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gruppo di lavoro: sviluppo urbano

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Post #: 759
Pier Luigi Cervellati, L'arte di curare la città
Bologna, Il Mulino, 2000, pp., 118, L. 18.000.
di Eduardo Zarelli


L'architetto Pier Luigi Cervellati insegna Recupero e riqualificazione urbana e territoriale nella Facoltà di Architettura dell'Università di Venezia. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La città post-industriale (1984) e La città bella (1991), ma il suo nome è particolarmente noto per le dure polemiche sostenute negli ultimi decenni contro la vulgata (e la pratica) dominante nell'urbanistica e nell'architettura contemporanee, protese in quella razionalizzazione ed efficienza modernizzante, che metaforicamente, Jünger ben definì come "imbiancamento".

Con questo agile volume, l'autore mette a fuoco lo stato di avanzamento dell'omologazione urbana e si prefigge una "modesta proposta" per non perdere l'identità storica e culturale al fine di ri-trovare le nostre città e, conseguentemente, renderle più vivibili.

L'avvio del terzo millennio si annuncia con il rifiuto di molte regole e comportamenti celebrati dalla razionalità pianificatoria della società industriale. Assodato l'esito suicida della metastasi metropolitana, non si tratta più di fondare "nuove città", bensì di risanare ­ curare ­ ciò che è stato tumultuosamente costruito, imparando l'arte, tutta artigianale, del restauro e della manutenzione urbana e paesaggistica. Molti sono i problemi che pone oggi all'urbanista l'intervento sull'assetto della città o, meglio, su quegli aggregati urbani e suburbani, che sono diventate, in particolare, le città occidentali. Anche il problema del centro storico, che tanto ha appassionato gli addetti ai lavori degli anni '60, non si poneva più negli stessi termini. Il centro storico semplicemente non esiste più: ci sono banche al posto dei caffè - a loro volta divenuti "bar"... - uffici al posto degli alloggi. Lo spazio da conservare o da riqualificare, per non perdere l'identità storica e culturale, oltrepassa le mura - peraltro già abbattute - e comprende anche la periferia e la campagna, secondo un'idea globale il territorio, in cui il limite diventa una risorsa, anzi, la vera fonte originaria per declinare la modernità fuori dal destino nichilistico del funzionalismo tecnocratico. Si tratta di trasformare in centro la periferia, e non viceversa, e di suddividere l'urbanizzato in ambiti, che consentano il formarsi di piccole e medie comunità, recuperando ciò che è stato alterato e ripristinando il carattere dei luoghi deturpati, secondo terapie precise, con prognosi derivate da conoscenza ed esperienza, che affondano le loro radici nel sapere condiviso dell'identità collettiva fattasi archetipo di autorappresentazione e, contemporaneamente, qualità della vita.

Cervellati non si nasconde dietro un cartongesso professionale e ci parla di «modello statunitense», che avanza nell'insipienza politica e culturale delle classi dirigenti. La «non città» è formata dalle villettopoli e da «non luoghi», quali il supermercato, gli svincoli autostradali, le nuove grandi opere... mentre la città "vecchia" e "nuova" diventa un simulacro di se stessa, sussunta da insediamenti artificiali autoreferenziali, che dissimulano una armonia perduta per una neo-borghesia ansiosa di confortevoli rimozioni dalla nevrosi consumistica. Al non luogo corrisponde la non città; a quest'ultima, ovviamente, si associa la non campagna. La mancata soluzione di continuità di una omologazione industriale composta di capannoni per allevamenti in batteria e monocolture, che imprimono il calco alienante del profitto sulla diversità delle culture materiali e il senso plurisecolare del luogo e dei saperi.

Si cercano modelli alternativi e, da eterni provinciali, si importano segni e disegni realizzati altrove, ma il malessere urbano si perpetua ben oltre le effimere mode. Con la perdita dell'identità storica e ambientale, la città tende ad omologarsi a un'illimitata periferia. La vera inversione di segno parte semplicemente dalla rilettura delle radici della storia del territorio, del suo modo di essere - e di essere stato - per innescare un riordino urbano in grado di "recuperare" e "mantenere" quelle peculiarità che hanno sempre caratterizzato la città.

Le mappe storiche ci guidano nell'individuare le aree da "rinaturalizzare", con una funzione preminente di riequilibrio ambientale. Il sistema dei canali, dei boschi, dei prati e dei campi è uno strumento orientativo e organizzativo del territorio, che si dispone quale "monumento del paesaggio" per riqualificare la stessa progettazione edilizia.

Altro obiettivo eminente legato alla struttura storica è il senso di rappresentanza e di comunicazione socioculturale, che si ha evidenziando il bel paesaggio. Una bellezza legata tanto ai valori estetici (paesaggistici e architettonici), quanto etici (con i quali si misura la qualità e l'identità di un insediamento). Per impostare il futuro senza distruggere la memoria, si deve guardare attentamente alle aree pesantemente trasformate. La ricostruzione del territorio, con il recupero del tessuto edilizio, si deve coniugare con interventi di rinnovo per organizzare e localizzare le necessità, le funzioni e i servizi. Per riqualificare la periferia in "città", il piano regolatore è uno strumento, che deve essere prima di tutto scritto nella natura e nella storia del territorio, per individuare le specificità e codificarle in norme e regole con le quali sviluppare le attività umane. Natura e storia, hanno risposte omogenee e consentono di individuare un obiettivo generale: l'integrità fisica e la salvaguardia dell'integrità culturale del territorio, su cui misurare qualitativamente e quantitativamente lo sviluppo.
A former member
Post #: 760
In tutti i Paesi occidentali, il passaggio dalla società contadina a quella industriale ha comportato l'inurbamento di migliaia di persone. Lo sviluppo dei mezzi motorizzati e l'espansione edilizia hanno provocato la grande periferia. Poi, con il processo di de-industrializzazione, le persone sono andate ad abitare nei centri vicini. Si è così formata quella che, molto genericamente, è stata definita "area metropolitana". Ora, per rilegittimare la città in tale contesto, bisogna arrestarne l'espansione a megalopoli anonima e individualistica e ri-delimitarne il territorio in settori, "luoghi": le città/comunità, nel senso indicato dall'antropologo Eibl-Eibesfeldt: «nell'ambito del risanamento urbano va considerata la suddivisione delle città in settori mediante infrastrutture che facilitino la formazione di piccole (medie) comunità»1. Solo così sarà possibile stabilire un rapporto corretto fra un luogo e l'altro. Il centro storico, in questo contesto, è il riferimento archetipico dell'insediamento territoriale, ma non è il solo centro - storico e/o antico - dell'area urbana: per risonanza, ci sono altri centri, altri luoghi, che esprimono analogicamente la centralità, sempre riferita ad una storia o ad una "struttura" - si pensi alle parrocchie, alle contrade o ai "vicinati" - in grado di facilitare l'aggregazione degli abitanti e il loro senso di appartenenza ad una comunità. Questo policentrismo comunitario, basato sui luoghi, diviene l'antidoto all'omologazione periferica, la città torna ad essere "distruttrice di periferia", cioè di spaesamento e alienazione. La suddivisione dell'urbanizzato in spazi, che consentano la formazione di piccole o medie comunità, ha questo preciso obiettivo: trasformare in "centro" la periferia, che non si risana dilatandola, ma delimitandola qualitativamente, ritrovando le atmosfere della "provincia" nell'identità collettiva.

L'architetto Cervellati cerca, in ultima analisi, di declinare la modernità ancorandola al mantenimento delle identità storiche e culturali. La modernità non deve essere perseguita, ma proiettata culturalmente, progettata spazio/temporalmente in una sintesi creativa tra passato e futuro. Manutenere ciò che resta ancora integro, restaurare e ripristinare ciò che è stato alterato, ristabilendo le condizioni originarie dei luoghi deturpati, dovrebbe essere il nostro progetto modernizzante. Per realizzare tutto ciò necessita una proiezione politica, nonché sociale ed economica, che l'autore non tratta, immaginiamo per un pudore legato alle sue competenze. A noi desumere, che l'attuale modello di sviluppo sia espressione di interessi e rapporti di forza avversi alla formulazione comunitarista del sociale e partecipativa della sovranità politica, cioè dell'identità culturale collettiva. Cervellati comunque, non si abbandona ad un pessimismo snobistico e si auspica, nel contesto europeo, pluralistico, la riscoperta palingenetica delle nostre radici. Da quest'ultime intravede la possibilità policentrica di un equilibrato rapporto tra identità e differenze, supportate sussidiariamente e legittimate politicamente nella complementarietà olistica del "grande spazio" continentale
A former member
Post #: 875

Valutazione Ambientale Strategica
Cosa è la VAS


La procedura di VAS è stata esemplificata nello schema che segue e che è sinteticamente riassumibile nei seguenti punti:
L'ipotesi di piano o di programma può seguire due direzioni:
a. l'obbligatorietà di seguire la procedura di Valutazione Ambientale Strategica se il Piano o programma rientra nell'elenco esplicitato all'art. 3 punto 2;
b. la verifica della necessità di effettuare la VAS. In questa fase viene effettuata la consultazione con le Autorità ambientali e data informazione sugli esiti della verifica. Quest'ultima deve essere fornita sia che si tratti di un Piano e Programma che necessita di VAS sia che non ne necessiti.
La seconda fase consiste nella redazione di un Rapporto ambientale "in cui siano individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l'attuazione del piano o del programma potrebbe avere sull'ambiente nonché le ragionevoli alternative" (art. 5, comma 1) che deve riportare le informazioni dell'Allegato I della Direttiva. Questo Rapporto individua le alternative progettuali da sottoporre a consultazione delle Autorità e del pubblico, nonché a consultazione transfrontaliera nei casi previsti dall'art.7.
La redazione del piano o del programma si baserà sulla scelta dell'alternativa derivante dalla consultazione. Successivamente alla fase di adozione del piano o del programma verrà messo a disposizione del pubblico e delle autorità la relativa documentazione (art.9).
La VAS prevede una fase di monitoraggio dove "gli Stati membri controllano gli effetti ambientali significativi dell'attuazione dei piani e dei programmi al fine, tra l'altro, di individuare tempestivamente gli effetti negativi previsti ed essere in grado di adottare le misure correttive che ritengono opportune" (art.10).
Gli Stati membri devono conformarsi alla Direttiva 2001/42/CE prima del 21 luglio 2004 adeguando le proprie disposizioni legislative, regolamentari e amministrative.
La finalità prioritaria della valutazione è la verifica della rispondenza del programma con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, sia valutando il grado di integrazione dei principi di sviluppo sostenibile al suo interno, sia verificandone il complessivo impatto ambientale, ovvero la diretta incidenza sulla qualità dell'ambiente.
Quindi, una valutazione di tipo strategico si propone di verificare che gli obiettivi individuati siano coerenti con quelli propri dello sviluppo sostenibile, e che le azioni previste nella struttura di piano coerenti ed idonee al loro raggiungimento. I momenti fondamentali nella valutazione sono: verifica della corrispondenza degli obiettivi del piano o del programma con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile; verifica della coerenza delle previsioni puntuali del piano o del programma con gli obiettivi della sostenibilità ambientale; verifica della coerenza delle previsioni del programma con il quadro conoscitivo delle risorse territoriali ed ambientali e con le sensibilità e le criticità esistenti.
Dalla lettura della Direttiva si possono osservare dei limiti concettuali relativi all'esclusione del processo di VAS delle politiche rispetto alle precedenti bozze di direttiva ed alla definizione di Autorità ambientale. Per quest'ultima, infatti, sussiste un problema di responsabilità derivante dalla mancanza della definizione dell'Ente di competenza che dovrà essere nominato da ogni singolo Stato membro.
A former member
Post #: 876

Dalla Direttiva 2001/42/CE

L'articolo 174 del trattato stabilisce che la politica della Comunità in materia ambientale contribuisce, tra l'altro, a perseguire gli obiettivi della salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente, della protezione della salute umana e dell'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali e che essa dev'essere fondata sul principio della precauzione. L'articolo 6 del trattato stabilisce che le esigenze connesse con la tutela dell'ambiente devono essere integrate nella definizione delle politiche e delle azioni comunitarie, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile.

Il quinto programma comunitario di politica ed azione a favore dell'ambiente e di uno sviluppo sostenibile «Per uno sviluppo durevole e sostenibile» (5), integrato dalla decisione n.2179/98/CE del Consiglio (6) relativa al suo riesame, ribadisce l'importanza di valutare i probabili effetti di piani e programmi sull'ambiente.

La convenzione sulla biodiversità richiede alle parti di integrare, per quanto possibile e appropriato, la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità nei piani e nei programmi settoriali e intersettoriali pertinenti.


COMMISSIONE ECONOMICA PER L'EUROPA
PROGETTO DI PROTOCOLLO
SULLA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA*
13 febbraio 2003



Articolo 1
OBIETTIVO
Obiettivo del presente Protocollo è di ottenere un livello elevato di tutela dell'ambiente e
della salute, mediante i seguenti provvedimenti:
a) garantire che nella preparazione di piani e programmi si tenga conto pienamente delle
considerazioni ambientali e sanitarie;
b) contribuire alla considerazione delle questioni ambientali e sanitarie nell'elaborazione
programmatica e legislativa;
c) istituire procedure chiare, trasparenti ed efficaci per la valutazione ambientale strategica;
d) prevedere la partecipazione del pubblico alla valutazione ambientale strategica;
e) integrare in tal modo le questioni ambientali e sanitarie nelle misure e negli strumenti a
favore dello sviluppo sostenibile.
Articolo 2
DEFINIZIONI
Ai fini del presente Protocollo:
1. per "Convenzione" s'intende la Convenzione sulla valutazione dell'impatto ambientale in
un contesto transfrontaliero;
2. per "Parte" s'intende qualsiasi Parte contraente del presente Protocollo, salvo diversa
indicazione;
3. per "Parte di origine" s'intende una Parte o più Parti al presente Protocollo sotto la cui
giurisdizione si preveda di preparare un piano o un programma;
4. per "Parte colpita" s'intende una Parte o più Parti al presente Protocollo che possono essere
interessate dagli effetti transfrontalieri ambientali e sanitari di un piano o di un programma;
5. per "piani e programmi" s'intendono piani e programmi, comprese le loro eventuali
modifiche che:
a) sono previsti da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative;
b) sono soggetti a preparazione e/o adozione da parte di un'autorità o sono preparati da
un'autorità ai fini dell'adozione, mediante procedura formale, da parte di un
parlamento o di un governo;
6. per "valutazione ambientale strategica" s'intende la valutazione dei probabili effetti
ambientali e sanitari, che comprende la determinazione dell'ambito di un rapporto ambientale e la
preparazione dello stesso, la realizzazione della partecipazione e della consultazione del pubblico
e la presa in considerazione del rapporto ambientale e dei risultati della partecipazione e della
consultazione del pubblico in un piano o programma;
7. per "effetto ambientale e sanitario" s'intende qualsiasi effetto sull'ambiente, in particolare
su salute umana, flora, fauna, biodiversità, suolo, clima, aria, acqua, paesaggio, siti naturali, beni
materiali, patrimonio culturale e sull'interazione fra questi fattori;
8. per “pubblico” s'intendono una o più persone fisiche o giuridiche nonché, ai sensi della
legislazione o prassi nazionale, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone.
A former member
Post #: 877

Sostanze chimiche pericolose Cosa sono

Le sostanze chimiche sono utilizzate in numerose attività industriali (settore farmaceutico, tessile, automobilistico, alimentare, ecc.) e contribuiscono in modo determinante al benessere economico e sociale dell'Unione Europea e di molti Paesi extraeuropei.
Con una quota del 31% del fatturato mondiale, l'industria chimica europea si colloca al primo posto nella produzione mondiale di sostanze chimiche: si stima che solo in Europa siano commercializzate 30.000 diverse sostanze in quantità superiori ad una tonnellata all'anno, tra cui 2.500 in quantità superiori a 1000 tonnellate per anno (fonte: Commissione Europea, 2001).
D'altra parte, il numero particolarmente elevato di sostanze chimiche presenti nell'ambiente desta preoccupazione nella comunità civile, scientifica e amministrativa, soprattutto in relazione alle conoscenze acquisite nel corso degli ultimi decenni sui danni che esse possono arrecare alla salute umana e all'ambiente.
La prima regolamentazione comunitaria in materia di sostanze chimiche risale al 1967, quando, con la direttiva "quadro" 67/548/CEE, sono state stabilite disposizioni comuni per l'armonizzazione delle norme legislative in materia di classificazione, imballaggio e etichettatura delle sostanze pericolose.
Nel corso degli ultimi decenni, sono state approvate diverse "modifiche" della direttiva 67/548/CEE (8 direttive del Consiglio) e numerosi "adeguamenti" al progresso tecnico (29 direttive della Commissione) che hanno consentito di migliorare e aggiornare le strategie di controllo dei pericoli delle sostanze chimiche in commercio.
Particolarmente significativo è stato l'avvio, nel 1981, di un sistema di "notifica" per le cosiddette nuove sostanze (le sostanze immesse sul mercato comunitario dopo il 18 settembre 1981), con l'introduzione dell'obbligo per le imprese di fornire alle autorità nazionali una serie di informazioni relative alle caratteristiche di pericolosità di ciascuna sostanza, compresa una proposta di classificazione, etichettatura ed imballaggio.
Da quella data, sono state notificate nel territorio dell'Unione Europa oltre 3000 "nuove" sostanze: le informazioni relative a queste sostanze possono essere consultate nell'elenco europeo delle sostanze chimiche notificate - ELINCS - (http://ecb.jrc.it/new...­.
Dopo circa un decennio dall'avvio del sistema di notifica obbligatoria, con la direttiva 92/32/CEE (VII° modifica della 67/548/CEE) sono stati riveduti i criteri di classificazione delle sostanze e sono stati introdotti, tra l'altro, criteri per la classificazione delle sostanze "pericolose per l'ambiente".
Con il recepimento in Italia di questa direttiva (decreto legislativo 3 febbraio 1997, n.52), il Ministero dell'ambiente ha acquisito competenze specifiche per quanto concerne la valutazione del rischio delle sostanze pericolose. In particolare, gli articoli 26 e 27 del decreto legislativo prevedono che il Ministero partecipi alle attività degli organi interministeriali (Commissione consultiva presso il Ministero della salute e Unità di notifica delle sostanze chimiche presso l'Istituto Superiore di Sanità) per l'assunzione delle decisioni riguardanti le sostanze pericolose.
Per completare il quadro degli strumenti legislativi adottati a livello europeo per la gestione del rischio delle sostanze chimiche, è necessario richiamare inoltre le seguenti disposizioni di "base":
- la direttiva 76/769/CEE: stabilisce procedure per l'adozione di provvedimenti di restrizione da applicare ad una sostanza o ad un preparato nel caso in cui sia prevedibile un rischio "non accettabile" per l'uomo o per l'ambiente. Le sostanze sottoposte a restrizioni o divieti sono circa un migliaio, di cui oltre 800 classificate come cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione (categoria 1 e 2);
- la direttiva 99/45/CE recepita con decreto legislativo 14 marzo 2003, n.65: sostituisce la precedente direttiva 88/379/CEE, riguardante l'armonizzazione delle norme in materia di classificazione, imballaggio e etichettatura dei preparati pericolosi (i "preparati" sono miscele o soluzioni di due o più sostanze). Con questa direttiva sono stati, tra l'altro, introdotti criteri per la classificazione dei preparati "pericolosi per l'ambiente";
- il regolamento (CEE) 793/93: stabilisce un programma di valutazione e controllo dei rischi delle sostanze "esistenti" ovvero le sostanze già presenti sul mercato comunitario prima del 18 settembre 1981. Si tratta di circa 100.000 sostanze elencate nell'Inventario Europeo delle Sostanze Commerciali Esistenti - EINECS - (http://ecb.jrc.it/exi...­.
Sulla base del regolamento 793/93, la Commissione e gli Stati membri, in accordo con i produttori europei, sono impegnati a realizzare un programma di valutazione del rischio di un gruppo di sostanze considerate "prioritarie" (141 sostanze).
I più recenti sviluppi della politica europea in materia di sostanze chimiche risalgono alla presentazione, nel 2001, del Libro Bianco della Commissione europea sulla "strategia per una politica futura in materia di sostanze chimiche", le cui prospettive ed azioni sono state accolte dal Consiglio e dal Parlamento Europeo.
Il Libro bianco parte dalla constatazione che sul mercato europeo sono prodotte o importate migliaia di sostanze di cui non si conoscono ancora le proprietà tossicologiche e/o ambientali e che, pertanto, la conoscenza del rischio associato al loro uso costituisce oggi un'esigenza primaria.
Per fare fronte a tale carenza di conoscenze, la strategia indicata nel Libro Bianco prevede l'adozione di un sistema unico di gestione delle sostanze "nuove" ed "esistenti" denominato REACH (Registration, Evaluation, Authorisation of CHemicals) e l'istituzione di un'Agenzia europea per le sostanze chimiche.
Il sistema REACH stabilisce l'obbligo di registrazione per tutte le sostanze prodotte in quantità superiori ad 1 tonnellata/anno, sulla base di dati minimi forniti dalle industrie produttrici e/o importatrici. Per le sostanze la cui produzione supera le 100 tonnellate/anno, oltre alla registrazione, è prevista una specifica valutazione del rischio sulla base di studi supplementari. Infine, per le sostanze che presentano particolari pericoli per anno è prevista una specifica autorizzazione esclusivamente per gli usi per i quali siano dimostrati rischi "accettabili".
Nell'ottobre del 2003 la Commissione europea, sulla base delle indicazioni raccolte a seguito della consultazione sul Libro bianco, ha infine presentato una proposta legislativa - proposta di regolamento COM (2003) 644 - attualmente all'esame del Consiglio e del Parlamento Europeo per l'adozione di un nuovo sistema di valutazione e gestione dei rischi delle sostanze chimiche. (http://europa.eu.int/...­
A former member
Post #: 941
da Il Mattino
05/08/2006

IL TAVOLO TECNICO FISSA LA PRIORITÀ DEL TRATTO MERCATELLO-PONTECAGNANO
Ripascimento delle coste, si parte a settembre

Partirà formalmente il prossimo 7 settembre l?operazione per il ripascimento della fascia costiera salernitana con particolare riferimento al punto critico di Mercatello (zona di via Leucosia) e Pontecagnano. Il tavolo tecnico-istituzionale è stato infatti convocato per quella data con lo scopo di predisporre le rpcoedure del varo dell?operazione dopo gli ultimi adempimenti adottati nei giorni scorsi. Enti pilota-di un intervento intercomunale che da anni era sollecitato, anche dalla azione svolta dai balneatori e dal comitato di quartire di Mercatello, sono il Comune capoluogo e la Provincia che hanno in cassa complessivi dodici miloini di euro (9 a carico di Palazzo Sant?Agostino, i restanti tre in conto al Comune capoluogo). Una questione - quella del ripascimento - che ha una doppia integrata problematica: da un lato il recupero degli arenili alla fruzione, dall?altro il superamento dei problemi di staticità e sicurezza creatisi per effetto dell?erosione marina. Il tavolo tecnico riunitosi lo scorso 31 luglio ha cioncentrato l?attenzione, nel quadro generale dell?intervento che interesserà anche parte del Cilento costiero, sul tratto a più alta densità di popolazione dell'intera fascia costiera provinciale e precisamente quella che ricade nei comuni di Salerno e di Pontecagnano. L'Autorità di Bacino Destra Sele ha ancora una volta posto l'attenzione sulla priorità che riguarda la messa in sicurezza della zona di Mercatello, area questa che ha già avuto danni nella passata stagione per mareggiate ed i cui effetti sono stati un serio campanello di allarme per gli abitanti della zona. Il Comune di Salerno, rappresentato dal consigliere Alfonso Buonaiuto ha ribadito la priorità dell?intervento sull`area di Mercatello (altezza di via Leucosia), richiedendo che una volta approntato il progetto definitivo, la stazione appaltante fosse proprio il Comune capoluogo al fine di «garantire - spiega Buonaiuto - una celere risoluzione della gara e un avvio altrettanto celere dei lavori». Il Genio Civile provvederà a verificare l`esistenza di bacini sabbiosi alle foci di alcuni fiumi che possano essere presi in considerazione per il ripascimento sempre nel totale rispetto dell`ambiente.
A former member
Post #: 1,444
Verso la botta finale, il declino continua

l'approvazione bulgara del nuovo PUC è qualcosa di devastante per i cittadini salernitani, ignorati, sbeffeggiati e dimenticati, anzi mai tenuti in considerazione.

La parola ­democrazia è stata SVALUTATA a tal punto che si pensa ormai sia una parolaccia, che solo i poltici usano a proprio uso e consumo. Ma ricordiamo, per curiosità, cosa sia l'OLIGARCHIA, governo dei pochi.
La parola SVILUPPO, usata tante volte anch'essa per scopi ben precisi, accumulare ricchezza economica.
La parola INNOVAZIONE, per fare un pò di MARKETING, di promozione per vendere il proprio pordotto
Le parole SVILUPPO SOSTENIBILE, hanno un diverso significato a Salerno, cioè quello di sostenre l'economia di aziende pubbliche controllate dal potere politico con i soldi dei cittadini e dello Stato, quindi in questo senso la sostenibilità funziona alla grande.

Sono state cancellate dal vocabolario salernitano le seguenti parole, CITTADINO, PARTECIPAZIONE, SOVRANITA' POPOLARE, LEGALITA', ETICA, MORALE, DECRESCITA' FELICE, ECOLOGIA, ECONOMIA SOLIDALE, RESPONSABILITA'

Quindi, cancellate queste parole e cambiato il significato di altre si è potuti giungere alla redazione di un "nuovo" Piano Regolatore Generale, (oggi si chiama PUC, fa più fico, ma è la stessa cosa, non ditelo in giro).
Il Piano in coerenza con il ­nuovo linguaggio continua per la retta via, aperta e spianata decenni fà, versare ingenti somme di danaro grazie a regimi di monopolio e di controllo dei beni pubblici, come il territorio. Quindi regolare l'uso del territorio per aumentare le aree urbanizzate, così da produrrre ricchezza alla lobby dei costruttori.
Il problema non è cancellare le lobby, che sono tante, il problema una volta per tutte è portare gli interessi ed i reali problemi dei cittadini salernitani nel consiglio comunale. Salerno è fra le città meno sviluppate, più povere d'Europa. Il PUC, oggi si dice così fa più fico, dovrebbe essere redatto dai cittadini, poichè in democrazia, governo del popolo, funziona così. Quello che manca è la consapevolezza, da parte dei cittadini, di un potere mai esercitato: la SOVRANITA'. Il lavoro non c'è? Si inventa, ci sono settori ed ambiti sottovalutati, ignorati, non considerati meritevoli. In altre zone d'Europa questi settori sono il motore trainante dell'economia, della società. A Salerno NO. Il settore trainante è fare l'onorevole sul groppone dei cittadini.
A former member
Post #: 1,462
dal Mattino 17/11/2006

Il consiglio comunale dà l'ok al ridisegno della città. Andria dice no, la Margherita si spacca
Case e quartieri, la svolta del Puc
Ecco il piano urbanistico da 10mila nuovi alloggi. De Luca: sviluppo per i prossimi vent?anni

Diecimila nuovi alloggi, 25mila parcheggi, quasi due milioni di metri quadrati di aree verdi, cinquemila posti barca, un nuovo boulevard ad est e l'area orientale di Salerno completamente trasformata: sono i numeri del Puc, il piano urbanistico comunale, approvato ieri in consiglio comunale a larghissima maggioranza. Vincenzo De Luca oltre agli alleati Progressisti, Giovani, Sdi, Udeur e Verdi, si ritrova con l'Italia di mezzo, gli Italiani nel mondo, Forza Italia e la Margherita. Per i centristi è pronto l'ingresso in giunta. Votano no Alfonso Andria, Fausto Morrone, Roberto Celano e Nino Marotta. Le critiche si incentrano sulla scelta di concentrare i 4mila alloggi di edilizia pubblica sue due aree periferiche, la mancanza di una vocazione precisa per Salerno, il trattamento riservato a costruttori e industriali con i casi di «favoritismi» citati esplicitamente di colle Bellaria e di Pisano.

collegamento all'indecenza

IL PRESIDENTE DEGLI ARCHITETTI SPARA A ZERO
«Affari e speculazione attireranno la malavita»



ERMINIA PELLECCHIA «Il più grosso attentato perpetrato nei confronti di una città e dei suoi abitanti». Va giù duro il presidente degli architetti salernitani Pasquale Caprio (nella foto) che definisce «fuorilegge» il piano urbanistico comunale approvato ieri a palazzo Guerra. «Uno strumento importante solo per la classe padrona - sottolinea - Ignobile per le situazioni equivoche che verrebbe a creare». Caprio è a Napoli, dove ha incontrato l'urbanista torinese Paolo Soleri, padre indiscusso dell'architettura intesa come "protesi della natura", che sarà ospite domani alla Provincia per un incontro-confronto con i tecnici salernitani. «Soleri - fa notare Caprio - si è rifugiato da oltre mezzo secolo in Arizona per inseguire l'utopia della "città ecologica". Si è sempre rifiutato di servire il vitello d'oro del consumismo e il moloch di megalopoli ed ecco che, lui che ha fatto dell'etica-estetica una professione, ritorna in quella Salerno che definì dieci anni fa "un'isola felice" proprio quando è sull'orlo di trasformarsi in una creatura mostruosa». Un momento cruciale quello che la città sta vivendo in queste ore, lamenta il presidente dell'Ordine degli architetti. «Mi auguro che l'insegnamento di Paolo Soleri - auspica - possa essere di monito a quanti si stanno adoperando per distruggere l'immagine di quella Salerno salotto che finora mezza Italia ci ha invidiato. Gli chiederò, e sicuramente saremo in molti a chiederglielo, di essere testimonial nella battaglia contro il cemento». Cemento, già. È il pericolo che più paventa Caprio. «L'attuale puc non ha nulla a che vedere con la rivoluzione che voleva operare Bohigas. Anzi, le sue intenzioni sono state completamente stravolte. L'urbanista catalano parlava di riconvertire le aree industriali, ma in questo puc la riconversione diventa speculazione. Prendiamo la Pisano, il 10 per cento di volumetria esistente a cui va aggiunto l'indice edificatorio si trasforma in un 60 per cento. In parole povere l'ex fabbrica si recupera scaricando sull'area ben 1050 abitanti. Per non parlare della monetizzazione degli standard, assolutamente poco chiara nel piano rispetto alle attribuzioni. Insomma, chi paga può costruire, ma non si sa i soldi che fine faranno». Un grande affare, sostiene Caprio e lancia un grido d'allarme: «Sicuramente scatenerà altri appetiti attirando le mani della malavita organizzata sulla città». Poi rincara la dose: «Oggi che la qualità del costruito è di rigore, vedi la recente Biennale di Venezia, Salerno opera un'inversione di tendenza, tornando indietro di trent'anni. E non solo le periferie saranno devastate, anche il centro storico non sarà indenne. Sì, perchè la soprintendenza non avrà più potere ostativo, è stata completamente esautorata dal Comune».

Quanto vale la rendita del mattone

Marotta, Celano, Andria e Morrone mettono sotto accusa la questione delle quote edificatorie, tema che secondo alcuni mette in dubbio la stessa liceità del Piano. La questione è tecnica: in ogni comparto la legge regionale prescrive la ripartizione delle quote edificatorie tra i proprietari in base alla rendita catastale di immobili e terreni. «Si inventa un neologismo - dice Morrone - con gli ambiti di equivalenza». «Questi ambiti - spiega Andria - sono stabiliti su parametri arbitrari senza chiarire il meccanismo arbitrario che ha fatto pervenire ai parametri assegnati». «Con norme diverse dalla legge - continua Marotta - lo strumento urbanistico diventerà oggtto di un contenzioso infinito». «È vero che la legge stabilisce gli indici sulla base della rendita catastale - risponde Mimmo De Maio - ma per noi non è un principio equo. Noi puntiamo a modificare la legge regionale altrimenti ci atterremo alle norme della legge».

I più poveri confinati in periferia

Case popolari e ghetti: Morrone, Andria, Celano ricordano che nel Prg di Bohigas era prevista in ogni comparto una quota di edilizia pubblica. «Era disegnata una città non divisa per censo - spiega l?europarlamentare - Il Puc inverte questa scelta qualificante e come negli strumenti urbanistici di peggiore tradizione si destinano gli alloggi popolari nelle periferie creando quartieri ghetto socialmente difficili da gestire. Cresce poi la preoccupazione sulla proprietà delle aree: chi ha acquistato i terreni per esempio presso Finmatica, che erano agricoli, forse sapeva che quelle erano aree che potevano diventare edificatori». «L?equilibrio tra edificazione pubblica e privata - la risposta di De Luca - non va cercato in maniera ideologica. La prima ipotesi di Bohigas era di osmosi tra edilizia pubblica e privata ma è stato tecnicamente impossibile dividere i comparti. Visto che non si può ricorrere agli espropri proletari non è immaginabile obbligare qualcuno a fare alloggi popolari sotto casa propria: è qualcosa fuori dalla logica».

Un grand hotel a Nicodemo

Colle Bellaria finisce di nuovo al centro dello scontro. Fausto Morrone accusa: «A Nicodemo, che voleva costruire delle villette ed è stato bloccato dalle Soprintendenze, è stato riconosciuto un diritto edificatorio maturato su un Piano non ancora adottato. In contrasto con la legge regionale, poi, si trasferisce questo diritto su un?altra area consentendogli di costruire un albergo in Litoranea mentre le sue proprietà, ormai inutili, vengono acquisite come standard dal Comune, anche se in quel punto scosceso certamente non si può fare un parco. Quanti salernitani hanno avuto questo tipo di favoritismi». «Sul colle Bellaria voto per disciplina di gruppo - la replica di Vincenzo De Luca - perché io lì volevo far costruire un albergo, in un?area della collina già cementificata per un acquedotto. Se vogliamo essere una città turistica mi sembra ragionevole avere un albergo in collina, una struttura come l?hotel Cappuccini di Amalfi».
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18/11/2006 il Mattino

LA REAZIONE DEI COSTRUTTORI DOPO L?APPROVAZIONE DEL PUC
Lombardi: «Ora serve uno sportello edile»

FULVIO SCARLATA «Chiediamo uno sportello edile che funga per i privati sia da punto informazione sul piano urbanistico che da riferimento per il rilascio delle licenze». Antonio Lombardi racconta l?entusiasmo dei costruttori per l?adozione del piano regolatore. Però chiede un intervento deciso dell?amministrazione comunale per evitare che il nuovo strumento urbanistico si impantani nei meandri della burocrazia. Soddisfatti della decisione del consiglio comunale? «Come Ance siamo davvero soddisfatti perché il Puc non è solo edificazione ma anche uno strumento economico e sociale. Infrastrutture e servizi riqualificano la città e la rendono più vivibile. Bisogna elogiare l?amministrazione per la decisione e la determinazione con cui ha portato avanti l?approvazione del piano e per le larghe intese poste in essere». Quali i risvolti economici del Puc? «È uno strumento che vale 10 miliardi di euro, nei prossimi 15-20 anni a Salerno dovendo costruire diecimila alloggi verranno incentivati gli investimenti. Secondo i nostri calcoli, una volta che il Puc sarà a pieno regime, ci saranno 1500 occupati l?anno nel settore più 500 nell?indotto. Senza parlare dei benefici per chi vuole acquistare casa». I detrattori del Puc dicono che il valore degli immobili non cambierà? «Ma è la legge della domanda e dell?offerta: oggi i prezzi delle case sono così elevati perché non ci sono appartamenti disponibili». Da più parti si dice che alcuni costruttori sono stati favoriti, con tanto di nomi e cognomi. Cosa risponde? «Un piano che prevede la perequazione e la possibilità di spendere gli indici edificatori in altri terreni, all?interno di ogni comparto, è un piano che certamente non tutela la rendita fondiaria». E ora? «Ora puntiamo ad una programmazione urbanistica perenne perché ormai i Piani non possono valere per 10 anni. Dunque, come hanno già fatto Roma e Milano, chiediamo l?istituzione di commissioni permanenti che ogni sei mesi possano analizzare le previsioni del piano e i risvolti concreti». Inoltre chiedete uno sportello edile. Cos?è? «Una sorta di sportello unico per l?edilizia che funzioni come info-point per i privati, per sapere cosa possono fare e dove, e per rilasciare permessi evitando i tempi morti solo per ottenere una firma. Poi ci prepariamo a presentare un piano casa per famiglie dal reddito svantaggiato e giovani coppie sfruttando finanziamenti nazionali e regionali non utilizzati».

ADESSO ABBIAMO ANCHE IL VERO PADRONE DEL PUC, Lombardi, così potrà pagare gli stipendi ai calciatori

Inutile aggiungere altro, se i sudditi non si trasformano in cittadini, nemmeno le montagne resteranno in piedi.
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Salerno - «Il Piano nel cassetto, e intanto costruivano»

Di Gianni Colucci

Inesorabile. Pasquale Caprio, presidente degli architetti della provincia, non risparmia critiche al Puc pubblicato dall'amministrazione. «Cominciamo con il dire che il piano non è mai tecnico ma ha una dose preponderante di politica al suo interno. Loro il piano l'hanno avuto prima della legge regionale e allora buona norma vuole che quando uno riceve uno strumento di tale rilievo, il primo atto era adottarlo». Invece, architetto? «Invece, prima in tanti hanno fatto i galli che cantano sull'immondizia e nel frattempo l'hanno tenuto nel cassetto per qualche anno. E intanto si è andati avanti con le Aapu come se nulla fosse». Strumenti legittimi le aree di intervento puntuale, no? «Varianti in deroga al piano che sarebbe stato adottato, poi quando è capitato il Puc, come il cacio sui maccheroni, si sono detti: adeguiamo il Piano regolatore al Puc e mettiamoci dentro tutto».

E che ci hanno messo dentro? «Le varianti anticipatorie sono diventate il piano». A chi servono? «Alla collettività non servono. Le Aapu, le aree puntuali di intervento, le varianti anticipatorie, vanno viste sotto un altro aspetto: quando uno dice che con il Puc si può costruire fuori dal perimetro dalla città compatta; quando si pensa di fare un ghetto urbanistico tra il carcere di Fuorni e l'edificanda centrale termoelettrica e il cementificio, beh, allora...». Allora, cosa? «Quello che vogliono fare si chiama lager, questi quartieri ghetto li stanno demolendo dappertutto. Ma il piano non prevedeva di spalmare l'edilizia economica e popolare sulla città e non ghettizzare la parte viva e pulsante del tessuto umano. E, se vogliamo dirla anche sul piano tecnico, incidendo di meno sui costi delle opere di urbanizzazione». Che altro? «Era prevista la costruzione delle residenze universitarie sulla Lungoirno e sono sparite.

Bisognava fare la caserma della polizia al deposito dei bus e non si fa più. E le aree industriali industriali dismesse ora sono edificabili con indici costruttivi più alti di quelli previsti». Non è che si adonta tanto perchè la classe professionale locale è oscurata dalle firme dei grandi studi internazionali? «Le firme ostentate danno lustro ad un'operazione maleodorante. E fanno l'effetto di chi cosparge l'immondizia di Chanel». Scusi, ma il gruppo dei Trenta? «I Trenta sono amici del palazzo, osservano e poi dicono quello che il palazzo vuole sentirsi dire». Eppure siete stati colpevolmente assenti, non avete presentato osservazioni, siete portatori di interessi diffusi, no? «Le nostre osservazioni sono passate inascoltate. Dovevano sentire i rappresentanti degli interessi diffusi e questo è un passaggio che manca alla procedura e che potrebbe finire per inficiare anche l'iter». Tornerete alla carica? «Ci stiamo guardando le carte meglio. Faremo un incontro anche con l'architetto Bianca De Roberto che ci spiegherà le ragioni di questo piano e diremo la nostra. Se sarà il caso usciamo con le nostre controproposte, ma la città è sorda a queste cose». E' preoccupato? «Questo Puc non dovrebbe preoccupare né me né lei, ma qualcun altro».
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