale e riferì di segnalazioni ricevute da cittadini. Il responsabile del Wwf evidenziò che, in alcuni punti del cantiere stradale, cioè nella zona del nuovo sottopasso della ferrovia Verona-Mantova in via Cadelora, e in alcune strade laterali, erano state scavate grosse buche, apparentemente senza alcuna funzione per la costruzione della bretella. Le cavità erano state riempite, poi, con materiale trasportato lì da camion. Alcuni cittadini avevano tentato pure di fotografare i lavori, ma furono allontanati dai responsabili del cantiere. LA PROVINCIA. Sulla base dell'esposto del Wwf, l'ingegner Carlo Poli, responsabile del settore Ambiente della Provincia, agli inizi di gennaio invitò i due Comuni a fare un sopralluogo. Poli voleva che stabilissero il tipo di materiale versato, e li invitò alla collaborazione con il dipartimento di Verona dell'Agenzia regionale per la prevenzione ambientale (Arpav). Ricevuta la risposta da Palazzi scaligeri, il 20 gennaio il sindaco Mario Faccioli, nel cui territorio ricade la maggior parte del tracciato della Grezzanella, chiese conto di quegli scavi inviando una lettera all'ingegner Otello Bergamo, direttore dei lavori della società Veneto strade. Allo stesso tempo il sindaco diffidò il tecnico nel proseguimento dell'opera, fino all'ottenimento di dati certi sul materiale utilizzato per riempire le buche. IL SOPRALLUOGO. Faccioli, per approfondire la questione, fissò un sopralluogo al cantiere. La visita si svolse il 2 febbraio scorso. All'appuntamento, tuttavia, si presentarono solo i rappresentanti del Comune e della ditta. Non c'erano, invece l'Arpav, la Forestale e la Provincia, a cui era stato esteso l'invito all'ispezione. Dopo la verifica fu redatto un verbale, in cui fu registrato ciò che i tecnici avevano visto nei luoghi oggetto delle segnalazioni. IL SECONDO SOPRALLUOGO. I funzionari dell'ufficio tecnico comunale, e la polizia municipale, stavolta accompagnati dagli esperti dell'Arpav, visitarono il cantiere una seconda volta mercoledì scorso. Nel nuovo verbale fu registrata la presenza, in diversi punti, di sostanze che, almeno all'apparenza, non erano corrispondenti alle norme. Il materiale impiegato per riempire le cavità del terreno, conteneva, in parte asfalto macinato. Per fare più chiarezza gli esperti dell'Arpav hanno eseguito campionamenti, per stabilire la natura esatta del prodotto. L'ORDINANZA E I SEQUESTRI. Il sindaco Faccioli ha deciso di agire in via precauzionale. Venerdì ha firmato l'ordinanza con cui ha sospeso i lavori della Grezzanella, sull'intero tratto di nove chilometri del primo stralcio. Faccioli ha sfruttato i poteri che gli conferisce il decreto legislativo 267 del 2000. L'articolo 50 di questa legge stabilisce che il primo cittadino, in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica, possa adottare ordinanze urgenti. Per gli scavi sulla Grezzanella Faccioli vuole evitare che, in caso di piogge, le sostanze sospette possano infiltrarsi nel suolo, e finire nelle falde acquifere. Il provvedimento del sindaco è stato inviato al Consorzio Adige Scarl di Montorio, e all'impresa Brunelli Placido Franco di Roverè, che stanno eseguendo i lavori per conto di Veneto strade. L'ordinanza è stata pure inoltrata al direttore dei lavori, agli uffici di Veneto Strade, e a quelli di Arpav, Provincia, vigili urbani e carabinieri. Nel frattempo pure la magistratura ha posto i sigilli ad alcune aree del cantiere. I tecnici dell'Arpav, durante il sopralluogo, avevano scoperto alcuni addetti del cantiere intenti a riempire le buche con le sostanze sospette. TEMPI INCERTI. Non c'è alcuna certezza sui tempi in cui il divieto del sindaco potrà essere revocato e gli operai potranno tornare al lavoro. L'ordinanza municipale stabilisce che il cantiere resti fermo fino a quando non saranno noti i risultati delle analisi dell'Arpav. In alternativa il blocco potrà essere tolto, anche immediatamente, nel caso in cui l'impresa e la direzione lavori forniscano elementi che comprovino la provenienza del materiale e il rispetto delle normative ambientali. Fabio Tomelleri |
| Bernabe' Simone | |
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VILLAFRANCA.Il presidente di Legambiente interviene sul provvedimento nel cantiere preso dal Comune e dall'Arpav
Scuote il sequestro della Grezzanella Bertucco: «Traffico di rifiuti enorme» «Se ci saranno prove, significa che le ditte venete smaltiscono le scorie seppellendole sotto le strade» Il sequestro del cantiere della Grezzanella, la nuova bretella da nove chilometri che partirà da Dossobuono e arriverà in via Sant'Eurosia a Villafranca, ha fatto rumore. Il sospetto che il fondo stradale in alcuni tratti sia stato riempito dopo gli scavi con materiale non conforme alla legge, cioè con rifiuti, è, almeno per adesso, soltanto ipotizzato. ma basta per far intervenire il presidente di Legambiente Veneto Michele Bertucco: «La montagna di rifiuti industriali spariti nel nulla secondo l'ultimo censimento di Legambiente disponibile è la più alta di sempre: 3.100 metri con una base di tre ettari per un giro d'affari che raggiunge circa 7 miliardi di euro con un incremento significativo rispetto al 2007, quando i trafficanti si erano spartiti circa 4 miliardi e mezzo. Trentuno milioni di tonnellate è infatti, il quantitativo di rifiuti industriali di cui è certa la produzione ma assolutamente ignota la destinazione finale». Fatta questa premessa, Bertucco entra nel merito dell'inchiesta sulla Grezanella:«Se verranno confermati dall'indagine della procura della Repubblica di Verona i fatti contestati, il quadro è chiaro: per risparmiare sui costi di smaltimento, certe aziende venete produttrici di rifiuti si affidano a ditte (locali e del resto del Nord), pronte ad associarsi per disfarsene illegalmente. Cioè seppellendoli in discariche abusive o cambiando i codici relativi agli scarti, che così da nocivi diventano non pericolosi e invece di essere distrutti vengono usati per realizzare sottofondi stradali». Bertucco elenca anche i precedenti: «Prova ne siano il sequestro, in questi ultimi anni, di un tratto della statale del Santo, di cinque chilometri della linea Alta Velocità tra Padova e Venezia e di un ponte sulla Transpolesana (Verona- Rovigo). E l'illecito non è facile da scoprire perchè la spazzatura non necessariamente si ferma in Veneto ma viene portata “a spasso per l'Italia", come confermano le forze dell'ordine». «Il tutto favorito spesso dall'assenza degli organi di controllo, cioè Regione, Province e Comuni», continua Bertucco, «a loro si sono dovute sostituire le procure. Se fino a pochi anni fa il traffico di rifiuti si snodava dal Nord al Sud, ora si ferma anche in Veneto, dove l'immondizia sepolta illecitamente inquina terreni e falde acquifere». Nel caso della Grezzanella, il Comune di Villafranca è intervenuto dopo una segnalazione giunta dal Wwf locale, che aveva raccolto voci sul possibile riempimento di alcune buche con pezzi di asfalto. L'ultima parola spetta all'esito delle analisi dell'Arpav. Soltanto allora sarà possibile capire se effettivamente sono stati commessi illeciti. Il Comune di Villafranca non ha competenza sul cantiere della Grezzanella, ma in ogni caso il sindaco Mario Faccioli ha voluto emettere l'ordinanza in attesa di chiarimenti. La responsabilità della direzione dei lavori è di Veneto Strade. |
| Bernabe' Simone | |
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Sequestro Grezzanella, Pd: "Chi governa il territorio?"
Secondo l'Arpav sarebbero stati utilizzati rifiuti per il fondo della strada in costruzione 23 feb | PROVINCIA PAG 09 La Redazione Il caso del blocco dei lavori e del sequestro del cantiere della Grezzanella continua a fare rumore. Secondo il Comune e l'Arpav sarebbero stati utilizzati materiali non conformi per il fondo della strada in costruzione. C'è il rischio di inquinamento. In attesa dei risultati di laboratorio che daranno il responso definitivo sulla faccenda, anche il Partito Democratico prende una dura posizione. "La provincia di Verona non deve diventare una discarica abusiva - commenta in una nota il segretario provinciale Vincenzo D'Arienzo - il caso del sequestro della Grezzanella non mi sorprende, purtroppo. Se sarà confermato l’illecito sotterramento di rifiuti, questo e altri casi avvenuti in questo territorio testimoniano del pericolo che corriamo. Per tante volte che se ne parla, mai si agisce concretamente. E, quindi, accade che solo la magistratura fa la sua parte. Ma non possiamo accettare che la magistratura si sostituisca alle istituzioni e alla politica. La tutela del territorio spetta a chi governa". Il segretario del Pd si pone una domanda centrale: "se sarà confermato il fatto, appare doveroso verificare se la società interessata ha svolto altri appalti in questa provincia. Facciamo anche un ragionamento sui ribassi inusuali nelle tante gare d’appalto per lavori pubblici? Penso sia necessario un piano concreto da parte della Provincia con compiti specifici per Arpav e per le forze istituzionalmente deputate, da sancire con un protocollo scritto, al fine di pianificare sistematicamente i controlli sui lavori pubblici in corso e futuri e sull’effettività dello smaltimento regolare dei rifiuti prodotti da chiunque. Ad esempio se una società rimuove l’asfalto vecchio occorre verificare con certezza che questo venga effettivamente smaltito". |
| Bernabe' Simone | |
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L'Arena 10 Marzo 2011 VILLAFRANCA. Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta della società Rope di revisione della sentenza del Tar dell'anno scorso Discarica di Caluri, no alla riapertura I magistrati ribadiscono la decisione che annullò l'autorizzazione allo stoccaggio dei rifiuti «Ridotta possibilità di contaminazione della falda» Il Consiglio di Stato ha detto no alla riapertura della discarica di Caluri. I giudici hanno respinto la richiesta, avanzata dalla società Rope, di revisione della sentenza del 2010, con cui il Tribunale amministrativo regionale di Venezia (Tar) annullò l'autorizzazione regionale allo stoccaggio di rifiuti non putrescibili nella frazione. I magistrati della quinta sezione hanno ribadito quanto stabilito dal Tar oltre un anno fa: nella procedura per la Valutazione di impatto ambientale (Via), necessaria per la licenza, non fu coinvolto il Comune di Povegliano, pur essendo il suo territorio vicino alla zona della discarica. Il presidente Pier Giorgio Trovato, e gli altri magistrati, nella sentenza hanno evidenziato il «rischio potenziale di pregiudizio, idoneo a giustificare l'attribuzione al Comune di Povegliano, della qualifica di ente interessato dall'impatto ambientale della discarica». Hanno sottolineato che il paese potrebbe essere toccato dall'eventuale propagazione di inquinanti, poiché esistono nel suo territorio due pozzi dell'acquedotto, a valle del sito della Rope. I giudici hanno rilevato «la sussistenza di una ridotta, e quindi evidentemente non esclusa, possibilità di contaminazione della falda freatica, da parte del percolato». I magistrati hanno concluso che il mancato coinvolgimento di Povegliano ha impedito allo stesso ente «di formulare le proposte necessarie per fronteggiare l'installazione di una discarica per rifiuti, in un'area considerata sensibile». L'avvocato Giuliano Dalfini, difensore, assieme all'avvocato Nicola Avanzi, degli interessi del Comune di Villafranca nella causa contro la Rope, ha spiegato: «Con il collega prendo atto con soddisfazione del rigetto del ricorso, e dell'accoglimento integrale delle nostre richieste». Quindi ha rimarcato: «La sentenza ha definitivamente sottolineato l'illegittimità del procedimento Via, e recepito quanto più volte affermato sull'estrema fragilità del sito». Dalfini ha proseguito: «Rope dovrà ora valutare se ripercorrere il procedimento fin dalla prima fase della Via, improntandolo a principi di ben maggiore attenzione rispetto a quanto fatto finora». Più prudente il giudizio del sindaco villafranchese Mario Faccioli. «Il Consiglio di Stato ha rilevato un aspetto procedurale», ha detto, «e ora attendiamo di vedere come si comporterà la ditta». Annamaria Bigon, sindaco di Povegliano, ha tirato un sospiro di sollievo. «Avevamo incaricato l'avvocato Alessandra Rigobello», ha puntualizzato, «e ci eravamo costituiti a fianco di Villafranca, non essendo mai stati convocati per la procedura Via. Del resto la nostra contrarietà al sito era stata ribadita, negli anni scorsi, con una delibera del Consiglio comunale». Un plauso è arrivato dal Comitato civico per Caluri e da Legambiente. Anna Maria Bertolini, presidente del Comitato, ha ricordato: «Dopo 26 anni di fatiche e soldi spesi, abbiamo ottenuto ragione. Rimarremo sempre vigili. Ora vogliamo che, nel nuovo Piano di assetto del territorio (Pat), la zona della discarica venga inserita tra quelle di salvaguardia ambientale». «La sentenza è ottima», ha sostenuto Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente, «e la ditta, se vorrà riottenere l'autorizzazione, dovrà ripartire con dei paletti in più. Con la legge finanziaria 2010 saranno indispensabili alcuni passaggi aggiuntivi, a cominciare da una delibera favorevole del Consiglio provinciale, previo parere dell'osservatorio rifiuti dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente del Veneto (Arpav), che accerti l'indispensabilità dell'impianto stesso». Giovedì 10 Marzo 2011 PROVINCIA Pagina 29 «Progetto bello, il ricorso ha solo vizi procedurali» Si è preso qualche giorno Roberto Pensiero, legale rappresentante della società Rope di Cairo Montenotte (Savona), per studiare la sentenza del Consiglio di Stato e decidere le prossime mosse. Con i legali stabilirà se proseguire con il progetto di attivazione dell'impianto, per rifiuti non putrescibili di Caluri. «Il nostro ricorso è stato respinto per vizi procedurali», ha spiegato, «e questo, purtroppo, ci fa perdere del tempo utile. Come imprenditore e cittadino, comunque, sono soddisfatto, perché il progetto è bello. Nei prossimi giorni faremo le valutazioni del caso». Pensiero ha rimarcato: «Sono confortato dal fatto che, dalla sentenza, emerge che i nostri piani sono comunque buoni. Mi occorrerà qualche giorno per qualsiasi tipo di valutazione, sia dal punto di vista economico, sia legale». Il rappresentante della società ha ricordato: «In tutte le fasi di preparazione del progetto abbiamo lavorato bene, come testimoniano gli ingenti investimenti che abbiamo fatto sul sito». Poi si è sfogato: «Come cittadino sono deluso, poiché un vizio procedurale ci fa subire l'ennesimo ritardo. Ci sono voluti otto mesi perché ci dicessero che, nella fase del Via, mancava all'appello un Comune. Eppure avevamo coinvolto tutti gli enti interessati, anche l'amministrazione di Zevio». E ha concluso: «C'è stata una carenza nell'iter? Va bene. Sono comunque confortato dal fatto che il piano, sotto il profilo tecnico e ambientale, è ottimo». F.T. Edited by Carlo Reggiani on Mar 10, 2011 5:55 PM |
| Bernabe' Simone | |
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Pochi rifiuti, impianti in rosso
La Regione stoppa le discariche A picco i conferimenti in discariche e inceneritori. Conte: «Quelli che ci sono faticano a sopravvivere». E si arruolano anche i sindaci. Una discarica (archivio) NOTIZIE CORRELATE Rifiuti speciali, manca il Piano Più della metà smaltiti altrove VENEZIA — Il rovescio della medaglia del riciclo, quella che il Veneto ha appuntata al petto ormai da diversi anni, mette in fila numeri sconfortanti, conti in affanno, previsioni lacrimevoli. Gli impianti di incenerimento e le discariche arrancano perché più la gente differenzia, meno rifiuti da smaltire ci sono. E meno rifiuti si smaltiscono, meno soldi si incassano. Il che ha delle conseguenze pratiche, perché stiamo pur sempre parlando di aziende, con i loro bilanci da chiudere ed i loro dipendenti da stipendiare al 27 del mese. Per questo l’assessore all’Ambiente Maurizio Conte è deciso a dire no al rilascio di qualunque autorizzazione per l’apertura di nuovi inceneritori nel Piano rifiuti che vedrà la luce ai primi di febbraio, se si confermeranno le intenzioni (quello attuale è datato 2004). «Non ci saranno nuovi impianti perché, al momento, registriamo difficoltà a far funzionare quelli che ci sono. Di più: stiamo studiando la possibilità di convertire una parte delle linee dedicate allo smaltimento dei rifiuti urbani, oggi sottoutilizzate, per lo smaltimento dei rifiuti speciali». Quelli che, per intendersi, gli industriali di Treviso vorrebbero incenerire in due termovalorizzatori nuovi di zecca. La conversione potrebbe trattenere in Veneto una parte dei rifiuti speciali,specie pericolosi, che oggi vengono esportati fuori regione, all’estero. Dove? In Germania, per lo più, ma anche in Cina, per quel che riguarda i resti delle apparecchiature elettroniche, e nei Balcani, dove lo smaltimento è un po’ più nebuloso. Stiamo parlando, secondo il report 2009 dell’Arpav, di 379 mila tonnellate all’anno, anche se il direttore dell’Agenzia, Chicco Pepe, rivela: «Ormai stiamo arrivano a superare quota 500 mila tonnellate ». Rifiuti che potrebbero contribuire a saturare le linee di Fusina, Padova e Rovigo, che nei mesi scorsi hanno più volte chiesto alla Regione di poter importare rifiuti dal resto d’Italia, vedasi alla voce «Sud, Napoli», per portare a regime ed ottimizzare i loro sistemi che oggi creano diseconomie destinate a ripercuotersi sui bilanci. Resta solo da capire se il servizio eventualmente reso dagli impianti esistenti possa essere concorrenziale: il mercato dei rifiuti speciali è infatti un mercato privato, in cui le aziende si rivolgono a chi fa il prezzo migliore, sia esso veneto, lombardo o tedesco. Tra gli obiettivi del nuovo Piano regionale c’è dunque anche quello di trovare il giusto equilibrio tra domanda, offerta e prezzo del servizio. Per capire l’aria che tira, ad ogni modo, è sufficiente riflettere sull’episodio della nuova «discarica tattica» di Legnago, nel Veronese. La «discarica tattica» è una discarica individuata dalla Regione per fronteggiare le emergenze rifiuti che dovessero mai verificarsi in Veneto. Un’eventualità che appare assai remota, visti i numeri del riciclo che si annotano a queste latitudini, ma che pure dà la possibilità alla discarica così individuata di accogliere rifiuti anche da fuori provincia, il che altrimenti sarebbe vietato. Ebbene, per Legnago questa investitura, magari con qualche tonnellata in arrivo a stretto giro da Vicenza, sarebbe a dir poco salvifica, perché il drastico calo dei conferimenti (e dei relativi incassi di smaltimento) in questo momento ne sta mettendo a serio rischio non solo la sopravvivenza ma pure la bonifica. La Regione è intenzionata a dire sì (attende solo un parere) ma subito il sindaco del Comune dell’altra, ed al momento sola, discarica tattica del Veneto, quella di Sant’Urbano, a Padova, ha chiesto un incontro a Conte per vederci chiaro: più rifiuti a Legnago significa infatti meno rifiuti a Sant’Urbano e il suo Comune rischia di perdere così la bellezza di 10 euro a tonnellata. Pecunia non olet. Specie di questi tempi. Marco Bonet 04 novembre 2011 |
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