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Gli Amici di Beppe Grillo di Bologna Message Board I Gruppi di Lavoro del Meetup - Discussioni su idee e proposte › PROGETTO ENERGIA Le nuove fonti di energia (produzione)

PROGETTO ENERGIA Le nuove fonti di energia (produzione)

Mirko P.
user 2705963
Bologna, BO
Post #: 78
Attenzione...
anche il PD è 'nucleare'....

... ecco il link al programma del PD andate al punto '5. L'AMBIENTALISMO DEL FARE' e poi al sottopunto '4'

copio e incollo...

' ... 4. L'Italia deve impegnarsi sulle tecnologie di punta: che si tratti della cattura del biossido di carbonio per il "carbone pulito", o si tratti del metano, delle biomasse o dell'idrogeno e anche del nucleare di quarta generazione, ovvero quello a sicurezza intrinseca e con la risoluzione del problema delle scorie. È indispensabile essere presenti nelle partnerships internazionali in questi campi, per sviluppare un'industria energetica nazionale. ...'

... con la soluzione del problema delle scorie????

.... e quale sarebbe?
A former member
Post #: 507
si dovranno prima o poi mettere in sicurezza e scorie che abbiamo senza strapagare altri a farlo per noi? smile
Mirko P.
user 2705963
Bologna, BO
Post #: 79
... qualcuno lo dice ..... PD;nucleare=HERA;termovalorizzatori

... i prossimi inceneritori di HERA S.p.A. saranno 'termovalorizzatori nucleari'...

leggete qui­... è di qualche giorno fa....
Alessandro C.
Alexc1
Bologna, BO
Post #: 514
Claudio, hai letto l'articolo l'Enea è parte in causa
Ti voglio sentire tuonare
ciao
A former member
Post #: 230
Alessandro, ciao. E? per puro caso che ho letto il tuo post!

E' vero. Io sono entrato nell'allora CNEN (Comitato Nazionale per l'Enegia Nucleare) nel '75.
Allora era un ente di ricerca all'avanguardia nel mondo nel settore nucleare. A Frascati funzionava uno dei maggiori apparati esistenti nella misura delle particelle subatomiche, il sincrotrone. Oggi un ammasso di ferraglia. Ma non c'era solo la ricerca sulla fissione, bensì eravamo anche molto avanti nel settore della fusione, ottenere cioè la fusione degli atomi di idrogeno, con una resa energetica inimmaginabile. E' la stessa reazione che avviene sul Sole. Pensate che i milioni di gradi che si ottengono da un processo di fissione sono solo il fiammifero della reazione di fusione. Ora di tutta quella competenza non è rimasto quasi più nulla. I "vecchi" ricercatori nuclearisti stanno andando in pensione, e resta in piedi solo il progetto europeo ITER, una burletta.

Il CNEN ebbe la grossa mazzata alla fine degli anni sessanta ad opera di una scandalosa campagna scandalistica voluta da Saragat, un caso che ha molti parallelismi con il caso Mattei. E da allora ha iniziato la china, precipitando poi con Chernobil. L'ente, che mutò anche il nome in ENEA, si è trasformato in ente di ricerca e di agenzia nei settori energetici ed ambientali, nonchè di trasferimento tecnololgico alle imprese. Di nucleare non è rimasto praticamente nulla. Invito gli amici a leggere il mio articolo in proposito, che Alessandro aveva postato un mesetto fa.

Io non sono nè contro nè a favore. Perchè parto dal presupposto che ogni attività umana comporta dei rischi. Certo, alcuni sono relativi, altri non ancora valutabili con certezza, altri valutabili nelle dimensioni ma non nella probabilità del danno. Una cosa posso però dire a difesa del c.d. nucleare: e cioè CHE SAPPIAMO CHE E' PERICOLOSO. Sembra una lapalissianata, ma possiamo dire altrettanto di saperlo per il carbone? che pericoli ci saranno a concentrazioni sempre maggiori di polveri emesse? La consapevolezza del pericolo non spinge forse al massimo degli studi e degli accorgimenti? Valeva la pena di sospendere la ricerca nel settore della fusione? (il termonucleare)?

Perchè, vedete, io mi auguro che la strada delle fonti rinnovabili dia una forte risposta al problema energetico, ma con questa "cupola" dirigente io sono moto scettico. So solo una cosa: di questa strada sicuramente ci "affoghiamo" nella CO2. Non so quali saranno le soluzioni che i nostri "intelligentoni" tireranno fuori dal cappello, ma temo che i miei nipoti dovranno implorare per il ricorso alle tecnologie nucleari. E quindi, non sarebbe bene comunque tenersi questa via di fuga? O ci dovremo arrivare disponendo solo di centrali chernobiliane?

Ai posteri l'ardua sentenza. Sicuramente nn sarà una questione banale
Mirko P.
user 2705963
Bologna, BO
Post #: 84
!!!ATTENZIONE!!!

A P P E L L O

Dei docenti e ricercatori delle Università e Centri di ricerca Italiani ai Candidati alla guida del paese nelle elezioni politiche 2008 affinché vengano prese decisioni sagge e coraggiose per la politica energetica italiana

APPELLO­
... Sostenete, firmate l'appello, e fatelo girare ...


Dal sito di Repubblica copio e incollo...


Oltre 600 tra docenti e ricercatori hanno firmato un documento contro il nucleare "Scelta inopportuna per molti motivi, bisogna puntare con decisione sul solare"


"Energia, la soluzione non è l'atomo"
appello degli scienziati ai candidati

ROMA - Solo il solare può garantire all'Italia un futuro energetico sostenibile. Oltre seicento tra docenti universitari e ricercatori hanno sottoscritto un appello "ai candidati alla guida del Paese nelle elezioni politiche 2008" per chiedere che venga messa da parte tanto la tentazione del nucleare, quanto il ritorno al carbone. "In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale - si legge nel documento - sentiamo il dovere di informare la classe politica e il Paese riguardo la crisi energetica e climatica incombente, che minaccia di compromettere irrimediabilmente la salute e il benessere delle generazioni future". "Tutti gli esperti - prosegue l'appello - ritengono che sia urgente iniziare una transizione dall'uso dei combustibili fossili a quello di altre fonti energetiche, così che possa essere graduale".

Se per molti osservatori, soprattutto nel campo economico e politico, la risposta a queste problematiche sta nel ripercorrere la strada del nucleare, gli scienziati firmatari del documento sono convinti che il ricorso all'atomo sia una falsa soluzione. "Riteniamo - scrivono ancora - che l'opzione nucleare non sia opportuna per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, esposizione ad atti di terrorismo, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità dei combustibili nucleari".

Di contro, i firmatari dell'appello sollecitano "chi guiderà il prossimo governo a sviluppare l'uso delle fonti di energia rinnovabile e in particolare il solare nelle varie forme in cui può essere convertita". "Il sole infatti - ricordano - è una stazione di servizio inesauribile che in un anno invia sulla Terra una quantità di energia pari a diecimila volte il consumo mondiale".

La versione integrale del testo e l'elenco completo dei ricercatori che hanno firmato il documento, promosso tra gli altri dal docente di chimica dell'Università di Bologna Vincenzo Balzani, possono essere consultati su www.energiaperilfuturo.it­, il sito online della campagna, dove anche i semplici cittadini possono sottoscrivere l'appello. Al momento tra i firmatari non risulta il nome del premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, ma proprio pochi giorni fa in un'intervista a Repubblica il celebre scienziato affermava posizioni praticamente identiche.

(1 aprile 2008)



Ciao
A former member
Post #: 208
FATTO!!
Elio A.
Bologna_la_dotta
Bologna, BO
Post #: 1,012
allego sito dove potete leggere l'intervista al Premio Nobel Prof. Rubbia
"Né petrolio né carbone soltanto il sole può darci energia"

Elio


Sì al nucleare innovativo con piccole centrali senza uranio
Ma non esiste un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie
Rubbia: "Né petrolio né carbone
soltanto il sole può darci energia"
di GIOVANNI VALENTINI

Carlo Rubbia in un disegno di Riccardo Mannelli
GINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti
rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo
Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern,
l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera
franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s'è
ritirato a studiare e lavorare, dopo l'indegna estromissione dalla presidenza
dell'Enea, il nostro ente nazionale per l'energia avviluppato dalle pastoie
della burocrazia e della politica romana.

Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la
promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, "con particolare
riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell'Ambiente, Alfonso
Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione". Un progetto
affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi
anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l'energia
infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la
fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il
governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell'Ambiente e d'intesa
con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis
un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.

Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia
inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in
tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.

Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un
rapporto dell'Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari
tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori
indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora
dagli esperti della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Un "outlook",
come si dice in gergo, sull'andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione
di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra
ciò che era stato previsto e la realtà.

Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l'outlook della IEA e
l'effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi,
nonostante tutte le correzioni apportate dall'Agenzia nel corso del tempo. In
pratica, dal 2000 in poi, l'oro nero s'è impennato fino a sfondare la quota di
cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano
imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno.
"Il messaggio dell'Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia
un falso segnale agli uomini politici, all'industria e ai consumatori, senza
dimenticare i mass media".

Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede
che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell'Energy
Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40
milioni di barili contro i 120 pronosticati dall'Agenzia. E anche qui, "i
risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai
risultati dell'EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che
questi siano i più realistici". C'è stata, insomma, una ingannevole
sottovalutazione dell'andamento del prezzo e c'è una sopravvalutazione
altrettanto insidiosa della capacità produttiva.

Passiamo all'uranio, il combustibile per l'energia nucleare. In un altro studio
specifico elaborato dall'Energy Watch Group, si documenta che fino all'epoca
della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per
effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la
domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per
mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico
riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si
sono fortemente discostate dalla realtà.

Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua
visione sul futuro dell'energia?
"Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via
di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni,
come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò
a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di
portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica
che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero:
e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".

Eppure, dagli Stati Uniti all'Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una
gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano
tutti?
"Sa quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni
fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il
20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di
fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico. Ricordiamoci
che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la
tecnologia proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata
limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".

parte 1/2
Elio A.
Bologna_la_dotta
Bologna, BO
Post #: 1,013
Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in
proposito?
"Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un
calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è
possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può
parlare, semmai, di un nucleare innovativo".

In che cosa consiste?
"Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in
natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore,
un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce
plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo,
si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".

Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?
"E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala.
Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari
ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta
quantità di energia".

Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown
ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s'è detta
favorevole...
"Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il
carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute
dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica
sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2
dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno
al carbone sarebbe drammatico, disastroso".

E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il
carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa?
"Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare,
costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di
dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20
impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale
nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre
considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".


Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti...
"E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di
questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per
trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano
che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di
specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia
necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena
allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire
di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari
da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".

Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte,
d'estate e d'inverno.
"D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione
catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando
serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove
le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici,
ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".

Se è così semplice, perché allora non si fa?
"Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è
una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto
lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni
fa".

parte 2/2

(30 marzo 2008)
articolo tratto da:
Mirko P.
user 2705963
Bologna, BO
Post #: 85
'La Bottega della Scienza' II° parte...

Lunedì 07 Aprile il secondo incontro per la progettazione de 'La Bottega della Scienza'

qui i particolari­

nel Calendar­ i dettagli di dove si terrà l'incontro ....

... Ciao
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