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Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 820
COMPLETATO IL MONITORAGGIO DELLE ACQUE REGIONALI
Acqua, l'Arpav lancia l'allarme fertilizzanti
L'Agenzia per l'ambiente descrive una situazione positiva ma segnala il pericolo rappresentato dai residui di sostanze utilizzate in agricoltura, pur bandite da tempo

Fertilizzanti nei campi: non tutti sono legali (web)

VENEZIA - L'Arpav parla di «presenza limitata ed episodica di sostanze pericolose nelle acque superficiali interne». Uno numero per confinare il fenomeno di cui si discute nelle giuste dimensioni: su 160 mila analisi effettuate, i valori superiori agli standard di qualità previsti dalla normativa, sono stati 40, mentre si sono registrati 870 superamenti per sostanze non pericolose ma che presentano «un rischio significativo per o attraverso l’ambiente acquatico».

Come sta - è la domanda - l'acqua del Veneto? Per dare una risposta l'Agenzia regionale per l'ambiente ha messo in piedi 800 stazioni di monitoraggio, di cui 270 sui corsi d’acqua, circa 280 per le acque sotterranee, 18 sui laghi, 24 nelle acque marine costiere, 35 in acque di transizione, infine 167 in acque destinate alla balneazione. A queste vanno sommate le analisi per conto delle Usl sulle acque potabili. Che tali restano, nella stragrande maggioranza dei casi. Ma ci sono le eccezioni, qui 40 superamenti degli standard normativi dettati dall'Unione Europea che non possono essere trascurati.

Quando si parla di presenza di sostanze pericolose nell'acqua, si fa riferimento a due metalli pesanti, cadmio e mercurio, anche se per il primo la presenza è trascurabile, quindi degli idrocarburi policiclici aromatici. Tra le altre sostanze inquinanti sono stati registrati superamenti per il nichel, il piombo, i pesticidi fra cui l’atrazina, il benzene e il cloroformio.

L'allarme vero riguarda proprio i trattamenti utilizzati in agricoltura. Nelle acqua regionali è stata riscontrata «la presenza diffusa di diserbanti, anche di sostanze fuori commercio da anni». Il dato deve almeno fa scattare un campanello d’allarme, come ha sottolineato il Direttore generale dell’Agenzia, Andrea Drago: «E’ necessario puntare ad un obiettivo ambizioso nei confronti del settore primario, vale a dire la realizzazione di un flusso informativo aggiornato sull’effettivo utilizzo della chimica in agricoltura». I casi recenti nel Veronese, con l'interruzione temporanea della fornitura idrica ad Alpo di Villafranca causa Atrazina, rendono evidente ciò di cui si discute.

12 ottobre 2009
A former member
Post #: 1,342
Dal CorriereOnLine: http://www.corriere.i...­

Scopriamo che acqua beviamo
Un kit semplice per scoprire la qualità di quella di casa nostra. Lo abbiamo sperimentato in Italia, a Mosca, Parigi, Londra e New York


MILANO - Cinque provette, cinque strisce da immergere nell’acqua e poi confrontare con la scheda. In pochi minuti possiamo analizzare l’acqua di casa nostra e scoprirne caratteristiche e bontà, misurando i parametri di legge: pH, durezza, nitriti, nitrati, cloruri e solfati. Facile e veloce come un test di gravidanza e particolarmente interessante mentre si disputa la partita, non soltanto in Italia, minerale- rubinetto. Siamo i migliori clienti dei produttori di acqua in bottiglia ma consumiamo anche 250 litri pro capite al giorno di potabile, siamo incuriositi dalle nuove «case dell’acqua» in cui fare rifornimento a costo e a impatto zero e sperimentiamo la rinuncia alle bottigliette in uffici e mense, anche se la nostra passione per la minerale resta da record (ne abbiamo di 300 marche diverse). Ma l’acqua di casa nostra? Ne sappiamo pochissimo, spesso non siamo nemmeno in grado di dire se è neutra, acida, alcalina, dura, dolce. Fino a oggi.

IL KIT APPENA BREVETTATO - «Il kit per l’analisi chimico-fisica dell’acqua domestica» è fresco di brevetto e arriva dall’università degli studi di Milano Bicocca. L’idea è venuta a due ricercatori del dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze «perché molti rinunciano a bere l’acqua del rubinetto per una paura spesso ingiustificata di contaminazioni chimiche o microbiologiche, anche quando le analisi degli enti che devono svolgere i controlli, cioè acquedotti e asl, ne certificano qualità e sicurezza».

AFFIDABILITÀ - Analisi fai-da-te a un costo molto contenuto (meno di dieci euro) e senza doversi rivolgere a laboratori specializzati. Bastano per riempire senza timori la brocca da mettere a tavola? «Il kit è affidabile anche se stiamo lavorando per migliorarlo e renderlo più preciso sulla concentrazione delle sostanze», dice Massimo Labra, che ha messo a punto questo strumento di misurazione con il collega Maurizio Casiraghi nel laboratorio Zooplantlab. «Nessuna pretesa di sostituirsi ai controlli periodici e completi eseguiti dai professionisti degli acquedotti e delle Asl, ma le loro analisi vengono svolte fino al punto di consegna, il contatore. Il nostro kit invece permette di controllare l’acqua anche nel tratto finale, al rubinetto di casa, dell’ufficio, della scuola».

PROVA «SU STRADA»- Noi il kit lo abbiamo provato: i corrispondenti del Corriere hanno riempito le provette con l’acqua delle fontanelle pubbliche nelle piazze di molte città italiane, e anche all’estero, da New York a Mosca, e nelle capitali europee. A Milano abbiamo fatto il doppio controllo, prelevando campioni ai famosi draghi verdi in parchi e giardini e nelle abitazioni vicine, per capire se l’acqua di casa mantiene le stesse caratteristiche di quella certificata dall’Acquedotto. I dati raccolti sono pubblicati in queste pagine. «Ci sono valori fuori parametro, in questi casi la verifica con l’ente e con le Asl è indispensabile», dicono allo Zooplantlab. A Milano abbiamo trovato una concentrazione di nitrati al limite dei valori di legge in diverse zone della città e nel quartiere dello stadio Meazza anche i nitriti risultano presenti in concentrazione elevata, abbiamo «girato» il risultato delle nostre indagini all’Acquedotto che ci ha fornito le necessarie spiegazioni.

«A Genova e a Torino i valori di cloruri e solfati andrebbero riesaminati perché superavano i limiti di legge», spiega Maurizio Casiraghi. A Reggio Emilia risulta una concentrazione eccessiva di nitrati (50 mg/l) ed è significativo anche il valore di 25 mg/l raccolto a Sassari. La provetta dei solfati riempita alla fontanella di piazza Mondello a Palermo ha un risultato vicino ai 400 mg/l (troppi), lo stesso accade a Firenze e a Bari. La durezza varia in maniera importante nella stessa regione: a Brescia era 45, a Como 0. Ma a noi è risultata diversa anche nella stessa città: a Milano soltanto in zona 8 l’acqua è molto dura: 45 °f. «Comunque non è dannosa per l’uomo. Lo scopo del kit non è creare allarmi ma imparare a conoscere l’acqua che beviamo, per questa ragione lo stiamo distribuendo nelle scuole, nei condomini e nelle piazze italiane». C’è molta diffidenza, spesso ingiustificata, dicono i ricercatori. Molti poi credono di potersi fidare soltanto dell’acqua garantita dall’ente, temono che una scarsa manutenzione degli impianti nelle case e nei condomini possa pregiudicarne qualità e sicurezza.

IL TRATTO FINALE - Ma se l’acqua arriva pulita fino al contatore che cosa può accadere nel tratto finale? «Sarebbe meglio verificare le condizioni delle tubazioni e degli impianti condominiali, in particolare la corretta manutenzione delle autoclavi. Nelle case si utilizzano ormai da più di vent’anni tubazioni in materiale plastico perché non si corrodono e sono più durevoli, ma dove ci sono ancora tubazioni vecchie in acciaio che possono corrodersi e arrugginirsi si può trovare una maggior presenza microbica e l’acqua può assumere una colorazione rossastra», spiegano gli ingegneri dell’Acquedotto milanese. I controlli interni sono di pertinenza del proprietario e nel caso dei condomini la qualità e la quantità degli interventi dipende dall’amministratore. «La responsabilità delle attrezzature nello stabile è nostra. Ma non c’è alcun obbligo di svolgere controlli al rubinetto né sull’autoclave, tuttavia molti di noi fanno eseguire analisi nell’appartamento più lontano dal contatore. I condòmini possono sollecitare queste verifiche», dice Pietro Membri, presidente dell’Anaci (7mila amministratori in Italia). Quindi i consumatori possono chiedere agli amministratori più controlli, facoltativi ma suggeriti. Altri interventi «migliorativi» sono sconsigliati dalle associazioni di consumatori.

FILTRI DOMESTICI - La necessità di utilizzare dei filtri domestici va verificata, un’indagine di Altroconsumo ha mostrato che nella maggior parte dei casi questi impianti (quelli che si mettono sotto il lavello) non servono, peggio, se la manutenzione non è corretta, rischiano di creare una proliferazione di batteri. Non solo: alcuni filtri l’acqua la peggiorano poiché la addolciscono troppo. In ogni caso, prima di investire nei filtri (spesa media, 2mila euro) meglio analizzare l’acqua al rubinetto. Come procurarsi il kit? «Dovrebbe essere messo in commercio già fra un mese», dicono allo Zooplantlab. Nel frattempo potremmo chiedere all’amministratore i dati delle analisi forniti dagli acquedotti.
Federica Cavadini
14 ottobre 2009
Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 823
Vogliamo ancora insistere con l'acqua dura fa male? La durezza dovrebbe essere il meno....

La durezza dell’acqua protegge dalla malattie cardiovascolari
ISS 29/05/07

La durezza dell’acqua potabile è inversamente correlata con l’insorgere di malattie cardiovascolari: il contenuto di calcio, e, ancor più, di magnesio, protegge il cuore. Lo affermano, sull’analisi di consistenti studi epidemiologici, Massimo Ottaviani, Laura Achene, Emanuele Ferretti e Luca Lucentini, del Dipartimento di Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria dell’ISS, in un articolo pubblicato sul terzo numero del Notiziario.

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di mortalità e morbilità nel mondo industrializzato. Hanno un’eziologia multifattoriale: vi intervengono caratteristiche genetiche, fattori metabolici, stili di vita, che non bastano tuttavia a spiegare le differenze nel tasso di mortalità in varie zone del mondo. L’attenzione dei ricercatori si è così rivolta ai fattori ambientali. Tra questi, ha un ruolo importante la durezza delle acque. La durezza di un’acqua è principalmente riconducibile al suo contenuto in sali di calcio e di magnesio, sotto forma di carbonati, bicarbonati, solfati, cloruri e nitrati, e dipende dall’origine superficiale o profonda e dalla geologia dell’area di captazione.

I primi studi che dimostrano una correlazione inversa tra contenuto in sali delle acque e malattie cardiovascolari risalgono agli anni ’50. Negli anni si sono susseguiti centinaia di ricerche che hanno confermato tali dati, ascrivendo l’effetto protettivo soprattutto al magnesio, ma non escludendo un’eventuale influenza di altri fattori. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente pubblicato la monografia "Nutrients in Drinking water", con lo scopo di accertare la relazione tra calcio, magnesio e altri elementi in traccia sulle patologie cardiocircolatorie. Nelle conclusioni, emerge l’importanza del ruolo dell’acqua potabile nell’apporto di nutrienti minerali, e l’effetto benefico sul cuore del consumo di acque dure. Su tali basi, l’OMS raccomanda l’emissione di linee guida per la desalinizzazione delle acque destinate al consumo umano, l’arricchimento in sali di calcio e magnesio delle acque demineralizzate e la corretta informazione ai consumatori.
“Il discorso della durezza dell’acqua è un mito che va sfatato” Italia: la maggior consumatrice di acque minerali (poco controllate)
Garizio (SMAT): “Le ditte di acque minerali risultano spesso irregolari, all’insaputa dei loro clienti”
Cronaca di Stefania Bevacqua, 15 anni, redattrice T.V.B. del liceo Gioberti
“L’Italia è il maggior consumatore di acqua nel mondo. Ogni anno 10 miliardi di litri d’acquaminerale entrano nelle case degli italiani, vale a dire che ogni abitante adopera circa 175 litri d’acqua, che corrispondono a una cifra annuale di quasi 50 euro a testa. E questo è molto, anzi troppo, se si pensa alle crisi che ci sono in questo periodo”. La biologa Marina
Garizio, della SMAT (Società Metropolitana Acque Torino), ha affrontato questo temanell’incontro del 23 aprile presso l’impianto di potabilizzazione Po3, in corso Unità d’Italia aTorino, sottolineando alcuni dei paradossi che esistono dietro certe scelte.

Pare addirittura che il 50% degli italiani beva solo ed esclusivamente acqua in bottiglia.
“E quello che secondo me è demenziale è che in una regione come il Piemonte, che ha comunque acque minerali buone a 40/50 km di distanza, viene bevuta acqua che arriva dal sud, e che quindi si è fatta mille chilometri su un autocarro al sole e al caldo, consumando energia, per via del carburante e della plastica che è stata utilizzata per imbottigliare l’acqua.”
Siamo sicuri che l’acqua in bottiglia sia più sicura? Da una delle ultime indagini fatte, il 51% degli italiani beve acqua minerale perché la ritiene più sicura, ma la dottoressa non tarda a smentire: “Ciò non è affatto vero! A parte la mole di controlli che noi facciamo, la legge di qualità che regola la produzione di acque minerali ha un numero di parametri inferiore da controllare e richiede spesso dei limiti meno stretti di quelli che sono richiesti a noi”. E continua: “Si tollerano per le acque minerali cariche batteriche 100 volte superiori a quelle che si tollerano per le acque potabili; perché si dice che un’acqua che rimane chiusa per due anni può aumentare il suo contenuto microbico. Si assiste spesso a denunce nei confronti di aziende inadempienti che in realtà poi non sono rese note e così molte ditte di acque minerali risultano irregolari, all’insaputa però di chi quell’acqua la beve”.
La durezza dell’acqua: un mito da sfatare
Mentre poi il 34% la ritiene migliore al gusto, il 15% dice che l’acqua minerale è meno dura. “Premettendo che noi stiamo cercando di migliorare il sapore delle nostre acque, il discorso della durezza è un mito che si è andato costruendo nel tempo, poiché si pensa che quello che fa male ad un elettrodomestico debba necessariamente far male all’uomo”. Alcune persone infatti pensano di paragonare la complessità e la perfezione del sistema di smaltimento e di degradazione delle sostanze che c’è all’interno di un organismo a una lavatrice o una caldaia. Forse però a qualcuno dovrebbe anche venire in mente che i sali dicalcio notoriamente all’organismo fanno bene, soprattutto agli adolescenti e ai bambini piccoli”.
Dopo aver infine affermato che quello della durezza dell’acqua è un mito che va sfatato, la dottoressa Garizio ironizzando conclude: “Se l’acqua di rubinetto viene bevuta fuori pasto, ha lo stesso effetto diuretico dell’acqua minerale: tanta ne mettete dentro, tanta ne buttate fuori.
Se assumete calcio e magnesio in questo modo, lo inserite e lo buttate via, ma sicuramente non vi fa venire i calcoli”.
Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 827
L'Arena 15/10/2009
Prezzo dell'acqua alle stelle
Aumento del 12,3% nel 2008
Il costo del servizio idrico integrato per uso domestico a Verona (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione e quota contatori) è cresciuto in un anno del 12,3%, più dell'incremento medio nazionale che è del 5,4%.

L'acqua è un bene sempre più costoso
Verona. Acqua bene primario, ma sempre più cara: nel 2008 il costo dell`acqua ha registrato un incremento medio del 5,4% rispetto al 2007, con aumenti a due cifre in 15 città. A Verona l'aumento è stato del 12,3%. Si parte dalla Campania (+34,3% a Salerno, +31,9% a Benevento) per arrivare in Emilia Romagna (+21,4% a Parma, +10% a Ravenna) passando per Basilicata (+16,1% a Potenza e Matera), Veneto (+16,3% a Padova e +12,3% a Verona), Lombardia (+15,9 a Lodi, + 13,4% a Cremona), Piemonte (+14,5% a Verbania, +12,8% a Novara), Marche (+14,4%, ad Urbino e +11,5% ad Ancona) e Friuli (+12,1% Gorizia).

In generale, gli incrementi si sono registrati in ben 68 capoluoghi di provincia. Inoltre, secondo dati Istat, da gennaio 2000 a luglio 2009 l`aumento è stato del 47%. In pratica, in un anno una famiglia sostiene in media una spesa di 253 euro per il servizio idrico integrato. L`indagine, svolta dall`Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva è stata realizzata in tutti i capoluoghi, relativamente all`anno 2008.

L`attenzione si è focalizzata sul servizio idrico integrato per uso domestico (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, e quota fissa o ex nolo contatori). I dati sono riferiti ad una famiglia tipo di tre persone con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua e sono comprensivi di Iva al 10%.
A former member
Post #: 611
provare a vedere i comuni del veronese...
e siamo solo agli inizi ,
i baracconi costano e i furbi vincono
e il sud è anche al nord (= bassa veronese)

Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 835
Oggi dopo aver lanciato il post sulle lampadine a risparmio energetico mi è arrivata subito la smentita:
Sarò proprio cosi?

Vi invito a leggere il link che mi hanno lasciato per questo approfondimento in merito al fatto che le lampadine a risparmio energetico diventino la soluzione al minor consumo e al problema dei CO2 del pianeta.

La lampadina che fa risparmiare acqua.

In realtà esse non riescono a fare risparmiare altro che acqua, tra l’altro neanche tanta.
Sembra una boutade, ma non lo è.
nadia z.
user 8814016
Villafranca di Verona, VR
Post #: 120
Simone!...ma chi è che si legge tutto quell'articolo!...che pizza!...
Che alternative abbiamo?...Io in questi anni ho risparmiato parecchio sostituendo quasi tutte le lampadine in casa con quelle a basso consumo che tra l'altro durano tantissimo, quindi anche lo smaltimento è minore rispetto a quello delle lampadine ad incandescenza!...e comunque in attesa di quelle a led credo proprio che non avremo alternative...l'importante è il corretto smaltimento!
Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 839
Nadia faccio un sunto quando ho un attimo ok? L'articolo sopra si è un pò lungo ma ti da dei buoni spunti riflessivi Intanto.....

Acqua, la Puglia ricorre alla Consulta
«La gestione è competenza regionale»

Su proposta dall'assessore alle Opere pubbliche Amati, l'Avvocatura regionale presenterà l'impugnazione entro il 24 novembre . Per la Regione guidata da Nichi Vendola la materia «non può essere assoggettabile alle regole della concorrenza»


La giunta regionale pugliese ha deciso di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l'art.15 del decreto legge 139 del 25 settembre 2009 ('Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi locali di rilevanza economica'), in riferimento alla competenza sulla gestione delle risorse idriche. L'Avvocatura regionale, alla quale è stato affidato l'incarico, ha tempo per l'impugnazione sino al 24 novembre, data entro la quale il decreto dovrà essere convertito in legge.

La decisione è stata adottata con una delibera di giunta, proposta dall'assessore alle Opere pubbliche, Fabrizio Amati. in cui si sancisce il principio che l'acqua è "un bene comune dell'umanità". Con l'impugnazione, si legge in una nota, la Regione punta ad ottenere "il riconoscimento della propria competenza esclusiva in una materia che non può essere regolata come se fosse un ordinario servizio pubblico di rilevanza economica e pertanto assoggettabile alle regole della concorrenza".
(Ansa)
Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 840
Riassunto dell'articolo che vi ho proposto sul discorso del risparmio energetico
(almeno da come l'ho capito io)

L'Obbiettivo è:
La diminuzione di CO2 per il protocollo di Kyoto che influenza i cambiamenti climatici del nostro paese.

La situazione nel nostro paese:
La produzione di energia è strettamente legata alle grandi centrali: termoelettrica e idrica integrando poi anche con l'energia comprata dall'estero.

Problema:
Se abbiamo delle centrali fisse accese (a carbone) e alcune che possiamo integrare (idroelettrico + estero) per aumentare la produzione di energia in relazione al consumo che abbiamo, il fatto di cambiare in se la lampadina con quella a risparmio energetico non fa altro che:
1) far risparmiare il consumatore finale sulla bolletta
2) in certe fasce d'orario aumentare un po' d'acqua in piu' sui bacini idrici pompata per diminuire gli sprechi di un'energia prodotta ma non consumata, in quanto la centrale è comunque in funzione e di conseguenza continua a rilasciare CO2.

Mia opinione personale:
Sicuramente è vero, ma se si riesce a diminuire il consumo cosi tanto da evitare anche solo la costruzione di nuove centrali sarebbe gia un passo, invece quello che penso sia fondamentale è cambiare totalmente il sistema di produrre energia.
Vi ricordate ciò che si diceva in "Terra Reloaded"? Non abbiamo bisogno di una mega centrale da MegaWatt ma tante piccole centrali domestiche dei cittadini che producono energia con fonti rinnovabili, allora ha anche più incidenza e piu' senso anche la lampadina a risparmio energetico.








A former member
Post #: 634
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