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Riflessioni-Abrogazioni abomini normativi

- Legge Interruzione termini della prescrizione con il rinvio a giudizio.(Link Meetup)

- /Giuseppe Candido
9 milioni di processi (civili e penali) pendenti, 10 anni (in media) l'attesa per una sentenza definitiva, 2000 le condanne della Corte europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) nei confronti dell'Italia per l'irragionevole durata dei processi, 170.000 prescrizioni ogni anno. A questa situazione disastrosa della (in)Giustizia italiana corrisponde poi l'appendice delle carceri, le nostre patrie galere, dove a fronte di 45.000 posti regolamentari alloggiano circa 68.000 persone, perlopiù tossicodipendenti ed extracomunitari. (sul sito www.ristrettiorizzonti.it trovate tutti i dati). I colletti bianchi, ovviamente, la fanno franca con l'amnistia di regime chiamata tecnicamente prescrizione! Non dimentichiamo che lo scorso 8 gennaio 2013, per la sistemica e strutturale violazione dei diritti umani che viene operata nelle nostre carceri, la CEDU ha emesso nei confronti dell'Italia una sentenza di condanna, tecnicamente definita "pilota" perché riguardante altri 550 casi simili, condannandola a risarcire 7 detenuti con una cifra di 100.000 euro ciascuno, per i trattamenti inumani e degradanti subiti. Le motivazioni sono eccessivo numero di ore che passano i detenuti nelle camere di pernottamento (22 di 24 sic!) e ridotto numero di metri quadrati a disposizione di ciascun detenuto (< di 7 metri quadrati). E questo tipo di ricorso, teoricamente, potrebbe essere rivolto alla Cedu da tutti gli altri 68.000 detenuti.
Per una riforma organica della Giustizia è perciò necessario, prima d'ogni cosa, alleggerire il carico dei processi pendenti sui tavoli dei magistrati con un'amnistia legale riguardante specifici reati come immigrazione clandestina e piccolo spaccio fino a un limite di pena max prestabilito (ad es. 3 anni) ed escludendo specifici reati di allarme sociale come corruzione, mafia ecc. Questo non soltanto farebbe immediatamente uscire lo Stato italiano dalla sua condizione d'illegalità per la condizione dei detenuti ma consentirebbe, con alcune depenalizzazioni, di indirizzare molte risorse e uomini della giustizia al settore civile. Chi investirebbe in Italia sapendo che per recuperare un credito o per far rispettare dal giudice un semplice contratto, deve aspettare in media dieci anni?

Poi, accanto a questa propedeutica riforma, i seguenti punti meriterebbero una specifica riflessione:
1) Separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri;
In pratica si tratta di realizzare la terzietà effettiva ed imparzialità del magistrato giudicante dando così concreta attuazione ai principi del giusto processo contenuti nell’articolo 111 della Costituzione, salvaguardando l’indipendenza del pubblico ministero dai poteri politici
2) Riforma del Consiglio Superiore della Magistratura;
modificare la durata del mandato dei consiglieri del CSM in modo da sfasare temporalmente le nomine, dando maggiore continuità all’organo (e ridurre così l’eventuale influenza delle maggioranze parlamentari). Inoltre, visto il suo carattere estremamente indulgente, occorre sottrarre al CSM la competenza esclusiva a giudicare della disciplina dei magistrati trasferendola ad un’Alta corte disciplinare;
3) Introduzione di un regime di responsabilità civile effettiva dei magistrati;
La disciplina contenuta nella legge n. 117 del 1988 (tradimento dei partiti del referendum “Tortora”, promosso dai radicali nel 1987 e vinto con oltre l’80% dei sì) è oggi sostanzialmente disapplicata, perché contiene disposizioni tali da rendere di fatto impossibile affermare tale tipo di responsabilità. Proprio riferendosi al caso italiano, è stata la stessa Corte di giustizia della comunità europea, con alcune recenti sentenze, a stabilire che una legge che renda troppo difficile far valere la responsabilità civile del magistrato è incompatibile con il diritto comunitario.
4) limitare o cancellare il numero dei magistrati fuori ruolo;
Per evitare che siano sottratte enormi risorse alla funzione giudiziaria, difendere l’autonomia dell’indirizzo politico governativo dalle ingerenze giudiziarie, proteggere l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, che non può subire commistioni con l’attività dell’esecutivo;
5) disciplinare il diritto di elettorato passivo dei magistrati alle cariche politiche
I magistrati in politica? Un fenomeno che non ha eguali in nessuna altra democrazia occidentale. Senza negare che l’elettorato passivo è un diritto fondamentale, che spetta a chiunque purché non interdetto dalla legge, si tratta di evitare però, soprattutto per i pubblici ministeri, che l’ingresso in politica si presenti come la naturale prosecuzione di un esercizio dell’azione penale di parte. Serve introdurre delle regole più stringenti condizionando, ad esempio, l’eleggibilità non alla semplice messa in aspettativa ma alle "dimissioni", da presentare inderogabilmente un certo numero di anni prima delle elezioni. (Giuseppe Candido/) Link Discussione Meetup


> Andrea Casini
Ottima strutturazione delle Argomentazioni qui elaborate da far convergere in una necessaria ed urgente riforma della giustizia italiana.
Vorrei, però, contribuire dando il consiglio di contemperare tali potenziali disposizioni legislative anche alla relazione dei 10 Saggi nominati dal Presidente della Repubblica che in materia di giustizia si sono ampiamente spesi con la giusta sobrietà e precisione; a quest'ultimo proposito vorrei sottolineare la mancata previsione della reintroduzione dell'OBBLIGATORIETA' della MEDIAZIONE CIVILE E COMMERCIALE. Mi auguro che tale svista possa essere rimediata nei tempi e modi ritenuti più adeguati. A tale proposito, mi rendo disponibile a collaborare in prima persona al fine di rendere, con le mie competenze in materia (sono anche un Mediatore civile e commerciale), veloce e puntuale tale riallineamento.
Ringrazio ed, in attesa di riscontro, saluto cordialmente.
Andrea Casini


- Abolizione deroga decreto legislativo 333/98 Link Discussione Meetup

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