| Bernabe' Simone | |
|
|
Mercoledì 17 Novembre 2010 PROVINCIA Pagina 33
ZEVIO. Nella sede dell'Apo Scaligera incontro fra i rappresentanti della cooperativa e i comitati contro l'impianto Ca' del Bue, agricoltori in ansia Anselmi avverte: «L'inceneritore potrebbe significare la chiusura di molte aziende in una provincia seconda in Italia per produzione» «Ci vorrà un po' di tempo, perché la nostra categoria non è tendenzialmente rivoluzionaria, ma vedrete che pian piano anche noi agricoltori scenderemo in campo contro Ca' del Bue. L'inceneritore potrebbe significare la chiusura di molte aziende in una provincia come Verona, seconda in Italia quanto a produzione agricola. Non serve dividerci in bianchi, rossi o verdi quando di mezzo potrebbe esserci la tutela della salute, dell'ambiente e del reddito». Parole di Primo Anselmi, presidente dell'associazione produttori ortofrutticoli Apo Scaligera, al termine dell'incontro organizzato a Santa Maria di Zevio, nella sede della più importante cooperativa agricola veronese (220 aziende), dal coordinamento dei comitati contro Ca' del Bue per illustrare alla gente dei campi la totale opposizione alla riaccensione del «bruciarifiuti». All'inizio dell'incontro, presente anche il sindaco Paolo Lorenzoni, Anselmi aveva manifestato il desiderio di vederci chiaro su quali potrebbero essere gli effetti dei fumi dell'impianto sulle coltivazioni, in particolare a sud della città, che aspirano a marchi protetti come Dop, Doc e Igp. Il medico igienista dell'Ulss 20, Donato Martinelli, relatore assieme al neurologo Renato Nievo, ha fatto un'ampia carrellata sull'importanza d'alimentarsi con prodotti sicuri, dal momento che ogni persona mediamente ne assume 850 chili l'anno. «Secondo l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, un terzo dei tumori è causato dall'alimentazione», ha aggiunto l'igienista, sottolineando quanto sia determinante nutrirsi con alimenti genuini, «pure loro pericolosi per la salute, se assunti in eccesso». Il neurologo ha invece rimarcato la «sordità dei politici» sui temi della salute e dell'ambiente. «Occorre aumentare la consapevolezza, quindi mettiamoci insieme per far passare la nostra verità e colpire i politici che non tengono conto del bene collettivo». Durante il dibattito l'agricoltore biologico Francesco Minetto ha dichiarato che una normativa europea impedisce di definire biologiche le coltivazioni entro un raggio di 15 chilometri dagli inceneritori. «Intorno a Ca' del Bue vi sono 38 aziende biologiche, ma nessuno parla di questo problema», ha concluso. Critiche si sono levate nei confronti dell'Ordine dei medici, «perché sull'inceneritore non prende posizione». Va ricordato che è l'articolo 21 del decreto legislativo 228 del 18 maggio 2001 che detta norme a tutela dei territori con produzioni agricole di particolare qualità. Stato, regioni e enti locali devono tutelare qualità, tipicità, caratteristiche alimentari, nonché tradizioni di elaborazione dei prodotti agricoli e alimentari a Denominazione d'origine controllata, a Denominazione di origine controllata e garantita (Docg), a Indicazione geografica protetta (Igp) e a Indicazione geografica tutelata (Igt). Il decreto tutela anche le aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche biologiche e quelle con specifico interesse agrituristico. |
| Bernabe' Simone | |
|
|
http://laprovinciapav...
Riso Scotti Energia, arresti per traffico illecito di rifiuti. Inceneritore sequestrato L'inchiesta conta sette arresti e dodici indagati. Le ordinanza di custodia cautelare sono state notificate al presidente della società Giorgio Radice e all'amministratore delegato e responsabile dell'impianto Giorgio Francescone. Nell'inceneritore, secondo l'inchiesta, sarebbero finiti materiali diversi da quelli autorizzati. La struttura è stata sequestrata PAVIA. Sette arresti sono scattati questa mattina, intorno alle 7, in relazione all'inchiesta avviata tempo fa sull'inceneritore della Riso Scotti Energia. Le ordinanza di custodia cautelare sono state notificate all'attuale presidente della società Giorgio Radice e all'amministratore delegato e responsabile dell'impianto Giorgio Francescone. L'accusa è di traffico illecito di rifiuti. L'impianto di coincenerimento è stato sequestrato. I sigilli sono stati messi dalla Forestale intorno alle 8, subito dopo la notifica delle ordinanze di custodia cautelare ai dieci che erano già indagati. Risultano anche dodici nuovi indagati. Oltre al sequestro dell'impianto e di una quarantina di automezzi, sono state perquisite le abitazioni degli indagati dove è stata acquisita della documentazione. Tra gli arrestati ci sono anche Massimo Magnani, l'ex responsabile dell'inceneritore di Pavia, Marco Baldi, titolare del laboratorio Analytica di Genzone incaricato di fare le analisi sui rifiuti, Silvia Canevari, tecnico del laboratorio, Cinzia Deilacqua, Alessandro Mancini. Sono tutti agli arresti domiciliari. Nell'inceneritore, secondo l'inchiesta, sarebbero finiti materiali diversi da quelli autorizzati. Venivano utilizzati nella produzione di energia elettrica e termica, oltre alle biomasse vegetali, rifiuti di varia natura, legno, plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione di acque reflue urbane ed industriali ed altri materiali misti, che per le loro caratteristiche chimico fisiche superavano i limiti massimi di concentrazione dei metalli pesanti, cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo ed altri, previsti dalle autorizzazioni. L'ingresso delle circa 40mila tonnellate di rifiuti gestiti illecitamente nell'impianto veniva reso possibile attraverso la falsificazione dei certificati d'analisi, con l'intervento di laboratori compiacenti e con la miscelazione con rifiuti prodotti nell'impianto, così da celare e alterare le reali caratteristiche dei combustibili destinati ad alimentare la centrale. Si ipotizza anche una frode in pubbliche forniture e una truffa ai danni dello Stato, visto che tali rifiuti non potevano essere utilizzati in un impianto destinato alla produzione di energia da fonti rinnovabili che ha goduto di pubbliche sovvenzioni. Tra i materiali combustibili impiegati anche la lolla di riso, proveniente dall'adiacente riseria e convogliata nell'impianto attraverso una condotta aerea, che veniva miscelata con polveri provenienti dall'abbattimento dei fumi, fanghi, terre dello spazzamento strade ed altri rifiuti conferiti da ditte esterne. A seguito della miscelazione la lolla perdeva le caratteristiche di sottoprodotto e diventava un rifiuto speciale, anche pericoloso, che non poteva più essere destinato alla produzione di energia pulita, ma bensì essere smaltito presso impianti esterni autorizzati. Ingenti quantitativi di lolla di riso, anche di quella miscelata con i rifiuti, sono stati venduti illecitamente ad altri impianti di termovalorizzazione. Il giro d'affari era di circa 30 milioni di euro nel solo periodo 2007-2009. L'operazione, denominata "Dirty Energy", è stata condotta dal corpo Forestale ed è frutto di un anno e mezzo di accurate indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Pavia. Le indagini hanno preso spunto da una iniziale notizia di reato trasmessa per competenza dalla Procura della Repubblica di Grosseto |
| Bernabe' Simone | |
|
|
Rifiuti, arrestato Scotti Agsm: «Tutto regolare»
TRAFFICO ILLECITO. Sette arresti a Pavia, sigilli all'inceneritore della galassia del gruppo del riso L'accusa: nella struttura bruciati materiali pericolosi per l'ambiente. Cigolini: «Il nostro impianto è certificato» 18/11/2010 E-MAILPRINT A L'esterno della sede dell'Agsm Traffico illecito di rifiuti: con questa accusa sono finite nei guai una decina di persone a Pavia coinvolte nell'inchiesta avviata tempo fa sull'inceneritore della Scotti Energia. Inceneritore utilizzato anche dall'Agsm che vi conferisce il combustibile da rifiuto prodotto a Ca' del Bue. L'operazione denominata «Dirty Energy» (energia sporca) è stata condotta dal Corpo forestale di Milano e rappresenta il bilancio di un anno e mezzo di indagini. L'inchiesta conta 12 indagati, 7 le persone destinatarie di una ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Giorgio Radice, presidente del consiglio di amministrazione della Riso Scotti Energy, una delle società della galassia del gruppo Riso Scotti, è finito agli arresti domiciliari e il Corpo forestale ha eseguito 60 perquisizioni, sequestrando un impianto di «coincenerimento» e 46 automezzi per un giro d'affari stimato di quasi 30 milioni di euro nel solo periodo 2007-2009. Oltre all'arresto di Giorgio Radice, l'autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo dell'impianto di coincenerimento della Scotti Energy a Pavia, situato in via Angelo Scotti, e la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di: Massimo Magnani, direttore tecnico dell'impianto; Giorgio Francescone, consigliere delegato e responsabile dell'impianto; Cinzia Bevilacqua, impiegata amministrativa; Marco Baldi, direttore del laboratorio di analisi chimiche Analytica di Genzone (Pavia); Silvia Canevari, tecnico responsabile del laboratorio Analytica; Alessandro Mancini, intermediario e amministratore unico della Mancini Vasco Ecology di Montopoli in Valdarno (Pisa). Dalle indagini svolte è stato possibile accertare il coinvolgimento di diversi impianti di trattamento dei rifiuti provenienti dal circuito della raccolta urbana, dall'industria e da altre attività commerciali dislocate in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Oltre al traffico illecito di rifiuti e alla redazione di certificati di analisi falsi, si ipotizza una frode in pubbliche forniture e una truffa ai danni dello Stato, visto che tali rifiuti non potevano essere utilizzati in un impianto destinato alla produzione di energia da fonti rinnovabili che ha goduto di pubbliche sovvenzioni. Le indagini sono state coordinate dalla Procuratore della Repubblica di Pavia, Gustavo Adolfo Cioppa, e condotte dai pm Roberto Valli, Luisa Rossi e Paolo Mazza. Ma che cosa accadrà ora? Agsm dove porterà il suo materiale? «L'inchiesta sull'impianto di coincenerimento Riso Scotti non provocherà nessuna conseguenza sul conferimento di combustibile ricavato dai rifiuti provenienti da Verona», assicura l'ingegner Giampietro Cigolini, direttore Agsm (e già direttore di Amia) precisando che «nel mondo dei rifiuti si assiste talvolta a inchieste di questo tipo che non coinvolgono chi lavora con serietà e produce combustibile da rifiuti di esclusiva origine urbana, assolutamente e costantemente certificati». Ed aggiunge che «i conferimenti da Verona sono stati affidati con gara pubblica e organizzati secondo un protocollo rigoroso e diversificato che non metterà in alcun modo in crisi la funzionalità del nostro impianto anche di fronte alla chiusura del trattamento della Riso Scotti». |
| Carlo Reggiani | |
|
|
FINALMENTE RIFIUTI ZERO entra nel lessico della politica vernese! Grazie ai sindaci resistenti contro la riattivazione dei forni di Cadelbue!
|
| Ivan Bortolin | |
|
|
Da qualche giorno gira uno spot nelle principali reti televisive italiane...
Ecco il nostro video: |
| Bernabe' Simone | |
|
|
SAN GIOVANNI LUPATOTO. L'ultima proposta del Pd alla commissione consiliare che si occupa di ambiente
«La Regione deve ripensare l'impianto di Ca' del Bue» Bonfante: «La raccolta differenziata in aumento e lo stop agli inceneritori a Treviso impongono una riflessione» In risposta alle controaccuse del sindaco Fabrizio Zerman, il consigliere regionale Franco Bonfante nella sua battaglia contro l'inceneritore delle basse di San Michele ha deciso di non affidarsi alla polemica ma ai fatti. Ieri ha presentato alla Settima commissione del Consiglio regionale, quella che ha competenza per l'ambiente, una proposta di modifica del piano regionale dei rifiuti che, tra gli altri interventi, prevede la cancellazione o la rivisitazione dell'inceneritore di Ca' del Bue. Scrive infatti Bonfante al presidente della commissione consiliare Nicola Ignazio Finco e al vicepresidente Stefano Fracasso: «Il Consiglio regionale nel novembre 2004 ha approvato il Piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani. A pagina 101 del Bollettino ufficiale della Regione sotto il titolo “Provincia di Verona" è indicato tra i principali impianti di trattamento in esercizio l'impianto di selezione, recupero da frazione organica, produzione Cdr e termovalorizzazione in Comune di Verona località Ca' del Bue». «A distanza ormai di sette anni dal Piano», prosegue, «credo sia opportuno valutare la possibilità di una sua modifica, anche al fine di aggiornarlo sulla base delle nuove quantità di rifiuti prodotti, dell'aumentata attitudine alla raccolta differenziata, alle nuove scoperte scientifiche in materia di danni alla salute da inquinamento (ad esempio particelle Pm 2,5 conosciute solo dal 2008), nonché delle più avanzate tecnologie di settore che permettono di ipotizzare forme diverse di smaltimento a costi più contenuti rispetto alla tecnologia tradizionale». L'iter normativo prevede, per le modifiche sostanziali, un provvedimento della Giunta regionale, a cui devono seguire il parere della commissione e la deliberazione del Consiglio. «Credo sia opportuno che la commissione svolga una funzione di collaborazione nei confronti della Giunta, attivando un percorso propositivo. Peraltro il blocco degli inceneritori in Provincia di Treviso approvato dal Consiglio l'anno scorso impone una riflessione non episodica o strumentale, ma complessiva per tutta la Regione», sottolinea il consigliere scaligero. Aggiunge inoltre Bonfante: «Va detto che la media dei rifiuti urbani e assimilabili oggi conferiti nell'impianto di selezione di Ca' del Bue dal bacino veronese, esclusa la pianura che conferisce a Legnago, è di 320 tonnellate al giorno. Seguendo molti esempi in Italia, la differenziata può essere portata a oltre il 75 èer cento in due o tre anni, per cui i rifiuti veronesi conferiti a Ca' del Bue possono essere ridotti a 150 - 200 tonnellate al giorno, mentre il sindaco di Verona Flavio Tosi e il presidente di Amia Paolo Paternoster vogliono far portare a 600 tonnellate al giorno di rifiuti a Ca'del Bue, cioè il triplo di quelli prodotti a Verona, oltre ai fanghi di depurazione e altro materiale». Conclude Bonfante: «La revisione del Piano rifiuti è la via maestra per arrestare una china che vede il sindaco di Verona avere sempre più mano libera nel suo tentativo di raddoppiare Ca' del Bue. Il gruppo regionale del Pd su questa vicenda ha le idee chiare, fa le cose che dice ed è compatto. Sfidiamo Lega e Pdl a fare altrettanto. I sindaci di San Giovanni Lupatoto e degli altri comuni interessati si ribellino ai loro capi, oppure sarà evidente il loro doppio gioco». Come si ricorderà Bonfante aveva in sostanza accusati i tre sindaci di San Giovanni Lupatoto, Zevio e San Martino Buon Albergo di opporsi solo per mantenere il consenso a livello locale, suscitando altrettante accuse di propaganda elettorale. Martedì 12 Aprile 2011 PROVINCIA Pagina 25 «Noi coerenti nel cercare un'alternativa che ricicli ed eviti di bruciare» «Non è ricerca di consenso la resistenza all'inceneritore di Ca' del Bue, ma azione responsabile e motivata coerentemente», è la replica del sindaco Valerio Avesani alle dichiarazioni del consigliere e vicepresidente del Consiglio regionale Franco Bonfante, che in un'assemblea su Ca' del Bue promossa dal Pd aveva avanzato l'accusa che i sindaci di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio «si oppongano all'inceneritore per avere consenso». «Da politici e amministratori del Pd a livello nazionale, regionale e locale stiamo ancora aspettando una proposta concreta su Ca' del Bue. La verità è che sono solo capaci di criticare, mentire alla gente con temi pretestuosi che regolarmente vengono smontati dai fatti, solo per apparire sui giornali», è la replica di Avesani. «Da questa sinistra i cittadini non possono aspettarsi nulla, di sicuro, non proposte valide e significative per migliorare. Perché Bonfante e i componenti del Pd sanmartinese non ci fanno sapere la loro soluzione all'inceneritore? Se hanno delle idee efficaci ben vengano, sono disponibile a discuterne», continua Avesani. Cita l'impegno dei sindaci per puntare fin da subito sulla raccolta differenziata spinta, dando il buon esempio, ma soprattutto ottenendo risultati positivi che hanno permesso di risparmiare sulla tariffa dei rifiuti. La strada che i sindaci dei tre paesi più coinvolti dall'inceneritore perseguono è quella dell'attivazione del polo ambientale integrato: trasformare Ca' del Bue in un grande centro di raccolta per la differenziazione dei rifiuti secondo le diverse destinazioni, ma dove nulla verrebbe incenerito e tutto riciclato. «Questi sono fatti e non chiacchiere», conclude il primo cittadino Valerio Avesani, e se Bonfante si schiera contro i sindaci significa che è favorevole all'inceneritore. Se poi gli dà fastidio che nella normale dialettica del Pdl venga dato spazio a posizioni diverse sulla materia, è perché questo forse non è possibile nel Pd». V.Z. |
| Ivan Bortolin | |
|
|
|
| Bernabe' Simone | |
|
|
http://www.ilfattoquo...
Centrale biomasse Pavia, arrestato il patron di Riso Scotti. Altri tre in carcere Clamorosa retata contro le truffe sull’energia prodotta da fonti falsamente rinnovabili. Questa mattina il Corpo Forestale dello Stato e la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato hanno arrestato, e condotto in carcere, Franco Centili, funzionario del Gestore dei Servizi Energetici – G.S.E. di Roma e notificato gli arresti domiciliari ad Angelo Dario Scotti, Vice Presidente del CdA di Riso Scotti Energia, nonché Presidente del CdA e Amministratore delegato di Riso Scotti S.p.A, Andrea Raffaelli, funzionario del G.S.E. di Roma; Elio Nicola Ostellino, consulente esterno di Assoelettrica e Nicola Farina, commercialista di fiducia del Gruppo Scotti con studio a Milano. Le accuse: traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni di ente pubblico, frode in pubbliche forniture e corruzione. L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal Gip di Milano, Stefania Donadeo, che ha accolto le richieste del pm Ilda Boccassini controfirmate dal Procuratore capo del capoluogo lombardo, Edmondo Bruti Liberati. Si tratta del nuovo filone di una lunga indagine condotta dal Corpo Forestale dello Stato sull’impianto di coincenerimento di Pavia della Riso Scotti Energia, autorizzato inizialmente per l’impiego esclusivo di lolla di riso e altre biomasse, e successivamente – con provvedimenti autorizzativi della Provincia e della Regione di dubbia legittimità – anche all’incenerimento di variegate tipologie di rifiuti, erano stati conferiti per l’incenerimento ingenti quantitativi di rifiuti – anche pericolosi – non conformi alle autorizzazioni sia per tipologia che per la presenza di inquinanti in misura superiore ai valori limite fissati dalle normative di settore. In tal modo Riso Scotti Energia aveva ceduto al Gestore dei Servizi Energetici – società interamente posseduta dal Ministero dell’Economia – usufruendo di pubbliche sovvenzioni e quindi ad un prezzo superiore a quello di mercato, energia elettrica falsamente qualificata come derivante da fonti rinnovabili = biomasse, ricavando indebiti profitti pari ad almeno 28 milioni di euro. Nel mese di novembre 2010, in relazione alle accertate violazioni legge, l’Autorità Giudiziaria aveva già disposto gli arresti domiciliari per 7 indagati e il sequestro preventivo dell’impianto di coincenerimento del gruppo Scotti. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari partivano nuove intercettazioni telefoniche, sia per riscontrare le ipotesi di truffa aggravata e di frode in pubbliche forniture, già contestate (che vedevano l’ente pubblico Gestore Servizi Energetici come persona offesa) sia per raccogliere nuovi elementi di eventuali corruzioni riconducibili a Riso Scotti Energia nei confronti di funzionari del G.S.E. per ottenere il mantenimento degli incentivi economici. Incentivi che a seguito di una verifica ispettiva erano stati sospesi, tanto che era stata formalmente richiesta alla Riso Scotti Energia la restituzione di 7 milioni di euro. Dalle intercettazioni è emerso sin da subito il tentativo di Riso Scotti Energia, avallato e sostenuto dalla proprietà, di risolvere in modo favorevole il contenzioso maturato con il Gestore Servizi Energetici attraverso l’intervento di persone amiche, dipendenti e/o collaboratori della Pubblica Amministrazione, in grado di modificare e/o annullare le decisioni sfavorevoli assunte dalla società pubblica che dopo l’esplosione dell’inchiesta avevano bloccato la corresponsione dei contributi. La pratica sarebbe stata infatti “sbloccata positivamente“ (vale a dire che erano stati mantenuti gli incentivi economici di cui era stata in precedenza chiesta la restituzione)grazie all’intervento di Franco Centili, all’epoca dei fatti funzionario del Gestore Servizi Energetici, e, dopo il pensionamento, consulente esterno del Gestore pubblico, in stretto contatto con Nicola Ostellino, consulente in materia energetica, soggetto molto influente che nel corso di una conversazione afferma chiaramente di avere “tutto il G.S.E. lubrificato”. Le circostanze emerse dalle indagini sono state confermate dagli interrogatori degli indagati Giorgio Radice e Giorgio Francescone, rispettivamente presidente del Cda e direttore tecnico di Riso Scotti Energia. Radice ha ammesso di avere pagato, per risolvere il contenzioso con il G.S.E., consistenti somme di denaro in contante a favore di funzionari del G.S.E., con il pieno avallo e sostegno del proprietario di RSE Angelo Dario Scotti, e in particolare di avere pagato complessivamente 115.000 euro (100.000 a Franco Centili e 15.000 a Andrea Raffaelli), aggiungendo che al momento del suo arresto restava da pagare a Centili l’ultima tranche di 15.000 euro. Ha poi confermato di essersi rivolto anche a Nicola Ostellino per farsi assistere nel contenzioso, senza avere versato a quest’ultimo, in modo diretto, somme di denaro. Anche Francescone ha confermato il pagamento di tangenti a Centili, aggiungendo che l’esborso di denaro è stato giustificato attraverso il pagamento di una fattura a favore di una società “off shore” per una consulenza in materia energetica. Al fine di monetizzare la somma necessaria il commercialista di fiducia del Gruppo Scotti Nicola Farina aveva pianificato una operazione meramente finanziaria, individuando in una società statunitense il soggetto a cui la società Riso Scotti Energia avrebbe apparentemente commissionato una fittizia consulenza per un progetto di realizzazione di un impianto termoelettrico per un corrispettivo di circa 140 mila euro. Alla fine dell’operazione, la Scotti Energia riotteneva la somma in contanti, al netto delle provvigioni trattenute dalla Società compiacente, e poteva provvedere ai pagamenti in nero. di Andrea di Stefano LEGGI L’INCHIESTA PUBBLICATA SUL FATTO IL 19 NOVEMBRE 2010 |
| Carlo Reggiani | |
|
|
Mentre a Verona Tosi continua con la litania dell'inceneritore di Cadelbue facendo arricchire gli spagnoli con i nostri soldi e la nostra salute, De Magistris a Napoli lavora con il Centro Riciclo Vedelago (Treviso).
|