Bernabe' Simone
Posted Oct 31, 2008 2:20 PM
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 307
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Cosa ne penso! Che è una grande cosa! Approvo in pieno! Iniziamo a organizzarci.

Vorrei aggiungere quello che ho trovato in questo link dopo aver sentito le banche a Sommacampagna:
Non ho parole!

http://www.finanzablo...

Faissola: le banche italiane sono solide, rimangano anche private
banche faissola finanza mercato sistema bancario unicredit intesa sanpaolo

Ancora una volta in questo periodo di crisi del sistema finanziario globale le banche italiane ribadiscono con orgoglio la propria solidità e autonomia.

Nell’audizione parlamentare di oggi Corrado Faissola, numero uno dell’Associazione delle banche italiane (Abi), ha, infatti, sottolineato chiaramente la necessità di “garantire il carattere privatistico del sistema bancario italiano”.

Un alt al Governo e ai suoi interventi nel capitale delle banche che potrebbero diventare anche interventi nella governance. Il timore che anche in Italia possano essere nazionalizzate delle banche è insomma più vivo che mai. Da un lato perché questo è successo in gran parte delle economie occidentali, dall’altro lato perché nello stesso DL 155/2008 (uno dei due provvedimenti insieme al DL 157/2008 già varati dal Governo contro la crisi) c’è già un esplicito riferimento a questa eventualità.

Nella possibilità di abrogare il voto capitario delle banche cooperative in caso di salvataggio pubblico si potrebbe, infatti, introdurre un cuneo legale per il passaggio delle popolari salvate sotto il controllo pubblico, sia in termini di capitale che di gestione.

L’ipotesi già a suo tempo aveva spaventato le cooperative bancarie e oggi lo stesso Faissola ha ribadito il concetto.

D’altra parte finora le banche italiane si sono davvero dimostrate più solide delle loro colleghe estere per via del loro modello tradizionale di banche retail, per il loro basso livello di esposizione finanziaria e per la loro sostanziale estraneità ai modelli di business che hanno causato il fallimento di Lehman Brothers o i salvataggi di diverse banche americane ed europee.

L’Italia, ha ricordato oggi Faissola, ha caratteristiche specifiche che la hanno, in parte salvaguardata da questa bufera e persino un modello economico e di credito molto diverso da quelli falliti in maniera epocale negli ultimi mesi. In Italia il credito facile all’americana non esiste o è marginale, il risparmio delle famiglie, sebbene in via di erosione, è nettamente più solido che nella media dei paesi europei.

Che poi il sistema del credito italiano si sia dimostrato più solido degli altri, lo ha ammesso anche il Governo quando ha detto che, se ci dovessero essere interventi in favore delle banche del Bel Paese, non ci saranno interventi punitivi nei confronti del management.

Anche i grandi timonieri del credito d’altra parte non hanno chiesto nulla finora. Unicredit si è ricapitalizzata senza chiedere un euro al Governo, Intesa ha detto che non ha bisogno di aiuti e che in caso taglierà il dividendo come ha fatto Unicredit, le altre si sono allineate nel ribadire che l’intervento del Governo gli dà sicurezza, ma che fondamentalmente per ora non se ne vede la necessità. Insomma, a quanto pare, stanno tutti bene.
Bernabe' Simone
Posted Oct 31, 2008 2:39 PM
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 308
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e ancora....

Banche in affanno? Il vero nodo è l'economia reale

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Dalle decisioni che il Governo dovrà prendere nel giro delle prossime settimane dipenderà il futuro dell’Italia e il volto della finanza. La difficile quadratura del cerchio fra stabilità e competitività del sistema finanziario, fra debito pubblico e misure anti-crisi sembra, infatti, tanto lontana quanto urgente.

Le nostre banche erano avvantaggiate da una maggiore solidità patrimoniale rispetto alle colleghe europee, è vero, ma il debito pubblico del Bel Paese è in proporzione al Pil uno dei più alti in Europa e in termini assoluti anche uno dei più alti del mondo. La nostra produttività è già in calo (si ricordi l’ultimo calo del Pil dello 0,1%) e i credit default swap sui titoli di Stato italiani, ossia le scommesse sulla bancarotta della Nazione, sono secondi solo a quelli della Grecia fra i grandi d’Europa.

Le maggiori banche italiane, ingiustamente bisogna dire, ha registrato delle perdite in borsa spesso superiori a quelle di diverse colleghe europee anche se queste, senza finanziamenti pubblici, sarebbero già a gambe all’aria.

Unicredit ha varato una manovra che porterà il Core tier 1 ratio al 6,7% entro la fine dell’anno e lo ha fatto da sola senza chiedere un centesimo a Roma. Intesa Sanpaolo (che al momento ha un core tier 1 del 5,7%) ha confermato che entro l’anno raggiungerà la soglia legale del 6% prevista da Basilea II senza chiedere soldi pubblici e che, al massimo, taglierà il dividendo se dovesse aggravarsi la situazione.

La Bpm, che ha già il core tier 1 al 6,4 per cento, ha ribadito di poterlo mantenere sopra il 6% anche alla fine dell’anno. Mps ha confermato anche lei che supererà la soglia del 6% in termini di core tier 1 entro l’anno (da ricordare che questa banca ha da poco conquistato l’Antonveneta). Ubi banca, infine (per rimanere nell’S&P/Mib), ha da poco confermato di essere già sopra il 7% in termini di core tier 1.

Tutto bene, anzi benissimo rispetto agli europei allora? No, invece no. Perché le banche europee in barba al libero mercato si sono finanziate con soldi pubblici dopo aver fatto i giochini con i subprime e ora paradossalmente possono in molti casi guardare al mercato con gli occhi del predatore. Il caso di Barclays che prima ha comprato asset dalla fallimentare Lehman Brothers e poi è stata finanziata dallo Stato UK è in questo caso esemplare. Fuori dai denti si può insomma dire che oggi le banche italiane sono in svantaggio competitivo per via di interventi delle altre nazioni che hanno alterato il mercato.

Il problema è che la coperta è piccola e ne reclamano un pezzo anche gli industriali chiamati in Italia, negli Stati Uniti e in Europa a pagare parte delle perdite bancarie.

I bassi tassi d’interesse hanno, infatti, dovuto combattere per diverso tempo con tassi Euribor e Libor (quelli su cui vengono calcolati gli interessi sui prestiti delle banche anche alle aziende) troppo elevati. La base di Confindustria ha già da qualche settimana lanciato l’allarme debito e chiesto al Governo un intervento che salvi le piccole e medie imprese.

Moltissimi imprenditori lamentano la crescente difficoltà nei rapporti con le banche stesse e nelle condizioni di rifinanziamento del debito. Proprio per domani è atteso un importantissimo incontro fra il Governo, Confindustria e l’Abi, l’associazione degli industriali. Le forti vendite, apparentemente immotivate o speculative, sui titoli delle banche italiane hanno già spinto Mario Draghi (numero uno della Banca d’Italia) a rinunciare al veto su un aiuto pubblico alle banche. Il come resta però il problema, il quanto sarà sicuramente limitato.

Oggi il Sole 24 Ore rilanciava l’ipotesi francese di società veicolo pubbliche che, garantendo con titoli di Stato i propri finanziamenti alle banche, non appesantisse il bilancio e il debito pubblico. L’ipotesi se non originale è quanto meno interessante, anche se un po’ spregiudicata. Il nodo, però, rimane quello di salvare dal tracollo dell’economia reale il Bel Paese. L’industria, i consumi, la produttività sono in crisi e necessitano di incoraggiamenti poderosi e immediati. Salvare le banche di un Paese morente, sarebbe infatti sicuramente un’operazione miope e inutile. I consumatori, che siano correntisti o mutuatari, e le imprese sono stati infatti la vera salvezza del nostro sistema. Levare alle banche stesse e al Paese questo sostegno sarebbe sicuramente folle.
A former member
Posted Nov 1, 2008 8:58 AM
Post #: 184
Per ORGANIZZARE bene il ns. convegno sulla "CRISI di CARTA" (il filmato di Benetazzo potrebbe servire da sintesi con la proiezione all'inizio del convegno)

Carlo, mi pare che Ivo abbia fissato d'incontrarci mercoledì venturo.
Discuteremo sul giorno più opportuno (sentirò in comune in quali giorni è libero l'AUDITORIUM), io suggerivo anche il sabato mattina consentirebbe maggior tempo agli interventi (anche dei ns. amministratori) e darebbe la possibilità di un rientro comodo ai relatori residenti fuori Villafranca; potremmo pensare anche a un pranzo con loro e il moderatore nel post convegno.

La tua proposta del titolo può andare bene (avremo tempo per metterlo a punto), però sottolineo pure il suggerimento di Simone che inserisce elementi d'interesse sul ns. comune:
"CRISI FINANZIARIA & …la gestione del nostro Comune e delle sue finanze… insomma sempre e comunque soldi nostri!”

I relatori sono ottimi, mancherebbe un economista dell'Università di Verona, il coinvolgimento di un giornalista come moderatore dell'evento e l'invito formale a sindaco, assessori e consiglieri comunali.

Elìa
Corrado Sonato
Posted Nov 2, 2008 6:20 PM
user 6480746
Villafranca di Verona, VR
Post #: 17
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Un epilogo positivo di scelte d'investimento pericolose (con i soldi dei contribuentiangry)

Giornale L'Arena - Domenica 2 Novembre 2008

GARDA. Gli investimenti pericolosi hanno sconvolto molte amministrazioni italiane: sul lago una delle poche a trarne addirittura vantaggi
Il Comune fa soldi con i derivati
Una penale di 17mila euro per chiudere con i prodotti ad alto rischio ma in cassa ne arrivano quasi 100mila
Il sindaco Bendinelli: «Forse è stata fortuna ma comunque per noi questo è un successo»

Annamaria Schiano
Il Comune di Garda ha chiuso l’operazione «Interest rate swap», ovvero quella legata ai (tristemente) famosi «derivati» che tanto scalpore hanno sollevato a livello nazionale per i forti rischi finanziari connessi.
Così il Comune, pochi giorni fa, come è riportato in una relazione, ha concluso l’iter, che era stato avviato il 23 maggio con deliberazione di giunta, per la chiusura dell’operazione finanziaria iniziata nel 2003. «La stipula del contratto con la Banca agricola mantovana», dice la relazione allegata alla deliberazione, «è stata fatta per dare la possibilità al Comune di avere un ritorno finanziario positivo, sfruttando la variabilità dei tassi d’interesse sui mutui passivi». E il bello è che, scampato ogni pericolo, «abbiamo avuto un guadagno di 100mila euro», commenta soddisfatto il sindaco Davide Bendinelli.
A conti fatti, dunque e «visto il periodo difficile dal punto di vista finanziario», questo è un «successo della amministrazione».
Garda, quindi, sembra essere uno dei pochi Comuni italiani che non solo sono riusciti a uscire indenni ma, anzi, traendone un guadagno, da operazioni fatte sulla base di derivati ad alto rischio. Gli stessi prodotti finanziari che per settimane hanno «sbancato» nella cronaca della stampa e nei commenti degli analisti finanziari.
Ammette lo stesso sindaco: «Il nostro Comune ha avuto fortuna, proprio per l’essere stato tra i pochi che sono riusciti a trarre vantaggio da queste operazioni». Nella relazione sono riportati i dati: «Il contratto, vista la situazione di mutui che il municipio aveva al 2003 con la Cassa depositi e prestiti a un tasso fisso del 5,90 per cento, essendo il tasso "Euribor" (l’indice di riferimento europeo per il costo del denaro) al 2,80 alla data dell’operazione, ha consentito di introitare preventivamente 90 mila euro quale "upfront” (premio di ingresso) e come flussi positivi fino a oggi 26mila e 537 euro per un incasso totale di 116mila e 537 euro».
«Così», precisa il sindaco, «quando abbiamo deciso di chiudere il contratto perché ritenevamo fosse troppo rischioso portarlo avanti, visto quantoe è accaduto negli altri Comuni, ci sono stati chiesti 17mila euro di penale (prezzo massimo di uscita anticipata): ma ce ne sono rimasti alla fine 99mila e 537 euro di guadagno».
Che sia fortuna o «fiuto» del momento buono, meglio così.
Vallan Sara
Posted Nov 6, 2008 3:27 AM
user 6458500
Villafranca di Verona, VR
Post #: 88
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L'Arena - mercoledì 05 novembre 2008

CONTROLLI. Nelle sedi di Milano e Verona su disposizione del pm del Tribunale di Bari

Unicredit, la Finanza
acquisisce i contratti
Sono relativi alle operazioni effettuate sui derivati La banca ha sempre respinto tutte le accuse
Mercoledì 05 Novembre 2008 CRONACA, pagina 21 e-mail print
Il comando provinciale della Guardia di FinanzaTutti i documenti relativi al rapporto intercorso tra la società pugliese Divania e Unicredit sono stati acquisti da militari della guardia di finanza nelle sedi di Verona e Milano dell’istituto di credito. L’acquisizione è stata disposta dal sostituto procuratore del tribunale di Bari Isabella Ginefra che ha avviato un’indagine per l’ipotesi di truffa a carico di persone da identificare dopo aver ricevuto la denuncia del titolare di Divania, Francesco Saverio Parisi.
L’imprenditore nella sua denuncia afferma che a seguito di operazioni sui derivati è stato costretto a chiudere e a licenziare tutti i 430 dipendenti. Il venditore di questi strumenti derivati è stato Unicredit, che, nelle accuse di Parisi, non avrebbe informato correttamente l’imprenditore dei rischi connessi agli strumenti di finanza complessa che stava acquistando. La banca ha sempre respinto ogni accusa. Divania ha comunque avviato un processo civile e ha chiesto a Unicredit la restituzione di 219 milioni di euro per pagamenti fatti alla banca affinchè investisse le somme in strumenti finanziari derivati in valuta, e per ottenere il pagamento di 61 milioni di euro a titolo di interessi sui pagamenti.
Tutto iniziò con un’inchiesta pubblicata su un settimanale in febbraio che raccontava la disavventura dell’imprenditore pugliese che aveva denunciato Unicredit chiedendo danni milionari, poichè, sosteneva, la sua azienda che fatturava 65milioni di euro l’anno era stata costretta a chiudere.
Parisi fornì anche alcuni filmati nei quali apparivano i funzionari del gruppo che lo avrebbero costretto a firmare contratti ad alto rischio pena la chiusura di affidamenti. Unicredit smentì, sostenne che l’azienda era stata costretta a chiudere a causa della congiuntura internazionale negativa in cui operava Divania.
Secondo la banca, inoltre, l’azienda che operava nel campo dei mobili imbottiti, sarebbe andata incontro alla crisi nel 2003 a causa dell’ingresso sul mercato di produzioni dei paesi produttori a basso costo, una situazione che sarebbe poi peggiorata nel 2004 a causa della congiuntura internazionale, e in particolare dell’apprezzamento dell’euro sul dollaro. Sta di fatto che la denuncia ha proseguito il suo corso, da qui l’acquisizione di documentazione mentre il «problema» derivati scatenò la reazione dell’Adusbef (l’Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi). Non escluse l’ipotesi di una class action contro la banca di Profumo a causa dei «gravi comportamenti di Unicredit verso gli utenti».
liberopensiero
Posted Nov 6, 2008 10:02 PM
user 3739570
Verona, VR
Post #: 497
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Un tempo si evocava l'uomo nero per spaventare ,ora,
sarà forse l'uomo nero a spaventarsi:
Apprendendo realtà e verita' della crisi finanziaria ,
che ora emergeranno appieno.
liberopensiero
Posted Nov 7, 2008 9:57 AM
user 3739570
Verona, VR
Post #: 498
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C ose D i S tato

REPUBLIC OF ITALY
148,617,213,985
A former member
Posted Nov 9, 2008 8:31 AM
Post #: 188
Caro Aldo, il vero problema è che i politici tendono a coprire la gravità della Crisi finanziaria mondiale che è ormai dimostra che l'economia reale si è tramutata in una "ECONOMIA di CARTA".
I cittadini purtroppo non comprenderanno la situazione finché non saranno colpiti direttamente nel loro portafoglio.

La cosa più preoccupante è che pure nel nostro blog pochi sono consapevoli della gravità del problema e di conseguenza appaiono titubanti e rinviano l'impegno a prodigarsi per diffondere sollecitamente la comunicazione pubblica che potrebbe servire ad incitare il comune almeno a sanare le posizioni debitorie compromesse (ben 2 nostre istanze al Sindaco sui "prodotti derivati" attendono una risposta da 3 mesi).

Elìa
Carlo Reggiani
Posted Nov 9, 2008 5:05 PM
carloreggiani
Villafranca di Verona, VR
Post #: 890
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Siamo in una botte di ferro! Roba da non credere!

Ho postato una risposta sul blog.



Domenica 9 Novembre 2008


VILLAFRANCA. Giornale economico denuncia: se il tasso variabile dovesse oltrepassare la soglia del 5,8 per cento la città ci rimetterebbe un sacco di soldi
Euribor, tremano le casse comunali
Ma il sindaco Mario Faccioli e il presidente del Consiglio Maurizio Facincani tranquillizzano: «Ci stiamo guadagnando»
Siamo in una botte di ferro, continueremo con questa operazione

Luca Bolognesi

L’Euribor fa tremare le casse comunali. Il famigerato tasso variabile legato all’euro spaventa, in questi tempi di crisi, perchè l’amministrazione- allora retta da Maurizio Facincani- qualche anno sottoscrisse due contratti swap (derivati finanziari), uno con il Monte dei Paschi di Siena e l’altro con il Banco di Brescia, che fino ad adesso hanno reso bene, ma che potrebbero rivelarsi una Waterloo per le finanze pubbliche villafranchesi. Lo dice il quotidiano economico "Il sole 24 ore" di ieri che ha pubblicato su cinque colonne un articolo titolato «Villafranca teme l’Euribor» e sottolineando come un aumento del tasso variabile oltre le barriere porterebbe a un esborso «senza limiti». Ma sia il sindaco Mario Faccioli che Maurizio Facincani, ora presidente del Consiglio comunale, gettano acqua sul fuoco: «Storia vecchia, non siamo in pericolo».
La questione riguardadunque i due contratti swap, termine inglese che significa baratto. Ad oggi, i mutui dell’amministrazione su cui sono stati costruiti gli swap, hanno fatto incassare 428mila euro in cinque anni. Perchè? «Se il tasso d’interesse variabile (Euribor a sei mesi) rimane sotto il 5,8 percento le banche pagano le differenze al Comune», spiega Riccardo Maraia, assessore al bilancio. Ma se l’Euribor a sei mesi superasse la fatidica soglia, l’amministrazione si troverebbe costretta a pagare il tasso maggiorato di uno spread (la percentuale di perdita nella scommessa) del 3,25 per cento. E la cosa più grave è che il contratto non prevede opzioni che difendano dal rialzo. In altre parole: non ci sarebbero limiti alle perdite.
Sinora, dunque, la scommessa è stata vinta da Villafranca. Ma in futuro? «Siamo in una botte di ferro», assicura Mario Faccioli, «c’è stato qualche giorno di preoccupazione nel momento peggiore della crisi finanziaria. Non ci siamo fatti prendere dal panico e non abbiamo nulla da temere perchè la differenza tra il valore del tasso e la nostra soglia è ampia». "Il Sole" però ammonisce il Comune spiegando che «la certezza che il calo del tasso avvenga anche nei prossimi mesi è da valutare bene vista la mancanza di fiducia che regna sui mercati finanziari».
«L’Euribor è al 4,80 percento», ricorda Maurizio Facincani, sindaco all’epoca della stipula degli swap, «ben lontano dal 5,80 che è la soglia entro la quale il Comune incassa il bonus che ci ha fruttato circa 500mila euro sinora. L’innalzamento dei tassi d’interesse in questo momento di crisi significherebbe un colpo al cuore per tutti gli operatori economici: le banche si metteranno una mano sulla coscienza».
"Il Sole" dice che, se Villafranca volesse recedere ora dal contratto con le banche, dovrebbe pagare circa 50mila euro per ripianare i debiti "scommessi". «È vero», ammette Facincani, «ma non si tratta di penali. Il Comune può recedere in ogni momento dal contratto senza clausole». Cosa farà il Comune, continuerà a rischiare i soldi dei contribuenti in questa scommessa oppure uscirà adesso pagando il relativo onere? Afferma Facincani: «Si dovrebbe elogiare i seri amministratori che in un periodo in cui nel resto d’Italia si parla di disastri economici da parte dei comuni sono stati in grado di risanare parte dei debiti contratti in passato». Perentorio il commento finale di Faccioli: «Andiamo avanti: non ha senso chiudere un’operazione nel momento in cui frutta».
A former member
Posted Nov 10, 2008 8:45 AM
Post #: 192
Siamo alle solite, se fossi in LORO non mi vanterei molto dei modesti guadagni attuali.

Il debito comunale -finanziato per 1/3 dai PERICOLOSI DERIVATI- dovrebbe far tremare un Amministratore,
Ma la baldanza di Faccioli non ha confini e il suo perentorio giudizio “siamo in una botte di ferro, continueremo con questa operazione”. Sembra che sia stato di diverso avviso il sindaco di Garda -del suo stesso partito-, il quale poco tempo fa chiuse in fretta il "contratto dei derivati", pagando la “penale”!

"A sta la vista"
Elìa
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