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GRILLITREVISO Message Board Ambiente e Decrescita Felice! › AMBIENTE-INCENERITORI: CONOSCENZE E INIZIATIVE 2

AMBIENTE-INCENERITORI: CONOSCENZE E INIZIATIVE 2

Grilli T.
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Treviso, TV
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Questo contenitore è da considerarsi la continuazione del primo.

Il vecchio Post è disponibile nel meetup ma non più aggiornabile.

Una parziale sintesi del contenuto la si trova qui:

Inceneritori, cosa sono e come funzionano

Inceneritori, analisi economica

Inceneritori, pericoli per l'ambiente

Particolato
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VERSO L'ELIMINAZIONE DEI CANCROVALORIZZATORI



OGGETTO: Un salto paradigmatico culturale ed industriale, GIA' REALIZZATO, per l'attuazione della strategia Rifiuti Zero (RZ), ovvero il RICICLO TOTALE dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) e Rifiuti Assimilati agli Urbani (RAU).

MANAGEMENT SUMMARY

In un viaggio di cinque ore, assieme all'industriale Carla Poli per andare ad un workshop a Genova Sestri Ponente, workshop tenuto con una terza relatrice, l'oncologa Patrizia Gentilini, ho potuto sintetizzare una terna di esperienze già realizzate, che sono in grado di rispondere alla domanda ricorrente, e spesso strumentale, fatta da parte di cittadini e curatori di interessi di cancrovalorizzatori e discariche: " .....e della frazione secca residua degli RSU e dei Rifiuti Assimilati agli Urbani (RAU) cosa ne facciamo?".
Le tre realizzazioni di Best Available Methodology (BAM) si trovano: la prima in Sardegna presso il Consorzio Anglona Ambiente in provincia di Sassari, la seconda in Veneto in Comune di Ponte nelle Alpi (PdA) e circondario, in Provincia di Belluno e la terza a Colleferro in Provincia di Roma.

Tre esperienze, tre pezzi che improvvisamente si ordinano e si ricompongono in modo nuovo: questa la prima caratteristica generale del mutamento rivoluzionario (Thomas Kuhn).

La società mista pubblico-privata Anglona Ambiente, composta da un Consorzio di 14 Comuni della Sardegna e dal Centro Riciclo di Vedelago srl (CRV), quale parte tecnologica e di gestione, ha sviluppato in loco un ciclo completo di Raccolta Differenziata Spinta (RDS) e di riciclaggio totale della Frazione Secca Residua (FSR) degli RSU e RAU.
Ponte nelle Alpi e circondario, hanno sviluppato, dapprima col supporto metodologico del Consorzio TV2 Priula per l’organizzazione della RDS, e successivamente con il supporto tecnologico del CRV per la frazione secca degli RSU e RAU, un processo che permette di conferire all'impianto di selezione ed estrusione di Vedelago la FSR per ottenerne il suo completo riciclaggio.
La FSR conferita entra in input in una nuova terza linea di selezione manuale e meccanica e di estrusione, che è in grado di produrre un granulato a matrice prevalentemente plastica, a norma UNI 10667/14, utilizzata per la fabbricazione di diversi manufatti industriali e per l’impiego in edilizia quale aggregante, con grossi profitti economici e vantaggi ambientali, contrariamente a quanto avviene per il costoso smaltimento del Combustibile da Rifiuti (CDR), anche di qualità, per il quale bisogna pagare centinaia di euro a tonnellata fra produzione, trasporto e smaltimento in inceneritore, in impianti industriali o in discarica.
A Colleferro, con la consulenza del CRV, è stata autorizzata la messa in esercizio di un impianto di selezione e riciclo a servizio del Consorzio GAIA, composto dai Comuni della zona sud-est di Roma. Entro il mese di ottobre 2008, entrerà in funzione l’impianto di selezione e, a seguire, l’impianto per la produzione di granulato dalla FSR.
I risultati consolidati dal CRV, divenuto partner industriale dell’Istituto CETMA ( Istituto di Ricerca partecipato da ENEA), consentono di trasferire nelle realtà sopra menzionate, i processi tecnologici raggiunti, tanto che le quote di remunerazione spettanti al Centro vengono corrisposte solo al raggiungimento degli obiettivi previsti.

"La combustione ad alta temperatura è del tutto estranea ai cicli naturali biologici", come afferma da sempre con insistenza il professor Gianni Tamino. Questo dovrebbe essere la linea guida delle BAM nella gestione dei rifiuti, rifiuti visti come scarti che si devono considerare prodotti da ridurre e migliorare continuamente.

PRIMO ESEMPIO: Il Consorzio sardo “Anglona Ambiente”

In Provincia di Sassari, il Comune di Tergu, capofila in un Consorzio di 14 Comuni per un bacino di utenza di circa 50 mila abitanti, ospita un impianto di selezione e riciclo simile a Vedelago. Il Consorzio di Comuni ha individuato, attraverso un bando pubblico, il partner tecnologico e di gestione nel CRV costituendo con esso la società mista (49% del Centro di Riciclo Vedelago e 51% dei Comuni locali) denominata “ Anglona Ambiente”. Con il supporto e la collaborazione degli enti di controllo, in particolare l’ARPA, è stata quindi attivata una RDS che, partita dal 7% di RD al primo mese era arrivata già al 62%, ed ora, dopo pochi mesi, è al 75% ed in continuo miglioramento.
L'obiettivo della Società di gestione è quello di produrre, ed attualmente è in grado di farlo, una FSR per RSU e RAU che entri in un processo di selezione ed estrusione per il suo riciclaggio totale in un impianto simil Vedelago, in corso di realizzazione.
L'impianto è in fase di completamento e sarà operativo per gennaio 2009. E' anche stato finanziato in parte dalla UE attraverso il P.O.R.
Tutta l'iniziativa è stata benedetta dal governatore della Sardegna Soru che per questo ha fatto cancellare il terzo inceneritore pianificato in Sardegna.
All'iniziativa sono attualmente interessate e vogliono aderire le province di Olbia e Sassari, e la Regione ha rilasciato autorizzazioni per poter ampliare l’impianto in modo da gestire le raccolte riferite ad un bacino di circa 800 mila abitanti della Sardegna.
Il granulato certificato, derivato dal processo di estrusione della FSR, in miscela con gli scarti derivanti dalla selezione dei RAU e con gli scarti delle industrie locali, sarà venduto in loco a industrie di stampaggio di manufatti in plastica e per l’uso in edilizia, attraverso una nuova società locale collegata, creata ad hoc che impiegherà mano d'opera locale.

[... continua ...]
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SECONDO ESEMPIO: Il comune di Ponte nelle Alpi (PdA) e dintorni

Il comune di Ponte nelle Alpi, e qualche paese limitrofo, attualmente all'85% di RDS, dopo una serie di azioni di miglioramento del processo di raccolta, ora è in grado di inviare la sua FSR al Centro di Riciclaggio di Vedelago (CRV) che, attraverso la sua terza linea collegata direttamente all'impianto di estrusione, produrrà estruso certificato che sarà venduto come materia prima seconda alle industrie manufatturiere ed edilizie.

La proposta dell'azione sinergica fatta dal CRV al comune di PdA è stata quella di avere sia vantaggi economici sia vantaggi ambientali.

Le azioni di miglioramento richieste dal CRV a PdA rispetto al già ottimo processo processo di raccolta (era al 75%) sono state in sintesi:
1 - Verificare la quantità e la qualità della FSR dopo iniziative di riduzione e miglioramento
2 - Tracciare da quali quartieri arrivavano i carichi della FSR, per eventuali correzioni.
3 - Esame merceologico puntuale della FSR per individuare gli scarti più facili da eliminare con azioni informative ai cittadini (pile, carta, organico, metalli, etc).
4 - Azioni di miglioramento qualitativo (imitando esempi del comune di Maserada o altri) per raccolte pannolini a parte, incentivi per conferimenti diretti all'isola ecologica, etc
In un mese dal 32 % dell'organico nella FSR si è passati al 15% in continuo miglioramento, con riduzione drastica nella FSR anche di carta, tessuti e metalli.
La FSR di PdA, quando entra nella terza linea del CRV , attraverso la selezione manuale si estrae ben il 28% fra batterie, imballaggi vari di plastica, carta, che hanno ulteriori rimborsi CONAI, per cui si è abbassato il costo del conferimento da 100 euro/t a circa 70 euro/t, e con ulteriori miglioramenti si è prospettato un costo di 50 euro/t.
La selezione manuale che avviene al CRV si strapaga. Infatti produce qualità del materiale e realizza buoni prezzi di vendita, nonché facilitazione di collocamento nel mercato. Infatti, mentre con i lettori ottici, per esempio sulla selezione della plastica, si ottiene circa il 10% di impurità, con la selezione manuale al CRV si viaggia sul 1-2 %, qualità che viene premiata dal consorzio italiano riciclo plastica COREPLA per ogni punto in meno rispetto al 10% che è il massimo di impurità consentito. Al CRV vanno su questo migliaia di euro di premi al mese, risparmiando anche sui lettori ottici e fornendo occupazione.
Anche COREPLA, che nella separazione degli imballaggi di plastica conferiti, ne manda in discarica o incenerimento circa il 50% (al costo di circa 400 euro/t), dall’attivazione di questa linea di estrusione, paga al CRV questo sovvallo chiamato “plasmix”, 100 euro/t per il suo riciclo totale, lasciando in più al CRV anche i proventi per la vendita del granulato.
Il COREPLA è diventato uno dei maggiori clienti del CRV.
Quindi ora nella terza linea, attualmente diventata la più importante del CRV, entra Plasmix, FSR di PdA, Rifiuti Industriali Assimilati agli Urbani (RIAU), ingombranti secchi e/o scarti delle industrie.
Nella terza linea, inoltre, per migliorare l'output da estrudere, si sono installati in serie, non uno ma due meccanismi sia di estrazione dei metalli ferrosi sia dell'alluminio, quest'ultimo incentivato dal consorzio dell'alluminio CIAL.
L'input alla terza linea di estrusione, può essere modulato per fornire ben dodici ricette di estruso, a seconda delle richieste dei clienti delle industrie manufatturiere e dell'edilizia.
Alla produzione di granulato estruso della terza linea sarà a breve aggiunto un impianto che amplierà le potenzialità e la qualità del granulato certificato, emettendolo in forma sferica ed espansa, per facilitare le lavorazioni manufatturiere e le applicazioni per la coibentazione nell'edilizia.

Le applicazioni pratiche e di processo vengono sviluppate in collaborazione col CRV, dal settore ricerca della Società spagnola ACCIONA, operante nel settore del calcestruzzo, con finanziamenti UE per 300 mila euro per l‘impianto (max finanziamento 60%) e 250 mila euro per la ricerca.

Inoltre il CRV, in partnership con CETMA, un consorzio brindisino (che comprende l'ENEA), di 82 ricercatori, cofinanziato dalla UE e dalla Regione Puglia per un budget di ricerca pari a 16 mln di euro, produrrà delle iniziative sulla ricerca ed il miglioramento della qualità di questi prodotti per procurare eventuali miglioramento degli standard europei.

L'assessore all'ambiente della provincia di Belluno, Pison, sull'esempio economicamente ed ambientalmente vantaggioso di PdA ha promesso pubblicamente di portare avanti per i Comuni della Provincia, un processo di gestione della FSR attraverso l'estrusione col metodo CRV.

TERZO ESEMPIO: Il Consorzio GAIA di Colleferro (Roma)

Il Centro Riciclo Colleferro (CRC), Società privata, è stato autorizzato alla costruzione e gestione di un impianto di selezione, cui farà seguito un impianto di riciclo, a servizio del Consorzio Gaia, composto da 52 comuni, attualmente diretto dal sig. Galuppo (ex direttore APS di Padova), in rapporto di consulenza con il Centro Riciclo di Vedelago.
L'input all'impianto del processo di estrusione verrà dai Comuni del consorzio GAIA e sarà composto dalla frazione secca residua (FSR), raccolta in modo ottimale per essere estrusa e dalle frazioni secche riciclabili della plastica.
Con la consulenza del CRV, il Consorzio GAIA ha sviluppato un piano di raccolta che per ottobre-novembre 2008 sarà in grado di avere una FSR adatta per l'impianto di estrusione.
Il sig. Talone, gestore della discarica di Colleferro, collocherà l'impianto di estrusione a fianco della discarica di Colleferro che è prossima all’esaurimento.
La paura dell'esaurimento della discarica di Colleferro ha spinto anche il Consorzio GAIA ad adottare con sollecitudine questo metodo di riciclo totale dei RSU, guadagnandoci.
Infatti, il granulato certificato dell'estruso sarà utilizzato dal sig. Talone nei manufatti in cemento per l'attività edilizia che possiede già, come qui da noi nel Veneto lo stanno utilizzando le industrie edilizie Fassa e Gregolin.

[... continua ...]
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Post #: 607
CONCLUSIONI

Con questa breve relazione ho voluto descrivere quanto importante sia la sinergia tra etica ecologica ed etica industriale, due direttici che portano in definitiva verso un'unica direzione, la capacità di conciliare risparmio ed efficienza per un futuro migliore.
In questo senso invito alla chiusura del cerchio verso RZ anche il Consorzio Priula TV2 e TV3, consorzi con eccellenti metodi e risultati di RDS, ma che non sono ancora in grado di rispondere al riciclo totale della FSR. Infatti nei loro ultimi bollettini consortili si parla di realizzare CDR di qualità da smaltire. Inoltre il Presidente del TV3 ha pubblicamente affermato a settembre 2008 che occorre un cancrovalorizzatore perché hanno tanto residuo che rimane dopo la RDS.
Invito quindi il TV2 e TV3, che attualmente sono in fase di ristrutturazione impiantistica per le frazioni riciclabili e residue secche, ad orientarsi subito a miglioramenti di RDS in modo che possano produrre una FSR per i RSU e RAU che possa essere riciclata totalmente attraverso un processo tipo CRV.
Assieme a TV2 e TV3 si invitano anche tutti gli altri piccoli e grossi operatori istituzionali pubblici, semipubblici e privati ad operare urgentemente affinché sia seguita questa strada già tracciata perché oramai non sono ammessi ritardi a causa dei limiti delle risorse terrestri ed dell'inquinamento ambientale.
Invito tutte le organizzazioni ecologiste ed i comitati che si battono contro i cancrovalorizzatori e le discariche, a far proprio questo documento il quale dimostra che la filosofia RZ non è più un'utopia. Li invito a premere affinché si moltiplichino in modo capillare, e siano replicate a centinaia, queste esperienze flessibili, magari in tutti gli 8100 Comuni italiani. Infatti esse sono basate prevalentemente sulla migliore cultura metodologica e sulla semplificazione dei processi industriali. Una filosofia che soddisfa in pieno due principi base nella gestione dei rifiuti: il principio di responsabilità individuale attraverso la raccolta domiciliare spinta ed il principio di prossimità cioè la capacità di smaltimento totale in loco dei propri scarti, attraverso il riciclaggio totale.

L'obiettivo è quello di FERMARE gradualmente la sessantina di cancrovalorizzatori di RSU e RAU esistenti in Italia e le decine di nuovi cancrovalorizzatori pianificati irresponsabilmente. Ridurre inoltre la saturazione delle discariche, allungando la vita delle esistenti, possibilmente all'infinito, senza doverne aprire di nuove.

Nel nome della tutela della salute e della biodiversità dell'ecosistema, per la nostra e per le future generazioni.

Cordiali saluti
Gianluigi Salvador
Referente energia e rifiuti WWF Veneto
Del direttivo nazionale MDF (Movimento per la Decrescita Felice)

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Post #: 615
UN POMERIGGIO IN VISITA AL CENTRO RICICLO RIFIUTI DI VEDELAGO DOVE I FATTI E I NUMERI DIMOSTRANO CHE LA RACCOLTA DEI RIFIUTI ED IL LORO RICICLAGGIO CONVIENE ECONOMICAMENTE MOLTO DI PIU’ CHE BRUCIARLI NEGLI INCENERITORI.
UN ESEMPIO PER TUTTA ITALIA, UN PUGNO SULLO STOMACO PER I SOSTENITORI DEGLI INCENERITORI.

Il 10 ottobre scorso una delegazione di amministratori locali, componenti di associazioni, comitati e cittadini ha visitato il Centro Riciclo di Vedelago, grazie all’interessamento di Silvano Lazzarin del GAS Gruppo di Acquisto Solidale Montello ma soprattutto grazie alla dispoinibilità della signora Carla Poli direttrice del Centro.
Tra questi anche lo scrivente Andrea Zanoni, presidente di Paeseambiente, ed Anna Fanciulli del GAS Decrescita di Treviso e del Centro documentazione arte contemporanea, entrambi attivisti e tra i fondatori dell’Ecoforum di Treviso, Barbara Barattin di Oderzo, responsabile provinciale dei GAS, l’assessore all’ambiente del comune di Maserada Giuseppe Quinto, il prof. Dino Baldasso del Gruppo Ambientalista di Giavera del Montello, Zanatta Paolo e Lucio Valle di Rifondazione Comunista, Franco Dal Col de I Grilli Treviso, e numerosi altri provenienti da Selva del Montello, Cusignana, Casier, Treviso, Giavera, per un totale di una quarantina di persone.
Da una chiara esposizione effettuata dalla titolare Carla Poli, che ha risposto alle decine di domande sparate a raffica dai presenti, è emerso quanto segue.
Si tratta di un impianto dove la componente della manualità è molto elevata, ciò per attuare la differenziazione dei rifiuti trattati nel modo più preciso e particolare possibile.
Le attuali normative in tema di rifiuti sono quasi sufficienti a far decollare ed attuare la raccolta differenziata in tutto il territorio nazionale, la legge andrebbe però integrata in particolare con l’importante disposizione che impone che tutti i materiali prodotti per gli imballaggi siano fatti con materiali riciclabili.
Un impianto come quello di Vedelago si regge sui rifiuti prodotti da un bacino ottimale di 300.000 abitanti (in realtà il centro di Vedelago ha un bacino superiore pari ad un milione di persone), ciò significa che in Italia di questi impianti ce ne vorrebbero ben 197 anziché l’unico che oggi funziona a Vedelago.
In merito agli inceneritori questi dovrebbero essere visti come smaltitori di rifiuti e non come ricuperatori di energia perché il loro bilancio energetico è negativo, ovvero l’energia prodotta da un inceneritore è inferiore all’energia necessaria per produrre i materiali con i quali sono costituiti i rifiuti bruciati.
Ciò comporta che per logica i rifiuti devono essere recuperati e non bruciati.
Purtroppo oggi accade che gran parte del cosiddetto secco non riciclabile raccolto dai consorzi viene distrutto nei cementifici o negli inceneritori, come quello di Aviano, con un costo che si aggira sugli 800 Euro/tonellata, mentre il costo per conferire i rifiuti all’impianto di Vedelago è di 100 Euro/tonnellata (contro i 420 euro/tonnellata per conferire i rifiuti ai consorzi locali).
Attualmente l’impianto, che offre lavoro a ben 58 persone, tratta circa 30.000 tonnellate/anno di rifiuto pari a circa 100 tonnellate al giorno e di queste solo l’1% non viene recuperato, dato che dai rifiuti differenziati si ottengono più tipi di plastica che verranno utilizzati come materia prima seconda, ed inoltre una sabbia inerte che viene venduta alle industrie del settore del mobile e dell’edilizia.
Dai rifiuti trattati, differenziati e lavorati viene prodotta della materia prima con la quale vengono realizzati mattoni, pannelli e materiali per l’edilizia nonché componenti per lo spartitraffico e strutture per mobilio come le sedie.
Il Centro Riciclo di Vedelago attualmente investe ben 50.000 Euro/anno nelle scuole per promuovere e diffondere la corretta gestione dei rifiuti nella fase della loro differenziazione presso le abitazioni dei cittadini.
Dopo la presentazione la signora Poli ha portato i suoi ospiti a visitare gli impianti del centro riciclo (Cf. FOTOGRAFIE su www.paeseambiente.org su homepage lettera del 22 ottobre 2008)). Si tratta di impianti di separazione dei rifiuti che per buona parte sono basati su principi meccanici e fisici attraverso i quali si riescono a separare i rifiuti soprattutto in base al loro peso.
I vari rifiuti, che vengono movimentati attraverso speciali nastri, oltre a passare al vaglio di speciali macchinari sono selezionati per buona parte grazie a degli operatori che li separano inserendoli, a seconda della loro tipologia, in diversi tipi di raccoglitori collegati a loro volta ad altri nastri, macchinari o depositi.
Questo centro, voglia o no, rappresenta un pugno sullo stomaco per tutti i sostenitori degli inceneritori perché è la dimostrazione concreta che risulta molto più economico ed ecologico differenziare i rifiuti per trasformarli in materia prima anziché bruciarli, ovvero distruggerli.
Inoltre questo è un impianto che non brucia un solo grammo di rifiuto e pertanto, a differenza di un inceneritore, non crea nessuna emissione in atmosfera di gas di combustione e di polveri sottili e nanopolveri nocive per la salute.
In questa fase dovrebbero essere i sindaci dei vari comuni della Marca ad attivarsi affinché i consorzi dei rifiuti invece di trattare i rifiuti per poi destinali agli inceneritori o alle discariche, come fanno ora, comincino a raccogliere i rifiuti per destinarli a questo importantissimo ed innovativo centro di una imprenditrice tanto lungimirante quanto coraggiosa.
Per maggiori informazioni sul Centro di Vedelago si può consultare il sito:
www.centroriciclo.com o vedere il video al link http://www.centrorici...­.

Andrea Zanoni presidente Gruppo Paeseambiente – www.paeseambiente.org –
Email:
paeseambiente@ecorete.it – cell. 347/9385856
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Post #: 655
DALLA TRIBUNA DI TREVISO

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Post #: 656

Cip6 e Certificati Verdi: via libera per tutti gli inceneritori?


Un emendamento del Governo sposta alla fine del 2009 la definizione degli impianti in regola per usufruire del Cip 6, dando così il via libera agli incentivi dedicati alle fonti rinnovabili per gli inceneritori “in costruzione”
di Sergio Capelli


giovedì 04 dicembre 2008 15:34

Erano stati cancellati, non senza difficoltà, dal governo Prodi. Oggi tornano con prepotenza alla ribalta. Sono gli incentivi agli impianti di incenerimento rifiuti del Cip6. Quegli incentivi che, pagati direttamente da tutti i cittadini ogni volta che saldano una bolletta, dovrebbero essere riservati alle fonti rinnovabili.
La finanziaria 2006 del precedente Governo prevedeva che i finanziamenti Cip6 andassero esclusivamente alle fonti rinnovabili, eccezion fatta per gli impianti “operativi” entro il 31 dicembre 2007. Dopo la correzione ad un “refuso” nel testo approvato, il limite venne spostato al 30 marzo 2008. Potevano dunque accedere al finanziamento integrale pochissimi impianti. In prossimità della caduta del Governo Prodi, si diede una deroga per l’impianto di Acerra. Con la caduta del Governo, la legge e le sue scadenze caddero nel vuoto.
Dopo aver stabilito lo scorso agosto che, in deroga alle leggi vigenti, gli impianti previsti in territori “in emergenza rifiuti” potranno accedere integralmente ai finanziamenti del Cip6, il Governo Berlusconi prova oggi a modificare la norma e sposta i paletti: potranno accedere al Cip6 gli impianti “in costruzione” al 31 dicembre 2008.
Interessante la questione relativa agli impianti siciliani: “Si sta cercando di far passare un finanziamento per gli impianti siciliani, senza che questa Regione abbia mai dichiarato lo stato di emergenza – ci dice Alessandro Bratti, membro della commissione Ambiente della Camera – Ci sembra inaccettabile: il Governo vuole per la Sicilia un trattamento “emergenziale” senza pagare lo scotto politico di un’emergenza reale!”
Per tutti gli altri impianti futuri, ci saranno i certificati verdi: finanzamenti per quel che riguarda la componente organica dei rifiuti bruciati (che viene ora inclusa nella normativa delle fonti rinnovabili), quantificata come il 51% del totale incenerito. Tale percentuale sarà soggetta a revisione triennalmente. Si riapre dunque la partita Cip6 in tutta Italia. Ad oggi si attende la conversione in legge del DL.

“Il governo ha presentato sui Cip6 un vergognoso emendamento, che ci auguriamo il parlamento non faccia passare”. Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente “Gli incentivi alle rinnovabili vadano veramente alle fonti pulite – continua Ciafani -. Basta con questo furto, che già ora pesa sulla collettività dai 3 ai 4 miliardi di euro ogni anno, prelevati direttamente dalle bollette elettriche. Estendere a qualsiasi impianto che brucia anche i rifiuti non biodegradabili la possibilità di accedere a questi incentivi è una palese infrazione alla direttiva europea sulle fonti rinnovabili e alla normativa sulla concorrenza. Legambiente ha già presentato ricorso a Bruxelles contro il cip6 ai tre inceneritori in Campania, e certo non esiteremo ora ad allargare la nostra azione contro tutti quegli impianti che usufruiranno dell’ingiusto guadagno elargito dal governo a spese dei cittadini”.

Fonte : http://www.ecodalleci...­
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Post #: 662
INTERVENTO INTEGRALE DELL'ASSESSORE FANTON IN MERITO AI TERMOVALORIZZATORI
(versione integrale)


Egregio Direttore,
in questi giorni è ritornato prepotentemente alla ribalta il tema dei termovalorizzatori per rifiuti speciali, proposti da Unindustria Treviso. Assistiamo a prese di posizione pro e contro, si rianimano i comitati contro, si sollecitano le persone ad esprimersi sul tema, si delinea “un caso politico”. Ancora una volta non si parla però di metodo, di strategia, di reali vantaggi e svantaggi per la gente, insomma in una parola di approccio sistematico e scientifico al tema. Da tempo mi occupo, in virtù della mia delega di Assessore provinciale all’ambiente, dell’analogo problema dei rifiuti urbani di competenza della Provincia e vorrei dare il mio contributo alla discussione, cercando di riportare l’attenzione su argomentazioni non influenzate dall’emotività o da posizioni preconcette, sviluppando, se possibile, un ragionamento appunto di metodo. Il “metodo cartesiano” sviluppato dal grande filosofo francese Rene Descartes (Cartesio), costituisce, per universale riconoscimento, l’approccio di analisi applicabile ad ogni campo dell’attività umana. In estrema sintesi, certamente molto semplicistica e riduttiva e me ne scuso, si può affermare che “ il metodo cartesiano non è altro che un orientamento unico e semplice che all’interno di ogni campo teorico e pratico aiuta l’uomo e che ha come ultimo fine il vantaggio dell’uomo nel mondo”.
Ebbene per analizzare un problema complesso è opportuno semplificarne, almeno in prima battuta, l’approccio suddividendolo per tematiche certamente tra loro correlate ma valutabili separatamente. E’ quello che deve decidere di fare una buona volta la Regione Veneto: prendere una bella cartografia aggiornata del territorio veneto e valutare tutte le possibilità, le circostanze, i vincoli ambientali, idrogeologici, viabilistici, antropici e quant’altro che consentano o meno l’installazione di impianti di termovalorizzazione. Un criterio di valutazione unico, semplice, scientifico. Una volta individuati i possibili contesti il secondo passaggio cruciale è valutare i possibili vantaggi dell’uomo nel contesto individuato. Ed il metodo cartesiano di analisi si può riapplicare. Per successive approssimazioni sempre più stringenti e logiche si definiscono sito, impatto, vantaggi, svantaggi, bilancio energetico,ecc. Il tutto si badi bene con il coinvolgimento opportunamente partecipato della gente, che si sente in primo luogo coinvolta e rassicurata dall’approccio e può seguire passo passo l’evoluzione del progetto, dibattendo, ascoltando, proponendo ”la ricerca dei vantaggi per l’uomo”.
Non si vuole certo dare lezioni di metodo alla Regione che certamente individuerà le migliori procedure per la stesura del piano, quando sarà, certo è che il metodo adottato da Unindustria è tutt’altro che Cartesiano!
E’ l’esatto contrario, quasi si trattasse di scegliere il campo di gioco in una partita buttando la monetina in aria: testa o croce ? Perché questo è avvenuto; ad un certo punto si è appreso dalla stampa, che Unindustria aveva individuato due siti a suo giudizio idonei ed ha iniziato l’iter per ottenere l’approvazione regionale.
Non sono più tempi per queste azioni autoritarie; proviamo ad analizziamo perché. Una piccola premessa alla analisi. Partiamo dall’ipotesi suggestiva e ammettiamola per un momento condivisibile, seppure non del tutto possibile: i due nuovi termovalorizzatori proposti da Unindustria sono efficaci, sicuri, non comportano emissioni dannose nemmeno in quantità minime. Da che cosa deriva quindi la loro criticità? In buona sostanza è già emerso: deriva dalla scarsa considerazione dimostrata da Unindustria per il territorio e per chi lo abita; dalla pretesa che ad una proposta cosi impattante la cittadinanza accetti supinamente, dalla antipatica affermazione che se non vengono realizzati (gli inceneritori) le nostre strade saranno come quelle di Napoli (ma qui si vogliono realizzare inceneritori per rifiuti industriali e non urbani !); dalla presunzione dimostrala nell’andare avanti ad ogni costo senza il consenso della gente, ed in molto altro ancora.
In sostanza è proprio il metodo adottalo da Unindustria che non trova condivisione, piuttosto che “l’oggetto termovalorizzatore” in se. Parlando con la gente non emerge un odio preconcetto verso i termovalorizzatori, piuttosto una seria e giustificatissima preoccupazione sul controllo delle emissioni, sull’impatto territoriale, sulla serietà del progetto. In un colloquio con Unindustria di qualche anno fa mi ero permesso di consigliare loro di procedere in modo del tutto diverso, dimostrando interesse, attenzione e considerazione nei confronti della gente, con incontri, dibattiti, coinvolgimento, spiegando onestamente i possibili impatti ma anche i possibili vantaggi. Ciò non è avvenuto.
Iniziative Ambientali (Unindustria) ha individuato sul territorio trevigiano i due siti ritenuti "ideali": Mogliano(località Bonisiolo) e Silea-San Biagio.
Vogliamo certamente confidare che i criteri di scelta siano stati seri, certamente sono stati del tutto sconosciuti alla assoluta maggioranza dei diretti interessati.
Per entrambi i terreni individuati si tratta di ampie porzioni di territorio agricolo di pianura, di aspetto ordinato e gradevole con alcune preesistenze rurali meritevoli di interesse, ma scartiamo pure anche queste "considerazioni romantiche". Proprio perché ambiti in territorio agricolo i siti sono privi di viabilità adeguata. Bene si potrebbe dire di primo acchito: sono i territori ideali per impiantì di questo tipo ! Abbiamo ipotizzato all'inizio impianti ad inquinamento quasi zero cosa di meglio se sono anche distanti da tutto?
E questo è un altro errore di metodo. Se un termovalorizzatore, per il nome stesso che porta, deve valorizzare il prodotto della sua combustione questi due impianti, cosi come individuati, non valorizzano alcunché: sono infatti assolutamente isolati dalle zone industriali, per cui non possono fornire teleriscaldamento; sono distanti da centri abitati, per cui a maggior ragione non portano acqua calda e riscaldamento da nessuna parte; non hanno linee elettriche nelle vicinanze per cui oltre all'impatto degli stessi impianti bisogna costruire le linee di alimentazione e di immissione in rete dell'energia prodotta; non hanno strade per il conferimento dei rifiuti, per cui bisogna costruire anche queste. In definitiva sono la classica "cattedrale nel deserto" che deve poi fare i conti con una serie di opere accessorie indispensabili e costose, estremamente impattanti ad esclusivo servizio delle "macchina".
Un corretto ragionamento (urbanistico) di nuova proposta, avrebbe dovuto prevedere una collocazione in corrispondenza di luoghi che possano essere adeguatamente serviti dalla produzione di energia termica ed elettrica, ancorché quest'ultima non può essere sempre consumata in loco in quanto non immagazzinabile. Se un impianto di queste dimensioni e costo (250 milioni di euro cadauno) produce dalla combustione solo energia elettrica spreca una porzione fondamentale dell'energia potenziale: la sola energia elettrica immessa in rete costituisce infatti una frazione piuttosto modesta del totale potenziale energetico e costituisce tra l'altro un esclusivo tornaconto per chi la produce.

[...] continua
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