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Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 938
L'Arena
Ca' del Bue, i sindaci dettano le condizioni
IL NODO-INCENERITORE. I primi cittadini di San Giovanni Lupatoto, San Martino e Zevio confermano il loro «no» alla riattivazione dell'impianto e rilanciano la sfida
«Oltre ai forni, serve un sistema di riciclo a freddo delle immondizie e va fissato un punto zero per l'inquinamento di terra, aria e acqua»
17/01/2010

L'inceneritore di Ca' del Bue non brucia rifiuti da più di tre anni
Diventa pragmatica l'opposizione all'inceneritore di Ca' del Bue dei sindaci di San Giovanni Lupatoto Fabrizio Zerman, di San Martino Buon Albergo, Valerio Avesani, e di Zevio, Paolo Lorenzoni.
Nel ribadire la loro ferma contrarietà alla riattivazione del confinante impianto di smaltimento dei rifiuti di Ca' del Bue, nel deprecabile caso che ciò dovesse avvenire, i tre primi cittadini pongono delle precise condizioni . «Noi restiamo contrari all'impianto di Ca' del Bue», precisano i tre amministratori comunali, i quali ricordano che Zerman, sostenuto dal Consiglio comunale, si è sempre opposto all'inceneritore, manifestandolo pubblicamente e proseguendo la storica battaglia del suo paese contro l'impianto bruciarifiuti. Avesani ha dichiarato che la vicina discarica di Ca' Vecchia non diventerà la discarica delle ceneri di Ca' del Bue. Lorenzoni ha preteso maggiori controlli.
I tre primi cittadini, dopo il vertice che si è tenuto a metà settimana a Zevio, intendono però chiarire la loro posizione: «Vogliamo, noi tre assieme, continuare ad essere chiari e franchi con i nostri concittadini. Nonostante i nostri continui sforzi comuni per evitarlo, purtroppo è assai probabile che l'inceneritore venga ristrutturato. Ciò è confermato dalla gara d'appalto organizzata dal gestore di Ca' del Bue».
«Tuttavia, in questi anni e in questi ultimi mesi non abbiamo inutilmente perso il nostro tempo verificando le possibili alternative all'incenerimento dei rifiuti. Ogni incontro dei tre sindaci ha contribuito, contribuisce e contribuirà a tutelare ogni volta di più della precedente la salute della popolazione», puntualizzano Avesani, Zerman e Lorenzoni.
«Siamo stati delegati dalle rispettive collettività, e ulteriormente legittimati dai consigli comunali, a prendere delle decisioni ispirate a valutazioni e comportamenti che devono essere propri del buon padre di famiglia. E, nel caso di Ca' del Bue, i pensieri e le azioni del buon padre di famiglia sono indirizzate a preservare, ripetiamo, la salute dei residenti, ottenendo dai gestori dell'inceneritore, che insistono nella sua riapertura, la maggior quantità possibile di compensazioni sanitarie e ambientali.
«Dobbiamo essere pragmatici perché, anche se non lo vogliamo, l'inceneritore assai probabilmente tornerà a funzionare», proseguono Lorenzoni, Zerman e Avesani.
«Noi sindaci insistiamo e insisteremo perché a Ca' del Bue sia operante, oltre ai forni, un sistema di riciclo a freddo delle immondizie – il cosiddetto polo integrato – alimentato dalla raccolta differenziata dei rifiuti. A tal riguardo, nel Comune di San Giovanni Lupatoto sarà avviata dal primo febbraio la raccolta porta a porta delle immondizie; a San Martino Buon Albergo la stessa raccolta porta a porta sarà a breve potenziata e a Zevio è cominciata da almeno un anno», aggiungono i tre sindaci.
La seconda rassicurazione che i tre sindaci vogliono è che, oggi, prima della riapertura dell'impianto di smaltimento, venga stabilito dalle analisi un punto zero sulle condizioni di terra, aria e acqua nella zona attorno a Ca' del Bue, quindi nei territori di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio.
Questo punto zero sarà confrontato con i dati successivi alla riapertura di Ca' del Bue. Gli stessi dati che i tre sindaci, dal momento della eventuale riapertura, vogliono siano costantemente comunicati alle amministrazioni di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio.
I tre sindaci chiedono altre due cose. «Vorremmo anche che un nostro comune rappresentante continuasse a partecipare ad ogni incontro relativo al termovalorizzatore e che nella gara d'appalto riservata a Ca' del Bue venga considerata una parte di risorse necessarie per effettuare nei tre Comuni degli interventi strutturali per ridurre l'inquinamento quali l'incremento del trasporto pubblico, la sostituzione delle caldaie domestiche di vecchia generazione e l'aumento delle fonti fotovoltaiche e derivanti dall'energia solare», dicono i tre primi cittadini.
Renzo Gastaldo
A former member
Post #: 693
A volte mi chiedo se a taluni interessi di più -versus i misfatti - la cassazione o la paventazione prolungata...
sicuramente a talaltri (= sindaci) importa la sceneggiata e conseguente attenzione mediatica(asservita congrua modulistica.
Ma,...
lp



l'inceneritore
Approvata la valutazione ambientale, la maggioranza si ricompatta
Ca' del Bue slitta di un anno.
Passa la linea della Lega
Attivazione dei fondi nel 2014. Via libera al piano rifiuti
L'impiato di Ca' del Bue

L'impiato di Ca' del Bue

VERONA — Alla fine, dopo le polemiche, il Pdl si è allineato. E ha accettato la proposta della Lega di posticipare l’attivazione dei nuovi forni dell’impianto di Ca’ del Bue dal 2013 al 2014. È quanto avvenuto ieri in Loggia Fra’ Giocondo, dove il capogruppo del Pdl, Alberto Bozza, ha presentato un ordine del giorno che ha in sostanza recepito l’emendamento proposto in precedenza dal capogruppo del Carroccio, Fabio Venturi. Entrambi i documenti hanno ricevuto l’assenso dal consiglio provinciale. Uno slittamento, quello sancito, che a detta di Bozza è coerente «con le richieste avanzate dai sindaci di San Giovanni Lupatoto, di San Martino Buon Albergo e di Zevio, che hanno bisogno di più tempo per effettuare i controlli necessari a tutelare la salute dei residenti. Vogliamo inoltre che sia predisposto un tavolo operativo, volto ad analizzare i parametri ambientali di riferimento».

Ha così incassato l’ok la valutazione ambientale strategica (Vas) del piano dei rifiuti, richiesta alla Provincia dalla Regione: su 31 votanti, 21 i favorevoli (Lega e Pdl) e 10 i contrari. Un altro passo avanti, dunque, verso l'apertura del termovalorizzatore, che tante polemiche ha suscitato negli ultimi mesi. Ma quale sarà ora l’iter del piano? A chiarire la procedura è l’assessore all’Ambiente, Luca Coletto, che non manca di ritenersi «soddisfatto del risultato ottenuto». «Ora dobbiamo attendere le osservazioni, poi il piano verrà nuovamente votato dal consiglio, dopo essere stato esposto all’albo per 60 giorni», spiega. Del tutto insoddisfatta, al contrario, la minoranza, i cui documenti sono stati cassati. «Non hanno tenuto conto di nessuna delle nostre richieste - tuona il capogruppo del Pd, Vincenzo D'Arienzo, fuori dall’aula - e hanno eluso tutte le nostre domande. È una vergogna, una vera delusione».

Gli fa eco Nicola Terilli (Udc), che sottolinea la «sprezzante arroganza politica». Parole dure quelle pronunciate da Giuseppe Campagnari de La Sinistra: «Questo è un piano sbagliato, obsoleto, frutto di una strategia miope, che nuoce alla salute dei cittadini e all'ambiente». Presenti, sul fondo della sala, i rappresentanti di alcuni comitati. Prima tra tutti l'associazione Verona Reattiva, che giudica l’inceneritore «una scelta pericolosa, antieconomica, irresponsabile», mentre il «Coordinamento per il riciclo dei rifiuti contro l’inceneritore di Verona» ha già annunciato di voler passare alle maniere forti. «La cosa non finisce qui - annunciano in coro i presenti -, abbiamo inoltrato una diffida con preavviso di azione legale. Perciò questi signori dovranno rispondere davanti al tribunale». Non si fa attendere la replica di Coletto, che liquida così la questione: «Sono tutte chiacchiere. Tanto più che è mia intenzione promuovere al massimo la raccolta differenziata. La proposta di impianto a freddo va bene, ma occorre ricordare che si tratta di una struttura complementare, non alternativa al termovalorizzatore. Quanto ai costi per i cittadini, sono i numeri a parlare. E le cifre dicono che, per quanto riguarda l’ammontare della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, la città scaligera è seconda in Veneto solo a Vicenza».

Paola Arosio
20 gennaio 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA
commentalanotizia

Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 959
Nucleare, la Germania non dismetterà le sue 17 centrali entro il 2022

Angela Merkel, cancelliere tedesco, sembra aver deciso di procrastinare l’uscita dal nucleare. La mossa della Merkel viene presentata ufficialmente come un buon compromesso per finanziare le energie rinnovabili. L’accordo tra il governo tedesco e la lobby del nucleare sarebbe sulla via della conclusione e funzionerebbe cosi: i 17 impianti esistenti che si sarebbero dovuti gradualmente dismettere fino al 2022 lavoreranno ancora e saranno dismessi gradualmente entro entro il 2050. Dunque anni di vita e guadagni in più per le società che li gestiscono. Ma la contropartita è questa: il 75% degli introiti derivanti dalla vendita di energia elettrica prodotta dal nucleare dovrebbe andare al Governo tedesco, che sembra li userà per finanziare energia rinnovabile. Però, poi non si spiega, allora, perché lo stesso Governo abbia deciso per un taglio degli incentivi al fotovoltaico.
Wulf Bernotat amministratore delegato di E.on ha ha detto:

L’industria è pienamente consapevole del fatto che c’è un prezzo politico che deve essere pagato per l’estensione.

Sul piatto anche la sopravvivenza di due vecchi impianti: A Biblis e Neckarwestheim 1. Ma su questi la Merkel non si è espressa, anche se sembra che continueranno a lavorare.

La notizia,comunque, non giunge improvvisa. E’ almeno dallo scorso giungo, mese in cui con le elezioni fu riconfermata la Merkel, che si parla di un prolungamento della vita delle centrali nucleari anche se il 66% dei tedeschi non le vuole, in quanto nel Paese è molto sentito il problema delle scorie nucleari.
Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 966
Nucleare, il Veneto ha detto sì a Roma
La maggioranza delle Regioni boccia il governo, Galan si dissocia con Lombardia e Friuli

VENEZIA — Veneto? Favorevole. Friuli Venezia Giulia? Favorevole. Lombardia? Favorevole. Tutte le altre regioni: contrarie (anche alcune amministrate dal centrodestra, come le due isole maggiori). Ieri l’Italia si è spaccata trasversalmente sul fronte del nucleare. E il Veneto, come si diceva, rientra nello stretto angolo di nordest dove sono collocati i pochi sostenitori della nuova politica energetica varata dal governo Berlusconi.

La Conferenza delle Regioni, riunita in seduta plenaria a Roma, ha votato il suo parere - negativo a stragrande maggioranza - al piano di costruzione di nuove centrali nucleari approvato dall’esecutivo. «Siamo contro il nucleare - ha spiegato a nome dei contrari il presidente della Basilicata, Vito De Filippo (centrosinistra) - è una scelta non positiva che non ha esiti immediati e che impatta negativamente sulle scelte energetiche. Siamo anche contrari alle procedure utilizzate, che non tengono conto delle prerogative delle Regioni. Per altro esistono leggi regionali che impediscono la costruzione di nuovi siti nucleari. Siamo anche convinti che la legge sia incostituzionale, tanto che undici Regioni hanno già presentato ricorso alla Corte Costituzionale, che deciderà il prossimo 22 giugno».

Di sicuro non ha fatto ricorso il Veneto, che si è dissociato dalla maggioranza delle Regioni in compagnia dei vicini lombardi e friulani. A rappresentare palazzo Balbi nella Conferenza c’era l’assessore Flavio Silvestrin, uomo dell’Udc, che ha interpretato fedelmente il mandato del governatore Galan: no a pregiudizi su una politica energetica che preveda anche l’utilizzo della tecnologia dell’atomo. Spiega Silvestrin: «Assieme alla Lombardia e al Friuli Venezia Giulia, abbiamo cercato di capire quali fossero le reali motivazioni all’origine del parere negativo che le altre Regioni avevano deciso di esprimere nei riguardi della politica nucleare sostenuta dal governo. Siccome non ci è stata data alcuna spiegazione convincente in proposito - sottolinea l’assessore veneto - giustamente abbiamo votato contro la decisione assunta dalla Conferenza delle Regioni». Morale della favola? «Tutto diviene illegittimo quando si tratta di modernizzare l’Italia - risponde Silvestrin -, se a condurre i giochi sono i professionisti della politica del no». Ribadisce da Venezia il governatore Giancarlo Galan: «Ci sono centrali nucleari attive e sicure a poco più di cento chilometri in linea d’aria dal Veneto, come quella di Krsko in Slovenia. Io continuo a dire - sottolinea il presidente della Regione - che sono favorevole all’applicazione della tecnologia nucleare. Quanto alla localizzazione delle future centrali, sono i tecnici che devono dirci se, in Veneto, ci sono oppure no luoghi adatti a installarne una».

È evidente, però, che si sta ponendo un problema. Come fa notare Legambiente, il probabilissimo prossimo governatore del Veneto, Luca Zaia, è estremamente prudente sul tema (vedi articolo sotto), mentre l’amministrazione regionale in carica continua a rilasciare pareri di segno favorevole. «Ancora una volta - accusa Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto - la nostra Regione ha scelto di non uscire dall’ambiguità e continua a candidarsi per ospitare una futura centrale nucleare. Il tutto avviene mentre, in campagna elettorale, il candidato presidente del Pdl e della Lega, Luca Zaia, esprime la propria contrarietà dichiarando: "Il Veneto non è un sito adatto per insediarvi una centrale nucleare, anche perché è troppo antropizzato". Per fortuna, la maggioranza delle Regioni ha imposto uno stop al governo».
Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 973
L'Arena
«Ca' del Bue discarica di mezzo Veneto»

30/01/2010

L’impianto di Ca’ del Bue
Non avrà conseguenze sul termovalorizzatore di Ca' del Bue, che stando alle dichiarazioni del presidente di Agsm Giampaolo Sardos Albertini riprenderà a funzionare nel 2013, il voto del Consiglio regionale che ha bloccato le procedure di autorizzazione di nuovi impianti di trattamento per rifiuti speciali. Lo stop, che riguarda tra gli altri i due inceneritori per rifiuti industriali a Silea e Mogliano, nel Trevigiano, è frutto di un emendamento alla Finanziaria regionale approvato da un'inedita maggioranza trasversale: centrosinistra, Lega Nord e alcuni esponenti del Pdl.
L'aula di Palazzo Ferro Fini ha invece bocciato la richiesta di fermare il riavvio di Ca' del Bue fatta dai consiglieri regionali veronesi Franco Bonfante, del Pd, e Gustavo Franchetto dell'Italia dei valori. «Nella decisione del Consiglio regionale che blocca la realizzazione di nuovi inceneritori sento puzza di bruciato», afferma Bonfante, secondo il quale il rischio è che l'impianto di smaltimento veronese di Ca' del Bue «diventi a questo punto la discarica di mezzo Veneto». L'esponente veronese del Pd aveva presentato un emendamento per fermare per due anni le procedure di affidamento dei lavori per la piena attivazione di Ca' del Bue. «Evidentemente», aggiunge, «è prevalsa una linea dove a far da padroni sono Treviso e la Lega di Zaia: sono stati usati due pesi e due misure che i cittadini veronesi pagheranno a carissimo prezzo».
Intanto, anche i comitati anti-termovalorizzatore tornano a chiedere di bloccare Ca' del Bue. «Molti adesso cadono dalle nuvole ma fu lo stesso sindaco Flavio Tosi a far sapere, il 15 gennaio 2009», affermano Daniele Nottegar e Sergio Mantovani di Verona reattiva, «che quello di Ca' del Bue sarebbe stato un impianto di bacino con Vicenza, e ora a Venezia hanno deciso di fermare tutti gli inceneritori tranne il nostro, ma noi veronesi siamo cittadini di serie B che si devono bruciare tutti i rifiuti del Veneto?». Il comitato torna inoltre a chiedere un confronto pubblico sulla pericolosità di tali impianti. «Si è saputo da studi indipendenti», sostengono, «che le emissioni di diossine dall'inceneritore di Brescia sono dieci volte quelle propagandate per un decennio e diossine sono state rinvenute in campioni di latte materno di donne che vivono a Montale, vicino a Pistoia, dove c'è un impianto di incenerimento».

L'Arena 03/02/2010
«Che peso hanno le firme
contro Ca' del Bue?»

SAN GIOVANNI LUPATOTO. Il Pd attacca il sindaco: «Ci spieghi da che parte sta nella battaglia contro l'inceneritore». Franceschini insiste: «Zerman fa parte della Lega, si esprima anche a Venezia»

Il parco di San Giovanni Lupatoto e sullo sfondo Ca’ del Bue
San Giovanni Lupatoto. Il Partito democratico lupatotino sollecita il sindaco Fabrizio Zerman nell'azione di contrasto all'inceneritore di Ca' del Bue e chiede conto dell'uso delle seimila firme raccolte contro l'impianto delle basse di San Michele.
Dice Corrado Franceschini, esponente del Pd lupatotino e responsabile provinciale enti locali del partito: «Gli aderenti al nostro partito e la gran parte dei cittadini di San Giovanni Lupatoto si domandano se nella vicenda di Ca' del Bue noi residenti lupatotini contiamo qualcosa. Ci si chiede anche se i nostri amministratori e il sindaco Zerman si impegnano a dovere in questa battaglia. Ci chiediamo dove siano andate a finire le oltre seimila firme raccolte nella primavera scorsa. L'impressione è che non si conti per niente e che sindaco e amministrazione non si impegnino».
Aggiunge Franceschini: «È bastato che il consigliere provinciale del Pd D'Arienzo evidenziasse la contraddizione dei sindaci del centrodestra di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio perché la questione si manifestasse: infatti questi in casa rassicurano i concittadini, mentre quando si trovano ai tavoli politici provinciali e regionali nicchiano, anzi danno la colpa dell'inceneritore alle precedenti amministrazioni, al parlamento europeo e non si sa a chi altro».
Il Pd chiede al sindaco Zerman un'azione più incisiva: «Zerman, che appartiene alla Lega Nord, si è sempre detto contro l'inceneritore», dice Franceschini. «Bene, chiediamo che passi ai fatti, che dica come la pensa e cosa intende fare di concreto e che si faccia portatore a livello politico regionale e provinciale nel suo partito, delle istanze di tutta la cittadinanza lupatotina».
L'esponente del Pd denuncia un uso burocratico delle firme raccolte. Prosegue Franceschini: «Noi del Partito democratico, che abbiamo contribuito a raccogliere le firme, domandiamo al sindaco Zerman dove sono andate a finire le testimonianze di seimila nostri compaesani che hanno chiesto di fermare questo ecomostro. Ca' del Bue minaccia la nostra salute e quella delle nostre future generazioni di chi abiterà sotto ai suoi camini. È necessario far capire tutto ciò ai politici che governano i nostri territori».
«Vogliamo inoltre ribadire che la salute delle persone non è né di destra né di sinistra. Ogni cittadino ha il diritto di vivere nella sua casa e nel suo quartiere in modo sicuro e sano».
Franceschini insiste su un uso attento e coerente delle firme raccolte. Quindi conclude: «Chiediamo ai partiti che amministrano San Giovanni Lupatoto di avere rispetto dei cittadini che hanno sottoscritto l'appello. Non vorremmo che loro avessero dimenticato quelle firme. È un vizio della vecchia politica quello di considerare i cittadini soprattutto elettori, dimenticando un po' alla volta gli impegni presi».
L'esigenza di esercitare una maggiore pressione sui livelli amministrativi e politici superiori, dalla Provincia alla Regione, era stata sottolineata dai consiglieri del Pd Aldo Marcolongo a Amabile Dal Sasso anche in consiglio comunale. Si era associato a questa raccomandazione anche il consigliere ed ex sindaco Remo Taioli. R.G.
A former member
Post #: 707
Bellissima la proposta!
Fammela buttare giù nero su bianco, poi se ne può parlare...

Comunque per quanto riguarda l'attenzione dei ragazzi a questi argomenti, non li vedo molto interessati... da professore è una continua sfida riuscire a tagliarli giù una lezione in modo da tenerli tutti attenti!! Purtroppo devono ancora "farsi"... per ora ho ottenuto dei buoni risultati e sono riuscito a far vedere loro i lati negativi del nucleare e dell'incenerimento!

Emanuele
Sto aspettando...
san martino ha bisogno d'essere "salvato"e se non lo fanno i ragazzi semo f tuti!
A former member
Post #: 715
Strano ,nessuno risponde/ racconta del consiglio comunale di Sangiovanni Lupatoto su Cadelbue...
(vedi domanda su -rassegna stampa-)

eppure è fatto storico l'accaduto
Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 1,026
Il Ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola non potendo essere presente, per impegni precedenti a Vegetalia Agro energie, la fiera dedicata alle rinnovabili che inizia domani e si chiude il 21 marzo a Cremona, ha inviato in un comunicato le sue dichiarazioni in merito alle politiche italiane sulle rinnovabili.

Spiega il Ministro che ci sono in ballo 22 milioni di euro da destinarsi proprio alla ricerca e alle fonti rinnovabili. La domanda che sorge spontanea è questa: è da intendersi che sono finanziate anche le centrali nucleari? Il Governo non ha mai fatto mistero nel dichiarare che il nucleare rientra nel ventaglio delle rinnovabili. Questa strana concezione è stata però smentita dalla Eu che qualche settimana fa ha ribadito che il nucleare non appartiene alle energie ottenute dalle fonti rinnovabili, ossia sole, biomasse, biofuels e vento.

La necessità di ricorrere a energia prodotta da fonti rinnovabili viene direttamente dalla Commissione Europea poiché entro il 2020 almeno il 17% di energia prodotta dovrà essere verde e l’Italia con molta probabilità non sarà in grado di rispettare questo obiettivo, il che ci costringerà ad acquistarla da altri. Sapete chi abbiamo indicato come possibili paesi fornitori di energia proveniente da fonti rinnovabili? Albania, Croazia, Montenegro, Svizzera e Tunisia. Ricordate i progetti di costruzione di centrali nucleari in Albania?

Ha detto Marlene Holzner, portavoce del commissario Ue all’energia Gunther Oettinger a proposito dei mix energetici da fonti rinnovabili che ogni Stato membro dovrà presentare alla Commissione entro il 30 giugno 2010:

La direttiva consente il trasferimento o l’importazione da altri Paesi. L’Italia ci ha detto che non ce la può fare da sola, pertanto è autorizzata a comprare energia rinnovabile, ad esempio dalla Germania, che registra un surplus. Se qualcuno non lo rispetterà scatterà il ricorso alla Corte di giustizia. La Commissione Ue non ha competenze sul ‘mix energetico’ e quindi non interferisce con le scelte di ciascun Stato membro.

Dopo il salto le dichiarazioni del Ministro Scajola.

Lo sviluppo delle fonti rinnovabili è una delle priorità del Governo Berlusconi. Puntiamo a raggiungere l’obiettivo del 25% di energia elettrica prodotta da fonte rinnovabile. Per ottenere questo risultato, il Ministero dello sviluppo economico ha avviato un articolato pacchetto di interventi: semplificazioni procedurali, armonizzazione delle normative regionali, incentivi per l’innovazione. Siamo inoltre intervenuti per promuovere la ricerca, con uno stanziamento di 22 milioni di euro destinato proprio al settore delle fonti rinnovabili.
I risultati conseguiti sono promettenti. Alla fine del 2009, abbiamo raggiunto il record di oltre mille MegaWatt di potenza installata nel fotovoltaico. Un incremento del 288% rispetto al 2008, che ha portato l’Italia al secondo posto nella classifica dei Paesi europei, preceduta solo dalla Germania.
Nel settore dell’eolico, al 31 dicembre 2009 risultavano installati impianti per quasi 5.000 MegaWatt, con una crescita del 37% rispetto all’anno precedente. Inoltre, con quasi 18.000 MegaWatt di potenza installata, manteniamo il primato europeo nel campo dell’idroelettrico.
Ma l’impegno del Governo Berlusconi non si ferma qui. Il 10 febbraio scorso è stato approvato il decreto legislativo che semplifica le regole per lo sfruttamento della geotermia. Grazie a provvedimenti come questi, il settore in Italia ha raggiunto il record di produzione do oltre 5.000 GigaWatt/ora all’anno. A breve sarà approvato anche il decreto interministeriale per l’estensione degli incentivi alla produzione di energia da biomasse agricole.
Il panorama delle rinnovabili, dunque, è in ottima espansione e la risposta positiva della filiera industriale alle norme messe in campo dal Governo ci fa ben sperare. Certo che da Vegetalia AgroEnergie giungeranno rilevanti contributi di analisi e approfondimento, auguro a tutti i partecipanti un buon lavoro per la costruzione in Italia di un futuro energetico più sicuro e rispettoso dell’ambiente.”
Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 1,033
L'Arena
Martedì 23 Marzo 2010

SAN GIOVANNI LUPATOTO. Il Consiglio comunale boccia la Valutazione ambientale strategica sul rinnovato inceneritore
Ca’ del Bue, sogni e realismo E’ scontro Zerman - Biondaro
Renzo Gastaldo
Il sindaco: «Io mi batterò fino all’ultimo per fermare l’impianto» Il consigliere: «Basta finzioni, sarà realizzato e il Comune avrà soldi»

L’inceneritore di Ca’ del Bue sarà riattivato: è l’impegno ... Il Consiglio comunale lupatotino ha votato le osservazioni al Piano provinciale dei rifiuti, di recente integrato dalla Provincia con la Valutazione ambientale strategica (Vas) e con quella di incidenza ambientale. Le osservazioni bocciano la «Vas», formulata senza tenere conto degli impatti dell’inceneritore di Ca’ del Bue sulla salute e sull’ambiente. Tutti i consiglieri comunali hanno espresso compiacimento per l’accuratezza dell’esame della «Vas» predisposto dagli uffici comunali, che hanno tra le altre cose rilevato l’ok dato dalla Provincia al conferimento di rifiuti di altre province a Ca’ del Bue.
«Dichiaro la mia grande amarezza per come prosegue la vicenda», ha dichiarato il sindaco Fabrizio Zerman. «Questa è una valutazione imbecille. Le nostre osservazioni potranno finire in fondo a un cassetto ma noi intendiamo ugualmente porre in evidenza le sue carenze. C’è chi giura che l’inceneritore inquinerà come due auto, ma io non ne sono affatto convinto e mi batterò per avere le massime tutele. La politica è fatta di realtà e di sogni. Io sogno di fermare Ca’ del Bue. E trovo sostegno nella cittadinanza. Ogni cittadino che incontro mi chiede infatti se ce la faremo contro l’inceneritore. Io mi batterò fino all’ultima goccia di sangue».
Il consigliere Luigi Biondaro, l’unico ad aver votato contro, ha così motivato il suo no: «Occorre distinguere tra sogni e posizioni velleitarie. Se Ca’ del Bue si è fermato non è stato per merito di San Giovanni Lupatoto. In Regione hanno fermato tutti gli inceneritori ma non quello di San Michele. Io faccio una scommessa, e cioè quella che Ca’ del Bue verrà realizzato, che San Giovanni parteciperà alla sua gestione e avrà il contributo economico previsto per i comuni posti nelle vicinanza dell’impianto. Voi lo sapete e sapete che le finzioni non servono a nulla. Vedo però lentamente emergere il realismo della ragione».
La delibera è stata emendata con la modifica proposta dal consigliere Aldo Marcolongo, il quale ha rilevato che la distanza dell’inceneritore dal fiume Adige non è di 2 chilometri (come riporta la Vas) ma di soli 400 metri.
Marcolongo ha anche sottolineato come a pagina 157 del provvedimento della Provincia si dichiari candidamente che «è stato impossibile stabilire il livello di incidenza negativa» dell’impianto.
Il dibattito sul piano provinciale dei rifiuti è stata l’occasione per discutere di nuovo dell’inceneritore. Il capogruppo del Pdl Paolo Pasqualini ha detto: «Questa Vas non è un esame vero di impatto ambientale. In essa si accenna agli effetti negativi dell’inceneritore ma essi non si approfondiscono. Ciò è grave. Nessuna incidenza? Non è vero. C’è una questione sulla salute che si vuole coprire. La nostra battaglia deve proseguire per tutelare la salute della cittadinanza lupatotina e di quella della città di Verona».
Il consigliere Udc Angelo Perbellini: «Questo Piano provinciale sembra fatto su misura per Ca’ del Bue. In esso ci sono molte contraddizioni. C’è la questione delle ceneri, per il quale ci si pone il problema di come smaltirle ma non di perché produrle». Il civico Stefano Filippi ha tagliato corto: «La nostra opposizione all’inceneritore è una battaglia di legittima difesa della salute dei cittadini. Avanti tutta».
Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 1,056
Erasmo Venosi: L'inceneritore di Verona tra sprechi, burocrazia e furbizie- Quotidiano Terra del 29 aprile 2010

L'inceneritore di Verona tra sprechi, burocrazia e furbizie- Quotidiano Terra del 29 aprile 2010Condividi
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La storia dell’inceneritore di Cà del Bue di Verona rappresenta il peggiore esempio di frantumazione delle norme poste a tutela dell'ambiente e di pessima gestione di un servzio pubblico.Verona non è Acerra , dove la vicenda inceneritore ha occupato per giorni e mesi lo spazio mediatico nazionale.La storia veronese, ha inizio ben 24 anni fa. Il Sindaco della Città incaricò l'azienda dei servizi municipalizzata, di elaborare un progetto di inceneritore per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (RSU) e in grado di produrre energia.La località Cà del Bue in comune di Verona confina con i Comuni di San Gioivanni Lupatoto , distante un chilometro dall'inceneritore e San Martino Buonalbergo.L'inceneritore assicura lo smaltimento di circa 500 tonnellate al giorno di RSU e 40 tonnellate di fanghi provenienti dall'impianto di depurazione delle acque reflue di Verona.Il progetto prevede una discarica per smaltire i rifiuti della combustione prodotti dall'inceneritore che ammontano a circa il 35% in peso e al 13% in volume.La vicenda inizia nel 1988 a seguito della approvazione da parte della Regione Veneto del Piano per lo smaltimento degli RSU.Il progetto viene approvato dalla Giunta Regionale del Veneto nel 1989 e i lavori per costruire l'inceneritore iniziano nel 1991 , ma vengono sospesi a causa dell'annlullamneto della delibera regionale di approvazione del progetto da parte del Consiglio di Stato.I lavori riprendono nel 1995 e si prevede di attivare l'impianto nel 2000.Alla procedura autorizzatoria si sono opposte le Amministrazioni Comunali di San Giovanni Lupatoto e San Martino Buonalbergo. Le motivazioni a sostegno dei ricorsi riguardano tutte la mancata verifica della sopportabilità degli impatti e della idoneità del sito prescelto:vincolo paesaggistico,vincolo urbanistico (area destinata ad uso agricolo nel piano regolatore di Verona),vincolo monumentale (Ca del Bue ai sensi della L 1089/39),presenza di discarica non autorizzata in Cà Vecchia ,vicinanza centri abitati, rischio esondazione per vicinanza all'alveo del fiume Adige con l'aggravante che in una relazione alla VII Commissione Consiliare Regionale ,un geologo citava l'area come zona di espansione delle piene.Ma il fatto più inquietante riguarda le sentenze di condanna deliberate dal Tribunale penale di Verona.In una interrogzione presentata rcentemente e firmata dal Consigliere comunale Carlo Pozzerle del Gruppo PD in Consiglio comunale di Verona si legge un riferimento alla " ..tangentopoli veronese (...) che prevedeva la spartizione del 5% sull'importo dei lavori d'appalto dell'impianto di Cà del Bue ". E ancora l'Assessore regionale Conta nel 2007 affermava , a seguito delle risultanze di una commisione di esperti , che "..fino a questo momento Cà del Bue invece di rifiuti ha bruciato decine di milioni di euro" e che "i mancati introiti a causa dell'inappropriato utillizzo degli incentivi statali (CIP 6/92 ndr) si possono quantificare in almeno un milione di euro al mese, cifra che si somma al milione al mese di costi gestionali. " aggiungendo "..il numero abnorme di personale:98 persone impiegate nell'impianto, contro i trenta che lavorano , in quello di Brescia , grande il doppio rispetto a Cà del Bue ".Nel 2006 un consigliere comunale veronese della Lega affermava "Non si può parlaredi soluzione per l'impianto di Cà del Bue, dal momento che la soluzione prospettaa è inaccettabile.Per rendere efficiente una struttura costata 80 milioni di euro, adesso si dice che ce ne vogliono altri 120". La vicenda ancora oggi attende una soluzione. Tutto questo è stato reso possibile dalla mancata applicazione delle regole (valutazione d'impatto ambientale) e da strumenti promozionali inopportuni e costosi come il CIP 6/92.
La VIA è inapplicata per responsabilità dei legislatori che si sono succeduti dal 1988 al 2005.La direttiva europea sulla VIA doveva essere recepita al massimo entro il luglio del 1988.Furbescamente l'Italia lo ha fatto indirettamente quando ha creato il Ministero dell'Ambiente e con un ritardo di 10 anni.L'attuazione completa è avvenuta solo dopo 20 anni, nel 2005 . Nella vicenda di Cà del Bue si afferma che la VIA all'epoca non era prevista. Noi osserviamo che la Regione Veneto con la legge regionale n. 33 del 1985, inserì la procedura di VIA nell'ambito della normativa che disciplina la tutela dell'ambiente.Con legge comunitaria 146 del 1994 fu recepito l'allegato della direttiva che riguardava le opere di competenza regionale e che i lavori dell'inceneritore ripresero nel 1995.La VIA avrebbe potuto quantomeno aiutare la corretta identificazione del sito dell'inceneritore e ci appare francamente un assolvimento meramente burocratico e inefficace , assoggettare a valutazione ambientale strategica il Piano Provinciale dei Rifiuti di Verona dopo la sua approvazione.
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