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Gli Amici di Beppe Grillo di Salerno Message Board Gli amici di Beppe Grillo di Salerno Discussion Forum › Gestione Corretta dei Rifiuti, diritto all'ambiente, amministrativo, testimo

Gestione Corretta dei Rifiuti, diritto all'ambiente, amministrativo, testimonianze dal mondo scientifico, riferimenti normativi, solo per capirci qualcosa

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Post #: 1,036
tratto da medicinademocratica.org

Non bastano i filtri per garantire la qualità dell?aria

2 luglio 2006

Un colpo al cerchio ed uno alla botte, ma le 8220 morti stimate ogni anno dall?Apat e dall?Oms in sole 13 città italiane, (16 % della popolazione italiana) e limitatamente al particolato esigono immediati e coerenti interventi a tutto campo.

L?inquinamento non riguarda quindi solo Torino ed il Piemonte, ma coinvolge principalmente e pesantemente tutti gli abitanti della Pianura Padana a cui un recente studio attribuisce una perdita di aspettativa di vita di circa tre anni.

La circolazione automobilistica è un fattore primario d?inquinamento ma non è certamente solo con interventi come il blocco temporaneo della circolazione ( il giorno dopo prontamente messo in discussione) di 600.000 "vecchi e disgraziati catorci" o la richiesta di contributi per la loro sostituzione né tanto meno con l?applicazione di filtri antiparticolato o con le tante isolate e parziali proposte che occasionalmente vengono avanzate attraverso i media che si attua una valida e completa informazione ed una conveniente e doverosa lotta ad un inquinamento atmosferico che sempre più cresce.

È sulle cause che occorre intervenire, é quindi necessario prestare attenzione a non privilegiare miopi interventi sugli effetti come ad esempio proporre ed elogiare filtri antiparticolato che risultano inutili palliativi e che non rivestono reali e generali effetti pratici.

Le mezze misure possono far nascere un momentaneo ed interessato consenso ma non fanno altro che peggiorare la criticità del problema che, come purtroppo spesso avviene, tocca in primo luogo ed in modo drammatico le fasce più deboli della popolazione (anziani, bambini, malati e....i nascituri).

Non sono solo le tonnellate di Pm10 che ogni giorno inquinano le Regioni della Pianura del Po le polveri che devono chiamarsi in causa. Anche se attualmente non esiste una normativa specifica occorre monitorare ed intervenire sulle origini delle ancor più pericolose polveri il cui diametro è inferiore ai 2,5 micron e giù Pm2,5, Pm 1, Pm 0,1. E? necessario agire sulle polveri primarie certamente, ma è su quelle secondarie di ben più importante consistenza quantitativa e problematicità, per il modo con cui si formano e l?estensione della loro diffusione( possono essere trasportate per migliaia di chilometri) che serve adoperarsi.

Morti e malattie hanno costi per le famiglie e per la società e tutto ciò è da tempo noto non solo in ambito scientifico, ma anche nel mondo tecnico. L?alibi della legge che non prevede non regge e non giustifica un?assenza della politica e delle amministrazioni; oggi l?assenza di interventi sempre più si riveste di colpevolezza.

L?elevato traffico stradale è giustamente messo in causa ma anche le attività produttive vanno coinvolte ponendo limiti particolarmente restrittivi che non sono certo impedimento ad una loro crescita; tante volte si è constatato che l?apparente durezza delle regole ha consentito alle imprese una trasformazione positiva nelle innovazioni e nelle infrastrutture con forti benefici economici.

Medicina Democratica Sez di Torino
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Post #: 1,043
Tratto da: Marino Ruzzenenti, L?Italia sotto i rifiuti, Brescia: un monito per la penisola, Jaca Book, Milano 2004

(?) mente diseguali tra Nord e Sud del mondo, evitando il collasso ambientale del Pianeta, non vi è altra via che quella di una severa riduzione dei «consumi» nel Nord ipersviluppato, e ovviamente a maggior ragione dei «rifiuti». Se è un insopportabile insulto alla miseria
dei «dannati della terra» la bulimia consumistica del Nord opulentO, ancor più sfacciato è lo spreco indecente dei «rifiuti». Si tratta di muoversi, in concreto, nella direzione di una «società della decrescita», all'insegna del programma delle «6R> , come sostiene Serge Latouche: Rivalutare, Ristrutturare, Ridistribuire, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare.
Non mancano a questo punto le proposte e anche le pratiche realizzate, nel senso di una forte riduzione e di una raccolta differenziata di qualità, che per essere tale deve strutturarsi a domicilio con il «porta a porta». Come importante è ormai la produzione di materiali e documenti sulla tematica, anche se la discussione è stata par (?)

Alla fine: discarica o inceneritore?

Rimane, è inutile nasconderselo, comunque un problema residuale (oggi quantificabile in un 30%, domani potenzialmente anche molto meno, fino allo zero tendenziale), di rifiuti difficilmente riciclabili (carte superpatinate, poliaccopiati, ecc.). A questo punto l'ambientalismo si è diviso in due partiti. li primo sostiene che è preferibile che questo rifiuto residuo, non altrimenti riciclabile, venga incenerito con recupero di energia, in alternativa alla discarica, posizione su cui si è attestata in particolare Legambiente. li secondo ritiene necessario spingere per un'eliminazione alla fonte di materiali e merci non riciclabili, utilizzando in fase transitoria ancora le discariche, comunque meno pericolose perché ospiterebbero materiale in buona parte inerte; aprire agli inceneritori, impianti molto complessi, rigidi e costosi e quindi di grandi dimensioni, al di là degli effetti sgraditi sull' ambiente, significherebbe rinviare sine die la corretta e definitiva soluzione del problema. Sul no agli inceneritori sono impegnate in particolare alcune associazioni come l'Ecoistituto del Veneto «A. Langer», nonché «Medicina Democratica», Greenpeace e Wwf; queste ultime, già nel 1996, avevano chiesto una moratoria alla costruzione in Italia di nuovi inceneritori. Particolarmente attivi anche il coordinamento dei comitati che si battono in varie parti d'Italia contro gli inceneritori, costituitosi in Rete nazionale per la lotta contro gli inceneritori (Re.Na.I) e il Forum ambientalista. Anche in Italia, infine, stanno sorgendo gruppi collegati al programma internazionale «Zero Waste» (Rifiuti Zero), che propone una strategia generale, dalla produzione al consumo, per conseguire l'azzeramento del problema rifiuti.
Ma non corriamo troppo, perché proprio questo dilemma sarà il piatto forte del presente lavoro, riconsiderato, però, non più sul piano teorico, ma nel concreto di esperienze realizzate.
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Post #: 1,044
Tratto da: Marino Ruzzenenti, L'Italia sotto i rifiuti, Brescia: un monito per la penisola, Jaca Book, Milano 2004

Una perfetta strategia del consenso: l'inceneritore ecologico

Ma come ottenere il consenso della città per un grande impianto dall'impatto ambientale in ogni caso non indifferente e comunque a ragione o a torto non gradito dall' opinione pubblica? Certo, allora il presidente di Asm non avrebbe mai detto ciò che con schiettezza dichiara oggi, che il suo progetto avrebbe realizzato un megaimpianto da «500.000 [tonnellate anno], dall'anno prossimo, con l'apertura di una terza linea... 750.000». Sapeva che l'impianto andava presentato in altro modo, inizialmente ridotto di dimensioni, graduandone poi l'ampliamento, e curandone con attenzione l'immagine eco logica. Ed in effetti la strategia dell' Asm divenne davvero sofisticata e sarebbe, anche solo sotto questo aspetto, meritevole di uno studio specifico.
Bisogna anche riconoscere che Asm era già facilitata nella sua missione da un background ambientale storicamente favorevole: non dimentichiamo che siamo nella Brescia che per secoli non si è fatta problemi, e men che meno se li fa oggi, a costruire le proprie fortune sulla produzione e sul commercio delle armi, in cui la cultura del lavoro è tale che nel corso del Novecento ha ospitato senza difficoltà nell' area urbana attigua al centro storico un'industrializzazione intensissima e pesantissima sul piano ambientale (caso esemplare quello della industria chimica Caffaro, che sarebbe esploso nel 2001 con l'emergenza di una gravissima contaminazione da PCB e diossine). Inoltre Asm godeva, e gode tuttora, di un indubbio e diffuso prestigio come azienda efficiente al servizio dei cittadini: a metà degli anni Settanta partono le prime campagne nelle scuole per la raccolta differenziata e si ottengono risultati a quel tempo significativi e unici nel contesto nazionale (nell'anno scolastico 1979-80 in città vengono raccolte 992 tonnellate di carta).
La prima mossa investì il piano lessicale, quello classico della retorica: Asm cominciò a non chiamare l'inceneritore con il suo nome, quello previsto dalla normativa nazionale ed internazionale, cioè «impianto di incenerimento di rifiuti con recupero energetico». Si coniò per l'occasione un nuovo termine, inventato dal marketing Asm, non ripreso, che si sappia, da nessuno al mondo, ma alla fine imposto perfino alle istituzioni pubbliche: «termoutilizzatore», termine che non si trova su nessun vocabolario, copyright esclusivo Asm, ma che riesce a rovesciare in positivo (utilizzatore dell'energia termica contenuta nei rifiuti), appunto con la tecnica retorica dell'eufemismo, una realtà altrimenti difficile da accettare. Ma soprattutto ci si preoccupò di costruire attorno all' operazione un riconoscimento tecnico e scientifico di alto profilo e una forte immagine ambientalista.
Per questo l'Asm scomodò un superconsulente, l'ingegner Paolo Degli Espinosa, autorevole esperto dell'Enea, ma anche membro del Comitato scientifico di Legambiente, capace quindi di offrire il prestigio della «scienza» insieme al marchio «ambientalista». «In particolare Asm è riuscita a coinvolgere l'amministrazione comunale e Legambiente (con un rappresentante nazionale di spicco e alcuni rappresentanti locali) nell'istituzione della Cts [Commissione tecnicoscientifica per il termoutilizzatore, nda] il che ha molto facilitato l'approvazione del progetto in sede di consiglio comunale ed è inoltre riuscita a concordare con la Regione e la Provincia alcune linee della politica di smaltimento dei rifiuti di cui essa stessa era promotrice»l1. Fu dunque Degli Espinosa ad elaborare all'interno della Commissione tecnico-scientifica, costituita nell'estate del 1991 da Asm, il cosiddetto «sistema integrato» per la gestione dei rifiuti solidi urbani, anche definito con la metafora del «doppio binario»: uno, da privilegiare, costituito dalla riduzione, dalla raccolta differenziata e dal riciclaggio in una prima fase, entro il 1997, ipotizzato al 36%, elevato successivamente al 50% come obiettivo finale; il secondo destinato all'incenerimento della «parte secca dei rifiuti non altrimenti riciclabile», con recupero di energia. TI «sistema integrato» poneva apparentemente in ordine di priorità gli obiettivi classici di una corretta impostazione (pur con la controversa fase dell'incenerimento): «ridurre la produzione di rifiuti e, dove ciò non sia possibile, separarli, riciclarli, recuperarne il contenuto energetico e alla fine smaltirne correttamente i residui», parole d'ordine su cui si volle fondare il «patto ambientalista» con la città, che vedeva nelle 266.000 tonnellate da destinare alla combustione il limite massimo di equilibrio del sistema.
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VAS CHIEDE LO STOP DEI TERMOVALORIZZATORI IN CAMPANIA
Dai retroscena dell'inchiesta "Ultimo atto", sospetti sull'operato dell'ARPAC: VAS ribadisce la necessità di una verifica capillare su tutte le ditte operanti in Campania.

È assurdo ? ha dichiarato il responsabile rifiuti dell?associazione ambientalista VAS Walter Iannotti ? che ispettori dell?ARPAC ( Agenzia Regionale Protezione Ambiente della Campania) prima di effettuare un controllo avvertissero i diretti interessati della loro visita.

Si faccia piena luce su chi e come vanno effettuati i controlli, perché ? ha aggiunto Iannotti ? se viene meno la fiducia e la garanzia su chi è preposto al controllo che tutto avvenga nel rispetto dell?ambiente viene meno tutto.
Quanto al blocco dei lavori, da parte del Governo, per la realizzazione del termovalorizzatori di Acerra e Santa Maria La Fossa gli ambientalisti di Verdi Ambiente e Società hanno espresso amarezza per un atto giunto in ritardo ? Il blocco dei lavori da parte del Governo ? hanno sostenuto il Coordinatore regionale di VAS in Campania Antonio D?Acunto e Walter Iannotti di VAS nazionale ? è stato un atto dovuto nei confronti di un territorio martoriato da criminali senza scrupoli.
Strano ? denunciano I VAS? che tale provvedimento sia arrivato solo adesso, perché è da anni che insieme ai cittadini di Acerra, ai comitati ed associazioni, denunciamo il totale fallimento del Piano di gestione dei rifiuti in Campania oltre alla gravità delle condizioni ambientali di questi territori.
E mentre in Campania si cerca di fare luce sulla complicità tra lo stato di Emergenza Rifiuti ed attività illeciti di privati nello smaltimento di rifiuti tossici, in Puglia scoppia un nuovo caso di crimine ambientale.
Oltre 100 i metri cubici di rifiuti speciali costituiti da ceneri derivanti dalla combustione di sanse esauste, 60 le tonnellate di ceneri rinvenute e poste sotto sequestrato dagli uomini delle Fiamme Gialle. I rifiuti sono stati rinvenuti sparsi su terreni adibiti ad uliveto a Polignano a Mare in Provincia di Bari. Posto i sigilli ad uno stabilimento industriale adibito a sansificio. I finanziari hanno accertato che il proprietario del fondo era anche titolare del sansificio.
Questo ulteriore crimine ai danni dell?ambiente ? ha commentato Iannotti ? dimostra come ci sia ancora molto da fare nel campo della repressione e nei controlli. Se si continua con questi ritmi di aggressione e di violenza dell?ambiente, presto non avremo più nulla di genuino da mangiare ne un ambiente sano in cui vivere. E a tal proposito gli ecologisti di VAS si chiedono su che fine facciano i frutti e gli ortaggi che vengono coltivati su terreni contaminati da rifiuti.
La Coldiretti, in Campania, ha annunciato di costituirsi parte civile. VAS si auspica che questo gesto venga seguito anche in altre regioni al fine di aumentare l?attenzione dei consumatori sull?importanza della tracciabilità dei prodotti e sulla richieste di maggiori controlli per garantire la genuinità di ciò che quotidianamente arriva sulle nostre tavole.

Roma, 26 gennaio 2006
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LA SITUAZIONE A BATTIPAGLIA da Il Mattino 16/09/06

la raccolta differenziata deve essere finalizzata al riciclo, altrimenti non serve!
bisogna produrre meno rifiuti, questi ancora non l'hanno capito?
siamo noi che creiano il rifiuto quando lo gettiamo. Bisogna creare la filiera del riciclo, nuovi posti di lavoro ed occupazione.

la Raccolta differenziata vera si fa a casa, poi si passa al porta a porta, e poi si ricicla. Alla fine rimane solo un 30% che va in discarica, ed è inerte, non tossico.
Ma anche l'inerte è evitabile. Quello che rimane è un errore di progettazione dell'industria.
Un oggetto non riciclabile è una pessima progettazione, quindi va multata l'impresa che l'ha prodotto, non il cittadino che l'ha comprato.

Oggi paghiamo i rifiuti due volte, 1.quando li compriamo 2. con la TARSU, e vogliono farceli pagare la terza volta con l'inceneritore a recupero energetico (15%-25%).

Le materie prime hanno un costo, ed anche i rifiuti sono una risorsa se utilizzata bene.

Il costo dell'inceneritore è maggiore rispetto ad una filiera del riciclo, inoltre la filiera produce nuova occupazione, dalla raccolta col porta a porta, alla trasformazione dei rifiuti. La parte umida produce compost ed energia con biomassa. Il legno va a costruire altri mobili, o per i camini a casa. la carta produce altra carta etc.

rifiuti zero

rifiuti zero e greenpeace

rifiuti zero da l'altra città

pandemia obiettivo rifiuti zero

da Carta obiettivo rifiuti zero

da global project rifiuti zero

da inquinamento zero rifiuti contro l'incenerimento

metamorfosi

ecosportello

contro gli inceneritori

zerowaste rifiuti zero

zero waste grrn
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tratto dal sito www.inceneritori.org

Marino Ruzzenenti, L?Italia sotto i rifiuti, Jaca Book, Milano ottobre 2004, pp. 250, ? 15.
(con una presentazione di Luigi Mara)

Se la quantità dei rifiuti prodotti è l?indice del grado di ?sviluppo? o, meglio, del livello ?consumistico? raggiunto da una certa società, il modo come questi vengono trattati ne è invece l?indicatore del grado di civiltà e cultura.

L?Italia giunge in grave ritardo ad affrontare una corretta gestione del problema rifiuti. Dopo decenni del ?tutto in discarica?, si sta ora prospettando in diverse parti del Paese la ?via tecnologica? dell?incenerimento, spesso denominata con un eufemismo ?termovalorizzazione?.
E l?enfasi con cui questa ?modernizzazione? viene proposta e celebrata sembra lasciare poco spazio ad altre ipotesi, pretendendo di aver già definitivamente risolto il problema: l?immondizia ?sparisce? e si trasforma in energia ?pulita e rinnovabile?.
Ma è davvero così, o siamo di fronte all?ennesima ?trappola tecnologica? che, mentre ci ?libera? dal disgustoso ed ingombrante pattume, crea, con effetti collaterali ?imprevisti?, altre problematiche sgradite, ancor più insidiose?
Un tema particolarmente controverso e attualissimo, di cui si discute in questo testo, non in termini ideologici o soltanto teorici, ma mettendo sotto la lente dell?analisi critica e del rigore scientifico alcuni ?casi? concreti. Si parte da Brescia, dove funziona da anni il più grande inceneritore d?Europa, proposto a tutti come una sorta di modello: squarciato il velo della propaganda, viene mostrato, dati alla mano, il cortocircuito nella gestione dei rifiuti innescato dalla megamacchina, produttrice all?infinito di tante discariche, ma di pochissima energia; mentre, passando al setaccio le emissioni in atmosfera, viene dimostrato nel dettaglio quale sia il vero impatto ambientale dell?impianto. Si passa poi alla sofferta vicenda della Campania, dove l?illusione di sostituire rapidamente al ?tutto in discarica? il ?tutto all?incenerimento? ha determinato un disastroso e decennale stato di emergenza permanente, da cui non si intravede la via d?uscita. Si risale infine nel Veneto, all?esperienza virtuosa del Consorzio Priula, dove la riduzione dei rifiuti alla fonte ed il sostanzioso recupero di materia attraverso una raccolta differenziata spinta non sono più un obiettivo, ma un?esperienza realizzata.

E? la forza dei fatti, quindi, che dà ragione a chi si oppone all?incenerimento come soluzione del problema rifiuti. Mentre, come indica con sempre più vigore l?Europa e come le esperienze più avanzate insegnano, una gestione corretta dei rifiuti deve e può conseguire innanzitutto un forte contenimento e quindi un consistente riciclaggio, nella prospettiva di ?zero rifiuti?, cioè del prosciugamento del flusso destinato allo smaltimento. E? questa l?unica prospettiva per un?umanità del terzo millennio che sappia assumersi la responsabilità di una relazione amichevole con l?ambiente naturale e di un rapporto solidale con i diseredati del Pianeta e con le generazioni future.
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Post #: 1,081
Mortalità per linfomi non Hodgkin in aree della regione Toscana dove sono stati attivi inceneritori di rifiuti solidi urbani.
Annibale Biggeri (1,2), Dolores Catelan (1), Benedetto Terracini (3)

(1) Dipartimento di Statistica ?G. Parenti? Università di Firenze
(2) UO Biostatistica, CSPO, Firenze
(3) CPO, Torino

Epidemiol Prev 2006; 30(1)

Introduzione
Una delle diossine è stata riconosciuta cancerogena per l?uomo. In particolare l?Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha valutato la 2,3,7,8-tetraclorodibenzodiossina (TCDD) come cancerogeno umano certo ma ha lasciato in sospeso la valutazione specifica su singole neoplasie.1 Il potenziale cancerogeno relativo ai Linfomi non Hodgkin è ancora in discussione a causa della limitatezza degli studi empirici, di cui il più rilevante è quello relativo alla mortalità nella popolazione di Seveso.2 Gli inceneritori di rifiuti solidi urbani sono stati una potenziale fonte di inquinamento da diossine e sono stati pubblicati studi su singoli impianti.3
In regione Toscana sono stati attivi tra i primi anni ?70 e il 1989 sedici inceneritori di rifiuti solidi urbani, di potenza variabile tra 26 e 385 ton/giorno.4

Disegno dello studio
Una metanalisi pianificata degli studi di mortalità sulle popolazioni interessate dagli impianti.5
Materiali
È stata raccolta la mortalità ISTAT 1981-2001 (vedi Cislaghi et al)6 per Linfomi non Hodgkin dei residenti nei Comuni dove era sito un impianto di incenerimento di rifiuti solidi urbani attivo tra i primi anni settanta ed il 1989. Lo studio tiene conto di una latenza di circa 15 anni, per cui esposizioni successive al 1990 non hanno ancora dato luogo a decessi per malattie di questo tipo.
Gli impianti di incenerimento di rifiuti solidi urbani considerati sono stati censiti da Sbandati et al.4
Metodi
I decessi osservati sono stati confrontati con i decessi attesi sulla base di un cerchio di 80 km (50 km per Pietrasanta) centrato sul comune che ospita l?impianto.

Risultati
In tabella sono riportati per ogni comune considerato il numero di decessi osservati, i decessi attesi nel periodo 1981-2001 per Linfoma non Hodgkin e la potenza in ton/giorno dell?impianto di incenerimento. Considerando quattro periodi temporali 1981-85, 1986-91, 1992-1996, 1997-2001 per tener conto degli andamenti di lungo periodo nella mortalità la stima metanalitica del rischio relativo è 1.019 (intervallo di confidenza al 90% : 0.966-1.074; p=0.569). Tuttavia la dimensione del comune è un determinante significativo nella metaregressione (p=0.040).7 Considerando i soli comuni con meno di dieci casi attesi nel ventennio considerato la stima metanalitica è negli uomini di 1.250 (IC 90% : 1.056-1.479; p=0.030) e nelle donne di 1.286 (IC 90% : 1.072-1.544; p=0.023). Non vi è evidenza a favore di un particolare periodo (p=0.99; i rischi sono leggermente più alti tra gli uomini nel 1986-1991, tra le donne nel 1981-1985). Gli eccessi sono più evidenti per i comuni con impianti di potenza effettiva ridotta (<46 ton/giorno; p=0.078).

Conclusioni
Vi è una forte evidenza empirica di un eccesso nella mortalità per linfomi non Hodgkin nei residenti in aree dove era attivo un inceneritore di rifiuti solidi urbani. Lo studio è comprensivo di tutti i comuni della regione Toscana dove era attivo un impianto negli anni 1970-1989 e tiene conto dei tempi di latenza. Gli eccessi si riferiscono al periodo 1981-2001. Vi è una forte coerenza tra i due sessi. Vi è evidenza di diluizione dell?effetto quando si indagano aree di maggiori dimensioni demografiche.

Riferimenti bibliografici

1 International Agency for Research on Cancer (IARC) Summaries & Evaluations: Polychlorinated Dibenzo-Para-Dioxins. IARC Sci Pub, 1997, vol. 69, 33. CAS No: 1746-01-6

2 Bertazzi PA, Consonni D, Bachetti S, Rubagotti M, Maccarelli A, Zocchetti C, Pesatori AC. Health effects of dioxin exposure: a 20- year mortalità study. Am. J. Epidemiol. 2001; 153 (11): 1031-1044.

3 Floret N, Mauny F, Challier B, Arveux P, Cahn JY, Viel JF. Dioxin emissions from a solid waste incinerator and risk of non-Hodgkin lymphoma. Epidemiology. 2003; 14(4):392-8.

4 Sbandati A, Bianchi D, Putti A. Manuale di gestione rifiuti solidi urbani. Associazione ambiente e lavoro della Toscana, Cgil toscana, Filcea toscana, Firenze 1989 (prima edizione).

5 Blettner M, Sauerbrei W, Schlehofer B, Scheuchenpflug T, Friedenreich C. Traditional Review, Meta-analyses and Pooled Analyses in Epidemiology. Int J Epidemiol 1999; 28:1-9.

6 Cislaghi C. GIS 8 - Atlante italiano di mortalità 1981-2001. Versione 8.0 beta-test. ATI ESA 2005.

7- Thompson S, Sharp SJ. Explaining heterogeneity in meta-analysis: a comparison of methods. Statist. Med., 1999, 18, 2693-2708.


Comune (regione Toscana) Linfoma non Hodgkin
1981-2001 Potenza impianti di incenerimento di rifiuti solidi urbani
decessi decessi attesi (ton/giorno)
Arezzo 131 132.97 110
Campi bisenzio 42 45.46 385
Livorno 255 249.91 200
Pisa 165 149.10 180
Pistoia 120 147.52 120
Poggibonsi 37 41.36 70
Pontedera 31 40.29 30
Altopascio 17 14.66 26
Bibbiena 15 13.05 31
Castelnuovo g. 16 7.93 36
Massa mar.tma 6 9.77 72
Montale 10 10.88 70
Montecatini t. 40 33.98 45
Pietrasanta 42 37.76 90
Rufina 8 6.92 36
Sancasciano 22 24.38 100
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Post #: 1,125
l'ultimo articolo di Grillo sul suo blog è un pò un bignami su tutta la questione degli inceneritori ricco di link ed opinioni

le superBalle di superQuark
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Post #: 1,140
Truffa a danno delle rinnovabili

Il paradosso degli incentivi "verdi": solo nel 2004 tre quarti dell'energia sostenuta con il Cip6 destinato alle fonti rinnovabili è stata prodotta da fonti assimilate. A beneficiarne anche i rifiuti e i residui petroliferi, mentre i certificati verdi non hanno migliorato la situazione. Legambiente: "Porre fine a una grave contraddizione che penalizza le energie pulite". L'unione europea intanto ha già avviato una procedura d'infrazione

In Sicilia in Ministro intervenne così
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