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A former member
Post #: 1,319
E nel frattempo a Villafranca si continuano a chiudere i rubinetti per l'atrazina (vedi in questo 3d qualche tempo fa: era gia' successo nel 2005)! L'ho saputo guradando il TG di Telearena delle 19:30!

Ho fatto un post al volo: http://pervillafranca...­

Ho anche ripreso il servizio del tg (metto anche qui):



A former member
Post #: 1,320
Grazie ad un commento sul blog, scopriamo che su Target Online c'e' il desto dell'ordinanza del sindaco, mentre sul sito del comune ancora nulla!


Ordinanza del Sindaco di Villafranca n. 197/09 del 30.09.2009

Vista la comunicazione pervenuta da parte del SIAN dell’Ulss 22 prot. 62387 del 29/9/2009 dalla quale emerge che due dei campioni esaminati, sull’ acqua erogata dagli acquedotti comunali presentano delle caratteristiche non conformi che rendono l’acqua non idonea al consumo umano, e precisamente:
- Calzoni: Atrazina 0,12 ug/l – Desetilatrazina 0,30 ug/l – Desetilterbutilazina 0,10 ug/l;
- Alpo: Desetilatrazina 0.22 ug/l;
Considerato che si rende e indispensabile ed urgente l’emanazione di un provvedimento contingibile di interdizione del consumo dell’acqua da parte della popolazione che insiste nella suddetta zona in cui l’acqua risulta contaminata, fino all’avvenuto ripristino della qualità – idoneità dell’acqua erogata;
Ritenuto che la limitazione all’uso di detta acqua è circoscritta al consumo idropotabile (bere e cucinare).
ORDINA
1 L’interdizione del consumo dell’acqua da parte della popolazione che insiste nelle località Calzoni, Dossobuono, Alpo e Rizza, fino all’ avvenuto ripristino della qualità – idoneità dell’acqua erogata, specificando che la limitazione all’uso di detta acqua è circoscritta al consumo idropotabile (bere e cucinare)
2 Alla Società Acque Veronesi, ente gestore , di procedere ad immediati interventi atti al ripristino della qualità dell’acqua erogata nel rispetto di quanto stabilito dalla normativa vigente.
3 Di dare immediata ed adeguata informazione alla popolazione interessata attraverso avvisi diretti a ciascun utente ed attraverso canali di stampa e di informazione.
E’ fatto obbligo a chiunque spetti osservare e far osservare il seguente provvedimento

Mercoledì 30 settembre, ore 18

A former member
Post #: 119
Carissimi Carlo e amiche/amici,

ve lo avevo detto che non bisogna fidarsi dell' ACQUA del SINDACO.....

Questo è una delle questioni della vita comunitaria che non riusciamo (per i troppi impegni presi) a portare alla massima attenz<ione pubblica:

Dopo un anno e mezzo di Amministrazione, cosa hanno fatto Sindaco e il giovane amico assessore all'ecologia su: INQUINAMENTO (traffico/viabilità e attività aeroportuali), CAVE/DISCARICHE, raccolta e riduzione dei RIFIUTI, Parchi e arredo urbano?

Per questo sono ancora perplesso se continuare a dedicare del tempo per la nuova iniziativa della Lista civica per le regionali... QUI da noi e in provincia NON CAMBIA NULLA, o forse la situazione peggiora sempre più a favore dell'intraprendenza della LEGA, che semina paure demagogiche, intanto dove governa appoggia inceneritori, devastazione del territorio e centrali atomiche...!

Ciao

Vallan S.
user 6458500
Villafranca di Verona, VR
Post #: 223
Beh sinceramente Elia io non mi fido dell'acqua in bottiglia che le analisi le fanno ogni 5 anni!


ecco l'articolo de L'Arena di oggi....

VILLAFRANCA. Il sindaco ha imposto il divieto di usare l’acqua della rete idrica per scopi alimentari nelle frazioni di Alpo, Dossobuono, Calzoni, Rizza e al «Catullo»
C’è l’ atrazina, arrivano le autobotti
Fabio Tomelleri
Faccioli: «Si tratta di superamenti minimi, ora aspettiamo nuove analisi» Da stamattina due cisterne riforniscono l’aeroporto e le compagnie aeree

Atrazina oltre i limiti di legge nell'acquedotto. Il Comune di Villafranca vieta l'utilizzo dell'acqua della rete pubblica per bere e cucinare ad Alpo, Dossobuono, Calzoni, Rizza e all'aeroporto Catullo. L'ordinanza è stata emessa ieri pomeriggio dal sindaco Mario Faccioli, dopo che il servizio igiene dell'Ulss 22 aveva comunicato i dati delle analisi compiute in alcuni punti della rete idrica.
«Da alcuni campioni è emerso», spiega Faccioli, «che sono stati superati i limiti di concentrazione dell'atrazina e di sostanze derivate a Calzoni e ad Alpo. Si tratta di superamenti minimi, ma abbiamo voluto garantire la salute dei cittadini. Per questo, oltre a chiudere il pozzo dell'acquedotto di Cadelora, da dove probabilmente proviene l'acqua con tracce inquinanti, abbiamo disposto il divieto».
L'emergenza potrebbe concludersi entro pochi giorni, forse già domani. «Siamo d'accordo con l'Ulss», dice il primo cittadino, «che non appena le nuove analisi ci confermeranno il ripristino della qualità dell'acqua ritireremo l'ordinanza». Il divieto, che riguarda un bacino di 10 mila residenti è stato notificato ieri pomeriggio in Comune dai vigili urbani, che hanno avvertito i residenti tramite altoparlanti installati sulle vetture di servizio. Stamattina, poi, oltre a inviare a tutte le famiglie interessate comunicazione del provvedimento, il Comune rifornirà gli abitanti delle frazioni con autobotti. Saranno collocate in piazza Don Menegazzi a Dossobuono, in via Dosdegà ad Alpo e nel piazzale davanti alle scuole elementari a Rizza.
Per l 'emergenza idrica si è mobilitata pure la società che gestisce l'aeroporto Catullo, Ieri pomeriggio, l'ordinanza è stata estesa anche allo scalo. «Un po' di disagio c'è stato», afferma il direttore generale dello scalo Massimo Soppani, «ma ci siamo già attrezzati con due autocisterne che saranno allacciate alla rete interna, per rifornire l'aeroporto e le compagnie aeree. I camion faranno la spola fino a quando l'emergenza non sarà cessata». Sui valori riscontrati dalle analisi il sindaco Faccioli spiega: «A Calzoni sono stati riscontrati 0,12 microgrammi di atrazina per litro, mentre il limite è di 0,08 microgrammi. Sono stati poi rilevati 0,30 microgrammi per litro di desetilatrazina, contro 0,06, e 0,10 microgrammi per litro di desetilterbutilazina, anziché 0,06. Ad Alpo è stata evidenziata una concentrazione di desetilatrazina di 0,22 microgrammi». I responsabili di Acque Veronesi, la società che gestisce l'acquedotto, confermano che «i valori registrati sono leggermente sopra la media. Si stanno eseguendo analisi in contemporanea con l'Agenzia regionale di protezione ambientale (Arpav). Il pozzo di Cadelora potrebbe essere riaperto fra una settimana. Nel frattempo la chiusura temporanea è stata coperta con i prelievi intensificati dai pozzi di Comotto e Maddalena, in modo da mantenere in pressione tutta la rete». Acque Veronesi provvederà a sostituire i filtri a carbone del pozzo di Cadelora.
Risolta la questione della sicurezza alimentare, il Comune pensa ora ai risvolti giuridici della vicenda. Perché la concentrazione di atrazina potrebbe indicare un utilizzo recente del potente erbicida, il cui uso è proibito da quasi vent'anni. «Sporgeremo denuncia contro ignoti», afferma il sindaco, «per scoprire la causa dell'inquinamento». Poi aggiunge: «Cadelora e Quaderni sono zone che, anche in passato, hanno presentato lo stesso problema. Sono in zone dove l'agricoltura intensiva ha fatto largo uso, in passato, di questi erbicidi». L'ATRAZINA è un diserbante, introdotto in agricoltura nel 1958 e utilizzato soprattutto nelle coltivazioni di mais, canna da zucchero e sorgo. In Italia è vietato dal 1992, dopo diversi casi di contaminazione delle falde idriche. In vari Paesi europei e negli Stati Uniti il suo uso è ancora legale. Sono numerose, invece, le località della pianura che, ancora oggi, devono fare i conti con l'inquinamento delle falde provocato da questa sostanza. L'atrazina è ritenuta pericolosa per la salute umana, anche se non è inserita tra i prodotti cancerogeni. La desetilatrazina (Dea) e la desetilterbutilazina (Det) sono prodotte dalla degradazione della atrazina e della tebutilazina, un altro prodotto erbicida. La pericolosità del diserbante sta nella massiccia quantità usata per ottenere risultati. La resistenza nel terreno è dovuta anche alla scarsità di organismi in grado di trasformare le molecole.F.T.
Cristiano C.
CristianoCinotti
Vigasio, VR
Post #: 26
Io voglio potermi fidare dell'acqua del sindaco .Penso che quello che e' successo sia gravissimo. Campagne e sensibilizzazioni all'uso dell'acqua di rubinetto vanificate in un attimo! Bisognerebbe avviare una azione forte per richiedere la pubblicazione dei valori anche delle analisi chimiche in tempo reale su internet conoscendo in anticipo la data del prelievo/analisi. Perche' e' giusto sapere se l'ordinanaza e' stata emessa immeditamante o con ritardo ma se ipoteticamente il controllo chimico e' ogni 3 mesi i cittadini starebbero bevendo quell'acqua da un bel po'.. Mi sembra che i limiti siano stati superati di un bel po' (fino a 5 volte per quel che riguarda la desetilatrazina..). Come gas stiamo discutendo anche di una eventuale petizione da sottoscrivere ed inviare al ministro Zaia in quanto il problema nasce anche dall' ipocrisia delle norme che spesso prevedono per certi prodotti chimici il divieto di utilizzo ma non di produzione..
nadia z.
user 8814016
Villafranca di Verona, VR
Post #: 116
Sono anch'io d'accordo con Cristiano! Abbiamo diritto all'acqua che deve essere bene pubblico e non privato e soprattutto aver la sicurezza di ciò che beviamo!
Vallan S.
user 6458500
Villafranca di Verona, VR
Post #: 225
L' Arena - 04 ottobre 2009


VILLAFRANCA. Legambiente e il gruppo Grillo sollecitano interventi dopo l’inquinamento nei pozzi di Calzoni e Alpo

Atrazina nell’acqua
«Si indaghi sulle cause»
Fabio Tomelleri
Gli ambientalisti chiedono il monitoraggio delle falde per tutelare la salute dei cittadini Bertucco: «Cave e discariche pericolose»
Domenica 04 Ottobre 2009 PROVINCIA, pagina 28 e-mail print Dopo la scoperta dell’atrazina nei pozzi e i disagi nelle frazioni, scendono in campo gli ambientalisti. Cessato l’allarme per il diserbante, rilevato oltre i limiti di legge nell’acquedotto a Calzoni e ad Alpo, Legambiente Verona chiede l’istituzione di un coordinamento che risolva, una volta per tutte, il problema alla radice.
«Per allontanare tutti i dubbi sulla presenza di atrazina nel territorio», sostengono gli ecologisti, «serve far luce su quanto avvenuto. Non è sufficiente dichiarare la fine dell’emergenza: occorre indagare le cause, impedire che questi fenomeni avvengano ancora e mettano a rischio la salute dei cittadini». Quindi propongono «un coordinamento tra gli enti: Regione, Provincia, Comune ed, eventualmente, altri Comuni del territorio, Agenzia regionale per la prevenzione ambientale veneta (Arpav) e Acque Veronesi, la società che gestisce l’acquedotto». Il gruppo di lavoro dovrà, secondo gli ambientalisti, «effettuare un monitoraggio delle falde e stanziare fondi per allontanare per sempre il pericolo atrazina».
Gli ecologisti osservano: «L’ennesimo episodio di inquinamento a Villafranca ci spinge a pensare che l’atrazina sia ancora utilizzata in maniera illegale nel territorio veronese. Lo supponemmo anche lo scorso agosto, dopo il sequestro, da parte del Nucleo antisofisticazione (Nas) dei carabinieri, di 10 tonnellate di erbicida a base di atrazina in un’azienda di Casaleone».
«Il territorio vllafranchese è fragile», afferma Legambiente, «poiché rientra nella fascia di ricarica degli acquiferi: un serbatoio che alimenta falde e corsi d’acqua. Il rischio di contaminazione delle riserve sotterranee è connesso all’elevata concentrazione di insediamenti, anche industriali ed agricoli, qui presenti».
«Poiché un episodio analogo era avvenuto nella stessa zona quattro anni fa», sottolinea Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto, «sosteniamo che bisogna continuare nelle ricerche. Il fatto che, per trovare acqua potabile, occorra spingersi fino a 140 metri di profondità, la dice lunga sull’inquinamento che interessa le falde a un livello superiore». Poi sottolinea: «Non c’è solo il problema atrazina nell’area, ci sono anche cave e discariche: e il pericolo che le falde entrino in contatto con inquinanti aumenta». Bertucco spezza una lancia a favore dell’acqua pubblica: «È la più controllata che ci sia e, a differenza di quella in bottiglia, non deve viaggiare spesso per chilometri prima di arrivare a destinazione. I cittadini tornino a bere tranquillamente l’acqua dell’acquedotto».
Della vicenda atrazina si è occupata pure la lista “Grillo per Villafranca”. Il gruppo, oltre a riportare il divieto di bere l’acqua sul proprio sito internet, ha presentato al Comune un’ istanza in cui evidenzia, tra le altre cose, le lamentele sul «ritardo e l’inadeguatezza dei mezzi di comunicazione messi in atto per segnalare il problema». Ma l’osservazione non rende giustizia alla solerzia con cui il sindaco Mario Faccioli ha divulgato il provvedimento, contattando organi di stampa, e televisioni locali.
I simpatizzanti di Beppe Grillo chiedono che il Comune, «si adoperi affinché Acque Veronesi verifichi che tutte le procedure di tutela della salute siano state rispettate, e che gli impianti di trattamento funzionino allo stato ottimale». Vogliono che l’amministrazione «adotti tutte le misure di controllo e prevenzione perché episodi del genere non si ripetano».
Ad Acque Veronesi propongono di inserire «con periodicità sul sito internet della società tutte le analisi effettuate nei Comuni, compreso Villafranca». All’amministrazione di Villafranca, infine, i grillini chiedono di «riportare gli stessi dati sul sito istituzionale del Comune».


A former member
Post #: 137
Ripeto ciò che ho già scritto nel sito Pervillafranca:

Non basta inviare un'istanza al Sindaco che purtroppo rimarrà senza risposta.

Va inoltrato subito un esposto al NAS di Padova e al Prefetto -magari allegando l'istanza già fatta- affinché si indaghi se nelle aziende agricole, nei consorzi agrari e negozi di vendita del nostro comune (e non solo) c'è in deposito Atrazina.

Elìa
Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 803
DE MAGISTRIS (IDV): PRIVATIZZAZIONE ACQUA, L’UE RIVEDA SUA NEUTRALITÀ

Presentata interrogazione scritta alla Commissione europea su dl del governo italiano

“La privatizzazione dell’acqua, di fatto permessa dal governo italiano, è in evidente controtendenza rispetto alla scelta fatta in diversi Stati membri e realtà locali, dove da una gestione privata dell’erogazione e distribuzione del servizio si sta tornando ad una gestione via ente pubblico”. Lo scrive Luigi de Magistris in un’interrogazione scritta depositata oggi alla Commissione europea, con cui critica la scelta compiuta dall’esecutivo italiano, che il 9 settembre scorso per mezzo di un decreto legge ha modificato la norma 133 del 2008 prevedendo, anche per il settore dell’acqua, una gestione a ‘società miste’ con la parte privata a detenere almeno il 40% del capitale e con compiti di gestione operativa. Una politica che dove si è realizzata, si legge nell’interrogazione, ha determinato “un sensibile aumento delle tariffe per i consumatori, senza un effettivo miglioramento del servizio”. Citando poi una risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2006, che recita come "l'acqua è un bene comune dell'umanità e come tale l'accesso all'acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana”, de Magistris chiede “come la Commissione valuta il decreto di legge, alla luce degli eventuali effetti non positivi della concorrenza in questo settore?”. Per l’eurodeputato Idv, inoltre, sarebbe importante che l’Europa considerasse l’ipotesi di “abbandonare la politica neutrale fin qui portata avanti e stabilire una volta per tutte che l'erogazione e la distribuzione dell'acqua non possa essere considerata un normale servizio di interesse economico generale e pertanto non debba più essere soggetta alle regole del mercato interno”.
Bernabe' S.
simone75
Villafranca di Verona, VR
Post #: 807
L'Arena 09/10/2009
Acqua inquinata, cala il cromo esavalente
SAN GIOVANNI LUPATOTO. Le analisi della prima falda eseguite dall'Arpav segnalano un'inversione di tendenza

L’area ex Saifecs dove vennero segnalati picchi di cromo esavalente oltre i limiti di legge
San Giovanni Lupatoto. Il cromo esavalente, temibile inquinante che da oltre tre anni è presente nella prima falda acquifera del sottosuolo lupatotino, è in progressivo calo. Lo dicono i risultati delle analisi effettuate dall'Arpav relative a tutto il 2009 e comunicate al Comune.
Su 21 pozzi piezometrici attivi nella zona industriale e nel quadrante nord ovest del territorio (arrivano a una profondità di 12-14 metri), la presenza di cromo esavalente registra infatti una significativa discesa. In 10 pozzi è ormai scesa sotto la soglia di cinque microgrammi per litro ammessa dalla normativa di legge. In altri cinque è di poco superiore, attestandosi fra 5 e 7 microgrammi. I punti critici restano tre: il primo è il pozzo situato alla Cromatura Scaligera di via Monte Comun che evidenzia un valore di 30 microgrammi (azienda inquisita lo scorso anno ma che nelle quattro rilevazioni precedenti era di poco superiore ai valori di legge). Il secondo pozzo che evidenzia inquinamento è quello attivo al parcheggio dell'incrocio fra via Garofoli e via Vendramini con un valore di 25 all'ultimo prelievo e valori più alti in precedenza. Il terzo è un pozzo dell'ex area Saifecs con 22 microgrammi per litro.
Il valore più alto rilevato nel corso del 2009 è costituito dal picco di 48 microgrammi per litro, al parcheggio. È il sindaco Fabrizio Zerman a commentare le analisi: «Cominciamo con il vero aspetto positivo: l'andamento calante di questo inquinante. Dai picchi che avevamo registrato due anni fa stiamo scendendo progressivamente. Insomma, la direzione verso la quale ci stiamo muovendo è quella giusta e, a mio parere , non va guardato il singolo pozzo ma il fenomeno nel suo insieme. I valori alti che in qualche caso ancora si registrano sono probabilmente provocati dalle bonifiche in corso».
Continua il sindaco: «La questione non è purtroppo ancora risolta, ma l'azione di controllo messa in atto in questi due anni sta dando i suoi frutti».
Zerman si era trovato tra le mani la patata bollente del cromo esavalente quando era stato eletto, nel giugno 2007; il problema era emerso pochi mesi prima. Zerman immediatamente organizzato il controllo a tappeto del territorio con l'ufficio ecologia municipale, i vigili, carabinieri, ispettori dell'Arpav e di Acque Veronesi. I controlli si erano svolti per un lungo periodo e nel maggio del 2008 avevano consentito l'individuazione di un' azienda di cromatura che scaricava in falda, con provvedimenti giudiziari e strascichi legali.
Le ricerche di altri eventuali inquinatori non si erano fermate e la presenza di cromo esavalente alla rotatoria del Lupo, a monte della cromatura, conferma che ci sono altre fonti di inquinamento. Va ricordato che il cromo esavalente è un metallo cancerogeno e mutageno.
Il primo cittadino ci tiene però a sottolineare che se la prima falda in una parte del territorio comunale deve fare i conti con il cromo esavalente (Pozzo e Raldon sono per fortuna indenni), la seconda falda, quella da cui pescano le pompe dell'acquedotto comunale, situata fra i 70 e i 100 metri sotto il livello di campagna, risulta pura e quindi perfettamente potabile. Afferma Zerman: «Dai rubinetti delle case dei lupatotini l'acqua che esce è ottima e potabilissima».

Renzo Gastaldo
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