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Gli Amici di Beppe Grillo di Bologna Message Board Rassegna stampa - Parlano di noi › RASSEGNA STAMPA: NOSTRI

RASSEGNA STAMPA: NOSTRI COMUNICATI E ARTICOLI SU DI NOI

Federico M.
user 3212839
San Lazzaro di Savena, BO
Post #: 197
COMUNICATO STAMPA DI GIOVANNI E ANDREA DEL GIORNO 01 GIUGNO 2010:

Bologna Capitale e il Movimento 5 Stelle hanno consegnato questa mattina negli uffici del Comune di Bologna le firme raccolte in tutta la città con l’obiettivo di fermare il progetto People Mover.
Come sempre al fianco dei cittadini, anche questa volta il movimento civico presieduto da Daniele Corticelli, in questo caso affiancato dai Consiglieri Regionali Giovanni Favia e Andrea Defranceschi per il Movimento 5 Stelle, è sceso in campo con i fatti e non con le parole e lo ha fatto con una petizione che è stata recapitata sul tavolo del Commissario straordinario del Governo, Anna Maria Cancellieri.
“Il progetto People Mover va fermato perché le procedure di gara, di assegnazione e i successivi accordi legati alla Società Marconi Express sono illegittimi in quanto contrastanti con le delibere del Consiglio Comunale che prevedevano un’opera da realizzare in project financing” – sostiene Daniele Corticelli, presidente Bologna Capitale – “perché non ci sono delibere di spesa del Consiglio su quest’opera, né sono assegnati fondi nei bilanci del Comune; perché si è attivato nei fatti un percorso elusivo della normativa sugli appalti con lo scopo di assegnare la costruzione a privati e trasferire le perdite legate alla gestione (vero nodo critico dell’operazione) al pubblico tramite ATC, società interamente pubblica”.
“Riteniamo il People Mover un progetto non solo inutile, ma dannoso sia dal punto di vista ambientale che da quello dei trasporti.” – dichiara Giovanni Favia – “Ma non solo: è chiaro il tentativo di privatizzare i guadagni e scaricare sul pubblico i rischi e le perdite. È inaccettabile: faremo attenzione a vigilare, anche in nome delle persone che hanno sottoscritto la petizione.”
I cittadini hanno aderito all’iniziativa sostenendo la petizione con più di 500 firme. In attesa di una risposta che il Commissario Cancellieri dovrà dare, come impone la legge, Bologna Capitale continuerà la sua azione di denuncia della situazione.

Ufficio stampa Bologna Capitale
Andrea Defranceschi · Giovanni Favia
Gruppo Movimento 5 Stelle – Beppegrillo.it
Assemblea Legislativa Regione Emilia-Romagna


http://www.listabeppe...­

RACCOLTE 500 FIRME PER FERMARE IL PEOPLE MOVERCONSEGNATA PETIZIONE AL COMMISSARIO CANCELLIERI
Federico M.
user 3212839
San Lazzaro di Savena, BO
Post #: 198
COMUNICATO STAMPA DI GIOVANNI E ANDREA DEL GIORNO 01 GIUGNO 2010:

Favia e Defranceschi: “Il legame fra politica e affari va spezzato sempre e comunque. Con l’IdV cercheremo una convergenza sulla nostra legge Anti-Casta”

Il Gruppo Assembleare MoVimento 5 stelle è lieto di constatare che anche i Consiglieri Regionali dell’Italia dei Valori condividano la necessità di spezzare la spirale fra politica e nomine clientelari.
«Il Progetto di Legge atto a modificare il sistema di nomina dei direttori sanitari regionali incontra, in linea di principio, il nostro favore» - dichiara Giovanni Favia - «Ora ne faremo un’attenta valutazione. Siamo comunque contenti che ci sia qualche altra forza politica orientata a seguirci nelle nostre battaglie contro un sistema marcio e scorretto. Ma a noi interessa imbastire un ragionamento sul sistema delle nomine di partito: perché applicare trasparenza di principi alla sola sanità? Cosa dovrebbe impedire di attenersi a chiare regole di correttezza in ogni settore? Se l’IdV concorda col principio che siano da vietare i multi-incarichi, che sia necessario fissare un tetto alle retribuzioni d’oro, che le persone vadano scelte in base alle proprie capacità e ai propri meriti…» - conclude Favia - «Credo che potremmo trovare delle convergenze per migliorare il nostro progetto di Legge definito Anti-Casta, che già include e amplia il concetto espresso dalla loro proposta.»

Andrea Defranceschi · Giovanni Favia
Gruppo Movimento 5 Stelle – Beppegrillo.it
Assemblea Legislativa Regione Emilia-Romagna

Riccardo R.
user 4172360
Torino, TO
Post #: 3,957
Incursione contro la “Gaza Flotilla”
Aggressione contro tutti noi
di Jonathan Cook
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

Nazareth, 31 maggio 2010

È del tutto stupefacente come Israele sia stato in grado di creare nelle ultime 12 ore una interruzione di notizie, proprio come aveva fatto durante il suo attacco contro Gaza 18 mesi fa, in cui le nostre principali organizzazioni di comunicazione hanno spontaneamente permesso ai portavoce israeliani di intervenire incontestati.

Come sono stati uccisi molti civili durante l’attacco all’alba da parte di Israele contro la flottiglia che portava aiuti contro l’embargo a Gaza? Noi ancora non lo sappiamo. Quanti sono stati feriti? Le vostre supposizioni sono tanto valide quanto le mie. Gli attivisti che portavano aiuti erano armati di fucili? Sì, afferma Israele. Erano in combutta con al-Qaeda e Hamas? Certamente, afferma Israele. I militari hanno agito con ragionevolezza? Naturalmente, hanno dovuto affrontare un linciaggio, afferma Israele.

Se avevamo bisogno di una qualche prova della condizione per cui giornalisti televisivi occidentali sono semplicemente stenografi del potere, la BBC, la CNN ed altri ce l’hanno ampiamente fornita. Mark Regev, capo della propaganda di Israele, ha assegnato solo a se stesso le onde radio dell’etere.
I passeggeri sulle navi, nel frattempo, sono stati rapiti da Israele e sono impotenti a fornire un versione alternativa degli avvenimenti. Noi prevediamo che rimarranno costretti al silenzio fino a che Israele sarà sicura di avere impostato bene la sua agenda delle notizie.
Allora, prima di essere sommersi dall’hasbara, dalla disinformazione di Israele, è opportuno reiterare pochi semplici fatti:

I soldati di Israele hanno invaso queste navi in acque internazionali, mandando in frantumi il diritto internazionale, e, uccidendo civili, hanno commesso crimini di guerra. Le controaccuse da carte dei comandi israeliani che i loro soldati hanno dovuto rispondere ad un tentativo di “linciaggio” da parte dei civili devono venire respinte con il disprezzo che meritano.

Il governo di Israele ha approvato l’arrembaggio di queste navi di aiuti, tramite squadre speciali di commandos. Costoro erano armati con fucili automatici per “calmare” i civili imbarcati, e non con strumenti idonei a disperdere la folla in caso di resistenza. Qualsiasi siano state le circostanze della contrapposizione, Israele deve essere tenuta responsabile per avere inviato forze militari e sprezzantemente avere messo in pericolo le vite di tutti i civili a bordo, comprese quelle di un bambino e di una sopravvissuta all’Olocausto.

Israele non ha alcun diritto a controllare il mare di Gaza come proprie acque territoriali e di bloccare i convogli di aiuti che arrivano per questa via. Così agendo, fornisce la prova che è ancora in atto una occupazione belligerante dell’enclave e del milione e mezzo dei suoi abitanti. E se sta ancora occupando Gaza, allora, secondo il diritto internazionale, Israele è responsabile del benessere degli abitanti di Gaza. Dato che l’embargo ha imposto ai Palestinesi della Striscia un regime alimentare da fame negli ultimi quattro anni, Israele da tanto tempo dovrebbe essere portata sul banco degli imputati per avere commesso crimini contro l’umanità.

Oggi, Israele ha scelto di dirigere la sua aggressione mortale non solo contro i Palestinesi sotto occupazione, ma anche contro la stessa comunità internazionale.
Si decideranno finalmente i nostri leader a muoversi all’azione?
Jonathan Cook è uno scrittore e giornalista residente a Nazareth, Israele. I suoi ultimi libri sono “Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East” [Israele e lo scontro di civiltà: Iraq, Iran e il piano per ristrutturare il Medio Oriente] (Pluto Press) e “Disappearing Palestine: Israel's Experiments in Human Despair” [Sparizioni in Palestina: esperimenti di Israele nelle scomparse di uomini](Zed Books). Il suo sito web a: www.jkcook.net.
Andrea M.
user 11861538
Bologna, BO
Post #: 7
IL CASO

"Ma Delbono deve scusarsi o no?". Il Pd bolognese si spacca e attacca


Difesa d'ufficio per il segretario provinciale che aveva chiesto una dichiarazione all'ex sindaco. E si apre una polemica con il grillino Favia

L'esecutivo del Pd bolognese difende il segretario provinciale De Maria, finito sotto attacco dopo la richiesta di scuse "al partito e alla città" avanzata nei confronti di Flavio Delbono. Interviene, contro le critiche 'esterne' ad Andrea De Maria, il responsabile del partito Enrico Di Stasi. "Non accettiamo lezioni nè da Enzo Raisi nè dal consigliere grillino Giovanni Favia, che hanno scelto il piano di una polemica infondata e poco rispettosa degli avversari politici, che svaluta chi la conduce", sostiene Di Stasi.

Il Pd "si è assunto fino in fondo le proprie responsabilità verso i cittadini di Bologna che in tanti, come si è visto nelle ultime elezioni regionali, ci hanno confermato fiducia e sostegno. A chi cerca pretesti per attaccare il pd e il suo ruolo di governo rispondiamo con i fatti del nostro lavoro quotidiano ed anche con la serietà ed il rigore con cui abbiamo affrontato la situazione difficile che si era creata nel comune di Bologna".

Insorge a fianco di De Maria anche il responsabile comunicazione del Pd di Bologna Pietro Aceto. Secondo Aceto. Favia è entrato nella vicenda Delbono "come un elefante nel classico negozio di cristalli". Nel Pd "chi ha creduto a Delbono, come Caronna e De Maria, rispettivamente segretario regionale e provinciale, per il buon lavoro che aveva fatto come vice presidente della regione, ignorava tutto il contesto in cui si stava muovendo, privatamente, il futuro sindaco di Bologna", assicura Aceto.

In tutti i casi "è meglio che Favia si renda conto, prima di muovere dei rilievi al Pd, che l'enorme differenza tra i democratici ed il suo Movimento cinque stelle- chiude Aceto- consiste nel fatto che il Pd è un partito collettivo, partecipativo e popolare, mentre il suo, come i berlusconiani, fa riferimento ad un unico capo carismatico: Beppe Grillo".

Ma sull'argomento non si allenta la tensione nel Pd e nei suoi immediati paraggi. "Aspettiamo dal nuovo candidato Raffaele Donini, oltre che tirare delle freccette avvelenate all'effige di Delbono, concreti segni di cambiamento che però per ora non vediamo", fa sapere il duo ex ppi formato da Angelo Rambaldi e Paolo Giuliani.
I quali, del resto, non risparmiano l'antagonista al congresso pd Pier Giorgio Licciardello. "Ci bastano i pedigree dei suoi principali sponsor, sia quelli palesi e pure quelli tartufescamente coperti- si legge in una nota- ci hanno ricordato pinocchio e il gatto e la volpe" e "c'era pure la fata turchina, un po' attempata. Personaggi di seconda fila di gruppo di potere che a bologna, altro che rinnovamento, da ormai diversi lustri siede ed occupa posti di rilievo".

nella vicenda interviene poi Galeazzo Bignami. "Più che Flavio Delbono sono i vari dirigenti del Pd a dover chiedere scusa". "Sembra che delbono abbia nel bene o nel male già saldato i conti politici della vicenda", rileva.
"E' bene ricordare che la scelta di Delbono fu operata dal Pd", ricorda Bignami, per cui "ci sembra di vedere che da un lato gli venga attribuito il ruolo di un capro espiatorio, dall'altro c'è un maldestro tentativo di lavarsi le mani da parte del partito, il vero responsabile di tutta la vicenda

(01 giugno 2010) Repubblica Bologna

http://bologna.repubb...­
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,247
Da il giornale on line "Il Carlino di Imola" del 30 Maggio 2010 relativo alle dichiarazioni dei nostri "cugini" di Imola":

http://files.meetup.com/206830/il_resto_del_carlino_Imola_del_30_5_10_i_grillini_al_pd_estingue.pdf­
Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,248
COMUNICATO STAMPA DEL GRUPPO DI FERRARA DEL GIORNO 28 MAGGIO 2010:


SPUNTANO APPARTAMENTI, NEGOZI, CLINICA PRIVATA AL SANT’ANNA

Avevano dichiarato che nulla era stato deciso dell’area Sant’Anna. Tagliani, l’assessora all’urbanistica Fusari e la collega alla sanità Sapigni avevano ribadito più volte in consiglio, nelle commissioni ed in circoscrizione, che tutto era da definire, aperto alla partecipazione dei cittadini. Diversi consiglieri Pd avevano negato l’ipotesi che sorgessero abitazioni, tanto meno villette, dentro al Sant’Anna. Solo Tagliani, in campagna elettorale, aveva accennato alla possibilità di una residenza per anziani o di una clinica privata. Ebbene la verità è un’altra. Le idee sul destino dei 15 ettari dell’area Sant’Anna sono tutt’altro che indefinite e la maggioranza ha già fissato i paletti.

Oltre ai servizi socio-sanitari nel vecchio anello e le superfici destinate all’università, saranno realizzati circa 24 mila mq di abitazioni, 4 mila di negozi, uffici e benessere, 27 mila in hotel e clinica privata.

Lo ha proposto il gruppo di lavoro (Comune, Aziende sanitarie, Università, oltre al consulente Pregher, ex sindaco di Cesena) fin dal 2007. A metà 2008 le idee si sono fatte più precise, grazie al tavolo tecnico (Regione, Soprintendenze, Comune, Aziende). Su 101 mila metri quadri di patrimonio edilizio esistente, si è deciso di recuperarne 72 mila, demolirne 29 mila, costruirne ex novo 30 mila, a totale quasi inalterato. I 30 mila mq di nuove costruzioni saranno abitazioni, negozi e uffici. E la giunta dice di non saperne nulla.

Poi arriva l’articolo 11 dell’accordo di programma tra Comune, Provincia e Regione, firmato da Sateriale a fine 2008, pochi mesi prima delle elezioni, che assegna all’area Sant’Anna, oggetto di riconversione, la destinazione residenziale, commerciale e terziaria, rinviando al nuovo piano particolareggiato (costo 200 mila euro) la modifica dell’attuale utilizzo sanitario. Occorre dunque variare il Prg, senza che la giunta non ne sappia nulla!

Su tutta l’area, però, insiste un vincolo del Ministero della Pubblica Istruzione che nel 1952 stabiliva il “divieto di nuova costruzione e modifica di quelle esistenti”. Il Comune si è subito attivato per rimuovere l’ostacolo, naturalmente a sua insaputa, come nel caso Scaiola. Non conosciamo l’esito dell’ inconsapevole iniziativa. Ma nel 2006 è arrivato lo sblocco del Padiglione Oftalmico del 1950, che potrà dunque essere demolito, insieme ai magazzini, alla farmacia ed altri fabbricati. L’obbiettivo monetario è chiaramente dichiarato nel rapporto finale del tavolo tecnico: recuperare 31 milioni di euro per Cona.

Gli appartamenti sorgeranno a ridosso di via Mortara, Corso Giovecca e in nuovi edifici che si affacciano su “corti verdi di ampia dimensione”. Ma non sono villette! Ci saranno un nido interaziendale, chiesto dall’Università, e negozi in via Mortara. Spunterà poi un hotel, mentre le cliniche chirurgiche (12350 mq) si trasformeranno in una bella clinica privata. E Tagliani non ne sa nulla. L’operazione è stimata 157 milioni di euro (utile pari a 34,6 milioni), di cui 64 in appartamenti, 27 in negozi, 16 in uffici-terziario, 30 la clinica, 15 l’albergo e 5 i parcheggi. Ma nessuno sa niente.

Ora è chiaro perché il Sant’Anna chiuderà, unitamente al pronto soccorso, al day hospital e ad altri servizi primari. E la famosa “storta” delle 19.00 dovremo curarla a Cona o nella comoda clinica privata in Giovecca (a pagamento).


Valentino Tavolazzi
Consigliere comunale Ppf/M5S

Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,249
COMUNICATO STAMPA DEL GRUPPO DI FERRARA DEL GIORNO 30 MAGGIO 2010:


PPF METTE AI VOTI LA RIVOLUZIONE DELLE RETTE

Basta con i favori ai ceti abbienti! Il Pd smetta di attuare politiche sociali e culturali, usate da decenni anche per ingraziarsi la borghesia ferrarese, facendo pagare il conto alle classi più svantaggiate. Il tratto filo borghese dell’ex Pci in salsa pseudo democristiana, affiora in alcune scelte culturali, non propriamente orientate allo sviluppo del turismo nella nostra città, quali ad esempio gli eventi offerti dal Teatro Comunale a pochi ferraresi, solo in parte pagati dai biglietti venduti e gravanti sulla collettività per il resto del costo. Analoga propensione ad accattivarsi i favori della borghesia medio alta ferrarese appare evidente quando il Pd e la maggioranza che lo affianca (Idv, Sa, ecc..) riservano ad essa rette per i Nidi pari ad un terzo del costo sostenuto dal Comune, scaricando sulla collettività (quindi su operai, impiegati, pensionati, coppie a basso reddito) gli altri due terzi. La stessa situazione si riscontra in altri servizi a domanda individuale quali Materne, Trasporto scolastico, Centri di ricreazione estivi.

In una società giusta, come dovrebbe essere intesa da chi ha a cuore la sostanziale eguaglianza dei cittadini, abbienti e meno abbienti, si deve aiutare i poveri chiedendo ai ricchi e non viceversa, si deve tagliare e al tempo stesso investire in economia e lavoro, si devono fare riforme strutturali, finalizzando le risorse del Comune, umane e finanziarie, alle nuove priorità della città e dei cittadini dovute alla crisi economica, occupazionale e dei conti pubblici. In un momento di grande difficoltà come l’attuale, l’amministrazione, forte di una maggioranza schiacciante in consiglio comunale, dovrebbe mettere in atto tutte le azioni tese al riequilibrio strutturale del bilancio, agendo da un lato sulla capacità contributiva dei ceti più abbienti, dall’altro tagliando sprechi, iniziative, attività, consulenze ed incarichi non prioritari, a favore dei bisogni primari delle famiglie (alimenti, casa, lavoro, salute, istruzione), in particolare di quelle meno abbienti.

Il trasporto scolastico serve 668 minori; le rette proposte dalla giunta per l’anno scolastico 2010-2011 consentiranno una copertura dei costi del servizio pari al 18,5%, poiché il Comune spenderà 761 mila euro per erogare il servizio e ne incasserà 141 mila dagli utenti; la retta massima di 375,14 euro, assegnata alla fascia ISEE n° 16 (oltre 42.720,01 euro, cui corrisponde un reddito familiare di almeno 90 mila euro) arriva a coprire il 35% del costo; dunque una famiglia con valore ISEE annuo in fascia massima (e sono 200 su 668), pagherà, nell’anno scolastico 2010-2011, una retta di 375,14 euro/anno per un servizio che costerà al Comune 1056 euro, con un onere pari a 681 euro scaricato sulla collettività, quindi anche su famiglie meno abbienti.

Per Nidi e Materne Comunali non disponiamo di documentazione aggiornata, benché più volte richiesta anche in commissione, tuttavia, stando alle dichiarazioni del sindaco pubblicate dai giornali, possiamo ritenere che “la copertura dei costi è effettivamente limitata”; peraltro in base ai dati 2008 elaborati dal servizio incaricato, risulta che il costo ammontava a circa 7 milioni di euro l’anno, mentre le entrate da rette si attestavano a poco più di 1 milione (copertura 15%); per quanto riguarda invece le Materne Comunali, sempre nel 2008, il costo ammontava a 5,43 milioni, a fronte di 1,22 milioni di entrate da rette (copertura 22,41%).

Nell’anno scolastico 2010-2011 la retta massima nei Nidi (attribuita a chi denuncia un reddito ISEE di oltre 100 mila euro, cui corrisponde un reddito familiare di almeno 200 mila euro/anno) è pari a 657 €/mese e copre il 69% del costo; nelle Materne la retta massima (assegnata a famiglie con gli stessi livelli di reddito citati per i Nidi), è di 550 €/mese e copre il 69% del costo.

Oggi in consiglio comunale Ppf presenterà una risoluzione che impegna il Sindaco e la Giunta a ridefinire il piano delle rette 2010-2011, relative ai servizi a domanda individuale di Trasporto scolastico, Centri ricreativi estivi, Nidi, Materne, attribuendo ai valori ISEE superiori a 50 mila euro, rette pari al 100% del costo sostenuto dal Comune per erogare i servizi; a valori ISEE compresi tra 40 e 50 mila euro, rette pari al 75% del costo comunale. Per valori ISEE inferiori a 40 mila euro impegna il sindaco e la giunta a ricalibrare le rette, mantenendo, per i valori ISEE inferiori a 20 mila euro, gli importi attualmente in vigore (senza alcun aumento).

Valentino Tavolazzi
Consigliere comunale Ppf/M5S

Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,250
COMUNICATO STAMPA DEL GRUPPO DI FERRARA DEL GIORNO 01 GIUGNO 2010:


PD E PDL UNITI IN DIFESA DEI CETI PRIVILEGIATI

Pd e Pdl uniti in difesa delle rette “scontate”, riservate alle famiglie ad alto reddito (oltre 100 mila euro). Sarà dunque il Comune, quindi la collettività e le famiglie più svantaggiate anche non utenti del servizio, a pagare la differenza tra “retta con lo sconto” riservata ai ricchi, ed il costo effettivo del servizio. E non si tratta di spiccioli. Per il servizio di trasporto scolastico, ad esempio, le rette proposte dalla giunta per l’anno scolastico 2010-2011 consentiranno una copertura dei costi del servizio pari al 18,5%. Il Comune infatti spenderà 761 mila euro per erogare il servizio e ne incasserà 141 mila dagli utenti.

Ebbene la retta massima di 375,14 euro, assegnata alla fascia ISEE n° 16 (oltre 42.720,01 euro, cui corrisponde un reddito familiare di almeno 90 mila euro) arriva a coprire appena il 35% del costo. In altri termini nell’anno scolastico 2010-2011 Pd e Pdl faranno pagare ad una famiglia con valore ISEE annuo in fascia massima (sono 200 su 668 utenti del servizio), una retta di 375,14 euro/anno per un servizio che costerà al Comune 1056 euro, con un onere pari a 681 euro scaricato sulla collettività, quindi anche su famiglie meno abbienti.

Ciò equivale a mettere le mani nelle tasche dei poveri per regalare ai ricchi. Gramsci e Berlinguer, padri del vecchio Pci oggi confluito con i democristiani nel Pd, di certo si rivolteranno nella tomba.

Ppf aveva presentato in consiglio una risoluzione che dava l’opportunità di rimediare a tale ingiustizia sociale. Una proposta che è stata votata da Lega e da Iaf, ma bocciata dal Pd. Il ragionamento proposto in aula dal consigliere Ppf Valentino Tavolazzi è il seguente.

In una società giusta, come dovrebbe essere quella che ha a cuore la sostanziale eguaglianza dei cittadini, abbienti e meno abbienti, il Comune dovrebbe aiutare i poveri chiedendo ai ricchi e non viceversa, tagliare i privilegi e al tempo stesso investire in economia e lavoro, fare riforme strutturali, finalizzando le risorse del Comune, umane e finanziarie, alle nuove priorità della città e dei cittadini dovute alla crisi economica, occupazionale e dei conti pubblici. In un momento di grande difficoltà come l’attuale, l’amministrazione, forte di una maggioranza schiacciante in consiglio comunale, dovrebbe mettere in atto tutte le azioni tese al riequilibrio strutturale del bilancio, agendo da un lato sulla capacità contributiva dei ceti più abbienti, dall’altro tagliando sprechi, privilegi, iniziative, attività, consulenze ed incarichi non prioritari, a favore dei bisogni primari delle famiglie (alimenti, casa, lavoro, salute, istruzione), in particolare di quelle meno abbienti.

Perciò Ppf aveva presentato un provvedimento che impegnava il Sindaco e la Giunta a ridefinire il piano delle rette 2010-2011, relative ai servizi a domanda individuale di Trasporto scolastico, Centri ricreativi estivi, Nidi, Materne, attribuendo ai valori ISEE superiori a 50 mila euro (reddito familiare superiore a 100 mila euro), rette pari al 100% del costo sostenuto dal Comune per erogare i servizi. A valori ISEE compresi tra 40 e 50 mila euro, la proposta Ppf assegnava rette pari al 75% del costo comunale. Mentre per valori ISEE inferiori a 40 mila euro impegnava il sindaco e la giunta a ricalibrare le rette, mantenendo, per i valori ISEE inferiori a 20 mila euro, gli importi attualmente in vigore (senza alcun aumento). Dunque rette più basse di quelle proposte dal Pd per le famiglie svantaggiate, più alte per quelle ad alto reddito.

Invece la delibera approvata da Pd, alleati e Pdl, in una grande ammucchiata corporativa, ha sancito ancora una volta privilegi e discriminazione a danno dei ceti meno abbienti.


Valentino Tavolazzi
Consigliere comunale Ppf/M5S

Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,251
COMUNICATO STAMPA DEL GRUPPO DI FERRARA DEL GIORNO 03 GIUGNO 2010:


CONSIGLIO STRAORDINARIO SUL SANT’ANNA

Durante le conferenza dei capigruppo, Ppf ha ritirato il proprio ordine del giorno su Cona e Sant’Anna, che sarebbe stato discusso e votato nel prossimo consiglio di lunedì. Tutti i gruppi di opposizione infatti hanno firmato la richiesta di consiglio ai sensi dell’art.39 del D.Lgs 267/2000. Il presidente è tenuto a riunire il consiglio, in un termine non superiore ai 20 giorni, quando lo richiedano un quinto dei consiglieri. Dunque entro giugno maggioranza ed opposizione si confronteranno sui servizi sanitari che resteranno al Sant’Anna, dopo l’apertura di Cona (quando?) e sulla destinazione dell’area Sant’Anna, che Pd e maggioranza intendono “valorizzare”, dal punto di vista immobiliare, per finanziare Cona.

In verità su quest’ultimo argomento l’amministrazione tiene da anni un profilo comunicativo molto basso, con il coperchio ben chiuso sulla pentola. Nei giorni scorsi Ppf aveva reso noto lo stato dell’arte sul progetto immobiliare Sant’Anna, ma non sono giunte smentite, né conferme. L’operazione, mai portata all’attenzione del consiglio e della città, è stimata in 157 milioni di euro (con un utile pari a 34,6 milioni). Si tratta di 64 milioni in appartamenti, 27 in negozi, 16 in uffici-terziario, 30 nella clinica privata, 15 nell’albergo e 5 nei parcheggi. Il sindaco ed i rappresentanti della giunta in varie occasioni (Consiglio, Commissioni, Circoscrizioni) avevano negato che l’uso dell’area Sant’Anna fosse stato deciso e tanto meno che l’amministrazione avesse intenzione di autorizzare la costruzione di nuove case e villette, di negozi, alberghi, cliniche private e centri benessere, come invece risulta dagli atti.

Ma non è solo il timore di speculazione edilizia, in un’area pregiata del centro storico, a preoccupare i gruppi di opposizione. Ciò che si teme è la limitazione dei servizi sanitari destinati alla città, a causa della presunta spinta speculativa. In altri termini non vorremmo che il Sant’Anna chiudesse come ospedale (scelta che fa concludere al Pd ed alla maggioranza che deve chiudere anche il pronto soccorso, l’assistenza notturna, il day hospital, la chemioterapia e la radioterapia, unitamente alla riduzione dei posti dialisi e di altri servizi primari), solo perché qualcuno vuole fare altre cose, più utili alle sue tasche che ai cittadini.

Preoccupa inoltre l’efficacia di tutto il sistema “emergenza” pensato con la concentrazione a Cona di ogni attività ad essa connessa (pronto soccorso, rianimazione, terapia intensiva, diagnostica d’urgenza, ecc..). Non sono note infatti le modalità organizzative del servizio e le procedure seguite, il numero di ambulanze e la specializzazione dei rispettivi equipaggi, i tempi di percorrenza previsti in una matrice origine/destinazione (considerata oltretutto l’assenza di nuova viabilità). Come si pensa realisticamente di evitare il peggioramento del servizio ai quartieri più decentrati della città (Ponte, Barco, Francolino, Cassana, Porotto, via Virgiliana, Ravalle, Casaglia, Quartesana, ecc… con decine di migliaia di abitanti) e dunque il rischio di aumento dei decessi a causa di tempi eccessivi nelle attività di soccorso, stabilizzazione e intervento medico/chirurgico d’emergenza?

L’operazione Cona/Sant’Anna non è materia esclusiva delle due aziende sanitarie. E non è solo un problema di fondi, tenuto conto del fatto che questa maggioranza, non l’opposizione, ha deciso l’abbandono del Sant’Anna a favore del mega ospedale di Cona nella valle della morte. Chi definisce gli obiettivi di assistenza sanitaria nel territorio sono le assemblee degli eletti (quella dei sindaci ed dei singoli consigli comunali). Quello di Ferrara, tra l’altro, è anche la sede propria per decidere qualsiasi progetto di valorizzazione immobiliare del Sant’Anna. Non la mai fatto prima, ora lo farà grazie ai gruppi di opposizione.


Valentino Tavolazzi
Consigliere comunale Ppf/M5S

Silvia Patini (.
sis74
Bologna, BO
Post #: 1,252
DA 50 ANNI UN REATTORE NUCLEARE A DUE PASSI DALLE DUE TORRI:

In seguito a una segnalazione di un cittadino, che ci informava dell’esistenza di un reattore nucleare in funzione a Montecuccolino, sulle colline bolognesi ad un paio di chilometri da porta S.Mamolo, ho dato incarico al nostro alacre attivista Massimo Bugani di indagare la questione.
In un momento in cui il governo, trascurando senza scrupolo alcuno l’esito del referendum del 1987, progetta il ritorno al nucleare per il fabbisogno energetico nazionale, ci sembrava nostro dovere non trascurare la segnalazione e dare la giusta informazione ai cittadini fino a oggi ignari.
Le prime ricerche effettuate in internet e gli articoli di Legambiente ci confermavano l’esistenza del reattore nucleare. Massimo Bugani ha poi scoperto che dal 1962 nel Centro Ricerche di Montecuccolino, si sono portati avanti studi e sperimentazioni che sono culminati con la creazione di 3 piccoli reattori nucleari: prima l’RB1 (Reattore Bologna 1), poi affiancato dal RB2 e infine dall’ultimo e più recente RB3 risalente al 1970, con soli scopi di studio.
Questo ultimo reattore ha operato a pochi passi dal centro di Bologna fino al 1992. Oggi il sito nucleare gestito da ENEA risulta ufficialmente ancora attivo per motivi essenzialmente, pare, burocratici. Mentre doveva essere invece dismesso da anni, successivamente alla richiesta del 1998 di disattivazione da parte della stessa ENEA .

Non possiamo dire se il nostro interesse delle ultime settimane abbia accelerato, dopo anni di inattività istituzionale, i processi burocratici di dismissione, ma i responsabili ci hanno confermato che nei prossimi giorni dovrebbe arrivare dal Ministero la documentazione atta a certificare, con atti formali, la totale assenza di materiali radioattivi e la chiusura effettiva dell’RB3.

Ci stupisce dover constatare che dal 1967 ad oggi, se si esclude una visita dell’allora Presidente Leone, nessun politico nazionale, regionale e comunale, nonostante i ripetuti inviti, si sia mai interessato di un reattore nucleare a ridosso dei viali di Bologna. Abbiamo assistito a 43 anni di disinformazione e silenzio nei confronti dei cittadini bolognesi.

Oggi nel Centro è presente un’apparecchiatura per il controllo delle radiazioni sul corpo umano, usata in passato anche per i bambini di Chernobyl, un laboratorio universitario, strumentazioni per tarare gli strumenti di misurazione della radioattività e si conducono studi sul radon e altri gas e la loro connessione con l’attività sismica. Una struttura pubblica quindi di alto livello che potrebbe fornire utili servizi a aziende pubbliche e private, ma che la mancata disattivazione del sito nucleare, impedisce, a detta degli stessi responsabili, una corretta pubblicizzazione e un utilizzo al 100%.

Ringrazio il Responsabile del Sito Dr. Gessi e con lui tutto il suo staff, per la disponibilità e la professionalità con cui hanno esaudito le nostre curiosità e preannuncio un’interrogazione in Regione per invitare la Giunta a verificare e a sollecitare il Ministero a concludere celermente la pratica. Riteniamo infatti che la dismissione, anche burocratica del sito nucleare, possa tranquillizzare i cittadini e permettere di sfruttare al meglio il potenziale del Centro Enea, costruito e finanziato coi denari dei cittadini.



Andrea Defranceschi

consigliere regionale 5 Stelle-Beppegrillo.it
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